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Inzaghi, video avvertimento alla squadra: “Ora basta cali divtensione”

Mister Inzaghi non ci sarà neanche domani sera nella trasferta di Napoli, il tampone effettuato ieri ha evidenziato ancora la positività del tecnico al Covid. Salirà di nuovo in cattedra mister Farris, nell’importante sfida dal sapore Champions. Come riporta il Corriere dello Sport, Inzaghi ieri ha seguito da casa come ogni giorno la seduta di lavoro della squadra: ha poi parlato loro invitandoli a non avere cali di tensione, motivando la squadra al fine di andare al Maradona con la voglia di fare i 3 punti. Questo è l’imput lanciato all’antivigilia dall’allenatore, che spera di essere di nuovo in campo con i suoi lunedì, nel confronto casalingo contro il Milan.laziopress.it 

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Immobile-Strakosha, test del DNA oggi a Napoli

La vicenda legata ai tamponi non è ancora terminata, ma la trasferta di Napoli servirà anche a chiudere questa querelle. Infatti, come riporta il Corriere dello Sport, Immobile e Strakosha si sottoporranno all’esame del Dna richiesto dalla Procura di Avellino nell’ambito dell’inchiesta scattata a Novembre. Leiva già a fine marzo ha effettuato il test, quando l’attaccante ed il portiere erano impegnati con le rispettive Nazionali.laziopress.it

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UFFICIALE – Superlega sospesa: “Riconsidereremo i passaggi per rimodellare il progetto”

Comunicato ufficiale della Superlega Europea che ha deciso di fare un passo indietro rispetto al progetto originale, prendendo una pausa per riconsiderare il progetto. Insomma, l'iter è bloccato.

"La Superlega Europea è convinta che l'attuale status quo del calcio europeo debba cambiare. Proponiamo un nuovo concorso europeo perché il sistema esistente non funziona. La nostra proposta è finalizzata a consentire allo sport di evolversi generando risorse e stabilità per l'intera piramide calcistica, anche aiutando a superare le difficoltà finanziarie incontrate dall'intera comunità calcistica a causa della pandemia. Fornirebbe anche pagamenti di solidarietà materialmente migliorati a tutte le parti interessate del calcio.

Nonostante l'annunciata partenza dei club inglesi, costretti a prendere tali decisioni a causa della pressione esercitata su di loro, siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente allineata alla legge e ai regolamenti europei come è stato dimostrato oggi da una decisione del tribunale per proteggere la Superleague da azioni di terzi. . Date le circostanze attuali, riconsidereremo i passaggi più appropriati per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i pagamenti di solidarietà per l'intera comunità calcistica".

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La guerra mondiale del calcio dichiarata e persa in 48 ore: “I sogni non possono essere comprati”

Doveva essere un ‘48. Doveva essere la rivoluzione del calcio dei ricchi. Sembrava ineluttabile e invece potrebbe essere già finita. Come i fuochi d’artificio a Capodanno. Come un temporale estivo. La Superlega si sgretola. In 48 ore.

Nella notte tra domenica e lunedì era iniziata ufficialmente, con l’annuncio di un’agenzia di comunicazione arrivata sulla posta elettronica. “I PRINCIPALI CLUB EUROPEI DI CALCIO ANNUNCIANO LA NUOVA SUPER LEAGUE”. Diceva così quel comunicato. Un po’ tronfio, un po’ impreciso. Perché tra quei 12 convitati mancavano le finaliste dell’ultima Champions League. Niente Bayern, né PSG. C’erano però, confermando le voci corse lungo tutta la domenica sei inglesi, tre spagnole e tre italiane. Come nelle barzellette che raccontavamo una volta. Questa però non faceva ridere. Pochi minuti dopo erano apparsi i comunicati ufficiali dei singoli club. Prima la Juve, poi le altre. C’era tutto: organigramma della Superlega, un logo, una formula e soprattutto le cifre. Tanto alte da sembrare un Everest per il calcio di tutti. Il boato e i fulmini. Tutti insieme.

