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La peggiore partenza dell’era Inzaghi: ora la prossima Champions diventa un miraggio

"Lazio, pari a Benevento. E' il peggior avvio della gestione Inzaghi". Questo il titolo che dedica Il Messaggero all'interno ai biancocelesti nell'edizione odierna. 4 punti nelle ultime 4, 18 in 12 partite: è la peggiore partenza di sempre per Simone. Il limbo nel quale si trova la Lazio li vede fuori da ogni piazzamento europeo ed il problema sta diventando la qualificazione alla Champions League, non la sfida al Bayern nehli ottavi: non centrarlo certificherebbe un anno negativo. In più la difesa ha subito il settimo gol nel finale di primo tempo. Un pareggio maturato anche per un Benevento non in serata di grazia che ha sprecato molto.

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Lazio distratta: quarto gol al tramonto del primo tempo. Leiva e Fares tornano nel 2021

La reazione sperata non è arrivata e gli Inzaghi, da bravi fratelli, si dividono il bottino. Perché la Lazio, dopo la sconfitta di sabato contro l'Hellas Verona,pareggia a Benevento per 1 a 1. Tare prima della partita aveva chiesto « equilibrio nei giudizi » , in una città in cui «si passa in attimo dalle stelle alle stalle». E se è prematuro parlare di crisi, è oggettivo che la squadra biancoceleste stia deludendo in campionato. Lo dicono i numeri: l'anno scorso, dopo 12 giornate, aveva 24 punti mentre adesso è a quota 18 ( a – 5 dal quarto posto con una partita in più). Ieri a Benevento non è bastato Immobile, autore di un « golazo » , come gli ha urlato Correa. Con una girata al volo Ciro si è preso la scena sotto lo sguardo degli Inzaghi, due che hanno nel dna il fiuto del gol. Ha realizzato l'undicesimo centro nelle ultime 11 partite, Immobile, e ha raggiunto a quota 142 reti totali in Serie A attaccanti del calibro di Pulici, Lorenzi, Ibrahimovic e Bobo Vieri.
Non è bastata però la sua giocata alla Lazio, rimontata a fine primo tempo da Schiattarella. Per la quarta volta in stagione (dopo Udinese, Dortmund e Hellas Verona), i biancocelesti hanno subito il gol nell'ultima azione prima dell'intervallo. Non può essere una casualità, è una questione mentale. Anche perché le reti incassate, se si considera anche il lasso di tempo che va dal 40' al 45', diventano 6. Ora l'ultima settimana prima della sosta natalizia, con le due super sfide contro Napoli e Milan, chediranno tanto ( se non tutto) sul cammino futuro della Lazio in Serie A. Domenica all'Olimpico ( ore20.45) arriveranno gli azzurri di Gattuso, che l'anno scorso hanno battuto due volte su tre la squadra di Inzaghi: nei quarti di finale di Coppa Italia e nell'ultima giornata di campionato. Il tecnico biancoceleste per il delicato scontro diretto contro il Napoli spera di riavere in difesa Acerbi, che sabato sera contro il Verona è uscito dopo aver sentito tirare il bicipite femorale della coscia destra: il centrale azzurro si è fermato in tempo ( al 30') e non ha forzato, evitando così di peggiorare il quadro clinico. Verrà monitorato giorno dopo giorno, ma c'è ottimismo sul suo recupero: lui non molla e farà di tutto per esserci. Sensazioni positive anche su Muriqi: il centravanti, infortunatosi il 24 novembre contro lo Zenit, si aggregherà al gruppo nei prossimi giorni. Diverso lo scenario per Leiva e Fares, il cui 2020 è giunto al capolinea: salteranno i due big match per un guaio muscolare accusato sempre contro il Verona e si rivedranno solo nel nuovo anno insieme a capitan Lulic.

la Repubblica

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Lazio-Bayern, stampa tedesca: “Un sorteggio fortunato. Occhio a Immobile”

"Un sorteggio fortunato". Così in Germania la stampa descrive l'accoppiamento fra Bayern e Lazio. I biancocelesti, ricordiamo, entrano dopo 21 anni tra le migliori 16 di Champions League. Per il Kicker sarà da tenere d'occhio in particolar modo Ciro Immobile, vecchia conoscenza per i suoi trascorsi al Borussia Dortmund.

tuttomercatoweb.com

 

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Infortuni, mercato e contratti: tutti i nodi di Lotito e Inzaghi

