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‘9 GENNAIO’ – Bisignani: “Lotito non si fa aiutare, non vende e chiede cifre folli per la Lazio. I fondi ci sono, ma…” (AUDIO)

LUIGI BISIGNANI in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Stavo ascoltando un grande laziale che è l’assessore ai grandi eventi e allo sport del Comune di Roma che è Alessandro Onorato, che sta facendo la sua convention qua a Roma. Sul Flaminio? Ancora non ha detto nulla ma certo, il Flaminio è il sogno per tutti noi biancazzurri.

Dunque, partiamo dalla lettera. La lettera è stato certamente un tentativo di Lotito, il quale per la prima volta però, dobbiamo dirlo e dobbiamo riconoscerlo, ha detto che le cose non vanno bene e che perciò vanno sistemate. Questo per uno come Lotito è secondo me un grande gesto dal quale dobbiamo partire. Ecco, quello che mi sarei aspettato nella lettera, oltre al fatto di dire che le cose non vanno bene, è che cosa bisogna fare per farle andare meglio. Questa è una domanda che purtroppo nella lettera manca ed è quello che tutti i tifosi della Lazio si aspettavano di sentire. La lettera mi è sembrata sinceramente un po’ artificiale.

Innanzitutto arriva troppo tardi perché la frattura ormai è veramente molto profonda. Mi sarei aspettato delle note programmatiche. Se si parla poi del Flaminio, il Flaminio è un grande investimento, un investimento davanti al quale bisogna capire come ci si presenta, con quali fondi, chi lo supporta, perché costruire uno stadio è un’operazione molto complicata, calcolando che questo stadio è ancora un libro dei sogni. Inizia appena adesso la conferenza dei servizi, bisogna sentire ancora il parere della sovrintendenza, per cui stiamo parlando da qui a sette anni, sei anni. Mancano dei numeri economici che sono fondamentali per un progetto del genere

Lazio 2032? È una delle tante promesse e poi mi viene anche un po’ di rabbia, perché se voi leggete o se avete visto il Sole 24 Ore di oggi, dice che c’è l’interesse dei fondi internazionali per i grandi stadi o per gli stadi che si fanno in Italia. I fondi hanno tutto l’interesse a partecipare alla costruzione di stadi e allo sviluppo del calcio italiano. Se vedete l’articolo del Sole 24 Ore parla proprio di questo, l’interesse, il grande interesse dei fondi internazionali a partecipare accanto alle squadre di calcio per la costruzione degli stadi che sono un bene per tutta la comunità.

Mi piacerebbe che il Presidente Lotito, che riconosciamo ha fatto anche tante cose buone per la Lazio, si mettesse un attimo in discussione, sentisse un mondo che è un po’ diverso. Lui non se la può prendere solo con i tifosi, lui dovrebbe interloquire con tutti quei mondi, con tutte quelle grandi entità internazionali che potrebbero dare una mano alla Lazio. Un esempio per tutti, la famiglia Percassi e l’Atalanta, nessuno lo può costringere a vendere, ci mancherebbe altro, un liberale, un democristiano come me una cosa del genere non la direbbe mai. Però, santo Dio, apriti un attimo al mondo, oppure se non riesci ad aprirti il mondo fai un aumento di capitale, fai qualcosa. I tifosi hanno bisogno di qualche certezza.

L’ostilità che lui ha verso i fondi arriva dalla presunzione di dover fare tutto da soli, ma in politica, nelle imprese, nelle aziende, da soli non si fa niente. Se mi permetti tu hai parlato del Messaggero che ha scoperto adesso con la lettera di Lotito quello che è il sentimento dei tifosi della Lazio. Per questo, con Il Tempo questi argomenti li stiamo trattando da settimane, giorno per giorno e sono argomenti che abbiamo messo proprio nell’interesse della Lazio e anche per far ragionare sommessamente Lotito che prima o poi dovrà uscire dal suo bunker e confrontarsi con le realtà che amano la Lazio da generazioni, come il mio caso e come tantissimi di noi.

