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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Paradiso a Lotito: “Ha desertificato un mondo. Siamo stanchi e soli, non nati per galleggiare”

La lettera di Tommaso Paradiso sul Corriere dello Sport:

“Non più caro Presidente, perché una lettera a un presidente dovrebbe iniziare così. Con rispetto, con riconoscenza, magari perfino con affetto. Ma con lei no. E forse non è mai stato possibile. Lei, Presidente, ha desertificato un mondo. Ha desertificato un popolo nato nel 1900, una delle tifoserie più viscerali d’Italia, forse del mondo. Ma attenzione: il popolo laziale non è sparito. È ancora vivo, enorme, compatto. Semplicemente ha scelto di allontanarsi da lei. E forse questa è la sua sconfitta più grande. Essere riuscito a unire i laziali contro di lei più di quanto sia mai riuscito a unirli intorno alla sua Lazio. Ha trasformato una fede in una sopravvivenza. E la cosa più dolorosa è che non se n’è neanche accorto. Oppure sì, e allora è ancora peggio. Lei, negli anni, non ha perso occasione per attaccare i tifosi della Lazio. Interviste, telefonate, battute, risposte sprezzanti a numeri sconosciuti. Ogni occasione è diventata buona per colpire chi, invece, avrebbe dovuto proteggere. Noi. Recentemente ha detto una cosa che, secondo me, resterà una delle frasi più tragiche mai pronunciate da un presidente di calcio: che il tifoso laziale deve ringraziare di essere vivo. Come se la Lazio fosse una concessione. Come se dovessimo essere riconoscenti non per un sogno, ma per una semplice esistenza biologica. 

Lei si è identificato completamente con la Lazio. Nelle sue parole, ormai, la Lazio coincide con Claudio Lotito. Ma nessun club può diventare proprietà spirituale di un uomo. Nessuno. Se un cantante insultasse il suo pubblico, perderebbe il pubblico. Se un regista disprezzasse gli spettatori, le sale dei suoi film si svuoterebbero. Se un imprenditore offendesse continuamente i suoi clienti, il marchio crollerebbe. Nel calcio, invece, lei continua da anni a colpire i suoi tifosisenza mai fare un passo indietro. E il paradosso più grande è che la gente laziale continua ad amare la Lazio nonostante lei. Più di trentamila abbonati l’anno scorso. Più di trentamila anime dentro uno stadio con il mercato bloccato, con una squadra ferma, con un futuro opaco. Un miracolo d’amore che lei non ha mai veramente riconosciuto. 

Lei non invita il suo popolo allo stadio. Non gli tende la mano. Non dice mai: «Ho sbagliato». No. Lei alza muri. E ogni muro che alza allontana qualcuno dalla Lazio. 
Ma la frase più grave, quella che forse segna davvero il punto di non ritorno, è un’altra. Lei ha detto pubblicamente che i tifosi della Lazio non devono sognare. E allora mi chiedo: che cos’è il calcio senza sogni? Che cos’è una domenica senza l’illusione di poter diventare grandi? Che cos’è una curva senza la speranza? Il calcio è competizione, desiderio, ambizione, follia. È il bambino che pensa di poter vincere tutto anche quando sa che probabilmente non succederà. Lei invece ci ha chiesto di tifare per la stabilità. Per il bilancio. Per i conti in ordine. Per il galleggiamento. Come se la Lazio fosse una piccola azienda di provincia da mantenere in vita. Come se il massimo orizzonte possibile fosse non fallire.  Ma siamo nel 2026, e lei continua a fare il mezzadro mentre intorno passano astronavi.  Noi non siamo nati per galleggiare. 

