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Immobile, ci siamo: visite in Paideia, c’è il via libera per Crotone

@ciroimmobile17 e le visite mediche di idoneità per rimettersi a disposizione di Inzaghi: forse ci siamo! L’appuntamento è fissato per domani mattina alle 08,00 presso la clinica Paideia. Dopo l’ennesima altalena di esiti ai tamponi eseguiti ieri, oggi la scarpa d’oro si è sottoposto ad un altro test. In serata l’esito e le visite fissate per domani lasciano ben sperare. È arrivato il via libera dell’Asl?

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Da “benedetta sosta” ad un’emergenza in via di peggioramento: a Crotone senza Immobile, Milinkovic e Luiz Felipe. Luis Alberto in bilico

ROMA – Niente visite mediche per Ciro Immobile, bloccato dalla Asl e assente questa mattina alla Paideia. Quando il suo rientro sembrava cosa fatta, ecco un nuovo stop. Il tampone eseguito dagli specialisti dell’ospedale San Filippo Neri, per conto della Asl, lo considera positivo. Il verdetto è arrivato al centravanti della Lazio intorno a mezzanotte, quando era già convinto di essere uscito dall’incubo. Nella stessa giornata la Scarpa d’Oro era stato sottoposto ad un altro tampone molecolare, organizzato dalla Lazio in un laboratorio autorizzato di San Giovanni, con esito diametralmente opposto: negativo a qualsiasi gene, nessuna traccia. Immobile così è rimasto in quarantena. Aspetterà altri controlli in attesa del via libera per tornare a Formello ad allenarsi (previe visite mediche di idoneità post-Covid). Difficilmente Inzaghi potrà convocarlo per Crotone e ieri in mattinata sono arrivate altre brutte notizie. E’ positivo anche Milinkovic. Un focolaio Covid ha colpito la nazionale serba. Si era già fermato Kolarov, bloccato in isolamento. Si sono aggiunti ieri Lazovic del Verona e il centrocampista della Lazio, a questo punto da considerare fuori per Crotone e quasi certamente anche per la prossima partita di Champions con lo Zenit San Pietroburgo. Si attende anche la decisione di Inzaghi su Luis Alberto dopo il caso esploso nei giorni scorsi con la società. Lo spagnolo ha chiesto scusa e si sta allenando bene a Formello. Vuole rispondere sul campo. Un’altra esclusione, per motivi disciplinari e non certo tecnici, in un momento così delicato non gioverebbe a nessuno. Simone e la Lazio, alla ripresa del campionato, si ritroveranno in emergenza come prima della sosta. E’ fuori causa anche Luiz Felipe: la società biancoceleste nell’ultima settimana non ha mai comunicato il motivo dell’assenza del difensore brasiliano.corrieredellosport.it

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Immobile, incubo finito: negativo al tampone, domani visita d’idoneità

L'incubo positività al Coronavirus è terminato per Ciro Immobile. Secondo quanto riporta l'Ansa, l'attaccante della Lazio ha terminato l'isolamento domiciliare. Mercoledì si sottoporrà alle visite di controllo nella clinica Paideia, a Roma. 

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Studia a casa, fa pratica a Formello, il percorso di Matri da direttore sportivo

Giacca e cravatta della Lazio, sguardo proiettato verso il futuro. La foto su Instagram di Alessandro Matri spiega tutto: “Passione ed entusiasmo, sempre”. A Formello la sua nuova avventura da assistente di Igli Tare è iniziata in estate. È il suo fido scudiero anche nelle trasferte. Lavora a Formello, parla con Inzaghi, con i giocatori. L’arrivo del colpo da venti milioni, Vedat Muriqi, lo ha curato lui insieme ad Igli nel centro sportivo. La realtà biancoceleste, Matri, la conosce. Ha vestito la maglia laziale, ora è passato dietro alla scrivania. L’esperienza è appena iniziata.

A casa è l’attore perfetto della sua Federica Nargi. Sui social diversi siparietti li ritraggono insieme. Ma tra le mura casalinghe, Alessandro, studia anche. Ha iniziato il corso federale di Coverciano per aspiranti direttori sportivi. Corsi online per intraprendere una nuova vita nel mondo del calcio. Ci sono anche Ignazio Abate, Demetrio Albertini, Paolo De Ceglie, Emiliano Moretti, Giampaolo Pazzini e tanti altri ex calciatori. La strada sembra quella giusta per Matri: teoria a casa seguendo il corso, la pratica sul campo insieme a Tare, da anni considerato uno dei migliori dirigenti nell’ambito calcistico. 

