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Marusic, il derby per consacrarsi a tempo di record

Era il 29 giugno, il calciomercato non era neanche aperto, ma l’ambiente biancoceleste era già nella fase del pessimismo cosmico che accompagna ogni estate. Biglia e Keita avevano lasciato intendere che di lì a poco se ne sarebbero andati, i tifosi della Lazio chiedevano a gran voce due top player che potessero sostituirli. Ecco perché l’ufficialità del primo acquisto, Adam Marusic, terzino destro montenegrino classe 1992 dell’Ostenda, è stato accolto con la consueta diffidenza: «Ma chi è? Ma possibile che ogni volta che compriamo qualcuno dobbiamo andare a cercare il nome su Google? Ma poi a che ci serve un terzino destro?». Queste erano le domande più gettonate su radio, social network e forum. Niente di nuovo, insomma. Poi è iniziato il ritiro e Marusic comincia a far capire il motivo per il quale la Lazio avesse investito 5,5 milioni su di lui. Lui, Felipe Anderson e Luis Alberto sono per distacco i giocatori più positivi nelle amichevoli estive. In gare ufficiali Inzaghi lo inserisce gradualmente, ne sfrutta la capacità di incidere a partita in corso. E, complice l’infortunio di Basta, lo elegge a titolare. Il risultato? Due gol e 5 assist, nonché la consapevolezza che adesso sarà molto complicato per il serbo riprendersi il posto in squadra.

Marusic potrebbe partire dall’inizio anche nella stracittadina (12mila biglietti dei 20mila complessivi già venduti, Curva Nord e Distinti Nord-Ovest quasi esauriti) contro un cliente scomodo come Kolarov, il grande ex della partita. Sarà un derby nel derby, visto che entrambi, poco più di 10 anni fa, avrebbero fatto parte della stessa Nazionale – la Serbia-Montenegro, appunto – divisa nel 2006 grazie al referendum per l’indipendenza del Montenegro. Si prospetta una sfida affascinante, perché da oggetto misterioso Marusic è diventato una certezza. Una parabola che a Roma si ripete con una certa frequenza per gli acquisti del ds Tare.repubblica

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Stop alle simulazioni e contorte espulsioni: primo Var per il derby

Var comune, mezzo gaudio. Basta accuse fra Lazio e Roma, finti o negati rigori, simulazioni e contorte espulsioni. A Formello assicurano di benedire questo primo derby “tecnologico” dopo quasi un secolo di recriminazioni. Vogliono dimenticare, infatti, quanto accaduto negli ultimi derby, con il rigore inesistente concesso a Strootman, quello inventato da Orsato su Dzeko (per un pestone di Gentiletti) fuori area o non concesso per fallo di Fazio su Lukaku. A Trigoria fanno finta di nulla anche se negli ultimi tempi non mancano episodi controversi a sfavore. Basti pensare all’entrata killer (nemmeno giallo) di Lulic sulla caviglia di Salah nel 2015, al mancato penalty concesso per fallo di Radu su Lamela nel derby dei rigori del 2013 (due per la Lazio e uno per i giallorossi) o al clamoroso siparietto dell’arbitro Banti nel novembre di due anni fa che prima concede la punizione per fallo di Biglia su Peres al limite dell’area. Dopo qualche secondo ci ripensa e indica il dischetto per fare l’ennesima retromarcia su indicazione dell’assistente Calvarese che però sbaglia perché le immagini sanciranno come il contatto fosse avvenuto all’altezza della linea. Ma di polemiche da “derby” ne è colma la storia. Addirittura nel 1936 una punizione dubbia di Mazzoni scatenava la prima rissa furibonda, con le forze dell’ordine intervenute.

