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‘9 GENNAIO’ – Bisignani: “Lotito non si fa aiutare, non vende e chiede cifre folli per la Lazio. I fondi ci sono, ma…” (AUDIO)

LUIGI BISIGNANI in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Stavo ascoltando un grande laziale che è l’assessore ai grandi eventi e allo sport del Comune di Roma che è Alessandro Onorato, che sta facendo la sua convention qua a Roma. Sul Flaminio? Ancora non ha detto nulla ma certo, il Flaminio è il sogno per tutti noi biancazzurri.

Dunque, partiamo dalla lettera. La lettera è stato certamente un tentativo di Lotito, il quale per la prima volta però, dobbiamo dirlo e dobbiamo riconoscerlo, ha detto che le cose non vanno bene e che perciò vanno sistemate. Questo per uno come Lotito è secondo me un grande gesto dal quale dobbiamo partire. Ecco, quello che mi sarei aspettato nella lettera, oltre al fatto di dire che le cose non vanno bene, è che cosa bisogna fare per farle andare meglio. Questa è una domanda che purtroppo nella lettera manca ed è quello che tutti i tifosi della Lazio si aspettavano di sentire. La lettera mi è sembrata sinceramente un po’ artificiale.

Innanzitutto arriva troppo tardi perché la frattura ormai è veramente molto profonda. Mi sarei aspettato delle note programmatiche. Se si parla poi del Flaminio, il Flaminio è un grande investimento, un investimento davanti al quale bisogna capire come ci si presenta, con quali fondi, chi lo supporta, perché costruire uno stadio è un’operazione molto complicata, calcolando che questo stadio è ancora un libro dei sogni. Inizia appena adesso la conferenza dei servizi, bisogna sentire ancora il parere della sovrintendenza, per cui stiamo parlando da qui a sette anni, sei anni. Mancano dei numeri economici che sono fondamentali per un progetto del genere

Lazio 2032? È una delle tante promesse e poi mi viene anche un po’ di rabbia, perché se voi leggete o se avete visto il Sole 24 Ore di oggi, dice che c’è l’interesse dei fondi internazionali per i grandi stadi o per gli stadi che si fanno in Italia. I fondi hanno tutto l’interesse a partecipare alla costruzione di stadi e allo sviluppo del calcio italiano. Se vedete l’articolo del Sole 24 Ore parla proprio di questo, l’interesse, il grande interesse dei fondi internazionali a partecipare accanto alle squadre di calcio per la costruzione degli stadi che sono un bene per tutta la comunità.

Mi piacerebbe che il Presidente Lotito, che riconosciamo ha fatto anche tante cose buone per la Lazio, si mettesse un attimo in discussione, sentisse un mondo che è un po’ diverso. Lui non se la può prendere solo con i tifosi, lui dovrebbe interloquire con tutti quei mondi, con tutte quelle grandi entità internazionali che potrebbero dare una mano alla Lazio. Un esempio per tutti, la famiglia Percassi e l’Atalanta, nessuno lo può costringere a vendere, ci mancherebbe altro, un liberale, un democristiano come me una cosa del genere non la direbbe mai. Però, santo Dio, apriti un attimo al mondo, oppure se non riesci ad aprirti il mondo fai un aumento di capitale, fai qualcosa. I tifosi hanno bisogno di qualche certezza.

L’ostilità che lui ha verso i fondi arriva dalla presunzione di dover fare tutto da soli, ma in politica, nelle imprese, nelle aziende, da soli non si fa niente. Se mi permetti tu hai parlato del Messaggero che ha scoperto adesso con la lettera di Lotito quello che è il sentimento dei tifosi della Lazio. Per questo, con Il Tempo questi argomenti li stiamo trattando da settimane, giorno per giorno e sono argomenti che abbiamo messo proprio nell’interesse della Lazio e anche per far ragionare sommessamente Lotito che prima o poi dovrà uscire dal suo bunker e confrontarsi con le realtà che amano la Lazio da generazioni, come il mio caso e come tantissimi di noi.

Tra le domande che ho fatto vorrei una risposta in particolare a quella del sogno, è quella che mi ha spinto all’inizio a scrivere la prima lettera, è quella del nonno. Io sono un nonno di nipotini che ho fatto diventare grazie anche ai miei figli Laziali, ma come fa un bambino di 7 anni, penso a Sebastiano, penso a William più grande, penso al piccolo Luigi, a diventare Laziale? Come si fa? Noi vediamo che la Roma è presente ovunque nel merchandising: vai alla stazione Termini e ci sono gli angoli della Roma, tutta la città pulsa un po’ di Roma, perché noi che siamo la squadra più antica della Capitale non abbiamo questo tipo di feeling con la città e perché Lottito non investe in quello che è il merchandising, in tutto quello che serve ad una società moderna per riuscire a creare attorno a sé quell’amore che io da nonno e i miei figli da padre stanno dando ai nipotini? 

