Categorie
ALTRE

Multopoli, Lotito: “Pago sei milioni di tasse tutti gli anni mica corro dietro a due contravvenzioni”

Intercettato dai microfoni de 'Il Messaggero', Lotito ha commentato il suo coinvolgimento in 'multopoli':  "E' un grande equivoco. E poi sono 15mila euro di multe, mica 26mila, quelle sono le sanzioni  – ha detto il presidente della Lazio –  stavo sotto scorta e per non gravare sullo Stato ho usato le auto mie, ma ti pare che mi faccio cancellare le multe? Uno come me? Le multe sono del 2009, quando ero sotto scorta, ma camminavo con le macchine mie. Usavo la mia macchina, per fare risparmiare soldi allo Stato. Le cartelle esattoriali sono del 2012, nel 2014 c'è stato lo scarico del verbale. E secondo te io vado a farmi levare la multa dopo 5 anni? Ma chi ci crede…". Poi ha proseguito: " Le mie auto erano conosciute alla Polizia, alla Questura, lo sapevano tutti, ci sono i documenti. Alcune sono anche blindate. Una addirittura è stata comprata direttamente dal sottoscritto. Dovevo avere due auto e quattro uomini nella scorta. Abbiamo comprato queste macchine intestate alle mie società e le guidava un poliziotto. Però questo prendeva le multe, magari per le Ztl. Ma la cancellazione era regolare, ci sono pure i documenti ufficiali del reparto scorte. E poi era nel periodo di massima allerta per la mia sicurezza. Con quello che verso allo Stato ogni anno, con i 6 milioni che pago ogni volta al Fisco, addirittura in anticipo. vado appresso alle multe? Uno come me va appresso alle multe da 50 o cento euro? Ma pure se fossero da 10mila euro non lo farei".

Categorie
ALTRE

Multe cancellate illegalmente, il comunicato del club

AGGIORNAMENTO – In riferimento alle notizie stampa, radiofoniche e televisive relative alle contravvenzioni del Comune di Roma, i legali del Presidente della S.S. Lazio Claudio Lotito comunicano che si tratta di un clamoroso equivoco che verrà prontamente chiarito nelle sedi competenti e precisano che le cifre contestate si riferiscono a multe di circa 15mila divenute 26mila per effetto delle sanzioni previste dalle cartelle, che riguardano macchine intestate a società di cui il Presidente è socio.

Claudio Lotito, presidente della Lazio, è indagato per concorso in falso e truffa dalla Procura di Roma in una indagine per un giro di multe illegalmente cancellate. La maxindagine, che vede coinvolte 197 persone, riguarda anche l'ex responsabile del dipartimento risorse economiche del Comune di Roma assieme ad altri tre dipendenti. I fatti contestati riguardano il periodo che va dal 2012 al 2014. Il gip di Roma ha disposto oggi un sequestro preventivo di circa un milione di euro. Nei confronti di Lotito la cifra sequestrata è di oltre 26 mila euro. In particolare, secondo quanto accertato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Francesco Dall'Olio, che hanno coordinato le indagini svolte dalla Guardia di Finanza del Nucleo di polizia economico finanziaria, per quanto riguarda la posizione del numero uno della Lazio che faceva risultare come veicoli di scorta auto private che erano state multate. Il sequestro preventivo ha riguardato anche la società di autonoleggio per circa 800 mila euro. Corrieredellosport.it