Il tempo per scherzare è finito, ora è arrivato quello delle scelte. Non più rimandabili. Lo dice la classifica. La Lazio è scivolata al nono posto dopo il ko contro il Verona. Il quarto stagionale, il terzo all'Olimpico. La Champions toglie energie, è vero ma questa non può essere la scusante a tutti i mali. Giocatori, allenatore e società devono immediatamente tornare a remare dalla stessa parte per rimettere in carreggiata una stagione che rischia di finire nel rimpianto. Quello di non aver scelto. E scegliere non vuol dire tralasciare qualcosa. Anzi. La Champions è la vetrina in cui tutti si specchiano. Soprattutto per cercare riflessi di futuro. La doppia velocità con cui vengono affrontati i due impegni lo dimostra. Ma il rischio più grande è quello di tralasciare il campionato e ritrovarsi fuori dall'Europa l'anno prossimo. Una follia. Gli ottavi di Champions non possono e non devono essere il trofeo stagionale dei biancocelesti. Se servisse sarebbe il caso di mettere l'inno della coppa anche prima delle partite di serie A.
QUANTE AMMONIZIONI
Oggi si conoscerà la prossima avversaria, dovrà essere l'ultimo scintillio fino a metà febbraio quando si tornerà a giocare la coppa. D'ora in avanti testa solo al campionato. Bisogna recuperare punti e serenità. E le due cose sono strettamente collegate. Da qualche tempo la Lazio è nervosa. Lo si vede in campo. Nelle proteste contro gli arbitri che sortiscono solo ammonizioni. E non a caso i biancocelesti sono in vetta alla classifica dei cartellini gialli: 33 in 11 partite. Quasi il doppio di Napoli e Roma, una decina in più del Milan primo in classifica. Sintomo che c'è una inquietudine di fondo che va placata. E di situazioni che incidono ce ne sono diverse. Lo spogliatoio ha subito molti scossosi: dalla protesta di Luis Alberto passando allo strappo, poi ricucito, con Peruzzi e finendo al contratto di Inzaghi. 
CONTRATTI
Lotito e Tare devono dare una sterzata. Si decida cosa fare con il tecnico. Trascinarsi il contratto ancora a lungo è un suicidio. Inutile far finta di nulla per poi decidere di separarsi a marzo quando tutto è ormai compromesso. Una scelta che dovrà fare anche Simone il cui pensiero non è così chiaro. Non è tranquillo nemmeno lui e si vede dalle scelte bizzarre che propone di tanto in tanto. Parolo ovunque va bene come hashtag sui social ma non come filosofia per una squadra che punta ad essere una big. Cataldi e Armini meritano una chance in certe situazioni e anche i cambi sono rivedibili: perché togliere Caicedo? Perché inserire Pereira come ultimo cambio? O i tre fatti tutti insieme contro il Bruges che hanno finito per indebolire la squadra. Che il mercato non lo abbia soddisfatto non è un mistero ma dimostrarlo così rischia di penalizzare solo lui. Sarebbe stato meglio dirlo quando ne si ha avuta l'opportunità. Altrimenti resta quel «scelte condivise» più volte pronunciato in conferenza. Intervenire a gennaio per rinforzare la rosa è un obbligo. 
INFORTUNI
I numeri dimostrano che da quando è iniziato il Covid il trend è lineare: 17 punti in undici gare adesso e 16 punti in 11 gare nel finale dello scorso campionato. La difesa continua ad incassare gol in continuazione. Qualche big vedi Milinkovic alle volte finisce per essere il dodicesimo degli avversari piuttosto che il valore aggiunto della Lazio. L'adduttore di Luis Alberto è tornato a farsi sentire e qualcuno (soprattutto chi ha giocato acciaccato) ha storto il naso. Serve ritrovare immediatamente la tranquillità. E' tempo di fare le scelte. 
E. B. – Il Messaggero

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Federica: “Rubare durante il funerale di Paolo: hanno sporcato il nostro dolore…”