Corrieredellosport.it

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Luis Alberto-Lotito, il rapporto si è rotto?

Per il presente la punizione sarà pesante – sottolinea Il Messaggero -, ma il rapporto tra Luis Alberto e la Lazio si è rotto. La sensazione però è che – si legge – nonostante il recentissimo rinnovo, sia così da un po' di tempo. Se non si aggiusteranno le cose a fine stagione le strade si divideranno. Sullo spagnolo non mancano gli estimatori, ma il prezzo non sarà basso. Anche lì, c'è da scommetterci, ci sarà battaglia. Per il momento si tenterà di salvare il salvabile e andare avanti, con Inzaghi che sarà costretto a mediare quasi ogni giorno. Tuttomercatoweb.com

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Immobile senza pace: oggi sesto tampone per la definitiva negativizzazione

È una tortura. Presto o tardi tornerà negativo a tutti i geni del coronavirus, nessuno può dire quando. Forse oggi, chi lo sa? È il giorno di una nuova puntata sulla roulette dei molecolari per il torturato Ciro Immobile, pluritamponato. Di fronte alla ruota che gira si sente lacerato da un senso di impotenza, ha perso il conto dei test che ha effettuato da venerdì 6 novembre ad oggi. Sono trascorsi dieci giorni esatti e tra tamponi effettuati con la Lazio, per l’Italia e privatamente siamo a quota 5, diventeranno 6 stamattina (sempre che non ce ne sia sfuggito qualcuno), lo effettuerà a domicilio per rispettare la quarantena. Il naso di Ciro rischia di diventare una patata per quanti prelievi ha subito. Non c’è scelta per sperare di tornare alla vita da bomber, interrotta alla vigilia di Lazio-Juve, ma già da prima vissuta ad intermittenza per i due stop decretati dall’Uefa.

Gli scenari

Ciro ha vissuto l’intero week-end sperando di raggiungere l’Italia. Stando alle indiscrezioni circolate, venerdì era risultato positivo al gene “N” che lo perseguita. Immobile non si è arreso e ha tentato di ribaltare il verdetto sottoponendosi a due tamponi privati in differenti laboratori romani. Uno dei due test avrebbe comunque riscontrato la solita positività. Alla fine è stato depennato dalla lista dei convocati azzurra. Il tampone di oggi è previsto nel decimo giorno di isolamento, può permettergli di lasciare casa, ma anche no. Il protocollo, per i positivi asintomatici, prevede l’effettuazione del test e in caso di negatività lo svolgimento di una visità di idoneità, più che altro contano gli accertamenti cardiologici. Sono i passaggi chiave per sperare di tornare in campo. Immobile si trascina questa reattività del gene “N” (non per forza collegabile al Covid, lo sappiamo a memoria) da fine ottobre, da quando fu bloccato dall’Uefa, era la vigilia di Bruges-Lazio. […] Corrieredellosport.it

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Stipendi troppo alti: il calcio sempre più vicino al burrone ma il Governo tace

