MAURIZIO VANDELLI (Equipe 84) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Ci tengo molto al festival di Sanremo, ma onestamente non ce la faccio ad arrivare alle 2 di notte davanti alla televisione. Tra una canzone ed una battuta, passando per una modella, si fanno orari non sostenibili.
L’idea di cantare ‘29 settembre‘ con Lucio Battisti nasce in un Casinò di Sanremo durante un festival. Conobbi un giovane ragazzo che mi fece ascoltare dei pezzi con uno stile unico. Presentai il progetto a Mogol e da lì nacque tutto. In tutte le incisioni di Battisti c’ero anche io. Ho fatto cori e tanto altro. Nel nuovo album ‘Emozioni garantite‘ ho inserito anche tutti i brani fatti con lui. Lucio non voleva cantare, ci faceva sentire delle canzoni e tutti ci eravamo resi conto del suo fascino. L’abbiamo spinto a convincersi che avrebbe dovuto interpretarle lui ed alla lunga ha capito che fosse quella la stragda giusta.
‘Io ho in mente te‘? A settembre festeggia 60 anni, incredibile.
Io precursone dei Cugini di Campagna? Si, ma non doveva essere un falsetto esagerato come il loro (ride, ndr)”.
Pietro Montalbetti (DIK DIK) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Quando ho incontrato Battisti stava facendo un provino. Ho avuto subito una sensazione buona. A fine provino mi ha fatto sentire alcune sue canzoni, si è creato un buon rapporto. Rapporto di solidarietà e amicizia. Prima di arrivare al successo ci ha messo un po’, abbiamo fatto prima noi. Lui è stato un genio della musica. Quando lui ha fatto il primo Sanremo mi ha chiesto di accompagnarlo. ‘Storia di due amici’, siamo io e Lucio. In questo mio libro non parlo di musica, ma solo di noi.
Per quanto riguarda i Dik Dik, non c’è un brano particolare: li porto un po’ tutti nel cuore”.
L’intervista, poi, prosegue tra aneddoti, retroscena e passaggi di vita privata intrecciati con la carriera musicale: ascolta audio integrale.
DON BACKY (ALDO CAPONI) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“Quella sorta di isolamento che ho avuto durante la mia carriera me la sono anche un po’ cercata. Sono uno che non amava stazionare in alcuni ambienti, forse anche per questo c’è stata una sorta di reticenza nei miei confronti. Evidentemente, c’è sempre stato qualcosa che ha ostacolato la mia presenza al festival di Sanremo. I miei brani sono stati sempre bocciati dalle direzioni artistiche, anche per questo poi mi sono sempre rifiutato di vederlo. Io, purtroppo, per possibilità finanziarie non appartenevo alle logiche di alcuni ambienti. Si è sparsa la voce che io fossi inviso per regole che avrei infranto. Anche Felice Gimondi confessò che quando andava in fuga sulle salite canticchiava l’Immensità.
Il testo di ‘Pregherò’? Una notte venni svegliato in albergo da una coppia di sposini che facevano l’amore. Avevo uno stato d’animo molto malinconico, ero solo a Milano. Questo mi ha ispirato e da lì è nato “Pregherò”. Un mio testo, non mediato da quello inglese. Scrivo canzoni in relazione al mio stato d’animo, è sempre stato così. Ho bisogno di essere ispirato da un sentimento.
L’intervista, poi, prosegue tra aneddoti, retroscena e passaggi di vita privata intrecciati con la carriera musicale: ascolta audio intergrale
“Quella di domani è una partita strepitosa, ne abbiamo giocate poche nella nostra storia ultra secolare. È una gara che si può ribaltare, dobbiamo mettercela tutta, sia sul campo che sugli spalti.
Mi viene in mente quel Porto-Lazio in cui andammo in vantaggio e poi ne prendemmo 4. In casa lo stadio è stato pieno. In quell’occasione non ce l’abbiamo fatta, ma domani potremmo farcela.
Quando canto all’Olimpico non capisco niente. Vado in automatico e mi vengono in mente le immagini dei momenti passati allo stadio con la mia famiglia, con mio nonno, mio padre. Mi viene in mente un gol clamoroso di Mancini, quello Di Vaio: tutti i flash della Lazio di Coppa di quando ero piccolo; quella Lazio che mi ha fatto vivere un’infanzia serena, testa alta e petto in fuori.
Domani sarà in Tevere, come sempre. Sono molto fiducioso sul fatto che noi tifosi faremo la nostra parte”.