AMARCORD INDIGESTI Nel 1954 un penalty non concesso a Fontanesi da Bellè sanciva il ritorno alla vittoria della Roma dopo 7 anni. Due stagioni dopo i giallorossi (gara rinviata per neve, Lazio-Roma 1-0) accusavano invece l’arbitro Orlandini (unico romano designato per il derby della Capitale) di averli spinti e schiaffeggiati. E’ bello pensare che, con la tecnologia adesso, non possa esserci svista. Anche su una deviazione, come la spalla di Janich sulla bomba di Da Costa. La Var non avrebbe potuto nulla nel derby di Coppa Italia del 1969, anche perché non avrebbe funzionato: match assegnato a tavolino alla Roma (2-0) da Lo Bello, causa corto circuito all’Olimpico. Ironia del destino, Lazio squadra ospitante. Sempre nel 1969, invece, fra i torti arbitrali la Lazio rimembra un’altra statistica: il rigore per uno svenimento di Peirò in area assegnato da De Marchi di Pordenone a Capello, 1 a 1 (risposta a Fortunato) e palla al centro. Ma c’è anche chi, come Delvecchio, dopo 20 anni ancora non si capacita del 4-3 annullato ingiustamente nella stracittadina del 29 novembre del 1998, conclusasi 3-3. Aspettatevi dunque attimi interminabili in questo derby, lo ha detto De Rossi: «Adesso quando segni non sai cosa fare, rischi la figura del cretino». Peggio ancora se ti butti senza che t’abbiano toccato lo scarpino. Le prime 12 giornate sono servite per capire come funziona, ora Roma e Lazio dovranno trarne beneficio, questione di Var condicio.Il Messaggero

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Anderson fuori dal tunnel: ora c’è spazio per la fantasia

Quelle foto in bianco e nero stanno finalmente per sparire. Saranno presto rimosse e rimpiazzate da nuove istantanee. A colori, ovviamente. Perché l’uscita dal tunnel, adesso, è davvero realtà. Dopo un calvario durato oltre tre mesi Felipe Anderson è tornato a vedere la luce. Si allena regolarmente in gruppo già da alcuni giorni ed è pronto a tornare in campo. Anzi, ad andarci per la prima volta in questa stagione, visto che lo stop è arrivato a fine luglio dopo che il brasiliano aveva fatto in tempo a giocare (e anche molto bene…) soltanto le prime amichevoli.

IN BIANCO E NERO Tendinopatia inserzionale calcifica cronica a carico dell’adduttore sinistro. Ecco le generalità di chi ha fermato il numero 10 della Lazio. Un infortunio subdolo, che in principio pareva cosa di poco conto, tanto che Felipe pensava di farcela per la Supercoppa del 13 agosto. Il guaio era invece molto più serio. E molto più complicata la sua soluzione. In pratica si è trattato di curare quella che era una sorta di pubalgia, aggravata dalla sua cronicità. Ci è voluta tutta la pazienza e la abnegazione dello staff sanitario biancoceleste per rimetterlo in piedi. Obbligatorio procedere con i piedi di piombo, altrimenti il rischio ricadute sarebbe stato elevatissimo. Per Felipe è stato un vero calvario. Lui, sempre allegro e solare, ha perso improvvisamente il sorriso. Ed è per questo che ha cominciato a postare foto in bianco e nero sul profilo Instagram, a voler sottolineare la delicatezza del momento. Spiegando (all’epoca in cui la fece) così la sua scelta: « Le foto in bianco e nero? C’è un collegamento col difficile momento che sto vivendo. Stiamo lavorando con il club per un recupero veloce e perfetto. Non sono triste, ho scelto queste foto per mostrare il contesto del mio duro lavoro». Non è stato facile, perché i tempi del recupero, anzi il recupero stesso in quanto tale, non erano certi.

OBIETTIVO DERBY Il cielo sopra Felipe, insomma, era cupo che più cupo non si può. Anche perché nel frattempo la sua Lazio ha preso il volo. Ha vinto un trofeo, la Supercoppa, a cui lui ha assistito dalla tribuna. Poi è diventata protagonista in Italia e in Europa. Sempre con lui spettatore. Il suo stato d’animo era lo stesso di un bambino che non può andare ad una festa cui partecipano tutti gli amici tranne lui. Ora, però, tutto questo sta per finire. Il responso del campo è ottimo. Anche ieri, alla ripresa della preparazione a Formello, Anderson ha lavorato regolarmente in gruppo e giocato la partitella finale (come lui pure Wallace: anche lui è pronto al rientro). Il ritorno in campo si avvicina e può coincidere con la partita più attesa dell’anno: il derby del 18 novembre. Per Felipe quasi un risarcimento dopo tanta sofferenza. Inzaghi valuterà nei prossimi giorni se gettarlo subito nella mischia, il brasiliano in ogni caso sarà sicuramente tra i convocati. Pronto a dare il suo contributo se non dall’inizio sicuramente a partita in corso. “Al derby ci sarò”, ha confermato lui stesso nei giorni scorsi. Sul suo profilo Instagram quelle foto in bianco e nero hanno le ore contate.

gazzetta dello sport

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Incubo Lulic, primo derby con la fascia al braccio

