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CALCIOMERCATO

Tabata si propone: “Mi piacerebbe giocare nella Lazio. Immobile? Potremmo essere un bel duo…”

La Lazio guarda al futuro, il mercato di gennaio di avvicina e Tare sta monitorando le sue piste di mercato. Fra queste Bruno Tabata, ala destra classe '97 del Portimonense, squadra della Serie A portoghese. Mancino, robusto fisicamente, è in crescita costante. "La Lazio è un club enorme, per me sarebbe un piacere giocare lì – ha dichiarato in un'intervista al Corriere dello Sport – al momento però nulla di concreto". Poi sul connazionale Lucas Leiva: "E' un grande giocatore, ha fatto un' ottima carriera partendo dal Gremio affermandosi poi in Europa. Immobile? E' un goleador nato. Chi lo sa, forse un giorno formeremo un duo?".

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DICHIARAZIONI

Nesta: “Nel 2011 potevo tornare ma la Lazio non aveva molta voglia di riprendermi…”

«La società voleva vendermi, me lo avevano detto e ripetuto; io volevo rimanere. E poi in quel periodo si parlava di tutto meno che di calcio: non prendevamo gli stipendi da sette mesi, ero capitano, i compagni venivano da me a lamentarsi. Così contro la Roma non ci ho capito nulla. Nell’intervallo ho detto: mi vogliono vendere? Allora mando tutto a quel paese. E sono uscito. Ho sbagliato, non lo rifarei». Ma a Roma sarebbe potuto tornare anche da calciatore nel suo ultimo anno milanese, stagione 2011-2012: «Se n’è parlato per un paio di giorni, poi il Milan ha preferito che rimanessi là e la Lazio non aveva tanta voglia di riprendermi». Così Alessandro Nesta, come riporta Il Corriere della Sera, ricorda la stracittadina del 10 marzo 2002 nella quale il numero 13 lasciò i compagni a metà gara, la squadra a cui Sergio Cragnotti aveva sostanzialmente venduto il centrale era la Juventus. L'attuale tecnico del Perugia replica così quando gli chiedono di un un futuro sulla panchina ora occupata da Simone Inzaghi: “Vorrebbe dire che ho compiuto un percorso importante: è un traguardo. Inzaghi è bravissimo, la squadra è più o meno quella dello scorso anno: andare in Champions non è facile, ma possono riuscirci». 

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De Vrij: “Rigore contro l’Inter? Con la lazio ho dato il massimo fino alla fine…”

Ventisei anni compiuti il 5 febbraio, Stefan de Vrij ha lasciato la Lazio la scorsa estate a parametro zero dopo 4 anni. Nell'intervista concessa al Corriere dello Sport il difensore parla della sua prima squadra italiana e del suo addio che ha fatto storcere il naso ai tifosi. “Le parole belle spese su Spalletti? Quando ho parlato con lui e il club ho capito quanto fortemente mi volessero. Per me è stato importante farmi sentire così importante”, scrive Andrea Ramazzotti, che per Piazza Indipendenza segue i nerazzurri. Sul quadrienno a Formello queste le dichiarazioni: “Una bellissima esperienza, sono cresciuto tantissimo e ho molti amici che sento ancora. Ho ricordi indelebili di notti fantastiche all'Olimpico, penso alla Supercoppa Italiana vinta contro la Juve, i derby vinti, la vittoria a Napoli che ci portò ai preliminari di Champions”. L'ex Feyenoord ha avuto un ottimo rapporto con Simone Inzaghi: “Mi piace, sa gestire bene il gruppo, crea l'atmosfera giusta dove tutti lottano per gli altri. E' serio in allenamento ma fa anche battute simpatiche”. L'oranje è stato accusato per il rigore causato contro l'Inter nello spareggio del 20 maggio, questa la sua replica. “Nessuno mi ha detto nulla, anche perché nel secondo tempo giocavamo molto vicini alla nostra porta e la loro punta era Icardi. Volevo recuperare dopo l'assist era Eder, ho provato a intercettare la palla diretta ad Icardi, sono entrato in scivolata e sono arrivato a tanto così (mima la distanza con le dita, ndr) dal prenderla. Se ci fossi riuscito tutti avrebbero parlato di un grande intervento… Contro l'Inter mi sono comportato come un vero professionista, se avessi voluto favorirli avrei aspettato l'ultima giornata? A tre gare dalla fine ho segnato e contro il Crotone ho salvato un gol sulla linea”.

