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Juve-Lazio, tutto pronto per l’esodo biancoceleste a Torino

Scatterà oggi alle 10 la vendita dei tagliandi del settore ospite per Juventus-Lazio in programma sabato alle ore 18. Un match attesissimo con l'Allianz Stadium che si preannuncia esaurito in ogni ordine di posto. Il big match di sabato potrà dire molto sulla stagione di entrambe ed è probabile che i due biglietti messi a disposizioni dei tifosi biancocelesti possano esaurirsi in poco tempo. Come riporta la consueta rassegna stampa di Radiosei, se l'Olimpico fatica ancora a riempirsi, la Nord risponde sempre numerosa e anche in trasferta sono tanti i sostenitori che seguono le gesta di Lulic e compagni. Torino si colorerà quindi con i colori della prima squadra della Capitale che cerca un'impresa contro i Campioni d'Italia in carica già battuti lo scorso agosto grazie alla rete di Murgia che ha regalato la Supercoppa Italiana a Simone Inzaghi. La prima gioia stagionale e chissà che le aquile non possano fare il bis anche sabato prossimo? Non sarà semplice, ma con l'aiuto dei numerosi tifosi biancocelesti… 

 

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Lazio, patrimonio valorizzato: da 98 a 368 milioni di euro

La Lazio ha un organico che cresce sotto tutti i punti di vista. In campo la squadra di Inzaghi sta facendo grandissime cose. Il merito? Di una rosa assemblata alla perfezione dal direttore sportivo Igli Tare. I titolari sono costati 98 milioni di euro, più o meno gli stessi soldi che la Juventus ha speso per Higuain. Oggi, secondo Repubblica, il valore di mercato complessivo dell’organico è di 368 milioni. Immobile, per esempio, era stato pagato 10, oggi vale 66,3 milioni (fonte CIES). Milinkovic, un centrocampista da 70 milioni comprato nel 2015 per 6. E Luis Alberto, l’uomo del momento, oggi costa 40 milioni. La Lazio l’ha pagato 5,5. Non sono finite le maxi plusvalenze. Strakosha è un portiere da almeno 15. De Vrij costato 7 ne vale 25 (valore della possibile clausola da inserire nel rinnovo). Senza dimenticare di Felipe Anderson: non siamo ai 50 milioni offerti dal Manchester United nel 2015, ma oggi il brasiliano ne vale 30. Costò a Lotito ‘appena’ 7,8 milioni.lalaziosiamonoi.it

 

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Radu e Lulic, simboli di fedeltà venuti da lontano

Lulic e Radu, un bel pezzo di Lazio. In due ben 521 presenze con l’aquila sul petto e parte l’attacco ai primati che appartengono a chi ha scritto la storia. Come riporta la consueta rassegna stampa di Radiosei Lulic contro il Sassuolo ha totalizzato la 238° partita, superando un mostro sacro come Piola e piazzandosi al 25° posto nella classifica all time dei più presenti con la maglia biancoceleste. Radu invece è ancora più avanti e insidia la top ten: domenica ha totalizzato la presenza numero 283 ed è a -4 da Idilio Cei (portiere tra il 1958 e il 1968), decimo in graduatoria e fermo a quota 287. Già alle spalle Garlaschelli (276 presenze), agganciato Flamini, dopo Cei l’obiettivo sarà il nono posto di Rocchi (293 presenze).

COLONNE DI INZAGHI – Radu e Lulic sono due dei simboli della Lazio di Inzaghi. Il tecnico appena arrivato si è affidato alla loro fedeltà alla causa e i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Lulic è l’eroe del 26 maggio, e da luglio si fregia anche della nuova fascia di capitano. Radu invece a gennaio festeggerà i primi 10 anni alla Lazio, anche se contro il Sassuolo si è posto un obiettivo ambizioso: “Voglio rimanere fino a 41 anni”. Considerando che ne compirà a breve 31, si può considerare soltanto a metà della sua avventura nella Capitale. Seppur venuti da lontano, Radu e Lulic sono due bandiere che hanno giurato fedeltà alla causa: per loro esiste solo la Lazio.lalaziosiamonoi.it

