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Correa come un nuovo acquisto, riparte da Marassi la corsa del Tucu

Prima dell’infortunio del 5 gennaio Correa era devastante e ‘imprendibile’, per utilizzare il termine scelto da Inzaghi. Saltava sempre l’uomo, creava superiorità, costringeva avversari al fallo e attirava su di sé le attenzioni dei difensori, lasciando così più spazio ai suoi compagni. Ma dopo il problema al polpaccio accusato nella trasferta di Brescia a inizio 2020 ha perso quella scintilla che lo faceva infiammare e lo rendeva quasi unico. L’argentino, fermo per settimane per cercare di mettersi alle spalle il fastidio muscolare, ha provato a forzare di nuovo nel derby del 26 gennaio, ma poi è stato costretto tornare ai box per altri 15 giorni. Il motivo? Un fastidio sempre al polpaccio. Ha perso così continuità nel lavoro che invece ha ritrovato nelle ultime due settimane di allenamenti a Formello. 
“Correa sta tornado molto bene dopo un problema al polpaccio e una ricaduta. Stasera era la partita di Caicedo, ieri nella rifinitura ho provato Correa ma poi ho deciso Caicedo. È un nostro top player e se questa settimana mi dimostrerà di essere al 100% a Genova giocherà lui", ha spiegato dopo la vittoria contro l'Inter mister Inzaghi, che non ha mai rinunciato al Tucu se non per problemi fisici. Il tecnico lo aspetta, i suoi compagni sanno quanto possa essere importante. Lui migliora seduta dopo seduta, anche grazie al lavoro aggiunto che svolge con Pablo Dip, il suo fisioterapista e preparatore personale (aiuta anche Luis Alberto e Patric). In un momento in cui gira tutto per il meglio, per spaventare ancora di più Juventus e Inter servirebbe ritrovare il miglior Correa. Le sue accelerazioni, abbinate alla tecnica e alla fantasia, sono devastanti per rompere i piani gara degli avversari. Non segna dallo scorso 10 novembre e ora che la palla scotta, e le partite pesano in maniera impressionante, deve venire fuori e spiccare. Come ha fatto l’anno scorso, quando dopo mesi di astinenza venne fuori sul finale di stagione e fu decisivo per la vittoria della Coppa Italia con il gol in semifinale contro il Milan e quello in finale con l’Atalanta. Il mondo biancoceleste spera che possa essere di nuovo determinante, magari già domenica contro il Genoa. Con la consapevolezza che c’è bisogno del fu Correa, quello ammirato fino all’infortunio, per alimentare il sogno che inizia con la ’S’. Tuttomercatoweb.com

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Inzaghi può eguagliare la stagione precedente, ma con tre mesi d’anticipo

La Lazio può agganciare un altro traguardo, l'ennesimo di questa stagione. Se la squadra di Inzaghi dovesse vincere a Genova infatti, andrebbe a 59 punti in classifica. Tanti quanti quelli realizzati la scorsa stagione dopo 38 giornate, chiusa poi all'ottavo posto e con la Coppa Italia. Raggiungere però quota 59 dopo 25 giornate, sarebbe qualcosa di straordinario. Ma d'altronde, non è questa la stagione dei record stracciati e dei tabù infranti? La corsa continua, a Genova la Lazio può scrivere un'altra pagina di un romanzo favoloso.

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Muro Strakosha: miglior portiere della Serie A per percentuale di parate

Il dato più sorprendente finora della stagione della Lazio, è quello relativo alla difesa. In pochi infatti, avrebbero scommesso sul pacchetto arretrato dei biancocelesti fino a questo punto. Dopo 24 giornate la Lazio ha subito meno gol di tutte le altre squadre in Serie A: 21. Merito della leadership di Acerbi, dell'esperienza di Radu e della ritrovata affidabilità di Luiz Felipe e Patric, ma non solo. Strakosha ha un ruolo determinante in tutto questo, come spiegano bene i numeri. Il portiere albanese infatti è il migliore del campionato per percentuale di parate (77,9) ed ha neutralizzato 75 tiri su 95. Dietro c'è Sepe del Parma (77,3) mentre in Europa solo Rulli del Montpellier ha fatto meglio: 78,1. Insomma, non c'è grande difesa, senza grande portiere.

