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Il Napoli sfida Keita, l’attaccante che piace a Sarri

Era il febbraio 2016. Keita abbracciava Koulibalyall’Olimpico, dopo i buu che qualcuno aveva indirizzato al difensore. L’arbitro era Irrati, lo stesso di stasera, fermò il match. «Questo gioco è molto di più che nero, bianco o verde! Tanta ammirazione per te, amico!», scrisse l’attaccante laziale sui social. Koulibaly abbraccerebbe volentieri Keita a Napoli, lo spinge a sposare il progetto azzurro, ci avrebbe parlato per convincerlo a giocare nella sua stessa squadra. Koulibaly caldeggia l’ipotesi di mercato, sponsorizza il suo acquisto. Keita e il difensore sono diventati compagni di Nazionale pochi mesi fa. Un anno fa non lo erano, ma già si stimavano. Oggi sono entrambi punti fermi del Senegal (Koulibaly ne è il capitano) e sono diventati sempre più amici. La risposta dell’attaccante sarebbe stata interlocutoria, vorrebbe spostarsi all’estero. Nel calciomercato nulla è mai detto.

INZAGHI: «LAZIO DA CHAMPIONS»

LO SCENARIO – Keita e il Napoli s’incroceranno oggi all’Olimpico. La squadra di Sarri è una delle destinazioni possibili per l’attaccante della Lazio e lo è per vari motivi, alcuni arcinoti, triti e ritriti. Keita è in scadenza nel 2018 così come Mertens. Al Napoli può fare gola. Sarri, dopo il match dell’andata (1-1), parlò così del senegalese: «Keita è un giocatore fenomenale e non fa ancora le scelte all’altezza del talento che ha». Quelle dichiarazioni suonarono come un invito per il futuro. Lotito, per Keita, chiede 25 milioni, ha fatto lo sconto se di sconto si può parlare. Non c’è solo il Napoli sulle tracce dell’attaccante, c’è il Milan, ci sono varie squadre all’estero.corrieredellosport.it

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Mbappé oltre ogni record: per il suo gioiello il Monaco vuole 150 milioni

A18 ANNI e mezzo e dopo appena 62 partite da professionista, Kylian Mbappé è già il calciatore più costoso del mondo, della storia, di sempre. È il fanciullo da 150 milioni di euro. Sarà quella la cifra che bisognerà raggiungere, e che una tra Real Madrid, Arsenal, Psg o City sborserà, per aggiudicarsi i servigi del nuovo fenomeno internazionale. Perché il calcio degli ultimi anni ha seguito questa bizzarra consuetudine, o forse tutto segue invece una sua precisa logica: intorno c’è la crisi economica mondiale, ma nel pallone i prezzi lievitano senza controllo, è davvero il trionfo dei circenses sul panem, forse da qualche parte si vuole così. Allora s’avanzi l’asta per Mbappé, attaccante del Monaco fresco campione di Francia, 26 gol e 14 assist nell’ultima stagione (un gol o un assist ogni 66 minuti, solo Messi ha fatto meglio: 60), nativo di Bondy, nella grande banlieue parigina di Saint Denis, e svezzato nel centro federale di Clairefontaine, dove la Francia da vent’anni fa germogliare i suoi talenti. Mbappé ha quasi tutto: velocità sul breve e in progressione, la flessuosità nei movimenti, il dribbling, l’assist, la stoccata, gli manca solo il colpo di testa. Quest’anno ha frantumato record di precocità in campo internazionale, come quello di essere stato il più giovane nella storia ad aver segnato 6 gol in Champions o ad andare in gol in tutte e 4 le sue prime gare a eliminazione diretta (sempre a segno negli ottavi e nei quarti).