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Lazio, la tua forza nasce negli spogliatoi: il “cinque” con lo staff, le cene e le esultanze di gruppo

Dietro gli ottimi risultati che sta conseguendo la Lazio c’è un segreto, che forse non è nemmeno più tanto segreto: l’unione del gruppo. Inzaghi, prendendo la squadra dalle ceneri della scorsa estate dopo il caso Bielsa, non ha solo ridato identità e gioco a un collettivo che s’era perso completamente sotto il profilo tattico ma, cosa più importante, ha costituito un legame fortissimo nello spogliatoio. Come riporta la consueta rassegna stampa a cura di Radiosei, i biancocelesti riescono a sopperire alle mancanze tecniche, dovute soprattutto alle pesanti assenze in difesa, grazie al senso di sacrificio e compattezza più unico che raro. La vera energia della Lazio proviene proprio da dietro le quinte dove addirittura è nato una specie di rito pre-gara: ognuno si dà il cinque col compagno e con tutto lo staff, fino al magazziniere. La carica prima della partita si moltiplica e gli incitamenti dallo spogliatoio si trasportano in campo e fuori. Lo si vede osservando i giocatori durante i novanta minuti quanto siano uniti, dopo le esultanze o una rete subita. Pure Inzaghi si butta nel mucchio di abbracci dopo un gol fatto. Esemplare le parole di Immobile, uno dei leader del gruppo, che prima della sfida con il Genoa al Ferraris, ha scosso i suoi ricordando l’importanza dello spirito di squadra. Ma ce se ne accorge anche dalle cene che spesso i capitolini organizzano per riunirsi e farsi qualche risata. Merito a Inzaghi per aver disegnato tutto questo e merito ai calciatori per aver incarnato il motto tutti per uno e uno per tutti. La forza della Lazio proviene dalla sua unione, quasi magica e così potente.lalaziosiamonoi,it

 

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Parla il mental coach: «Così è rinato Luis Alberto»

Non è più l’altro Luis Alberto. E’ quello vero. Era l’eterno deluso, oggi strabilia portando la Lazio più in là. Pensava di non poter nulla, di essere un signor nessuno. Oggi sa chi è e cosa può fare. Inzaghi gli ha dato un’altra possibilità ed è stato decisivo l’aiuto di Juan Carlos Campillo, mental coach (allenatore della mente) vicinissimo alla Spagna dei fenomeni e al cittì Lopetegui. E’ l’uomo che Luis Alberto non smette di ringraziare in ogni intervista

Campillo, lei fa miracoli?
«Uscire dal tunnel è un cammino duro. Il merito è del ragazzo, dello sforzo che ha fatto per arrivare dov’è ora. Il primo contatto risaliva ai tempi di Liverpool, ci siamo risentiti nel marzo scorso, abbiamo proseguito il lavoro sentendoci al telefono, tramite Skype e videochiamate. E’ andato prima agli allenamenti, ha riguardato le partite. Ha lavorato sulla concentrazione e sul rilassamento».

Cos’aveva Luis Alberto? Perché si era perso?
«Era bloccato, aveva bisogno di liberare la mente. Non era soddisfatto, non giocava, era scontento. I problemi erano questi: non gli piacevano i rapporti all’interno dello spogliatoio, non si era adattato alla nuova realtà e al calcio italiano. Vedeva tutto nero».

A tal punto da pensare di lasciare il calcio?
«Era spaesato, era molto vicino al ritiro, non pensava di essere più in grado di fare il calciatore, pensava di non essere all’altezza. E’ un sintomo abbastanza comune, si percepisce quando vedi tutto nero, ti convinci di non saper fare ciò che sai fare. La difficoltà sta nel farti capire che puoi raggiungere il tuo obiettivo».