È difficile portare un nipotino di 8 anni allo stadio e vedere lo stadio vuoto, la Lazio che perde, nessun tipo di campagna acquisti: è molto molto penoso, credetemi. E lo dice un tifoso della Lazio che ha sempre sofferto per la Lazio, perché noi abbiamo avuto momenti grandiosi con Lenzini e con Maestrelli, con Cragnotti, ma abbiamo anche avuto momenti di grandissima difficoltà in cui però siamo sempre stati attorno alla squadra e attorno alla nostra squadra.

Io sono riuscito a portare tutti i miei figli a diventare della Lazio perché seguendo con grande affetto e rispetto il Presidente Andreotti per tanti anni, sapevo che uno dei suoi principali crucci è che il figlio Stefano, tra l’altro grandissimo tifoso laziale, non fosse romanista come lui e persino il nipote che si chiama Giulio è della Lazio e sono abbonati alla Tribuna Tevere come tutti i veri grandi laziali. 

C’è certamente un’attesa inutile ma la pressione che stiamo facendo, che è una pressione di affetto e di amore perché dietro a noi c’è solo l’amore per la Lazio, il grande tifo della Lazio, io credo che alla fine spingerà Claudio Lotito, che è una persona troppo intelligente e che ha scadenze troppo importanti sia politiche che imprenditoriali, a capire che qualcosa deve fare. Io spero che tutto questo grande movimento, che grazie soprattutto a Il Tempo stiamo portando avanti, anche al Corriere dello Sport che so che finalmente se ne occupa in maniera seria, credo che spingerà Lotito, anche all’interno di quello che sta succedendo in Forza Italia, a ripensare un po’ le sue posizioni.

Quando si parla di proposte economiche, bisogna essere molto cauti. E secondo me stiamo sognando delle cose che non esistono, perché in questo momento la Lazio non è sul mercato. Lotito non ha nessuna intenzione oggi di vendere e non c’è nessuna offerta, come lui dice. C’è stata una polemica quando io parlavo della vecchia richiesta, ma era 7-8 anni fa, è per dire che c’è un grandissimo interesse dei fondi e dei grandi imprenditori anche internazionali attorno al calcio italiano e perciò anche attorno alla Lazio. Ma con un Lotito così chiuso che non è venditore e che comunque se fosse venditore chiederebbe delle cifre fuori dal mercato, non facciamoci illusioni, non pensiamo che arriva il Principe Azzurro col cammello o col jet a comprare la Lazio. In questo momento la Lazio secondo me non è sul mercato perché c’è un Presidente che chiede cifre astronomiche davanti invece a un mondo dei fondi che sarebbe prontissimo a fare delle offerte che fossero ragionevole.

Io credo che tutta questa azione servirà per farlo ragionare, per farlo stare con i piedi per terra. Non credo che lui voglia continuare con questo scontro così, però questo lo aspetta lui. Certamente c’è l’interesse dei fondi, basta leggere il giornale di stamattina, se comprano squadre di Serie C immaginati se non c’è qualcuno che vuole partecipare a un grande sogno in una città come Roma che ha una piazza incredibile. Roma dovrebbe essere un veicolo straordinario per un fondo con tutte le sue bellezze e con tutto quello che rappresenta. Ricordiamoci sempre che siamo la prima squadra della Capitale.

Io ho conosciuto bene Berlusconi, quando c’erano delle critiche lui la prima cosa che faceva telefonava, parlava, cercava di capire. Una squadra di calcio senza tifosi, uno stadio vuoto, non è etico visto che lui parla sempre anche di etica. Non so se lui leggerà le mie domande, certamente spero che qualche collaboratore cominci a ragionare, non a rispondere a me che sono, come ho detto e come concludevo il pezzo, un vecchio raccattapalle dell’era Lorenzo, ma si insomma faccia delle riflessioni perché noi vogliamo la Lazio grande, come vogliamo sognare, noi vogliamo una campagna acquisti adesso, vediamo che succede la settimana prossima con tutte le regole che ci sono e che speriamo consentano alla Lazio di poter avere finalmente una rosa dopo due anni di campagne acquisti ridicole.

