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‘QUELLI CHE…’ – Parolo ricorda Suor Paola: “Passione e solidarietà, dovere e piacere servire alla sua mensa…” (AUDIO)

MARCO PAROLO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’ ricorda Suor Paola

“La cosa bella che mi piace ricordare di Suor Paola è quanto dava per gli altri e per i ragazzi più bisognosi. Quando partecipavo alle sue iniziative non potevi che essere spinto a metterti a totale disposizione. Magari anche servendo a mensa per persone più sfortunate. Era un passaggio naturale che sentivi di fare per rendere tutto anche più divertente. Suor Paola dava un servizio importantissimo, non si poteva non essere colpiti e spinti a partecipare ulteriormente. Ricordo due serate molto belle con Immobile e Cataldi, anche loro erano chiamati a sgobbare da camerieri. Era molto divertente anche alzare il prezzo delle aste delle maglie per raccogliere il più possibile. Lei aveva una grande passione, questo è il motivo per il quale ha raccolto così tanto nella sua vita”.

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‘QUELLI CHE…’ – Parolo: “Lazio, c’è mentalità e libertà. Si può sognare in Europa, ma servono due centrocampisti dal mercato. Il mio grande rimpianto…” (AUDIO)

MARCO PAROLO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

Il pareggio di ieri della Lazio con il Ludogorets ci può stare. La partita è stata fatta, c’è stata comunque la solita mentalità di voler vincere fino alla fine. E’ stata una prestazione complicata dall’atteggiamento difensivo dei bulgari. Continuano ad arrivare segnali importanti dal punto di vista fisico, poi è sempre lì in testa a 13 punti. Non si può dire nulla a questa squadra in Europa, credo che quella di ieri sia stata un’eccezione.

Da questa Lazio ti puoi aspettare meno la giocata del singolo, stile Luis Alberto e Milinkovic, ma più quei concetti di calcio che ti permettono di costruire occasioni anche contro squadre chiuse come quella di ieri.

Condivido la sensazione che Baroni stia virando molto sul 4-3-3, ma con questo sistema credo si debba intervenire sul mercato, anche con due elementi. Guendouzi ha un grande motore, ma le sta facendo tutte ad un ritmo elevato. Non potrà farle tutte, penso sarebbe ideale aggiungere un altro giocatore con le sue caratteristiche ed un altro Vecino. Intervenire a gennaio sul mercato anche nei miei anni è sempre un po’ mancato. L’Europa League può essere un percorso molto bello per la Lazio, ma per potersela giocare e reggere l’urto del campionato sarebbe importante intervenire lì.

Rovella è migliorato tanto, ha personalità, un dinamismo esagerato, deve crescere nella struttura fisica per impattare nei contrasti. Serve una crescita alla Lucas Leiva, per essere chiari. Lucas leggeva tanto le partite, lui si muove molto di più, ma gli manca quell’impatto nel contrasto per reggere il confronto con il brasiliano.

Guendouzi si sta prendendo tutta quella libertà che Baroni gli sta dando, giocatore fondamentale e carismatico. Se penso a Vecino, penso anche io a quanto mi sarei sentito a mio agio nel calcio di movimento di Baroni.

Il mio rimpianto più grande che ho nel percorso con la Lazio è proprio in Europa, in particolare l’eliminazione con il Salisburgo. Ripenso a quanto è accaduto in quella gara, la rimpiango perché eravamo destinati alla finale per quanto fatto”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, il post Sarri: dal “sì” di Martusciello a Lotito agli ex Lazio, passando per Tudor e Gattuso. La situazione

