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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QDL’ – Polverosi (CdS): “Da Inzaghi a Sarri, due mondi diversi. Il tempo per la conoscenza è necessaria” (AUDIO)

ALBERTO POLVEROSI (Corriere dello Sport) in collegamento a ‘QDL‘: “Con il passaggio a Sarri, la Lazio è entrata in un altro mondo. Per i giocatori non può essere la stessa cosa nei primi tempi. La conoscenza è una cosa necessaria, serve tempo, l’alternativa è mandare via Sarri allora. Se dopo due mesi di lavoro già si mette in discussione tutto è assurdo. Se pensi a Sarri come un mago ok, ma lui è un ottimo allenatore ed un grande insegnante di Sarri. Fino a dicembre non è possibile che la Lazio sia una squadra già definita. Acerbi, per esempio, è uno dei migliori centrali con la difesa a tre. Ora è cambiato tutto, non ha più il riferimento del giocatore avversario, ma altri parametri da seguire. E’ sbagliato definire Sarri un integralista tattico, lui ha sempre cambiato modulo quando le cose non procedevano le cose nel modo giusto. Può farlo anche alla Lazio, ma ora è presto”

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Di Carlo: “Sarri deve essere bravo ad insistere fino a quando non sarà compiuto l’adattamento”

Il tecnico DOMENICO DI CARLO in collegamento a ‘QDL‘: “Quando c’è un cambio di allenatore e di mentalità dopo così tanto tempo, c’è bisogno di conoscersi. Sarri ci ha spesso abituato a fare degli inizi un po’ lenti. Ogni tecnico ed ogni staff ha richieste diverse, c’è chi è più aggressivo, chi più attendista. Una squadra forte come la Lazio deve avere tutto, ma quando per 5 anni lavori sempre in un certo modo poi serve tempo per cambiare. La Lazio non è che abbia zero punti, ma 2-3 punti in meno di quello che avrebbe dovuto avere. Il derby porta via energie, oltre a darti motivazioni e fiducia. Poi la Lazio ha giocato in Europa League, questo nella fase che sta vivendo la Lazio può incidere. Bologna era un ambiente difficile ed una squadra stimolata da tante cose, il rischio di cadere c’era. Certo, non c’è stata nessuna reazione che dovrà portare Sarri ha lavorare sulla mentalità. La Lazio ha tanti grandi giocatori, ma serve adattamento ad un nuovo modo di pensare e di difendere. Le informazioni sono tante, il campionato non ti aspetta, ma la bravura di Sarri è quella di insistere fino a quando le cose non verranno naturali”

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GIUDICE SPORTIVO

Acerbi paga caro “proteste ed insulti”: due turni di squalifica

Francesco Acerbi è stato squalificato per due giornate dal Giudice Sportivo. Il giocatore della Lazio è stato espulso dal direttore di gara Davide Massa durante la partita di domenica scorsa con il Bologna. Acerbi è stato squalificato “per proteste nei confronti degli Ufficiali di gara (Prima sanzione); per avere, al 31° del secondo tempo, all’atto del provvedimento di ammonizione, rivolto al Direttore di gara epiteti insultanti e offensivi”.

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DICHIARAZIONI

Italia, Mancini: “Problemi in attacco senza Immobile. Luis Alberto? La Spagna può permettersi di escluderlo”

Giornata di vigilia per l’Italia. Domani la Nazionale di Roberto Mancini affronterà la Spagna, in una gara valida per le semifinali della Nations League. Direttamente da San Siro, dove si disputerà la partita, il nostro ct a partire dalle 15.45 analizza il match. “All’estero i ragazzi giovani giocano prima, gli danno più possibilità di sbagliare e poi dopo un paio d’anni si trovano con giocatore pronti. C’è un po’ di differenza con l’Italia, questo sì”.

E’ possibile che l’Italia giocherà senza centravanti?
“Noi abbiamo un po’ di problemi, ci mancano i due centravanti dell’Europeo che per problemi sono a casa. Abbiamo Kean e Raspadori, e poi tanti giocatori offensivi. Vedremo quale sarà la soluzione migliore”.

Siete a 37 risultati utili consecutivi. Volete andare avanti?
“Noi vogliamo sempre vincere, poi sappiamo che dipenderà da noi”.

