Domani in Bosnia gli azzurri hanno un'occasione storica: l'ingresso nella Final Four della Nations League contro Francia, probabilmente Belgio e una tra Germania e Spagna che segnerebbe il ritorno ufficiale della Nazionale nell'olimpo del calcio. E Mancini diventerebbe più che mai l'uomo della ricostruzione dalle ceneri del 2017.
A Sarajevo andrei anche a piedi, confessava ieri il desideratissimo ct. La Figc punta a un progetto almeno fino all'Europeo 2024, grazie al rinnovo dell'attuale contratto, in scadenza dopo il Mondiale qatariota del 2022: la scia dei due ct più longevi, Pozzo (95 presenze) e Bearzot (88, più 16 inbinomio con Bernardini), sarebbe la stella polare. Non vogliono perdere Mancini i calciatori, che nel suo gioco codificato si divertono e vincono. I tifosi sono contenti di una squadra veloce e tecnica, a tratti sopraffina. Non è un caso che il mercato di Mancini si sia allargato: dopo i sondaggi dell'estate scorsa della Juventus (poi non se ne fece nulla), tocca adesso alla Premier League, in testa il Manchester United, suo avversario nel derby ai tempi del titolo con il City.
Che cosa desideri il diretto interessato lo si scoprirà presto, se il presidente federale Gravina (oggi a Nyon dal presidente dell'Uefa Ceferin anche per il salary cap) darà il via ai colloqui per estendere il contratto del commissario tecnico, che nel 2019, dopo la qualificazione all'Europeo, si era automaticamente rinnovato a 2 milioni di euro l'anno. Per ora Mancini ha un obiettivo immediato: domani l'ultima partita del 2020, quella appunto del possibile ritorno tra le elette, vorrebbe viverla in panchina e non in clausura a casa per coronavirus ad aspettare il tampone negativo. Ma anche se non dovesse salire stamattina sul charter della squadra, né domani sul volo di linea con scalo a Istanbul, nessuno gli potrebbe comunque mai togliere il titolo di protagonista della scalata degli azzurri.
L'attuale vertice federale è pronto ad accelerare: anche se le elezioni per la presidenza della Figc sono fissate per metà marzo e non è possibile qualsiasi accordo prima che il duello al voto tra Gravina e il rivale Cosimo Sibilia abbia un vincitore, l'idillio in corso è ideale per avviare la pratica. Mancini è rimasto sorpreso, non certo spiacevolmente, dalle parole del presidente in carica, durantel a visita al Core, il centro oncoematologico di Reggio Emilia: qualche ora prima del magnifico 2-0 alla Polonia annichilita (il Pallone d'oro virtuale Lewandowski, deluso, ha minato la panchina del ct Brzeczek, lasciando intendere che non ha saputo preparare la partita), Gravina ha aperto a «un progetto oltre il Mondiale: i nostri progetti richiedono più tempo». Il ct non fa finta di niente: la trattativa è di fatto già sbloccata e di sicuro a lui, pur stuzzicato dall'idea di tornare in un club, non dispiacerebbe proseguire un'esperienza che sta diventando anche un ambizioso prototipo tattico mondiale. L'offensivismo ha fruttato il ventunesimo risultato utile consecutivo: in poco più di 2 anni 16 vittorie, 5 pareggi, 56 gol fatti e solo 7 subiti, il lancio di talenti come Barella e adesso Locatelli e Bastoni. I 4 eroi della galleria dei ct vinsero il titolo a 48 e 52 anni (Pozzo), 49 (Valcareggi), 55 (Bearzot)e 58 (Lippi). Mancini ne farà 56 tra 10 giorni. Lo aspettano l'Europeo nel 2021 e sperabilmente il Mondiale nel 2022. Ma Gravina dice che l'orizzonte è più lontano.
la Repubblica