Ok, ma i soldi chi li mette? La risposta era arrivata lunedì mattina: Jp Morgan, garanzia di liquidità per i 12, anzi no 15, anzi 20. Venti di tempesta, 15 club fondatori – ma 3 ancora misteriosi – e 5 invitate. Criteri ancora da definire. Lunedì mattina eravamo tutti zombie, aggrappati alla retorica e ai ricordi. Al pensiero che riapriranno gli stadi presto ma chissà se rivedremo la Juve perdere sul campo di una provinciale. Dubbio legittimo, perché intanto dalla UEFA era arrivata la reazione. Si facciano la loro Lega quella “sporca dozzina” (copyright cinematografico Ceferin), ma nelle competizioni nazionali non giocheranno più. E scordatevi di vedere i tesserati di quei club nelle nazionali. Una guerra mondiale. Iniziata di notte e proseguita in Svizzera, stato neutrale per definizione. Lì, nella pace di Montreux, si era riunita l’Uefa. Per annunciare la Champions che verrà dal 2024. Quella a 36, più larga e più ricca. Non abbastanza, secondo i 12 club riottosi. E indebitati. Troppo da proseguire con il sistema UEFA.

Pensiero prima paventato nei comunicati e poi esplicitato da Florentino Perez nella notte tra lunedì e martedì al Chiringuito. “Saremo i salvatori del calcio”, diceva il numero uno del Real Madrid e della nuova Superlega. Eppure quel miliardo di tifosi sbandierato dalla sera prima sembrava già avergli voltato le spalle. Prima sui social, poi davanti agli stadi. Addirittura dentro. Non con i tifosi, ma con i giocatori del Leeds che affrontavano il Liverpool. La squadra di Bielsa contro quella di Klopp. Due sognatori improvvisamente catapultati su due mondi paralleli ma ancora per 90 minuti tangenti. “Guadagnatevelo”, urlavano le scritte sulla maglia di quelli del Leeds nel riscaldamento. Portavoci universali di un malumore montante.

Alfieri di un sentimento tradito, quello interpretato nel pomeriggio da Ceferin con parole durissime contro il suo ex amico Agnelli. Che intanto aveva lasciato l’Eca, chiudendosi in un silenzio rumoroso. Il Leeds aveva pareggiato nel finale, manifesto di resistenza. E mentre il mondo si dibatteva in analisi finanziarie, i governi alzavano la voce. Boris Johnson, Macron, Draghi, tutti contro chi aveva deciso di abolire il merito sportivo, declassando il calcio a esibizione ben retribuita. Una comunione d’intenti ribadita nelle ore successive da quei tifosi che in tutt’Europa faticavano a vedersi come “clienti”. Impauriti e arrabbiati, improvvisamente investiti dalle minacce di esclusione da qualcosa che era sempre stato loro. Il calcio domestico, la religione laica, ma anche le coppe europee di questo finale di stagione.

L’Uefa deciderà venerdì”, si ribadiva da Montreux, corroborata dall’intervento della Fifa, totalmente solidale con l’Uefa. Intanto le parole di Guardiola suonavano come pietre: “Non è più sport se il successo è assicurato”. Anche i giocatori iniziavano a parlare, seguendo l’esempio di Bruno Fernandes, primo fra tutti lunedi a postare che “i sogni non possono essere comprati”. Poche ore per decidere, mentre fuori la pressione popolare continuava a salire. Dai pochi striscioni del lunedì alla folla di Stamford Bridge, antipasto di un Chelsea-Brighton che i tifosi blues hanno provato anche a non far giocare.