Lei è molto religioso, ha tanta fede. Quanto è importante la religione per lei?
“E’ importante. Sono nato e cresciuto attaccato all’oratorio e ho trascorso lì tutta la mia gioventù. E’ molto importante per me, nella mia vita”.

Luis Enrique ha detto che prima o poi perderete.
“Ha ragione, prima o poi capiterà. A noi piacerebbe andare avanti così fino a dicembre 2022, ma sappiamo che non sarà così semplice”.

Hai convocato Dimarco perché Tonali doveva restare in Under 21?
“Dimarco lo feci debuttare io in Serie A, lo conosco benissimo. L’ho convocato perché sono passati un po’ di anni e mi faceva piacere vederlo, i giocatori che abbiamo lasciati all’Under 21 è giusto così, hanno due gare importanti”.

Sorpreso dalla mancata convocazione di Luis Alberto e Brahim Diaz?
“Ne ha talmente tanti che è anche difficile per lui convocarli tutti. E’ costretto a lasciare fuori giocatori bravi”.

Che valore ha questa competizione?
“E’ una competizione importante. E’ chiaro che arriva dopo un campionato d’Europa e sembra siano due gare così, prepararla in così poco tempo non è nemmeno semplice ma sono due gare tra le quattro migliori d’Europa e vogliamo migliorarci, questo è certo”.

Chiesa centravanti è un opzione o meglio Insigne?
“Non so se Federico può fare il centravanti, probabilmente nel tempo potrà anche farlo come accaduto col Chelsea. Noi abbiamo ruoli precisi, sappiamo dove può giocare meglio. Abbiamo Kean e Raspadori e poi c’è l’eventualità di Insigne, così come di Bernardeschi che l’hanno già fatto”.

Verratti all’Europeo ha sofferto contro la Spagna.
“Abbiamo sofferto in quella gara, era una semifinale e la Spagna ci mise in difficoltà sul possesso, lo fanno da 20 anni e su questo sono più avanti di noi. Dobbiamo migliorare questa situazione di gioco, essere più veloci ma Marco ha avuto problemi come gli altri. Noi dobbiamo migliorarci, abbiamo giocatori anche giovani che devono giocare gare importanti. Abbiamo 14 mesi importanti e dobbiamo giocare sempre meglio, offensivi e bilanciati”.

In positivo, chi l’ha sorpresa di più in questo avvio di Serie A?
“I ragazzi giovani stanno facendo bene. Tonali per dire, sta facendo un grande campionato, ce ne sono altri che stanno giocando e sono in Under 21. Già che giochino e possono avere spazio è sicuramente buono, la speranza è che continuino a giocare”. Tuttomercatoweb.com

