Al tavolo «Stadi sicuri» non potranno esserci i capi delle tifoserie e probabilmente non ci saranno neanche tutti i presidenti delle società di calcio. Una settimana dopo l’annuncio del ministro Matteo Salvini e a cinque giorni dalla riunione fissata per il 7 gennaio e comunicata dallo stesso Salvini via Twitter, al Viminale sono costretti alla retromarcia. Le proteste di alcuni sindacati di polizia per quella dichiarazione del ministro che metteva sullo stesso piano ultrà e responsabili dei club sono cresciute con il trascorrere dei giorni e proprio in queste ore si sta cercando una via d’uscita. L’ipotesi più probabile è che l’incontro venga ridimensionato e limitato soltanto agli addetti ai lavori, ma la discussione è ancora aperta proprio per trovare una soluzione che non sconfessi Salvini.
La convocazione
Era il 27 dicembre scorso e Salvini, sull’onda delle polemiche provocate dalla morte del tifoso dell’Inter Daniele Belardinelli, aveva twittato: «Non si può morire per una partita di calcio. A inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza. Vedremo di fare quello che non sono riusciti a fare altri». In realtà già poco dopo gli era stato fatto notare che ricevere al Viminale i capi delle tifoserie non sarebbe stato opportuno e così era arrivata una prima marcia indietro.
Il primo accordo prevedeva che al tavolo di «Stadi sicuri», coordinato da Salvini con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti, sarebbero stati convocate delegazioni degli arbitri e dei calciatori, degli allenatori e dei media sportivi, ma anche le società, già in diretto contatto con l’Osservatorio del Viminale sulle manifestazioni sportive. Per quanto riguarda i tifosi era stato invece stabilito di fare una «selezione» con l’aiuto dei dirigenti delle squadre di serie A, B e Lega Pro. E dunque partendo dai responsabili di alcune delle 138 tifoserie che vengono ritenute collaborative con le forze dell’ordine.
La nuova selezione
Una soluzione che però non appare percorribile. Sin dall’inizio era stato escluso che alla riunione partecipasse il capo della polizia Franco Gabrielli, proprio per evitare situazioni che potrebbero creare imbarazzo a chi deve garantire l’ordine pubblico e la sicurezza negli stadi, ma sembra difficile che si possano mettere intorno allo stesso tavolo anche tifosi e funzionari delegati proprio a questi compiti. E appare anche strano che ci si debba affidare ai club per selezionare chi può partecipare e chi invece deve essere escluso. La lista dei partecipanti sarà decisa questa mattina, ma la linea è tracciata e certamente prevede tagli drastici. Intanto i sindacati di polizia chiedono di «avere la percentuale sugli incassi delle partite che le società sportive devono riconoscere allo Stato» perché — come sottolinea Daniele Tissono della Silp Cgil — «è vergognoso che una legge approvata quattro anni fa per risarcire i servizi di ordine pubblico resi dalle forze dell’ordine in occasione delle manifestazioni sportive, risulti, ad oggi, totalmente inapplicata e questo dimostra, se ancora ci fosse bisogno, il potere che rivestono oggi le società sportive mentre dovrebbero rispondere in maniera oggettiva in caso di tafferugli e reati gravi».
Il Corriere della Sera