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Lazio, continua la protesta contro Lotito e si allarga alla politica: manifesti contro il presidente – FOTO

La spaccatura tra i tifosi e la società è sempre più netta: Roma si riempi di manifesti contro il patron biancoceleste.

 “Finchè c’è Lotito non avrete il nostro voto!”, questo il messaggio che appare sui manifesti affissi in giro per la Capitale. Oltre al logo di Forza Italia sbarrato, anche la scritta.

Il malcontento dei tifosi laziali si evince quindi anche attraversando le strade di Roma. Prima l’assenza allo stadio, ora un ulteriore gesto che dimostra come i rapporti siano ormai inesistenti. Prosegue senza sosta la contestazione dei tifosi laziali contro la società biancoceleste, in particolare contro il presidente Claudio Lotito.

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Il leghista Fontana è il nuovo presidente della Camera

Alla prima votazione utile anche la terza carica della Repubblica è appannaggio del Centrodestra. Dopo i primi tre scrutini a maggioranza dei due terzi svoltisi nella giornata di ieri e finiti con un no contest, il primo a maggioranza assoluta in data odierna ha incoronato il cattoleghista Lorenzo Fontana con 222 voti favorevoli. L’opposizione non ha applaudito.

Nella giornata di ieri Ignazio La Russa è stato eletto presidente del Senato grazie ai voti di FdI, Lega e parte delle opposizioni, ma con l’astensione di buona parte di FI.

Alessio Buzzanca

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Al via la XIX legislatura: si votano i presidenti delle Camere

Calcio d’inizio della nuova legislatura e come liturgia impone, il primo passo è l’elezione della seconda e terza carica dello Stato: i presidenti di Camera e Senato. Per la prima volta nella storia della Repubblica i due rami del Parlamento si riuniscono dopo la riduzione degli eletti e con nuove regole di ingaggio.

Alla Camera nella prime tre votazioni sarà necessaria la maggioranza del due terzi (nella prima degli eletti, nella seconda e terza dei presenti) che è pari 267. Dalla quarta votazione sarà sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 201.

Al Senato il sistema elettorale è completamente diverso: nelle prime due votazioni sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti (104), dalla terza quella dei presenti. Nel caso non si dovesse raggiungere un verdetto, la quarta votazione prevede un ballottaggio tra i due più votati alla terza, indipendentemente dai voti ottenuti. In caso di ulteriore parità tra i due, verrebbe eletto al Senato il più anziano. Quindi al Senato non si può andare oltre le quattro votazioni. Alla Camera non c’è limite fino all’ottenimento di una maggioranza convergente su un nome.

L’elezione avviene a scrutinio segreto, pertanto si stanno svolgendo febbrili negoziati nel Centrodestra per evitare franchi tiratori. Astrattamente i due Presidenti potrebbero vedere la luce alla quarta votazione alla Camera e alla prima al Senato poiché le Destre superano abbondantemente il quorum, ma si sta lavorando ancora sui nomi. Se La Russa sembra essere quasi certo dello scranno del Senato, alla Camera le quotazioni di Riccardo Molinari sembrano attualmente al ribasso.

Dalla Meloni giungono rassicurazioni: “Faremo bene e in fretta”.

Alessio Buzzanca

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APPROFONDIMENTI

Elezioni politiche 2022, La gioia di Lotito finalmente senatore: “Non tradirò i molisani”

Claudio Lotito è ufficialmente senatore. Il presidente della Lazio ha vinto la sfida nel collegio uninominale del Molise in cui è stato candidato dal centrodestra in quota Forza Italia.

Il patron biancoceleste ha condotto la sua campagna tra Roma e il territorio (discoteche incluse) che gli è stato affidato dalla coalizione e finalmente può coronare il sogno che riteneva di aver realizzato già nel 2018: Lotito ha passato l’intera scorsa legislatura a protestare e presentare ricorsi contro l’esclusione dal Senato.

Intanto i laziali, pur spesso in disaccordo con il presidente, si fregano le mani. Quando Dino Viola fu eletto senatore, la Roma vinse lo scudetto. Era il 1983 e il proprietario dei giallorossi era un uomo della Democrazia Cristiana. Il bis, stavolta in salsa laziale e forzista, non dispiacerebbe affatto alla curva Nord.

“Ho messo in questa campagna elettorale cuore e passione, non tradirò la fiducia dei molisani”, ha subito dichiarato il patron biancoceleste. E ora può pure lasciare l’albergo in Molise in cui ha vissuto durante la campagna elettorale e tornare a Roma. Repubblica.it

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POLITICA SPORTIVA

Lega di A: manovre pericolose con vista sul commissariamento

Venerdì 11 marzo potrebbe essere il D-Day per il nuovo presidente della Lega di A, ma all’orizzonte si addensano nubi di tempesta. Non il solito bailamme sulla scelta del papabile (che c’è eccome), ma grossi problemi di ordine giuridico che pesano sulle spalle dei due nomi sui quali nelle ultime ore sembrano essersi polarizzati e coagulati gli interessi dei 20 potenti di A.

