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Ufficiale: Davide Nicola è il nuovo tecnico del Torino

Davide Nicola è ufficialmente il nuovo allenatore del Torino. L’accordo era già stato raggiunto nelle scorse ore, tanto che nella giornata di lunedì l’allenatore è stato al Filadelfia per prendere contatto con la squadra, ora – nella mattinata di martedì – è arrivato anche l’annuncio ufficiale da parte del club granata. Per Nicola – che prende il posto dell’esonerato Giampaolo – contratto di sei mesi con opzione di rinnovo per un altro anno, in base al raggiungimento della salvezza e a una determinata media punti. Nella foto in alto, Nicola subito dopo la firma insieme al suo staff, al ds del Toro Vagnati e all’agente Fifa Valerio Giuffrida che ha curato gli aspetti contrattuali dell’accordo. “Il Torino Football Club è lieto di annunciare di aver affidato la conduzione della Prima Squadra all’allenatore Davide Nicola. Il Presidente Urbano Cairo accoglie Davide Nicola con il più cordiale bentornato. A lui e a tutto il suo staff buon lavoro, Sempre Forza Toro!”, si legge nel comunicato. Per Nicola si tratta di un ritorno in granata, maglia che aveva vestito da calciatore nella stagione 2005-2006 contribuendo con il suo gol contro il Mantova nella finale dei playoff per la promozione in Serie A. 

gianlucadimarzio.com

 

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Mario Mandzukic a Milano per le viste di idoneità: oggi la firma con il Milan

Mario Mandzukic è arrivato alle 8.50 alla clinica "La Madonnina" per sostenere le visite mediche con il Milan. Come riporta il sito gianlucadimarzio.com, dopo l'arrivo a Milano nella serata di ieri, quella di oggi è la giornata dei primi passi rossoneri per Mario Mandzukic. La giornata che porterà l'attaccante croato a cominciare ufficialmente la sua nuova avventura in Serie A con la maglia del Milan con la firma syul contratto che lo legherà alla compagine allenata da Pioli.

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Nuovo DPCM anti-CoVid: bar senza asporto dalle 18. No spostamenti tra Regioni anche in zona gialla

Il governo prepara il primo provvedimento del 2021 con nuove limitazioni e una stretta in particolare sulla movida, arrivata dopo gli ultimi episodi di assembramenti e feste illegali, vietando l'asporto dai bar a partire dalle 18 ed estendendo il divieto di spostamento tra regioni anche nelle zone gialle, così come avvenuto dalle feste di Natale ad oggi. Ma sul tavolo c'è anche la possibilità di istituire una zona bianca, seppur difficile da raggiungere (servirebbe un Rt sotto 0.5), in cui poter riaprire tutto senza limitazioni e la possibilità di riaprire i musei, ma soltanto nelle Regioni gialle. Sono le ipotesi trapelate al termine della riunione del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione e che saranno presentate alle Regioni nel vertice con il ministro Francesco Boccia. E' stato confermato il coprifuoco alle 22 e si inizia ad inserire la zona bianca. Sulle soglie dei parametri che decreteranno i colori delle zone e sulla durata del nuovo Dpcm che sarà in vigore dal prossimo 16 gennaio – si apprende al termine della riunione – si deciderà dopo il vertice con le regioni e le comunicazioni al Parlamento del ministro della Salute, Roberto Speranza, il prossimo 13 gennaio. Potrebbe essere prolungato il divieto di spostamenti anche tra Regioni "gialle", è un'altra ipotesi, sulla quale, viene spiegato, ci si confronterà con le Regioni, nell'incontro già programmato. Viene invece smentita, da fonti di governo, l'ipotesi di una stretta nei weekend che renderebbe tutte le regioni "arancioni". Allo studio del governo, per il prossimo Dpcm, anche  varare una stretta anti-movida, vietando l'asporto dalle 18 esclusivamente per i bar. Saranno quindi consentite solo le consegne a domicilio. La proposta dovrà comunque essere sottoposta alle regioni. Si va verso un rinvio dell'apertura dell'impianti sciistici. In ogni caso si attende il parere dei tecnici sulle nuove proposte che devono arrivare dalle Regioni dopo che erano state invitate ad aggiornare il protocollo. I musei potrebbero riaprire, ma soltanto nelle Regioni gialle. E' un'altra delle ipotesi di cui si è parlato nel vertice di governo in vista del nuovo Dpcm con le misure anti-Covid. "E' una proposta che il ministro Franceschini ha fatto e che e' alla nostra attenzione. La valuteremo ancora nelle prossime ore – ha spiegato Roberto Speranza. Dobbiamo valutare se non sia il caso di dare qualche primissimo segnale, ma ne discuteremo nelle prossime ore".   C'è anche l'idea di prorogare lo stato d'emergenza per il Covid fino al 30 aprile. Una decisione però, spiegano fonti di governo, non è stata ancora presa. Il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ha convocato, dunque, per la mattinata una riunione con Regioni, Anci e Upi. All'incontro parteciperà in video conferenza anche il ministro della Salute Roberto Speranza. "C'è una fase di recrudescenza del virus in tutti i paesi Ue ma nei giorni precedenti al Natale c'è stata una fase di rilassamento anche se durante le feste abbiamo assunto misure robuste", ha detto in serata il ministro della Salute, Roberto Speranza, a Che tempo che fa su Rai3 in relazione all'andamento ancora alto dei contagi. "Le misure restrittive funzionano e con molta probabilità resterà il divieto di spostamento tra regioni. Con l'ultima ordinanza abbiamo gia' stretto i parametri e domani incontreremo le regioni e mercoledi sarò in Parlamento e tra giovedi e venerdi ci prepariamo a ulteriore dpcm: saranno confermate le norme vigenti con nuove restrizioni. C'è inoltre la variante inglese e quindi mantenere alta l'asticella di attenzione è fondamentale".  "L'auspicio è che l'approvazione di Ema per il vaccino anti-Covid di Oxford/AstraZeneca/Irbm possa arrivare entro la fine di gennaio e gli inizi di febbraio", ha detto ancora Speranza. "Siamo primi in Ue per numero di vaccinati ma urge l'approvazione di più vaccini da parte di Ema", ha aggiunto.
ansa.it

