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TIFOSI

Superlega, i tifosi dell’Atalanta: ‘Portatela avanti, vogliamo avversari minori ma animati dalla passione’

Ecco la presa di posizione, con un comunicato ufficiale, di A.T.A, l'Associazione che riunisce i Tifosi dell'Atalanta, in merito al neonato progetto dei club 'scissionisti':

La Superlega, un ristretto numero di squadre che decide di stravolgere il calcio, da sempre basato sui meriti sportivi e sulla competizione: 20 club fondatori, 15 a partecipazione fissa e 5 da scegliersi in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente.

I 12 club fondatori hanno una fanbase che supera il miliardo di persone in tutto il mondo ed un palmares di 99 titoli a livello continentale. In questo momento critico ci siamo riuniti per consentire la trasformazione della competizione europea, mettendo il gioco che amiamo su un percorso di sviluppo sostenibile a lungo termine, con un meccanismo di solidarietà fortemente aumentato, garantendo a tifosi ed appassionati un programma di partite che sappia alimentare il loro desiderio di calcio e, al contempo, fornisca un esempio positivo e coinvolgente”.
Le parole che abbiamo appena letto sono di Andrea Agnelli e sono estratte dal comunicato ufficiale diffuso a margine dell’annuncio della prossima creazione della Superlega.

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APPROFONDIMENTI

Potenti ed indebitati contro resto del mondo: la Superlega ha già prodotto i suoi effetti

A colpi di dichiarazioni, di polemiche al cianuro, di tradimenti, bugie e omissioni, l'era della SuperLega è già iniziata e sta già producendo gli effetti (sperati). Da una parte i fondatori: dodici club indebitate oltre misura capaci di attribuire alle mancate riforme dell'Uefa le ragioni dei propri numeri in rosso, coadiuvati in questi ultimi mesi dal Covid 19, dall'altra il resto del mondo, fedele ad un sistema certamente difficoltoso e deficitario ma che non ha impedito loro, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, a rispettare quei paletti di economia e finanza che troppo spesso l'UEFA ha allargato per consentire alle ribelli di oggi di continuare a monopolizzare successi e avvenimenti. 

In questi schieramenti c'è poi una zona grigia, di club ricchi e potenti, autosufficienti ma che al momento restano alla finestra: il caso più evidente ha sede in Germania, dove Bayern, Borussia dichiarano di aderire al nuovo format di Ceferin, poi ci sono club che preferiscono studiare in silenzio e sottocoperta le evoluzioni, per trarre vantaggio tecnico o economico a seconda dello scenario più convincente. La minaccia di sospendere le 12 ribelli ed eliminarle subito dalla formula attrae club che vedono il traguardo di una finale o addirittura di un titolo in pectore prossimo, pur avendo tuttavia bisogno urgente di colmare casse vuote o di restituire i debiti in giro per i canali bancari. 

Il caso più estremo è quello parigino: Al Khelaifi è fuori dal progetto Superlega, di fatto ha in mano la Champions League senza il verdetto del campo, ma potrebbe anche ricevere, aderendo alla nuova società di eventi di top class, premi e incentivi che fanno sempre gola. Al momento ha detto no, ma allo stesso tempo, non ha accolto invito dell'Uefa di sostituire Andrea Agnelli sulla poltrona dell'ECA. Solo i fatti concreti avranno potere di cambiare il verso di questa storia: a distanza di 48 ore dal comunicato di secessione, la sensazione che sarà molto complicato tornare indietro, almeno fino ad una prova di forza contraria. Sslazio.it

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DICHIARAZIONI

Matri: “Bello riaffacciarsi al mondo della Primavera”

Il dirigente biancoceleste Alessandro Matri è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, 89.3 FM.

“È stato bello riaffacciarsi al mondo della Primavera. Da una parte stiamo ottenendo buoni risultati, dall’altro lato invece meno. Il mio nuovo look in giacca e cravatta? Sono un po’ casual, mi abituo alle occasioni! Staccarsi dal mondo vissuto fino all’anno scorso è stato complicato ma la vita va avanti. Ho ricevuto subito un’occasione importante,  ne sono orgoglioso, così penso meno al calcio giocato.