Lei all’inizio doveva essere un traghettatore. Doveva prendere la Lazio in un momento drammatico e accompagnarla verso una rinascita. Ma la Lazio, Presidente, non l’ha salvata lei da solo. L’ha salvata soprattutto il suo popolo. I tifosi. Con gli abbonamenti, con i biglietti, con le televisioni a pagamento, con sacrifici economici fatti per amore. Lei non ha ricostruito un popolo: quel popolo esisteva già, e si è salvato da solo. Invece, col tempo, se n’è impossessato. Lentamente. Fino a farla diventare una cosa sua. E quando un presidente smette di considerarsi custode e inizia a sentirsi proprietario dell’anima di un club, lì comincia la rovina. Sono tre anni che questa squadra scivola verso il basso. Non solo nei risultati. Nello spirito. Nell’ambizione. Nell’identità.  
Oggi non si parla più di vincere. Nemmeno di lottare davvero per qualificarsi a una competizione europea. Oggi il tifoso laziale viene educato ad accontentarsi. A essere prudente. A non pretendere. A non sognare. Questo non è sport. Questo è l’antisport. Perché il calcio non nasce per far quadrare i bilanci. Nasce per far battere il cuore. E mentre tutto questo accade, lei continua ad attaccarci. Sempre. Ogni volta che parla sembra volerci ricordare che dobbiamo solo ringraziarla. Ma una tifoseria non può vivere di gratitudine obbligata. Una tifoseria vive di emozione, di appartenenza, di futuro. 

L’ultima immagine è quella che fa più male di tutte. Il derby con lo stadio vuoto.  Una tifoseria che rinuncia al derby è una cosa che non dovrebbe esistere. Eppure è successo. Per la prima volta il popolo laziale ha scelto il silenzio. Ha scelto il vuoto. Ha scelto di lasciare sola la propria squadra pur di mandare un messaggio più grande del calcio stesso. 
Questa è la desertificazione. Lei non ha svuotato solo uno stadio. Ha svuotato l’anima di una parte di città. Perché il laziale vive per quelle partite. Ci costruisce amicizie, amori, ricordi, infanzie. Eppure oggi preferisce soffrire fuori, pur di non sentirsi più complice.  Perché senza tifosi il calcio non esiste. Che cos’è una squadra senza il suo popolo? Niente. Solo un’azienda che corre dietro a un pallone. Lei ha diviso il mondo Lazio in mille frammenti. Ancora oggi il mondo laziale litiga ovunque. Nelle radio, nei bar, sui social, nelle chat, per strada, dentro le famiglie. Fratelli laziali che si vogliono bene da una vita finiscono per scontrarsi, discutere, allontanarsi per colpa sua. E questa, forse, è la sconfitta peggiore. Aver trasformato un popolo in una guerra fratricida. Quando dice che resterà per sempre, che lascerà la Lazio alla sua famiglia, noi ci sentiamo morire dentro. Perché significa condannarci all’idea che non esista più un domani diverso. Che il tempo si sia fermato. Che questa agonia debba diventare normalità. Ma noi vogliamo ancora vivere. Lei grazie alla Lazio è diventato potente. È diventato senatore. Ha costruito un sistema. Ma un presidente dovrebbe ascoltare il suo popolo. Sempre. Soprattutto quando quel popolo soffre. Che senso ha guidare un club così importante se nessuno la vuole più? 

A volte questa situazione mi ricorda certe corti medievali. I sovrani continuavano a banchettare mentre fuori il popolo moriva lentamente. E più la distanza aumentava, più diventava impossibile capirsi.  Noi siamo stanchi.  Stanchi di sentirci dire che dobbiamo aspettare. Stanchi di ascoltare sempre le stesse frasi dal 2004. Con una differenza enorme, però: prima almeno ci vendevate un sogno. Adesso neanche più quello. Adesso ci dite apertamente di non averne. Siamo rimasti soli, Presidente. Come naufraghi che scrivono HELP sulla sabbia aspettando una nave che non passa mai. E forse, ormai, il vero grido del laziale è diventato questo: qualcuno ci venga a salvare. Una volta i Beatles cantavano: “And in the end, the love you take is equal to the love you make”. Alla fine ricevi sempre quello che semini. Vale per l’amore, certo”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “La Lazio perderà i pezzi migliori e prenderà giovani. Paradiso? Lettera da incorniciare” (AUDIO)

STEFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Quella di Tommaso Paradiso è una lettera che andrebbe incorniciata e messa all’ingresso del museo della Lazio; ha spiegato cosa è la Lazio e cosa sono i suoi tifoso. Standing ovation per lui e complimenti anche a Zazzaroni.

Il primo a partire dei 9 in scadenza nel 2027 per me è Provedel perché guadagna tanto, quindi verrà promosso Motta. Mandas e Provedel serviranno per fare cassa, il dodicesimo sarà un trentenne da prendere a zero e poi il terzo portiere sarà Furlanetto.