«Fuori, nel mondo, sui campi di calcio, era Pablito, il 1982, il Mundial. Per noi era Paolo, il mio amore, mio marito, il padre di Maria Vittoria e Sofia Elena, le nostre bambine. Era stata proprio Vittoria a scriverlo in un tema: "Per tutti sei il mito, per me sei soltanto il mio papà". Il giorno in cui in ospedale l'hanno abbracciato per l'ultima volta, c'era una luce chiara, calda e bellissima che entrava dalle finestre. Paolo le ha strette forte, cercando di non piangere: "Mi raccomando, siate brave". E loro: "Papà non ti preoccupare, ti aspettiamo a casa".Invece erano gli ultimi giorni ».
Federica Cappelletti parla senza quasi prendere respiro, racconta, ricorda, ringrazia «per il fiume d'amore che ci ha circondato». È appena tornata a Bucine, nella tenuta vicino ad Arezzo dove lei e Paolo Rossi avevano scelto di vivere nel silenzio della campagna. Casa "violata" da una banda di ladri proprio mentre l'Italia intera salutava il campione del mondo nel duomo di Vicenza, la bara portata a spalla dai compagni della Nazionale del "mitico" 1982.
«Vigliacchi, come hanno potuto? Hanno voluto sporcare il nostro lutto. È stato un dolore nel dolore. C'è un disordine che fa male. Ma ogni cosatornerà a posto – dice decisa Federica – Questa è la nostra casa».
Il ritorno. Nelle stanze dove tutto parla della vita insieme. Con le bimbe per mano. Alla fine di una giornata lunghissima. Dopo Vincenza, ieri anche Perugia ha dato l'addio a Paolo Rossi, una messa al mattino nello stadio, poi il viaggio del feretro verso il cimitero, accompagnato dai canti dei tifosi,dove l'ex campione del mondo sarà cremato. Il pomeriggio di nuovo allo stadio, con Maria Vittoria e Sofia, per «applaudire i giocatori del Perugia scesi in campo con la scritta Pablito sulle maglie».Pablito, che aveva 64 anni, tre figli, e aveva fatto sognare l'Italia che usciva dagli anni di piombo.Nella campagna c'è silenzio. Pace.

Federica Cappelletti, cosa vi hanno rubato?
«L'oggetto a cui tenevo di più era l'orologio che Paolo indossava tutti i giorni, per fortuna i trofei ci sono ancora tutti, così le maglie e i ricordi. Ma ci vorrà del tempo per capire davvero cosa ci hanno portato via».

Come si è sentita quando ha saputo del furto?
«Addolorata, sconvolta. Hanno voluto infangare la cerimonia dell'addio di un uomo amato da tutti. Sciacalli del dolore. Ma non permetterò a queste miserie di oscurare il fiume d'amore che ha circondato Paolo e noi in questi giorni. Paolo non l'avrebbe voluto. Lui riusciva sempre a sorridere alla vita. Anche durante la malattia».
Eravate tornati da un viaggio alle Maldive con le bambine.
«Sì, a marzo 2020, per festeggiare i nostri dieci anni di matrimonio e i nostri diciotto annid'amore. Dopo la gioia del viaggio, la scoperta del tumore. Una beffa del destino. Ma sembrava risolvibile. Dicevo sempre: "Paolo, la battaglia contro la malattia è il nostro Mundial, mica possiamo perderlo". Un campionato nostro, di noi due, così come il 1982 era stato la vittoria di tutti gliitaliani. Invece la speranza è andata via via spegnendosi».

Come avete vissuto questi mesi?
«Chi ha conosciuto Paolo sa che non perdeva ma il sorriso. Amava la compagnia, era incostante contatto con i suoi amici della Nazionale di allora, in particolare Cabrini e Tardelli, "i miei fratelli", li chiamava.
Avevano una chat in cui continuavano a sentirsi. A un certo punto Paolo ha scelto però che la malattia diventasse un fatto privato.
Noi due soltanto».
Il vostro Mundial.
«Combattuto fino all'ultimo. Fino a quando è stato inevitabile che Paolo ci lasciasse perché soffriva troppo, non aveva più ossigeno, non c'era più, c'era soltanto la sofferenza. Con la disperazione nel cuore ho detto basta, ti lasciamo andare. Una notte, quando ormai era gravissimo, mi ha scritto un messaggio dall'ospedale di Siena. "Non riesco a dormire e penso al nostro grande amore. Vorrei solo dirti grazie per quello che stai facendo, per me e per le nostre meravigliose bambine. Sei davvero unica per le energie che profondi e per l'amore che riesci a dare in ogni cosa. Spero che il Signoreti riconosca tutto questo"».