Con gli strumenti delle proteste di una volta: mobilitazione e sit-in. Eccola l’aristocrazia in difficoltà. Schiacciata da una presa della Bastiglia globale. Petr Cech in mezzo a quella folla sembrava un re nudo. Un portiere senza mani, un dirigente senza gente. Era lui a pregare quei tifosi di lasciar passare la squadra. Ma quella gente ormai aveva già vinto. Perché intanto il Chelsea stava preparando i documenti per andarsene dalla Superlega. Fuori uno. Intanto Gary Neville, commentatore di Sky Sport ed ex simbolo del Manchester United, postava le caselle di un domino. Domenica era stato il primo a vomitare rabbia contro gli “impostori”. Neanche 48 ore dopo era fra i primi a capire cosa stava per succedere. Le dimissioni di Woodward, ceo dello United, e piano piano le uscite di tutte gli inglesi dal progetto. Anche l’Atletico Madrid mollava. Rivoluzione naufragata. Anche nel silenzio delle italiane. E in parte degli italiani. Che forse, abituati al grottesco, non hanno mai creduto davvero ai ricchi che fanno le rivoluzioni. Non si pronuncia il Barcellona e neanche il Real. Indebitatissimi e pionieri. Eterni rivali e adesso scomodamente vicini. Pensavano di fare un ‘48. Tutto sta per finire. In 48 ore.

Gianlucadimarzio.com

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Le sei inglesi e due spagnole verso il ripensamento: la Superlega si sta sfaldando!

La Superlega si sta sfaldando. Il progetto presentato alla mezzanotte di due giorni fa sarebbe già al capolinea, con la decisione di sfilarsi di alcuni dei 12 club fondatori. Secondo indiscrezioni ha fatto un passo indietro l’Atletico Madrid e l’anticamera di una decisione simile da parte del Barcellona è la scelta dei catalani di subordinare la decisione all’approvazione dei soci. Ma sarebbero sul punto di sfilarsi anche tutti e sei i club inglesi, con in testa il Chelsea e il Manchester City. Gazzetta.it

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Clamoroso, la Superlega giá barcolla: City e Chelsea fanno marcia indietro. Voci anche sul Barça

Sarebbe il Chelsea il club che sta valutando la clamorosa marcia indietro sulla Superlega. Negli ultimi minuti dall'Inghilterra è circolata la voce di una società di Premier League vacillante, dove diversi membri del CdA avevano espresso la propria perplessità sul progetto, aumentata con la violenta reazione non solo dei sostenitori dei blues ma dell'opinione pubblica generale. Secondo quanto riportato dalla BBC i londinesi starebbero già preparando la documentazione necessaria per uscire definitivamente.

Giornata ricca di colpi di scena nel Regno Unito. Negli scorsi minuti è uscita la notizia del Chelsea disposto a una clamorosa inversione a U per quel che riguarda l'adesione alla Superlega. Ma non sarebbero solo i londinesi i grandi pentiti: infatti secondo quanto riportato dal Sun anche il Manchester City è pronto a fare un passo indietro. Il club avrebbe infatti già avvisato gli organizzatori di non voler far più parte del progetto.

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Nuovo Decreto Covid: pubblico negli stadi dal 1° giugno

Prende corpo il nuovo decreto legge anti Coronavirus, in vigore dal prossimo 26 aprile, nella cui bozza è previsto anche un parziale ritorno del pubblico per gli eventi sportivi. Dalla prossima settimana, per le regioni in zona gialla, gli spettacoli saranno aperti al pubblico in teatri, sale da concerto, cinema, live-club e in altri locali o spazi anche all'aperto, ma solo con "posti a sedere preassegnati" con distanza di almeno un metro: la capienza non può essere superiore al 50% di quella massima, ma al massimo con 1.000 spettatori all'aperto e 500 al chiuso. Alcuni eventi potranno essere riservati soltanto a chi avrà il certificato verde (il pass vaccinale). Dal 1° giugno si potrà assistere agli eventi sportivi con capienza degli stadi o palazzetti non superiore al 25% e non più di 1.000 spettatori all'aperto e 500 al chiuso. 