Klose, Parolo o Brocchi…

Klose, Parolo o Brocchi come traghettatori per tre mesi oppure Tudor e Gattuso come candidature a lunga scadenza che brucerebbero i sogni del futuro come Scaloni, Sergio Conceicao e Thiago Motta? Dopo un pomeriggio nel pieno caos e un lungo vertice notturno, in casa Lazio sembra che sia prevalsa un’altra soluzione all’addio di Sarri, quella di andare avanti con il suo vice, Giovanni Martusciello, che avrebbe dato la sua disponibilità non solo a guidare la squadra a Frosinone ma anche a finire la stagione e a giocarsi anche le sue chance, con buona pace del Comandante Mau. Più o meno quello che fece Calzona a Napoli. «Non voglio darla vinta ai giocatori, l’ho detto anche a Sarri (in un vertice nella sua villa nel tardo pomeriggio, ndr) che non ha gradito, ma io resto» ha detto Martusciello nella notte al presidente. Lotito, che è piombato a Formello a tarda sera per una notte insonne e l’apertura dell’ennesimo casting, non se lo aspettava. Da Sarri si è sentito tradito anche se il presidente stava meditando già da tempo su come preparare il divorzio a fine stagione senza onorare un contratto da 8 milioni lordi fino al 2025. Scegliendo la strada opposta a quella di Mau, cioè di non comprare a gennaio, Lotito era definitivamente entrato in conflitto con il suo tecnico, a cui rinfacciava il mancato utilizzo di Kamada, di Pellegrini e di Castellanos, giocatori su cui la Lazio aveva sbriciolato – seppure a rate annuali – quasi tutti i soldi incassati con la cessione di Milinkovic.

LE CHANCE

Quando Sarri lo ha chiamato per comunicargli che si sarebbe dimesso, Lotito era ancora al Senato. Ma nell’improvvisazione, si sa, il patron è un maestro dell’azione e così si è messo subito al lavoro per cercare una soluzione, prima di prendere la strada-Martusciello, certa almeno fino a sabato: l’idea principale, quella di creare in casa un nuovo Simone Inzaghi, puntando su Tommaso Rocchi, ex capitano e bandiera, è stata bruciata nel giro di poche ore. Sfogliando l’agendina, Lotito è arrivato ai nomi buoni, quelli che potevano sognare la panchina della Lazio, cioè Miro Klose e Marco Parolo. A Lotito piace la saggezza dell’ex centrocampista, dal 2014 al 2021 punto fermo della Lazio oltre che uomo-spogliatoio: nel settembre del 2022 ha ottenuto il patentino Uefa A che gli consentirebbe di allenare dal livello giovanile fino alla serie C ma non in serie A, almeno senza un affiancamento. Klose, invece, sarebbe pronto: si era lasciato male con il ds Tare ma oggi non avrebbe più ostacoli e accetterebbe un contratto a termine (giugno), mettendosi in gioco per una eventuale riconferma dopo l’esonero dall’Altach. Tra gli ex laziali sono stati in corsa anche Massimo Oddo e Cristian Brocchi, entrambi pronti ad accettare un accordo partime pur di rientrare nel giro, come Marco Giampaolo, una delle candidature portate dal ds Fabiani. Ma il sì di Martusciello per il momento li ha bloccati.
Lotito non ha voluto esporsi subito cercando un allenatore a lunga scadenza, anche se per questa soluzione, in caso di nuovi ribaltoni, restano ancora due nomi sul tavolo: sono quelli di Tudor, consultato prima dell’ingaggio di Sarri e da tempo candidato alla panchina biancoceleste, e di Rino Gattuso, appena licenziato dal Marsiglia e anche lui già entrato in passato nei casting del senatore. Il Messaggero

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‘QUELLI CHE…’ – Parolo in studio a Radiosei: retroscena, gli interventi di Lulic e Mauri, Lazio di oggi… (VD/AD)

L’ex centrocampista della Lazio, Marco Parolo, ospite in studio a Radiosei con il giornalista Marco Cattaneo di Dazn. L’occasione è quella di presentare il proprio libro “Quando giochi” e di analizzare passato, aneddoti e presente del mondo biancoceleste. Seguono video ed audio della diretta della mattinata evento:

GERARCHIE NELLO SPOGLIATOIO – “Sono arrivato quando il capitano era Stefano Mauri e da lui ho capito la gestione di certe dinamiche. L’importante nello spogliatoio è far stare bene tutti. Magari negli ultimi anni Lulic era il capitano in campo, mentre magari io gestivo altre situazioni”.