Dei 9 in scadenza tratterrei Romagnoli, Gila e Provedel. Ci metto anche Cataldi. Sapremo comunque tra pochi giochi come la Lazio potrà operare sul mercato.

Appena aprirà il mercato la Lazio partirà da -19 milioni, 12 da dare alla Salernitana e 7 alla Juve per l’ultima rata di Rovella e Pellegrini. La Lazio perderà i pezzi migliori per fare i soldi e prenderà giovani”.

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CITTA'

Cori contro Lotito e per la Lazio al concerto di Tommaso Paradiso. Lui esce e risponde: “Se fate cosí…”

La protesta dei tifosi della Lazio continua anche lontano dallo Stadio Olimpico, lasciato deserto o semideserto ormai da settimane. I supporters biancocelesti hanno intonato cori contro Lotito anche durante il concerto di Tommaso Paradiso, grande tifoso laziale. L’ex frontman dei Thegiornalisti si è esibito nella serata di sabato al Palazzo dello Sport a Roma davanti a 7500 spettatori, sold out sia la data di sabato che quella di domenica.

Il cantante ha portato tutto suo repertorio con le grandi hit della sua carriera, da Questa nostra stupida canzone d’amore a Non avere paura, intervallata da qualche coro per la Lazio e contro Lotito intonati dal pubblico. Mentre per un attimo Paradiso è andato dietro le quinte, dal pubblico si leva un coro: “Lazio alè”, urlato da tutto il Palasport. Cori che proseguono alla fine del live, ma stavolta un altro contro il presidente della Lazio Claudio Lotito. Sentendo il coro dal Palazzo dello Sport, Paradiso è uscito subito dicendo: “Ragazzi, se fate così col c***o che ci fanno fare lo stadio!”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Paradiso: “Lazio, abbiamo un presidente che ci dice che non dobbiamo ambire. Non può spegnere la nostra passione” (AUDIO)

Tommaso Paradiso in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

”Se il presidente della tua squadra ti dice apertamente e chiaramente. in conferenza stampa, che i tifosi della Lazio non devo tifare per la competitività sportiva ma per la sua stabilità patrimoniale ed economico-finanziaria, allora è più che legittimo abbandonare lo stadio. Tu mi stai dicendo che mia squadra del cuore non deve ambire a risultati sportivi. Un concetto che va contro ai principi dello sport agonistico. Anche nei circoli romani c’è la competizione, se manca questo io a cosa mi devo attaccare. Non puoi dirmi così, almeno raccontami qualcosa che mi possa far sperare. Quando entro in campo, voglio giocare per vincere. Qui ci sono pochi tifosi laziali, miei amici compresi, che non hanno ambizioni. Sono nella comfort-zone, contenti solo se la Roma perde. Noi siamo la prima squadra della Capitale d’Italia. Qui si sta togliendo la passione nei confronti della Lazio. Con il suo atteggiamento e le sue dichiarazioni vuole far appassire la passione. Noi abbiamo il fuoco, non può spegnerlo”.

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ESCLUSIVE

‘STADIOSEI’ – Sfogo Paradiso: “Cari laziali, vogliamo accettare tutto questo? Sempre più piccoli!” (AUDIO)

TOMMASO PARADISO IN COLLEGAMENTO A STADIOSEI

“Sento gente che nonostante sappia tutto, conosce palesemente la gravità della situazione della Lazio, riesce a parlare della squadra e di particolari di campo. Cari laziali vogliamo accettare tutto questo? Se la risposta è sì va bene, ma sappiate che stiamo scendendo. Abbiamo preso coscienza di essere sempre più piccoli e ridimensionati? Va bene, stiamo cadendo in basso, stiamo sempre più scendendo e voi parlate del campo e dei calci d’angolo. La nostra realtà è che stiamo cadendo nell’abisso, se vogliamo vivere per sempre in questo modo sto con voi. Oppure vogliamo far vedere e mostrare davvero in che condizioni è questa società? Il modello di gestione di Lotito, che per un periodo è andato anche bene, è finito. Ora ci si attacca al Flaminio perché è l’unica speranza che c’è per avere maggiori risorse economiche”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Paradiso: “Questa è la Lazio, non la Lotitese. Io non tifo il giocattolo del presidente Lotito. È un sequestro” (AUDIO)

