Categorie
RASSEGNA STAMPA

Milinkovic, uno sforbiciata per alzare Coppa Italia e…valore del cartellino

Sergej Milinkovic Savic è l'immagine migliore dell'ottima stagione della Lazio. Il centrocampista serbo è ormai una realtà del campionato italiano, profilo seguito in tutta Europa e che, con le sue ottime prestazioni, ha visto crescere in modo esponenziale la sua valutazione. Chi gongola maggiormente è Claudio Lotito, il presidente ha rinnovato il contratto all'ex Genk fino al 2022, prolungamento senza clausola che consente alla Lazio di sparare alto a chi volesse acquistare l'uomo che ha spaccato i derby di Coppa Italia e campionato, come ricorda la Gazzetta dello Sport.

Il talento di Lleida ha estimatori sia nella sua terra natale, in Spagna, sia in Inghilterra, ma per portarlo via da Roma già oggi 40 milioni potrebbero non bastare. Il numero 21, come tutti i suoi compagni, viole chiudere la stagione con un ciliegiona sulla torta, perché per vincere la Coppa Italia bisognerà superare la Juventus, finalista in pectore della Champions con il Real Madrid. Savic vuole migliorare i suoi numeri importanti – 7 gol (4 in campionato, 3 in Coppa Italia) e 6 assist (5 in campionato e 1 in Coppa Italia) – il suo contributo sarà essenziale per aggirare il muro di Buffon&Co, magari trovando al rete con una sforbiciata come quella che domenica contro la Roma ha sfiorato il 4-1. Se quel gesto trovasse la rete con la Juventus lo stadio verrebbe giù, e Lotito godrebbe due volte perché il valore del cartellino salirebbe ancora.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Incontro Lotito-Ventura. La Lega verso il no all’anticipo del campionato

 

Un tavolo per due, a via Veneto: Claudio Lotito e Giampiero Ventura si sono incontrati a Roma, in tarda serata, nello storico locale Harry's bar. Un angolo più appartato, tra uno spritz (Lotito) e un caffè (Ventura): come riporta la rassegna stampa a cura di Radiosei, i due si sono incontrati in incognito per discutere. Di cosa, resta un mistero. Intercettati da Rino Barillari, e poi da un tifoso che chiede un selfie al presidente della Lazio, Lotito e il ct azzurro sono costretti a interrompere l'incontro: i flash del paparazzo inducono la coppia a lasciare il locale. Ventura sale su un taxi, il patron laziale lo segue in auto. Per continuare a parlare altrove.  

La richiesta di Giampiero Ventura non verrà accolta: sembra, infatti, che la possibilità di aprire il prossimo campionato il 13 agosto vada incontro a un rifiuto. L'assemblea che avrà luogo domani probabilmente non risolverà nulla per quanto riguarda le nomine e lo statuto, ma stabilirà le date per la prossima stagione. La Federcalcio aveva invitato la Lega a valutare le richieste della Nazionale, che a settembre scenderà in campo per una gara importantissima con la Spagna. Come riporta la rassegna stampa a cura di Radioseil'idea di giocare sotto Ferragosto non entusiasma la maggior parte di società in A, per questo il campionato dovrebbe partire il 20 agosto. Per quanto riguarda lo stop natalizio, la Lega deve prendere una decisione: i top club propongono due o più turni sotto le feste per incentivare la partecipazione del pubblico, le medio-piccole non sono d'accordo. Calcolando che servono 14 voti, la divisione in blocchi permetterà alla situazione di rimanere immutata. 