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Immobile segna quanto il Genoa… E quando vede Grifone è spietato

La prova del nove. Contro il 9 più pericoloso della Serie A, anche se di fatto, Ciro Immobile veste il 17. Il Genoa vive il momento migliore della stagione, ma al Ferraris arriva il peggior avversario possibile: la Lazio sempre più anti-Juve:19 risultati utili consecutivi e scontro diretto vinto con l’Inter. Un’Aquila che vola, guidata da un ex temuto e “odiato” dal tifo rossoblù: Immobile. Uno che da solo segna quanto il Genoa: 26 gol per Ciro, 27 per il Grifone, numeri impressionanti. Nelle ultime 4 gare, Perin è rimasto imbattuto ben 3 volte, ma stavolta Soumaoro e soci dovranno superarsi.

A 30 anni (li compie oggi) Immobile è nel pieno della maturità. Il suo ruolino di marcia acuisce i rimpianti rossoblù. Cresciuto nella Juve, capocannoniere in B col Pescara (28 gol), nel 2012 il bomber di Torre Annunziata era stato preso in comproprietà dal Genoa. L’avventura, però, non andò come sperato: 5 gol e soprattutto problemi con i tifosi dopo un’esultanza polemica a San Siro. Una sofferenza sfogata con un’esultanza rabbiosa nell’aprile 2014, quando col Torino segnò il suo primo gol da rivale al Grifone: «Solo io e la mia famiglia – disse – sappiamo cosa abbiamo vissuto a Genova». Da allora, Immobile si è confermato ex particolarmente avvelenato. Puntualmente beccato dal pubblico genoano, ha segnato ben 9 gol in 11 gare contro il Grifo, diventato una delle sue vittime preferite visto che solo contro la Sampdoria ha siglato più reti (13). Secolo XIX

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Immobile vuole farsi un regalo, diventare il più grande dei bomber biancocelesti

Il calcio è fatto di bandiere, miti, leggende. E in casa Lazio di calciatori che hanno lasciato il segno, nei suoi 120 anni di storia, ce ne sono stati tantissimi. L’ultimo, non per importanza, è Ciro Immobile. Trent’anni oggi per un ragazzo diventato grande in casa biancoceleste. Dopo una carriera altalenante in Italia e in Europa, ha trovato la sua (immensa) dimensione nella Capitale. Per il momento è il quarto bomber laziale della storia (115 reti), davanti a lui Chinaglia (122), Signori (127) e Piola (159). La stagione non è finita, segnerà ancora, batterà altri record. Punta a diventare l’uomo con più gol della storia biancoceleste.

Numeri incredibili
La Lazio vola in Serie A anche grazie ai gol di Ciro Immobile. Sono 26 quelli stagionali fin qui, e punta il suo record di 29 reti in un singolo campionato fatto registrare nella stagione 2017/2018. Immobile che vuole battere Immobile senza voglia di fermarsi. Ha realizzato 93 marcature in A con la maglia della Lazio in 129 partite: nell’era moderna solo Signori e Vieri hanno raggiunto questa quota con la stessa casacca in meno incontri. Il primo con la maglia biancoceleste (123 match), il secondo con quella dell’Inter (125). Ciro è una sentenza, l’ultimo dato fa spavento: un gol ogni 77’. Vuol dire che la squadra di Inzaghi, in ogni match, parte già da 1-0. Questi sono i numeri del re Immobile. Trent’anni di un ragazzo diventato uomo e leggenda. Corriere dello sport

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Acerbi come la Lazio, la loro forza è nata dalle fragilità

Francesco Acerbi gioca con tutto quello che ha: la straordinarietà del suo talento, l’immensità della sua forza, la leggerezza del suo sorriso, l’infinità della sua resistenza. Corre e accorre in aiuto, da paladino amatissimo. E’ un difensore arpionatore di palloni, è il ministro della difesa della Lazio, la meno battuta del campionato (21 reti). Ha fermato Ronaldo, idem Lukaku, fa sudare tutti, grandi e grossi, piccoli e sguscianti. Francesco Acerbi è tra gli insuperabili: in dribbling quest’anno l’hanno saltato solo quattro volte, meglio solo Bonucci (due). C’è lui dove c’è da salvare un gol, s’è visto domenica nel finale, quando Lukaku ha sparato a botta sicura e Acerbi, ventre a terra, ha fatto sbarramento col corpo, è stato come tuff arsi nel vuoto.

IL KARMA E IL BUNKER 

C’è Acerbi dove c’è da aiutare gli altri, quando c’è da andare negli ospedali. E’ un donatore di sorrisi e speranze, per i più piccoli è un angelo del bene. E’ la sua classe, è la sua scorza a tenere in piedi la difesa della Lazio, ricoprendola di cemento l’ha resa un bunker assieme a Radu, Luiz Felipe, Patric o Bastos, aspettando Vavro. C’era bisogno di una guida e tutti loro gli si sono stretti attorno. Intercetta i missili e li sa scagliare, si ricorderà l’eurogol segnato contro il Torino. Difensore, battitore libero. Il signor Acerbi, tra un recupero e l’altro, s’è permesso il lusso di partecipare a quattro reti quest’anno (due gol di cui uno nel derby e due assist).