Tra le domande che ho fatto vorrei una risposta in particolare a quella del sogno, è quella che mi ha spinto all’inizio a scrivere la prima lettera, è quella del nonno. Io sono un nonno di nipotini che ho fatto diventare grazie anche ai miei figli Laziali, ma come fa un bambino di 7 anni, penso a Sebastiano, penso a William più grande, penso al piccolo Luigi, a diventare Laziale? Come si fa? Noi vediamo che la Roma è presente ovunque nel merchandising: vai alla stazione Termini e ci sono gli angoli della Roma, tutta la città pulsa un po’ di Roma, perché noi che siamo la squadra più antica della Capitale non abbiamo questo tipo di feeling con la città e perché Lottito non investe in quello che è il merchandising, in tutto quello che serve ad una società moderna per riuscire a creare attorno a sé quell’amore che io da nonno e i miei figli da padre stanno dando ai nipotini? 

È difficile portare un nipotino di 8 anni allo stadio e vedere lo stadio vuoto, la Lazio che perde, nessun tipo di campagna acquisti: è molto molto penoso, credetemi. E lo dice un tifoso della Lazio che ha sempre sofferto per la Lazio, perché noi abbiamo avuto momenti grandiosi con Lenzini e con Maestrelli, con Cragnotti, ma abbiamo anche avuto momenti di grandissima difficoltà in cui però siamo sempre stati attorno alla squadra e attorno alla nostra squadra.

Io sono riuscito a portare tutti i miei figli a diventare della Lazio perché seguendo con grande affetto e rispetto il Presidente Andreotti per tanti anni, sapevo che uno dei suoi principali crucci è che il figlio Stefano, tra l’altro grandissimo tifoso laziale, non fosse romanista come lui e persino il nipote che si chiama Giulio è della Lazio e sono abbonati alla Tribuna Tevere come tutti i veri grandi laziali. 

C’è certamente un’attesa inutile ma la pressione che stiamo facendo, che è una pressione di affetto e di amore perché dietro a noi c’è solo l’amore per la Lazio, il grande tifo della Lazio, io credo che alla fine spingerà Claudio Lotito, che è una persona troppo intelligente e che ha scadenze troppo importanti sia politiche che imprenditoriali, a capire che qualcosa deve fare. Io spero che tutto questo grande movimento, che grazie soprattutto a Il Tempo stiamo portando avanti, anche al Corriere dello Sport che so che finalmente se ne occupa in maniera seria, credo che spingerà Lotito, anche all’interno di quello che sta succedendo in Forza Italia, a ripensare un po’ le sue posizioni.

Quando si parla di proposte economiche, bisogna essere molto cauti. E secondo me stiamo sognando delle cose che non esistono, perché in questo momento la Lazio non è sul mercato. Lotito non ha nessuna intenzione oggi di vendere e non c’è nessuna offerta, come lui dice. C’è stata una polemica quando io parlavo della vecchia richiesta, ma era 7-8 anni fa, è per dire che c’è un grandissimo interesse dei fondi e dei grandi imprenditori anche internazionali attorno al calcio italiano e perciò anche attorno alla Lazio. Ma con un Lotito così chiuso che non è venditore e che comunque se fosse venditore chiederebbe delle cifre fuori dal mercato, non facciamoci illusioni, non pensiamo che arriva il Principe Azzurro col cammello o col jet a comprare la Lazio. In questo momento la Lazio secondo me non è sul mercato perché c’è un Presidente che chiede cifre astronomiche davanti invece a un mondo dei fondi che sarebbe prontissimo a fare delle offerte che fossero ragionevole.

Io credo che tutta questa azione servirà per farlo ragionare, per farlo stare con i piedi per terra. Non credo che lui voglia continuare con questo scontro così, però questo lo aspetta lui. Certamente c’è l’interesse dei fondi, basta leggere il giornale di stamattina, se comprano squadre di Serie C immaginati se non c’è qualcuno che vuole partecipare a un grande sogno in una città come Roma che ha una piazza incredibile. Roma dovrebbe essere un veicolo straordinario per un fondo con tutte le sue bellezze e con tutto quello che rappresenta. Ricordiamoci sempre che siamo la prima squadra della Capitale.

Io ho conosciuto bene Berlusconi, quando c’erano delle critiche lui la prima cosa che faceva telefonava, parlava, cercava di capire. Una squadra di calcio senza tifosi, uno stadio vuoto, non è etico visto che lui parla sempre anche di etica. Non so se lui leggerà le mie domande, certamente spero che qualche collaboratore cominci a ragionare, non a rispondere a me che sono, come ho detto e come concludevo il pezzo, un vecchio raccattapalle dell’era Lorenzo, ma si insomma faccia delle riflessioni perché noi vogliamo la Lazio grande, come vogliamo sognare, noi vogliamo una campagna acquisti adesso, vediamo che succede la settimana prossima con tutte le regole che ci sono e che speriamo consentano alla Lazio di poter avere finalmente una rosa dopo due anni di campagne acquisti ridicole.