STATUTO E NOMINE – Il problema resta l'articolo 19, sulla ripartizione dei proventi tv. Le big, insieme a società come Torino, Cagliari, Sampdoria e Bologna, auspicano che le elezioni passino per un cambiamento dello statuto. Intanto, Lotti, Malagò e Tavecchio si incontreranno in queste ore per coagulare i 14 voti necessari per procedere con il voto delle nomine, ma difficilmente verrà raggiunto il quorum né è plausibile l'elezione di Adriano Galliani, specialmente a causa del conflitto d'interessi evocato da alcune società a causa dei legami con Fininvest. Senza novità, quindi, il termine del 18 aprile imposto dalla Figc verrà sforato, conducendo alla nomina del commissario, il 21 aprile.lalaziosiamonoi.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

“Più di Gotze”, tra speranze e realtà ecco chi è Tolgay Arslan

Più di Gӧtze, anche più di Sahin, che tecnicamente lo ricorda molto. Anni fa a Dortmund era suo il nome che veniva fatto dagli esperti. Tutti puntavano su Tolgay Arslan, che con la primavera aveva segnato 13 gol in 21 partite. Doveva essere il centrocampista del futuro del club che, proprio in quegli anni, aveva cominciato a puntare con decisione sui giovani. Quando nel 2009 decise di lasciare il Borussia per andare all’Amburgo si mosse perfino Klopp che provò a convincerlo a restare: “Scusi mister – rispose Tolgay –, ormai ho dato la mia parola”. Ora sembra averla data alla Lazio, che vuole puntare su di lui per il dopo Biglia.

DIFFICOLTÀ – In realtà all’Amburgo le cose non andarono come sperava. Nel 2009-10, a 19 anni appena compiuti, l’esordio in Bundesliga: già al 39’ dovette però arrendersi per un problema muscolare. Quella la sua lacuna più grossa: in carriera si è rotto una volta i legamenti della caviglia (2010) e una volta il crociato (2015). In mezzo diversi stop muscolari. Da oltre una stagione è però sempre stato a disposizione. Nel 2015-16 ha vinto il campionato col Besiktas, ma, a causa dell’infortunio, ha totalizzato appena sei presenze.

PROFILO – Giocatore più di gamba che di impostazione, è da sempre molto ambizioso, in tutto. Nella realtà ha rifiutato più volte la convocazione della Turchia in attesa della chiamata della nazionale tedesca. Alla playstation adora prendere il Real Madrid, e il primo acquisto che fa è…se stesso. “Sì, sono effettivamente il più scarso in quel centrocampo – ammette scherzando –, ma sono anche il più giovane. Posso crescere bene”. Al tempo stesso è però sempre molto realista e schietto. Nel 2012-13 l’Amburgo doveva affrontare il Bayern Monaco che nella partita di campionato precedente aveva perso col Leverkusen. Quando gli chiesero se fosse il momento giusto per affrontare i bavaresi, forse in leggero calo, lui rispose con un dato semplice, semplice: “Statisticamente è più difficile che il Bayern perda due partite di fila rispetto a una sola”. Giustissimo, e in Baviera lo presero sul serio. L’Amburgo fra andata e ritorno subì 12 gol, ma quella di Arslan, a fine anno, venne votata dai tifosi tedeschi come frase più simpatica della stagione. Anche se ai tempi di Dortmund erano convinti che i sorrisi ai tifosi li avrebbe strappati più che altro per le sue giocate in campo. Ci proverà a Roma.gazzettadellosport

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Strakosha: la sua Coppa è il posto da titolare per l’anno prossimo

È stata sicuramente la sorpresa maggiore della stagione biancoceleste, sia per il ruolo che ricopre sia per il punto da cuie ra partito. Thomas Strakosha, albanese nato ad Atene – la storia torna, la Lazio porta i colori della Grecia – nonostante la sconfitta in finale di Coppa Italia, può dire di aver alzato diversi trofei in stagione. Come riporta la Gazzetta dello Sport ripercorrendo la stagione del portiere capitolino, nella serata più importante della stagione laziale, Strakosha con una con una serie di interventi prodigiosi ha tenuto la barca in navigazione evitando il tracollo biancoceleste già nella prima frazione, confermando la legittimità delle ambizioni a titolare già dal prossimo luglio. L'escalation del classe '95, partito ad Auronzo la scorsa estate da quarto dietro Marchetti, Berisha e Vargic, è arrivata all'apice mercoledì sera dopo aver toccato vertici inattesi già nei derby di Coppa Italia. “La società e Inzaghi non hanno ancora deciso, sarà uno dei tanti temi da affrontare nei prossimi giorni quando saranno poste le basi per pianificare la prossima stagione. Ma la sensazione è che si punterà appunto su Strakosha con Marchetti che dovrebbe restare per fargli da chioccia”, scrive la Rosea, aprendo uno spiraglio su quella che potrebbe essere la futura coppia di estremi difensori, stessi interpreti ma a ruoli invertiti. Intanto andrà ratificato il contratto dell'ex Salernitana, quello attuale scadrà a giugno. La nuova intesa avrà durata quinquennale, l’annuncio è atteso a breve.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Difesa Lazio: con la Roma un muro per vincere dall’alto

