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Quirinale: seconda fumata nera

Anche il secondo giorno di votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica si conclude con una tempesta di schede bianche.

Si registrano però le prime manovre allo scoperto degli schieramenti: il centrodestra che trova una rinnovata compattezza, propone per bocca di Salvini tre nomi: “Senza tessera di partito e che hanno ricoperto ruoli importanti”: Moratti, Nordio e Pera.

“Il centrodestra mette il meglio di sé e tutte le risorse possibili in campo per servire la Repubblica e la nostra patria” afferma a proposito dei tre candidati il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani.

Per il momento non arrivano nomi da Pd, M5S e Leu che con un comunicato congiunto fanno fuoco sul trio del centrodestra: “Non contrapponiamo una nostra rosa dei nomi. Prendiamo atto della terna formulata dal centrodestra che appare un passo avanti, utile al dialogo. Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra, non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessaria”.

Per ora nessun nome in chiaro dal centrosinistra, ma una proposta per domani per: “Un incontro tra le due delegazioni ristrette in cui porteremo le nostre proposte”.

Intanto arriva chiaro il veto del M5S per bocca di Giuseppe Conte alla candidatura di Draghi alla Presidenza della Repubblica: “Abbiamo affidato al timoniere (Draghi n.d.r.) una nave che è ancora in difficoltà, ma non ci sono le condizioni per cambiare e il timoniere non può lasciare”.

Alessio Buzzanca

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Nuovo Presidente della Repubblica: Istruzioni per l’uso

Lunedì 24 gennaio dalle 15 avrà inizio la chiama per l’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica italiana. Da recenti sondaggi, solo una minoranza di italiani conosce la procedura che porterà al Quirinale il nuovo capo di Stato e dunque avanti col Bignami. Il Presidente rimane in carica per sette anni e viene eletto dalle due Camere (Senato + Camera dei Deputati) in seduta comune e dunque a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati e presiedute dal presidente della Camera Roberto Fico. Al suo fianco siederà la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Ai 315 senatori e 630 deputati, vanno aggiunti i senatori a vita (che attualmente sono sei: Napolitano, Monti, Segre, Cattaneo, Rubbia e Piano) e i 58 delegati eletti dai Consigli regionali (tre per ogni regione, tranne la Valle d’Aosta che ne ha uno) nella misura di due per la maggioranza e uno per l’opposizione. Per un totale attuale di 1.009 grandi elettori.

Fino all’emergenza Covid si svolgevano due chiame (votazioni con chiamata nominale) al giorno o al massimo una il primo giorno e due i successivi. In epoca di pandemia, vista la durata imponente delle operazioni dovuta alla sanificazione e al distanziamento a turni, ci sarà un solo voto al giorno e si comincerà alle 15 di lunedì 24 gennaio.

Per le prime tre votazioni (e dunque sino a mercoledì 26 gennaio compreso) servirà la maggioranza dei due terzi dei voti (673) per eleggere il Presidente. Cosa in questo momento altamente improbabile vista la poca convergenza su un nome “forte”. Dalla quarta chiama, dunque da giovedì 27 gennaio, si comincerà a fare sul serio perché servirà la maggioranza assoluta (505). La data di scadenza esatta del mandato del presidente Mattarella è fissata per giovedì 3 febbraio 2022. Se per quella data non dovesse esserci ancora un nome, Mattarella continuerà in prorogatio a vestire la carica di Capo di Stato sino a elezione valida.

L’accesso all’Aula di Montecitorio, consentito solo se in possesso di Green pass “base”, avverrà dal lato sinistro dell’emiciclo con un massimo di 50 grandi elettori alla volta. Si voterà per fasce orarie, in ordine alfabetico, a partire dai senatori a vita, poi senatori, deputati e delegati regionali. Dunque la prima a essere chiamata sarà la scienziata Elena Cattaneo.

Un po’ di storia: il primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento fu Luigi Einaudi il 12 maggio del 1948. Enrico De Nicola ebbe la carica di Capo provvisorio dello Stato che gli venne conferita dall’Assemblea costituente il 28 giugno 1946. Con l’entrata in vigore della Costituzione (1 gennaio 1948) assunse – ai sensi delle disposizioni transitorie della stessa Carta – il titolo di Presidente della repubblica sino alla prima elezione Parlamentare (quella appunto di Einaudi) avvenuta il 12 maggio del 1948 e dunque per meno di quattro mesi e mezzo. Tutti i Presidenti da Einaudi in poi sono rimasti in carica per sette anni con l’eccezione di Antonio Segni che nel dicembre del 1964 si dimise dopo appena due anni e mezzo di mandato perché colto da trombosi cerebrale e Francesco Cossiga che si dimise il 28 aprile del 1992 a causa del terremoto elettorale del 5 aprile 1992, tre mesi prima della scadenza naturale del 3 luglio 1992.

Alessio Buzzanca