Grazie, no. Un altro talento esploso lontano, no. Raul Moro può diventare Raul d’oro. Non farà la fine di Pedro Neto, baby boom in Premier League col Wolverhampton (31 presenze, 5 gol e 5 assist). Certe repliche meglio evitarle. A Raul, la Lazio, dedicherà più tempo e più spazio in prima squadra, questa è l’intenzione della società. Toccherà ad Inzaghi (aspettando il suo rinnovo) svezzarlo tra i big più di quanto sia stato fatto finora, l’ultima parola in campo spetta sempre all’allenatore. Simone ha iniziato con i giovani e tanti ne ha tirati su, tocca allo spagnolo. Ce la devono fare quelli che possono farcela. Raul il Millennial da tempo è pronto a sconfinare tra i grandi, la Primavera gli sta stretta. E’ sul trampolino, pronto al salto. Ha trascinato la Lazio Primavera in finale, proverà a regalarle la Coppa Italia 6 anni dopo l’ultima volta (conquistata con Inzaghi in panchina, era il 2015): può prendersela il 28 aprile a Parma contro la Fiorentina. Dei tornei Primavera ne ha fatto la sua ludoteca: 14 gol in 14 presenze stagionali, 6 doppiette tra campionato (tre e coincidono con le uniche vittorie della squadra) e Coppa Italia (primo turno contro il Cosenza, quarti contro l’Inter e in semifinale col Verona). Zucchero filato. Il rinnovo. E’ un 18enne che vuole e può realizzarsi, ha scelto la Lazio per riuscirci. Nel 2019, a 16 anni, aveva firmato un contratto fino al 2022, di soli tre anni perché minorenne. Oggi Raul Moro è maggiorenne, siamo nel 2021 e la società si è mossa subito per blindarlo, non vanno corsi rischi. Ci sono stati i primi contatti con i suoi manager, c’è una base di accordo fino al 2025 con ingaggio ingente per un baby. Il diesse Tare per lui ha speso 6 milioni (prelevandolo dal Barcellona) prevedendone l’esplosione. A gennaio lo staff del ragazzo s’era lamentato per la sosta continua in Primavera: «Non c’è alcuna possibilità che vada a Salerno piuttosto ci sono maggiori chance che lasci la Lazio. Se Inzaghi o la società non lo vogliono abbiamo dei top club interessati a lui», disse Junior Minguella. Il tempo ha appianato divergenze e insoddisfazioni, c’è la promessa del salto.
La Juventus. «Pezzo pregiato della Lazio», ha scritto di Raul il sito transfermarkt, specializzato in mercato. Nel precampionato era stato convocato per Auronzo. Prim’ancora, il 20 luglio, aveva esordito a Torino contro la Juventus, subentrando alla fine. Inzaghi gli regalò un minuto del tempo regolamentare più 5 di recupero: «Venivo da una lesione di un mese, pensavo di essere stato convocato per fare numero. Sono entrato e credo di averlo fatto bene». Lui, piccoletto, si creò un’occasione tra i giganti: «Su quella palla pensavo di arrivarci, senza l’intervento di Bonucci sarei andato in porta. E’ stato un sogno diventato realtà». Raul Moro ha lasciato la scuola del Barça, ha scelto la Lazio perché crede di poter esplodere in biancoceleste: «Non mi pento di aver lasciato il Barcellona, dove avrei continuato nelle giovanili. Qui ho già fatto il mio esordio in Serie A». A Torino incrociò Ronaldo: «Alla fine della partita gli ho chiesto la maglia, mi ha stretto la mano dicendomi “come stai, piccolo?”». Raul Moro vuole concludere la sua avventura in Primavera vincendo la Coppa Italia e provando a salvare la Lazio dalla retrocessione. Poi spera di strappare un posticino nella rosa dei big. Non è più tempo di rinvii o addii.
Il Corriere dello Sport