Sarà una difesa di giganti quella che domenica scenderà in campo contro la Roma. Come ricorda Il Corriere dello Sport, davanti al pilone Thomas Strakosha (1,92 mt), quasi certamente il trio di marcatori sarà composto, in ordine crescente d'altezza da Bastos (1,84 mt), de Vrij (1,89) e Wallace (1,91). Anche a centrocampo la musica non cambia molto: dal piccoletto Biglia (1,78 mt), all'1,85 di Basta, l'1,86 di Parolo passando al gigante Milinkovic, alto come il portiere albanese; chiude la mediana Lulic con 1,83 mt. Più bassa la linea offensiva con l'1,78 di Anderson e l'1,85 di Immobile, solo un cm in più di Keita.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lukaku, Bastos e Wallace: le tre frecce a sorpresa di Inzaghi

Se la Lazio mostra una crescita continua, il merito è anche delle cosiddette seconde linee, figlie dello scorso mercato estivo. Come scrive oggi La Gazzetta dello Sport, nelle ultime cinque giornate di campionato così come in Coppa Italia, Bastos, Lukaku e Wallace sono diventate pedine importanti, addirittura imprescindibili nelle due stracittadine di Coppa Italia. I tre quasi certamente potrebbero giocare dal 1° minuto anche col Napoli domenica sera, favoriti anche dal cambio di modulo. Inzaghi infatti sembra orientato a puntare sul 3-5-1-1 versione Coppa Italia, mettendo da parte il 4-3-3, tattica già adottata nell'1-1 del San Paolo nel match di andata. Le tre nuovi “armi” di Inzaghi sono alla prima stagione con la Lazio: Bastos, 25 anni, angolano, emerso in Russia col Rostov, risale al 15 gennaio (contro l’Atalanta) la sua ultima volta da titolare; Wallace, 22 anni, brasiliano, acquistato dal Braga, ha dovuto attendere la sesta giornata per trovare spazio dal 1’, quindi per 8 gare di seguito titolare, soprattutto per rilevare De Vrij bloccato in infermeria; Jordan Lukaku, 22 anni, belga, fratello di Romelu bomber dell’Everton, era in campo dall’inizio alla prima di campionato, a Bergamo, poi l'infortunio alla caviglia dopo uno scontro con Ibisievic in Belgio-Bosnia dello scorso ottobre ha rallentato la sua crescita; in A l’ex Anderlecht non è titolare dal 5 febbraio, a Pescara; il belga nelle due stracittadine di Coppa è stato devastante, terzino che ama spingere, è forse la maggior sorpresa del mercato di Tare.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Inzaghi-Montella, amici mai