E’ l’uomo-derby per antonomasia. Un incubo perenne per i tifosi della Roma e rimarrà tale per chissà quanti anni, visto che il nome di Lulic è associato a una delle più belle gioie per i laziali e una delle disfatte più cocenti dei romanisti, tanto è stata la coppa Italia del 2013. Con quel gol il bosniaco, nella finale del trofeo conquistato dai biancocelesti il 26 maggio del 2013, è entrato nella storia del club e non verrà mai dimenticato. Una fortuna per un giocatore. Un gesto e un gol con il quale si potrebbe campare di rendita. Ma il buon Senad ha fatto tutt’altro che questo. Da quel giorno è diventato un intoccabile sicuro, ma non si è fermato lì. Anzi da quel momento, la carriera del numero 19 laziale ha avuto un’impennata. Si è consacrato dal punto di vista tecnico, ha saldato ancora di più il rapporto con la società e l’ambiente fino a diventare uno, se non il principale punto di riferimento dello spogliatoio. A maggior ragione dopo lo sfogo per la sostituzione al Dall’Ara, dove se la prese con Inzaghi. Ma anche lì si fece apprezzare dai compagni, chiedendo subito scusa, pagando la multa senza che la società gli dicesse nulla e portando tutta la squadra a cena.

LA PRIMA VOLTA Un esempio. La fascia di capitano è stata una logica conseguenza del suo cammino alla Lazio. Una specie di piccola consacrazione. E la gioia più grande ci sarà tra due settimane, quando per la prima volta giocherà la partita che più gli piace e attende con i gradi di capitano. Una responsabilità in più che non vede l’ora di provare. Talmente ci tiene alla stracittadina che è rimasto nella capitale per prepararla nel migliore dei modi e, perché no, far capire a chi non l’ha mai giocata, vedi Leiva e Marusic, ad esempio, cosa significa disputare un derby e sfidare la Roma, anche sbagliando come gli capitò quando se ne uscì con una frase infelice su Rudiger. Ma stavolta sarà un derby diverso che sentirà di più rispetto al passato, considerato che in palio non c’è solo il primato cittadino, quasi una nota a margine, ma obiettivi ben più alti come la Champions o anche rendersi conto di poter competere per il titolo.

L’OCCASIONE Per Lulic la parola scudetto non è nemmeno da pronunciare, ma sa tanto di scaramanzia perché se la Lazio dovesse continuare su questa strada e fare bene anche tra quindici giorni, a quel punto non sarà facile non pensarci. Per Inzaghi è un calciatore insostituibile e contro la Roma potrebbe anche non giocare sulla sinistra, ma essere spostato in mezzo accanto a Leiva e Parolo, qualora Milinkovic-Savic, che tornerà a ridosso della gara per via della trasferta in Cina, non dovesse essere pronto per giocare. Senad intanto mette quotidianamente la crocetta sul calendario, con il sogno di essere nuovamente protagonista, con un altro gol decisivo.ilmessaggero

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Biglia chi? Leiva ha già cancellato l’argentino

Il rubapalloni è diventato un rubacuori. Quelli dei tifosi della Lazio che non hanno avuto bisogno di troppo tempo per capire che si, quel brasiliano che di brasiliano ha davvero poco è l’uomo giusto al posto giusto. Lucas Leiva ha conquistato l’ambiente sin dalla prima apparizione ufficiale, la sera in cui vinse con i nuovi compagni la Supercoppa italiana. Poteva trattarsi dell’acuto isolato di un guerriero orgoglioso ma stanco. E invece no. Era solo il primo atto di una nuova sfida che il centrocampista ex Liverpool sta vivendo con lo stesso piglio e la stessa professionalità mostrata in dieci anni di Premier vissuti con i Reds.

CHE COLPO Adesso che ogni dubbio è stato fugato lo si può dire: il suo è stato l’ennesimo colpo a effetto della premiata ditta Lotito-Tare. Alla Lazio è costato appena 5 milioni, un quarto di quanto incassato dalla cessione di Biglia. Ma del giocatore che è stato chiamato a sostituire Leiva non sta facendo rimpiangere nulla. Ne ha di fatto cancellato il ricordo, anche nella mente dello stesso Inzaghi, che della cessione di Biglia fece inizialmente fatica a farsene una ragione. E invece da un Lucas all’altro (Biglia e Leiva hanno lo stesso nome di battesimo) la Lazio sicuramente non ci ha rimesso. Anzi, a Formello sono in molti a pensare che ci si sia addirittura guadagnato. In campo, dove l’ex Liverpool è diventato l’equilibratore imprescindibile della manovra (1.006 i minuti giocati in campionato). Ma anche nello spogliatoio, dove ci ha messo pochissimo a diventare uno dei leader indiscussi. E poi uno nato il 9 gennaio (data di fondazione del club) non poteva che rivelarsi un acquisto azzeccato.

