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Pellegrini: “Auguro alla Lazio dieci anni da top. Sarri ti entra dentro, il passato alla Roma…”

Luca Pellegrini oggi festeggia 27 anni, e lo fa con la maglia della Lazio di cui è tifoso. Il mancino si è confessato in un lungo colloquio ai canali ufficiali del club.  Di seguito le sue dichiarazioni:

“Da un punto di vista emotivo, il momento più bello è stato l’arrivo a Roma, insieme col gol a Udine. Difficile dire quale dei due sopra all’altro”. 

“La paternità? Ciò che fai in campo è anche figlio di ciò che fai fuori, ho capito che prima vivevo il calcio diversamente, reagivo ai problemi da campo come se fossero cose serie, con l’arrivo di Sebastiano ho capito che le cose importanti sono altre. Non vuol dire che ci tieni meno, non smetti comunque mai di pensarci, ma ti dà più equilibrio”.

“Rispetto al passato, mi piacerebbe giocare con Di Canio e Mihajlovic”.

“La Lazio bellissima del 2020? Io giocavo con il Cagliari, volavamo in quella stagione poi abbiamo avuto una flessione clamorosa, la Lazio ha continuato sparata fino al Covid. Pensavo potesse essere l’anno giusto per lo scudetto, per una serie di fattori che ti ci potevano far pensare alla grandissima. Ciro segnava un gol a partita, Caicedo entrava e segnava, poi Correa, Sergej, Luis, una Lazio che volava. Dal Covid poi non so cosa sia successo. In quel Cagliari – Lazio un po’ il culo mi rodeva (ride, ndr), ma poi ha lasciato spazio anche al discorso del tifo”. 

“Gli allenatori che mi hanno dato di più? Difficile fare una classifica, da ognuno puoi imparare tanto. Con Glasner ho fatto 5 mesi, poi sono venuto qui. Tutti avevano idee di gioco interessanti, Glasner prediligeva molto la parte fisica, l’intensità, forse anche per il campionato. Con Allegri ho avuto un bellissimo periodo alla Juve in cui ho imparato tanto, ero giovane, col passare del tempo cose che in quel  momento non vedi in maniera lucida poi le capisci, aveva ragione su tante cose. Sarri è un maestro, l’ho sempre detto, da lui puoi imparare veramente tanto, ti lascia tanto, anche se può non sembrare. Quando se ne andò gli scrissi un messaggio, gli dissi tante cose che sono riuscito a capire con il tempo, emotivamente devi capirlo, se ti insulta vuol dire che ti vuole bene. Con Baroni abbiamo fatto 5 mesi molto buoni, poi ho avuto l’episodio fuori rosa… Forse primo Sarri a pari merito con Maran, ho avuto tanti bei momenti con lui”.

“Il mio passato alla Roma? Quando entro in un gruppo di lavoro io sono abituato a dare il 110%, non era semplice nei derby ma devi essere abituato a vederlo come una professione. Non tutti hanno la fortuna che ho io adesso di giocare con la squadra che tifavi da bambino, sei costretto a mettere dei limiti e quindi si sicuramente non era il massimo nei derby, ma è lavoro”. 

“Lavorare con Ronaldo? Non sai mai quante cose avresti potuto imparare con un professionista come lui, abbiamo condiviso 5 mesi insieme tra ritiri e altro. Impari tante cose, non solo a voce, lui era uno che cercava di spiegarti perché certe cose non andavano bene. Una volta dopo un doppio allenamento si è levato maglietta e pantaloncini, faceva caldo a Torino a luglio, e si è messo a prendere il sole, dopo due settimane di doppio allenamento. Io l’ho guardato, lui mi ha detto mettiti qua vicino a me, il sole fa bene alla pelle, mi ha dato una spiegazione scientifica. Lui era sereno all’allenamento dopo, io ero cotto. Ti dà tanto, un po’ di rimpianto c’è, vivendolo di più magari avrei imparato più cose”.

“Il talento di Douglas Costa? Aveva una leggerezza incredibile, poteva essere molto di più, nonostante abbia fatto comunque tanto. Rabbia, esplosività, tecnica clamorosa”.

“Il calcio dopo Messi e Ronaldo? Difficile si riproponga una cosa del genere, sono due calciatori che si sono divisi la scena mondiale per vent’anni allo stesso livello, sarà impossibile riproporlo. Ad oggi vedo Yamal, Mbappé che potrebbero essere paragonati, ma tra dieci anni non so se saranno ancora loro”.

