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‘DOA’ – Una cena per l’Anti-Cipo Onlus, Serena Grigioni: “La Lazio come una seconda famiglia” (AUDIO)

Narni a fare da cornice alla serata di Serena Grigioni, a favore della Anti-Cipo Onlus.  L'organizzazione che raccoglie fondi da investire nella ricerca sulla Neuropatia delle Piccole Fibre Periferiche e Autonomiche. Strakosha, Immobile, Acerbi, Lulic, Cataldi e il grande mattatore, Marco Parolo. Tutti presenti alla cena, disponibili e sempre col sorriso. Questa mattina, Serena è intervenuta a 'Dove Osano le Aquile': "Ormai posso dire che la Lazio è la mia seconda, grande famiglia. Il calore e l'entusiasmo che trasmettono i giocatori durante le nostre cene è speciale, sono coinvolti e coinvolgenti. Parolo? Ieri ha tenuto banco, è stato un vero e proprio show". La forza di Serena, l'amore del padre, storico preparatore dei portieri della Lazio. Una bella serata, all'insegna dell'aiuto al prossimo. 

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‘Per sempre Felice’, presentato il libro sul mito biancoceleste

Da Lazialità.com

 

Felice Pulici: una vita da numero uno. Nella magnifica location del Circolo Canottieri Aniene di Roma va in scena il racconto dedicato all’ex numero uno della storia biancoceleste a cui è stato dedicato il volume della collana di Lazialità “Per sempre Felice. Pulici, una vita da numero uno”. Tantissimi gli ospiti del mondo Lazio presenti all’evento organizzato e presentato da Guido De Angelis. Oltre alla famiglia Pulici, con il figlio Gabriele salito sul palco per raccontare della vita anche fuori dal campo dell’estremo difensore, insieme a Dino Zoff, uno dei piú grandi portieri della storia del calcio italiano e non, non potevano mancare di certo gli ex-compagni Pino Wilson e Giancarlo Oddi. Presenti anche, tra gli altri, Cristian Ledesma, Delio Rossi, Giuseppe Pancaro, Bernardo Corradi, Bruno Giordano, Massimo Piscedda, Maurizio Manzini, Gabriella Grassi.

Apre le danze Emiliano Foglia, autore del libro su Felice, che prende la parola su invito del nostro direttore Guido De Angelis: “Da portiere a livello dilettantistico Pulici, Zoff e Orsi sono stati dei miti, quando stavo completando il libro dedicato a Felice ho pensato a una presentazione che valorizzasse il libro, Dino è una leggenda, è stato il nostro Presidente e quando me lo sono trovato davanti qui è stata un’emozione pazzesca, lui mi ha cominciato a raccontare i suoi ricordi di Felice, ricordi di tanti anni fa da giocatore, però quello che mi ha colpito è stato il fatto che lui ammirasse a cento metri di distanza la figura di Felice, lui era il prototipo di portiere per lui, Dino lo considerava al suo stesso livello. Ho ascoltato tanti simpatici aneddoti”.

Microfono al figlio Gabriele Pulici: “Devo ringraziare Emiliano, ha avuto pazienza, è stato con noi giorni, ore, notti, a cercare di carpire particolari di papà che non fossero venuti fuori. Papà gli ha detto: “Voglio un libro uguale a quello che hai scritto per Giorgio Chinaglia”.  E’ stato un piacere, noi non eravamo a conoscenza del fatto che Emiliano stesse scrivendo il libro, tragici eventi hanno impedito di scrivere il libro per papà insieme”.

Ancora Emiliano Foglia: “Mi sentivo con Felice tramite sms, dovevamo concludere insieme il libro, è andata così, ma grazie alla sua famiglia lo abbiamo terminato“.