BRASILIANO ATIPICO Di brasiliano ha davvero poco, a cominciare dall’aspetto fisico (capelli biondi ed occhi azzurri, sembra piuttosto un nordeuropeo), ma anche le caratteristiche tecniche insinuano il dubbio che arrivi da Svezia o Germania. Il suo pezzo forte sono i tackle invece che i dribbling. E ai ricami col pallone preferisce la lettura delle azioni. Brasiliano atipico che, però, del suo Paese è innamorato. Arriva da Dourados, Mato Grosso. Lì ha una fazenda nella quale si rifugia ogni volta che può. Innamorato del suo Paese e della sua nazionale, ovviamente. Ha indossato la maglia della Seleçao tra il 2007 e il 2013. La storia in verdeoro pare ormai chiusa. Ma la sua rinascita con la casacca della Lazio non sta passando inosservata.gazzetta dello sport

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Difesa al top: con la Roma reparto torna al completo

Chi doveva andare in nazionale è partito, chi doveva restare sta riposando. Le 48 ore di stop concesse da Inzaghi sono ossigeno puro per i calciatori più impiegati da inizio stagione. Radu e Leiva su tutti, benedetto il rinvio con l'Udinese. Anche la sosta non viene per nuocere. Anzi. Il tecnico recupera pezzi importanti: Basta era tornato ad allenarsi già la scorsa settimana, mentre da domani torneranno in gruppo sia Wallace che Felipe Anderson. Tra i non convocati avranno modo di riposarsi de Vrij (alle prese con il rebus rinnovo), Bastos, Marusic e Lulic. Con la difesa che da qui al derby può tornare al top. Restano invece fermi ai box sia Caicedo che Di Gennaro, entrambi alle prese con problemi muscolari. Gli allenamenti riprenderanno da domani, appuntamento ore 15.30 al centro sportivo di Formello.lalaziosiamonoi.it

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Monchi su Immobile: “Quando mi disse che non aveva fiducia…”

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il ds giallorosso Monchi ha parlato degli obiettivi e del campionato italiano:

La Serie A è tanto distante dall’élite europea?
«Rispetto al passato ha perso un po’ di strada su Inghilterra e Spagna, ma la differenza non è tanta e le distanze si stanno accorciando. Nel nostro gruppo di Champions ci sono i campioni d’Inghilterra e l’Atletico, due finali di Champions negli ultimi 4 anni: in testa c’è la Roma. Il Napoli pur perdendo è stato incollato al City. E poi c’è la Juve, che in Europa lotta con le più grandi. A livello di tattica il calcio italiano è all’avanguardia. Magari manca un po’ di qualità ma arriverà e la distanza sarà colmata».

In Champions l’Italia può essere ambiziosa?
«Certo. Ora stanno dominando le inglesi ma per trovare una loro apparizione in finale bisogna andare molto indietro nel tempo, mentre la Juve ne ha giocate due negli ultimi tre anni. Il calcio italiano non deve fustigarsi: è li, vicino alle migliori. E al Mondiale ci andrete».

È già diventato italiano. Il bilancio di questi 6 mesi?
«Sapevamo che sarebbe stato un anno particolare. Sapevo già dal primo giorno che Spalletti, che ha fatto un gran lavoro, sarebbe andato via. Poi sono partiti giocatori come Salah, Rüdiger e Paredes e si è chiusa la carriera del giocatore più importante della storia. Insomma, tanta gente nuova, compreso un d.s. non italiano. La prospettiva era complicata, ora possiamo essere molto contenti. Però bisogna essere ambiziosi e pretendere di più. Bisogna trovare la stabilità interna, economica e sportiva, per non dover vendere giocatori, e quella esterna: aspirare a essere una squadra d’élite con continuità, in Italia e in Europa. Diciamo che l’Atletico Madrid è un bello specchio. Può essere che si debba continuare a vendere giocatori, ma senza aver paura: come mi è successo a Siviglia le vendite, se ci saranno, dovranno essere fatte per consolidare la posizione, non per minarla. I tifosi ci devono seguire, ma lo faranno solo se otterremo dei risultati: non vanno allo stadio per applaudire un bilancio. Se chiudo con un attivo di 45 milioni ma non ho vinto nulla, il tifoso non è contento. E io sono qui per vincere, non voglio vendere fumo».