“Purtroppo la perdita di Eriksson ce l’aspettavamo, ma non è possibile essere preparati a questo vuoto incolmabile. L’unica cosa che possiamo fare è attenerci alla sua richiesta di ricordarlo con il sorriso. Ha dato tanto al popolo laziale e non solo. Custodisco gelosamente come una delle emozioni più forti della mia vita il ‘my way’ cantato all’Olimpico con la sua presenza. E’ stato bellissimo aver avuto il privilegio di dedicargli una canzone, ero molto emozionato tanto da non sapere se mi sarebbe uscita la voce. C’è un aneddoto molto significativo di quel giorno. E’ stata la prima volta che l’ho cantato in italiano con la versione della curva. Quella inglese parla di una ‘fine vicina’ ed io non volevo dirglielo. Sarebbe stato terribile, gli volevo augurare di stare con noi per il maggior tempo possibile. La cultura svedese ha radici molto simili a quelle danesi, avevo il timore di dimostrargli troppo affetto per non imbarazzarlo. Mentre cantavo ho pensato a tutte queste cose, poi quando me lo sono trovato davanti non ce l’ho fatta, è prevalso il bambino che c’è in me e l’ho abbracciato. Volevo che quell’abbraccio fosse di tutto il popolo laziale”.
TIZIANO LEONARDI (Cugini di Campagna) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“Sento sempre la vostra trasmissione, spesso quando non riesco a seguire la partita. Silvano e Ivano sono romanisti e mi anticipano sempre il risultato, senza che riesca a vederla in TV. Mio padre era milanista, ma la bellezza della Lazio di fine anni ’90. Ho sempre amato il carattere esclusivo ed elegante di questa squadra, mi ha scelto”.
GLI ALTRI COMPONENTI DEL GRUPPO – “Ivano è il Deus ex machina di tutto, quando abbiamo incontrato Mattarella ha avuto lui l’idea di cantare. Il Presidente è stato al gioco, solo quando ha provato ad abbracciarlo lo hanno fermato. C’è un affetto tra tutti noi, cerchiamo sempre di rinnovarci, ma per farlo devi essere sempre fedele a te stesso. Bisogna essere ironici fino al punto giusto, e avere un bel rapporto con il pubblico. Il nostro look ci permette di essere notati dai più giovani, ma anche dai bambini che vedono qualcosa che li incuriosisce e li soddisfa. Il gruppo nasce per trasmettere simpatia e allegria, e dato che due sono gemelli e due amici, il livello di parentela di mezzo sono i cugini, da qui il nostro nome. Quando i fan ci incontrano sembra che abbiano visto degli amici, è molto bello avere tanti sostenitori in Usa e in Canada”.
LAZIO CELTIC – “Ero in Sicilia e sono stato ripreso da Silvano, stavamo parlando di lavoro e io ero completamente preso dalla partita. Immobile l’ho incontrato dopo una trasferta a Cagliari, bisogna continuare a sostenerlo e a fare riferimento a lui, è un catalizzatore di gioco“.
TOMMASO PARADISO in collegamento a ‘SVB’ “Stallo totale”
Il mercato è in blocco e l’ambiente è in fermento. La Lazio attende il suo restyling e Sarri i suoi innesti. Serve un sostituto di Milinkovic e nuovi calciatori: in attacco, a centrocampo e in difesa. L’ossatura esiste ed è forte, ma i rinforzi mancano. Il rapporto teso fra allenatore e presidente non è più un segreto e adesso il countdown che divide dal loro incontro, diventa inevitabilmente l’argomento principale che tormenta il popolo laziale. A dire la sua su RadioSei, nella trasmissione SeiVolteBuongiorno è Tommaso Paradiso.
“La storia non insegna mi viene da dire. Ma come siamo finiti di nuovo in questa situazione? Siamo di pessimo umore, delusi e incazzati, ma la tragedia si consumerà quando affronteremo una squadra in Champions e torneremo con le ossa rotte. In quel momento penseremo che quest’estate si poteva fare un po’ di più. C’è uno stallo totale tra Sarri e Lotito. Il presidente non acquisterà i giocatori che voleva il mister solo per questioni economiche. Adesso Sarri non accetta più giocatori che non ha chiesto”.
Castellanos? “Non era proprio la prima scelta del tecnico, ma ho parlato con alcuni giocatori della Lazio e mi hanno detto che promette bene”.