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APPROFONDIMENTI

Radu, ironia del destino: occasione di esordio proprio contro Inzaghi

Il primo pensiero. Fermato dal cuore. Era il 27 maggio quando la Lazio, decisa ad andare avanti con Simone Inzaghi, ha dovuto cambiare strategia perché il tecnico (in scadenza con i biancocelesti) aveva deciso di accettare l’offerta dell’Inter. Quel giorno stesso Stefan Radu, anche lui in scadenza col club laziale, si confrontò con Inzaghi che voleva portarlo con sé all’Inter. Voleva un fedelissimo (Inzaghi oltre ad aver allenato Radu per 5 anni, ci ha anche giocato insieme), voleva lui. Il difensore rumeno, seppur tentato, ha però scelto la Lazio. Ha scelto di rinnovare (per un anno) e di mettersi a disposizione del club in questa annata di cambiamenti. Per Radu si tratta della quindicesima stagione in biancoceleste. Per la prima volta parte dietro nelle gerarchie dell’allenatore: è a tutti gli effetti l’alternativa di Acerbi sul centro-sinistra della difesa a quattro. Anche in assenza di Luiz Felipe, sul centro-destra, come successo nella seconda di campionato contro lo Spezia, Sarri ha preferito dare fiducia a Patric. Ma ha comunque deciso di restare per aiutare la sua Lazio. In campo e fuori. Anzi: per il momento solo fuori.Nelle prime nove partite stagionali Radu non ha giocato nemmeno un secondo. Mai preso in considerazione, si trova ai margini del progetto. Da settimane aspetta di scendere in campo in Serie A per pareggiare il record di Aldo Puccinelli che fra il 1940 e il 1955 ha totalizzato 339 presenze in campionato con la Lazio. Radu, il secondo biancoceleste più presente di sempre nel massimo campionato italiano, è a una sola presenza dal primato. Lo scorso 3 aprile Stefan, arrivato a Roma nel gennaio del 2008, è diventato il laziale più presente di sempre (fra tutte le competizioni), superando l’ex capitano biancoceleste Giuseppe Favalli (con la Lazio dal 1992 al 2004). Ora, con l’espulsione di Acerbi, Radu potrebbe finalmente (ri)trovare spazio. Alla ripresa del campionato la Lazio sfiderà proprio l’Inter di Inzaghi e il rumeno potrebbe perfino ritrovarsi titolare. Sarebbe un curioso scherzo del destino. Perché Radu è stato il primo pensiero di Inzaghi arrivato all’Inter. Stefan ha però fermato tutto e ha dato priorità al cuore. E alla Lazio. Gazzetta.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Immobile, i controlli di lunedì prossimo decisivi” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE...’: “Immobile sta lavorando con i fisioterapisti che devono sopportarlo visto che non è abituato a stare fermo. Lunedì ci saranno i nuovi controlli dopo questa settimana di cure. Sarà il momento decisivo per capire se potrà farcela per l’Inter e se potrà allenarsi nella prossima di settimana. Poi c’è il tema della mentalità che ha frenato nuovamente la Lazio a Bologna. Va detto che Mihajlovic contro le grandi squadre adotta una filosofia diversa, c’era stato anche lo 0-0 con l’Atalanta. Certo che nessuno perderà a Bologna così, ma per loro era come la finale di Coppa del Mondo visto quello che stava accadendo”

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DICHIARAZIONI

Parolo: “Lazio, anni di alti e bassi. Solo Sarri può dare una mentalità”

L’ex giocatore della Lazio, Marco Parolo, ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero dopo la sconfitta della Lazio col Bologna: “Un maestro esperto come Sari può e deve cambiare la mentalità. Alla Juve non succedono questi cali di intensità, i campioni veri sanno resettarsi e giocare allo stsso modo con le piccole e con le grandi squadre. Alla Lazio non ci sono stati questi down solo quando non c’erano le Coppe e si giocava una volta a settimana, i primi anni di Pioli e di Inzaghi e nell’annata del Covid. E’ un discorso mentale, non fisico. Un punto e un gol nelle ultime quattro partite? Anche qui subentra la testa. I giocatori devono trovare dentro se stessi la grinta”. Tuttomercatoweb.com

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RASSEGNA STAMPA

Allarme difesa: ferma e passiva. Ed ora arriva il miglior attacco del campionato

La Lazio tra le peggiori difese del campionato. Sicuramente quella che ha incassato più gol tra le big che stazionano nella parte alta della classifica. Sono 12 le reti rimediate fin qui dopo sette giornate. Peggio fanno solo Sampdoria, Verona, Bologna, Salernitana, Cagliari, Genoa e Spezia. L’allarme è scattato. Il Napoli, miglior difesa fin qui con appena 3 gol subiti, è un miraggio. Il pericolo calci d’angolo è reale. Sarri difende a zona e piazza Hysaj sul secondo palo. Zaniolo ha preso il legno al derby, Theate da quella zona ha fatto male nel match perso con il Bologna. Ibanez in rete da corner. L’atteggiamento passivo della difesa, ferma, è un problema. E ora arriva l’Inter, che nell’attacco ha la sua forza maggiore. Miglior squadra per gol fatti: 22. Una media di 3.14 a partita. Ma soprattutto i ragazzi dell’ex Simone Inzaghi sono quelli che hanno marcato più volte di testa (7). Pericoli per la difesa della Lazio ancora da registrare. Mancherà Acerbi, un problema in più. Sarri dovrà studiare bene come blindare la linea arretrata. Corrieredellosport.it

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RASSEGNA STAMPA

Cali di tensione dopo le notti magiche: quanto precedenti negli ultimi anni!