Prende la parola l’immancabile Dino Zoff: “Felice era veramente un signor portiere, io l’ho sempre ammirato, era tecnicamente e fisicamente dotato, voi siete labilissimi quindi lo avete seguito anche quando io ero da un’altra parte, è stata una persona modo, ho avuto un rapporto molto amichevole, l’entusiasmo di Felice per la società era trainante per tutti, è stato un periodo buono. I portieri sono innamorati del ruolo e carichi di responsabilità in tutti i campi, lui ha sempre dimostrato questo allenamento alla responsabilità che deve avere un portiere, lui aveva dedizione sia al lavoro che alla società, è un fatto incontestabile questo. I guanti? Noi siamo arrivati che cambiò pallone, dal cuoio a bianco e nero, avevamo i guanti coi puntini di gomma come le palline da ping-pong, sull’asciutto quindi si giocava senza guanti e dunque al freddo si faticava, oppure coi guanti di stoffa quando la palla era bagnata. Cudicini, Vieri, c’era una scuola di portieri importanti, ora ci sono meno portieri, prima eravamo 4 o 5 a livelli alti“.

Gabriele Pulici sul rapporto col papà: “Non abbiamo mai interferito con papà, noi sapevamo che stando a casa gli permettevano di concentrarsi sulla Lazio, di giocare e allenarsi con tranquillità. Io portiere? No, “di padre in figlio” per me non vale”. Pino Wilson non conferma: “In porta mi ha fatto più impressione il figlio che lui, gli ho detto che per me era più forte del padre” (ride).

Si parte dagli inizi al Novara. Emiliano Foglia comincia il racconto: “Felice inizia a giocare all’oratorio, abbiamo riportato il primo cartellino della FIGC. Il nonno paterno si chiamava Mosè e dunque lui ha ereditato questo secondo nome, lui ci teneva tantissimo. Il suo sogno era quello di avere un pallone di cuoio, il papà Piero tornando dal lavoro un giorno glielo regala ma lui non fa in tempo a farlo vedere agli amichetti che al primo calcio il pallone finisce sotto una macchina e scoppia. Lui era addolorato, il papà forse se la sarebbe anche presa. Cerca di sistemare il pallone, ma non rimbalzava più. Da lì nasce la sua carriera, lui lancia il pallone nel corridoio della sua casa, e lui inizia a tuffarsi per prenderlo. Viene visionato da osservatori del Lecco, lui colpisce, viene ingaggiato nelle giovanili e da lì parte la sua carriera professionistica nel Lecco, l’esordio è in Serie B al Marassi di Genova, il portiere che va a sostituire è Meraviglia. Mentre comincia a giocare, porta avanti la sua passione, si era diplomato geometra, pensa che tutto sommato nel futuro ci sia anche quella strada. Arriviamo al Novara. I suoi primi anni sono tutti con la maglia nera,  Il colore grigio scatterà dal 1974/75 in poi. Il ragazzo è promettente, anche Juve e Milan lo studiano bene, i mugugni dei tifosi della Lazio sono chiari: “Abbiamo preso un portiere che ha incassato 5 gol”. All’epoca Internet non c’era, Felice non si conosceva, c’era curiosità prima dell’arrivo alla Lazio. Ringrazio la famiglia Pulici per le fotografie meravigliose del libro. Vediamo una foto di un tavolo su cui si giocava a carte prima della partita, tra gli altri Ferruccio Mazzola, Petrelli”. Interviene Giancarlo Oddi: “Si giocava a briscola bugiarda, si giocava in cinque, si chiamava così perché…meglio che non lo dico”(ride).

Altra foto, si gioca contro la Juventus, ci sono due rigori, uno di Cuccureddu parato da Felice. Che Lazio era quella di Maestrelli? Risponde Zoff: “Squadra combattiva, decisa, straordinaria, un entusiasmo e una voglia di arrivare a qualcosa, io poi ne ho presi di gol con la Lazio, sotto questo aspetto è stato un periodo in cui la squadra giocava davvero bene“. Altra foto ancora, Felice para un rigore a Paolino Pulici. Zoff: “Quello di Pulici e Graziani era un grande Torino, era una squadra davvero forte“. Si susseguono fotografie, per immortalare momenti della vita calcistica e non di Felice, tra gli applausi del pubblico. Eccone un’altra, una super-parata di Pulici nel derby della Capitale, interviene Bruno Giordano: “Normalmente sarebbe finita tanto a poco, lui ha permesso al mio gol di essere importante“.

Interviene il figlio del mister Maestrelli: “Con Felice nacque un rapporto improvviso, mamma si era dimenticata una cintura e andò con Felice a comprarla al negozio, Felice è stato un amico e ci è stato vicino nei momenti più difficili, di questo saremo sempre grati“.