Nel dna ha l’Algeria della madre (e di Zidane), ex giocatrice professionista di pallamano, e il Camerun del padre (e di Eto’o), allenatore di calcio. È un giovane uomo già maturo in campo, dove è altruista senza fronzoli, e fuori, dove si amministra con professionalità. Lo paragonano a Thierry Henry o a Eto’o, ma i suoi tecnici dicono che rispetto ai due «è più completo tecnicamente ». In questi giorni, mentre il Monaco lo dichiara incedibile ma riceve offerte sempre meno rifiutabili (130 il Madrid, 142 l’Arsenal, 145 il Psg), Kylian e suo padre Wilfried hanno osservato mani ben curate e assai interessate posarsi sulle loro spalle, dentro colloqui riservati e in luoghi segretissimi odorosi di lusso, di potere, di prospettive inusitate. Hanno parlato con Florentino Perez e Zinedine Zidane quindi col Madrid, con Pep Guardiola e il City, con Arsène Wenger e l’Arsenal, da ultimo con Nasser Al-Khelaifi, presidente del Psg. Ascoltano tutti, comprese le offerte di ingaggio più assurde come i 12 milioni all’anno che promette il Psg (mentre il Madrid sarebbe fermo a 9), e ripetono a tutti la stessa cosa: «La priorità non sono i soldi, ma le prospettive». Mbappé vuole per prima cosa giocare, poi gli interessa il prestigio del club. Pare che il Madrid sia in testa alle preferenze e per un sacco di motivi: Zidane, uno con l’occhio lunghissimo, invitò il 14enne Mbappé a Madrid già nel 2012, gli fece visitare Valdebebas dove giocò una partitella e scattò una foto con Cristiano Ronaldo che è tuttora il suo idolo (ha i poster in cameretta), infine lo portò al Bernabeu a veder giocare il Madrid. Mbappé, serio e assai maturo già allora, preferì continuare a vivere in Francia. Ma i contatti con Zizou proseguono, e ora gli hanno promesso che il Madrid venderà uno tra Cristiano Ronaldo, Bale e Benzema per fargli posto. Un’estate fa Pep Guardiola provò a solleticare il Monaco con un’offerta da 40 milioni, ma gli andò male. Ora sul ragazzo più costoso della storia si sono gettati in tanti, e il prezzo lieviterà fino a 150 milioni. Ma cos’è questa crisi?

la Repubblica

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Bunker Juventus: cinque ragioni per credere nella conquista della settima Coppa Italia

Il ko della Juventus di ieri all'Olimpico forse ha aperto qualche crepa nel bunker mentale di Buffon&Co, ma per battere la Vecchia Signora mercoledì alla Lazio servirà più di un'impresa. Le motivazioni agli uomini di Simone Inzgahi non mancheranno, trovare il pertugio giusto non sarà facile, soprattutto perché i bianconeri dopo ogni ko hanno reagito con rabbia, aggredendo il successivo malcapitato avversario di turno. A dare una chiave di lettura della finale di Coppa Italia ci prova oggi Il Corriere della Sera a firma Stefano Agresti, elencando i seguenti cinque motivi per credere nella vittoria della settima Coppa Italia.

Appena qualche settimana fa, la risposta a queste domande sarebbe stata comprensibilmente sfiduciata. Oggi, invece, la valutazione è differente, e di parecchio: Juve favorita, è ovvio, ma la Lazio ha più di un motivo per crederci. Anzi, ne ha almeno cinque.

1 – La sconfitta di Firenze non conta, Inzaghi ha giustamente risparmiato otto titolari in una partita senza importanza per la classifica. Per di più, nonostante questo massiccio turnover la squadra è stata padrona della gara fino a metà secondo tempo. Già, la Lazio vola. E anche i due infortuni di sabato, alla fine, potrebbero risolversi meglio del temuto: Lukaku è quasi certamente fuori causa per il problema muscolare, ma non sarebbe stato titolare. Sembra invece sicuro il recupero dell’intoccabile Parolo, che ha preso una botta al ginocchio ed è uscito prima one.

2 – I bianconeri, benché abbiano un organico molto più ampio, nell’ultimo periodo hanno avuto una quantità di impegni decisamente superiore. Tra aprile e maggio la Juve ha giocato dodici partite, incluse le battaglie di Champions contro il Barcellona, mentre la Lazio di gare ne ha disputate otto: un terzo in meno. Una differenza che, in questo momento della stagione, può pesare.

3 – Keita è il giocatore più in forma della Lazio e uno dei migliori del campionato. Inzaghi l’ha schierato titolare a Firenze pensando di impiegarlo a gara in corso contro la Juve, e in effetti – se la finale arrivasse al 60’ in parità – la sua velocità potrebbe spaccare la partita. Ma, dopo l’ennesima grande prestazione, il tecnico sta riflettendo se non sia il caso di mandarlo subito in campo: lasciarlo fuori potrebbe generare rimpianti.