Parliamo di Lorenzo Casini e Andrea Abodi. Al di là delle competenze in materia di pallone evidentemente sbilanciate a favore di Abodi grazie ai 7 ottimi anni di presidenza di Lega di B, per entrambi ci sono problemi di eleggibilità.

Problemi ovviamente da valutare e non aprioristicamente ostativi, ma decisamente rilevanti.

L’art. 53, comma 16-ter introdotto nel Decreto Legislativo n. 165/01 ad opera della legge n. 190 del 2012 (c.d. legge anticorruzione) introduce il concetto di pantouflage nell’ordinamento italiano. In buona sostanza i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni, non possono svolgere nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri.

Andrea Abodi è presidente dell’Istituto di credito sportivo, banca di diritto pubblico di proprietà all’80% del MEF.

Lorenzo Casini è capo di gabinetto al MIBACT. Entrambi dunque lavorano per la pubblica amministrazione con incarichi di primo piano.

Se per il primo il pantouflage sarebbe evidente perché l’Ics serve proprio a finanziare società sportive come quelle di serie A, che infatti ne hanno già beneficiato, per il secondo la situazione è leggermente più sfumata, seppur critica. Critica comunque, perché è vero che tra MIBACT e serie A non c’è rapporto diretto automatico, ma ci sono molti ambiti nei quali i soggetti privati (le squadre di A) potrebbero essere destinatari positivi delle attività del MIBACT stesso.

La situazione è piuttosto ingarbugliata anche perché la norma appena analizzata presenta profili ancora dibattuti. Ad esempio essa non esplicita quale sia l’ente col potere di irrogare la sanzione in caso di violazione.

Davanti a questo scenario, chi si frega le mani in attesa del giorno del giudizio è il presidente della Figc Gravina.

Nel caso in cui dovesse essere impugnata e sospesa l’elezione di uno dei due nomi proprio per le incompatibilità succitate, o se dovesse ritirarsi dalla corsa Abodi e non essere eletto Casini proprio per gli stessi timori, il commissariamento da parte della Figc sarebbe quasi automatico, con Gravina stesso nella veste di commissario.

Qualcuno ha voglia di scommettere un centesimo?

Alessio Buzzanca

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POLITICA SPORTIVA

Assemblea elettiva di Lega: altra fumata nera

Ancora nulla di fatto per l’elezione del presidente della Lega di A.

I presidenti delle società della massima serie hanno appena votato per decidere il successore del dimissionario Dal Pino, ma il risultato è stato di 19 schede bianche e una per il presidente di Confindustria, Bonomi.

Bisognerà attendere ancora due settimane per capire chi guiderà la Serie A, ma già nei prossimi giorni le società cercheranno di convergere su un nome da portare alla prossima assemblea elettiva.

Alessio Buzzanca

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NEWS

Bis al Quirinale: Mattarella rieletto Presidente della Repubblica

AGGIORNAMENTO – Sergio Mattarella è stato rieletto Presidente della Repubblica. Questo l’esito dell’ottava votazione a Parlamento riunito. Nella storia italiana è il secondo Presidente, dopo Giorgio Napolitano, a essere riconfermato al Quirinale. Il suo nome ha messo d’accordo le forze politiche e di fatto scongiurato una pericolosa crisi istituzionale.

E’ in corso l’ottava votazione per l’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica e sembra finalmente esserci una maggioranza che converge verso il nome di Mattarella. Dunque sarà una conferma e non un nome nuovo a vestire i panni della carica più alta della Repubblica italiana. Dopo la bocciatura della Casellati e i tentativi a vuoto di Conte per due alti profili femminili come la Belloni e la Severino, è stato necessario chiedere al presidente Mattarella un sacrificio al servizio del Paese.

E’ stata dunque raggiunta un’intesa nel vertice di maggioranza sul bis per Sergio Mattarella. “Avevo altri piani ma io sono rispettoso del Parlamento”, ha detto il presidente confermando il suo sì.

Esce indubbiamente rafforzata l’eterogenea maggioranza dell’attuale esecutivo, ma c’è sconquasso nel centrodestra con la Meloni che attacca: “Siamo in Parlamento che preferisce barattare sette anni di Quirinale con sette mesi di stipendio. Mi considero conservatrice, ma non nel senso di conservare le poltrone. Quello che sta avvenendo lo trovo imbarazzante per la politica. Fieri di essere unico partito che è entrato e uscito con stessa idea. Gli altri non mi vengano a raccontare che tutti sono contenti, lunedì nessuno aveva intenzione di votare Mattarella”.