Categorie
ALTRE

Dramma sfiorato: Signori salvato da embolia polmonare

BOLOGNA – Un ricovero di cinque giorni nel reparto di terapia intensiva cardiologica dell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna, a causa di una embolia polmonare, per Beppe Signori, ex attaccante di Foggia, Lazio e Bologna. A riportare la notizia è 'il Resto del Carlino'. Sulla sua pagina Facebook, l'altro ieri sera, l'ex attaccante della Nazionale aveva scritto: "Il mio cuore e io ringraziamo gli amici Mario Lima, Gianni Marmi e Giovanni Sisca, prof. Stefano Nava, prof. Mario Lima e prof. Claudio Rapezzi, dott. ssa Filomena Carfagnini, dott. Stefano Pancaldi e tutto lo staff dell'Utic del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi Bologna. Grazie". Ora, ha raccontato Signori al quotidiano emiliano va "molto meglio, grazie. Mi ritengo fortunato per come è andata e perché mi sono trovato al Sant'Orsola, dove tutti sono stati eccezionali, mostrando grande professionalità. Mi sentivo la tachicardia e poi ero affaticato, non stavo bene: da sportivo ho capito che c'era qualcosa che non andava, soprattutto perché non ho mai avuto problemi. Così mi sono rivolto al professor Lima, che è un mio amico". Quindi, aggiunge, "il professor Lima mi ha fatto fare i primi esami, ha capito che non c'era tempo da perdere e, a sua volta, mi ha indirizzato al professor Nava. Negli ambulatori della Pneumologia si è compreso che avevo un'embolia polmonare, il cuore faceva 160 battiti al minuto, quando uno sportivo è attorno ai 50. Insomma, ero a rischio di infarto. E dalla visita sono finito direttamente nella terapia intensiva cardiologica, dove sono rimasto cinque giorni". Il malore, argomenta, "diciamo che è stato un fulmine a ciel sereno e anche in famiglia si sono preoccupati. Ma il peggio è passato, anche se farò altri controlli ed esami. Comunque – conclude Signori – sono stato assistito benissimo e per questo quando sono tornato a casa ho voluto ringraziare tutti con il post". 

corrieredellosport.it

Categorie
ALTRE

Mario Facco avrebbe compiuto oggi 73 anni, il ricordo della Lazio

Oggi il nostro Mario Facco avrebbe compiuto 73 anni. Mario era uno di noi, un amico, un collega, uno straordinario compagno d'avventure. La nostra redazione tutta lo ricorda con immenso affetto nel giorno del suo compleanno. Ciao Mario, ci manchi. 

 

Il ricordo della Società in una nota sul sito ufficiale: "La S.S. Lazio ricorda Mario Facco nel giorno in cui l’ex calciatore biancoceleste avrebbe compiuto 73 anni. Facco giunse nella Prima Squadra della Capitale a partire dalla stagione 1968/69 dopo aver militato nell’Inter.

Amato dall’intero popolo biancoceleste, Mario fece parte della formazione biancoceleste che si laureò Campione d’Italia nella stagione 1973/74".

Categorie
ALTRE

18 gennaio 1977, 42 fa la morte di Luciano ‘Cecco’ Re Cecconi. Il ricordo della Lazio

Sono passati 42 anni dalla scomparsa di Luciano Re Cecconi, correva il 18 gennaio 1977. Una tragedia che sconvolse il mondo del calcio, uno scherzo terminato nel più assurdo dei modi. 'Cecco' aveva solo 29 anni, perse la vita lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di amici, parenti e compagni di squadra, per una vicenda che ancora oggi lascia tutti con l'amaro in bocca. Il ricordo della Lazio: 

"Quarantadue anni fa ci lasciava Luciano Re Cecconi, centrocampista della Lazio dal 1972 e Campione d’Italia con l’Aquila sul petto nella stagione 1973/74.

Scomparso prematuramente a soli 28 anni, l’Angelo biondo resterà per sempre nei cuori di tutti i tifosi laziali ed, ancora oggi, il suo ricordo è più che mai vivo".

 

Categorie
ALTRE

Tanti auguri a Senad Lulic! (33)

AUGURI A… A chi ha inciso il suo nome nella storia biancoceleste. A chi è arrivato in punta di piedi per diventare poi un pilastro di questa squadra. Al boia del #26maggio. I primi 33 anni del capitano della #Lazio, Senad #Lulic!

Categorie
ALTRE

Scontri Milano – Il Gip Salvini nega scarcerazione: “Piovella omertoso, ostacola chi cerca la verità”