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Vaccino in Italia: martedì 29 dicembre in arrivo altre 450000 dosi

Arriva entro domani in Italia il secondo carico delle 450mila dosi del vaccino Pfizer in partenza in queste ore dal Belgio. A quanto si apprende non si esclude che, anche a seconda delle difficoltà di raggiungimento dei vari territori e delle attuali condizioni meterologiche, in alcune regioni le dosi possano arrivare anche dopodomani. La Pfizer, che consegnerà con i propri mezzi i vaccini in 300 punti sparsi sul territorio avrebbe garantito, secondo quanto si apprende, che per l'Italia non c'è alcun ritardo e il piano di consegna andrà avanti come previstoPrefetti e Comitati provinciali per l'ordine pubblico entreranno a breve in campo per la copertura dei servizi di sorveglianza e di scorta dei vaccini nei vari territori – da parte delle forze dell'ordine – per la fase di distribuzione delle dosi una volta uscite dagli hub militari. E' quanto si apprende in merito ai servizi di sicurezza per la consegna e la conservazione delle dosi nei 300 presidi sanitari. I Prefetti saranno dunque coivolti per la modulazione dei servizi nelle sedi dei vari Comitati provinciali. L'arrivo delle 350 mila dosi di vaccini, atteso per oggi, è slittato in Spagna e la consegna avverrà domani. Intanto il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha spiegato che in Germania aumenteranno i centri di produzione del vaccino Biontech-Pfizer. "Stiamo lavorando insieme alla Biontech-Pfizer, affinché ci possano essere degli ulteriori centri di produzione del vaccino a Marburgo e in Assia", ha affermato alla ZDF. Biontech ha acquisito il centro di produzione di Marburgo della Novartis. E stando all'impresa tedesca serviranno adesso solo piccoli adeguamenti, per partire con la produzione del vaccino anticovid. "E' noto che la Germania abbia proceduto a un'ordinazione di 30 milioni di dosi, per via bilaterale, con la Biontech", ha detto la portavoce del ministero della Salute tedesco rispondendo ad una domanda nel corso della conferenza stampa di governo a Berlino.

ansa.it

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Stretta a Natale: verso la zona rossa dal 24 Dicembre al 6 Gennaio nei festivi e prefestivi