COME GESTIRE TENSIONE E PAURA? – “Quando in Germania-Italia nell’Europeo del 2016 eravamo ai rigori e dovevo calciare dal dischetto avevo paura. Allo stadio c’era un gruppo di amici che erano venuti a vedermi e ho immaginato: “Pensa le risate che ci facciamo se sbaglio’. Poi ho pensato ai consigli che mi ha dato Buffon su Neuer. Se dovessi fare un altro esempio, ricordo un Lazio Sampdoria di inizio 2015 che ha un po’ sbloccato la mia avventura alla Lazio. Inizialmente mi trovavo in difficoltà perché non ero ancora riuscito a ripetere quello che avevo fatto a Parma, poi mi dissi: “Marco, stai giocando con i tuoi amici al parchetto. In quel momento mi sono calmato ed ero più naturale, perché quando giochi con i tuoi amici sei te stesso e non hai ansie”.

IL BULLISMO – “Tema sul bullismo nel libro? Una volta scoppiai a piangere davanti ai miei genitori perché venivo preso in giro a scuola calcio, avevo 13-14 anni. In quel momento mi sono detto che avrei dovuto far vedere chi ero con il pallone tra i piedi. Poi hanno cominciato a rispettarmi, perché vedevano che avevo una grande passione in quello che facevo, che magari loro non avevano”.

MAURI, PAROLO IN STUDIO ED IL DERBY DELLA CAPITALE – “Stefano Mauri è stato l’iniziatore del mio primo derby: prima della stracittadina andai ad una cena dove c’erano dei tifosi e ci raccontarono cosa significava il derby. All’inizio non capivo, poi nel primo derby facemmo il riscaldamento sotto la Nord, vedendo le facce dei tifosi capimmo che non potevamo assolutamente sbagliare”.

CAICEDO, PAROLO ASCOLTA IN STUDIO – “La sua storia è molto bella. Nel 2018 sbagliò due gol a Crotone e si diceva che dovesse andare via. Noi ci esponemmo per tenerlo perché sapevamo che si allenava bene ed era meglio lui che un altro. Volevamo che rimanesse. Alla cena di natale dell’anno 19/20 eravamo in un grande momento. Tutti volevamo dirlo, ma lui alla fine disse che avremmo lottato per lo scudetto”.

LUCAS LEIVA, PAROLO ASCOLTA IN STUDIO – “Lui era un grande anche a livello umano e come persona. Quando è arrivato doveva sostituire Biglia. I carichi quando cominciò il rirtiro erano pesanti e un po’ li soffriva, Inzaghi su questo brontolava. Poi nella sua prima partita in Supercoppa ebbe un contrasto con Cuadrado e lo ribaltò, ed era forse solo al 50-60% della sua forma fisica. Era una certezza. Tante volte giocavamo io e lui insieme. Ha portato, dopo Klose, nel gruppo l’esperienza internazionale che serviva. Sapeva portare la mentalità vincente, e non è facile”.

KLOSE – “Klose era di un altro livello mentalmente parlando. Lo vedevi in allenamento. Sapeva aprirci gli spazi con le sue giocate, infatti quell’anno in molti andammo in doppia cifra. Era intelligentissimo tatticamente, sapeva fare gol e far giocare bene la squadra. La giusta via di mezzo”.

AURONZO E TIFOSI – “ Quando ero ad Auronzo mi piaceva andare al campo a piedi, un po’ per sentire l’aria di montagna ma anche per stare vicino ai tifosi. ”.

INZAGHI – “Inzaghi rompiscatole in allenamento? Certamente pretendeva, ma era uno che aveva la capacità di far star bene il gruppo. Quando uscivamo insieme in ritiro, lui capiva l’importanza di quel momento che ci permetteva di fare gruppo. Poteva dirtene di tutti i colori, ma alla fine tutti stavano bene”.