“Quale evento vorresti cancellare della tua carriera? L’intervento al crociato. Senza quello magari non sarebbero arrivati tutti gli altri, anche se poi mentalmente li terrei tutti perché mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi”.

“Qualche rimpianto tecnico? Sono sempre stato altruista, qualche volta tirare in porta di più non sarebbe male”.

“La chiamata della nazionale? Onestamente non è un pensiero giornaliero che ho. Sogno di tutti, se mi chiamassero domani ci andrei scalzo fino a Coverciano, ma oggettivamente credo ci voglia qualcosa di più per stare in quel giro”.

“Atleti per cui provi ammirazione? Kobe Bryant, Djokovic, Cristiano Ronaldo, Sinner”. 

“Un desiderio da ottenere con la bacchetta magica? …Augurerei alla Lazio un periodo come quello della Juventus, dieci anni al top mondiale e non accontentarsi”.

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DICHIARAZIONI

Rovella: “Sarri un maestro per me. Torno a Monaco e sogno un trofeo con la Lazio”

Nicolò Rovella ha risposto alle domande dei fan

Ospite all’evento di Figurine Panini, Nicolò Rovella ha risposto alle domande dei fan. Queste le parole rilasciate nell’intervista pubblicata su YouTube: “Sto molto meglio, ho ripreso a allenarmi e spero settimana prossima di rientrare in squadra e poter aiutare la Lazio in trasferta a Monaco. Primo ricordo da bambino? Giocare al parco con i miei amici, dopo scuola, scambiare le figurine e mamma che mi sgridava per rientrare a casa”.

“A Roma il derby è molto più importante, sono due squadre molto più forti. Questa è la differenza rispetto a Genova dove ho esordito. Ovviamente sono tutti e due molto sentiti, ma credo qui sia ancora più bello”.

“Mi ricordo il mio esordio in Coppa Italia, c’era tutta la mia famiglia e i miei amici. Dopo la partita sono tornato a piedi a casa con mio papà. Non riuscivo a realizzare”.

“Il Monza è una grande società che aiuta tanto i giovani come me, ti dà tanta fiducia. Il mister Palladino è stato bravissimo con me, mi ha dato fiducia e tanti consigli dentro e fuori dal campo. È stato molto formativo per me. Primo gol? Giocavo da tre anni in A e non avevo ancora segnato, mi prendevano un po’ in giro. Anche quest’anno sono a zero gol, vorrei segnare anche qui alla Lazio”.

“Impatto con la Lazio? Una roba incredibile che non mi aspettavo perché sono giovane. Il calore che ho ricevuto dai tifosi è stato incredibile, sento un trasporto speciale anche quando entro all’Olimpico. Sento come se giocassi qui sin da piccolo. È una cosa speciale che non so descrivere. Dove possiamo arrivare? Molto avanti, è una squadra che ancora non ha tirato fuori tutto il potenziale e secondo me dobbiamo sicuramente arrivare tra le prime cinque. Ora in Champions andiamo a fare un’impresa a Monaco, che è quasi impossibile, ma ce la metteremo tutta. Il risultato fatto in casa è straordinario e non possiamo buttarlo via”.

“Sarri mi sta insegnando un sacco di cose. È un maestro, ti aiuta nella fase difensiva e offensiva. Sto cercando di apprendere il più possibile e mettere in campo quello che mi dice. È buonissimo dal punto di vista personale, lo ringrazio tantissimo per avermi dato questa opportunità, giocare nella Lazio è un’opportunità unica. È un uomo forte e duro, non è che ti parla tanto. Quando ti deve dire una cosa lo fa in modo diretto. È apprezzabile questa cosa”.

“La Champions? Pazzesca. È il sogno di ogni bambino. L’ingresso con l’inno è da brividi. Mi ricordo la prima partita a Rotterdam e la seconda all’Olimpico, era pieno. I miei amici sono venuti a vedermi e mi hanno inviato un video coro che si sente da una casa fuori dallo stadio”.

“Il mio type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idolo è Modric. Tra i miei compagni chi guardo? Luis Alberto per me è un giocatore fuori categoria, fortissimo e lo fa vedere ogni domenica. Sta facendo la differenza, l’ha fatta e continuerà a farla qui alla Lazio. Mi piace Kroos, Kimmich, Xavi Alonso, Gerrard, Marchisio, Motta. Mi è capitato poco tempo fa qui a Roma di vedere Pirlo, non lo conoscevo e già solo che si è presentato e abbiamo parlato, è stato emozionante”.