Italia zona rossa a Natale, ma solo nei giorni festivi e prefestivi, e non una chiusura continuata dal 24 al 6 gennaio. Sembra questa la base delle misure che il governo si appresta a varare in vista delle feste di Natale e Capodanno per contenere la diffusione del coronavirus. Zona rossa 'attiva', quindi, alla vigilia di Natale, Natale e Santo Stefano, vigilia di Capodanno e primo gennaio. Stretta su 24, 25, 26 e domenica 27 dicembre. Poi ancora 31 dicembre e 1 gennaio. Più 2 e 3 gennaio, un sabato e una domenica. Un compromesso, che non arriva fino alla chiusura fino al 6 gennaio chiesta dai più rigoristi, che comprenderebbero i ministri del Pd e il ministro della Salute Roberto Speranza. Linea dura ma più moderata, invece, sarebbe la scelta del premier Giuseppe Conte e del M5S. Il weekend che si avvicina, quello del 19 e del 20 dicembre, non dovrebbe essere caratterizzato da limitazioni supplementari. Ci si potrà muovere tra le regioni inserite nella zona gialla mentre l'arrivo o la partenza da aree arancioni o rosse sarà possibile per i soli residenti. Il governo sarebbe orientato a non limitare gli spostamenti nelle prossime ore per evitare i 'grandi esodi' delle feste, come lamentato da alcuni governatori che chiedevano un giro di vite. "Il problema non sono gli spostamenti – spiega all'Adnkronos un'autorevole fonte di governo – il problema sono i cenoni e i veglioni, è lì che si rischia davvero". 

"Occorre rinforzare il piano natalizio che abbiamo già definito, c'è stata un'ulteriore interlocuzione con gli esperti del Cts, anche loro ci hanno consigliato, per scongiurare la terza ondata", un'ulteriore stretta", ha spiegato il presidente del Consiglio ad Accordi&Disaccordi. Le misure varate sin qui "stanno funzionando, abbiamo l'Rt sotto l'1, però gli assembramenti degli scorsi giorni hanno destato preoccupazione. C'è tanta voglia di vivere le festività secondo tradizioni, ma questo ora non è possibile e occorre qualche intervento aggiuntivo", ha aggiunto Conte. "Non c'è certezza di una terza ondata ma -ha concluso- c'è una possibilità, non abbiamo la palla di vetro…".

Nel ricco menù della giornata si inserisce anche l'incontro tra il premier e Italia Viva, che andrà in scena alle 18. Era inizialmente previsto alle 9. A quanto si apprende, per impegni istituzionali del presidente del Consiglio. "Ci incontreremo" con Italia Viva "e vedremo se ci sono le condizioni per andare avanti più forti" ma "sarebbe irresponsabile fermarsi per un mancato chiarimento interno. Italia Viva è un compagno di viaggio, in questo momento sta sollevando problemi e petizione politiche, domani ci confronteremo. E' importantissimo ritrovare coesione, condivisione di obiettivi e chiarezza di intenti, sono talmente tante le sfide che ci attendono che è necessaria piena condivisione", ha aggiunto. "Dobbiamo tutti assumerci delle responsabilità, Italia Viva è una componente essenziale di questo progetto politico. Dobbiamo dirci le cose che non vanno e affrontarle nel merito, non parlarne in tv. Ci incontreremo e vedremo se ci sono le condizioni per andare avanti più forti" ma "sarebbe irresponsabile fermarsi per un mancato chiarimento interno". Proseguirà anche l'interlocuzione tra governo e regioni, come ha sottolineato il governatore del Veneto, Luca Zaia. "Ho chiesto che le misure vengano decise in vista del prossimo weekend". Oggi "avremo una nuova conferenza Stato-Regioni, per un ultimo incontro e chiudere questa partita. Se il governo adotterà provvedimenti prima di sabato, bene. Altrimenti ci muoveremo da soli. Il lockdown che conosciamo non ce lo possiamo permettere e lo stesso governo ha utilizzato il sistema a zone per evitare il lockdown. Nella zona rossa si può circolare nel comune, nel lockdown si poteva arrivare a 200 metri da casa", ha detto.

adnkronos

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Zone Rossa a Natale e Capodanno: il Governo ci pensa ma nessuna presa di posizione ufficiale