Spazzare via un tabù complicato, lanciare la Lazio in campionato e rientrare definitivamente tra gli allenatori più promettenti della serie A. E’ l’obiettivo di Simone Inzaghi, chiamato a battere per la prima volta in carriera Vincenzo Montella. Negli ultimi tre confronti infatti, uno con la Sampdoria e due con il Milan, il tecnico di Piacenza non ha mai vinto contro il collega partenopeo. Per la Lazio ottenere i tre punti sarà ancora più difficile, i rossoneri si presentano a Roma al termine di un mercato stellare. Corsi e ricorsi storici riportano ai derby di fine anni 90, quando Montella e Inzaghi si sfidavano a colpi di scudetto. La rivalità tra i due nasce proprio in quel periodo: Simoncino era l’attaccante protagonista di un tricolore strameritato, a volte bomber di scorta dietro Salas e Mancini. L’areoplanino invece il centravanti di qualità, piede sinistro da favola, utilizzato spesso a gara in corso da Fabio Capello. Il romanista ha appeso gli scarpini al chiodo lontano dalla Capitale, a Genova sponda blucerchiata per la precisione. Il 21 laziale invece ha terminato la sua avventura a Formello nel 2010. Entrambi, qualche mese più tardi, hanno intrapreso la strada dell’insegnamento, cominciando dagli Allievi della Lazio e dai Giovanissimi della Roma.

Inzaghi nel corso degli anni si è tolto parecchie soddisfazioni, ha allenato e guidato la Primavera più forte d’Italia, vincendo due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Dall’altra parte il tecnico napoletano si è aggiudicato la prima edizione del Viareggio Junior Cup. Per poi accomodarsi immediatamente sulla panchina dei grandi al posto di Claudio Ranieri, prima di trasferirsi a Catania, Firenze e Genova. Percorso differente quello di Inzaghi, chiamato dal presidente Lotito per sostituire Pioli il 4 aprile del 2016. Da quel momento Simone è diventato grande, ha impressionato l’ambiente e strappato applausi anche dagli addetti ai lavori. Il mister della Lazio dunque proverà a vendicare soprattutto quella sconfitta alla quarta panchina in serie A, a Marassi contro la Sampdoria nel 2016. Un anno e mezzo dopo Simoncino sogna lo sgambetto all’areoplanino. Il Tempo

Categorie
RASSEGNA STAMPA

C’è l’Europa, Inzaghi chiede più esperienza

Quando Simone Inzaghi chiede alla società giocatori esperti e già pronti per essere inseriti da subito, non lo dice certo a caso. Ha bisogno di curriculum ricchi, la sua Lazio, che nella prossima stagione tornerà a misurarsi in Europa League.

LAZIO, POCA ESPERIENZA IN EUROPA – Una competizione nella quale il tecnico biancoceleste vuole ben figurare, ma dove i giocatori della Lazio non sono poi così abituati a confrontarsi. Guardando la rosa attuale (quindi considerando anche Biglia, Keita e de Vrij, possibili partenti), sono 254 le presenze complessive della Lazio tra Europa League e Coppa Uefa, più altre 22 nelle fasi preliminari delle competizioni. A queste vanno aggiunte poi le 29 in Champions League e le 33 delle fasi preliminari, più una in Supercoppa Europea (di Immobile con il Siviglia), 4 di Intertoto e le 7, tra Copa Libertadores e Recopa, collezionate da Felipe Anderson in Brasile. Fanno un totale di 350 presenze complessive dell'intera rosa in contesti internazionali a livello di club. 

INZAGHI VUOLE ACQUISTI GIÀ PRONTI – Per farsi un'idea del dato, basti pensare che i prossimi avversari in Supercoppa italiana (sviluppi di calciomercato permettendo), Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonussi, insieme raggiungono quota 356, rispettivamente 151, 75 e 67 e 63. Ecco perché Inzaghi chiede più esperienza, calciatori che siano in grado da subito di poter dare un valore aggiunto. Uno come il "Papu" Gomez, ad esempio, che nel curriculum non ha mai inserito un gettone europeo, ma che oltre a essere ormai abituato alla Serie A porterebbe in dote le 26 presenze accumulate in competizioni internazionali in Sudamerica, tra San Lorenzo e Arsenal de Sarandì. Inzaghi vuole acquisti di questo tipo, che aiutino la Lazio a calarsi da subito in un nuovo palcoscenico che vada oltre i confini nazionali.repubblica.it

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Djordjevic: contro la Fiorentina la partita dell’addio