Di tempo ce n'è sempre meno. L'ultimo allarme l'ha lanciato l'amministratore delegato dell'Inter, Beppe Marotta: «Il calcio rischia il default, abbiamo bisogno di aiuto». Richiesta caduta nel vuoto, inascoltata come quella di un equipaggio disperso in mare mentre la nave affonda. Il calcio affoga nei suoi debiti, nessuno lo soccorre. La serie A è un iceberg in viaggio verso l'equatore, galleggia precario e sotto si scioglie tutto. Le casse e gli stadi sono vuoti, i conti dei club disastrati, la bancarotta un incubo reale. Nell'ultima stagione le perdite aggregate delle 20 società sono state di 770 milioni, uno sprofondo rosso impossibile da gestire e fronteggiare in piena emergenza Covid, il nemico invisibile che sta facendo crollare il gigantesco castello di carte. Il calcio non è mai stato oculato, negli ultimi vent'anni ha chiuso in attivo una sola volta: nel2016-'17 con appena 3 milioni. Nel ventennio dal 2000 al 2020 le perdite totali sono state circa 5 miliardi. Cattive gestioni o spericolati maghi della finanza, a seconda della prospettiva da cui si guarda, si è andati avanti ballando sul Titanic, spendendo e spandendo, salvando i conti grazie a plusvalenze e vendite non proprio cristalline. Ora però c'è una linea limite invalicabile, entro il 1° dicembre vanno saldati circa 300 milioni di stipendi che in serie A hanno sfondato la cifra astronomica di 1,3 miliardi l'anno. I club non ce la fanno più, l'ingaggio medio netto è di circa 1,2 milioni, con una forbice larga tra i 31 milioni di Cristiano Ronaldo e i 40 mila euro di Martin Palumbo, 18enne centrocampista napoletano-norvegese dell'Udinese. Il costo del lavoro è un macigno, i club litigano da mesi con i giocatori per ridurre gli stipendi. Il Governo tace. Nelle settimane scorse il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha scritto a Uefa, Fifa, Eca e alle principali federazioni europee cercando un accordo per una riduzione degli stipendi. Gli è stato risposto che occorre una decisione collettiva presa dalla Uefa. Semmai arriverà non basterà, i contratti sono individuali, non esiste un organismo capace di regolarli tutti. Gravina però ha imboccato la strada giusta chiedendo l'introduzione di una sorta di salary cap per non far saltare il banco. Il presidente della Lega serie A, Paolo Dal Pino, tempo fa disse: «Il valore del giocatore si deve assestare su scala internazionale. Sarebbe controproducente se in Italia facessimo i virtuosi e negli altri Paesi no: verrebbe depauperato il patrimonio. Ha fatto bene Gravina a scrivere all'Uefa per un allineamento a livello europeo sui salari». I giocatori non vogliono essere gli unici a far sacrifici. Leonardo Bonucci, difensore della Juventuse deciso a entrare nel consiglio dell'Aic, ha sottolineato: «La riduzione degli ingaggi? Alla Juve lo abbiamo fatto, ma il calcio non si salva solo chiedendo ai giocatori di ridursi l'ingaggio». Umberto Calcagno, presidente dell'associazione calciatori, chiede una riflessione. «I giocatori sono pronti a offrire il loro contributo. Ma da quali fattori è stata determinata la crisi dei club? Solo dal Covid o da una visione parziale degli ultimi dieci anni delle società? Il calcio italiano si è fatto trovare impreparato su stadi, patrimonializzazione, dipendenza dai diritti tv. A livello comunicativo è facile inviare il messaggio che i costi da tagliare sono gli stipendi dei giocatori, ma il 50 per cento dei professionisti guadagna meno di 50 mila euro lordi. È difficile trovare un accordo che vada bene per tutti. Dobbiamo avere aiuti dal Governo». Gli aiuti sono di là da venire. Nonostante, ricorda Calcio & Finanza, negli ultimi 11 anni la contribuzione del calcio professionistico italiano sia stata di 11,4 miliardi. Nello stesso periodo, i contributi erogati dal Coni alla Figc si sono fermati a 749 milioni: per un euro investito dal Governo nel calcio, lo Stato ha ottenuto un ritorno fiscale e previdenziale pari a 15,2 euro. Dal Pino ancora ieri ha richiesto all'Esecutivo del premier Conte una mano, finora negata. «Ho scritto al Governo più volte, non ho mai ricevuto risposte. Abbiamo sollecitato come per gli altri settori misure di ristoro. All'estero Boris Johnson è attento alle vicende della Premier League, la Merkel alla Bundesliga». I club pagano i loro errori e la cattiva fama, ma le difficoltà odierne sono reali. Nella stagione 2018-19, l'ultima senza coronavirus, negli stadi italiani entrarono 9,6 milioni di spettatori, in quella passata 6,8, in questa appena 42 mila e tutti non paganti. I mancati introiti da botteghino saranno a fine stagione di oltre 300 milioni, cui va sommata una riduzione del 40% degli sponsor e un azzeramento pressoché totale del merchandising: con i negozi e gli stadi chiusi vendere magliette e gadget è impossibile. In più c'è la battaglia con le televisioni, sorgente di vita per il calcio. Incidono sui conti dei club per oltre il 40%. I broadcaster versano circa 1,3 miliardi di euro l'anno, manca però l'ultima rata da 230 milioni della passata stagione. La Lega ha portato in tribunale Sky, Dazn e Igm, ha avuto ragione, deve però ancora vedere i soldi.All'estero non va meglio, in Francia, Ligue 1 è in lite con Mediapro. Il numero uno della Liga, Javier Tebas, ha sottolineato che «il calcio spagnolo avrebbe bisogno di 490 milioni per chiudere la stagione». E secondo l'Eca, i club europei dovranno fronteggiare in due anni mancati introiti per circa 6 miliardi. La Lega serie A sta tentando di costruirsi un'ancora di salvataggio aprendo ai fondi e creando  una media company (MediaCo) per vendere i diritti-tv. Dal Pino ha presentato ai presidenti la proposta diCvc-Advent-Fsi. Per entrare con la quota del 10% in MediaCo, i fondi hanno alzato l'offerta a 1 miliardo e 650 milioni. Giovedì a Roma si voterà. Le perplessità di Lazio e Atalanta non preoccupano Dal Pino: «Il frutto è maturo». Difficile basti a sfamare il calcio italiano, strozzato dai debiti.