«Forse qualche ritocchino ci sarà…». Giuseppe Conte appare ancora indeciso mentre annuncia«qualche misura ulteriore», ma l'ala «dura» del governo vuole un Natale in rosso. Se dovesse spuntarla il fronte della massima cautela guidato da Speranza, Franceschini e Boccia, oggi stesso l'esecutivo potrebbe decidere il lockdown per i giorni festivi e prefestivi delle due settimane più a rischio, dal 24 dicembre al 6 gennaio. Una misura estrema, che declinata rispetto alla vita dei cittadini vorrebbe dire ristoranti chiusi, saracinesche dei negozi non alimentari abbassate e divieto di spostamento nel Comune, se non per urgenza, salute e necessità. In tv a Di Martedì il ministro Francesco Boccia non annuncia regali: «Si fa il cenone di Natale? La mia risposta è no, lo faremo l'anno prossimo. Ipotizzare assembramenti è folle. Noi abbiamo il dovere di salvare vite». Roberto Speranza, che ha fatto il punto a Palazzo Chigi con il premier, punta a «chiudere il più possibile» e altrettanto fermo è Dario Franceschini, per nulla disposto a cercare «mediazioni e compromessi sulla salute degli italiani». Nulla di ufficiale, le fonti però raccontano che tra i ministri, scioccati dagli 846 morti di ieri, si rafforza l'idea di anticipare l'inizio delle vacanze scolastiche al 21 dicembre. Ed è scontro anche sui licei, con una parte del governo che ritiene troppo pericoloso tornare in presenza il 7 gennaio e Italia viva e Movimento Cinque Stelle che preparano le barricate. E si litiga anche sugli assembramenti nelle vie dello shopping. I ministri che spingono per regole più severe vogliono chiudere tutto già da questo weekend, mentre Conte non ritiene giusto impedire di muoversi a chi ha già comprato biglietti ferroviari o aerei. «Sarà dura ottenere il via libera alle misure più restrittive – ammettono i ministri che sostengono la linea del rigore -. Ma se non chiudiamo, a gennaio ci troveremo nel pieno della terza ondata».
Il governo è spaccato su quanto energica debba essere la stretta e anche gli scienziati si dividono.Contrario a indurire troppo perché «le nostre misure stanno funzionando», Conte ha chiesto al Comitat otecnico-scientifico di mettere nero su bianco dove, quando e cosa bisogna chiudere. Ma gli esperti hanno faticato a trovare una linea comune, anche perché non vogliono fare da «foglia di fico» alla politica. Toccherà quindi al governo decidere quanto blindate saranno le feste degli italiani, quali categorie produttive dovranno essere risarcite e quanti soldi serviranno. Sui ristori è polemica e il tema sarà centrale nella Conferenza Stato-Regioni. Il primo incontro video delle 8.30 con i ministri Boccia e Speranza, il capo della Protezione civile Borrelli e il commissario Arcuri servirà a varare il Piano vaccinazioni. Poi la riunione proseguirà sulla stretta natalizia. La zona rossa nei festivi e prefestivi delle due settimane centrali è la richiesta dell'asse rigorista, con la chiusura di negozi e ristoranti dal 24 al 27 dicembre, dal 31 dicembre al 3 gennaio e all'Epifania. Nove giorni di zona rossa per scongiurare aperitivi, cenoni e veglioni. Conte invece si muove, un po' a zig zag, lungo la linea morbida tracciata anche da Italia viva e da parte del M5S: al massimo, una fascia arancione nazionale. Ultima (complicata) ipotesi, colorare di arancione i giorni prefestivi e di rosso i festivi. Per il Viminale la soluzione più sicura è chiudere tutto. «Se teniamo aperto, i controlli sono più difficili e i rischi più grandi», è la linea della ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese. Gli scienziati si dicono «molto preoccupati» e avvertono che il periodo natalizio presenta «rischi specifici relativi alla mobilità e alla aggregazione nei contesti familiari e sociali», chiedono «grande prudenza» e suggeriscono di potenziare molto i controlli. Verbale approvato all'unanimità, anche se i tre direttori generali della Salute (Rezza, Urbani e Iachino) si erano rifiutati di firmare perché il Cts non fa cenno a zone rosse o arancioni: «Quattro componenti hanno ritenuto che la formulazione conclusiva non fosse aderente alle proprie posizioni». Il coordinatore Agostino Miozzo prova a ricomporre la spaccatura: «Riunione difficile e intensa, allafine abbiamo raggiunto un punto d'incontro». Oggi tocca al Parlamento. Il capogruppo del Pd Andrea Marcucci chiede alla maggioranza di sostenere lamozione che consente la mobilità tra piccoli Comuni e Italia viva si batte perché le decisioni sianoprese «solo sulla base di dati scientifici certi».
Il Corriere della Sera