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Tor di Valle, lo stadio che non c’è: 2083 giorni dopo è tutto fermo

«It’s a big day today». Erano le 11.43 local time (le 17.43 in Italia), c’era un bel sole a Orlando, in Florida, il giovane e rampante costruttore romano indossava il vestito delle grandi occasioni, il manager americano re dei fondi speculativi grandi occhiali scuri e una camicia senza cravatta. Entrambi sfoderavano il loro migliore sorriso. Era il 30 dicembre 2012. «Un grande giorno», in cui Luca Parnasi sentì che sarebbe diventato un palazzinaro più famoso del padre, e James Pallotta si convinse di aver fatto l’affare della vita: quattro mesi prima era diventato presidente di un club di calcio con un grande nome ma poco valore; un paio d’anni dopo, tre al massimo, l’avrebbe rivenduta con un grande stadio per tanti soldi.

INDIETRO NEL TEMPO Sono passati quasi sei anni dalla firma dell’accordo tra Parnasi e Pallotta, il primo atto del progetto «stadio della Roma». A rileggerle oggi, le cronache degli inviati in Florida fanno sorridere di tenerezza. Le fragorose risate, le gote paffute degli americani che svernano al sole della Florida, gli applausi e il brindisi di rito. Al nuovo anno, al nuovo stadio, alla Storia. Poveri ingenui. Come Monica Vitti, quella (strepitosa) del Dramma della gelosia, così ottimista da credere di poter imparare l’inglese con le audiocassette: «What a lovely day today». Già, allora sembrava tutto così lovely. E facile. Almeno, non maledettamente complicato come si è rivelato. Col passare dei mesi, poi degli anni, questo stadio è diventato un Everest. Da quel 30 dicembre 2012, sono trascorsi 2.083 giorni. Roma ha avuto tre sindaci di tre aree politiche diverse e un commissario nominato dal governo. Eppure, il progetto non ha ancora concluso il proprio iter burocratico. È passato attraverso due delibere dell’assemblea capitolina sulla pubblica utilità e altrettante Conferenze di servizi in Regione, ma non ha ancora ottenuto la variante al piano regolatore, condizione necessaria perché si possano concedere gli appalti e posare la prima pietra. Il progetto è stato concepito con Alemanno, che è passato in fretta, sottoposto una prima volta a Marino, rimasto congelato con Tronca, e sottoposto in una nuova versione alla Raggi. Le sue cubature sono aumentate e diminuite come sulle montagne russe. L’area di Tor di Valle, scelta dopo una lunga selezione, ha subito ogni tipo di contestazione: dai residenti, dagli ambientalisti, dagli assessori. Prima per il rischio idrogeologico del Tevere, poi per la tutela architettonica della tribuna del vecchio ippodromo, infine per i rischi di mandare in tilt la viabilità del quadrante. Clamorosa la battaglia di Berdini, architetto e alfiere dell’ala più movimentista dei grillini che ha provato in tutti i modi a bocciare il progetto finché la Raggi non l’ha messo alla porta, rimpiazzato con il più docile Montuori. In questi anni, dalle carte entrate e uscite dagli uffici comunali sono apparsi e spariti parchi, ponti, stazioni della metropolitana. I grattacieli di ultima generazione sono diventati palazzine dozzinali. Le opere pubbliche sono state sforbiciate senza pietà.

TRAGUARDO Il progetto ha resistito a Mafia Capitale e stava lentamente arrivando al traguardo. Prima dell’estate il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare la variante al piano regolatore e il testo della convenzione urbanistica, ultimi atti d’un certo peso prima del via libera a costruire. Forse il dossier Tor di Valle avrebbe visto la luce, seppure nella forma riveduta e corretta (in peggio) voluta dalla Raggi, ma l’inchiesta Rinascimento – ribattezzata Stadio Capitale – l’ha travolta. Parnasi e i suoi collaboratori arrestati per associazione a delinquere e corruzione, nei guai il factotum del M5S Lanzalone, nel frattempo promosso alla guida di Acea, un ex assessore regionale, un consigliere, una decina di soggetti tra politici locali, funzionari, dirigenti ministeriali, intermediari, tutti indagati. Una frana che non ha travolto lo stadio, ma tutto quello che si muoveva intorno. Il titolare dell’inchiesta, il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, ha più volte garantito anche pubblicamente sulla «legittimità degli atti». Il club giallorosso, parte lesa nella vicenda, ha subito chiesto che l’iter ripartisse. «È nostro diritto». Ma dal 13 giugno, giorno degli arresti, la macchina non si è più mossa. Il sindaco Raggi ha dapprima annunciato una «due diligence» degli uffici comunali su tutti gli atti, poi ha vagheggiato la richiesta d’un parere del Politecnico di Torino sull’affidabilità dei flussi di traffico, commissionati dallo stesso Comune, in base ai quali un solo nuovo ponte (e non due, come prevedeva il progetto approvato da Marino) basterebbe a smaltire il traffico dell’area. Del primo atto si sono perse le tracce. Del secondo, come rivelato ieri da Il Tempo, sembrerebbe che nessuna consulenza sia stata commissionata, un po’ per la difficoltà di chiedere un parere su un progetto già approvato, un po’ per l’imbarazzo di essere smentiti. Così da 92 giorni il dossier Tor di Valle è fermo. E la pazienza di Pallotta si sta esaurendo. Il presidente della Roma l’ha detto in tutte le salse: «Se bloccano lo stadio me ne vado». Lui e i soci, che in questa operazione hanno già investito un centinaio di milioni, continuano a impegnarsi: ora pare siano disposti a rilevare la parte di Parnasi diventando di fatto i soli titolari del progetto. La nuova dead line concessa al Comune è il 30 dicembre: la Roma s’aspetta di festeggiare il Capodanno almeno con la variante urbanistica. In fondo saranno passati solo sei anni.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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Correa-Luis Alberto: presto una Lazio con due trequartisti?