Il Corriere della Sera

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Muriqi, secondo squillo consecutivo: ora c’è una promessa alla Lazio da mantenere

Una buona notizia. Ripetuta e confermata. Vedat Muriqi in nazionale ha dimostrato di vedere la porta. Due partite (la prima mercoledì contro l'Albania, la seconda domenica contro la Slovenia) e due gol segnati. Uno a incontro. Il primo su rigore, il secondo con un tiro di prima di sinistro su azione. Il suo Kosovo ha perso entrambe le gare, ma lui ne è uscito vincitore. È infatti lui l'unico, di tutta la squadra, ad aver segnato. La porta la vede. Ora deve solo inquadrarla con la Lazio.

Nelle sue prime sette presenze in biancoceleste (le ultime tre, fra campionato e Champions, da titolare) è ancora a secco di gol. In 284' giocati, inoltre, ha avuto una sola vera occasione da rete: è arrivata contro la Juventus, quando, su sponda di Milinkovic, non è giunto in tempo sul pallone che avrebbe solo dovuto spingere in porta. In nazionale si è però sbloccato, ha ritrovato fiducia, e ha mandato un chiaro segnale a Inzaghi, compagni, società e tifosi: bisogna solo aspettarlo.

Per Muriqi l'inserimento nella Lazio non è stato dei più semplici: arrivato con un problema al quadricipite della gamba sinistra, fino a metà ottobre non si è potuto allenare con i compagni. Essendo particolarmente possente (è alto 195 centimetri e pesa più di 90 chili) ha inoltre bisogno di tempo per carburare. Il livello del campionato italiano, fra l'altro, è oggettivamente più alto rispetto a quello turco (la Lazio lo ha acquistato in estate dal Fenerbahce), anche per questo era prevedibile che dovesse adattarsi alla Serie A, prima di riuscire a incidere. Per quanto sia l'acquisto più costoso nell'anno del ritorno in Champions (circa 18 milioni), non si poteva dunque pretendere un impatto immediato. E se è vero che Muriqi ha bisogno di tempo per inserirsi, è anche vero che la squadra, a sua volta, deve ancora adattarsi al suo modo di giocare: nell'ultima partita, quella dell'8 novembre contro la Juventus, Correa, abituato a duettare con Immobile, in un paio di occasioni ha lanciato l'attaccante kosovaro in profondità. Non il modo migliore per esaltarne le caratteristiche. C'è bisogno di trovare un equilibrio, e il tempo, in tal senso, non può che aiutare. Intanto però sia Muriqi che Inzaghi possono sorridere. Dalle partite del Kosovo è arrivata una buona notizia. Ripetuta e confermata: i due gol di Muriqi danno fiducia a lui, alla Lazio e ai suoi tifosi.

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Nuovo aereo Lazio, ecco quanto costa a Lotito

Il colpo ad effetto di Claudio Lotito è il nuovo aereo della Lazio. Un regalo per il club in onore dei 120 anni della società capitolina. Presentato in pompa magna, il velivolo è un Boeing 737-300 Classic della Tayaranjet, compagnia bulgara. La livrea con logo e stemma dell’aquila è stata realizzata alla IAC, società che pittura velivoli in Irlanda. La spesa è stata tutta a carico di Lotito: 150mila euro. E altrettanti dovrà spenderli per far ritornare il mezzo con i suoi colori originali.