Qual è stata la svolta?
«Quando ci siamo rivisti abbiamo prefissato due obiettivi. Il primo: diventare titolare nella Lazio e nel finale dello scorso campionato Luis Alberto ha giocato alcune volte da titolare. Mi ha chiamato il 4 luglio, pochi giorni prima del ritiro precampionato. Il secondo obiettivo l’avrebbe portato a diventare importante per la squadra e posso dire che lo stiamo raggiungendo».corriere dello sport

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L’abbondanza dopo la sosta: Wallace già con la Juventus

Sosta maledetta per l’andamento dei risultati, benedetta per il recupero degli infortunati. Sembra un nuovo coro, in realtà è la filastrocca che va in voga da ieri a Formello. Ed è questo quello che conta di più. Un pizzico di rammarico ci può essere per lo stato di forma e di grazia della squadra, costretta a fermarsi per le nazionali, ma èaltrettanto vero che dopo la pausa, come d’incanto, la rosa si allargherà di nuovo. Le scelte saranno più difficili, ma le soluzioni aumenteranno. A Formello, insomma, il bicchiere è sempre mezzo pieno. D’altronde è la filosofia che contraddistingue il tecnico ed è anche grazie a questa mentalità che la Lazio sta volando. E se qualcuno resterà fuori perché altri rientrano, non ci sarà nessun mugugno, come qualcuno potrà sperare o azzardare, perché l’armonia e l’unità che c’è all’interno di questo gruppo è superiore pure a questo genere di cose. Le partite, poi, non mancano e il tecnico ha già dimostrato di sapere ruotare i giocatori con intelligenza, ottenendo ottimi risultati. Basti pensare che nelle dieci gare ufficiali fin qui disputate, Inzaghi, tranne i portieri di riserva e l’infortunato Felipe Anderson e i due giovanissimi portoghesi, ha dato una possibilità a tutti. La Lazio è unica anche in questo.

RECUPERI SICURI E’ stato un successo già recuperare Luis Alberto e de Vrij con il Sassuolo, davvero malconci ad appena ventiquattrore dalla partita. La sosta farà bene pure e soprattutto a loro, con l’olandese che non andrà nemmeno in nazionale. Per la sfida con la Juve, Inzaghi riavrà a disposizione Wallace e Bastos, due elementi della difesa titolare. Il brasiliano si era infortunato durante la sfida col Milan e la prossima settimana comincerà a riunirsi col gruppo, sarà abile e arruolato per la partitissima coi bianconeri. Discorso simile per Bastos, reduce da una lesione di primo grado al bicipite. Per l’angolano ancora una settimana di lavoro differenziato, poi, a distanza di sei giorni dalla gara con la Juve, pure lui tornerà in gruppo. Per non parlare di Nani che ha esordito col Sassuolo e che nelle prossime due settimane, intensificherà il lavoro e l’affiatamento coi compagni. Con lui a disposizione, Inzaghi potrà aumentare la forza e la qualità in attacco, anche se, da qui a breve, sarà dura conquistare un posto da titolare, considerato quello che sta facendo Luis Alberto. Col numero sette, il tecnico potrebbe anche virare sul 4-2-3-1.

ANDAMENTO LENTO Chi invece non si rivedrà dopo la sosta sarà Felipe Anderson. E forse anche Basta, anche se su quest’ultimo le terapie, come del resto pure sul brasiliano, stanno andando piuttosto bene. Il serbo deve guarire da una lesione di secondo grado del bicipite femorale della coscia destra e il suo rientro potrebbe essere prevista per la gara col Benevento. Tutt’altro percorso attende Felipe, alle prese un po’ con la tendinopatia che sta guarendo, ma anche con una preparazione fisica che l’ex giocatore del Santos deve rifare quasi di sana pianta. Ci vuole ancora un mesetto per rivederlo abile e pronto per giocare insieme ai suoi compagni e dare il suo importante contributo con dribbling e magie. Rispetto a Nani, che è comunque un innesto di qualità, il ritorno di Pipe potrebbe dare quella spinta in più a tutta la Lazio per spiccare il volo in modo definitivo.ilmessaggero 