Un duello a colpi di assist e magie. Luis e Joaquín, la battaglia è appena cominciata. Chi sarà più convincente e meriterà, avrà la responsabilità della trequarti, subito dietro Immobile. Luis Alberto parte favorito, è lui il titolare indiscusso e sarà così anche ad Empoli, ma deve stare attento perché dietro il giovane Correa, al di là dei 19 milioni di euro spesi, scalpita ed è desideroso di far vedere quanto vale. A visionar tutto c'è Inzaghi che, quando deve fare delle scelte, non guarda in faccia nessuno. Una scoppiettante e sana competizione interna, ma al tempo stesso spietata, e non potrebbe essere altrimenti. Nelle squadre che ambiscono a traguardi importanti, di duelli del genere ce ne sono in ogni reparto. A beneficiarne sarà la Lazio perché i due, in allenamento e in partita, cercheranno di mettersi in evidenza. E qualcosa, riguardo a questa piccola rivalità, già si intravede nel lavoro quotidiano, con lo spagnolo che spesso risponde ai guizzi del compagno di nazionalità argentina. E per l'allenatore, i compagni e i vari membri dello staff è un bel vedere, come è capitato in un paio di partitelle a Formello prima della gara col Frosinone, tra colpi di tacco, dribbling, assist e gol di pregevole fattura. Tra i due chi è un po' sotto pressione e per certi versi deve correre di più è lo spagnolo che non ha cominciato la stagione ai suoi livelli. Nonostante le prove opache con Napoli e Juventus, l'allenatore ha continuato a dare fiducia a Luis e qualche risultato si è intravisto col Frosinone. La bella rete che ha sbloccato la partita e alla fine è risultata decisiva ne è la dimostrazione, ma l'ex Liverpool ancora non è al massimo, anche per via del brutto infortunio muscolare avuto sul finire della passata stagione. La strada da fare è tanta, lui stesso l'ha ammesso. La gara di domenica è un test probante perché Correa in allenamento sta facendo bene e, forse, anche per via della squalifica in Europa League, meriterebbe un'opportunità. Il rapporto tra i due è splendido, la concorrenza, poi, aiuta a fare meglio e, di solito, riesce a tirar fuori il meglio da ogni giocatore, soprattutto dal punto di vista
caratteriale. 
INSIEME PERCHÉ NO?
Al momento Inzaghi, per il modulo che adotta, prevede un solo fantasista dietro all'unica punta, ma non è escluso in futuro che ci possa essere una revisione e modificare lo schieramento biancoceleste con un assetto più aggressivo e di qualità, con i due fantasisti dietro al centravanti. D'altronde, proprio sul finire della settimana scorsa, il tecnico ha provato lo spagnolo come mezzala e l'ex del Siviglia trequartista, ma erano più prove dettate dalle assenze che esperimenti veri e propri. Una soluzione però che affascina e non è tanto campata in aria, anche perché, qualità di entrambi a parte, Luis Alberto ha l'ultimo tocco illuminante e facilità d'inserirsi, mentre l'altro ha fisicità, cambio di passo e agilità nel saltare l'uomo. Pure insieme, insomma, promettono scintille, ma al momento sono l'uno contro l'altro. E per Inzaghi scegliere ogni volta non sarà facile. Ma anche e soprattutto da questo si vede la crescita e la forza di una squadra. 

Fonte: Il Messaggero
 

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FORMELLO

FORMELLO – Immobile e Milinkovic in gruppo, tattica per i giocatori offensivi nel pomeriggio. Berisha out (VIDEO)

FORMELLO – Doppia seduta quest'oggi per la Lazio: se in mattinata mister Inzaghi ha dato spazio ai difensori, nel pomeriggio sono scesi in campo a Formello i centrocampisti e gli attaccanti. Consueto allenamento tattico per i biancocelesti, protagonisti in chiusura di una partitella. L'allenatore piacentino ha avuto modo di riabbracciare i lazionali rientrati dai rispettivi impegni: Milinkovic, Immobile, Strakosha e Murgia, ieri in gol con la Nazionale Under-21 e tornato regolarmente in campo così come Bastos. 