La Reggina e i risvolti politici? Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Certo c’è un grande rapporto tra Lotito il governatore della Calabria, un eminente personaggio di Forza Italia che è Occhiuto, un allenatore che è calabrese, un collegio elettorale in Molise che probabilmente non gli viene ridato… Certo la Reggina è sicuramente un modo per avvicinare il pubblico calabrese, ma non voglio pensare che una persona intelligente come Lotito, che certamente vuole essere ricandidato, finisca per fare quello che sarebbe ancora un errore più importante perché poi se la Reggina venisse promossa deve lasciarla, ricominciamo con quello che è successo con la Salernitana: alla fine aveva fatto un affare poi si è incaponito e l’ha dovuta svendere, non credo che lui rifaccia un errore del genere, sarebbe un peccato mortale”.

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Lazio, non è più sufficiente farsi bastare poco sperando che diventi tutto, senza far nulla affinchè accada

Negli ultimi giorni si è solo apparentemente consolidato ció che già negli ultimi mesi si stava manifestando, una realtà distopica generata ad immagine e somiglianza del proprio creatore. In realtà, nei riflessi sul futuro della Lazio si sta andando oltre. E’ stata emessa una sentenza definitiva. Non solo per ciò che hanno scelto di fare o faranno i tifosi, al netto del tentativo sempre più goffo di criminalizzare un dissenso univoco e trasversale; anche per ció che non è in grado di fare questo club, questa società, questo presidente per invertire la rotta. Sento ancora parlare di mancanza di volontà, ma la verità è che sono evidentemente esauriti gli argomenti che possano andare oltre il tentativo sposare responsabilità, anche comunicative, sugli altri. Perchè quando il gioco si fa duro, Lotito gioca a fare la ‘vittima’, la parte lesa, il frainteso, l’ammortizzatore sociale. Il fatto, però, è che non più solo una questione di mancanza di rispetto e considerazione: il nocciolo della questione è che non c’è più un reale motivo, un appiglio, una visione, una reale intenzione di rilancio che possa legittimare la necessità di continuare a possedere questa società.

Il tentativo di minimizzare, normalizzare, far passare il messaggio che un’intera comunità debba accontentarsi di quello che passa il convento è ufficialmente fallito. Questo è stato il vero effetto della contestazione/diserzione che ha animato gli ultimi cinque mesi della stagione. Ha risvegliato coscienze, attirato attenzioni illustri, argomentato e dato eco ad una mobilitazione che ha sortito l’effetto più grande. Quello di porre fine alle premesse basilari per proseguire ad oltranza senza le condizioni necessarie.

Anche nella forma, poi, Lotito si è trasformato nel proprio carnefice. Anche l’arroganza, la prosopopea, il narcisismo, l’egocentrismo e l’orgoglio personale devono avere un limite, oltre il quale conviene non andare. Superandolo, ha servito l’assist più invitante ad un intero popolo che ora si prepara a dare corpo non più ad una semplice manifestazione di dissenso, ma ad impartire una lezione storica travestita da boicottaggio.

È arrivata la sentenza, la più logica visto quanto non fatto per evitarla. E’ giunta la risposta alla famosa domanda che è stato legittimo porsi in questi mesi: “Dove porterà tutto questo?”. Ad un fragoroso, ma apparente abbandono per urgenza di cambiamento. Alla manifestazione pratica del “noi o lui”, di uno slogan che fino a poco tempo fa era ostaggio di un vincolo morale. La Lazio, oggi, è tutto ció di cui un tifoso non puó sentirsi rappresentato. Una scatola svuotata dall’arroganza, dall’assenza totale di sentimento, dall’indifferenza (intesa come il contrario di ambizione), dall’eleganza, dalla visione, dalle capacità imprenditoriali e sportive di chi la gestisce. È la raccolta inevitabile, ma tutt’altro che scontata, di ció che è stato seminato in oltre due decenni. Eccola, la resa dei conti che arriva dopo il punto più basso.