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L’uomo di Coppa: provaci ancora Murgia

Inzaghi, ovviamente, preferirebbe non soffrire fino alla fine. Se potesse, sceglierebbe di chiudere la pratica velocemente e senza affanni. Ma se non dovesse accadere, e soprattutto se il punteggio dovesse essere sul 2-2 a una manciata di minuti dal termine l’uomo della provvidenza sarà lì. Pronto a risolvere ancora una volta la situazione. L’uomo della provvidenza è Alessandro Murgia, il giovane centrocampista romano che nelle settimane scorse ha già regalato alla Lazio due preziosissimi successi in altrettante sfide di coppa, le uniche giocate finora dai biancocelesti. Nella prima occasione la sua rete è valsa addirittura il trofeo, la Supercoppa italiana, che la Lazio ha conquistato il 13 agosto ai danni della Juventus. Un mese dopo il gol di Murgia è invece servito «solo» a far cominciare bene, con una vittoria, l’avventura stagionale dei biancocelesti in Europa League. Coincidenza non da poco: in entrambe le circostanze Murgia ha realizzato il gol del definitivo 3-2. In pieno recupero nella sfida con la Juve; a un quarto d’ora dal termine nel match con il Vitesse.

NON SOLO GOL Prima della partita di campionato con il Genoa e delle successive apparizioni con Napoli e Verona, quelle erano state anche le uniche apparizioni di Murgia in questa annata. Le prove fornite in campionato non sono state all’altezza di quelle di coppa, ma – vista la giovane età (ha da poco compiuto 21 anni) – certi alti e bassi possono starci. Stasera comunque Murgia tornerà titolare in una gara di coppa e, visti i precedenti stagionali, meglio così. Il match con lo Zulte Waregem, che Inzaghi affronterà con una formazione rimaneggiata per infortuni e turn over, non sarà per nulla semplice. Quella belga è una squadra sbarazzina, capace di mettere in difficoltà gli avversari, specie se può attaccare. Anche se nel primo match del girone ha perso nettamente col Nizza. In una Lazio che potrebbe accusare un po’ di stanchezza per i numerosi impegni ravvicinati (quella di stasera sarà la sesta gara in diciotto giorni), servono forze fresche. E Murgia è chiamato a garantire proprio questo, più che i gol. Che ha dimostrato di saper fare (ne realizzò un paio anche nello scorso campionato pur giocando appena 14 gare, e solo 3 per intero), ma che non sono la sua specialità. E infatti per il match di stasera il tecnico gli chiederà soprattutto di sdoppiarsi per garantire al meglio le due fasi. Di proteggere adeguatamente il play maker Di Gennaro (alla sua seconda apparizione da titolare dopo quella col Vitesse, sempre in Europa League). Certo, se poi dovesse arrivare anche un altro gol Inzaghi non disdegnerebbe certo. Specie se dovesse servire a regalare alla Lazio un’altra preziosa vittoria.

IN SILENZIO Peccato che non avrebbe in ogni caso lo stesso sapore. Perché non potrebbe essere adeguatamente festeggiato. Stasera l’Olimpico sarà infatti deserto, causa squalifica (è la quarta negli ultimi dodici anni) inflitta dall’Uefa per gli ululati dei tifosi laziali nel corso del match con lo Sparta Praga del marzo 2016. La Lazio fu poi eliminata dai cechi, così il turno da giocare a porte chiuse deve ancora essere scontato (l’anno scorso i biancocelesti non sono stati impegnati in Europa). «Peccato – si rammarica Inzaghi -. L’aiuto dei nostri sostenitori ci sarebbe servito. Ci sarà un’atmosfera strana, spero i ragazzi non ne risentano». Tre i cambi del tecnico rispetto a domenica scorsa. Oltre a Murgia, spazio pure a Caicedo e Di Gennaro. A riposo Immobile (ieri mattina in Vaticano con moglie e figlie per l’udienza generale di Papa Francesco), Lulic e Leiva. Nani parte della panchina, giocherà nella ripresa. «Lo Zulte è una squadra di qualità – avverte Inzaghi Dovremo giocare con il massimo della concentrazione».gazzetta dello sport