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Calcioscommesse, a Cremona reato estinto per sopraggiunta prescrizione. Signori: “Mai alterata una gara…”

Unico presente in aula, Beppe Signori, ieri mattina a Cremona dove i giudici hanno definitivamente chiuso la vicenda relativa al calcioscommesse che lo vedeva indagato insieme ad altri quattro: «Il reato e prescritto» hanno sentenziato. E' stato il pm Davide Rocco a chiedere al tribunale di emettere la sentenza di non doversi procedere per gli imputati su cui pendeva l'accusa di essere promotori e organizzatori dell'associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. L'ex attaccante di Foggia, Lazio e Bologna avrebbe voluto però la piena assoluzione in quanto ritiene di aver subito una gravissima ingiustizia. «Mi piaceva scommettere ma l'ho sempre fatto in modo leale e non ho mai truccato alcuna partita. Mi hanno rovinato la vita solo perché il mio nome garantiva interesse mediatico» si è limitato a dire il vicecampione del mondo con la nazionale italiana nel 1994 (già condannato dal tribunale sportivo che lo ha radiato). Il reato è andato in prescrizione a metà ottobre ma ieri i giudici, dopo aver approfondito il carteggio e gli effettivi tempi, lo hanno reso ufficiale. Il procedimento sul calcioscommesse era arrivato a Cremona dopo la chiusura del 16 luglio del 2019 al tribunale di Bologna, con il non doversi procedere nei confronti di 26 imputati su 31. A Cremona insieme a Signori erano imputati l'ex calciatore serbo Almir Gegic, Antonio Bellavista, ex capitano del Bari, Valerio Giosafatte, detto Cesare, e Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese. 
PROSSIMI ITER
La scorsa udienza il legale di Singori, l'avvocato Patrizia Brandi, del foro di Bologna, aveva depositato una memoria difensiva proveniente dal fascicolo del pm e dove, secondo l'avvocato, «c'è la prova incontrovertibile dell'innocenza del mio assistito». E' l'articolo 129 del codice penale permette, qualora risulti evidente dagli atti, di emettere una sentenza di assoluzione. Non è stato così. Ma nonostante tutto Signori per questo processo non ha rinunciato alla prescrizione, lo ha fatto invece negli atti delle singole frodi. «Non abbiamo rinunciato perché voleva dire che fra due anni eravamo ancora qui. È una vicenda che durava da tanto tempo», ha dichiarato l'avvocato di Signori Patrizia Brandi all'uscita dal tribunale. Il procedimento era nato dall'accusa nei confronti di Paoloni di aver drogato con un ansiolitico i suoi ex compagni della Cremonese durante l'intervallo della partita contro la Paganese del 14 novembre 2010. Paoloni era poi stato assolto. 
E. B. – Il Messaggero

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La Virtus Roma non c’è più: il racconto di un mito dimenticato da tutti