Entra il Presidente del CONI Malagò, intanto un enorme applauso per Giampiero Galeazzi. Parla Galeazzi: “Due parole su Felice? Due enciclopedie, lui aveva un caratteraccio, forse il titolo “Per sempre Felice” non è il massimo, brontolava sempre (ride)“.

Giovanni Malagò prende la parola: “Quando Guido mi ha chiamato ho pensato di essere felice. Non tutti sanno quello che è stato il percorso di Felice post-carriera da calciatore, era un generoso d’animo, una persona con uno spirito incline ad aiutare il suo mondo, che poi non era circoscritto solo a un contesto. E’ stata un’epopea incredibile, è divenuto vice-presidente del comitato regionale del Lazio del CONI con una formidabile capacità di entusiasmare anche in contesti insospettabili, con i disabili, coi bambini nelle scuole primarie, in provincia (Frosinone, Rieti, Viterbo, Latina). Era appagato di questo suo ruolo, completamente da volontario anche sotto il profilo del rimborso spese, precisazione in linea con la qualità della persona. Un altro elemento curioso: il presidente era Riccardo Viola, per cui ogni tanto questi mondi si parlavano. Bisogna sdoganare questo concetto di provincialismo, poi quando rispondeva ai tifosi anche da Guido c’era un Felice fedele alla sua causa, alla sua storia, di un ragazzo partito da una provincia della Brianza ed arrivato in questa meravigliosa ma anche caotica e folle città che è Roma, divenuto un baluardo, un portabandiera, era più romano di tanti romani che mai abbiano giocato nelle squadre della Roma e della Lazio. Lui ha vinto tanti pregiudizi, lui volava alto. Felice era tutto questo per antonomasia, lui incarnava l’umiltà. E’ doveroso un mio atto di gratitudine a questo grande uomo, a questa grande persona”.

Il figlio di Felice, Gabriele, interviene ancora: “Io vivo papà attraverso quelli che sono i vostri ricordi, la grande passione di papà è stata lavorare, gioire assieme ai ragazzi, scovare un ragazzino e portarlo nel vivaio, penso a Di Vaio”. Poi ancora: “La Panini ci ha regalato tutte le foto di papà da quando ha iniziato a giocare, per noi sono tutte particolari, lui ha avuto la fortuna di giocare con grandi uomini, ha sempre lasciato un grande ricordo in tutte le squadre, in ogni squadra ha raggiunto il più alto obiettivo di quella squadra, dal Lecco all’Ascoli, fino alla Lazio. Mai le squadre per cui ha giocato avevano fatto così bene come con lui”.

Parola a Massimo Piscedda: “Ce l’ho avuto come dirigente Felice, per quello che ha fatto dopo ha dimostrato di essere un uomo intelligente, spesso si dice che nel calcio non ci siano. Lo ricordo come una persona squisita sotto tutti i punti di vista”.

Cristian Ledesma si alza in piedi: “Mi sento un po’ a disagio perché l’ho conosciuto poco, ma mi ha colpito per la passione che metteva nel parlare della Lazio, mi è rimasto impresso come mettesse la passione quando parlava. Ci siamo trovati in un programma di tv a parlare di fede, so che era molto credente, mi è rimasto impresso”.

Il capitano Pino Wilson in lacrime: “Vedere Felice sorridente è quello che preferisco, il Felice che veniva a cena con noi, il Felice che si arrabbiava, lo voglio ricordare così, poi tutto quello che si è detto su di lui credo sia stato smentito da come ci siamo comportati nell’arco degli anni, tutto questo all’insegna di un solo termine, cioè amicizia“.

Giuseppe Pancaro al microfono: “Quando ho saputo di questa giornata ho pensato che dovevo venire, è stata una figura importantissima quella di Felice, ci ha fatto da Cicerone, avevamo lui e Bob Lovati che ci parlavano di Lazio e che ci trasmettevano grande laziali, Felice aveva sempre la parola giusta al momento giusto, ti diceva le cose in modo deciso senza mezzi termini, è stato un vero laziale ed è stato per me un onore averlo conosciuto“.