Quindi parla di scudetto.
«Se non gli dai la carota l’asino non si muove. Perché non si può parlare di scudetto? Non siamo i favoriti, ma abbiamo il dovere di provarci. Siamo partiti in svantaggio ma pian piano stiamo arrivando al livello di Napoli, Juve e Inter. Siamo in costruzione, ma alla fine dell’opera l’edificio sarà bello».

Non ha citato la Lazio.
«Non posso dare tutti come candidati alla vittoria finale».

poi su Ciro Immobile  «Ciro ha bisogno di un certo tipo di gioco che non è riuscito a trovare né al Dortmund e né al Siviglia. Ero sicuro che alla Lazio avrebbe fatto bene. Una volta chiamò me ed Emery dicendo: ”Non posso trasmettere fiducia perchè non ne ho”. I giocatori per rendere bene hanno bisogno di tante cose, dentro e fuori dal campo». 
Gazzetta dello sport

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Nani, il colpo ad effetto sta diventando reale

Chissà se nelle scuole calcio portoghesi finirà per entrare nel protocollo di formazione dei centri federali, magari pure sotto copyright. Perché quel colpo di tacco smarcante ed eludere la chiusura del difensore e aprirsi il corridoio per battere a rete sembra essere diventato un marchio di fabbrica della storia recente dei fuoriclasse portoghesi. Per info chiedere a Cristiano Ronaldo o a Nani, due affezionati al colpo ad effetto. Il primo gol in Serie A di Nani è una perla di tecnica e freddezza. Certo, il portoghese avrebbe potuto battere a rete di prima per esaltare l’assist in verticale di Immobile, sempre più determinante in questo campionato. Ma sarebbe stato troppo facile per un giocatore che non sembra amare i gol banali. Così ha controllato di esterno destro, guardato il portiere, fintato il tiro potente e optato per il tocco di tacco-suola a eludere la chiusura di Di Chiara e portarsi la palla sul sinistro, battendo poi Brignoli di piatto. Niente acrobazia per festeggiare il gol, stavolta. Solo un abbraccio dedica a ringraziare Immobile per il suggerimento.

SUPER LAZIO La Lazio di Simone Inzaghi sta stupendo tutti: nove vittorie, un pareggio e una sconfitta nelle prime undici giornate, terzo posto in coabitazione con la Juventus, sconfitta a domicilio proprio dai biancocelesti dopo oltre due anni di imbattibilità interna. Ma soprattutto 31 reti realizzate, che stracciano qualunque confronto con il passato, dove la Lazio non aveva mai realizzato più di 25 gol nelle prime 11 partite di un campionato. A Benevento la prestazione di Nani è stata l’ennesima bella notizia di questo avvio di stagione per la Lazio, che in Campania ha ottenuto il sesto successo consecutivo in trasferta, cosa che non accadeva dal lontano dicembre 2002. Ed è giusto ricordare che in questa Lazio che gioca bene, diverte e vince, mancano ancora i guizzi di Felipe Anderson. Ecco perché l’assist e il gol di Nani a Benevento risultano ancora più preziosi della vittoria in sé, ottenuta praticamente archiviando la pratica in appena 23 minuti. Al top della condizione, Nani può essere un giocatore devastante in Serie A, un valore aggiunto nella corsa a un posto Champions. Ed è quello che sperano Inzaghi, Lotito e Tare, che hanno scommesso sul portoghese senza dubbi. Un colpo azzeccatissimo anche per il ritorno commerciale: l’operazione marketing con la maglia «7 Nani» è stata geniale quasi come quella dell’acquisto in prestito con diritto di riscatto dal Valencia di quello che per anni in patria veniva considerato il gemello del gol di CR7.