4 – Pjanic squalificato e Khedira infortunato: i due assi della Juve in mediana sono fuori causa, a parte qualche possibilità di recupero per l’azzurro. Il livello delle alternative – anzi, chiamiamole riserve – è modesto: Rincon, Lemina, Sturaro. Cosa s’inventerà Allegri? Qualsiasi soluzione scelga, la sensazione è che i biancocelesti in mezzo al campo possano essere addirittura superiore ai bianconeri.

5 – Sappiamo che la Juventus non lascia mai niente a nessuno. È evidente però che la Coppa Italia è il terzo obiettivo, su tre, della stagione: i bianconeri non faranno concessioni, ma si confronteranno con un’avversaria, la Lazio, per la quale questa finale rappresenta la partita della vita. Basterà?

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Il futuro in porta: Lazio, nuovo contatti con Salvatore Sirigu

Secondo Il Corriere della Sera, la Lazio per il ruolo di portiere, in vista della prossima stagione starebbe puntando seriamente su Salvatore Sirigu. Gli infortuni del titolare, Federico Marchetti, così come le incertezze del sostituto, Thomas Strakosha, avrebbero portato la dirigenza a puntare decisamente sull'ex portiere del Palermo. Attualmente in prestito all'Osasuna, di proprietà del PSG, con cui ha un contratto fino a giugno 2018, per il trentenne di Olbia la Lazio vorrebbe stringere i tempi, tanto che, scrive Via Solferino, nei giorni scorsi c’è stato un contatto tra i dirigenti biancocelesti e l’entourage dell'estremo difensore. Sirigu, che intanto ha perso la nazionale, vorrebbe tornare in Italia e l’idea Lazio sarebbe di suo gradimento, questo a condizione di essere il titolare, anche per tornare nelle simpatie di Ventura. Il cartellino non dovrebbe costare molto, Sirigu ha un futuro lontano da Parigi, in tal senso non sarebbe da escludere neanche l'ipotesi di svincolarsi con un accordo già nel prossimo giugno.

 

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Rudiger provoca Tare, ma il diesse smentisce

AGGIORNAMENTO ORE 14.05 – Arriva puntuale la smentita del ds biancoceleste Igli Tare in merito al battibecco post derby con il difensore della Roma Antonio Rudiger. "Sono cavolate, non è vero niente", il lapidario commento del dirigente laziale, riportato da Gazzetta.it. In mattinata era emersa la notizia di un acceso diverbio tra i due nel parcheggio dello stadio Olimpico, sedato soltanto dopo l'intervento delle forze dell'ordine.

Il retroscena è emerso solo a più di 36 ore dal derby vinto dalla Roma 3-2 martedì sera. Secondo quanto rivela Il Tempo, a fine gara il ds della lazio, Igli Tare, a pochi passi dalla sua macchina lasciata nel parcheggio dell'Olimpico, veniva raggiunto dalle parole, pronunciate in tedesco, dal terzino della Roma Antonio Ruediger, nel frattempo salito in macchina insieme ai compagni Bruno Peres, Emerson e Gerson. Il dirigente laziale non avrebbe gradito rispondendo a tono, a quel punto tra i due sarebbe scoppiato un diverbio verbale, tutto in tedesco, il cui contenuto è sfuggito ai presenti, nessuno di loro parlava il tedesco. Per calmare gli animi alla fine sono intervenuti uomini delle forze dell'ordine presenti, i due sono tornati alle proprie auto senza altre conseguenze. L'unica parola accertata da chi ha assistito alla scena sarebbe il “ladro” (?) dato dal giallorosso a Tare. Tutto è finito senza conseguenze, scene tristi che andrebbero evitate.

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Milinkovic lo sfata tabù ha messo il Milan nel mirino