Il mister Delio Rossi è presente anche oggi. “Io ho avuto la fortuna di conoscerlo come dirigente, ero un giovane allenatore che allenava una squadra importante, non era la Lazio di adesso ma un po’ più dimessa. Spesso succedeva che la squadra non andasse bene, lui lavorava in sede a Formello, ogni tanto trovavo Sabatini in sede e Felice mi chiamava nel suo ufficio e non diceva nulla, mi parlava di altro, lo sentivo però vicino, poi andavo in campo e vedevo Bob Lovati. Quello che li univa è questa grande passione per la Lazio“.

Ecco Bernardo Corradi: “C’è una foto a pagina 113 del libro che è emblema di quello che è stato per la Lazio. La società erano lui e Ugo Longo per noi, ci hanno trasmesso valore e tradizione della lazialità. Ci hanno indicato la strada “.

Prende la parola Antonio Buccioni: “Felice non nasce biancoceleste, poi è rimasto tutta la vita biancoceleste. Una continuità in cui sicuramente Bob gli ha fatto da fratello maggiore“.

Parola a Furio Focolari: “Io ero a Formello in quanto dirigente della PUMA, Felice era uno scrupoloso, ricordo come preparava le borse per gli arbitri, agli arbitri si dava una maglia della Lazio, un pallone, invece lui voleva che gli mettessi dentro roba della PUMA, mi faceva preparare queste borse. E’ l’unica volta nella mia vita in cui sono venuto meno alla mia professionalità di giornalista, perché in Lazio-Udinese, quando le gare finivano massimo al 91′, l’arbitro diede 4 minuti di recupero e l’Udinese pareggiò 2-2 a pochi secondi dal termine. Andai in tv, alle otto c’era Domenica Sprint, ero il solo bordocampista, avevo solo io l’immagine di Giorgio con l’ombrello che voleva andare contro l’arbitro, Felice salì su e si prese la cassetta con le immagini. E’ stata l’unica volta in cui ho derogato alle mie convinzioni da giornalista”.

Ecco Maurizio Manzini: “Lui non usciva e non uscirà più, ma dai nostri cuori. Ciao Felice!“. Intanto la serata volge al termine, con Mino Caprio che con la sua voce riconoscibile tra migliaia legge qualche estratto del volume dedicato a Felice. Solo applausi in sala.

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Un’altra vittima della SLA: addio a Roberto Labadini, ex Chievo negli anni Novanta

Ieri sera, prima di Bologna-Chievo, il minuto di silenzio è stato dedicato al decennale del terremoto in Abruzzo e alla memoria di Roberto Labadini, ex giocatore del Chievo degli Anni Novanta, morto nei giorni scorsi all’età di 54 anni. Labadini, nato il 9 luglio 1964, è l’ennesima vittima della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica che ha colpito e ucciso tanti calciatori: ormai, in Italia, siamo oltre quota quaranta. Il suo caso era rimasto ignoto perché Labadini non aveva voluto rendere pubblica la sua vicenda. Si era ammalato due anni fa e il decorso è stato veloce, un po’ per la forma aggressiva di Sla che l’aveva colpito e un po’ perché l’ex calciatore, con consapevolezza, aveva rifiutato la tracheotomia, che gli avrebbe permesso di respirare e di vivere più a lungo. Roberto, originario di Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi, lascia la madre, la sorella e il suo grande amico Riccardo Gori, suo ex compagno di squadra. “Roberto – racconta Gori – sapeva bene a che cosa sarebbe andato incontro. È stato lucido e consapevole fino all’ultimo. Si era accorto che qualcosa non andava due anni mezzo fa, perché non riusciva a deglutire. Alla fine degli esami, la diagnosi terribile, ma abbiamo parlato di calcio fino all’ultimo giorno e guai a mettere in relazione la sua Sla con il pallone. Roberto amava il calcio e viveva di calcio. Era un gran tifoso della Juventus, lo chiamavano Platini perché giocava con la maglia fuori dai pantaloncini e perché era un dieci estroso, di bei colpi”. Nella stagione 1982-83 Labadini giocava nella Primavera del Cagliari e per due volte era stato riserva in prima squadra, senza però entrare e debuttare nella massima serie. Era finito sul taccuino degli osservatori della Samp di Paolo Mantovani, che pensavano a lui come potenziale vice di Roberto Mancini, “golden boy” blucerchiato dell’epoca. “Poi però – ricorda Gori – Roberto si ruppe i legamenti di un ginocchio, l’affare sfumò e la sua carriera prese un’altra piega”. A seguire tanta Serie C, per un totale di 299 presenze e 40 gol tra Prato, Pro Patria, Chievo, Chieti, Ospitaletto. Dopo il ritiro dal calcio giocato, aveva allenato nelle serie minori.