I tempi sono diversi rispetto a quando giocavo io in Primavera, quando ero un giovane calciatore non c’erano i social né così tante radio e TV dedicate ai ragazzi: queste maggiori distrazioni possono complicare, in alcuni casi, la crescita dei giovani. Prima affacciarsi in prima squadra era più complicato, rappresentava quindi un obiettivo ancor più bello da raggiungere.

Fino a qualche anno fa, senza retrocessioni, i giocatori scendevano in campo più serenamente. La squadra sta incontrando difficoltà in campionato, ma c’è grande concentrazione in vista dell’ultimo atto della Coppa Italia: in mano, però, non c’è ancora nulla, le finali vanno giocate e possibilmente vinte.

Ieri i ragazzi di Menichini hanno avuto un’ottima reazione contro il Sassuolo. Il gruppo era partito bene, un’altra sosta dovuta al Covid ha modificato ulteriormente il rendimento sul campo in questa annata, così come alcuni infortuni ed altre problematiche. È un momento delicato, il finale di campionato è importante.

La Primavera 1 è una competizione attendibile e di alto valore: può aiutare a capire i calciatori di prospettiva. L’inserimento va anche in base agli obiettivi della prima squadra: i ‘grandi’ della Lazio stanno lottando per un traguardo di assoluto livello, è più difficile in un contesto simile inserire un talento dal vivaio. Ognuno poi ha il suo percorso, non c’è nulla di automatico: la cosa migliore è che ciascuno riesca a trovare il proprio cammino.

La parte tecnica spetta al mister, io mi posso limitare ad alcuni consiglio, non è giusto subentrare in determinati discorsi, ancor di più visto che parliamo di un tecnico di assoluto valore. I ragazzi devono superare ciò che di tragico è accaduto all’interno del proprio spogliatoio: la parte mentale è molto importante. La persona è diversa dal calciatore: episodi simili tirano fuori il carattere e la sensibilità di ognuno”.

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DICHIARAZIONI

Superlega, Infantino conferma la posizione FIFA: “Al fianco della UEFA, i club che faranno questa scelta accettino conseguenze”

Nel corso dell’intervento tenuto in occasione del Congresso UEFA, il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha preso posizione contro i 12 club fondatori della Superlega: “Se alcuni scelgono di andare per la loro strada, devono accettarne le conseguenze. Sono responsabili delle proprie scelte. Concretamente, questo vuol dire che o sei dentro o sei fuori. Non puoi essere a metà. Pensate a cosa significa. La FIFA è aperta a tutti, ciascuno può portare avanti idee e proposte, e sono sempre valutate. Ma bisogna rispettare le istituzioni, la FIFA, la UEFA, la storia, la passione di così tante persone in tutto il mondo. Capisco che la pandemia abbia esacerbato tutti i contrasti, ma il calcio è basato sulla speranza. Ed è una nostra speranza fare in modo che la speranza diventi realtà. Per questo spero che tutto torni alla normalità e si sistemi. Ma sempre con rispetto e agendo in maniera responsabile, solidale, nell’interesse del calcio nazionale, europeo e mondiale”. 

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STATISTICHE

Immobile, il ritorno al momento giusto: 16 reti, 10 volte decisivo, ora è caccia al sesto gol di fila al Napoli

Domenica nella vittoria casalinga contro il Benevento, Ciro Immobile è tornato a segnare. I gol al bomber laziale mancavano dal 7 febbraio e, come riporta il Corriere dello Sport, sono arrivati nella settimana più delicata: ha siglato 16 gol (10 decisivi) aiutando i suoi ad incrementare la classifica, portando 16 punti. Ora l’attaccante biancoceleste punta Napoli e Milan: tornerà al Maradona cercando il sesto gol di fila nelle ultime 6 sfide con i partenopei. Il king oggi è il secondo bomber nella classifica “all time” della Lazio (con 146 reti tra coppe e campionato), preceduto soltanto da Silvio Piola (159).laziopress.it

