Categorie
RADIOSEI

Arrivano le conferme mediche: insufficienza cardiaca acuta la causa della morte di Maradona

BUENOS AIRES (Argentina) – Diego Armando Maradona è morto per un'insufficienza cardiaca acuta provocata da un edema polmonare acuto. Queste le cause del decesso della leggenda di Barcellona e Napoli, svelate dal quotidiano argentino "La Nacion". Il giornale ha riferito l'esito preliminare dell'autopsia effettuata presso l'ospedale San Fernando di Buenos Aires. Maradona è morto attorno alle 12 (orario in Argentina) all'età di 60 anni.

Corrieredellosport.it

Categorie
ALTRE

Indagine della Finanza: tangente per Tor di Valle nell’affare Coric alla Roma?

C’è una brutta storia che riguarda un’operazione di mercato che si è rivelata un flop e che oggi è finita nella lente di ingrandimento della Guardia di Finanza. Il 10 giugno 2018 la Roma ha ufficializzato l’acquisto di Ante Coric, 21 anni all’epoca, centrocampista emergente della Dinamo Zagabria, pagato otto milioni. Era stato presentato come il nuovo Modric, ha vestito la maglia giallorossa solo tre volte, per complessivi 48 minuti. Pochi dei quali proprio contro il Real Madrid, proprio di Modric. Lo scorso anno ha giocato in prestito all’Almeria, seconda divisione spagnola e quest’anno è finito al VVV-Venlo, massimo campionato olandese, due sole presenze senza lasciare traccia. Sempre in prestito dalla Roma, alla quale è legato da un contratto che scade nel 2023. Sul suo acquisto indagano la Finanza e due Procure, quella di Roma e quella di Zagabria, come ha anticipato La Repubblica. Secondo la ricostruzione degli investigatori dentro il prezzo pagato per Coric ci sarebbero soldi che dovevano servire a facilitare l’approvazione del progetto dello stadio di Tor di Valle. L’agente che ha gestito l’operazione con la Roma si chiama Giuseppe Cionci, personaggio vicino a Zingaretti, socio della Cornersport Management con Pietro Leonardi, ex dirigente sportivo inibito, poi squalificato, dopo i fallimenti del Parma e del Latina. Secondo le indiscrezioni che circolavano ai tempi dell’acquisto le commissioni sarebbero salite a due milioni, di cui uno da destinare a Cionci. Il quale, dopo aver incassato la metà, lo scorso anno ha rivendicato il pagamento della seconda rata, ma Fienga, appena nominato amministratore delegato da Pallotta, appellandosi al contratto, gli fece notare che non aveva più nulla a pretendere.  

MONCHI ALL’OSCURO. Che l’operazione puzzasse di bruciato si era capito quasi subito. L'agenzia all’epoca aveva la sede in uno dei tanti paradisi fiscali sparsi per il mondo. L’operazione fu condotta da Monchi, all’epoca direttore sportivo con ampia autonomia di movimento. Il dirigente spagnolo appena arrivato era all’oscuro di tutto e non aveva la minima idea di cosa ci fosse sotto. Solo la scelta tecnica di Coric era stata sua, Monchi ha sempre rivendicato con lealtà le decisioni prese nel breve periodo in cui è rimasto alla Roma. Coric è stato offerto, valutato e acquistato e Monchi ha avuto contatti con Cionci. I giovani che escono dalla Dinamo Zagabria restano comunque legati all’influentissimo presidente del club, ma l’altro elemento poco chiaro riguarda la procura di Coric, che è finita alla Caa Base Ltd, importante agenzia che fa capo a Frank Trimboli, manager italiano da tanti anni operativo a Londra, già in passato in affari con la Roma.  
 
I FINANZIERI IN SEDE. La società giallorossa non commenta l’inchiesta e nella vicenda sembra essere la parte lesa, per aver pagato una cifra fuori mercato per un giocatore rivelatosi mediocre. Coric resta un tesserato della Roma per altri tre anni. Nel settembre 2019 la Guardia di Finanza ha fatto visita alla sede della società in viale Tolstoj con un ordine europeo di indagine dell’ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata della procura della Repubblica di Zagabria. I magistrati croati erano interessati ai documenti dell’affare Coric-Roma e all’intermediario di quell’affare che i dirigenti hanno confermano essere Giuseppe Cionci. La notifica l’ha ricevuta l’allora vice-presidente Mauro Baldissoni. Che aveva firmato l’accordo con la Dinamo Zagabria per l’acquisto del giocatore e ha indicato alla Guardia di Finanza che l’intermediario dell’operazione era stato Giuseppe Cionci. Al momento nessun reato è stato ipotizzato e nessuna persona risulta indagata. Resta una storia poco chiara, per la quale gli investigatori vogliono andare fino in fondo.  

