Non solo Ciro, però. Felipe Anderson è in scadenza fra un anno ed è sbarcata la sorella Juliana ad Auronzo. Tutta la Lazio ora sembra essere tormentata e paralizzata dall’agenda stracolma di Lotito, che sta sottovalutando il pericolo di uno dei momenti più delicati dei suoi 19 anni di presidenza dal 2004: «Veniamo da un secondo posto – le parole affidate ieri a un comunicato – e dev’essere un trampolino di lancio. Ringrazio Radu e Milinkovic che hanno chiuso un ciclo, ma abbiamo ritrovato la Champions e stiamo lavorando per restare in alto. Sono intatti, il mio amore e l’impegno per la Lazio». Il problema sono gli altri doveri politici e istituzionali subentrati nel frattempo. Il patron vuole decidere e controllare tutto a Formello, ma ha poco tempo e ora manca un mese all’inizio del campionato. La comunicazione è in un limbo, Fabiani lavora nella capitale con un mandato da ds ufficioso e non può mai lanciarsi in nessun affondo. Sarri è preoccupato del ritardo sul mercato nell’anno in cui (dopo 19 colpi) sarebbe dovuta essere completata la rivoluzione per il salto. Il tecnico è sempre più inquieto, non vuole fare baccano, ma neanche aspettare ancora chissà quanto. La stessa squadra si lamenta negli spogliatoi perché ha bisogno di essere motivata con dei rinforzi per ambire sempre al meglio: «Quando c’è più competizione, si alza il livello – ammette Casale, come Zaccagni in attesa dopo una promessa di prolungamento – e quindi altri innesti possono darci una mano. La perdita di Milinkovic è importante, è un buco che va colmato». Il Messaggero
Categorie
Lazio, mercato a rilento: non solo Sarri ed i tifosi, anche la squadra si lamenta