La Reggina e i risvolti politici? Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Certo c’è un grande rapporto tra Lotito il governatore della Calabria, un eminente personaggio di Forza Italia che è Occhiuto, un allenatore che è calabrese, un collegio elettorale in Molise che probabilmente non gli viene ridato… Certo la Reggina è sicuramente un modo per avvicinare il pubblico calabrese, ma non voglio pensare che una persona intelligente come Lotito, che certamente vuole essere ricandidato, finisca per fare quello che sarebbe ancora un errore più importante perché poi se la Reggina venisse promossa deve lasciarla, ricominciamo con quello che è successo con la Salernitana: alla fine aveva fatto un affare poi si è incaponito e l’ha dovuta svendere, non credo che lui rifaccia un errore del genere, sarebbe un peccato mortale”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, dalle risorse alle ‘nuove realtà’: le dieci domande di Bisignani a Lotito

Sulle colonne del quotidiano Il Tempo, Luigi Bisignani, colui il quale aveva dato il via a una serie di lettere pubblicate sul giornale di Piazza Colonna, è tornato a dialogare a distanza con il presidente Lotito, ponendogli dieci domande:

Caro Direttore, il dibattito aperto da Il Tempo sul futuro della Lazio ha avuto almeno un merito: far uscire Claudio Latito dal suo bunker. Era ora, soprattutto perché ha finalmente am messo che «non va tutto bene».  Il confronto ormai va oltre il calcio. Con il 2027 alle porte, anno di elezioni nazionali e romane, anche la politica osserva con attenzione una frattura che rischia di trasformarsi da contestazione sportiva a questione di rilevanza pubblica. La lunga lettera ai tifosi nasce probabilmente per riaprire un varco. Forse sarebbe stato più utile un intervento a voce, a braccio, perfino imperfetto, meno da IA.  Nella lettera si parla di sostenibilità, Acaderny, Flaminio, media company, internazionalizzazione. Obiettivi condivisibili. Resta da capire con quali risorse, con quali partner, con quali tempi, con quale governance, con quale rosa rafforzata e con quali investimenti sportivi la Lazio intenda tornare a crescere. Per questo, più che altre parole, oggi servono risposte. Le formulo in dieci domande.

1. PRESIDENTE, MA DOV’È LA PAROLA SCUSATE?

Era la sola parola che molti laziali aspettavano: per anni di fratture, di toni sbagliati, di distanza crescente, di tifosi trattati troppo spesso come un fastidio e quasi mai come il capitale più prezioso del club. Una lettera ai laziali poteva cominciare da lì. Avrebbe avuto un altro peso.

2. QUANTO CAPITALE INTENDE METTERE LA PROPRIETÀ NELLA LAZIO?

Lei parla di crescita e competitività. Bene: con quali risorse? Aumento di capitale, finanziamento soci, garanzie bancarie, partner industriali? Trenta milioni? Cinquanta? Cento? I tifosi chiedono di conoscere l’impegno diretto della proprietà. La sostenibilità ha valore quando accompagna l’ambizione. Diventa una formula comoda quando li salto di qualità viene sempre rimandato. Il calcio di oggi richiede capitali, strutture, management, tecnologia, rete commerciale, competenze internazionali. Il futuro costa. Nella sua lettera il futuro compare spesso, il conto resta fuori dalla pagina.

3. COME FINANZIERÀ IL FLAMINIO?

Il Flaminio è un progetto strategico: chi paga, con quali partner e con quali tempi? Uno stadio richiede una struttura finanziaria dedicata, autorizzazioni, cronoprogrammi. banche, garanzie, project financing, hospitality, naming right, gestione dei rischi. Dovrà essere sostenuto da una NewCo? Da capitale privato? Da debito? Da partner esterni? E soprattutto: come si evita che il sogno dello stadio assorba risorse dalla gestione sportiva? I laziali vogliono il Flaminio, ma vogliono anche una squadra competitiva. Le due cose vanno spiegate insieme. 