Come si esce da questa situazione? “La soluzione è una sola, deve prevalere il buon senso e il bene comune: in questo caso la Lazio e i suoi tifosi. Per rispetto di chi ha fatto l’abbonamento allo stadio, a Sky, a Dazn, Lotito e Sarri devono mettere la mano sulla coscienza e fare pace. È impensabile che Sarri non sia sulla panchina della Lazio la prossima stagione. Karlsson, Fred, Sow meglio che ci siano che non ci siano. Se devi affrontare il Barcellona è meglio avere questi giocatori in rosa. Bisogna affrettarsi però, ci sono sempre meno opzioni in giro. Questa situazione logora l’ambiente. Siamo passati dall’entusiasmo del secondo posto a questo momento qua. Va recuperato quell’entusiasmo. I tifosi già l’hanno fatto”.
Hai fiducia? “Sono speranzoso perché Lotito e Sarri devono mettere la faccia davanti a questo scenario e devono dare motivazioni al popolo biancoceleste. Sono due persone intelligenti e spero che facciano prevalere il buonsenso. Allo stesso tempo sono molto cocciuti. Ho paura che nessuno dei due possa mollare la propria posizione”.
Timori e remore di chi ama visceralmente la Lazio. Tommaso Paradiso come ogni altro tifoso spera in un lieto fine; “La Lazio senza Sarri ad oggi è impensabile e inconcepibile. Speriamo bene…”
“Durante il lockdown ho avuto l’idea di una sonorità suadente, come fosse una sorta di ipnosi. In quel momento c’era molto bisogno di questo ed è nata Euphonia Suite. Musica Ribelle era come un gol fatto metà campo, con violenza, una botta dal grande impatto, mentre Euphonia è la stessa musica ma con uno scopo diverso. Una giocata di qualità, un pallonetto, un colpo più dolce. Io non sono un grande intenditore di calcio, ma posso azzardare questa figura retorica. Sarei un tifoso dell’Inter, ma se mi chiedete il nome del portiere non saprei dirlo (ride, ndr)”. Gli anni ’70 ed ’80 sono stati degli anni magici, poi negli anni ’90 mi volevano trasformare in un cantante normale, industriale, ma per me resta una questione di istinto. Sono molto più selvaggio, ho bisogno di sangue, cuore e pancia.E’ difficile per una casa discografica gestirmi come un prodotto. Dal 2002 sono fuori dall’industria per questo motivo. Da allora faccio quello che sogno e mi piace, penso ai concerti di blues che ho fatto a Roma o ad un progetto di musica classica contemporanea. Sono un condannato”
“Sono un tifosissimo dell’Atalanta, ho scritto due inni per la Dea. Forse il più gettonato è l’ultimo, è quello che ogni tanto si sente allo stadio. L’ho fatto da tifoso di una squadra che nel tempo ha sofferto molto. Ora parliamo di una grande realtà, la squadra è forte, ha fatto la Champions grazie ad una società importante ed un tecnico come Gasperini. Lui è un mago veramente, ha ottenuto risultati partendo da un fatturato non alto. Senza spendere grandi cifre hanno ottenuto risultati straordinari. E’ un esempio da seguire non solo in Italia”.
La Lazio
“Sarà una gara apertissima, l’Atalanta farà di tutto di mantenere il secondo posto, mentre la squadra di Sarri ha bisogno di punti per restare in alto. Lasciamo fare alla sorte, certo quella di Immobile è stata una grande perdita. Quando accadono queste cose qui per la squadra deve essere un’opportunità per dare di più, per tirare fuori quelle energie nascoste che a volte sono più potenti di quelle che conosciamo. Immobile è il trascinatore, non solo il bomber”.
TOMMASO PARADISO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’! #radioseilazio
“Difficile pensare che Immobile possa riposarsi, mettiamoci l’anima in pace, le vuole giocare tutte. Questo è un campionato difficile, anche le grandi vincono in extremis, facendo fatica. E’ tutto molto equilibrato e la Lazio sta dimostrando di esserci, di essere forte. Mi metteva più paura la partita con il Feyenoord che quella di domani. Io penso che la Lazio abbia trovato giocatori che si alternano abbastanza bene nelle rotazioni. Da Marcos Antonio a Vecino, ognuno sta dando il suo contributo e mi fanno stare tranquilli. C’è equilibrio anche nel tridente, Cancellieri mi da buone sensazioni e Pedro lo conosciamo tutti. Contro il Napoli secondo me la Lazio ha avuto il ‘braccino’, non è crollata. Mettiamoci in testa che questa squadra non ha alternative: deve giocare sempre a ritmi molto alti, secondo i precetti del suo allenatore. Quando cala un po’ la concentrazione si vedono i difetti. Marcos Antonio mi piace molto, anche se è sotto gli occhi di tutti che non sia un giocatore fisicamente possente. Questo però non gli impedisce di giocare bene, Casale ha giocato un ottima partita con il Verona. Mi sembrava un pochino lento, fa fatica sui primi metri, ma sull’allungo si fa valere”.