Il proprio carnefice ha fatto il vuoto ed ora non resta che aspettare di vedere come se la cava o fino a che punto decide di far sprofondare la ‘Prima squadra della Capitale’, sull’altare del proprio bisogno individuale. Ai più distratti, potrebbe sembrare la fine, ma per ricominciare e migliorare è doveroso fare dei sacrifici. Non è sufficiente farsi bastare poco sperando che diventi tutto, senza far nulla affinchè possa accadere. I tifosi della Lazio non si vedranno, ma ci sono. Sono vivi e uniti, tanto appassionati da mettersi nelle condizioni di scrivere una pagina di storia tutta loro. Tanto da rimettersi al centro della narrazione, con l’unico scopo di riappropriarsi della propria concezione di Lazio. Per abbattere degli steccati che non li rendono liberi di vivere la propria passione con l’orgoglio e la dignità della propria ‘cazzo di storia’. “La Lazio ha un nome e cognome, Claudio Lotito“: ora dimostri ad un popolo intero come si gestisce la sua azienza senza clienti, consensi, credibilità, soldi e umiltà. “Che problema c’è – diceva settimane fa – , faccio un aumento di capitale e risolvo il problema“. Bene, aspettiamo con ansia e ottimismo che questo primo step si concretizzi. Lo faccia e dimostri di potersela permettere senza poter meramente speculare sul capitale umano e materiale della propria gente. Daniele Baldini Radiosei

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‘SVB’ – Lazio, Insegno: “Siamo un popolo unico. Situazione terrificante, dobbiamo rimanere forti” (AUDIO)

PINO INSEGNO in collegamento a ‘SVB’

“Quello che voglio è ciò che vogliamo tutti. Il presidente tempo fa ha detto che non sa chi sia Paradiso, o che siamo str****: mi sono detto che magari Shakespeare lo conosce così mi sono lanciato in questo monologo.

Anche con il gruppo del tifo organizzato stiamo facendo cose educate, fare muro contro muro non ha senso. Se qualcuno non sa che il calcio è amore e passione non puoi convincerlo del contrario . È molto dura.

Per me si deve continuare, cercando di far capire che al negozio si mangia male. Se mangi male e alla lunga smetti di andarci, la proprietà deve cambiare qualcosa o gestione.

Non andare lo stadio è come avere Sharon Stone dentro casa e pensare di non rientrare e andare a prendere un caffè al bar..

Abbiamo parlato d’amore e qualcuno ci ha risposto con odio, gratuito. Ci sono stati anni complicati in passo, eppure amavamo fortissimamente la Lazio, eravamo disposti a tutto. Ora c’è una sorta di depressione, è terrificante non avere la soluzione. Non vogliamo vincere la Coppa Campioni, chiediamo solo rispetto. Abbiamo avuto anche presidenti con meno possibilità, abbiamo contestato anche Cragnotti. Noi laziali abbiamo dimostrato, ancora una volta, di essere un popolo.

Il derby vuoto non è stato un derby. Nessuno riuscirebbe a fare quello che abbiamo fatto noi, che siamo così uniti anche nella disperazione. Popolo unico. La situazione è terrificante, non ho parole. È un problema importante, dobbiamo rimanere forti”.

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VIDEO OSPITI RADIOSEI

‘NMM’ – Michele Montesano in versione Sarri ed Oddi (VIDEO)

Lazio, spettacolo ed imitazioni. Vi proponiamo due estratti video della diretta radiofonica della trasmissione ‘NMM’: ospite Michele Enrico Montesano, figlio di Enrico, prima in versione Maurizio Sarri, poi nell’interpretazione di Giancarlo Oddi. Tutto da ridere…

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Comunicato Radiosei

Ai tifosi della S.S. Lazio,

da oltre vent’anni la nostra emittente è la prima voce radiofonica interamente dedicata alla passione biancoceleste.

Siamo un punto di incontro, dove generazioni di tifosi hanno trovato ascolto, confronto, e, soprattutto, libertà. Ogni giorno abbiamo acceso i nostri microfoni con un solo obiettivo: raccontare la Lazio con passione, con spirito critico, quando necessario, ma sempre con amore e rispetto per quei colori che ci uniscono.

In tutti questi anni abbiamo difeso un principio semplice ma fondamentale lo spazio ai tifosi laziali. Abbiamo sempre cercato un dialogo con la S.S. Lazio, per questo, con grande amarezza, dobbiamo constatare come da tempo si sia creata una incomprensibile disparità di trattamento nelle comunicazioni ufficiali dalle quali la nostra radio è stata ripetutamente esclusa.

Scelta che ha leso la nostra emittente, sia dal punto di vista dell’immagine sia da quello economico, ma che soprattutto rappresenta una ferita al principio di pluralismo dell’informazione per il tifoso laziale.