PERUZZI – “Peruzzi era una figura importantissima. Partivamo in tre o quattro da Formello e andavamo a casa sua, non potrò mai dimenticare quelle cene a base di cinghiale”.

LULIC CON PAROLO IN STUDIO – “Lui rappresenta la tibia più famosa di Roma per quel 26 maggio. Senad mi ha fatto conoscere tanti bei vini, a inizio anno andavamo sempre tutti in un’enoteca. Non sapevi mai se crossava di destro o di sinistro, Senad mi ha fatto fare il quarto gol a Pescara, se ho fatto poker la colpa è sua (ride, ndr)”.

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RUOLO DA DIRIGENTE – “Non me lo hanno mai proposto. Non mi è mai interessato perché avevo troppo legame con i miei compagni e non volevo passare dall’altra parte. Ho sempre pensato che dovessero passare almeno dieci anni, in modo tale che possano cambiare tutte le figure”.

IMMOBILE – “Nel 2016 dissi a Igli che dovevamo assolutamente prenderlo, è l’unico che fa gol sempre anche in allenamento”.

PAROLO IN STUDIO SUGLI SCHEMI DI SARRI – “Negli schemi di Sarri penso che mi sarei trovato bene. Ha un gioco particolare ma una volta che lo conosci riesci ad esprimerti al massimo. Il Parolo di 28-29 anni ci sarebbe calzato a pennello”.

L’ARRIVO DI PAROLO ALLA LAZIO – “Inizialmente ero restio a venire, perché avrei voluto giocare l’Europa League con il Parma, anche se poi non si iscrissero. Parlando con Pioli e gli altri ero un po’ titubante. Poi accettai e pensai di aver fatto la scelta giusta. Ero a Villa San Sebastiano per firmare, ho dovuto attendere il presidente per qualche minuto”.

LOTITO – “ll Lotito che conosco io non è quello che appare in pubblico. Molte volte a Formello parlava con noi e ci raccontava aneddoti interessanti. Poi quando gli chiedevamo ‘pres ma i premi?’ lui cambiava completamente. Prima di trattare con lui mi dovevo preparare, perché era sempre più preparato di me”.

PAROLO CENTRALE DI DIFESA – “Bisognava mettersi dove c’era possibilità di giocare. Nella gara di ritorno a Milano contro l’Inter tutti mi hanno detto che Lukaku mi ha trascinato, ma alla fine non ha segnato lui”.

MILINKOVIC – “Sergej è un giocatore forte. L’unica pecca era che secondo me non aveva la voglia di diventare un giocatore grande a livello internazionale. Poteva avere molto di più per il giocatore che era. Alla Lazio attuale manca proprio un giocatore come lui. Viene meno quella capacità di aprire spazi vincenti per gli altri. Guendouzi e Kamada messi insieme fanno un Milinkovic. Questa Lazio va meno di transizione. Forse Kamada sarebbe stato più adatto per Inzaghi”.

I TIFOSI DELLA LAZIO – “L’amore che ho per il calcio da quando avevo quattro mesi l’ho ritrovato nei tifosi della Lazio, mi danno sempre grande affetto”.

COREOGRAFIE DELLA CURVA NORD – “Sono bellissime, me le sto godendo adesso perché magari quando giocavo ero sotto negli spogliatoi e non potevo”.