Domani potrebbe essere l'ultima recita con la maglia della Lazio in una stagione che gli ha riservato in serie A 385 minuti in 16 gare e un gol nell'unica prestazione contro il Genoa in Coppa Italia lo scorso 18 gennaio. Filip Djordjevic, la punta arrivata a parametro zero dal Nantes nell'estate 2014, domani potrebbe scendere in campo nel match che alle 18 vedrà impiegati i biancocelesti al Franchi di Firenze. In una gara ormai priva di significato – i capitolini sono già certi dell'accesso diretto all'Europa League – Djordjevic tornerà giocare una partita dall’inizio a distanza di tre mesi e mezzo (ultima presenza dal primo minuto il 28 gennaio contro il Chievo all’Olimpico). Per il centravanti, scrive la Gazzetta dello Sport, c’è l’obbligo di cancellare lo zero alla casella dei gol segnati in campionato. Quella di domani potrebbe essere l’ultima chance poiché Inzaghi, contro Inter e Crotone potrebbe tornerà a schierare Immobile, grimaldello dello scacchiere del tecnico piacentino. Aggiungere il suo nome al lungo elenco di i laziali che hanno segnato almeno un gol in campionato (sono ben 17) renderebbe meno amara una stagione comunque fallimentare per Djordjevic, il cui stato di forma non è mai tornato lo stesso dopo l'incidente al ginocchio subìto contro il Milan all'Olimpico nella gara del 24 gennaio 2015. Due anni non sono bastati per ribadire di essere un giocatore in grado di contribuire alla causa Lazio, mercoledì prossimo ci sarà un'altra finale di Coppa Italia contro la Juventus dopo quella del Pioli I del 20 maggio 2015 quando il nostro vide stamparsi su un doppio palo un sinistro che avrebbe sia portato la Coppa a Formello, sia rilanciato la carriera romana di Djordjevic. Domani l'ultima recita quindi un avventura da ricominciare lontano da Roma.

 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

La verità del Freddo: “Dalla Magliana fino a Mafia Capitale, Carminati c’è sempre”

Il collaboratore di giustizia Abbatino: “Mi hanno tolto protezione e identità di copertura ma i miei ex compagni sono liberi e potrebbero vendicarsi: sono un bersaglio anche per le cose che so ma non ho detto perché non dimostrabili”

ROMA. "La mia Roma, la Roma della Banda della Magliana, non era poi così diversa da quella di Mafia Capitale e di Massimo Carminati". Maurizio Abbatino ha dominato la città con una spietata determinazione, quella che ha ispirato il personaggio del Freddo di Romanzo Criminale : prima un capo deciso a tutto e poi, dopo l'uccisione del fratello Roberto, un pentito altrettanto risoluto. Oggi invece ha perso tutto. "Non ero un boss ma un re. E adesso faccio fatica anche ad arrivare alla fine del mese: da quando mi hanno sbattuto fuori dal programma di protezione mi hanno tolto la casa e l'identità di copertura. Con le cartelle cliniche che riportano quel nome non potrò più continuare a curarmi mentre se mi presento in ospedale chiunque mi riconosce: "Ma che sei il Freddo?". Mi chiedo se non è quello che tutti vogliono: la mia morte per cause naturali darà meno fastidio".

Il Servizio centrale del Viminale nell'autunno 2015 ha ritenuto che lei non fosse più in pericolo. La revoca del programma di protezione è arrivata quasi in contemporanea con l'arresto di Carminati…
"L'avvocato di Carminati ha messo in discussione le mie dichiarazioni e quelle di altri collaboratori parlando di "pentiti coccolati dalla procura". In realtà Carminati non mi ha mai querelato perché sa bene che ho detto la verità. Il Cecato ha svuotato cassette di sicurezza di magistrati e avvocati: io ho fatto la scelta di collaborare, lui quella di ricattare. Chi di noi è il più infame?".