gazzetta.it

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Paura per Scaloni, l’ex biancoceleste investito a Mallorca: ha tranquillizzato la famiglia

Un brutto incidente per il Ct dell'Argentina. Questa mattinaLionel Scaloni è stato investito da un'auto mentre si trovava sulla sua bicicletta nel parcheggio della scuola Agora a Puerto Portals, sull'isola di Maiorca. Scaloni è stato subito soccorso e trasportato all'Ospedale di Son Espases: forte la botta ricevuta in faccia, oltre ad altre contusioni e abrasioni dovute alla caduta. il Ct avrebbe subito un colpo e un taglio al volto oltre a una forte botta al gomito, ma sarebbe cosciente e avrebbe già parlato con la famiglia rassicurandola. 

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Omicidio Ciro Esposito, motivazioni Cassazione: “De Santis scelse di sparare ad altezza uomo”

– NAPOLI, 8 APR – È da escludersi la legittima difesa per Daniele De Santis, condannato a 16 anni per la morte del tifoso napoletano Ciro Esposito: "da un lato, De Santis aveva provocato la situazione di pericolo" e "dall'altro aveva assunto una reazione non proporzionata all'offesa. Pur potendo puntare l'arma o sparare in aria, non l'aveva fatto e risulta avere esploso colpi ad altezza d'uomo (cinque in rapida successione) dei quali quattro andarono a segno". Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui il 25 settembre scorso ha condannato a 16 anni l'ultrà romanista per l'omicidio del giovane napoletano, a Roma poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina-Napoli nel maggio 2014.

ansa.it

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Calcio e Governo, Rocco Sabelli verso la presidenza di ‘Sport e Salute”

Sarà Rocco Sabelli, ex amministratore delegato di Piaggio e Alitalia, un passato di calciatore dilettante e una grande passione per la Juve, a guidare la nuova società Sport e Salute nata con l’ultima legge di Stabilità, che gestirà la parte più importante, 368 milioni sul minimo garantito di 408 (40 andranno al Coni) dei finanziamenti dello Stato nel settore. Dopo una lunga attesa, il sottosegretario vigilante Giancarlo Giorgetti, a cui per legge spetta l’ultima parola, ha ufficializzato la sua designazione poco fa. Sabelli, molisano di Agnone, ha detto sì dopo una pausa di riflessione. Guiderà un CdA di tre componenti con un quarto già nominato dal Coni, il segretario generale Carlo Mornati, un membro aggiunto che interverrà soltanto quando si parlerà dei criteri di distribuzione delle risorse alle federazioni. E sì, perché uno dei compiti assegnati dalla Legge alla nuova società, al 100 per cento partecipata dal ministero dell’Economia, sarà proprio quello di erogare i contributi, compito che in precedenza spettava al Coni. Sabelli avrebbe chiesto e ottenuto da Giorgetti la massima autonomia gestionale. Sulla sua nomina c’era stato un iniziale scetticismo da parte del Movimento 5 Stelle, che avrebbe preferito una scelta di “discontinuità”. Ma nei giorni scorsi il prescelto si è incontrato anche con il sottosegretario Simone Valente. Oltre all’assegnazione dei contributi che cosa dovrà fare la nuova società? Al vecchio ruolo di braccio organizzativo per le attività del Coni, esercitato in base a un contratto di servizio, si aggiungono nuovi oggetti sociali, campagne nella scuola e per la salute. Poi la gestione e la valorizzazione del patrimonio impiantistico nel portafogli ereditato dalla Coni Servizi, prima di tutto lo stadio Olimpico di Roma e tutto il Parco del Foro Italico. Inoltre si dovrà decidere il nuovo ruolo dei comitati regionali e delle strutture territoriali del Coni, il cui ruolo sarà ridefinito con caratteristiche tutte da stabilire. In effetti sono ancora molti i punti interrogativi sull’attuazione della riforma. C’è intanto la variabile del decreto attuativo che confermerà o modificherà la divisione delle risorse fra Sport e Salute e Coni. Un altro passaggio importante sarà la discussione sul disegno di legge “collegato sport” attualmente alla commissione cultura della Camera (già partite le prime audizioni, a maggio prevedibile approvazione a Montecitorio per poi cominciare l’iter al Senato). Sulla designazione di Sabelli, ora saranno le commissioni parlamentari a esprimere un parere comunque non vincolante per il Governo. Il presidente-amministratore delegato dovrebbe entrare in carica all’inizio dell’estate. Lo aspetta una sfida affascinante e difficile.