E’ uomo-derby, da agosto pure anti-Juve, adesso sotto col Milan. Insieme al Napoli, è l’ultima big imbattuta da quando Milinkovic è sbarcato in Italia. Ora è lui amuleto e pozione anti-tabù con questa maglia. Più la Lazio è giù, più la tira su. Anche per questo lo scaramantico Lotito non l’ha mandato per 50 milioni all’Inter o a Torino. Perché Inzaghi non può più rinunciare a questo cecchino. Spara ancora, Sergej. Con l’ultima fucilata ha ucciso un Chievo vivace, dopo la sosta all’Olimpico arriva un Milan forte e audace. Una diretta concorrente per la Champions, che l’anno scorso a marzo (dopo la vittoria dell’andata) strappò in extremis il pari con Suso. Milinkovic non può aver dimenticato la sua macchia, perse una palla a centrocampo che annullò quasi allo scadere il vantaggio del rigore di Biglia. Non ripeterà un simile errore, ormai ne va del suo onore. Anche perché adesso c’è un’altra motivazione in serbo, Milinkovic non è più un campioncino acerbo. Dopo le polemiche scatenatesi nei giorni scorsi per una possibile convocazione del Montenegro, Sergej sente questa rivelazione del suo ex allenatore dell’Under 21 Petkovic e ritorna allegro: «Il Ct Muslin ha sottolineato che le porte della Nazionale sono aperte a tutti, si porterà Milinkovic direttamente al mondiale in Russia per vincere». Insomma, basta continuare così, basta pedalare e correre.

RECUPERO Accelera a Formello, Milinkovic. Era affaticato, da ieri può già considerarsi recuperato. Una tempo qualcuno lo riteneva troppo lento, adesso il suo passo è accelerato. Incredibile la sua crescita a due anni da quando si presentò con un bacione di Giuda a Firenze: da allora 17 volte il suo nome sul tabellino, tra campionato e Coppa Italia, trasformate in 16 vittorie e un passaggio del turno con questa maglia. Nel 2015, 5,2 milioni più le commissioni al procuratore Kezman, fondamentale proprio per la mancata firma di Sergej coi viola e per il rinnovo sino al 2022. Ma in Belgio assicurano che quest’estate sarebbero arrivati al Genk altri 10 milioni di bonus dopo la sua esplosione. Nulla in confronto a quanto Lotito un giorno potrà ricavare quando arriverà la definitiva consacrazione. Intanto ogni colpo di Milinkovic già oggi vale un tesoro: quando segna, la Lazio vince sempre e parte il coro. Sergej fondamentale anche quando non fa un capolavoro: top player nei passaggi (51 su 65), nei tocchi (84) e ovviamente nei duelli aerei (3), anche a Verona questo gigante serbo senza nei.

FORMAZIONE Ancora non ci sarà Nani (ieri comunque 40 minuti di corsa coi compagni) titolare sulla trequarti, dovrà pensarci Milinkovic a far male al Milan e a riunire i reparti. Inzaghi spera in un altro suo gol d’ esterno per scatenare l’inferno. D’altronde, con Simoncino in panchina, otto sue reti corrispondono a otto vittorie (sette, più il centro per la finale dell’ultima Coppa Italia persa), inutile piangersi addosso per l’assenza di Felipe. Nel 3-5-2 Sergej in avanti rimette le ali e fa passare tutti i mali. In 40mila (al momento 11mila abbonati, 15mila biglietti venduti e 2mila ospiti) con lui vogliono alzare i boccali.

Il Messaggero – Alberto Abbate 

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Keita-Lazio, le ipotesi in vista del ritiro: si rischia un secondo caso Pandev

Telenovela Keita. Un po’ come successo con Pandev 8 anni fa. Anche allora come oggi una Supercoppa all’orizzonte e un caso spinoso da risolvere. Un accordo sembra sempre più lontano e il rischio è quello che il senegalese rimanga alla Lazio senza rinnovo. Il 9 luglio inizierà il ritiro di Auronzo, quindi a fine giugno partiranno le lettere di convocazione per i giocatori. Secondo la consueta rassegna stampa di Radiosei Keita verrà chiamato per le visite mediche, ma per il ritiro è ancora tutto da vedere. Tra le ipotesi c’è l’esclusione, anche se la società in questo senso non ha ancora fatto trapelare nulla. Se l’attaccante rimarrà a Formello si allenerà con coloro che non rientrano nei piani, ovviamente garantendo uno staff per il lavoro quotidiano. Un anno fa Keita si autoescluse, quest’anno sarà la Lazio a decidere. Lotito è furioso visto che il giocatore ha rifiutato il Milan e altre 3-4 offerte (secondo quanto affermato dalla società, ndr). Pensa che ci sia un accordo con la Juventus e che il ragazzo faccia da sponda: in questo modo i bianconeri ad agosto potranno formulare offerte al ribasso. Il botta e risposta tra Tare e Calenda è il sintomo di una tensione molto alta, che rende molto difficile trovare una base di accordo. A settembre Lotito ha acconsentito al ritorno in squadra del senegalese (su pressione di Inzaghi), ma oggi con tutta probabilità si comporterà diversamente. Il sostituto è già stato individuato nel Papu Gomez: con il sì dell’argentino anche il dopo Keita sarebbe già una realtà.lalaziosiamonoi.it