“Mi trovo meglio come mediano, mi diverte di più. Giocavo più avanti da bambino. Mi piace talmente tanto il io ruolo che non avanzerei, mi piacerebbe segnare. Mi piace il ruolo che mi sta dando il mister, mi sento delle responsabilità e spero di fare sempre meglio”.

“Obiettivi per il futuro? Spero di essere dove sono adesso, sicuramente con più partite e magari con qualche trofeo qui alla Lazio. Allenatore? Non mi ci vedo, ora penso solo a fare il giocatore. Nazionale? Speriamo. Mi auguro di avere una possibilità di andare all’Europeo”.

“Pellegrini è mio amico, mi ha aiutato tanto i primi mesi qui a Roma. Usciamo insieme. Alla Juve questa estate è venuto un giorno nello spogliatoio e mi ha detto: ‘C’è la possibilità che vieni alla Lazio’ e io non sapevo niente. Gli ho detto ‘se è possibile vengo con te’ e da lì è partita la trattativa”.

Alessio Buzzanca

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone, incontro con Sarri: “Un po’ deluso per non aver inciso sul mercato, ma non si pone limiti di permanenza” (AUDIO)

Intervista a Sarri, GIULIO CARDONE in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Dell’intervista a Sarri mi ha colpito tra le altre cose il suo racconto sul derby. Lui prova a isolarsi, ma quando entra a Formello mi ha raccontato che tutti lo tirano per la giacca: cuochi, magazzinieri, giardinieri, inservienti… alla fine sente la pressione terribilmente pur non avendo un trascorso specifico.

Il Mister non si vuole dare limiti temporali dal punto di vista contrattuale: la scadenza è 2025, ma non si pone limiti per allungarlo. Nella struttura snellissima della Lazio, il ruolo dell’allenatore non è marginale e legato solo alla squadra, ma è parte integrante del processo decisorio.

Mi è sembrato di percepire un Sarri concentratissimo sul campo, ma che porta dietro un po’ di delusione per non essere riuscito a incidere sul mercato di questa estate. Probabilmente lui sperava che con l’addio di Tare le sue type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee potessero essere più seguite, che potesse pesare di più sul mercato. In realtà è stato un mercato molto a guida Lotito.

Anche sul Flaminio Sarri non è sfuggito alla domanda e ha parlato quasi da dirigente facendo riferimento alle necessità di Lotito per approfondire la fattibilità del progetto.

Un’altra risposta interessante è quella sulla contraddizione tra la proposta di calcio moderno fatta da Sarri e i legami con la tradizione come ad esempio la FA Cup”.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

Lotito: “Con Felipe troveremo l’accordo e Sarri resta”. Poi la replica a Mourinho

La vittoria con il Feyenoord una svolta?

La vittoria con il Feyenoord il 7 novembre e il pareggio nell’ultimo derby, hanno dato un nuovo volto all’annata della Lazio. In piena corsa per accedere agli ottavi di Champions League, il 28 novembre bisogna battere il Celtic all’Olimpico, Immobile&Co dopo 12 turni di campionato si trovano a soli quattro punti dalla zona Champions, occupata dal Napoli a 21 punti.

Una serenità ostentata anche da Claudio Lotito, intervistato dal Corriere della Sera. «Noi facciamo investimenti, i frutti del nostro lavoro si sarebbero potuti valutare solo con il tempo. Per questo forse, a caldo, in molti spesso sbagliano il pronostico su di noi”, afferma il presidente biancoceleste. I capitolini infatti non sempre vengono indicati tra i team più attrezzati, ma la Lazio lo scorso anno è arrivata seconda, mantenendo un bilancio equilibrato.

Come ricorda Via Solferino, la Lazio negli ultimi 10 derby ne ha persi solo due, cinque i successi. «La squadra contro la Roma è entrata in campo in maniera molto determinata, abbiamo anche preso quel palo con Luis Alberto, è davvero un peccato… Alcuni episodi l’arbitro li avrebbe potuti interpretare anche in modo diverso, a nostro favore”, spiega il consigliere della Lega calcio.