Vi siete conosciuti alla presentazione di un libro, a Perugia.
«Diciotto anni fa. Il libro era "Razza Juve", l'avevo scritto insieme a un collega. Erano tuttiritratti di calciatori che avevo reso grande la Juve. La storia è nata subito, ma un po' in segreto all'inizio».

Cosa l'aveva colpita di Paolo Rossi?
«Il sorriso. L'umanità. Il fatto che fosse sempre se stesso, con un capo di stato o con gli amici del bar». Poi l'arrivo delle due bambine.

Che padre era Pablito?
«Molto apprensivo. Le bimbe sono nate che Paolo aveva già un'età, un altro figlio adulto.Invece di guardare i cartoni le ha fatte appassionare ai documentari. Le trattava da grandi.
Ogni tanto però gli dicevo: "Ma tu hai mai giocato quando eri bambino?"».

Ci saranno stadi, ma anche anche vie e piazze intitolate a suo marito.
«È vero, ed è bellissimo. Ci sono proposte da Prato, Vicenza, per il settore giovanile dello stadio diPerugia. E intitoleranno a Paolo il premio per il miglior capocannoniere dell'anno».
Si parla anche dell'Olimpico.

«Sarebbe un onore. Ma forse Totti poi potrebbe dispiacersi».
Roberto Baggio ha detto a Giampaolo Visetti di Repubblica che "il sorriso di Pablito era come l'amore materno".
«Baggio è un grandissimo amico. Sua moglie Andreina mi ha chiamato e mi ha detto che Roberto nonsmette di piangere».

Due famiglie, due matrimoni, tre figli. Tutto sembra rimasto unito, senza screzi, divisioni.
«Perché Paolo era così. Un campione non soltanto in campo ma anche nei rapporti umani e negli affetti.E adesso sarà dura alzarsi la mattina senza di lui».
la Repubblica

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Per riprendersi Olimpico e campionato: nel Verona l’osservato speciale è Zaccagni

C'era una volta l'Olimpico amico, fortezza e luogo sicuro per la Lazio, che negli ultimi anni – in casa – ha sempre tracciato un percorso netto e positivo: nello scorso campionato, per esempio, ha totalizzato 45 punti e in Serie A solo la Juventus ha viaggiato con un ruolino di marcia migliore (50). In quest'inizio di stagione invece il trend è inverso e la squadra di Inzaghi, che ha vinto 4 volte su 5 in trasferta, ha collezionato soltanto 5 punti in campionato tra le mura amiche (7 invece in Champions). Frutto di un solo successo, contro il Bologna, e di due pareggi contro Inter e Juventus (con 2 sconfitte): è il peggiore rendimento dell'era Lotito, per ritrovare un inizio così difficile all'Olimpico bisogna ritornare alla stagione 1991-'92. 
Oggi contro l'Hellas Verona la Lazio vuole tornare a esultare sul proprio campo, che verrà calcato da Mattia Zaccagni. Il centrocampista azzurro è finito nei radar della società biancoceleste e sarà l'osservato speciale di questa sera. Venticinque anni, può fare sia l'intermedio che la seconda punta. Con caratteristiche diverse, può svolgere i compiti di Luis Alberto, Milinkovic o all'occorrenza anche di Correa: sarebbe un perfetto interprete per il 3-5-2 di Inzaghi. Nelle settimane passate ci sarebbe già stato un primo contatto tra Matri, da quest'anno collaboratore di Tare, e l'agente di Zaccagni, Tinti, che in passato gestiva gli interessi proprio dello stesso Matri. Le due proprietà si sono incontrate lo scorso giugno a Roma, negli uffici del presidente laziale, per parlare di Kumbulla, finito alla fine nella sponda giallorossa della Capitale: l'episodio non ha minato i rapporti tra Lotito e Setti. Zaccagni, eletto giocatore del mese di novembre, è apprezzato molto anche da Inter e Napoli, che in questo momento sarebbe in vantaggio su tutti. "Non abbiamo mai parlato delle voci di mercato con lui", ha detto ieri in conferenza Juric, che chiede di "lasciarlo crescere e lavorare in serenità: poi è normale che se qualcuno arriva con tanti soldi ci pensi". Oggi intanto affronterà la Lazio da avversario e chissà se non possa essere l'occasione giusta per approfondire il discorso tra le parti. Tuttomercatoweb.com

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Muriqi, un bomber troppo di scorta e la Champions porta nuovi costi per il suo acquisto