Nel 1993 con le sue dichiarazioni mandò in carcere tanti affiliati alla Banda e anche lo stesso Carminati. Molti di loro sono tornati in libertà. Teme possano vendicarsi?
"Non è solo per quello che ho detto che sono un bersaglio. Ma per tutte le cose che so e che non ho raccontato perché impossibili da dimostrare".

Cosa resta della banda della Magliana?
"Sopravvive attraverso persone che della Banda non hanno fatto parte ma che con noi sono entrati in contatto, e che solo per questo si sono fatti un nome. Per molti la Banda della Magliana è stata un'ottima garanzia".

Si iniettò davvero il virus di una grave malattia per uscire dalla cella?
"In carcere stavo andando fuori di testa. Mi dissero di un detenuto che stava male, con i linfonodi ingrossati. Non sapevo di cosa si trattasse ma mi iniettai una siringa del suo sangue".

Chi l'aiutò ad evadere?
"Credevo nei miei ex compagni e l'obiettivo era evadere per aiutarli ad affrontare il processo. Poi le cose cambiarono. Furono loro i primi ad abbandonarmi. Ad ammazzarsi fra loro. Annodai le lenzuola e mi calai dalla finestra di Villa Gina, dov'ero detenuto dopo l'infezione. Mio fratello mi procurò i documenti falsi e mi accompagnò all'estero".

Roberto, suo fratello, fu torturato e ucciso con 35 coltellate. Volevano arrivare a lei?
"C'è altro dietro la sua morte".

Ma non furono i Testaccini e Angelo Angelotti?
"C'è un'altra possibilità che gli investigatori non hanno mai preso in considerazione, comunque preferisco non parlarne".

Nei suoi lunghi interrogatori da collaboratore ha spesso tirato in ballo Massimo Carminati: oggi si confronterebbe con lui nel processo di Mafia Capitale?
"Io non ci voglio andare in quel processo. Carminati l'ha sempre fatta franca e anche questa volta finirà che lo grazieranno e sconterà solo qualche anno. Ha negato i suoi rapporti con noi della Magliana, ci ha chiamato "quelli che spacciavano droga". Per il tentato omicidio Parenti-Marchesi (uno degli agguati messi a segno per vendicare Giuseppucci, ndr ) c'era anche lui. L'ho detto anche in tribunale: era in macchina con me. Eppure è stato assolto, con un alibi tirato fuori a distanza di anni grazie alle amicizie che avevamo all'ospedale militare del Celio. Da quando è stato imputato nel processo per l'omicidio Pecorelli, Carminati è sempre stato protetto".

Cosa sa del sequestro di Emanuela Orlandi?
"L'omicidio di Michele Sindona e quello di Roberto Calvi sono legati al sequestro Orlandi. Se non si risolve il primo non si arriverà mai alla verità sulla fine di Calvi e sulla scomparsa della ragazza. I tre casi sono collegati da un flusso di soldi finiti nelle casse del Vaticano e mai restituiti".

Lei ha accusato Massimo Carminati anche del depistaggio nelle indagini sulla strage di Bologna
"Era legatissimo a Danilo Abbruciati e aveva libero accesso al ministero della Sanità, dove c'era il deposito di armi. Da quegli scantinati Carminati prese un mitra Mab, con numero di matricola abraso e calcio rifatto artigianalmente. Lo stesso mitra che fu ritrovato nel gennaio del 1981, pochi mesi dopo la strage di Bologna, in una valigetta sul treno Taranto-Milano. Il contenuto di quella valigetta serviva per depistare le indagini sulla strage, per portarle su una pista straniera".

Durante il processo sulla strage Sergio Calore, ex terrorista di destra poi collaboratore di giustizia, introdusse un elemento di dubbio che portò all'assoluzione di Carminati. Sergio Calore è stato ucciso a picconate nel 2010: un omicidio rimasto irrisolto…
"Chi sa e parla corre il rischio di essere "scaricato" e lasciato alla mercé di chi ha fatto arrestare. Ma anche chi ha preferito il silenzio o la menzogna non ha fatto una bella fine".repubblica