Lotito rimarca la volontà del mondo Lazio di essere più vicina ai propri sostenitori. “Abbiamo creato una App con la quale il tifoso può interagire con il nostro mondo a 360 gradi. Stiamo ristrutturando i due studi televisivi con le migliori tecnologie, questo vale anche per la radio. Ci piace sia tutto di dominio pubblico, che sia tutto trasparente”, afferma il presidente più longevo nella storia del club fondato a Piazza della Libertà.

Lotito su Sarri: “Voci d’addio solo per disgregare”

Gli ultimi due pensieri sono rivolti ad Anderson e all’inquilino di Formello. “La nostra ferma intenzione è trattenerlo. Felipe, del resto, non ha espresso il desiderio di andare via dalla Lazio. Troveremo sicuramente un punto di incontro”, afferma Lotito. Anche sul Comandante nessun dubbio. “Maurizio Sarri ha detto chiaramente di voler restare, smentendo voci che sono state messe in giro solo per disgregare. Ma alla Lazio c’è grande orgoglio di appartenenza”, conclude.

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RASSEGNA STAMPA

Il ritorno di Tare: “Ho lasciato io la Lazio. Giroud era nostro”

Parla Tare, lo scudiero di Lotito

Se Claudio Lotito è il presidente più longevo della Lazio, Igli Tare, almeno fino all’estate scorsa, è stato certamente il suo scudiero più fidato. La rottura è stata graduale, le strade si sono separate. L’ex ds biancoceleste si racconta così al Corriere dello Sport.

“Lotito è una grande mente, ha una determinazione e una forza di volontà pazzesche. Sono il suo pregio, ma anche il maggior difetto. Io gli sono grato per tutte le cose che ho imparato. Questa lunga storia è il mio orgoglio. Alla Lazio ho dato tutto me stesso, per lei ho addirittura rischiato la vita”, spiega Tare. Il dirigfente si rifersice a quanto avvenuto nel 2016, quando i medici gli hanno consigliato di lasciare la Lazio che gli procurava troppo stress. Tutto fortunatamente si è risolto per il meglio.  

Rispetto al suo addio alla Lazio, dice: “Io ho preso la decisione e Lotito l’ha condivisa, gli andava bene di cambiare percorso”, svela. L’annuncio della fine del rapporto anticipata a giugno. Arrivano poi le secche smentite dei dissapori con Sarri.

Sarri: “Mai un problema. Mi ha dato tanti meriti”

“Niente di più falso. Sarri non è mai stato un problema, ma una soluzione. Il suo carattere non era una novità. Mi ero informato tanto e volevo che fosse lui ad allenare la Lazio. Prima della penultima partita dello scorso campionato, a Empoli, volle parlarmi. Siamo stati insieme tre, quattro ore. Ha usato parole di miele, di cuore, spero, mi ha riconosciuto un sacco di meriti”, precisa con orgoglio l’ex punta di Brescia e Bologna.

Sul Comandante che finisca la carriera alla Lazio, come auspicato dal diretto interessato, ha qualche dubbio: “Conoscendolo, dico di no. Tuttavia lo auguro alla Lazio e a Maurizio. Soprattutto alla Lazio». 
 

 Tare parla anche degli allenatori avuti a Roma. Petkovic definito “Persona onesta intellettualmente”, le parole affettuose sono per Pioli. «Grande uomo e grande tecnico. Stefano è sincero. Mi dispiacque l’esonero il secondo anno, lui stesso ha ammesso che è stato il dolore professionale più forte. Per sua stessa ammissione, soffrì di meno quando fu costretto a lasciare la Fiorentina e l’Inter»
 
Immancabile il passaggio su Simone Inzaghi, da Tare stesso definito un predestinato. “Mio fratello. Diciotto, o forse vent’anni insieme. Lo trovai nel 2009 al campo, allenava i Giovanissimi nazionali, pensai che avrebbe fatto una splendida carriera”. 

Nella Lazio gli acquisti li condivideva con Lotito. Così, ad esempio, tutela gli acquisti di Muriqi e Vavro, rivelatisi in Italia un flop.”Hanno subìto il calcio di Sarri, ma prima di andare via l’hanno voluto salutare e abbracciare. Ricordo che Maurizio mi disse: “Sono stato a Napoli, ad alcuni ho dato la vita, mai nessuno mi ha rispettato come questi due ragazzi”.  
 
