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Pellegrini: “Auguro alla Lazio dieci anni da top. Sarri ti entra dentro, il passato alla Roma…”

Luca Pellegrini oggi festeggia 27 anni, e lo fa con la maglia della Lazio di cui è tifoso. Il mancino si è confessato in un lungo colloquio ai canali ufficiali del club.  Di seguito le sue dichiarazioni:

“Da un punto di vista emotivo, il momento più bello è stato l’arrivo a Roma, insieme col gol a Udine. Difficile dire quale dei due sopra all’altro”. 

“La paternità? Ciò che fai in campo è anche figlio di ciò che fai fuori, ho capito che prima vivevo il calcio diversamente, reagivo ai problemi da campo come se fossero cose serie, con l’arrivo di Sebastiano ho capito che le cose importanti sono altre. Non vuol dire che ci tieni meno, non smetti comunque mai di pensarci, ma ti dà più equilibrio”.

“Rispetto al passato, mi piacerebbe giocare con Di Canio e Mihajlovic”.

“La Lazio bellissima del 2020? Io giocavo con il Cagliari, volavamo in quella stagione poi abbiamo avuto una flessione clamorosa, la Lazio ha continuato sparata fino al Covid. Pensavo potesse essere l’anno giusto per lo scudetto, per una serie di fattori che ti ci potevano far pensare alla grandissima. Ciro segnava un gol a partita, Caicedo entrava e segnava, poi Correa, Sergej, Luis, una Lazio che volava. Dal Covid poi non so cosa sia successo. In quel Cagliari – Lazio un po’ il culo mi rodeva (ride, ndr), ma poi ha lasciato spazio anche al discorso del tifo”. 

“Gli allenatori che mi hanno dato di più? Difficile fare una classifica, da ognuno puoi imparare tanto. Con Glasner ho fatto 5 mesi, poi sono venuto qui. Tutti avevano idee di gioco interessanti, Glasner prediligeva molto la parte fisica, l’intensità, forse anche per il campionato. Con Allegri ho avuto un bellissimo periodo alla Juve in cui ho imparato tanto, ero giovane, col passare del tempo cose che in quel  momento non vedi in maniera lucida poi le capisci, aveva ragione su tante cose. Sarri è un maestro, l’ho sempre detto, da lui puoi imparare veramente tanto, ti lascia tanto, anche se può non sembrare. Quando se ne andò gli scrissi un messaggio, gli dissi tante cose che sono riuscito a capire con il tempo, emotivamente devi capirlo, se ti insulta vuol dire che ti vuole bene. Con Baroni abbiamo fatto 5 mesi molto buoni, poi ho avuto l’episodio fuori rosa… Forse primo Sarri a pari merito con Maran, ho avuto tanti bei momenti con lui”.

“Il mio passato alla Roma? Quando entro in un gruppo di lavoro io sono abituato a dare il 110%, non era semplice nei derby ma devi essere abituato a vederlo come una professione. Non tutti hanno la fortuna che ho io adesso di giocare con la squadra che tifavi da bambino, sei costretto a mettere dei limiti e quindi si sicuramente non era il massimo nei derby, ma è lavoro”. 

“Lavorare con Ronaldo? Non sai mai quante cose avresti potuto imparare con un professionista come lui, abbiamo condiviso 5 mesi insieme tra ritiri e altro. Impari tante cose, non solo a voce, lui era uno che cercava di spiegarti perché certe cose non andavano bene. Una volta dopo un doppio allenamento si è levato maglietta e pantaloncini, faceva caldo a Torino a luglio, e si è messo a prendere il sole, dopo due settimane di doppio allenamento. Io l’ho guardato, lui mi ha detto mettiti qua vicino a me, il sole fa bene alla pelle, mi ha dato una spiegazione scientifica. Lui era sereno all’allenamento dopo, io ero cotto. Ti dà tanto, un po’ di rimpianto c’è, vivendolo di più magari avrei imparato più cose”.

“Il talento di Douglas Costa? Aveva una leggerezza incredibile, poteva essere molto di più, nonostante abbia fatto comunque tanto. Rabbia, esplosività, tecnica clamorosa”.

“Il calcio dopo Messi e Ronaldo? Difficile si riproponga una cosa del genere, sono due calciatori che si sono divisi la scena mondiale per vent’anni allo stesso livello, sarà impossibile riproporlo. Ad oggi vedo Yamal, Mbappé che potrebbero essere paragonati, ma tra dieci anni non so se saranno ancora loro”.