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Lotito non molla l’osso: per Keita offerta da 1,5 milioni l’anno

“Pensiero Stupendo”: rinnovare il contratto di Keita Balde Diao. Come scrive Il Messaggero, Claudio Lotito starebbe pensando all'offerta quasi irrinunciabile per trattenere l'esterno. Segnati 14 gol in stagione come Mbappé del Monaco, il senegalese è anche nella top Under 23 d'Europa. Mentre Inzaghi ribadiva nel dopo Lazio-Samp l'avvenuta maturazione del ragazzo, «Continuità, determinazione e professionalità tutto l'anno… I risultati si vedono! Grande soddisfazione per tutto il team Keita Balde Diao», ieri l'esterno era a Barcellona per festeggiare un altro gol insieme a Tounkara: «Sto offrendo il pranzo a tutti», rivela fra un sorriso e un altro con un video a tavola in un ristorante della capitale catalana. Keita al momento è il bomber della rosa con 29 centri, superato Felipe a quota 26, uno in più di Immobile, però con solo anno di Lazio alle spalle. Il presidente della Lazio ci proverà, presto, molto presto. La bozza del rinnovo partirebbe da un compenso annuale di 1,5 milioni a stagione, impossibile dire come finirà, anche perché sul piatto ci sarebbero già proposte da 2,2 milioni. Il ds del Milan Mirabelli offrirebbe Lapadula più conguaglio, la Juventus potrebbe inserire nella trattativa Pjaca mentre il Napoli in passato avrebbe tentato con le contropartite Zapata e Giaccherini: offerte mai prese in considerazione a Villa San Sebastiano. Nonostante la scadenza a giugno 2018, Lotito continua a chiedere cash da 30-35 milioni.

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Tutti ‘pazzi’ per Inzaghi: il rinnovo vale solo con l’accesso diretto all’Europa

Che l'anno prossimo Simone Inzaghi sieda ancora sulla panchina della Lazio non dovrebbero esserci dubbi, ma l'operato del tecnico non piace solo a Lotito e Tare. Secondo Il Corriere dello Sport infatti, anche il West Ham vorrebbe l'allenatore piacentino a guida dei suoi giocatori. Secondo Piazza Indipendenza, i londinesi offrirebbero addirittura un quinquennale per fargli prendere le redini del croato Bilic, destinato a lasciare la capitale inglese. Prima del Wset Ham anche il Villareal si era informato sul successore di Pioli, contattando quello che era il suo agente da calciatore, Tullio Tinti. In casa Lazio sono tranquilli, Inzaghi resterà a Roma anche se spunta un particolare sul rinnovo automatico al 2019: la clausola nel contratto scatterebbe solo nel caso in cui la Lazio centrasse la qualificazione all'Europa League senza passare dai turni preliminari, quindi arrivando quarta o quinta, ovvero vincendo la Coppa Italia.

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Tare a colloquio con de Vrij: l’ipotesi rinnovo resta però lontana

Igli Tare non ha perso la speranza. Ieri il ds della Lazio, a margine dell'amichevole col Bayer Leverkusen, si è intrattenuto a lungo con Stefan de Vrij. L'olandese infatti, come Keita, è in scadenza di contratto 2018, al momento sull'ex Feyenoord sembra esserci uno stallo assoluto ma l'uomo mercato di Lotito non demorde: vuole tentarle tutte per convincere l'oranje a prolungare il suo rapporto almeno fino al 2020. Queste le cifre, secondo Il Messaggero: due milioni netti a stagione con clausola a 25-30 milioni. Da convince re soprattutto la scuderia che cura gli interessi del calciatore, l'agenzia Seg infatti finora non ha mostrato tentennamenti nell'intento di portarlo direttamente a scadenza a giugno. Al momento su de Vrij non si registrano offerte concrete meno che mai da 25 milioni come vorrebbe il presidente della Lazio. Come per il senegalese, il destino del numero 3 è legato alla volontà del calciatore con i biancocelesti costretti a fare da spettatori.