Alessio Buzzanca

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Quirinale: oggi due votazioni

Dopo l’insuccesso della candidatura di Elisabetta Casellati, il centrodestra si astiene nella sesta votazione (la seconda della giornata) per eleggere il presidente della Repubblica e M5s, Pd, Leu e Iv votano scheda bianca. Si va dunque verso un altro scrutinio a vuoto. Nella quinta votazione, la presidente del Senato ha ottenuto 382 voti, 123 meno del quorum. Una sessantina i franchi tiratori nel centrodestra, mentre il centrosinistra si è astenuto. Voti sono andati a Mattarella 46, Di Matteo 38, Berlusconi 8, Tajani e Cartabia 7, Casini 6, Draghi 3, Belloni 2.

La leader di FdI, Giorgia Meloni tuona: “Fratelli d’Italia, anche alla quinta votazione, si conferma come partito granitico e leale. Anche la Lega tiene. Non così per altri. C’è chi in questa elezione, dall’inizio ha apertamente lavorato per impedire la storica elezione di un presidente di centrodestra. Le decine di milioni di italiani che credono in noi non meritano di essere trattati così. Occorre prenderne atto, e ne parlerò con Matteo Salvini, per sapere cosa ne pensa”.

Intanto sembrano aprirsi spiragli  tra le due parti. Il segretario della Lega Salvini si è incontrato con il premier Mario Draghi. I due sono stati visti uscire a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro dallo stesso palazzo nei pressi di via Veneto. Poi il leader della Lega ha incontrato Enrico Letta e Giuseppe Conte alla Camera.

Abbiamo aperto una trattativa“, con il centrosinistra, “vediamo”, ha detto la capogruppo al Senato di Forza Italia, Anna Maria Bernini, parlando con i giornalisti alla Camera. Ed è in corso una iniziativa trasversale ai gruppi di Pd, M5s e Leu per far salire i consensi a Sergio Mattarella, così da fare superare il numero di 166 raggiunto ieri.

Alessio Buzzanca

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Quirinale: fumata nera nel primo voto a maggioranza assoluta

Nella prima giornata di votazioni col quorum ridotto a 505 voti, arriva una nuova fumata nera alla Camera in seduta comune nella quarta votazione per eleggere il presidente della Repubblica.

Servirà una nuova votazione, la quinta, prevista per domani a partire dalle 11.

Nel quarto scrutinio gli astenuti sono stati 441 mentre le schede bianche sono scese a 261. L’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella sale invece dai 125 voti di ieri a quota 166. Nino di Matteo, candidato da Alternativa c’è e dagli ex M5s al posto del giurista Maddalena, ottiene 56 voti. Otto voti per Luigi Manconi, 6 vanno alla ministra Cartabia, 5 al premier Mario Draghi, 4 ad Amato, 3 a Casini e 2 a Belloni. Le nulle sono state 5, i voti dispersi 20. In tutto i presenti sono stati 981, 540 i votanti.

Intanto un nuovo incontro è in corso fra i leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni negli uffici della Lega a Montecitorio.

Alessio Buzzanca

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Quirinale: terza fumata nera e venti di guerra tra schieramenti

La prevedibile terza fumata nera per l’elezione del Presidente della Repubblica si è consumata senza sussulti. Terza e ultima con la maggioranza dei due terzi come quorum. Da giovedì si inizierà a fare sul serio con la maggioranza elettiva che scende a 505 voti contro i 672 della prima elezione e i 673 delle due successive.

Lo scenario è assai complesso, con un turbine di veti incrociati tra il centrodestra e il centrosinistra che sembrano essere piuttosto lontani in questo momento.

Tuona Forza Italia: “Continuiamo a ritenere imprescindibile una votazione compatta del centrodestra su un candidato della coalizione, come concordemente valutato nell’ultimo vertice. A Salvini il mandato di individuare il candidato più attrattivo tra quelli presentati ieri”.

Dichiarazioni che sembrano scaricare su Salvini l’onere della scelta per poi lasciare una parte del centrodestra all’opposizione anche sul nome del candidato al Quirinale. Siamo già in campagna elettorale.

Scenari possibili: Salvini e la sua coalizione vanno allo strappo e provano a far eleggere la Casellati partendo dai 450 voti sicuri dello schieramento e cercando i rimanenti 55 tra i possibili franchi tiratori nelle fila del M5S (233 voti per loro) e delle Autonomie. Se riuscisse il colpo di mano si andrebbe con certezza alla caduta del governo Draghi e di conseguenza a nuove elezioni.

Nel caso in cui il centrodestra rinunciasse allo strappo, si andrebbe verso una candidatura a loro più vicina, ma gradita al centrosinistra. Il problema è che il vertice tra i due schieramenti annunciato ieri da Letta, ancora non si è tenuto e dunque per ora non c’è possibilità di condivisione.

E’ di questi minuti la notizia de Il Foglio di un incontro tra Salvini e l’ottantaseienne Sabino Cassese, figura che potrebbe mettere d’accordo i due schieramenti che ne uscirebbero senza le ossa rotte e con Salvini nel ruolo del grande stratega. Notizia però smentita dalla Lega.

Giovedì dalle 11 riprende il voto, questa volta a maggioranza assoluta.

Alessio Buzzanca