4. CHE FINE HA FATTO LAZIO 2032?

A febbraio fu annunciato «Lazio 2032 – II Sogno Responsabile», sviluppato con Deloitte e Luiss e presentato come piano pluriennale. La conferenza prevista per il 10 marzo è sparita. Quel piano esiste ancora? Un piano industriale, anche se presentato come teaser, contiene numeri investimenti, scadenze, obiettivi, responsabilità. Una lettera al giornale appartiene a un altro registro. Se Lazio 2032 esiste, venga presentato anche solo in forma ridotta. Altrimenti rischia di sembrare l’ennesimo slogan per tenere buona la piazza. 

5. PERCHÉ L’ACADEMY È ANCORA UNA PROMESSA?

Da anni si parla di Academy, formazione, giovani, futuro. I tifosi chiedono di sapere quanto costerà, quando aprirà, con quali tecnici, con quale budget e con quale modello. Doveva essere un progetto nato e cresciuto intorno a Formello. Di tutto questo, però, si vedono poche tracce. Un club moderno produce calciatori, identità e valore. Alla Lazio il vivaio appare ancora più evocato che decisivo.

6. PERCHÉ CATALDI RESTA UN’ECCEZIONE E NON DIVENTA UN MODELLO?

Danilo Cataldi è un figlio della Lazio. È cresciuto nel settore giovanile biancoceleste e dimostra che il percorso dal vivaio alla prima squadra è possibile. La domanda è perché accada così raramente. In giro per Roma si vedono molte società dilettantistiche affiliate all’AS Roma e perfino ad altri club italiani. La presenza della Lazio nel territorio giovanile dovrebbe essere più forte, più visibile, più organizzata. Un bambino laziale deve poter immaginare un percorso naturale verso Formello.

7. PERCHÉ IL MARCHIO LAZIO RENDE COSÌ POCO?

Nel bilancio al 30 giugno 2025 i ricavi da sponsorizzazioni, pubblicità e royalties valgono circa 18,5 milioni di euro. I merchandising circa 2,36 milioni. Sono numeri modesti per un club con la storia, il seguito e la città della Lazio. La AS Roma é visibile a Termini, a Fiumicino, nei punti nevralgici del turismo cittadino. La Lazio, invece, fatica a trasformare la propria identità in presenza commerciale quotidiana.  Qui servono investimenti. Retail, negozi, e-commerce, licensing, prodotto, distribuzione, contenuti, esperienza.

8. COME INTENDE VALORIZZARE LA CAPITALE SENZA LASCIARLA SULLO SFONDO?

Roma è una delle città più conosciute al mondo e la Lazio la più antica squadra della Capitale. Turismo, alberghi, ambasciate, moda, lusso, cinema, cultura, istituzioni, eventi internazionali. Ogni anno milioni di persone attraversano la città.  Quali investimenti intende fare la società per trasformare questo potenziale in ricavi? Qui il tema riguarda prima di tutto strumenti e risorse. Con budget ridotti, strutture limitate e poteri concentrati, anche le persone capaci arrivano fino a un certo punto. Servono CRM, dati sui tifosi, hospitality vera, pacchetti stadio-albergo. Roma può essere una piattaforma globale. La Lazio la usa ancora troppo spesso come sfondo.

9. LEI DICE DI VENDERE SOLIDE REALTÀ. QUALI SONO?

Lei in passato ha detto: «Non vendo sogni, ma solide realtà». È una frase efficace, molto lotitiana. Proprio per questo merita una verifica. Quali sono oggi le solide realtà promesse ai tifosi? Una rosa più forte? Investimenti sportivi visibili? Un’Academy aperta? Il Flaminio finanziato? Una crescita commerciale misurabile? Una governance più moderna? Un rapporto ricostruito con la tifoseria? Lei nella lettera cita anche Fabiani. E allora guardiamo un dato esterno, con il beneficio d’inventario che meritano sempre le valutazioni di Transfermarkt: oggi la rosa della Lazio vale circa 223 milioni di euro ed è decima in Serie A, dietro anche a Bologna, Fiorentina e Como. Dopo anni di solide realtà, un club che vuole crescere dovrebbe presentare un patrimonio tecnico in accelerazione. Quel dato, invece, fotografa una posizione lontana dalle ambizioni dichiarate. Il calcio vive anche di sogni, presidente. La Lazio è nata, cresciuta e sopravvissuta grazie a una comunità che ha saputo sognare perfino nei momenti più difficili. Ma dopo tanti anni i tifosi vorrebbero vedere anche qualche realtà nuova.