TOMMASO PARADISO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Io sono arrivato al limite, ma non mollo. Dormo poco e oltre a scrivere le canzoni, la notte scrivo anche altri pensieri. La questione Lazio è arrivata al punto di non ritorno, o comunque ad un punto di svolta, e proprio ieri notte ho scritto queste dighe, di getto:

‘Queste parole le avrei potute pronunciare solo qui, dai miei amici Guido e Stefano e proprio qui, nella radio che ascolto tutti i giorni e nella quale ho iniziato a parlare della nostra amata Lazio.

‘Lotito resisti, non mollare, tieni duro, non te ne andare’, queste non sono frasi dette dai tifosi laziali ma dai cugini romanisti, mentre sempre più spesso capita di ascoltare disperati i tifosi laziali che si augurano perfino di non vincere un derby con la speranza ingenua, romantica e, ripeto, disperata, che cambi qualcosa. Come quando nella vita siamo consci di dover attraversare il dolore per sconfiggere un male più grande, a questo paradosso siamo arrivati: il tifoso romanista che auspica un futuro longeva al presidente della Lazio e quello laziale che è disposto a vedere la sua squadra del cuore sprofondare pur di immaginare una sorte diversa.

‘Non vendo sogni’ e non finisco il famoso lo slogan. Il calcio è il sogno per eccelelnza, è dei bambini, è una favola e perché noi non dovremmo sognare? Non perde occasione per sbeffeggiare il tifoso laziale. La Lazio sta sparendo, è chiusa. Siamo partiti 21 anni fa con il fax non arrivato in tempo, siamo qui ora alle prese con la ‘svista’.

Sta raccontando storie che non coincidono con la realtà. Poi aggiungo un parere personale: questo è accanimento. Presidente, le si deve rendere conto che non sta gestendo una cosa di famiglia ma la Società Sportiva Lazio che è un mondo che coinvolge migliaia di persone.

Questa non è più la Lazio, è un affare di famiglia. Io tifo la Lazio non il giocattolo del presidente Lotito, questo è un sequestro. Questa non è la Lazio in cui sono nato.

Oggi si parla di tutto tranne che di campo e di calcio. Si parla di bilancio, questo è un incubo, non il calcio. Mi auguro che qualcuno che le è molto vicino le faccia aprire gli occhi: questo non è la Lotitese, è la Lazio”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Paradiso: “Sarri non sarà contento, bravo a gestire è De Laurentiis. Preoccupato da presente e futuro…” (AUDIO)

TOMMASO PARADISO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Sarri sicuramente, come aveva già predetto, a qualche litigio andrà incontro. Non sarà felice di trovarsi in alcune situazioni. 

I saluti di Baroni non li ho capiti, fatti poi in questo modo; un anno buttato, l’ennesimo. Un anno in cui non si è costruito nulla, il famoso progetto di tre anni non è andato in porto. 

Tare anche io l’ho criticato per i giocatori che sono state comparse, però devo dire che nonostante questo ha fatto in modo che la Lazio coprisse le carenze economiche. Abbiamo avuto Hernanes, Klose e tanti altri. 

A me preoccupano il presente e il futuro, molte squadre stanno andando avanti, sono cresciute, noi stiamo andando indietro.

De Laurentiis oggi compra i campioni e anni fa stava nella condizione di Lotito; loro vogliono provare a vincere la Champions, noi abbiamo il blocco. Il Napoli era come noi. Quando si dice che è bravo a gestire, a me vengono dei dubbi: bravo a gestire è De Laurentiis.

La classifica di Serie A tra qualche anno rispecchierà i valori economici della società, come succede in tanti altri sport”.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Paradiso a Lotito: “Dovrebbe fare un passo indietro”

La delusione tra i tifosi della Lazio è palpabile, come un colpo al cuore per chi ha vissuto ogni partita con passione. Dopo aver sperato fino all’ultimo di agguantare un posto nella Champions League, la sconfitta contro il Lecce nell’ultima giornata ha infranto tutti i sogni, lasciando un senso di vuoto e rabbia che si diffonde tra i sostenitori biancocelesti. È un momento che fa riflettere: come può una stagione così carica di aspettative finire in modo così amaro?