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‘NMM’ – Parolo: “Finalmente una Lazio laziale, dichiarazioni di Mou hanno caricato. Sarri ti migliora, ma ora la Champions è un obbligo” (AUDIO)

Marco Parolo, ex centrocampista della Lazio, adesso opinionista di DAZN, in collegamento su Radiosei

A margine del debry vinto, la tua ricostruzione

“L’esultanza di Milinkovic all’espulsione di Ibanez ti fa capire quanto lui ci teneva alla partita. La Lazio ha molti giocatori che si caricano e si esaltano nei derby, non sono cose scontate. Finalmente in campo ci sono calciatori di estrazione laziale come Cataldi e Romagnoli che fanno arrivare veramente la lazialità dentro al campo. Nel derby è un lusso. Penso che le dichiarazioni sono le cose che ti accendono di più. Quelle di Mourinho non hanno fatto altro che caricare la Lazio, mentre il rosso ha cambiato ancor di più il mood della gara. La Roma ha provato a portare la partita sul nervosismo, poi c’è caduta lei. Sarri durante l’intervallo ha toccato le corde giuste – continua Parolo -, ha isolato la squadra dal contesto e dal rischio di cadere in tentazione di innervosirsi se non fosse arrivato il gol. E’ stata brava a resettarsi, a portare la gara dalla sua parte, ad impostare la ripresa come meglio credeva. Poi sono mancate anche le forze per chiudere la partita, questo è un difetto che in questa stagione c’è e potrebbe essere un problema nella corsa Champions. Il netto dominio dei biancocelesti è stato chiaro, devo dire che sostituire Dybala è stato un errore, ha consegnato la Roma alla Lazio”

I meriti di Sarri

“Mi sarebbe piaciuto essere allenato da Sarri, con lui come calciatore ti completi. Luis Alberto faceva le due fasi anche con Inzaghi, poi il gioco di oggi lo esalta dal punto di vista del palleggio. Zaccagni si è completato, va al doppio degli altri, non lo prendi mai, è cresciuto molto. Il tocco di Anderson per lui non è casuale, inizia a fare quei movimenti che Mertens faceva a Napoli. Si sta specializzando nel ruolo. Cataldi con Milinkovic e Luis Alberto che lavorano anche in fase difensiva, si esprime al massimo come gestione del pallone. Il problema della scorsa stagione era la difesa, oggi Sarri ha trovato Casale e Romagnoli che sono perfetti per il suo modo di difendere, a differenza di Ramos e Acerbi che facevano fatica ad accettare questo gioco””.

Corsa Champions

Ora la Lazio è obbligata a raggiungere il quarto posto. L’uscita dall’Europa è un peso, ma giocare una volta a settimana è un vantaggio. Il suo problema è non avere quell’alternativa da inserire in corso d’opera che può cambiare la partita. Lui ha dimostrato di non avere grossa fiducia nella rosa e alla lunga può diventare un problema. Lo vedo come un piccolo limite di Sarri, poi non è facile pretendere le prestazioni da calciatori che sono stati poco coinvolti. Qualche rotazione in più ci poteva stare per permettere ad alcuni calciatori di salire di livello. Per il resto c’è spazio, c’è margine per fare un filotto come il nostro prima del Covid quando si giocava solo una volta a settimana.

Dario Cadeddu

23/03/2023

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CURIOSITA'

Tre ex biancocelesti hanno ottenuto la qualifica Uefa A

Senad Lulic, Marco Parolo e Guglielmo Stendardo hanno superato il corso di Coverciano. Con la qualifica Uefa A i neoallenatori potranno guidare qualsiasi squadra giovanile, comprese quelle partecipanti ai campionati Primavera, tutte le squadre femminili, incluse quelle di Serie A, e le prime squadre maschili fino alla Serie C. Potranno inoltre essere tesserati come viceallenatori dai club di Serie A e Serie B maschile.

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‘NMM’ – Parolo: “Basta paragoni col Napoli, questa è la Lazio di Sarri. Il ‘germe’? Vi spiego cosa intendeva…”(AUDIO)

Marco Parolo, centrocampista della Lazio dal 2014 al 2021, con oltre 210 presenze e 27 reti, ai microfoni di ‘NMM’

“Racconto calcio con passione e divertimento. Ho voglia di trasmettere agli altri ciò che ho vissuto sul campo, la mia esperienza. Commentare i tuoi ex compagni all’inizio è difficile, perché tendi più ad esaltare che a criticare. Col tempo capisci che essere trasparente è la chiave, con le giuste spiegazioni, anche degli errori dei vecchi compagni”.