gazzetta.it

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Chievo, Campedelli indagato per le plusvalenze fittizie

Il presidente del Chievo Luca Campedelli risulta indagato in un'inchiesta della Procura di Forlì sulle plusvalenze fittizie realizzate con la compravendita di calciatori a valori gonfiati fra Cesena e il club veronese. Lo scrive il Resto del Carlino. Oltre a Campedelli sono indagati anche l'ex presidente del Cesena Giorgio Lugaresi e Giampiero Ceccarelli, capitano cesenate che poi ha rivestito incarichi manageriali nella società romagnola, dichiarata fallita la scorsa estate.

Corrieredellosport.it

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Morte Daniele Belardinelli: la Procura interroga un indagato proprietario di un’auto individuata negli scontri

Si stanno concentrando su una sola auto, una Renault Kadjar nera, gli accertamenti in corso con la formula dell'incidente probatorio nell'inchiesta della procura di Milano sugli scontri tra ultras del 26 dicembre prima di Inter-Napoli e, in particolare, nella tranche aperta per omicidio volontario per arrivare ad individuare quale macchina della 'carovana' dei tifosi napoletani abbia investito Daniele Belardinelli, poi morto in ospedale. Il guidatore dell'auto – un giovane ultrà del Napoli già convocato nelle settimane scorse – è stato portato in Questura a Milano con un provvedimento di "accompagnamento coattivo per procedere a interrogatorio o a confronto", richiesto dall'aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri e firmato dal gip Guido Salvini. Un provvedimento che si sarebbe reso necessario dopo gli accertamenti sull'auto e dopo che alla prima convocazione aveva scelto di non rispondere. Da quanto si è saputo, nelle analisi in corso tra ieri ed oggi degli esperti nominati dal gip Guido Salvini sono state 'scartate' le altre 5 auto sequestrate e gli approfondimenti stanno riguardando una macchina (a bordo c'erano 4 persone, e anche gli altri sarebbero stati portati a Milano per essere interrogati), quella che potrebbe aver travolto l'ultrà. L'auto, stando ai rilievi effettuati alla presenza dei consulenti delle difese, presenterebbe segni compatibili con l'investimento. La relazione finale, con analisi genetiche, dovrebbe essere depositata a giugno nell'inchiesta della Digos, coordinata dall'aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri che hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo. La macchina 'nel mirino' delle indagini presenterebbe una serie di segni compatibili con l'investimento, tra cui l'asse leggermente deviato, forse per un urto, alcuni segni sotto la carrozzeria e, poi, su altre parti della carrozzeria tracce riconducibili forse al giubbotto che indossava quella sera Belardinelli in via Novara, dove sono avvenuti gli scontri. All'inizio dell'inchiesta si era ipotizzato che il tifoso del Varese potesse essere stato colpito da una prima macchina e poi schiacciato da una seconda. Ora, però, gli accertamenti si stanno concentrando solo sulla Renault Kadjar nella quale viaggiavano, diretti allo stadio, quattro ultrà napoletani. E oggi è stato eseguito il provvedimento di accompagnamento coattivo per interrogatorio o confronto. "Non l'ho investito io, quando sono passato il corpo era già a terra, io sono passato dopo l'investimento", aveva detto il guidatore di un'altra auto della 'carovana' lo scorso 1 marzo interrogato in Questura. Quel giorno il guidatore della Renault, invece, aveva deciso di non presentarsi. Le analisi, nel frattempo, avrebbero escluso responsabilità da parte degli ultrà che viaggiavano su altre 5 auto sequestrate, una Audi A3, una Ford Transit, una Volkswagen Golf, un'Opel Vivaro e una Volvo V40. Lo scorso 15 marzo, il gip ha concesso novanta giorni di tempo agli esperti nominati per una serie di complesse indagini genetiche, "papillari" e "merceologiche" sulle auto e su tutti gli oggetti sequestrati, come coltelli, bastoni, mazze e roncole. Una trentina in totale gli ultrà indagati con l'ipotesi 'tecnica' per tutti di omicidio volontario, mentre l'altro filone riguarda la rissa aggravata.