Aggiunge poi che Caicedo all’inzio non piaceva ad Inzaghi, mentre il rimpianto su Giroud è fortissimo: «Era nostro, solo che all’ultimo il Chelsea si mise di traverso e non lo lasciò partire. Le tentai tutte”
 Tare sul suo futuro non si sbilancia. “Io sono cittadino del mondo, la mia famiglia in ogni caso vivrà a Roma”. 


Le ultime battute sono sia sulle telefonate alle 2 di notte di Lotito,
“Parlava solo lui”, spiega il ds albanese, sia sui famosi affari extra-calcio che avrebbe realizzato con il presidente della Lazio. “So anche chi metteva in giro queste porcherie. Io e Lotito non abbiamo mai avuto società, mai affari insieme, nessun business. L’unico suo rapporto con l’Albania ha a che fare con il compleanno dei miei quarant’anni. Organizzai una festa a Tirana e lo invitai. Lui non poté venire perché aveva un impegno di lavoro, ma per rispetto si presentò il giorno dopo”.  

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RITIRO ESTIVO

AURONZO, DAY 9 – Hysaj: “E’ il mio momento migliore. Dobbiamo ringraziare i tifosi”

Dopo la seduta mattutina Elseid Hysaj ha parlato ai microfoni della radio ufficiale della Lazio: “Sto bene, il ritiro sta andando benissimo. Sto lavorando con tutta la squadra.

Saremo pronti per l’inizio del campionato. Quando sei in una squadra di 22 giocatori, si sa che ci sono alti e bassi, devi saper aspettare il tuo momento.

Questo è tra i miei migliori momenti, la stagione scorsa fatto bene, quest’anno faremo ancora meglio. L’importante è non prendere gol, anche perché poi noi alla fine lo facciamo sempre.

Se ho visto cambiamenti in Sarri? È cambiato poco, nel modo migliore. Chiede ancora di già di quello che puoi tirare fuori, vuole arrivare più in alto possibile da sempre.

Sicuramente è una cosa che tutti dicono tu hai giocato con lui da sei anni quindi è più facile per te, ma è sempre dura arrivare al campo e dare il massimo. Ci sono anche altri giocatori, per me vale lo stesso degli altri.

Bisogna dare sempre il cento per cento. Devo essere sempre concentrato – prosegue Elseid Hysaj – perché per come giochiamo, basta un errore e ci fanno gol.

Dobbiamo essere concentrati tutta la partita. Sicuramente una cosa che penso e che tutti sanno è che non dobbiamo mai mollare. È normale che ci siano alti e bassi, devi farti vedere pronto quando è il momento.

E’ il mio miglior momento con Sarri? Sì sicuramente, stiamo facendo bene. Abbiamo fatto una bella stagione, abbiamo una squadra forte e sicuramente faremo bene anche quest’anno. Dove può crescere la difesa? Se arriviamo primi è ancora meglio, dobbiamo puntare ancora in alto. Con gli attaccanti che abbiamo possiamo fare sempre gol, l’importante è non prenderne, ma ce la possiamo fare.

Si alzerà il ritmo, già oggi abbiamo una partita importante. Arriveremo pronti all’inizio della stagione. Champions? Sicuramente è la cosa più bella per un giocatore, giocare contro squadre come il Real Madrid e in stadi bellissimi.

Io l’ho provato, menomale che ci siamo riusciti ancora. È il sogno di tutti i bambini. Tifosi? È bello, siamo stati tutti bambini e tutti volevamo essere accanto a un giocatore. Dobbiamo essere grati, ringraziarli e fare il nostro lavoro per bene”.

Alessio Buzzanca

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SERIE A

Pre-match Bologna-Lazio, Patric: “Gara importante, se vogliamo restare in alto…”

Nel pre partita di Bologna-Lazio, il difensore biancoceleste Patric è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 Sky:

“Sappiamo dell’importanza della partita, il margine di errore a questo punto della stagione è minimo se vogliamo rimanere in alto. Conosciamo la difficoltà dell’avversario e di giocare in questo stadio.

Credo sia difficile avere calciatori sempre pronti anche quando si gioca meno. Questo aspetto mette in mostra la grande umiltà di calciatori di questo tipo che a volte non vengono tenuti in considerazione a dovere.

Sarà una partita difficile sia sotto il punto di vista atletico che tecnico perché il Bologna ha calciatori di livello. Dovremo stare attenti in entrambe le fasi del gioco”.