LA STORIA 

Il processo di assunzione al ruolo di paladino laziale è iniziato dopo la partenza di De Vrij e s’è concluso in tempi brevi. La parabola ottimista della vita di Acerbi, calcisticamente ed emozionalmente, è tutta in questa frase: «Paura? Ho smesso di averne sei anni fa», diceva nel 2019. Nel 2012, quando giocava nel Milan, ha perso il padre: «Non sapevo più giocare. Mi sono messo a bere». E’ partito alla rincorsa dopo un’altra botta, il tumore al testicolo sinistro (2013) e la recidiva (al destro) dei mesi successivi, era già al Sassuolo: «Nella mia testa, ogni giorno, volevo sempre correre»Acerbi corre e rincorre, gioca e rigioca, le sue partite non conoscono fischi finali. Dal 2017-18 è il giocatore che ha firmato più presenze in A, sono 99, a Genova domenica saranno 100. Ne ha saltata solo una per squalifica.

LA FEDE

La sua forza è nata dalle fragilità. Non ha mai nascosto le sue ferite, le sue paure e le sue ansie, entrambe vinte. Non ha avuto timori nel raccontare che si fa seguire da uno psicanalista «per diventare migliore come uomo e come giocatore». Ogni volta che scende in campo alza gli occhi al cielo e prega a mani giunte, è una forma di preghiera intensa, fisica. La malattia l’ha reso più forte: «Può sembrare un paradosso terribile, ma il cancro mi ha salvato. Ho avuto di nuovo qualcosa contro cui lottare e sono ritornato bambino». E’ diventato grande alla Lazio dopo aver sprecato l’occasione Milan, dopo aver sentito dire che “la Juve vuole Acerbi”, che “anche l’Inter e la Roma vogliono Acerbi”. Ma niente. Aveva perso l’Italia, l’ha ritrovata. Il presente sta risarcendo i torti. Acerbi oggi ha 32 anni e vuole giocare fino a 38: «Ho qualche soddisfazione da togliermi con la Lazio, poi voglio fare l’allenatore». E torna in mente quel suo tweet per capire che allenatore sarà.

Gazzetta dello Sport/laziopress.it

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Immobile festeggia i 30: gli auguri della società, questa sera il grande party

La Lazio abbraccia Ciro Immobile, nel giorno del suo ingresso negli 'enta'. 30 anni fa nasceva uno dei più grandi attaccanti della storia della Lazio. Questa sera, al Teatro Brancaccio, andrà in scena un grande party per festeggiare. Tutti i tesserati biancocelesti sono invitati, il dress code è 'Anni '20', come nel film 'Il Grande Gatsby'. Papillon o abito completo? La scelta agli invitati. Intanto la società ha pubblicato sul suo sito ufficiale una nota d'auguri: “Ciro Immobile, attaccante biancoceleste, oggi spegne 30 candeline.Dal Presidente, dalla Società, dallo staff e da tutti i tifosi, i più sentiti auguri di buon compleanno!”.

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Highlander Acerbi: i numeri della colonna portante della Lazio

La Lazio ha la miglior difesa del campionato. Dopo 24 giornate, i biancocelesti hanno incassato appena 21 gol, meglio di Inter e Juventus. Non è certo un segreto il fatto che Francesco Acerbi sia una delle chiavi di questa statistica. Il centrale italiano ha dei numeri semplicemente impressionanti, che non riguardano solo questa stagione. Acerbi infatti ha giocato 82 gare su 83 con la maglia della Lazio. Ne ha saltata soltanto una, per squalifica. E' l' highlander della Lazio, quello che non manca mai. 6 i gol messi a segno finora, 5 con la Lazio e uno con la Nazionale di Roberto Mancini, che lo sta valutando seriamente come titolare per i prossimi Europei (Chiellini permettendo).

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Genoa-Lazio, precedenti da brividi: una sola vittoria negli ultimi 9 confronti

Genova, per la Lazio, è una trasferta a due facce. Se contro la Sampdoria i risultati sono estremamente positivi, negli ultimi anni contro il Genoa le cose sono andate diversamente. L'ultima vittoria risale a settembre 2017, quando un errore clamoroso di Gentiletti regalò il gol vittoria nel finale ai biancocelesti. Quella però, è l'unica vittoria a Marassi negli ultimi 9 anni. Dal 2011 la Lazio ha raccolto solo 6 punti in 9 confronti col Grifone. Nell'ultimo faccia a faccia, i rossoblù ebbero la meglio grazie al tiro da fuori area di Criscito allo scadere. Per Inzaghi questa è la stagione dove i tabù vengono sfatati, domenica prossima ce ne sarà un altro sul cammino.