10. SE LA LAZIO VIENE PRIMA DI TUTTO, È DISPOSTO A CAMBIARE DAVVERO?

È disposto ad aprire la governance a competenze vere sul modello Atalanta? È disposto ad attrarre nuovi capitali? È disposto a presentare un piano pubblico, con scadenze e responsabilità? È disposto a dire quanto investirà la proprietà nei prossimi tre anni? È disposto a trasformare il rapporto con i tifosi da problema d’ordine pubblico a pilastro strategico del club? Presidente, i laziali hanno già ascoltato molte parole. Hanno letto comunicati, interviste, promesse, progetti, conferenze annunciate e poi sparite. Oggi chiedono altro: fatti, scadenze, capitali, responsabilità, cambiamento. Altrimenti si abbia Il coraggio di dirlo: questa Lazio può soltanto amministrare il presente mentre gli altri costruiscono il domani. Ora che ha riaperto un filo con i tifosi, da vecchio raccattapalle dell’era Lorenzo, attendo fiducioso le risposte. Grazie e Forza Lazio, sempre”.

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ESCLUSIVA – Bisignani: “Lotito soffre momento di solitudine, ci sono banchieri pronti ad aiutare. Berlusconi gli direbbe…”

LUIGI BISIGNANI in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Le righe sulla trattativa che c’era stata con JP Morgan per conto di un investitore straniero, un passaggio di una questione di 6-7 anni fa, voleva dimostrare la forza di un brand come la Lazio che da anni ha investitori che cercano di entrare e dare una mano a Lotito. Quella trattativa non andò in porto, ma certamente c’è stata, me l’hanno anche riconfermata i protagonisti, che da bravi banchieri logicamente né smentiscono, né confermano: fanno no comment, ma chiaramente c’è stata. La cifra esorbitante che chiedeva Lotito allora, e che chiede ancora adesso, allontana tutti quelli che possono avvicinarsi alla Lazio e questo è un grande peccato.

Il mio sentimento è quello di un tifoso da sempre. Mio nonno ha preso una multa perché con la razionalizzazione del cibo e con le tessere alimentari è andato a pagare una cena ai giocatori della Lazio durante la guerra. Io sono tifoso da sempre, sono stato anche raccattapalle della Lazio, è un amore che poi si passa da padre in figlio, i miei figli sono tutti laziali, tra i nipotini ce n’è persino uno in Kenya adesso che è nato da tre mesi e ha il body della Lazio. Perciò voglio dire è un amore che si tramanda. Anche se far diventare i nipotini laziali è molto molto complicato.

C’è un grande mondo laziale anche adesso di imprenditori, di banchieri che vorrebbero comunque dare una mano alla Lazio. Penso in Fucino a Mauro Masi, a Francesco Maiolini, al direttore generale del Tesoro Francesco Soro, c’è della gente che vorrebbe essere in qualche modo coinvolta per dare delle idee gratuitamente, per cercare di uscire da questa impasse perché la Lazio è grande,i suoi tifosi sono grandi e non gli piace vedere questo isolamento in cui siamo caduti perché la verità vera è che la Lazio e il suo presidente in questo momento purtroppo sono isolati, sono isolati in federcalcio, sono isolati nella. Lega, un po’ il presidente ha anche difficoltò in Forza Italia e questo dispiace perché comunque è un uomo che ci ha messo e ci mette una grande passione, ma c’è un momento in cui forse bisogna anche fare un minimo di passo indietro e ascoltare la gente perché il brand di una squadra sono soprattutto i tifosi. Berlusconi questo gli direbbe a Lotito: ‘Senti i tifosi, non puoi avere una squadra senza i tifosi e contro i tifosi’.