Negli ultimi giorni c’è stata una strumentalizzazione generalizzata delle informazioni, da ultimo come emittente locale profondamente radicata nel contesto romano, non possiamo ignorare la comunicazione ANSA del 5 marzo relativa a quanto emerso in Commissione parlamentare Antimafia su un presunto “ecosistema mediatico romano” capace di influenzare dinamiche azionarie tramite “informazioni non sempre verificate”, con particolare riferimento alle radio locali.

Su questo punto vogliamo essere inequivocabili: respingiamo con fermezza qualsiasi accostamento tra la nostra emittente Radio Sei e qualsiasi dinamica che possa influenzare gli interessi della S.S. Lazio con la diffusione di notizie non veritiere.

La nostra linea editoriale è, e continuerà ad essere, fondata sulla verità, sulla trasparenza e sul rispetto dei principi deontologici del giornalismo.

Noi siamo il megafono dei tifosi della Lazio. emittente dove il dibattito è aperto e dove le opinioni si confrontano, non siamo promotori di alcuna iniziativa organizzata a ledere la società e per questo pretendiamo che venga riconosciuto il valore del lavoro che svolgiamo per la comunità laziale. Con la speranza che, attorno ai nostri colori, possa tornare a respirarsi un clima fondato sulla trasparenza e sul rispetto reciproco.

La Lazio è una società e come tale fatta di bilanci, azioni e capitali di investimento ma, soprattutto, la Lazio è fatta dai suoi tifosi e da quella passione che riempie le nostre frequenze ogni giorno.

Noi siamo Radio Sei. 

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‘NMM’- Sanremo, Minetti: “Oggi non si canta ma si comunica. Preferiti? Paradiso e…”. Poi la battuta: “Ecco perché condurrò il prossimo festival…” (AUDIO)

ANNALISA MINETTI in collegamento a ‘NMM’!

“Sanremo è sempre un’emozione forte, è un palco che fa sempre paura, ma è un timore bello perchè aggiunge stimoli, motivazioni e la possibilità di mettere amore in quello che facciamo. La mia prima volta era dettata dall’incoscienza, il mio problema non è stato solamente salire sul palco e dare tutta me stessa, ma soprattutto convincere mio padre che la musica potesse diventare il mio lavoro. Poi quando ho vinto l’edizione del 1998 si è convinto (ride, ndr). Lui avrebbe preferito entrassi in polizia, ma io non vedo una ‘cippa lippa’ e quindi non era la strada giusta.

Molti testi di questa edizione parlano di amore? E’ l’unico grande sentimento che va valorizzato nella vita. Limitando questo, limitiamo l’essere e ci limitiamo ad esistere. Sempre si canterà l’amore, ma non va confusa con la frustrazione o con altri sentimenti che sono regnati da grande passione, ma non del vero amore. L’amore è una cura per te stesso, per gli altri, per la formazione e l’educazione.

Oggi ci sono dei cantanti che non solo da considerare tali, ma sono dei comunicatori sulla musica. E’ il modo attuale di farlo, ma non mi ci riconosco. Stasera, sul palco dell’Ariston, tutti canteranno tante canzoni del passato, si celebrerà la musica italiana, quella che riconosciamo nel mondo come musica italiana. Ci sono canzoni che sono nel cuore e nella mente di chiunque, mentre quell’attuali non le ricanti.

A me piace tantissimo Tommaso Paradiso, perchè canta bene non perchè è laziale (ride, ndr). Mi piace Arisa, Serena Brancale e molto anche la coppia Fedez-Masini. Ascoltate bene il testo, ‘il male necessario’, che è una grande verità. La sofferenza è un mentore, non un limite, ma una ricchezza.

Chiudo con una notizia che riguarda me. Il prossimo festival di Sanremo lo presento io, perchè sarà una conduzione alla cieca (ride, ndr). La fortuna è cieca e vogliono un Sanremo fortunato”.

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‘QUELLI CHE…’ – Vandelli (Equipe 84): “In un casinò di Sanremo nacque la storia con Battisti. E pensare che non voleva cantare…” (AUDIO)

MAURIZIO VANDELLI (Equipe 84) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Ci tengo molto al festival di Sanremo, ma onestamente non ce la faccio ad arrivare alle 2 di notte davanti alla televisione. Tra una canzone ed una battuta, passando per una modella, si fanno orari non sostenibili.