IDENTITA’ DELLA LAZIO

Secondo me questo è il Sarri della Lazio. Basta paragoni con il Napoli. Con l’arrivo di Vecino ha avuto un giocatore di grande equilibrio che ti permette di avere una risorsa in panchina come Luis Alberto. Devono crescere i giovani Cancellieri e Marcos Antonio, Sarri sta facendo ciò che può, ma adesso vedo la Lazio di Sarri con l’uruguayano in campo per una questione di equilibrio. E’ ovvio soffrire con le ‘big’, perché hanno grande intensità e fisico. Nel gioco di Sarri ci sono dei punti attaccabili. Penso alla partita di Kvara in Lazio-Napoli, è stato bravissimo a metterli a nudo. La Lazio ha perso male in Danimarca, ma bisogna mettersi in testa che alcune partite si possono perdere. C’è tempo per rimediare ad un errore grosso. Giocando ogni 3 giorni devi mettere in preventivo dei passi falsi, perché giocano tutti e si alternano. Si lavora oggi per avere tutti sullo stesso livello domani”.

DIFESA E GIOVANI

La Lazio concede poco, in questa stagione. Provedel e Romagnoli sono giocatori intelligenti e di esperienza e sono finiti in un reparto già migliorato dal primo anno di Sarri. Penso a Marusic e Lazzari, oltre a Patric, che hanno fatto grandi passi avanti. Cataldi stesso è cresciuto molto nelle letture difensive. Marcos Antonio deve crescere. Una volta che entrerà nel contesto vedrà alcune lacune coperte dalla conoscenza del sistema. Ha ancora troppi istinti che prevalgono sulla ragione, in campo. Quando hai i giovani devi mettere in preventivo qualche errore”.

IMMBOILE

“Avevamo una routine, eravamo compagni di stanza. Consiglio? Ha raggiunto una maturità tale che può fregarsene di quello che lo circonda. L’ho notato nell’intervista che abbiamo realizzato con lui. Ciro ha i numeri dalla sua parte, la gente può parlare, ma alla fine contano solo i numeri. Lo vedo molto sereno. Immobile problema della Nazionale anche no, meno male che c’è lui, in Nazionale.

FINE CARRIERA

Ho smesso al momento giusto, levandomi la soddisfazione di giocare e segnare in Champions. Ho finito contento di aver chiuso alla Lazio, di un percorso fatto raggiungendo l’apice del mio livello calcistico. Quando ti rendi conto di aver raggiunto il tuo limite, sai di aver dato tutto quello che potevi dare. Una volta smesso, l’affetto del popolo laziale è stato fondamentale per farmi capire che quella fosse la scelta giusta. Ho tanta serenità al riguardo”.

IL ‘GERME’ DI SARRI

Alla Lazio quando c’è qualcuno che vuole andar via, legittimamente, è difficile pensare che il giocatore risposi il progetto. Milinkovic non ha mai fatto dichiarazioni del tipo ‘voglio andare via’. Lui ha sposato il progetto, è il prototipo del giocatore che sta bene a Roma. L’ambiente tende ad esaltare i giocatori, questo lo sappiamo”.

LA LAZIO

“Volevo apparire nelle foto con le Coppe in mano, il mio obiettivo era vincere, fin da quando ho messo piede a Formello e ho visto la bacheca. Cercavo sempre di mettermi vicino al capitano per entrare nella foto dopo le finali vinte (ride, ndr). Finisci nella gigantografia a Formello, e sei nella storia”.

RITORNO

Impossibile, non sarei professionale perché ho un legame troppo forte con i miei ex compagni”.

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DICHIARAZIONI

Immobile si racconta a Parolo: “Scarpa d’Oro, Nazionale e Sarri. Tutta la mia Lazio”

Ciro Immobile e Marco Parolo si sono ritrovati in una lunga intervista a cura di DAZN. Parolo, nelle vesti di intervistatore, ha sollecitato l’ex compagno di squadra su diversi argomenti. La chiacchierata ha sempre mantenuto un tono estremamente confidenziale e goliardico.