La spesa per la società

Va ricordato che il vettore non è ad uso esclusivo della società, ma verrà messo a disposizione dei ragazzi di Inzaghi quando ci saranno trasferte da affrontare. Il primo volo dovrebbe essere già venerdì prossimo, direzione Crotone. Il costo di ogni viaggio si aggirerebbe intorno ai 30mila euro tra andata e ritorno. Qualcosa in più, 40-50mila euro, per i viaggi europei. Totale: circa 700mila euro. Una spesa che ogni società ha nel proprio registro per via dell’uso di charter privati, noleggiati per le trasferte. Può cambiare il totale dell'esborso in base a diversi fattori, come personale, carburante e varie tasse. corrieredellosport.it

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La Lazio al centro del lavoro di due Procure: nessuna fretta per chiudere le indagini su tamponi e protocolli

Settimana di tamponi, palloni e tribunali. I prossimi sette giorni in casa Lazio saranno decisamente caldi, ad aumentare le temeprature potrebbero essere la Procura Federale e quella di Avellino, entrambe concentrate sugli esiti alterni dei test molecolari e delle presunte violazioni del Protocollo anti-CoVid stilato dalla Figc. Come riporta Il Corriere dello Sport, Via Campania sembra intenzionata ad approfonidre ogni aspetto trattato, utilizzando tutto novembre con l'intento di chiudere le fase di indagine entro metà dicembre, data che dovrebbe vedere il pronunciamento, ovvero Archiviaizone o deferimento, non essendo previsto in questa fattispecie un accordo pre-deferimento (vedi caso Lotito-Marotta, ndr). Il Capo della Procura Chinè potrebbe decidere nei prossimi giorni di ascoltare alcuni calciatori, in primis Immobile, tra i giocatori in campo nella seduta mattutina di martedì 3 novembre, quando si sopsetta la Lazio fosse a conoscenza dei tre tamponi positivi della Synlab Icon Immobile anche Strakosha e Leiva, la punta era positiva anche al tampone di Futura Diagnostica, sempre prelevato lunedì 2 novembre ndr), effettuati il 2 novembre perché il 4 ci sarebbe stata la trasferta a San Pietroburgo. Secondo il Protocollo Covid infatti, I giocatori sono tenuti a conoscere le regole, quindi se Immobile confermasse di essere sceso in campo sapendo del tampone positivo – ipotesi decisamente folle – potrebbe essere sanzionato a sua volta. Gli inquirenti federali ovviamente cercheranno di capire come la Lazio ha gestito tutti I passaggi nel caso di positività dei propri tesserati. Il secondo fronte porta in Campania, ad Avellino, sede di Futura Diagnostica, laboratorio scelto dai biancocelesti per processare I tamponi relativi alla Serie A.  I pm guidati da Vincenzo D'Onofrio sono entrati in possesso anche delle comunicazioni tra la Lazio, il laboratorio Futura Diagnostica e l’Asl 1 di Roma, competente per Formello in merito a deroghe su bolle o altro. Si lavora per individuare mancanze o irregolarità nell'effetuazione dei tamponi nella struttura Irpina, nell'indagine che vede indagato il presidente del CDA di FD, Massimiliano Taccone. Si attendono I risultati delle due perzie effettuate dall'esperto scelto dalla Procura, la professoressa Maria Landi. Due gli esami da ripetere presso l'Ospedale Moscati di Avellino: in primis sui 95 tamponi sequestrati, relativi ai preleievi di sabato 7 novembre a Formello prima di Lazio-Juventus (poi processati nottetempo ad Avellino, ndr);  in secondo luogo sull'RNA estratto dai sette tamponi, sempre tra I 95 suddetti, che FD scelse d far rielaborare dal laboratorio di Napoli MeriGen. Infione, I tre sostituti Venezia, Toscano e Iglio dovranno valutare la richeista della difesa, rappresentata dall'avvocato Innocenzo Massaro, di riebolare I 95 tamponi presso FD, al fine di ripetere il test nelle stesse identiche condizioni dei test realizzati la notte tra il 7 e l'8 novembre.     
 GLP