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APPROFONDIMENTI

A Napoli con Inzaghi? Simone ci prova, previsto per oggi un tampone decisivo

Tremendamente lontana fino a qualche giorno fa, dannatamente vicina da domenica notte. Così tanto da scombussolare e rompere l’ecosistema del calcio mondiale. La Superlega non è più un’ombra ma una realtà, concreta, pronta a vivere. L’eventuali sanzioni della Uefa ai club fondatori e partecipanti possono cambiare le carte in tavola già nelle prossime settimane e stravolgere le classifiche dei campionati nazionali. Per ora, quella di Serie A vede la Lazio al sesto posto con 58 punti (ma una partita in meno), Napoli a 60, Juve a 63, Atalanta 64 e Milan 66, oltre all’Inter capolista a quota 75. Se finisse oggi, la Lazio sarebbe fuori dalla zona Champions, così come la squadra di Gattuso. Quindi al di la di ogni discorso sulla Superlega e su eventuali ripercussioni, è evidente quanto sia importante la gara di giovedì al ‘Maradona’, dove il Napoli ospiterà la Lazio per uno scontro diretto con vista quarto posto. In una notte del genere, sarà fondamentale per la Lazio avere in panchina il proprio leader, Simone Inzaghi. Non che Farris non se la sia cavata bene, con due vittorie su due contro Verona e Benevento. In totale, l’allenatore in seconda dei biancocelesti non ha mai perso quando ha guidato la squadra: 7 successi e 3 vittorie. Ma avere Inzaghi è bordocampo è un’altra cosa. Il tecnico è ancora in quarantena e oggi svolgerà il secondo tampone dopo quello di sabato. Siamo a 13 giorni dall’annuncio della sua positività: lui freme e spera di poter tornare in campo, ma le speranze non sono molte. TuttoMercatoWeb/

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APPROFONDIMENTI

SuperLega, le radici dei tre “fondatori”: da dove arrivano Glazer, Agnelli e Perez