 

GLI ASSENTI – Non si è visto Badelj, di ritorno dalle gare con la Croazia: il centrocampista prenderà parte agli allenamenti a partire da domani. Berisha invece, dopo la lesione di secondo grado rimediata ad Auronzo di Cadore, continua ad allenarsi gradualmente in palestra e corre verso il recupero: il rientro in gruppo è previsto entro fine settimana.

 

 

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SERIE A

Fascia Astori, la Lega concede deroga alla Fiorentina

La Lega ha concesso una deroga speciale alla Fiorentina in merito alla fascia da capitano commemorativa per Astori. Il capitano della squadra viola potrà pertanto continuare a indossare sul braccio una fascia personalizzata, nonostante il divieto del regolamento FIGC in vigore.

goal.com

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STATISTICHE

Immobile, Empoli fa rima con gol

Un solo gol all'attivo contro il Napoli, la voglia di ritrovare il sorriso dopo la parentesi nera con la Nazionale, il gol per festeggiare al meglio il rinnovo contrattuale che sta per firmare ed una particolare predisposizione: far male all'Empoli. Ciro Immobile contro una delle sue vittime preferite. Dopo le delusioni con l'Italia, spiega Il Messaggero, il centravanti della Lazio troverà l'Empoli in campionato. 4 gol in altrettanti confronti coi toscani. Il capocannoniere del campionato scorso insegue quota 100 gol in Serie A e si passa anche dalla sfida ai toscani.

 

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CALCIOMERCATO

Radu, l’agente sul rinnovo: “Non è una questione urgente”

 

 

“Sono le prime partite, bisogna dare tempo a Mancini. La Nazionale non può essere giudicata subito, c’erano dei problemi prima e ci saranno anche adesso. Le colpe non erano di Ventura e non saranno di Mancini”. Cosi a TuttoMercatoWeb l’agente Matteo Materazzi.

Alla Juve, per ora, CR7 non ingrana…
“Non è semplice. È arrivato dopo. Ci vuole pazienza. Ma non può essere messo in discussione. Anche dall’Inter ci si aspettava un grande inizio. Sia CR7 che i nerazzurri torneranno al top”.

Marchetti e i cinque gol contro il Sassuolo: voci su un possibile avvicendamento tra i pali del Genoa…
“Decide Ballardini. Federico è un ragazzo eccezionale, si sta impegnando e sta lavorando. Tornerà ad altissimi livelli. Si è sempre allenato bene. Quando subisci cinque gol è difficile anche per un portiere, vuol dire che gli avversari hanno tirato tanto in porta. Federico è andato in calo come tutti. Non si può giudicare un calciatore per una partita. Va visto tutto il percorso. Poi l’allenatore lo vede tutti i giorni e sa come deve comportarsi. Ma sono certo che Federico possa fare un grande campionato”.

Kragl rinnova a Foggia?
“C’è la volontà di fare bene a Foggia. È stato un colpo di Nember, che lo ha voluto fortemente. Ha fatto benissimo, va dato merito al Direttore. Kragl è un giocatore di livello”.

Radu?
“Sta benissimo alla Lazio. È un giocatore importante per la squadra e l’allenatore. Continuerà a fare bene come ha sempre fatto”.

Il rinnovo una possibilità?
“C’è fiducia nella società. Non è una questione urgente. Vedremo”.

Mercato estivo 2018: la sorpresa su cui punta?
“Correa. È maturato. La Lazio lo ha pagato tanto, Tare ci ha abituati a grandi sorprese. Correa farà la differenza”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Crisi Italia, Rambaudi denuncia: “Chi insegna calcio non lo conosce, va avanti chi ha lo sponsor…” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a 'NMM': "Ieri l'Under 21, nonostante la vittoria, è andata male. Soprattutto nel secondo tempo, quando ha vinto la partita in pieno recupero. La mentalità italiana implica una bassa attenzione quando non c'è la posta in palio. Ora a giugno ci saranno gli Europei e sarà un problema arrivarci solo attraverso le amichevoli. Vanno affrontate in modo diverso, non puoi fare sette cambi, rallenti tutto. La crisi è generale, chi insegna calcio spesso non sa farlo. Insegnare la tecnica o marcare è fondamentale.  Siamo sempre alle solite, in Italia allena l'amico dell'amico, chi paga, chi ha lo sponsor. Questa è la verità, è mortificante. Troppi allenatori, troppi dirigenti e pochi che sanno di calcio"