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DICHIARAZIONI

Romagnoli alza il tiro: “Sogno realizzato, ma ora con la Lazio voglio vincere”

La Lazio nel cuore. In una lunga intervista a DAZN resa all’ex compagno di squadra Riccardo Montolivo, Romagnoli si racconta aprendo se stesso su molti temi: “E’ bello per una persona giocare per la propria squadra del cuore ed essere a casa. Però io penso che la scelta più forte, più importante, sia quella di trovare un  progetto serio, una squadra forte e un mister forte, perché io voglio vincere con la Lazio. E’ bello essere qui, ma io voglio vincere con la mia squadra del cuore, per me è la cosa fondamentale“.

Prima volta a Formello? Ero un bambino, sarà stato il 2003/2004 ed è stata l’unica volta, prima di tornare quest’anno. Entrai con mio papà, perché tramite un amico ottenemmo due pass per assistere all’allenamento. C’era Mancini come allenatore e la squadra si allenava nella gabbia. Io sognavo di tornarci da calciatore, quando sono tornato è stato emozionante, come ogni giorno che ritorno. La mia fede biancoceleste me l’hanno trasmessa mio papà e mia nonna. Mio padre è sempre stato tifoso della Lazio, mia nonna anche e io da piccolo passavo molto tempo con lei, vedevo le partite con entrambi, la squadra vinceva, era una Lazio fortissima ed è stato molto facile affezionarmi.

Ho sempre avuto l’idea di voler tornare. Non volevo farlo troppo tardi, ma in un’età in cui mi sentivo ancora bene, in cui potessi dare il meglio di me stesso. Avevo altre buone offerte sul mercato, però c’è sempre stata questa volontà di tornare, la voglia di vestire questa maglia. Molto hanno fatto anche le persone a casa che mi dicevano ‘torna, torna’ – Montolivo aggiunge: “Me lo ricordo, il primo risultato che andavi a controllare era quello della Lazio“. Ridendo riprende Romagnoli: “La volontà c’è sempre stata, poi comunque la Lazio ha un bel progetto, è una squadra molto competitiva e molto forte, ha un mister che è molto molto bravo e preparato, quindi mi son detto che questo era il tempo per tornare”.

Montolivo, dopo aver espresso la sua stima per Sarri, ammette: “Mi sarebbe piaciuto molto essere allenato da un maestro di calcio come lui. Io ho avuto Prandelli e tendo ad accostarli, ma penso che un tecnico così abbia inciso nella tua scelta?”. “Molto, moltissimo” – risponde Romagnoli Lui mi piaceva dai tempi di Napoli, ero curioso di sapere come lavorava, in particolare con la linea difensiva, i dettagli su cui si concentrava. La compattezza nel derby? Noi lavoriamo tutti i giorni, sia di reparto, sia come squadra. Abbiamo dei concetti che seguiamo, che ci danno de benefici. Poi a volta capita, come è successo, che non va bene la partita ma l’idea con o senza palla è rimasta. Ci sono altre cose, poi, che vanno messe apposto durante la partita. La cosa bella, però è che noi abbiamo un’identità e la riconoscono tutti.

Un calciatore italiano deve puntare a vincere lo scudetto. Vincerlo con una società come il Milan, da capitano, è una cosa fuori dal comune. È stato bello, dopo anni di delusioni, tante critiche, tanti movimenti bui, passare a fare 75 mila ogni volta a San Siro e sentirsi a casa ogni volta che andavamo fuori è stata una cosa pazzesca. Vincere è stato pazzesco. Critiche? Non me ne frega niente (ride, ndr). Possono dare fastidio, più o meno. Non sapevano come stavo alcune volte quando andavo in campo, sono stato male da novembre in poi con la pubalgia. Facevo fatica anche ad allenarmi. Fascia al braccio? Il bello e il brutto, la responsabilità che hai. Normale che quando la squadra va così così, il primo a mettere la faccia dev’essere il capitano. Rimango sempre focalizzato su quello che devo fare in campo”.

E poi l’addio al Milan con una vena polemica: “Coi Rossoneri avevamo discusso della situazione del contratto, loro mi avevano fatto anche un’offerta. Poi le nostre strade si sono separate, loro hanno preferito fare altre scelte, io ho fatto le mie. Magari sarebbe stato meglio essere più chiari, in modo da non portare la trattativa fino alla fine. Però io del Milan posso avere solo ricordi bellissimi, 7 anni fantastici”.