Il passaggio del turno in Champions League non porta alla Lazio solo benefici ma anche alcuni costi, come il milione di euro previsto come bonus da versare al Fenerbahce legato all'acquisto di Muriqi. Un esborso a fronte di 125 minuti giocati in Europa e 293' totali. Entro 20 giorni dovranno essere versati altri 4 milioni abbondanti dei 17,5 di parte fissa trattati con i turchi per portarlo in biancoceleste. Seconda rata che Lotito vorrebbe spostare a gennaio ma che così facendo, comporterebbe fino al 18% di interessi. Un bomber "troppo di scorta" secondo Il Messaggero, con l'attaccante che ieri si è rivisto ad allenarsi a Formello ma che non sarà disponibile contro il Verona con Immobile che prenderà fiato in favore di Caicedo e non del bomber turco. tuttomercatoweb.com

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Lulic sottoposto al terzo intervento: gennaio il mese della scelta sul suo futuro

ROMA – E’ tornato ieri a Formello dopo diciotto giorni di latitanza. Si è allenato in palestra. Presto, ancora non si è capito quando, tenterà l’ultimo assalto al campo. Tare e Lotito lo aspettano. E’ il capitano della Lazio, ha dato tanto alla causa e per questo motivo, nonostante un’assenza ormai lunga quasi un anno, c’è un posto in squadra rimasto in caldo. Simone Inzaghi, più di ogni altro, è convinto di poterlo rivedere correre come ai bei tempi con la maglia biancoceleste. Gennaio l’ultimo traguardo fissato e confermato in queste ore. Lulic, ecco il retroscena, era andato all’estero (forse in Germania) per operarsi un’altra volta alla caviglia sinistra. E’ il terzo intervento dopo i primi due che risalgono al febbraio scorso, il primo alla Paideia e il secondo in Svizzera. Questa volta si sarebbe trattato di un intervento leggero e assai meno invasivo rispetto ai precedenti, forse una “pulizia” o l’asportazione di liquido sinoviale. Di sicuro Lulic si è fermato intorno al 20 novembre per nuovi fastidi alla caviglia e dopo aver forzato la preparazione per due settimane. Era tornato nel gruppo, stava spingendo forte e il suo ritorno sembrava vicinissimo. Era stato persino pronosticato, dopo l’ultima sosta di campionato, tra la trasferta di Crotone e l’impegno all’Olimpico con l’Udinese. Era stato proprio Inzaghi, dopo alcuni giorni in cui non era stato più visto a Formello per gli allenamenti, ad annunciare l’ennesimo slittamento. «Stava andando forte e anticipando i tempi previsti, si è fermato dopo quindici giorni di lavoro con la squadra, ma lo aspettiamo per gennaio. Tornerà sicuramente» spiegò Simone in conferenza stampa. Senad non molla ed è convinto di poter superare anche l’ultimo inconveniente. Ha registrato di nuovo la caviglia e adesso affronterà di nuovo la salita che lo separa dal ritorno in campo. Non vuole mollare o uscire di scena così, tutta la Lazio lo aspetta e mantiene uno spiraglio aperto. SENAD O UN RINFORZO. Prevedendo e aspettando il suo ritorno, in estate Inzaghi e la dirigenza avevano deciso di puntare su Fares per coprire il ruolo con un solo acquisto e non due. La rinuncia a Jordan Lukaku (che si era appena ristabilito) è stata spiegata in modo poco convincente. Inzaghi, fedelissimo al 3-5-2, ha coperto le fasce alternando Marusic, Lazzari e Fares per due posti. Djavan Anderson, utilizzato solo a Marassi con la Samp, non riesce a garantire il livello attuale della Lazio. E doveva lasciare il posto in lista appena sarebbe stato recuperato Lulic. Ecco perché questo diventerà il mese della verità per Senad, a cui tutti tengono, e per la società biancoceleste. O recupera oppure sarà inevitabile intervenire a gennaio per consegnare un altro esterno da 3-5-2 a Inzaghi. Ottavi Champions e corsa al quarto posto prevedono una scelta.