Il Corriere dello Sport

Categorie
APPROFONDIMENTI

Maradona: il bambino infinito che veniva amato perché sbagliava…

I cinici adesso diranno che non poteva che finire così. Ma non è giusto comunque. Diego Maradona è stato il bambino infinito a cui bastava una palla per far innamorare il mondo, e l'uomo a cui non è bastato pensare con i piedi. La morte lo ha sorpreso quando già non era più vivo: affaticato,stremato, gonfio. Come può esserlo solo chi ha attraversato fango, splendori, bassezze e lusso. No, Diego non morirà mai per davvero. Anche se si era sepolto da solo quando aveva smesso di giocare, arrampicandosi sfatto e pesante sugli specchi della propria carriera. Oggi diventa ufficialmente un mito, 36 anni dopo il suo primo gol con la maglia del Napoli, 34 annidopo aver vinto il titolo mondiale con la sua nazionale, 29 anni dopo la prima squalifica per doping e26 anni dopo l'ultima, 24 anni dopo l'ultima rete su azione, 23 stagioni dopo l'ultima partitaufficiale di una carriera chiusa con 353 gol, solo 6 con il destro, uno con la mano. In Argentina, aNapoli, ovunque: per chi lo ha visto zampettare sull'erba come nessun altro, Maradona resta unsimbolo, l'icona del genio maledetto, baciato dal talento ma non abbastanza per evitare di accartocciarsi la vita e buttarla nel cestino. Diego si è fatto amare perché non ha solo giocato a calcio, ma perché per anni è stato il calcio. Ha sparso generosità, ha visto scudetti e manette. Ma alla gente è sempre stato simpatico perché è caduto e si è rialzato. O forse solo perché si è rotolato nel vizio senza mai dare la colpa ad altri. Oggi ammiriamo i buoni e invidiamo i belli. Ma sono i cattivi che ci mancano. Sono quelli che non stanno alle regole del gioco che ci affascinano, perché ci fanno sentire migliori di loro, perché hanno bisogno del nostro perdono, perché sono per sempre nelle nostre mani: abbiamo il potere di assolverli o condannarli senza che nessuno possa dire che ci sbagliamo. Specie di fronte a un divo che non è un eroe da portare ad esempio ma un uomo con le nostre piccolezze, anzi molte di più. Ecco perché abbiamo sempre pensato a quanto sia stato squallido e bugiardo Maradona, ma anche meraviglioso perché accarezzava i compagni e si faceva carico delle loro debolezze. Era ricco pur vivendo di eccessi da straccione, gioioso come nessun altro quando palleggiava con un'arancia davanti alla folla in delirio, lui che diceva di aver letto tutte le poesie di Borges ma, così su due piedi,di non ricordarsene nemmeno una. Abbiamo amato intensamente Maradona perché segnava, cantava e ballava, perché non diceva mai di no, attratto com' era da ogni attimo di vita, balordo e ingordo al punto da voler annusare tutto e tutti. Piaceva perché era un uomo sbagliato, inadeguato negli affetti, osannato nei vicoli. Quelli dove vivevano coloro che lo avevano adottato, e quelli dove era nato lui e che non ha mai dimenticato. Alla fine era rimasto un'ombra, un vagone che arrancava, la caricatura di se stesso dopo aver vissuto senza tattica e senza ordini ai quali poteva e sapeva obbedire, ma ancora carico in faccia di ingenuità, spavalderia, dolore, confusione. Davanti a questo monumento allo spreco, chi ha ancora negli occhi le sue magie col pallone al piede non può provare riconoscenza: quella richiede analisi e giudizio, ha sfumature inevitabili sul piano della dignità. Ma gratitudine, quella sì, gliela deve. E molta. Perché è un sentimento che può essere cieco e scervellato, pura passione. Come lui.

A. C. – Avvenire

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lotito: tre ore da testimone ad Avellino e quel rumore dei nemici nascosti…