Mentre il nonno di Joel riparava orologi, il padre di Florentino vendeva profumi e il bisnonno di Andrea fondava la Fiat. I tre grandi vescovi scismatici del calcio europeo hanno storie che arrivano da lontano, solcano gli oceani, attraversano le pianure e tracciano la mappa stradale di alcune città, perché questa è anche un'avventura di asfalto e automobili. Joel Glazer, 54 anni, è l'americano del Manchester United. Lo ha comprato nel 2005, azione dopo azione, in tre lunghi anni e con i soldi di papà Malcolm, miliardario in Florida (impero immobiliare, banche), ma il segreto della fortunata genealogia si chiamava Abraham, ebreo di origini lituane che si stabilì a Rochester dove aprì un emporio di ninnoli e orologi. Tipo scaltro, nonno Abraham: nel 1936 trovò il modo di diventare l'orologiaio ufficiale della base militare di Sampson, e riparando i cronografi dei soldati mise da parte un bel gruzzoletto. Purtroppo, però, morì improvvisamente quando il figlio Malcolm aveva appena 15 anni. «Fu il terribile evento che mi rese uomo: non avevo scelta, o crescere o crescere ». Il padre del futuro presidente del Manchester United, che probabilmente non aveva mai visto una partita di pallone in vita sua, anzi di soccer, consegnò dunque al figlio un'eredità di intraprendenza e Malcolm non stette a dormire. Neppure suo figlio Joel dorme. Lo sport gli è servito per aggiungere la popolarità al denaro, trasformandolo in vero potere: abbiamo avuto esempi del genere anche in Italia. Joel scelse il football americano prima del soccer, acquistando i Tampa Bay Buccaneers e vincendo un paio di Superbowl. Poi è sbarcato in Inghilterra, dove gli è bastato togliere l'aggettivo americano al sostantivo football. A dispetto dei molti timori legati all'invasione statunitense nel tempio di Old Trafford, il "teatro dei sogni", va detto che i tifosi dello United non hanno certo smarrito con Joel radici e tradizione, e neppure la vocazione alla vittoria: cinque Premier League, una Champions e svariati trofei, anche se il campionato sfugge ormai dal 2013. Il nipote dell'orologiaio ha scandito il tempo dei Red Devils grazie a prestiti garantiti dal patrimonio del club, versando oltre 60 milioni di sterline all'anno di interessi. Anche per questo, forse, ha deciso che gli serve l'ossigeno della Superlega. Non meno complessa la scalata quasi dal nulla di Florentino Perez, 74 anni, faraone del Real Madrid, ingegnere e costruttore, patrimonio stimato da Forbes in 2,2 miliardi di dollari. Diventò presidente strappando Figo al Barcellona, e poi collezionando figurine e coppe: Ronaldo uno e due (il fenomeno brasiliano e CR7), Zidane, Beckham, Owen, forse tra un po' Haaland e/o Mbappé. Ha già vissuto più di mille partite da presidente, 5 trionfali Champions e 2500 gol. Suo padre Eduardo aveva un negozio di profumi e poi ne aprì un secondo. Narra la leggenda che nel 1959 acquistò uno dei primi televisori di Madrid, un gigantesco Grundig dentro il quale Florentino vide non poche corride, compresa quella che quasi costò la pelle al mitico El Cordobés. Con molti meno soldi di papà rispetto a Joel, studiò da ingegnere e iniziò nel ramo autostradale dove sarebbe diventato un boss planetario: ha appena presentato un'offerta da 10 miliardi di euro per Autostrade per l'Italia. En passant, ha costruito il treno sopraelevato all'aeroporto di Los Angeles, l'infinito ponte tra Detroit e il Canada, un bel po' dell'alta velocità inglese e le metropolitane di Brisbane e Montreal. Molto attivo anche in politica, una sponda nei primi anni da imprenditore ma non una vocazione assoluta, così come l'editoria nella quale non ha brillato, Florentino Perez è invece l'incontrastato sovrano della Liga. Lo chiamano Tinìn oppure Gafas, che vuol dire occhiali. Porta da vent' anni lo stesso orologio d'acciaio (però un Cartier) che un giorno comprò al duty free di un aeroporto, e amò moltissimo la moglie Maria Angeles, scomparsa nel 2012, che era maestra di tombolo. Ma nell'arte della tessitura e del ricamo è ancora più bravo il marito. Non si è fatto da sé ma ha già fatto molto Andrea Agnelli, 45 anni, che di Florentino potrebbe essere figlio. Lui lo era di Umberto Agnelli ed è il quarto della dinastia ad essere presidente della Juve dopo il nonno Edoardo, lo zio Giovanni e, appunto, il padre. Fratello di Giovannino, erede designato dell'impero che venne portato via da un tumore, Andrea si è fatto le ossa negli uffici commerciali di Piaggio, Auchan e Ferrari, dopo avere studiato a Oxford e alla Bocconi. I segreti del calcio li ha appresi da Antonio Giraudo e Luciano Moggi, maestri mai disconosciuti dal giovane Agnelli che dai due qualcosa di forte ha certo imparato. Per esempio a decidere senza voltarsi indietro, nel calcio e nella vita. La sua presidenza bianconera è già epocale: dopo Calciopoli, il ritorno allo scudetto con Antonio Conte (poi si sono lasciati malissimo) e nove campionati di fila, ben più degli storici cinque di suo nonno Edoardo. Il destino ha deciso che proprio Conte stia per interrompere il ciclo bianconero che egli stesso aveva riaperto, proprio con Andrea. L'ultimo degli Agnelli ha sfiorato la Champions nel 2015 e nel 2017, e a Cardiff gliel'hanno portata via proprio Florentino Perez e Cristiano Ronaldo. Il portoghese l'ha comprato, con Tinìn si è alleato per vincere finalmente in Europa, e non importa come si chiamerebbe il trofeo. 

la Repubblica

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APPROFONDIMENTI

SuperLega, Rumenigge: “Riprendere il dialogo ma diciamo no: dobbiamo ridurre i costi. Agnelli? Non sono riuscito a parlarci…”