Rino Saba, Paolo Ragnisco, Franco Pileri e Armando Polidori. Sono i quattro pionieri che hanno pensato la Virtus Roma. Che in principio, era il 1959, si chiamava Virtus Aurelia, e finanziava i propri campionati grazie alle geniali intuizioni di Ragnisco, il quale per trovare soldi per la causa riuscì anche a mettere in piedi una importazione di tappeti; lui, e qualche altro temerario, li andavano a prelevare in Afghanistan con una Volkswagen maggiolino.  
Solo nel 1960 la Virtus Aurelia si affilierà alla Fip, così da festeggiare in questo anno infausto, il 2020, i 60 anni di vita. Di soli tappeti però non può vivere l'uomo e così nel 1972 arrivò l'accordo con il dopolavoro del Banco di Roma che inglobò la società per farne una squadra capace di aspirare a nuovi obiettivi. 
Il giovanissimo Maurizio Polidori fu uno dei primi allenatori della nuova Virtus Banco di Roma, prima che nel 1976 arrivasse Nello Paratore, santone del basket e già CT della Nazionale. Il professore in due anni condusse il club in A2. La scalata era iniziata e nel 1979-80, sempre con Paratore, il Banco conquistò la serie A. 
SCUDETTO. Poi ecco Valerio Bianchini in panchina, Larry Wright a guidare una pattuglia di italiani in cui spiccavano Gilardi, Polesello, Solfrini e Castellano. Arrivò un inaspettato e fantastico scudetto il 19 aprile 1983, quando Roma sconfisse Milano, davanti a 14.348 spettatori (record assoluto di presenze in Italia ndr) 97-83. L'anno dopo ecco la Coppa dei Campioni a Ginevra contro il Barcellona, quindi l'Intercontinentale nel 1984-85 e poi la Korac, con Mario De Sisti in panchina al posto di Bianchini, nel 1986. 
Intanto, mentre per il PalaEur era passato un califfo della NBA come George Gervin, la Virtus, con il disimpegno del Banco di Roma, rischiò di scomparire. Fu rilevata dal gruppo Ferruzzi, era il1989. Furono gli anni degli investimenti folli con campioni come Ferry, Shaw, Radja, Mahorn, Cooper che giocarono a Roma. Arrivò solo la seconda Korac vinta a Pesaro nel 1992. Poi i guai giudiziari del gruppo Ferruzzi portarono il club nelle mani di Angelo Rovati. Nel 1993-94 giunse una poco onorevole retrocessione in A2 sul campo, ma la Virtus conservò comunque la A perché Corbelli, subentrato a Rovati, acquistò il titolo da Desio. Corbelli rivitalizzò l'ambiente affidando al giovanissimo coach Caja la squadra e riavvicinando la città al basket. Nel 2000, il presidente era Giovanni Malagò, la Virtus vinse il suo ultimo trofeo, la Supercoppa e Claudio Toti, che nel frattempo ne era diventato proprietario, nella stagione successiva assunse la carica di presidente.  
Da quel momento a Roma sono arrivati grandissimi campioni: Myers, Santiago Tusek, Anthony Parker, Bodiroga, ra gli altri. In panchina si sono succeduti tecnici di spessore come Bucchi, Pesic, Repesa con la comparsata di Tanjevic come direttore tecnico. Non sono però arrivati titoli, erano gli anni del dominio di Siena e nell'estate del 2012 la società fu sul punto di non iscriversi. Invece Claudio Toti decise in extremis di darle un futuro. Con una squadra guidata da Gigi Datome, e con Marco Calvani in panchina, sfiorò lo scudetto perdendo contro la Montepaschi. L'anno dopo con Dalmonte in panchina, dopo aver rinunciato all'Eurolega, l'ultimo squillo di tromba con la semifinale playoff persa ancora contro Siena. Quindi un lento declino, l'autoretrocessione in A2 nel 2015. Il 20 aprile 2019 il ritorno in A con la vittoria su Legnano per 83-88 con Bucchi in panchina. La Virtus ora è solo un ricordo nella storia.  

Il Corriere dello Sport

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La beffa Eterna: nel Recovery Plan nessun riferimento a Roma Capitale