I GOL

“Ne ho fatti tanti di istinto soprattutto quando ero più giovane. Tanti gol so dove va a finire la palla, so dove voglio metterla. Già immagino il gol durante l’azione. Pressione? La partita in cui l’ho sentita di più, per segnare, è stata a Brescia. Ero a 34 gol insieme a Leandowski che però aveva giocato una partita in meno. Volevo fare gol per forza e la palla non entrava. Ci stavano Correa, Luis, Sergej che mi passavano sempre la palla e mi volevano far segnare per forza. Poi alla fine ci sono riuscito, ho superato Lewandowski e ho giocato l’ultima partita a Napoli un po’ più sereno”.

CALCI D’ANGOLO

A volte litigo con Sarri, lui vorrebbe che attaccassi il primo palo e invece, mi metto sempre sul secondo”.

NAZIONALE

“Ci sono varie opinioni di alcuni non di tutti che a volte mi fanno pensare, a volte mi ci faccio una risata, a volte mi ci arrabbio. Credo che poi alla fine di tutto tutte le persone che mi vogliono bene mi dicono che quando smetterò di giocare si renderanno conto veramente“.

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FORMELLO

FORMELLO – Dal Genoa alla Samp, Sarri sempre senza Pedro. Parolo in visita per Milinkovic, Cataldi spera

FORMELLO Altra gara senza Pedro. Conferma negativa per lo spagnolo che anche oggi non ha preso parte dalla sessione di lavoro pomeridiana della Lazio. Lo si era capito anche ad inizio settimana, quando gli accertamenti strumentali al polpaccio non avevano dato esito positivo. Il problema non è rientrato, riguarda un infortunio muscolare accusato a gennaio contro la Salernitana e ripresentatosi dopo lo stralcio di gara disputato a Marassi. Diserterà l’appuntamento per la quarta volta di fila: dal Genoa alla Samp, contro la quale Sarri chiederà ancora gli straordinari a Immobile, Anderson e Zaccagni.

Una visita speciale e le speranza di Cataldi

Per il resto la conferma degli effettivi visti ieri, con l’aggiunta dell’ex Marco Parolo oggi in visita presso il centro sportivo biancoceleste ed affiancato dal Ds Tare durante il lavoro di natura tattica. Ex compagno e addetto ai lavori: realizzerà un’intervista per Dazn a Milinkovic. Arancioni e celesti schierati con il 4-3-3 alle prese con didattica e movimento di reparti. In quello difensivo regolarmente presente Acerbi che già ieri era tornato a lavorare con il gruppo: contro Caputo e compagni guiderà la difesa con Patric in netto vantaggio su Luiz Felipe (Lazzari e Marusic completeranno la retroguardia). A metà campo, sicuro il rientro di Luis Alberto dall’inizio, mentre Cataldi si augura di poter strappare ancora la maglia a Leiva. Difficile questa volta. Domani giornata di antivigilia con il programma di lavoro che inizierà alle 15,30.

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Nazionale, Parolo difende Immobile: “Ha bisogno di fiducia. Non merita quel trattamento”

Questa sera l’Italia di Roberto Mancini dovrà giocarsi la qualificazione al Mondiale nella gara contro la Macedonia del Nord. Si tratta solo del primo turno di play off, nel quale, eventualmente, l’Italia affronterebbe una fra Turchia e Portogallo in finale. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, anche Marco Parolo ha detto la sua a riguardo: “Contro la Macedonia dovremmo vincere quasi sicuramente, per quanto il calcio possa rivelarsi imprevedibile. Le difficoltà reali saranno al turno successivo”. Poi un commento sulle critiche spesso rivolte al suo ex compagno di squadra, Ciro Immobile: “Non è giusto questo tipo di trattamento. Ciro ha bisogno di fiducia. In campo fa sempre tanto lavoro prezioso”.