Il limite di Lotito sicuramente ci sarà e credo che sia sia quello di tifoso e di imprenditore e di quello di legare probabilmente la vendita o la partecipazione di un fondo alla Lazio a quando avrà lo stadio Flaminio, che per noi tifosi sicuramente vale uno scudetto. Però purtroppo non ci sono più i tempi perché i tempi dello stadio Flaminio non possono andare d’accordo con i tempi della gestione sportiva. Da questo punto di vista siamo fuori tempo perché uno stadio ha bisogno di molte risorse, che vengono soprattutto per una squadra di calcio da quelli che sono i risultati economici che sono rappresentati appunto dal brand, ai diritti commerciali, i diritti televisivi e se noi andiamo sempre più giù con i tifosi che protestano, le televisioni che non ci vogliono più e il brand commerciale che va giù certo poi è difficile trovare le risorse per lo stadio Flaminio. Quanto poi all’idea e alla suggestione del Nasdaq mi sembra una cosa un pochino dura da venire perché le regole americane per quanto riguarda il Nasdaq sono stringenti dal punto di vista patrimoniale per cui secondo me stiamo facendo dei voli che non vorrei che andassero a cozzare con la realtà e questo forse i tifosi cominciano a capirlo, da qui questa protesta perché non vediamo la luce.

Io non voglio logicamente polemizzare né con Lotito né con la Lazio ma io vi chiedo se ci sono dei fondi internazionali che sono addirittura interessati a squadre italiane di Serie C, di Serie B e anche di Serie A, ma secondo voi nessuno pensa a investire sulla Lazio che è una delle più antiche società di calcio e la più antica di Roma e che sta in una città in cui c’è un appeal fortissimo? In realtà probabilmente non si avvicinano perché sanno che Lotito per ragioni imprenditoriali sue non ne vuole sapere. Ma secondo voi chi compra una squadra di Serie C o i mezzi per comprare una squadra di Serie B non prova ad approcciare una squadra di Serie A come la Lazio?

Tutte le banche d’affari internazionali che si occupano di sport e di calcio hanno certamente la Lazio come obiettivo ma se la valutazione che Lotito fa della Lazio è totalmente fuori mercato uno non ci si avvicina neanche. Se lei ha un appartamento da 200mila euro e lo vuole vendere, facciamo un esempio a 800mila, sa perfettamente che non ci sarà nessuno che ci si avvicina. Il problema è trovare qualcuno che faccia capire al Lotito che le regole del mercato sono diverse, ma probabilmente lui ha un’altra prospettiva, quella probabilmente di vendere la squadra sportiva con lo stadio insieme. Ecco, ci si arriverà però bisogna vedere come ci si arriva. Ho fatto nomi: Maiolini, Francesco Soro, Ferruccio Ferranti. Sono persone che nel Lazio, a Roma e nel mondo bancario nazionale hanno della rilevanza. 

Lotito soffre un po’ un momento di grande solitudine perché certamente lui per tanti anni è stato un protagonista assoluto sia nella federazione, sia nella Lega: i massimi organi che condizionano il calcio italiano sono passati di mano e lui non ha più quel controllo e quel peso di una volta. Probabilmente si sente un po’ più smarrito, però lui ha la forza di un grande brand e poi anche i tifosi perché quello che io ho capito dopo questo articolo che ha dato una scossa al sistema è che il popolo naziale sa soffrire, sa reagire ma è veramente unito sulla squadra, per cui mi piacerebbe che Lotito da questa scossa che c’è stata e di cui io sono stato involontario protagonista possa trovare la forma non per fare un passo indietro ma comunque per cercare di capire quello che è lo spirito dei tifosi laziali, che è un grande spirito perché ha saputo sempre combattere. Noi siamo passati dalle tragedie terribili, dal calcio scommesso, dai nove punti in meno, dalla retrocessione, dalla famosa partita di Napoli in cui stavamo andando in Serie C, l’ultimo periodo dell’era Cragnotti, per cui sa soffrire e capisce quando deve stare vicino a una squadra, se c’è questo momento di rottura è forse perché non vede una prospettiva di riscatto che Lotito dovrebbe cercare di capire.

Il tifoso vive di speranze, la prossima speranza è certamente la campagna acquisti e capire come ci muoviamo, come si è arrivati alla scelta di questo allenatore, perché è andato via uno come Sarri che certamente era amato dalla tifoseria. Io credo che sia più un risvolto psicologico, io credo che Lotito alla fine starà a sentire qualcuno che gli dice cerchiamo di aprire un tavolo, cerchiamo di avere qualche consiglio. Nessuno vuole dire che deve vendere a tutti i costi, perché chiaramente lui è il padrone della squadra, ma un buon padrone deve anche capire e ha un esempio davanti a tutti, a parte Berlusconi che poi ha venduto e che era uno dei suoi punti di riferimento, la famiglia Percassi. È andata in minoranza nell’Atalanta, Percassi prima padre e poi figlio sono rimasti presidenti, è una squadra che ha vinto due anni fa un titolo europeo molto importante, che ha un Under 21 e delle giovanili fantastiche. Diciamo che il modello che Lotito dovrebbe seguire è quello della famiglia Percassi.