repubblica.it

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Federcalcio tedesca: si dimette il presidente Grindel per un orologio regalatogli dal proprietario della Dinamo Kiev

La pressione era diventata insostenibile, la decisione quasi dovuta. Reinhardt Grindel si è dimesso da presidente della DFB (la Federcalcio tedesca), carica che ricopriva dal 15 aprile 2016. Il 58enne è stato coinvolto in uno scandalo economico: avrebbe infatti ricevuto 78.000 euro per l’incarico di presidente del Consiglio di Sorveglianza della DFB-Medien Verwaltungs-Gesellschaft, società controllata dalla stessa Fedecalcio tedesca. Inoltre nel 2017 ha ricevuto da Grigorij Surkis (ex funzionario della Uefa e proprietario della Dinamo Kiev) un orologio da circa seimila euro per il compleanno.

LE DIMISSIONI — "Mi dimetto dal mio incarico – ha spiegato lo stesso Grindel –. Mi scuso perché attraverso il mio modo di agire meno che esemplare, avendo accettato un orologio in regalo, ho confermato taluni pregiudizi contro i funzionari del calcio. Chi mi conosce sa che non sono avido di denaro. Solo dallo scorso fine settimana so che quell'orologio vale seimila euro. Ci tengo però a sottolineare che il signor Surkis non ha mai chiesto alcun sostegno, né prima né dopo aver fatto tale regalo. Pensavo di poter accettare l'orologio come dono privato. L'oggetto verrà riconsegnato il prima possibile".

FUTURO — La Dfb verrà ora guidata dai due vice-presidenti Rainer Koch e Reinhard Rauball, esattamente come successo nel novembre del 2015 quando a dimettersi fu Wolfgang Niersbach. Il 27 settembre prossimo si voterà il nuovo presidente. Nelle ultime ore si era parlato della possibilità che il ruolo venisse ereditato da Philipp Lahm, capitano della nazionale campione del mondo nel 2014. "Non ho assolutamente l'ambizione di diventare presidente", ha detto l'ex giocatore del Bayern Monaco. Ora però per dare una risposta definitiva è ancora troppo presto.

gazzetta.it

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Inter, la Curva contro Icardi: «Invitiamo il club ad allontanarlo»

La Curva Nord dell'Inter chiede al club l'allontanamento di Mauro Icardi dalla squadra nerazzurra. È quanto si legge in un comunicato pubblicato sul sito degli ultras: «Avanti con gli interisti, Icardi vattene». «Invitiamo la società Inter – continua il comunicato – a prendere al più presto i necessari provvedimenti per allontanarlo da un gruppo che non pare minimamente intenzionato a condividere con lui il percorso immediato e futuro della squadra anche a rischio di compromettere il finale di stagione».

Il comportamento di Icardi, scrivono gli ultras, «non deve più essere tollerato» perché ha dato prova «di non possedere il carattere necessario non solo per ottenere una fascia di capitano ma neppure per poter costruire sulla sua figura un futuro per ottenere uno spogliatoio unito». Gli ultras fanno capire anche quale sarà l'accoglienza riservata ad Icardi: «Ottenere una qualificazione in Champions senza un progetto che metta al centro il concetto di gruppo, di cui Icardi è evidente non potrà esser parte, significa solo mettere le basi per l'insuccesso futuro. Per noi il valore squadra deve venire prima dei personalismi e dei protagonismi mediatici pertanto la posizione della Nord è che Icardi non fa più parte dell'Inter e d'ora in poi verrà trattato di conseguenza» Ilmessaggero.it