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Tocca a Caicedo, l’Europa per ritrovare il gol smarrito

 

La Pantera in cerca di gol. Caicedo sale in cattedra. L’ecuadoregno questa sera proverà a prendere per mano la Lazio e tenterà di prendersi finalmente qualche bella soddisfazione, cercando di sorprendere la difesa dello Zulte Waregem. Per lui sarà un’altra bella occasione per mettersi in mostra e dare man forte a bomber Immobile che oggi osserverà tutto dalla panchina, con la speranza di non dover entrare per forza come accadde con il Vitesse e risolvere la situazione. L’obiettivo di Felipe è rubare per un po’ la scena a Ciro. Al sudamericano, dopo le ottime prestazioni offerte fino ad ora, manca solo il gol per rendere ancora più prezioso il suo approdo in biancoceleste. Per il momento il buon Caicedo si è tolto la soddisfazione di tornare a giocare in Europa dopo tanto tempo e l’ha fatto in Olanda, sfiorando il gol e permettendo a Immobile di segnare dopo un delizioso assist di tacco in piena area. Adesso l’ex giocatore dell’ Espanyol vuole qualcosa di più, e non potrebbe essere altrimenti, considerato che anche lui è un bomber di razza, ovvero segnare il suo primo gol con la maglia della Lazio, ma soprattutto ritornare a realizzare una rete in campo europeo.

TANTO TEMPO FA Dall’ultima marcatura, infatti, sono passati troppi anni, visto che risale al 16 febbraio del 2012, quando Felipe, con la maglia del Lokomotiv Mosca, segnò la rete della vittoria del definitivo 2-1 sull’Atletico Bilbao ai sedicesimi d’Europa League beffando brillantemente un certo Javi Martinez, ora al Bayern Monaco. Caicedo scalpita per segnare e dimostrare a chi non crede in lui che è capace non solo di correre e sacrificarsi per la squadra, ma anche di fare l’attaccante nel vero senso della parola. L’ultimo anno in Spagna non è andato bene, era stato messo un po’ in disparte, ma adesso tutto è cambiato. Anche l’ultimo gol personale è datato, considerato che l’ha realizzato sette mesi fa in Liga contro l’Osasuna. Ha voglia di stupire e sogna di tornare segnando un gol. E dimostrare che può essere d’ aiuto alla Lazio d’Inzaghi e più che un semplice supporto per Immobile. Il messaggero

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Radu anti-emergenza

In questa situazione di emergenza Inzaghi si sta affidando più che mai a Stefan Radu. É lui il vero leader della retroguardia con de Vrij out. Quest’anno si sta prendendo più di una rivincita verso chi lo credeva, in partenza, un rincalzo dei titolari. Il romeno sta macinando e accumulando minuti senza fermarsi (facendo ogni tipo di scongiuro): titolare dall’inizio della stagione, Supercoppa compresa. Solamente contro il Vitesse ha riposato, ma stavolta c’è bisogno della sua esperienza per tenere in piedi un reparto in difficoltà. Non sarà contagiato dal turnover che Inzaghi ha in mente, Radu stasera contro lo Zulte Waregem sarà in campo nella linea a tre insieme a Patric e Luiz Felipe. Lui che ha fatto della Lazio la sua seconda casa e della maglia biancoceleste la sua corazza, oggi collezionerà l’ennesimo gettone da quando è arrivato a Roma. Secondo quanto riporta la consueta rassegna stampa a cura di Radiosei, Radu – alla Lazio dal gennaio 2008 – contro i belgi dello Zulte arriverà alla presenza numero 35 in Europa. In totale, sono 281 le apparizioni fin qui accumulate con i capitolini, di cui 225 in Serie A. Non a caso è un trascinatore indiscusso, pazzo di Lazio e amatissimo da tifosi che gli hanno sempre riconosciuto passione, cuore e grinta. Le stesse qualità che serviranno per continuare il cammino europeo senza intoppi, ma Stefan in questo non ha mai tradito.lalaziosiamonoi.it