E poi il ricordo del rigore sotto la Nord: “Semifinale di Coppa Italia, rigore contro la Lazio? Ero dispiaciuto perché giocavamo con la Lazio, ma contento perché avevamo passato il turno. Avevamo già perso una finale con Brocchi. Il pensiero era più che altro per mia nonna: lei e mio padre sono quelli che mi hanno sempre supportato, mi hanno portato a giocare in piazzetta, agli allenamenti. Mi è venuto molto facile non esultare, l’ho detto: la Lazio l’ho sempre rispettata. Il primo gol sotto la Nord è stata un’esplosione mia ma credo di tanta altra gente”.

Alessio Buzzanca

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Sarri a nudo: a RSI racconta la sua vita, il calcio, il ciclismo e… Bukowski

Maurizio Sarri senza veli. In un’intervista a tutto tondo resa alla radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), l’allenatore della Lazio si racconta e racconta dalla sua infanzia all’attualità.

Ecco il testo:

Per me quello con il calcio è un innamoramento avuto fin da piccolo. Penso che derivi dal fatto che è uno sport di squadra, anche se negli ultimi anni a livello mediatico viene dato più peso all’individualità. Solo il rugby penso abbia le stesse caratteristiche di organizzazione del calcio, perché si gioca in un campo con delle dimensioni estremamente ampie e con tanti giocatori. Razionalizzare i movimenti dei giocatori è una grandissima passione, ma mi sono divertito anche a giocare. Il calcio è un gioco apparentemente semplice, soprattutto per i singoli, anche se coordinare 11 giocatori su un terreno non è proprio semplicissimo. La vittoria è sicuramente importante per dare vigore alle idee. Ritengo però che se si ha il piacere di giocare in un modo bello da vedersi questo sia più appagante e porta di conseguenza, alla lunga, anche migliori risultati“.

IL CALCIO DI OGGI – “Nel calcio degli ultimi anni, per vincere bisogna andare in determinate squadre. I giocatori di livello possono ancora fare, e fanno, la differenza. Prima le disponibilità economiche delle squadre erano di qualche miliardo di lire, oggi di qualche centinaia di milione di euro, questa differenza porta a vincere sempre le stesse squadre. Si vede un po’ in tutti i campionati europei. La cultura italiana è particolare, si fa più tifo contro che a favore, cosa che in Inghilterra non ho visto, lì puoi andare in trasferta con tifosi di altre squadre. Qui a livello culturale-sportivo non siamo messi benissimo. Parlare di allenatore come educate in questo mondo non è il caso, se ne parliamo a livelli giovanili posso essere d’accordo. Ai nostri livelli hai a che fare con aziende individuali, quasi tutte di fatturato milionario, quindi è difficile essere un educatore. Si cerca di far passaggi messaggi e dei valori, fondamentali nello sport di squadra, continuamente I soldi? nel calcio e nella vita aiutano, ma la felicità è un’altra cosa. Certe cifre nel calcio sono immorali? Come lo è il mondo. Se un attore guadagna 30 milioni di euro per un film è immorale, ma probabilmente c’è un ritorno economico che lo giustifica. Io lo ritengo ingiusto, però anche questo fa parte del mondo di oggi”.

LA LETTURA – “I novanta minuti che passi in campo sono una parodia della vita. Ci sono momenti esaltanti o difficili, in cui si può vincere o perdere, come nell’arco della vita, quindi conoscerla ti aiuta anche nel calcio. Cosa cerco nella lettura? Prima di tutto il piacere personale. Io devo ringraziare gli insegnanti che ho avuto, mi hanno permesso di fare percorsi diversi da quelli classici della scuola. In classe mi annoiavo, loro mi hanno spinto verso letture che mi appassionavano. Leggere è un momento di svago, ma anche di forte arricchimento. Mi serve anche per il mio lavoro: la facilità di linguaggio che ti può dare leggere molto, penso possa essere incidente anche nella professione. Il calcio va salvato dalla bellezza? Il calcio deve essere salvato da se stesso, si sta andando su una strada nella quale è impossibile mostrare la bellezza. Dover giocare 60 o 70 partite all’anno porta i giocatori ad allenarsi di meno e a produrre uno spettacolo meno bello. Siamo in una fase in cui lo sport è diventato un business”