Kalle Rummenigge, Ceo del Bayern Monaco e predecessore di Agnelli alla guida dell'Eca: perché si è arrivati a tutto questo? «Se ne parlava da dieci anni e abbiamo sempre deciso di mantenere il modello esistente. Poi il coronavirus ha danneggiato tutto il calcio europeo, soprattutto le grandi squadre, che senza tifosi allo stadio hanno perso tanto. Alcuni club hanno pensato che fosse quindi il momento buono per fare una Superlega. Ed è nato un grande casino…». Le modalità colpiscono. Il presidente Ceferin ha avuto parole molto dure contro Agnelli, che ne pensa? «Mi dispiace che sia successo quel che è successo, perché hanno sempre avuto un rapporto amichevole e hanno collaborato bene. L'importante adesso è riprendere un certo dialogo. La mia speranza è quella di trovare ancora una soluzione, perché la Superlega danneggia tutto il calcio europeo. E dobbiamo evitarlo». La soluzione qual è? «La soluzione è ridurre i costi. Con la Superlega i club cercano di risolvere il problema dei debiti, peggiorati con la pandemia. Ma la strada non può essere quella di incassare sempre di più e pagare sempre di più giocatori e agenti. Dobbiamo ridurre un po' le cose, non metterne altre sul tavolo. Abbiamo esagerato con le spese: tutti, nessuno escluso. È il momento di fare un calcio meno arrogante». Anticipare la Super Champions è una possibilità? «No, quella del 2024 non si può anticipare, perché i diritti del marketing sono stati venduti. Le riforme sono confermate dal 2024: venerdì anche Agnelli era d'accordo». Un presidente che fa gli interessi contrari dell'associazione che rappresenta non le sembra grave? «Purtroppo volevo parlare con lui, ma non sono riuscito a trovarlo al telefono. Non so le sue motivazioni e senza saperle non voglio criticarlo. Forse c'è una motivazione che non conosco: magari riesco a parlarci e a capire meglio». Il fatto che oltre a Juve e Milan aderisca anche l'Inter alla Superlega la sorprende? «Si dice che anche l'Inter abbia grossi problemi finanziari e magari pensa di risolverli così. L'incasso di cui parlano per la Superlega sembra enorme, ma non so se alla lunga i problemi saranno risolti. Io non ci credo. Non si può incassare sempre di più per compensare le spese». Anche l'Uefa ha fatto i suoi errori, non trova? «Il mercato è esploso nell'anno di Neymar, ma eravamo già sulla via sbagliata e non è colpa di Uefa e Fifa. Adesso abbiamo la grande chance di trovare soluzioni per tornare a un calcio più razionale. Tutte le aziende in Italia, Giappone, Germania o Usa pensano a ridurre i costi: solo nel calcio si pensa di risolvere tutto con l'aumento dei ricavi». Lei ad agosto si aspetta di giocare la Champions senza Real, Juventus, Liverpool? «Sinceramente spero di no, fatico ad immaginarlo. È un danno, su questo non si discute: senza dodici grandi squadre la competizione è danneggiata». Conferma che il Bayern non entra nella Superlega? «Non siamo dentro perché non vogliamo farne parte. Siamo contenti di giocare in Bundesliga, un business 'pane e burro', come dicono gli inglesi. Siamo contenti di fare la Champions e non dimentichiamo la responsabilità verso i nostri tifosi, che sono generalmente contro una riforma del genere. E sentiamo anche la responsabilità verso il calcio in generale». Con un miliardo di debiti come il Barcellona è più difficile fare certe scelte? «Noi fortunatamente non abbiamo questi debiti». La scelta delle squadre inglesi è dovuta alle proprietà americane? «Sì, perché in Europa si spende tanto e magari non si vince. Negli Usa si pensa per prima cosa a guadagnare». Klopp, tecnico del Liverpool, è nemico storico della Superlega. Se venisse al Bayern sarebbe un colpo anche simbolico, non trova? «Non abbiamo ancora deciso sull'allenatore, prima vinciamo il campionato e poi decidiamo cosa fare. Certo lui ha parlato pesantemente contro la sua società».

Il Corriere della Sera

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INFERMERIA

Escalante a rischio stop muscolare. Cataldi e Akpa Akpro in dubbio per Napoli

 Un Panterone in più per fare un balzo in avanti in classifica. Felipe Caicedo in gruppo, ha scontato la squalifica e la settimana di lavoro differenziato, s’era risparmiato visto il turno di stop inflitto dal giudice sportivo. Tornerà tra le armi offensive per Napoli, anche se Inzaghi dovrebbe confermare la coppia Immobile-Correa, in coppia tre gol e due autoreti provocate contro il Benevento. Preparazione corta per il turno infrasettimanale di giovedì, a Formello ieri sono ripresi gli allenamenti soltanto con i giocatori non impiegati il giorno prima all'Olimpico. Alla mini-rosa a disposizione del vice Farris si è aggiunto però Caicedo, out dalle opzioni di domenica scorsa per il giallo rimediato a Verona in occasione del gol annullato. Oltre al danno, la beffa. L'ecuadoriano alla ripresa si è riunito ai compagni, salvo saltare la partitella di fine sgambata. 