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DICHIARAZIONI

Superlega, parla l’ex Lazio Cragnotti: ‘Favorevole alla proposta. Ecco quando nacque l’idea…’

L’ex presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, è stato intervistato da Il Messaggero in vista della polemica scatenata dalla fondazione della Super League. Ecco come l’ex patron biancoceleste ha parlato di ciò ricordando che l’idea nacque proprio nei suoi anni a Roma: "Quella della Super Lega era un’idea che già era stata proposta nella stagione 1998-1999. L’input arrivava sempre dagli spagnoli e ricorda molto da vicino questa che è stata proposta adesso. Però non c’era nulla di così definitivo nei dettagli, non c’erano fondi di investimento o finanziatori. Di base c’era l’idea di sfruttare i diritti tv. Con gli spagnoli ci fu un ripetuto scambio di lettere, ma alla fine per non uccidere i campionati nazionali non si portò avanti il progetto".

Il vecchio format: "20 squadre? No. Ne erano previste molte di più. Basti pensare che in Italia c’erano sei squadre. Anche la Lazio. E poi non si fermava solo all’Europa, ma nella visione di chi l’aveva progettata c’era la volontà di coinvolgere anche i club sudamericani. Io ero favorevole e lo sarei ancora. E penso che per Fifa Uefa sia molto difficile interrompere un processo che è già partito".

Il futuro del calcio: "Credo che questo sarà il futuro del calcio. Vedo il tramonto delle Nazionali, sono solo le squadre di club che potranno dare lustro e non a caso in Italia sono arrivate tutte queste proprietà straniere. Portare la Champions a 36 squadre toglie soldi e potere: la spaccatura nasce anche da qui. 2022 come inizio di tutto? Ci vuole tempo e un organismo super partes che gestisca il tutto. Per ora penso che sia una spinta a movimentare le acque per rendere la Champions più qualificata e avere più soldi". 

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FORMELLO

FORMELLO – Antivigilia con contrattempi: Luis Alberto ai box, contusioni per Immobile e Leiva. Escalante out

Per Luis Alberto e Lulic niente allenamento. Da capire il motivo dell’assenza, si spera solo in uno stop precauzionale in vista della delicata trasferta a Napoli contro gli uomini di Gattuso. Out anche Escalante, ieri in clinica Paideia per accertamenti. La presenza dell’argentino è fortemente a rischio.

Primo vero allenamento della settimana dopo lo scarico di lunedì. Due campanelli d’allarme: Leiva e Immobile hanno ricevuto due colpi duri in allenamento. Per entrambi seduta chiusa in anticipo, ma non dovrebbe trattarsi di nulla di grave. Botta al polpaccio per il brasiliano, alla tibia per il bomber. Inzaghi, sempre collegato da remoto, pensa alla formazione da mettere in campo giovedì. Marusic potrebbe ancora una volta essere confermato in difesa con Acerbi e Radu. In mezzo, in caso di forfait di Luis Alberto, pronti uno tra Pereira e Parolo. Mercoledì rifinitura e via gli ultimi dubbi. Quello al Maradona è un match da non sbagliare. Corrieredellosport.it

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De Zerbi: “Superlega colpo di stato! Col Milan non giocherei”

"Superlega? Sono molto toccato, e arrabbiato, per questa cosa tanto che ieri con la squadra ne abbiamo parlato per mezz'ora. Questo equivale ad un colpo di stato nel calcio, sia nei contenuti che nelle modalità. Nei contenuti perchè il calcio è di tutti ed è meritocratico, nelle modalità perchè si poteva fare alla luce del sole invece dei comunicati congiunti a mezzanotte". È chiara la posizione del tecnico del SassuoloRoberto De Zerbi, nella conferenza stampa alla vigilia della gara con il Milan, sulla neonata Superlega. "È un comportamento che va a ledere un diritto che non è solo circoscritto al calcio, il diritto che il più debole possa farsi strada, come se non potesse sognare un futuro più bello di quello che dice la sua provenienza, come se un figlio di un operaio non possa sognare di fare il chirurgo, l'avvocato, il dottore. E' una cosa che mi urta i nervi. E' come se mi avessero detto, ai tempi dell'oratorio, il pallone è mio, l'ho portato io e gioco io. E' finito il tempo dell'oratorio. Io credo che il calcio abbia un ruolo sociale diverso dagli altri sport, è così per l'Italia e l'Europa, giusto o non giusto che sia".