Calcio d’inizio della nuova legislatura e come liturgia impone, il primo passo è l’elezione della seconda e terza carica dello Stato: i presidenti di Camera e Senato. Per la prima volta nella storia della Repubblica i due rami del Parlamento si riuniscono dopo la riduzione degli eletti e con nuove regole di ingaggio.
Alla Camera nella prime tre votazioni sarà necessaria la maggioranza del due terzi (nella prima degli eletti, nella seconda e terza dei presenti) che è pari 267. Dalla quarta votazione sarà sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 201.
Al Senato il sistema elettorale è completamente diverso: nelle prime due votazioni sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti (104), dalla terza quella dei presenti. Nel caso non si dovesse raggiungere un verdetto, la quarta votazione prevede un ballottaggio tra i due più votati alla terza, indipendentemente dai voti ottenuti. In caso di ulteriore parità tra i due, verrebbe eletto al Senato il più anziano. Quindi al Senato non si può andare oltre le quattro votazioni. Alla Camera non c’è limite fino all’ottenimento di una maggioranza convergente su un nome.
L’elezione avviene a scrutinio segreto, pertanto si stanno svolgendo febbrili negoziati nel Centrodestra per evitare franchi tiratori. Astrattamente i due Presidenti potrebbero vedere la luce alla quarta votazione alla Camera e alla prima al Senato poiché le Destre superano abbondantemente il quorum, ma si sta lavorando ancora sui nomi. Se La Russa sembra essere quasi certo dello scranno del Senato, alla Camera le quotazioni di Riccardo Molinari sembrano attualmente al ribasso.
Dalla Meloni giungono rassicurazioni: “Faremo bene e in fretta”.
Alessio Buzzanca