Mentre il nonno di Joel riparava orologi, il padre di Florentino vendeva profumi e il bisnonno di Andrea fondava la Fiat. I tre grandi vescovi scismatici del calcio europeo hanno storie che arrivano da lontano, solcano gli oceani, attraversano le pianure e tracciano la mappa stradale di alcune città, perché questa è anche un'avventura di asfalto e automobili. Joel Glazer, 54 anni, è l'americano del Manchester United. Lo ha comprato nel 2005, azione dopo azione, in tre lunghi anni e con i soldi di papà Malcolm, miliardario in Florida (impero immobiliare, banche), ma il segreto della fortunata genealogia si chiamava Abraham, ebreo di origini lituane che si stabilì a Rochester dove aprì un emporio di ninnoli e orologi. Tipo scaltro, nonno Abraham: nel 1936 trovò il modo di diventare l'orologiaio ufficiale della base militare di Sampson, e riparando i cronografi dei soldati mise da parte un bel gruzzoletto. Purtroppo, però, morì improvvisamente quando il figlio Malcolm aveva appena 15 anni. «Fu il terribile evento che mi rese uomo: non avevo scelta, o crescere o crescere ». Il padre del futuro presidente del Manchester United, che probabilmente non aveva mai visto una partita di pallone in vita sua, anzi di soccer, consegnò dunque al figlio un'eredità di intraprendenza e Malcolm non stette a dormire. Neppure suo figlio Joel dorme. Lo sport gli è servito per aggiungere la popolarità al denaro, trasformandolo in vero potere: abbiamo avuto esempi del genere anche in Italia. Joel scelse il football americano prima del soccer, acquistando i Tampa Bay Buccaneers e vincendo un paio di Superbowl. Poi è sbarcato in Inghilterra, dove gli è bastato togliere l'aggettivo americano al sostantivo football. A dispetto dei molti timori legati all'invasione statunitense nel tempio di Old Trafford, il "teatro dei sogni", va detto che i tifosi dello United non hanno certo smarrito con Joel radici e tradizione, e neppure la vocazione alla vittoria: cinque Premier League, una Champions e svariati trofei, anche se il campionato sfugge ormai dal 2013. Il nipote dell'orologiaio ha scandito il tempo dei Red Devils grazie a prestiti garantiti dal patrimonio del club, versando oltre 60 milioni di sterline all'anno di interessi. Anche per questo, forse, ha deciso che gli serve l'ossigeno della Superlega. Non meno complessa la scalata quasi dal nulla di Florentino Perez, 74 anni, faraone del Real Madrid, ingegnere e costruttore, patrimonio stimato da Forbes in 2,2 miliardi di dollari. Diventò presidente strappando Figo al Barcellona, e poi collezionando figurine e coppe: Ronaldo uno e due (il fenomeno brasiliano e CR7), Zidane, Beckham, Owen, forse tra un po' Haaland e/o Mbappé. Ha già vissuto più di mille partite da presidente, 5 trionfali Champions e 2500 gol. Suo padre Eduardo aveva un negozio di profumi e poi ne aprì un secondo. Narra la leggenda che nel 1959 acquistò uno dei primi televisori di Madrid, un gigantesco Grundig dentro il quale Florentino vide non poche corride, compresa quella che quasi costò la pelle al mitico El Cordobés. Con molti meno soldi di papà rispetto a Joel, studiò da ingegnere e iniziò nel ramo autostradale dove sarebbe diventato un boss planetario: ha appena presentato un'offerta da 10 miliardi di euro per Autostrade per l'Italia. En passant, ha costruito il treno sopraelevato all'aeroporto di Los Angeles, l'infinito ponte tra Detroit e il Canada, un bel po' dell'alta velocità inglese e le metropolitane di Brisbane e Montreal. Molto attivo anche in politica, una sponda nei primi anni da imprenditore ma non una vocazione assoluta, così come l'editoria nella quale non ha brillato, Florentino Perez è invece l'incontrastato sovrano della Liga. Lo chiamano Tinìn oppure Gafas, che vuol dire occhiali. Porta da vent' anni lo stesso orologio d'acciaio (però un Cartier) che un giorno comprò al duty free di un aeroporto, e amò moltissimo la moglie Maria Angeles, scomparsa nel 2012, che era maestra di tombolo. Ma nell'arte della tessitura e del ricamo è ancora più bravo il marito. Non si è fatto da sé ma ha già fatto molto Andrea Agnelli, 45 anni, che di Florentino potrebbe essere figlio. Lui lo era di Umberto Agnelli ed è il quarto della dinastia ad essere presidente della Juve dopo il nonno Edoardo, lo zio Giovanni e, appunto, il padre. Fratello di Giovannino, erede designato dell'impero che venne portato via da un tumore, Andrea si è fatto le ossa negli uffici commerciali di Piaggio, Auchan e Ferrari, dopo avere studiato a Oxford e alla Bocconi. I segreti del calcio li ha appresi da Antonio Giraudo e Luciano Moggi, maestri mai disconosciuti dal giovane Agnelli che dai due qualcosa di forte ha certo imparato. Per esempio a decidere senza voltarsi indietro, nel calcio e nella vita. La sua presidenza bianconera è già epocale: dopo Calciopoli, il ritorno allo scudetto con Antonio Conte (poi si sono lasciati malissimo) e nove campionati di fila, ben più degli storici cinque di suo nonno Edoardo. Il destino ha deciso che proprio Conte stia per interrompere il ciclo bianconero che egli stesso aveva riaperto, proprio con Andrea. L'ultimo degli Agnelli ha sfiorato la Champions nel 2015 e nel 2017, e a Cardiff gliel'hanno portata via proprio Florentino Perez e Cristiano Ronaldo. Il portoghese l'ha comprato, con Tinìn si è alleato per vincere finalmente in Europa, e non importa come si chiamerebbe il trofeo.
la Repubblica