Il Corriere dello Sport

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Regione, Leonori: “Approvata legge per la promozione dello Street Art” (AUDIO)

LAZIO, LEONORI (PD): APPROVATA LEGGE PER LA PROMOZIONE DELLA STREET ART
 

Oggi il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge di cui sono stata promotrice su “Disposizioni per la valorizzazione, promozione e diffusione della Street Art”. La legge, la seconda in Italia dopo quella pugliese, nasce da un confronto con alcuni protagonisti della Street art, una forma d'arte che nella sua traduzione significa “arte di strada” ma che ha, tra le funzioni e obiettivi principali, qualcosa di più grande: la trasformazione, riqualificazione e valorizzazione di spazi urbani in chiave culturale e sociale. Con uno stanziamento di 500mila euro complessivi per gli anni 2021 e 2022 per concedere contributi finalizzati alla realizzazione di opere, la legge prevede che i comuni redigano annualmente un elenco dei beni e degli spazi disponibili nel rispettivo territorio, da destinare a interventi di Street Art. Gli stessi comuni possono individuare anche ‘muri liberi’ per la libera espressione artistica. Gli elenchi saranno disponibili online nei portali web istituzionali dei comuni e sui siti web regionali. La Regione, inoltre, si impegna a promuovere e valorizzare, anche a fini turistici, degli interventi di Street Art realizzati nel territorio regionale, attraverso i propri canali di comunicazione e in un catalogo realizzato su piattaforma digitale condivisa e popolata di concerto con i comuni, e attraverso il premio "Lazio Street Art". La Street Art è stata anche inserita tra le azioni della nuova programmazione UE 2021-27 nelle linee guida che il Consiglio approverà nei prossimi giorni. Sono molto soddisfatta dell’approvazione di questa legge, perché sono convinta che la riqualificazione delle nostre città passi anche attraverso iniziative non convenzionali, partecipate e integrate nel territorio, che mettono in circolo energie culturali e sociali positive. Nella nostra Regione abbiamo già diversi esempi, che quotidianamente si incrementano, rinnovano, mutano, oltre ad attirare nuovi flussi di turisti. Con la legge abbiamo voluto sostenere e riaffermare l’arte pubblica, partecipata, collettiva e legata alla comunità, partendo da questa forma artistica che personalmente seguo da anni e che ho avuto modo di apprezzare anche grazie a importanti artisti e a iniziative di promozione territoriale.
Grazie alle colleghe e ai colleghi che oggi hanno votato a favore, al capo di Gabinetto Ruberti e a tutti gli uffici del Consiglio e della Cultura che in questi mesi con il loro lavoro hanno permesso alla legge di essere approvata e alla Regione di fare un grane passo in avanti. Ora ci attende la sfida dell'attuazione!”
Così in una nota la Vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, Marta Leonori

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Immobile trascina: quanti record superati! Il prossimo? Battere Inzaghi

Quando c'è e quando non c'è. Ciro Immobile si nota sempre. Proprio come deve essere per un campione. Anche ieri è stato decisivo. Il suo gol, su rigore (ne ha realizzati 39 in biancoceleste, più di chiunque altro) ha permesso alla Lazio di qualificarsi per gli ottavi di Champions League. Non succedeva dal 2000. Non succedeva da 20 anni. E ci era riuscita solo la Lazio più forte di sempre. Ora anche quella targata Ciro Immobile.

Con la rete al Bruges, fra l'altro, Immobile ha battuto anche altri record. È il primo laziale a segnare in 9 gare ufficiali di fila (il primato, che resisteva dal 1923, era di Fulvio Bernardini). Da quando è alla Lazio, Immobile, ha segnato o fatto assist in tutte le gare casalinghe giocate in competizioni internazionali: con ieri è a quota 12 gol e 4 assist in 11 presenze. È inoltre solo il terzo italiano a segnare in tutte e quattro le prime presenze stagionali di una singola stagione di Champions League (il primo era stato Del Piero nel 1995-96 oltre che nel 1997-98 e l'ultimo Filippo Inzaghi nel 2002-03). In tutta la storia della Lazio, solo Simone Inzaghi ha segnato più gol di Immobile in una singola edizione della massima competizione europea (9 l'attuale tecnico, mentre Immobile è a quota 5). Con altri quattro gol Ciro eguaglierebbe il proprio allenatore in altri due primati: quello del miglior marcatore europeo della storia del club (sono 20 a 16) e quello, appunto, del miglior marcatore in una singola edizione della Champions. Ieri però, Immobile, è andato anche oltre i numeri: appena è uscito lui la Lazio ha subito il 2-2 ed è andata in grande difficoltà. A dimostrazione del fatto che è anche il leader carismatico della squadra. E che Ciro si nota sempre: quando c'è, e quando non c'è.

gazzetta.it – Elmar Bergonzini