LA TUTA – “Bukowski diceva di non fidarsi di chi va in giro in tuta? Dalle sue poche foto che ho visto, ho notato che era messo peggio (ride, ndr). Io ho un’ammirazione talmente grande per questo scrittore che gli perdono tutto. Spesso vedo partite della Primavera giocate in campi improponibili con gli allenatori in divisa sociale e mi vien da ridere. Noi facciamo un lavoro da campo, non vedo che ci sia di male nel lavorarci in tuta. Quando lavoravo nella Finanza andavo in giacca e cravatta. Il mondo è andato verso una direzione in cui conta più l’apparenza ed è ridicolo. Io dico sempre che i manager che guardano il calcio in un altro mondo lavorativo sarebbero licenziati. Il mio lavoro precedente mi ha aiutato: il doverti scannare per aprirti una strada è utile”.

CALCIO E SARRISMO – “Cerco sempre di innescare un modo di giocare a calcio che permetta il contatto con la palla molto spesso, perché questo è il motivo per cui abbiamo iniziato. Il rapporto palla-uomo è eterno, è quello che ci dà questo senso di divertimento, quindi cerco di trovare un modo di giocare che non spenga nel calciatore questo entusiasmo. Cosa ho pensato quanto ‘Sarrismo’ è entrato nella Treccani? Che abbiamo tutti perso la testa (ride, ndr). Io non mi accontento mai. Noi abbiamo vinto 4-0 in trasferta e sono andato a letto inferocito, ma penso sia giusto così. Se ci diamo obiettivi troppo facili ci si accontenta facilmente, l’obiettivo dev’essere impossibile, un’utopia. Solo se è così vai a letto con un lieve giramento e quindi cerchi di migliorarti tutti i giorni. Non c’è un episodio che mi ha dato più soddisfazione in carriera. L’errore che fa la gente, solitamente, è quello di abbinare la mediaticità dell’evento a quello che realmente l’evento rappresenta per te. Io sono uno che cerca di migliorarsi tutti i giorni e cerco di adattare le mie idee in base ai giocatori che dispongo in quel momento, mi ritengo più un trasformista che un’integralista, avendo utilizzato tutti i moduli nella mia carriera”. 

CICLISMO – “Se dovessi scegliere tra la finale di Champions League e la Parigi-Roubaix, guarderei sicuramente il ciclismoE’ uno sport vero. Anche lì, seppur resti uno sport individuale, noto che la squadra sta contando molto di più dei singoli. Quelli forti sono sette o otto e più di questi è importante la squadra. E’ uno sport di grande fatica che richiede una passione veramente feroce. A differenza del calcio, poi, i grandi stipendi sono riservati ai pochi veramente forti, gli altri gareggiano per uno stipendio normale. Ho veramente un grande rispetto per chi pratica questo sport, vederlo mi dà grande soddisfazione. Io, tra l’altro, vengo da una famiglia di ciclisti”

Alessio Buzzanca

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Immobile si racconta a Parolo: “Scarpa d’Oro, Nazionale e Sarri. Tutta la mia Lazio”

Ciro Immobile e Marco Parolo si sono ritrovati in una lunga intervista a cura di DAZN. Parolo, nelle vesti di intervistatore, ha sollecitato l’ex compagno di squadra su diversi argomenti. La chiacchierata ha sempre mantenuto un tono estremamente confidenziale e goliardico.

I GOL

“Ne ho fatti tanti di istinto soprattutto quando ero più giovane. Tanti gol so dove va a finire la palla, so dove voglio metterla. Già immagino il gol durante l’azione. Pressione? La partita in cui l’ho sentita di più, per segnare, è stata a Brescia. Ero a 34 gol insieme a Leandowski che però aveva giocato una partita in meno. Volevo fare gol per forza e la palla non entrava. Ci stavano Correa, Luis, Sergej che mi passavano sempre la palla e mi volevano far segnare per forza. Poi alla fine ci sono riuscito, ho superato Lewandowski e ho giocato l’ultima partita a Napoli un po’ più sereno”.

CALCI D’ANGOLO

A volte litigo con Sarri, lui vorrebbe che attaccassi il primo palo e invece, mi metto sempre sul secondo”.

NAZIONALE

“Ci sono varie opinioni di alcuni non di tutti che a volte mi fanno pensare, a volte mi ci faccio una risata, a volte mi ci arrabbio. Credo che poi alla fine di tutto tutte le persone che mi vogliono bene mi dicono che quando smetterò di giocare si renderanno conto veramente“.