 Tre ore in Procura ad Avellino. Da persona informata sui fatti, Lotito passa al contrattacco. Non vedeva l'ora d'essere convocato, non gli era piaciuto come la scorsa settimana il suo responsabile Pulcini era stato messo sotto torchio. Ieri in macchina con la scorta è arrivato un'ora prima all'audizione fissata alle 14.30 col pm D'Onofrio. Da testimone, ovviamente, senza avvocato. L'indagato al momento è solo Taccone, il proprietario dello studio Futura Diagnostica a cui la Lazio affida l'analisi dei propri tamponi ormai da maggio: «Perché proprio ad Avellino? All'epoca non ci stava nessun altro laboratorio privato convenzionato nella Regione Lazio», ribadisce agli inquirenti Lotito. Che chiarisce anche date di allenamenti di giocatori, comunicazioni all'Asl, mail e carte sequestrate a Formello. Prima di far partire il suo sermone spontaneo: «Qualcuno mi vuole incastrare e voi state cadendo come a Napoli nel tranello». Non è la prima volta, già con la telefonata registrata da Iodice era successo. E ormai Lotito è convinto che, contro di lui, ci sia un complotto guidato dai suoi nemici in Lega e Figc con a capo Cairo. Questo però non interessa alla Procura, che mira a scovare qualche eventuale broglio, nonostante i 95 tamponi riprocessati abbiano riabilitato la Lazio, con il solo Strakosha positivo. Nella perizia in realtà ci sono anche altre 18 divergenze rispetto agli esami di Futura Diagnostica, ma non sarebbe interessato nessun altro giocatore (si parla di familiari, Tare e lo staff tecnico), secondo quanto emerso. E oltretutto ieri l'avvocato Massaro ha depositato tre pagine di osservazioni della consulente sul metodo utilizzato (a 96 ore e a 40 cicli di amplificazione rispetto ai 30 del laboratorio) dalla dottoressa Landi al Moscati d'Avellino. 
PORTE GIREVOLI
Come anticipato, il vero caso rimane Strakosha. Dopo più d'un mese, tornerà finalmente fra i pali domenica. Era già negativo al tampone prima dell'ultima trasferta, ma è rimasto a casa per ritrovare la miglior forma. Il suo nome però è ancora sulla bocca della procura Figc (per il suo allenamento pre-Zenit del 3 novembre) dopo l'alternanza di tamponi continua. Questa battaglia e in campo un'altra: Inzaghi ribadisce la sua titolarità, ma Reina coi piedi è diventato sempre più funzionale per il gioco della squadra. Contro l'Udinese Strakosha rientrerà in porta, ma la scelta ora è tutt'altro che definitiva. 
PIANO DT
Intanto in serata era già a Roma, Lotito. Ancora nessun incontro con Peruzzi, che aspetta la sua telefonata per un chiarimento. Inzaghi e Tare spingono, ma spunta pure il piano b nel caso in cui le dimissioni del dt non dovessero rientrare in poco tempo: l'ex Matri, attuale braccio destro del diesse, già lavora dentro, sta studiando anche da club manager e potrebbe ricoprire quel ruolo. Una soluzione che si profilerebbe soltanto però nel caso in cui fosse Peruzzi a dire definitivamente addio, dopo il confronto. 
A. A.- E.B. – Il Messaggero
 

Categorie
ALTRE

Per Maradona minuto di silenzio in Serie A, Champions ed Europa League

Un minuto di silenzio per Diego Armando Maradona sarà osservato stasera e domani prima degli incontri di Champions League e di Europa League. Lo ha deciso l'Uefa. Stesso discorso per le partite di Serie A in programma questo weekend, a seguito della scelta congiunta di Figc e Lega.

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QDL’ – Lotito in Procura ad Avellino, Abbate (Il Messaggero): “Tre ore di interrogatorio, ha chiarito i motivi della scelta di Futura Diagnostica…”

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a 'QDL': "Nel pomeriggio il presidente della Lazio Lotito è stato ascoltato come persona informata sui fatti per tre ore dalla Procura di Avellino. Lotito ha chiarito i motivi per i quali si è rivolto al laboratorio Futura Diagnostica per processare i tamponi del club. Ha ribadito il concetto che c'è nei suoi confronti un complotto aperto nei suoi complotti da parte di alcuni imprenditori del calcio"

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QDL’ – Mattei (RAISPORT): “La Lazio sta tornando ai livelli del pre-lockdown”

STEFANO MATTEI (RAISPORT) in collegamento a 'QDL': "La Lazio sta lievitando dal punto di vista del rendimento, inizia ad avvicinarsi ai livelli del pre-lockdown. Dopo la vittoria convincente di ieri contro lo Zenit, quanto meno avrà a diposizione due risultati su tre nell'ultimo match contro il Bruges. Poi se dovesse vincere a Dortmund sarebbe in corsa per il primo posto. Abbiamo visto ieri la differenza di valori con la Lazio di San Pietroburgo, aver recuperato giocatori importanti è decisivo. Ora in campionato ci sono quattro gare a disposizione per scalare anche la classifica in serie A. Se dovesse fare bottino pieno arriverebbe alle due gare con Milan e Napoli con la possibilità di inviare un segnale importante a tutto il campionato"

Categorie
DICHIARAZIONI

Addio Maradona, Pelé: “Giocheremo a calcio in cielo”