La Gazzetta dello Sport

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Immobile ora è da gestire… e la Nazionale va in pressing

L’allarme è preventivo, ma la Lazio è già in ansia, la prossima sosta per le nazionali sarà tutt’altro che benedetta. Servirà sicuramente per restituire a Simone Inzaghi calciatori come Wallace e Felipe Anderson, si tratterà però di una piccola consolazione visto che Immobile partirà con l’Italia non al 100% della condizione. Il capocannoniere del campionato, nonché il miglior realizzatore di assist vincenti, è alle prese con un forte affaticamento al quadricipite sinistro, salterà sicuramente il Nizza. In realtà rischia di non farcela nemmeno per l’Udinese, verrà valutato con grande attenzione dallo staff medico, considerando lo spareggio Mondiale degli azzurri e il derby del 18 novembre, è vietato correre rischi. Dalla Federazione hanno già telefonato dalle parti di Formello, il CT Ventura vorrebbe un trattamento speciale per il bomber di Torre Annunziata, si augura che la Lazio decida di tenerlo a riposo anche per domenica pomeriggio. La Svezia è alle porte, ma Inzaghi ha in testa solo Nizza e Udinese e non si farà condizionare. Non potrà fare nulla invece per la prima convocazione di Milinkovic Savic con la Serbia, un traguardo sicuramente prestigioso, se non fosse per le due amichevoli con Cina e Corea a pochi giorni dalla stracittadina romana.

La Lazio lo ritroverà a Formello in extremis, Milinkovic sbarcherà a Fiumicino a poche ore dal derby, avrà soltanto un giorno per prepararlo (si giocherà sabato alle 18). Per non parlare dei viaggi, lunghi e faticosi, e del fuso orario, che sicuramente stravolgerà le abitudini del centrocampista biancoceleste. Partiranno con le rispettive selezioni anche altri calciatori: Strakosha, De Vrij, Bastos, Parolo, Lulic, Marusic, Murgia, Lukaku e Nani, che tornerà protagonista con il Portogallo. Ci spera anche Luis Alberto, in grande spolvero e in attesa di una chiamata dalla Spagna, il giusto riconoscimento per un giocatore totale. Mentre non si muoverà Caicedo, ancora in guerra con la Federazione ecuadoriana, per il momento il ritiro dalla nazionale è confermato.il tempo

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Marusic, altro che raccomandato

Dicevano fosse un raccomandato, Marusic. Da chi? Da Mateja Kezman, ex attaccante di livello eccellente, oggi procuratore – tra gli altri – di Milinkovic-Savic, gioiello della Lazio e pezzo pregiatissimo del mercato. Un uomo che ha un peso nell’ambiente biancoceleste, insomma, perché assieme a lui si è deciso il rinnovo di contratto del centrocampista serbo fino al 2022 e assieme a lui si dovrà stabilire la strategia per il suo futuro. Roba da decine di milioni, insomma. Quasi scontato, dunque, che quando Kezman si è presentato a Formello portando sotto braccio Adam Marusic, terzino pressoché sconosciuto dell’Ostenda, ormai venticinquenne (non proprio un ragazzino tutto da scoprire, dunque), più di uno abbia pensato e anche detto: nessuno sa chi sia, non può che essere un raccomandato. Come se fosse una tassa che Lotito e Tare dovevano riconoscere al manager di Milinkovic-Savic, in virtù degli ottimi rapporti che intrattengono con lui.

E questa idea ha acquistato spazio e valore alle prime apparizioni del calciatore, serbo di nascita e montenegrino di nazionalità. In particolare, nel momento in cui ha abbattuto Alex Sandro allo scadere della sfida di Supercoppa tra Lazio e Juve, concedendo ai bianconeri il rigore del 2-2: la sua avventura nel mondo biancoceleste era cominciata esattamente da un quarto d’ora (era entrato in campo al 75′, sul 2-0) e aveva preso subito una pessima strada. Oggi il mondo di Marusic si è ribaltato. Pian piano, grazie alla fiducia e agli insegnamenti di Inzaghi, e sfruttando con intelligenza lo spazio creato dall’infortunio di Basta, il montenegrino è diventato un punto fermo della Lazio che vola. L’allenatore ne apprezza la disponibilità al sacrificio, la capacità di corsa, le qualità nell’inserimento. E anche la precisione nel gioco corto, che lo hanno portato ad azzeccare l’81% dei passaggi che ha effettuato nelle dieci gare giocate in campionato. Ha acquistato coraggio, ha tirato fuori la personalità. Così domenica a Benevento ha segnato il secondo gol del suo campionato, sfruttando un passaggio perfetto di Immobile che lo ha trovato sul palo lontano. Era già andato in rete contro il Verona e ai successi personali vanno aggiunti (Europa compresa) cinque assist. Per tutto questo il suo valore si è già moltiplicato almeno per due – Tare lo ha pagato 5 milioni – e la Lazio sta costruendo su di lui progetti ambiziosi per il futuro. È l’ultima sorpresa nata nel mondo biancoceleste: Marusic, l’ex raccomandato.corriere della sera