“Quale evento vorresti cancellare della tua carriera? L’intervento al crociato. Senza quello magari non sarebbero arrivati tutti gli altri, anche se poi mentalmente li terrei tutti perché mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi”.

“Qualche rimpianto tecnico? Sono sempre stato altruista, qualche volta tirare in porta di più non sarebbe male”.

“La chiamata della nazionale? Onestamente non è un pensiero giornaliero che ho. Sogno di tutti, se mi chiamassero domani ci andrei scalzo fino a Coverciano, ma oggettivamente credo ci voglia qualcosa di più per stare in quel giro”.

“Atleti per cui provi ammirazione? Kobe Bryant, Djokovic, Cristiano Ronaldo, Sinner”. 

“Un desiderio da ottenere con la bacchetta magica? …Augurerei alla Lazio un periodo come quello della Juventus, dieci anni al top mondiale e non accontentarsi”.

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‘NMM’ – Teodori: “La protesta del tifoso Lazio per svegliare la città che dorme. E sulla comunicazione…” – (AUDIO)

La firma di RDS, Gianluca Teodori, è intervenuto oggi pomeriggio ai microfoni di Radiosei per parlare del momento Lazio. Parole relative anche alla querelle Lotito-Sarri e alla comunicazione di Formello.

“La protesta del tifo e la comunicazione Lazio? Questa comunicazione è divisiva. Ha inasprito di più la protesta, col video del Pinguino abbiamo rasentato la lite. Non so se gli stati generali del 30 marzo si terranno in quella data. Ma prima si apre il tavolo e poi si insultano nuovamente i tifosi…”.

“Penso al tono furibondo e la “cacchio” di storia della Lazio. Non credo ci siano le condizioni (per ricucire, ndr). Lotito nella presentazione del Flaminio si è tenuto solo mentre leggeva il comunicato iniziale, per poi cambiare alla fine della conferenza”.

“L’ultimo capitolo della protesta mira anche all’indotto economico dovuto alla presenza dei tifosi allo stadio. Noto, con amarezza, che le performance di Lotito al telefono ha avuto poca eco. Mi riferisco ai grandi mezzi di informazione. Anche la tempistica di questa telefonata è particolare, arriva a poche ore dalla semifinale di Coppa Italia”.

“la protesta del tifoso della Lazio vuole incidere sulla città che dorme, anche perché la Lazio è un patrimonio di tutti”.

GLP

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‘NMM’ – Parrotto: “I tifosi della Lazio meritano altro. Koné la vera sorpresa del Sassuolo” – (AUDIO)

Il direttore di SassuoloNews, Antonio Parrotto, è intervenuto ai microfoni di Radiosei per anticipare i contenuti di Lazio-Sassuolo e della sfida sulle panchine Sarri-Grosso.

“La Lazio sta facendo benissimo. la squadra costruita dal ds Palmieri era una buona squadra, ma su Grosso c’era qualche dubbio. Il tecnico abruzzese infatti in A aveva alle spalle solo la particolare esperienza di Brescia”.

“La squadra in B era un’eccezione, dopo 11 anni consecutivi in serie A. Un cammino così, dopo 28 turni, non me l’aspettavo. Merito di società, giocatori e l’allenatore. Una squadra solida, coraggiosa e che può togliersi belle soddisfazioni”.

“Koné è la vera sorpresa? Sì, un classe 2002 che veniva comunque dal Marsiglia. Lui divenne famosa per la lite con De Zerbi che lo mandò via dall’allenamento urlandogli “chiama il tuo agente”. Il ragazzo h ammesso di avere un carattere fumantino, ma è un passo avanti per crescere. E’ la sorpresa del Sassuolo. Si parla molto dell’attacco, ma il centrocampo Koné-Matic-Thorstvedt è il cuore pulsante della squadra”.

“La situazione della Lazio è assurda, penso alla classifica. Tra tifosi e Lotito si è arrivati a un punto di non ritorno. Quando si gioca nel deserto e i tifosi non possono più sognare, vuol dire che a perdere è il calcio. Il Sassuolo qui l’ultima volta nel 2020, stadio vuoto ma per il Covid. I tifosi della Lazio meritano ben altro”.

GLP