La Lazio ormai da anni ha abituato i propri tifosi a cali di tensione inaspettati dopo notti magiche. All’alba del ciclo di Inzaghi, la Lazio perse 3-2 in trasferta il derby di ritorno nella semifinale di Coppa Italia, ma eliminò lo stesso i giallorossi: nella partita successiva, il Napoli vinse 3-0. Nel 2017/18 diversi episodi: il ko con Genoa in casa (3-2) e pareggio a Crotone (2-2) alla penultima giornata, che poi indirettamente consegnarono la qualificazione Champions all’Inter. Anche il crollo di Salisburgo avvenne in quei mesi (4-1). Nel 2019, la Lazio sconfisse l’Inter a San Siro tornando in corsa per il 4° posto, ma quattro giorni dopo rovinò tutto cadendo contro la Spal, dove cadde anche all’inizio della stagione successiva dopo un sonoro 3-0 alla Samp e un pareggio in un derby dominato. Lo scorso anno? Sconfitta contro l’Udinese in casa (1-3), dopo la vittoria in Champions con lo Zenit, e contro il Verona in trasferta (1-2). È evidentemente un problema di testa, di fame e ambizione. Contro il Bologna Sarri sperava di vedere una Lazio stile derby, ma così non è stato. Sicuramente ha inciso la mancanza di leader in campo, con Immobile infortunato, Radu sempre in panchina, e Parolo e Lulic che non ci sono più. Lotito pretende un cambio di atteggiamento. Lo riporta La Repubblica.  Laziopress.it

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RASSEGNA STAMPA

Sarri, nostalgia canaglia: il calcio è cambiato e non vuole accettarlo

Il suo calcio è cambiato e Sarri non vuole accettarlo, sembra sia preda d’una nostalgia canaglia perché gli sono state sottratte le settimane vuote, la possibilità d’allenare anche le coscienze, la ritualità un po’ artigianale d’un tempo dal quale è uscito, meritatamente, per allungarsi in un orizzonte nuovo. Fondamentalmente, Sarri è rimasto eguale a se stesso, è dentro quella nuvola di fumo che lo isola e gli appartiene, nella quale c’è il mondo che gli piacerebbe vivere ma dal quale è «evaso» gioiosamente, off rendo allegria. Sarri è «prigioniero» di una propria, rispettabile natura, nella quale il «buonsenso» non può essere un optional: però ormai è volata via quell’epoca, sono sei anni ormai – dal Napoli in poi, passando e dal Chelsea e dalla Juventus – che la sua dimensione e pure la sua statura si sono ingigantite, mentre l’uomo resta sottilmente un sognatore al quale hanno strappato l’aquilone e l’hanno costretto a giocare due partite distanti appena 61 ore l’una dall’altra. Business is business, direbbero a Stamford Bridge. Sarri è ormai dal 2015 che prepara valigie, «perseguitato» da un calendario che gli toglie l’aria e anche le sedute di allenamento, soffocato da vigilie tutte uguali ma da gestire rinunciando a qualcosa di sé, fosse anche una delle punizioni per uscire dalla banalità: a Napoli, quando conobbe questo macro-universo che gli era sconosciuto, se la prese un po’ con gli orari e un po’ con i palloni di quell’epoca, sfrondò in un linguaggio insolito – però non maleducato – che sembrava pretestuoso e invece rifletteva semplicemente la sua indole. Sarri non borbotta ma sbuffa, una volta è scivolato con Mancini, ma semmai provoca o insorge per inseguire le proprie visioni e vagheggiare improbabili alternative per questo calcio che pure ha imparato a conoscere ed ha domato, vincendo l’Europa League – quella che si gioca al giovedì – con il Chelsea, protagonista d’un football ancora più denso di coppe e capace egualmente di un’impresa, e poi prendendosi lo scudetto con la Juventus, nonostante le distrazioni infrasettimanali. Il Sarrismo è un concentrato rivoluzionario anche dialetticamente che vorrebbe attingere dal passato, mentre invece le proiezioni rischiano di trascinarlo in un futuro in cui Arsene Wenger finirebbe persino per inserirci un Mondiale ogni due anni: quando succederà, semmai succederà, finirà per dar del «bischero» e salutare, per andarsene a passeggiare con Olympia al braccio nel bosco di Figline. Corrieredellosport.it