Diego Armando Maradona è morto. E a dire addio al leggendario campione argentino, tra le migliaia di messaggi di cordoglio, ecco arrivare anche quello di un'altra leggenda del calcio mondiale, il brasiliano Pelé. "Che triste notizia. Ho perso un grande amico e il mondo ha perso una leggenda. Ci sarà ancora molto da dire, ma per ora possa Dio dare forza ai membri della famiglia. Un giorno, spero che potremo giocare a pallone insieme nel cielo", il messaggio di Pelé. adnkronos

Categorie
DAL MONDO

Il mondo piange il “Dio del calcio”: addio a Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona è morto a 60 anni. L'ex campione argentino, che era allenatore del Gimnasia, ha avuto una crisi cardiorespitatoria nella sua abitazione a Tigre, nei pressi di Buenos Aires, ed è deceduto poco più tardi, alle 13.02 ora locale, nonostante i soccorsi portati da ben nove ambulanze: i medici hanno tentato di rianimarlo senza successo. Maradona aveva compiuto 60 anni il 30 ottobre e si era sottoposto a un'operazione alla testa il 4 novembre scorso per rimuovere un ematoma subdurale. Tornato a casa l'11 novembre, sembrava sulla via della ripresa. "Ha avuto una crisi respiratoria" ha riferito in lacrime il fratello Hugo, anche lui ex calciatore. 

L'addio a Maradona

È un giorno è successo. Un giorno è accaduto l’inevitabile – ha scritto il Clarin in apertura – uno schiaffo emotivo e nazionale, un colpo che si ripercuote a ogni latitudine. Un impatto mondiale. La frase che era stata scritta più volte, ma che era stata dribblata dal destino, fa ora parte della triste realtà. È morto Diego Armando Maradona”. "Arrivederci, Diego. Sarai Eterno in ogni cuore del mondo del calcio", scrive su Twitter l'account della nazionale argentina, con cui Maradona ha disputato 91 partite vincendo da assoluto protagonista il Mondiale del 1986.

La commozione di Napoli

L'ex Pibe de Oro lascia tantissimi affetti anche a Napoli, dove è un mito per i suoi sette anni di militanza nel club partenopeo, che aveva guidato alla vittoria di due storici scudetti nel 1987 e nel 1990. "Per sempre, ciao Diego", è il tweet del Napoli per commemorare il suo ex fuoriclasse. Choc nella città campana per la morte dell'idolo di migliaia di tifosi. La notizia, alla quale molti ancora stentano a credere, è rimbalzata sui telefonini. In pieno centro, in piazza Municipio una sola voce: "Era il più grande di tutti". Anche a Fuorigrotta, là dove si trova il San Paolo, suo tempio calcistico, c'è chi si commuove. In tanti ricordano le sue straordinarie giocate. E una donna, riferisce l'Ansa, dice "questo 2020 è veramente l'anno peggiore". Nato il 30 ottobre 1960, Maradona, da calciatore, ha vestito le maglie anche di Argentinos Juniors, Boca Juniors, Barcellona, Siviglia e Newell's Old Boys. Da allenatore invece aveva guidato, con risultati altalenanti, Textil Mandiyú, Racing Club, nazionale argentina, Al Wasl, Fujairah, Dorados e Gimnasia.  "La Federcalcio argentina, attraverso il suo presidente Claudio Tapia, esprime il suo più profondo dolore per la morte del nostro mito, Diego Armando Maradona. Sarai sempre nei nostri cuori", è il tweet con cui la Afa commenta la notizia.

corrieredellosport.it

Categorie
DICHIARAZIONI

Manzini: “La vittoria di ieri è stato il primo regalo di compleanno!”

Maurizio Manzini, storico Team Manager biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di S.S. Lazio Agenzia Ufficiale nel giorno del suo ottantesimo compleanno:

“Ringrazio tutti i tifosi laziali che mi stanno facendo gli auguri di buon compleanno, mi ha fatto molto piacere leggere le loro manifestazioni d’affetto. Sono arrivati tanti messaggi dal mondo Lazio, anche da ex giocatori. Non ce n’è uno in particolare a cui tengo, ognuno di loro ha rappresentato una parentesi felice e vissuta intensamente.

Il primo regalo per il mio compleanno? Sicuramente la vittoria della Lazio contro lo Zenit! Se dovessi scegliere tre momenti da ricordare della mia esperienza in questo Club, il primo sarebbe sicuramente il 19 luglio del 2004: nel giorno successivo si sarebbero portati i libri in tribunale e la Lazio sarebbe finita se Claudio Lotito non avesse salvato la Società con dei soldi veri. Il secondo ricordo che voglio menzionare è il giorno nel quale vincemmo lo Scudetto. Infine, ricorderò sempre con piacere Paul Gascoigne”.