A intervenire con parole forti è Tommaso Paradiso, il celebre cantautore italiano e grande tifoso della Lazio, ex frontman dei Thegiornalisti, che ha deciso di dire la sua sulla stagione appena conclusa. Rivolgendosi direttamente al presidente, le sue dichiarazioni – riportate dal Corriere dello Sport – non lasciano spazio a mezze misure e suscitano curiosità su cosa potrebbe accadere nel futuro del club.

«Il tifoso della Lazio ha capito che non può più sognare, si mantiene esclusivamente attraverso il portafoglio del tifoso. Caro Presidente, se lei fosse davvero laziale dovrebbe fare un passo indietro e permettere a decine di migliaia di tifosi di respirare un’aria nuova». Qui, Paradiso esprime con forza la frustrazione dei supporter, sottolineando come il legame emotivo con la squadra sia stato sostituito da dinamiche puramente economiche, e lancia un appello per un rinnovamento che restituisca speranza e aria fresca all’ambiente.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Paradiso Lazio: “Arrembante, pazza ed unita. Voto dieci a Baroni, ero scettico ma…” (AUDIO)

TOMMASO PARADISO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Questa Lazio mi piace tanto. E’ gagliarda e tosta, arrembante e pazza, unita. A Baroni voto dieci, se stiamo godendo così tanto, se ci divertiamo così tanto, è merito suo. Ci eravamo inceppati su alcune dinamiche, adesso tu la vedi con adrenalina che la squadra regala ai tifosi. Anche una gara non di cartello diventa stupenda. Quel gol alla fine con l’Empoli ha fatto esplodere tutto lo stadio. Complimenti a tutti per questo gioiellino.

Ero assolutamente scettico, adesso godiamocela. Non è che poi, in caso di momenti di difficoltà, dobbiamo tornare indietro. Io ero assolutamente a favore della rivoluzione, ma se poi andavi ad analizzare i profili andati via e quelli arrivati c’era perplessità. Sui giocatori sulla carta buoni, ma tutti presi sul filo del rasoio di una retrocessione.

Mi piacciono molto le parole di Baroni. E’ razionale ed umile, risponde a tutto. Va sposato lo spirito di un allenatore che ti dice chiaramente che giocando così si può prendere un gol in più, ma se ne può anche fare uno in più”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Paradiso: “Nella Lazio non c’è amore, non c’è comunicazione e non ci sono i soldi. Troppe scelte sbagliate” (AUDIO)

E’ come se alla Lazio come società mancassero dei principi… TOMMASO PARADISO in collegamento a QUELLI CHE…

“E’ come se alla Lazio come società mancassero dei principi fondamentali. Uno di essi è l’amore: non sento mai da parte di Lotito e ora di Fabiani parole di condivisione con i tifosi. Già abbiamo Lotito con quel tono aggressivo e riottoso, adesso si aggiunge anche Fabiani, che magari sarà bravissimo, ma che usa gli stessi modi del Presidente. Nessuno parla con amore ai tifosi, non li abbraccia nessuno. E’ sempre uno contro tutti. Un altro principio fondamentale che manca è la comunicazione: comunicare il mondo Lazio ai media e cercare di far vedere quanto è bello, è cosa totalmente sconosciuta. La Fiorentina e il Bologna hanno fatto conferenze stampa per spiegare strategie, per presentare i desiderata della nuova stagione. Noi siamo ancora all’osteria e parliamo ancora di principi morali ed etica.

Adesso hai una piazza totalmente depressa e hai il dovere di fare uno sforzo per prendere qualcuno che la possa smuovere. Esattamente come ha fatto De Laurentiis con Conte.

Il terzo principio fondamentale è il bilancio. Non c’è forza economica e il tifoso è scoraggiato perché quando si potrebbe fare un passo in più, si dice sempre che non ci sono i soldi.

In città siamo sempre stati di meno, ma quando andavi a scuola con la maglia della Lazio ti rispettavano ed eri fiero. Oggi se mandi un ragazzino a scuola con la maglia della Lazio, viene deriso”.

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Alessio Buzzanca