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Strakosha, ormai certezza anche per l’Europa

Dietro di lui c’è solo la porta, eppure la Lazio non sente la coperta corta. Perché non esce più, Strakosha. Così la solitudine dei numeri primi adesso è evidente nei tabellini: otto gare giocate fra campionato e Coppe, 720′ in camp. Anzi, domani saranno 810′ in un lampo. Come lui nessuno in questa Lazio. Sganciato pure Luis Alberto, risparmiato almeno 20′ finali domenica a Verona. Fra i pali non c’è momento in cui si riposa. Perché può non succedere nulla per una gara intera, ma la bravura di un portiere si giudica in un minuto, nel secondo in cui vuole farti male una sfera. Tornate per esempio al 43′ del Bentegodi, a una terribile punizione di Fossati da posizione defilata. Potente, a rientrare, destinata nel sette. L’inoperoso sino a quel frangente Thomas vola all’indietro e con la mano destra respinge il pallone con un colpo di roulette. Adesso la Lazio non è più soltanto nei suoi guantoni, adesso Strakosha ci mette reni e polmoni. E non fa una smorfia, non emette un respiro, questo albanese a 22 anni vuole diventare importante tanto quanto Ciro. E’ sulla strada giusta, Thomas è più un leader silenzioso, ma non per questo da se stesso meno pretenzioso. Aveva subito addirittura 10 gol nelle ultime 4 gare, non ci stava proprio domenica, in una giornata perfetta, a non mangiarsi stavolta della vittoria la sua bella fetta. Ed eccolo impegnato in una sola acrobazia alla prima e unica occasione, da questi particolari si giudica la crescita di un portiere che vuole diventare un campione.

NON C’E’ DUE SENZA… Bimbo fuori, uomo dentro. Ormai è talmente presente che nessuno ha nemmeno fatto caso che anche Strakosha col Vitesse fosse un esordiente. Ha pagato forse l’emozione, nei due gol olandesi avrebbe potuto far meglio nelle uscite, domani al bis europeo non farà sporcare la sua cornice. Dentro un quadro lungo un anno, iniziato contro il Milan, ma all’Olimpico contro l’Empoli il 25 settembre 2016. Proprio dopo quella gara, Thomas e il suo entourage incontrarono Lotito per fissare le basi del rinnovo del suo contratto (da 96mila euro) in scadenza incredibilmente a giugno. E pensare che oggi Strakosha è titolare, è uno e trino, ha presente e futuro della Lazio in pugno. Ne son passate di parate sotto al tetto, adesso Thomas mostra fiero l’aquila sul petto. Dal debutto trentatré presenze tra campionato e Coppe, 21 vittorie, 9 volte la rete inviolata. In questa stagione tuttavia soltanto due, la terza la cercherà proprio domani con lo Zulte Waregem.il messaggero

IL PERCORSO In assenza dell’aiuto del pubblico alle sue spalle, Strakosha invoca quello dei difensori. Lui finora c’ha già messo tanto del suo: i riflessi felini su Cuadrado e Higuan in Supercoppa, interventi provvidenziali con Spal e Chievo a inizio di campionato, un’uscita su Kalinic contro il Milan, altri colpi di reni sul bolide di Matavz col Vitesse e su Zukanovic a Marassi. Evidenti i gradi di maturazione, dopo le varie promozioni. Da terzo a vice-Marchetti, a numero uno, ascoltando e recependo i consigli del preparatore Grigioni: «Strakosha ormai para le parole d’Inzaghi domenica – ed è come se facesse un gol. Deve continuare con questo spirito». Applausi per Thomas, nel silenzio dell’Olimpico in modo tacito.