L’idea di cantare ‘29 settembre‘ con Lucio Battisti nasce in un Casinò di Sanremo durante un festival. Conobbi un giovane ragazzo che mi fece ascoltare dei pezzi con uno stile unico. Presentai il progetto a Mogol e da lì nacque tutto. In tutte le incisioni di Battisti c’ero anche io. Ho fatto cori e tanto altro. Nel nuovo album ‘Emozioni garantite‘ ho inserito anche tutti i brani fatti con lui. Lucio non voleva cantare, ci faceva sentire delle canzoni e tutti ci eravamo resi conto del suo fascino. L’abbiamo spinto a convincersi che avrebbe dovuto interpretarle lui ed alla lunga ha capito che fosse quella la stragda giusta.

Io ho in mente te‘? A settembre festeggia 60 anni, incredibile.

Io precursone dei Cugini di Campagna? Si, ma non doveva essere un falsetto esagerato come il loro (ride, ndr)”.

Ascolta l’intervista integrale:

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‘QUELLI CHE…’ – Montalbetti (Dik Dik): “Con Battisti rapporto di solidarietà e amicizia, l’ho accompagnato al suo primo Sanremo” (AUDIO)

Pietro Montalbetti (DIK DIK) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quando ho incontrato Battisti stava facendo un provino. Ho avuto subito una sensazione buona. A fine provino mi ha fatto sentire alcune sue canzoni, si è creato un buon rapporto. Rapporto di solidarietà e amicizia. Prima di arrivare al successo ci ha messo un po’, abbiamo fatto prima noi. Lui è stato un genio della musica. Quando lui ha fatto il primo Sanremo mi ha chiesto di accompagnarlo. ‘Storia di due amici’, siamo io e Lucio. In questo mio libro non parlo di musica, ma solo di noi.

Per quanto riguarda i Dik Dik, non c’è un brano particolare: li porto un po’ tutti nel cuore”.

L’intervista, poi, prosegue tra aneddoti, retroscena e passaggi di vita privata intrecciati con la carriera musicale: ascolta audio integrale.

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‘QUELLI CHE…’ – Don Backy: “La verità sulla reticenza di Sanremo nei miei confronti… Ecco come nacque ‘Pregherò’…” (AUDIO)

DON BACKY (ALDO CAPONI) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quella sorta di isolamento che ho avuto durante la mia carriera me la sono anche un po’ cercata. Sono uno che non amava stazionare in alcuni ambienti, forse anche per questo c’è stata una sorta di reticenza nei miei confronti. Evidentemente, c’è sempre stato qualcosa che ha ostacolato la mia presenza al festival di Sanremo. I miei brani sono stati sempre bocciati dalle direzioni artistiche, anche per questo poi mi sono sempre rifiutato di vederlo. Io, purtroppo, per possibilità finanziarie non appartenevo alle logiche di alcuni ambienti. Si è sparsa la voce che io fossi inviso per regole che avrei infranto. Anche Felice Gimondi confessò che quando andava in fuga sulle salite canticchiava l’Immensità.

Il testo di ‘Pregherò’? Una notte venni svegliato in albergo da una coppia di sposini che facevano l’amore. Avevo uno stato d’animo molto malinconico, ero solo a Milano. Questo mi ha ispirato e da lì è nato “Pregherò”. Un mio testo, non mediato da quello inglese. Scrivo canzoni in relazione al mio stato d’animo, è sempre stato così. Ho bisogno di essere ispirato da un sentimento.

L’intervista, poi, prosegue tra aneddoti, retroscena e passaggi di vita privata intrecciati con la carriera musicale: ascolta audio intergrale

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘9 GENNAIO’ – Oddi: “Lazio viva ma ora è il momento di fare un passo per riportare i tifosi allo stadio” (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“La Lazio è una squadra viva, anche se la partita con l’Atalanta mi ha deluso. Forse stanno un po’ patendo l’assenza dei tifosi. E’ molto brutto vedere lo stadio Olimpico vuoto, mi auguro che i tifosi possano tornare. Mi auguro che anche il presidente faccia dei passi per questo. La gente mette i soldi, fa i debiti per andare allo stadio, sta rinunciando, è arrivato il momento di risolvere la questione. Deve esserci un punto di incontro, mi auguro che vengano fatti dei passi indietro da parte di Lotito. Non è una cosa brutta cercare di migliorare il rapporto. Non parlo di colpe, ma degli errori sono stati fatti. Non è possibile che la società sia sempre dalla parte della ragione. Non credo che la Lazio abbia perso per l’assenza della gente, ma i calciatori sicuramente ne risentono. Tutti possono sbagliare, nessuno è perfetto, basta ammetterlo”.