Deve restare in carcere Marco Piovella, uno dei capi della curva nord interista, arrestato per rissa aggravata dalla morte lo scorso 31 dicembre nell'inchiesta con al centro gli scontri tra ultras prima della partita Inter-Napoli del 26 dicembre, che hanno portato al decesso di Daniele Belardinelli, investito, secondo l'ipotesi, da due auto. Lo ha deciso il gip di Milano Guido Salvini, respingendo la richiesta di domiciliari della difesa. Marco Piovella "ha seguito la regola dell'omertà propria" dei gruppi della curva "che ne uscirebbe certamente rafforzata se egli fosse scarcerato provocando ostacoli ancora maggiori all'accertamento della verità". Lo scrive il gip di Milano Guido Salvini nell'ordinanza con cui ha respinto la richiesta di domiciliari. La "scelta" di Piovella di non collaborare "nonostante il dolore mostrato per la morte di Belardinelli, costituisce un forte ostacolo per l'accertamento di chi ne sia il responsabile", perché il capo ultras "si è rifiutato anche di dire chi fosse intorno a lui" e "possa aver notato la vettura o le vetture che hanno travolto la vittima". Lo scrive il gip Salvini che ha confermato il carcere per il capo ultrà. La morte dell'amico, aggiunge il gip, è "dovuta peraltro a fatti che egli stesso ha contribuito in modo importante a generare". Da Piovella non è arrivato "alcun cenno di riflessione critica sulle condotte proprie del mondo di cui fa parte con un ruolo di leadership". Un "atteggiamento questo che tra l'altro comporta che fatti del genere possono più facilmente ripetersi qualora l'occasione nuovamente si ripresenti in altre e prossime trasferte dei tifosi con un rischio acuito dalla volontà di rappresaglie", scrive il gip Guido Salvini. Il procuratore aggiunto di Milano Letizia Mannella e i pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri avevano dato parere negativo alla scarcerazione, richiesta dalla difesa, di Marco Piovella. Nel frattempo, oltre alla Volvo V40 già sequestrata nei giorni scorsi, è stata bloccata anche una seconda auto a Napoli ed è imminente il sequestro della vettura, che potrebbe aver travolto l'ultrà del Varese, mentre la Volvo, poi, gli sarebbe passata sopra quando era già a terra. Lunga la lista degli indagati, anche a garanzia, per omicidio volontario, tra cui gli otto tifosi napoletani che erano sulle due auto. 

ansa.it

Categorie
ALTRE

Incidenti San Siro – Da Ros conferma la ricostruzione: Belardinelli investito prima degli scontri

Il 21enne Luca Da Ros oggi pomeriggio è stato nuovamente ascoltato dai pm, le sue dichiarazioni – spiega repubblica.it – dovrebbero aprirgli le porte di San Vittore grazie alla concessione dei domiciliari, come auspica il suo legale. Al termine dell'interrogatorio, nel quale Da Ros ha ricostruito tutti gli accadimenti, dal momento della posa degli striscioni nel cosiddetto 'Baretto' fino al momento del ferimento mortale di Belardinelli, la procura ha dato parere favorevole alla sua scarcerazione.
 "Non chiamatelo pentito", ha dichiarato il suo legale all'ingresso al carcere di San Vittore. Al termine dell'interrogatorio, il legale di Da Ros ha riferito la ricostruzione del suo assistito: l'investimento di Belardinelli si sarebbe "verificato con le prime auto che sono passate, ovvero prima degli scontri. Il mio assistito ha spiegato la dinamica dei fatti. Vi posso anticipare che non è un ruolo attivo nella vicenda, le due tifoserie aspettavano il momento per scambiarsi colpi”, ha spiegato ai cronisti. Da Ros ha detto anche "di aver visto Belardinelli soccorso e trasportato dai tifosi napoletani che lo hanno spostato dalla carreggiata e portato verso un parchetto". In quella fase "sia gli interisti che i napoletani dicevano 'basta', 'basta'".
L'elenco degli indagati, intanto, è destinato ad allungarsi. Oltre alla ventina di tifosi già accusati di rissa aggravata e detenzione di armi, sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti ci sono altri 150 tifosi tra interisti – insieme ai varesini e ai francesi che hanno pianificato l'assalto di San Silvestro – e napoletani. 

Categorie
ALTRE

Scontri Milano – Dietrofront Viminale: al vertice del 7 gennaio assenti i tifosi

Al tavolo «Stadi sicuri» non potranno esserci i capi delle tifoserie e probabilmente non ci saranno neanche tutti i presidenti delle società di calcio. Una settimana dopo l’annuncio del ministro Matteo Salvini e a cinque giorni dalla riunione fissata per il 7 gennaio e comunicata dallo stesso Salvini via Twitter, al Viminale sono costretti alla retromarcia. Le proteste di alcuni sindacati di polizia per quella dichiarazione del ministro che metteva sullo stesso piano ultrà e responsabili dei club sono cresciute con il trascorrere dei giorni e proprio in queste ore si sta cercando una via d’uscita. L’ipotesi più probabile è che l’incontro venga ridimensionato e limitato soltanto agli addetti ai lavori, ma la discussione è ancora aperta proprio per trovare una soluzione che non sconfessi Salvini.