 CONDIZIONI. Nel pomeriggio è previsto un altro allenamento, le prove tattiche però potrebbero scattare direttamente domani nella seduta che precederà la partenza per Napoli. Da monitorare i calciatori affaticati, sono Escalante, Akpa Akpro e Cataldi (ieri assenti così come Pereira). L'argentino, provato tra i titolari fino a venerdì, si è bloccato alla vigilia del match con il Benevento: ha costretto agli straordinari Leiva, che al contrario era stato in dubbio per fastidi muscolari. Il brasiliano, salvo controindicazioni fisiche, verrà riproposto in regia tra Milinkovic e Luis Alberto. A centrocampo, oltre al punto interrogativo legato a Escalante (ieri nel tardo pomeriggio ha svolto accertamenti in clinica Paideia), bisogna fare i conti con le condizioni di Cataldi e Akpa Akpro. Il primo è affaticato da una decina di giorni, si è allenato a singhiozzo nell'ultima settimana, poi ha trovato posto in panchina con il Benevento senza essere utilizzato. Il secondo è rimasto in campo per soli 18 minuti: entrato al 70', sostituito all'88'. Colpa del giallo e non solo. Lo staff tecnico spera di poterli riaggregare almeno per la rifinitura di domani pomeriggio (prevista per le 14.30 circa). Al momento sono in bilico per lo scontro diretto al "Maradona".  
 
PREPARAZIONE. Le scelte di formazione cominceranno a delinearsi nelle prossime 48 ore. Il nodo, al di là dei giocatori acciaccati, riguarda nuovamente la posizione di Marusic, schierato sulla linea difensiva nelle ultime tre partite contro Spezia, Verona e Benevento. Inzaghi ha cominciato ad affidarsi con continuità allo stesso reparto con il montenegrino a chiudere la linea insieme ad Acerbi e Radu. Le risposte confortanti di Fares, nettamente più in forma di Lulic, stanno spingendo il tecnico a proseguire in questa direzione. L'algerino ha dato segnali confortanti, per questo dovrebbe essere riproposto come quinto di sinistra. L'altra soluzione è quella con Patric dietro (ha risolto i problemi alla schiena, si sta allenando regolarmente) e Marusic riportato sulla fascia mancina. Lo spagnolo prova a rilanciare la sua candidatura, da quella parte se la vedrebbe con Insigne, un altro piccoletto. Dopo il Napoli ci sarà il Milan, non sono da escludere rotazioni, ma ogni passo falso ora costerebbe il doppio.

Il Corriere dello Sport

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APPROFONDIMENTI

Superlega, Schinàs, Vicepresidente della Commissione Europea: “Guadagno sicuro? Ai tifosi questo progetto non piace”