Cairo quando decide che deve fare un passo indietro al Torino? Quando i tifosi granata seguendo l’esempio della Lazio cominciano anche loro a disertare lo stadio e a contestare la dirigenza, perché un conto è contestare il presidente e l’hanno fatto tutti in tutte le squadre nei momenti migliori o nei  momenti peggiori della loro vita, ma non andare allo stadio è un atto di ostilità assoluta. I tifosi della Lazio trovano il coraggio, perché ci voleva coraggio, di non andare a vedere il derby che per noi è la massima partita dell’anno. È un rischio avere gli stadi vuoti televisivamente per il grande network del circuito televisivo internazionale del calcio. Già il nostro calcio è così in crisi, perché nel giro di 10 anni noi abbiamo perso quel grandissimo glamour che avevamo in giro per il mondo, perché oggi il calcio tedesco e il calcio inglese li trovi a Shanghai. C’è un amico presidente di una squadra di calcio che dice: ‘Noi dobbiamo vincere non tanto in Italia, quanto con il fioraio di Shanghai che quando va a comprare l’abbonamento del calcio sceglie la Serie A come era un tempo’. Se noi andiamo con gli stadi vuoti diventa anche un problema.

La mia lettera era la lettera appassionata di un tifoso. Questa smentita su JP Morgan? È una cosa di 7-8 anni fa e Mario Mistiroli diceva che una smentita è una notizia data due volte. Dal punto di vista della comunicazione noi dobbiamo trasmettere grandezza, non dobbiamo trasmettere continuamente miserie contro gli allenatori, contro il sistema, contro il campionato, contro gli orari. La Lazio è una società elegante, i tifosi laziali hanno questo tratto caratteristico che tutti riconoscono, perciò io vorrei tornare un po’ più di eleganza che è poi quello che i tifosi laziali, la grande parte dei tifosi laziali riconoscono la nostra squadra.

Il risultato di questa frattura così drammatica con la tifoseria è anche perché non ci si parla, bisogna trovare delle forme di collaborazione, non si può stare contro i tifosi, non si può polemizzare, bisogna ascoltarli. Io capisco che magari può essere difficile per un uomo col carattere come Lotito, però secondo me è veramente necessario perché lui sta facendo male a se stesso. È uno che poi alla Lazio ha dato tanto e non possiamo non riconoscergli in merito, però rischia di bruciare tutto in questo modo, io me l’auguro che qualcuno attorno a lui faccia da ponte. C’era un grande dirigente della Lazio che si chiamava Di Giambartolomei, una persona fantastica che stava accanto al presidente Umberto Lenzini che questo lavoro lo faceva. Sergio Cragnotti aveva delle persone accanto che appunto gli facevano da cuscinetto e ancora oggi è considerato un grandissimo presidente e ogni volta che viene allo stadio viene omaggiato da tutto lo stadio.

Più sei irruento, questo vale anche per i portavoce della politica, e più il consigliere deve essere moderato. Accanto a personalità così irruenti serve sempre qualcuno vicino che sappia mediare, io non conosco bene quali sono i collaboratori del presidente Lotito però certamente serve che qualcuno inizi il dialogo perché così veramente si va veramente a far bruciare tutto. 

Mi è capitato più volte di parlare con Lotito e lui è sempre un fiume in piena, poi comunque siamo sempre in una situazione di attacco verso qualcuno, verso qualcosa: non è uno dialogante. Anche dove magari non c’è, lui vede il fuoco: questo forse è un po’ un errore, bisognerebbe essere un pochino più sereni.

Io ho fatto solo un articolo da tifoso, da uno che stima Lotito, non cerco nessun tipo di visibilità di questo genere, le persone che io ho citato anche nell’articolo lui le conosce personalmente perfettamente, basterebbe un sms per proporre un incontro per la Lazio, per sentire qualche consiglio gratuito, e loro sarebbero tutti pronti a dare una mano. I nomi li ho fatti, non c’è bisogno di me, a me è bastato dare una scossa, ecco, perché io voglio che i miei nipoti escano dallo stadio contenti con la bandiera della Lazio e non piangendo come mi è capitato con Sebastiano per le ultime tre partite”.