La convocazione
Era il 27 dicembre scorso e Salvini, sull’onda delle polemiche provocate dalla morte del tifoso dell’Inter Daniele Belardinelli, aveva twittato: «Non si può morire per una partita di calcio. A inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza. Vedremo di fare quello che non sono riusciti a fare altri». In realtà già poco dopo gli era stato fatto notare che ricevere al Viminale i capi delle tifoserie non sarebbe stato opportuno e così era arrivata una prima marcia indietro.

Il primo accordo prevedeva che al tavolo di «Stadi sicuri», coordinato da Salvini con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti, sarebbero stati convocate delegazioni degli arbitri e dei calciatori, degli allenatori e dei media sportivi, ma anche le società, già in diretto contatto con l’Osservatorio del Viminale sulle manifestazioni sportive. Per quanto riguarda i tifosi era stato invece stabilito di fare una «selezione» con l’aiuto dei dirigenti delle squadre di serie A, B e Lega Pro. E dunque partendo dai responsabili di alcune delle 138 tifoserie che vengono ritenute collaborative con le forze dell’ordine.

La nuova selezione
Una soluzione che però non appare percorribile. Sin dall’inizio era stato escluso che alla riunione partecipasse il capo della polizia Franco Gabrielli, proprio per evitare situazioni che potrebbero creare imbarazzo a chi deve garantire l’ordine pubblico e la sicurezza negli stadi, ma sembra difficile che si possano mettere intorno allo stesso tavolo anche tifosi e funzionari delegati proprio a questi compiti. E appare anche strano che ci si debba affidare ai club per selezionare chi può partecipare e chi invece deve essere escluso. La lista dei partecipanti sarà decisa questa mattina, ma la linea è tracciata e certamente prevede tagli drastici. Intanto i sindacati di polizia chiedono di «avere la percentuale sugli incassi delle partite che le società sportive devono riconoscere allo Stato» perché — come sottolinea Daniele Tissono della Silp Cgil — «è vergognoso che una legge approvata quattro anni fa per risarcire i servizi di ordine pubblico resi dalle forze dell’ordine in occasione delle manifestazioni sportive, risulti, ad oggi, totalmente inapplicata e questo dimostra, se ancora ci fosse bisogno, il potere che rivestono oggi le società sportive mentre dovrebbero rispondere in maniera oggettiva in caso di tafferugli e reati gravi».

Il Corriere della Sera

Categorie
ALTRE

Scontri Milano – Piovella al GIP: “Belardinelli era ancora cosciente dopo essere stato investito due volte”

Oltre due ore di interrogatorio nella stanza del gip Guido Salvini al settimo piano del tribunale di Milano. Tanto è durata l’audizione di convalida dell’arresto di Marco Piovella, capo ultrà della Curva Nord in carcere dal 31 mattina per gli incidenti avvenuti la sera di Santo Stefano prima di Inter-Napoli, vicino a San Siro, nei quali è stato investito e ucciso Daniele Belardinelli, 39enne ultrà del Varese gemellato con i tifosi nerazzurri.  “Il Rosso” Piovella, indicato da uno degli ultrà interisti finiti subito in cella (Da Ros, che presto sarà sentito dai pm) come la mente dell’agguato ai tifosi napoletani e scortato in tribunale da quattro agenti della polizia penitenziaria, che poi l'hanno riportato a San Vittore, non ha risposto alle domande relative all’agguato, ma ha parlato col Gip solo dell’investimento di Dede e dei suoi rapporti con la vittima. Tra i due c’era un legame fortissimo. Il capo ultrà dell’Inter, che aveva passato il Natale giocando con i figli di Dede, ha raccontato, in lacrime, di aver visto l’amico steso in strada praticamente alla fine degli incidenti. In quel momento l’ultrà del Varese è stato travolto da un’auto, forse la seconda dopo quella che l’aveva buttato giù durante l’assalto ai napoletani. Poi, è stato proprio il Rosso a metterlo sulla macchina che l’ha portato all’ospedale San Carlo. Daniele era cosciente e ha detto “mi fanno male le gambe”, i due si sono salutati, poi la vettura è andata via. Arrivato nella stanza di Salvini alle 15.30, Piovella è uscito poco prima delle 18. L’interrogatorio è stato interrotto due volte, col Rosso portato nel corridoio del settimo piano del tribunale in manette: con lui l’avvocato Mirko Perlino, il difensore che lo segue da quando ha scelto di andare in Questura per rispondere alle accuse dell’altro tifoso dell’Inter. All’interrogatorio ha assistito anche la pm Rosaria Stagnaro.
gazzetta.it