Subito dopo l'annuncio della nascita di una Superlega tra i primi a stoppare il progetto Margarìtis Schinàs, Vicepresidente della Commissione Europea che, in un tweet molto fermo, ha difeso il modello di sport europeo. In questa intervista esclusiva al Messaggero ricorda che «nessuna tifoseria difende questo progetto, solo gli organizzatori», perché «veicola un messaggio sbagliato in un momento sbagliato».
Commissario, l'annuncio della nascita di una Superlega da parte di dodici club del calcio internazionale è una vera e propria rivoluzione
«È una rivoluzione di pochi a danno di molti. Ed è una rivoluzione che ribalta tutti i punti di riferimento e i valori del modello europeo di sport. Un modello che è parte del nostro stile di vita, poiché il calcio in Europa non riguarda le élite e neanche i magnati arabi e americani. È una conquista della gente ed è giocato nei paesi e nei quartieri delle nostre città. Questa iniziativa costituisce una minaccia per le regole fondamentali dello sport europeo». 
Che reazioni ha avuto dopo il suo tweet?
«Mi sono sentito con il Presidente Uefa Aleksander eferin e con molti presidenti delle Federazioni nazionali. Ma anche con tanti semplici cittadini. È una delle poche volte in cui le reazioni in Europa sono state tutte concordi. Non mi viene in mente nessun altro tema d'attualità che abbia suscitato reazioni tanto unanimi. In tutto il continente i cittadini dicono che questa non è una decisione europea. È in disaccordo con i nostri valori. Non ho visto nessuno che abbia difeso questa iniziativa ad eccezione dei pochi organizzatori».
Teme anche che in un momento così difficile con la pandemia, il calcio possa veicolare valori sbagliati?
«Sì, è una decisione che va contro il nostro spirito di solidarietà e coesione, si contrappone al bagaglio valoriale dell'Europa. Direi che è una decisione che va anche contro la realtà del nostro tempo dando un messaggio sbagliato nel momento sbagliato. Se c'è una cosa positiva che come europei abbiamo imparato in questi difficilissimi mesi di pandemia, è che la nostra società riesce a resistere molto più di quanto non ci aspettassimo. Siamo stati solidali, abbiamo sostenuto i più deboli, non abbiamo cannibalizzato nessuno e abbiamo esportato vaccini in tutto il mondo. Queste conquiste non hanno niente a che fare con la realtà che questa iniziativa vuole creare».
È innegabile, però, che dal punto di vista dello spettacolo il progetto potrebbe avere un forte richiamo: tutti Big Match. Non crede?
«Guardi, c'è un precedente in cui è stata già seguita questa strada e non sono arrivati i risultati attesi. La creazione di una Eurolega chiusa nel basket dove gli stessi club giocano sempre tra loro ogni anno, non ha fatto conquistare alla pallacanestro le vette dell'interesse televisivo e sportivo. E non credo neanche quello economico. Se il progetto non è riuscito nel basket perché mai dovrebbe funzionare nel calcio?».
Neanche per i tifosi?
«Nessuna tifoseria dei club che vogliono aderire al progetto della Superlega difende questa iniziativa. Invece è successo il contrario: in Inghilterra tutti i tifosi si sono espressi in modo molto negativo». 
Ma questo è un progetto che vale, secondo molti, circa 10 miliardi di euro
«Non sono per nulla certo che questa nuova ricetta dove gareggiano sempre gli stessi, dividendosi cifre colossali sottratte ai campionati nazionali e al calcio dilettantistico possa portare a risultanti interessanti. Vedo cosa toglie, ma non cosa aggiunge all'Europa». 
Che strumenti ha la Commissione per bloccare un progetto così forte e ambizioso?
«Guardi, alla Commissione non compete questo. L'Europa riconosce ormai da anni il diritto alle federazioni e alla Uefa di decidere autonomamente. Sono loro che dovranno trovare soluzioni a questi problemi. Sia la Uefa, sia le leghe calcio nazionali, hanno preso decisioni nette e chiare riguardo alle conseguenze di questa iniziativa».
Sarebbe davvero possibile eliminare dalle altre competizioni i club aderenti e impedire ai giocatori di giocare i Mondiali?
«La reazione migliore è quella che verrà decisa in piena autonomia dagli organi di governo del calcio europeo. Se i dodici club insisteranno nella strada intrapresa è probabile che si arrivi anche alle vie legali, non sarebbe la prima volta».
Commissario, il tema la appassiona parecchio ed è evidente che segue il calcio. Per che squadra tifa?
«Tifo per l'Aris Salonicco. Vorrei che anche in futuro le squadre greche, italiane o francesi, avessero la possibilità di gareggiare e incontrarsi e che possa essere premiato il talento e il merito. Io non so se potrò vederlo, ma vorrei che i miei figli potessero vedere la mia squadra giocare nella Champions League in base al suo valore agonistico e alla capacità di distinguersi nel campionato greco. Perché dobbiamo perdere l'ambizione e la speranza di vedere la nostra squadra tra le grandi in Europa? Chi ha il diritto di negarcelo? Questa Superlega europea rischia di prosciugare i campionati nazionali Il modello del calcio europeo è quello che abbiamo imparato a conoscere in trasmissioni come La Domenica sportiva». 
Allora avrà anche una squadra italiana del cuore
«Il Napoli e, ovviamente, il suo indimenticabile Maradona». 

Il Messaggero