Nelle 125 pagine del Recovery plan Roma è citata soltanto due volte. Per l'investimento sulla linea ferroviaria Roma-Pescara (ampiamente previsto, è anche tra le opere da commissariare), e la seconda volta genericamente per dire che gli investimenti sul sistema ferroviario regionale avranno effetti importanti sul trasporto dei pendolari in città come Milano, Roma e Napoli. Poi zero. Niente. Eppure, poco più di un paio di mesi fa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva pronunciato parole che lasciavano poco spazio alle interpretazioni. «Nel Recovery plan», aveva detto intervistato da Maria Latella, «ci sarà un progetto importante anche per Roma». Una promessa fatta per provare a far digerire ai romani l'ennesimo schiaffo, la candidatura di Milano come terza sede europea dei brevetti, dopo quella persa per l'Agenzia del farmaco e l'assegnazione delle Olimpiadi invernali in condominio con Cortina, subito celebrate con una dote statale di un miliardo per il finanziamento delle infrastrutture. «Roma non deve dolersi, non era in competizione», aveva detto Conte. Promettendo: «Per Roma pensiamo a progetti su misura che rispetteranno le sue caratteristiche storico culturali». Parole al vento, almeno fino ad oggi. E che rischiano di svuotare anche gli sforzi che alcune forze politiche stanno cercando di fare per riportare la Capitale al centro dell'agenda politica. Come l'iniziativa lanciata dal deputato Dem Claudio Mancini, e già accolta da altri parlamentari romani di tutti gli schieramenti politici, ossia quella di costruire una cabina di regia tra Palazzo Chigi e Comune che possa contare su un patto bipartisan, in modo da poter presentare al governo progetti concreti per Roma da lasciare in eredità al prossimo sindaco. Chiunque esso sia e da qualunque schieramento politico provenga. Progetti come la chiusura dell'anello ferroviario, o la depurazione delle acque del Tevere e dell'Aniene. O il rinnovo completo dei mezzi del trasporto pubblico locale. Senza tralasciare cultura e turismo che sono altri due motori dell'economia della Capitale. Ma anche su questo fronte c'è da stare poco sereni. Dei 196 miliardi di euro tra prestiti e sussidi destinati da Bruxelles all'Italia, il governo ha deciso di destinare al turismo e alla cultura solo 3,1 miliardi di euro. Insomma, a un comparto annichilito dal Covid, che prima della pandemia dava lavoro a 3,5 milioni di italiani, che valeva il 13 per cento del Pil, lo stanziamento del governo è stato vissuto quasi come una beffa. Se non peggio. «Il Covid ha completamente spazzato via l'economia nazionale legata al turismo. Eppure il Recovery Plan destina solo 3,1 miliardi di euro a questo settore, l'1,58% dei 196 miliardi complessivi. Una cifra assolutamente insufficiente che denota una mancanza di strategia per il potenziamento e la valorizzazione di una risorsa che da sola produce il 13% del Pil nazionale. Come se non bastasse, in questi 3 miliardi non c'è nulla per il mondo dell'accoglienza e della ristorazione che è completamente assente», ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi. Sulla stessa linea Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. «Oggi», ha spiegato, «è un tema di sopravvivenza, noi siamo stati molto critici sulla bozza di Recovery fund che è girata nelle ultime ore. Il vero turismo», ha sottolineato Bocca, «collabora per il 13% del Pil nazionale, ma su 209 miliardi di Recovery Fund a turismo e cultura vanno meno di 3 miliardi, con un'attenzione rivolta ai borghi. Oggi non è più un tema di guardare ai borghi, ma alla sopravvivenza delle imprese». 
LA REVISIONE
L'impressione, insomma, è che la bozza di piano predisposta da Conte per il consiglio dei ministri, sia profondamente da rivedere. Le insoddisfazioni sono molte. A cominciare da quella sulla Sanità, altro settore bistrattato con soli 9 miliardi di euro di stanziamento contro un fabbisogno calcolato dal ministro Roberto Speranza di 68 miliardi di euro. Così come qualche dettaglio in più andrebbe dato sui progetti per il Sud. Nel piano si parla di 100 miliardi di euro di risorse che saranno destinate al Mezzogiorno tra Fondi europei di coesione e risorse del Recovery, senza però grandi dettagli. Se non il fatto che il capitolo della coesione territoriale è stato accorpato con la parità di genere. Come se fosse la stessa cosa.

Il Messaggero

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Calcio in lutto, è morto Paolo Rossi

Il mondo del calcio è in lutto. È infatti scomparso Paolo Rossi, indimenticabile attaccante protagonista della vittoria dell’Italia ai Mondiali 1982.

A darne notizia, su Twitter, è stato il giornalista della Rai Enrico Varriale, confermato poi dalla Gazzetta dello Sport. “Una notizia tristissima: ci ha lasciato Paolo Rossi. Indimenticabile Pablito, che ci ha fatto innamorare tutti in quell’ Estate del ’82 e che è stato prezioso e competente compagno di lavoro in RAI, negli ultimi anni. R.i.p. caro Paolo”, le parole di Varriale su Twitter.