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Capolavoro Lazio, i punti cardinali della creatura di Lotito

Miglior difesa del campionato con appena 20 gol subiti, secondo attacco del torneo con 55 reti realizzate e un centrocampo da far invidia alle big di mezza Europa. L’analisi della cavalcata da sogno della Lazio non può prescindere da questo. Inzaghi è stato bravo a dare equilibrio ai reparti esaltando le caratteristiche dei singoli. Se fino a poco tempo fa la difesa era il reparto più debole ora è diventato il principale punto di forza. Non a caso nella storia sono le squadre che hanno preso meno gol quelle ad aver vinto lo scudetto. Strakosha è un portieri di medio livello che però sa fare lo straordinario. Acerbi è il leader silenzioso ma vero valore aggiunto. In due anni ha saltato una sola gara, per squalifica. Il reintegro del figliol prodigo Radu una visione importante in termini di equilibri di squadra. L’anello debole della corsia di destra è stato fortificato proprio grazie ai continui cambi. Luiz Felipe, Patric e Bastos vengono alternati in base alle caratteristiche dell’avversario di turno. L’attacco è stellare. Immobile distrugge record su record: 26 reti in 24 giornate. Caicedo e Correa si alternano nello spalleggiarlo. Otto centri il primo con cui forma la coppia migliore d’Europa e sei il secondo. Epoi c’è il centrocampo dei sogn. Leiva è il cervello, Milinkovic i muscoli e il cervello, Luis Alberto la genialità e Lazzarri e Lulic la corsa. In Italia non ce n’è uno così completo.

Il peso specifico di campioni e un mercato fatto nel tempo

«Milinkovic lo vendo solo per 100 milioni». Una frase che in estate venne presa come una sbrasonata del presidente Lotito, a riascoltarla oggi se ne intuisci la centralità. Ossia il mettere il campione al centro del progetto. La forza di resistere alle grandi squadre e ai morsi dei procuratori divoratori. Le basi solide del progetto. La Lazio come punto di arrivo e non come trampolino di lancio. Lotito è stato bravo a coccolare i suoi gioielli, a trattenerli anche alzandogli gli ingaggi. Una mano tesa per riceve un abbraccio. Il Sergej con lo sguardo a Madrid e a Manchester oggi è l’imperatore di Roma. Conquista punti e territori. Conserva gli scalpi delle sue vittime. Un sergente con i gradi di comandante. Il ragazzo duro ha lasciato il posto a quello sorridente e aperto sui social. I tifosi lo amano. Così come impazziscono per le magie di Luis Alberto. La nostalgia di Siviglia è sparita. Ora bacia la maglia biancoceleste. Da oggetto misterioso a campione assoluto. Pazzesche le ultime tre partite giocate. Tecnica, intelligenza e ora anche corsa. I problemi fisici si sono dissolti non appena la mente si è liberata. E’ il compagno che tutti “invidiano” e che tutti vorrebbero avere al fianco. Su questa base nel corso del tempo Tare e Lotito sono stati bravi ad aggiungere i vari tasselli mancati per una squadra completa in ogni reparto e che soprattutto è costata poco. Basti pensare che Luis Alberto e Milinkovic sono costati 20 milioni in due.

Uomini contati ma contano tutti

La Lazio ha gli uomini contati ma contano tutti. Una frase detta da un tifoso biancoceleste al termine della sfida con l’Inter. Poche parole che nella loro semplicità fotografano in maniera nitida la realtà. Più volte si è dibattuto sull’esiguità della rosa di Inzaghi rispetto a quella di Sarri e a quella di Conte. E’ vero i numeri dicono questo ma il campo dice decisamente altro. Il tecnico biancoceleste è stato bravo, nel corso del tempo, a capire che per avere le giuste risposte doveva coinvolgere tutti. Detto fatto. Le rotazioni in quest’ultimo anno sono aumentate. Ora chi entra dalla panchina non si sente più il Carneade di giornata ma è un protagonista al pari di Immobile. Tutti per uno e uno per tutti. Nelle scorse stagioni più volte si era commesso l’errore di arrivare a marzo giocando coppe e campionato sempre con gli stessi dodici o tredici giocatori. Quest’anno, invece, Simone, pur non avendo uomini in più, è stato capace di allungare la panchina. Se fino a ieri i vari Patric, Jony, Cataldi, Marusic Parolo, erano rincalzi da usare alla bisogna oggi sono pedine fondamentali per cambiare le partite in corso. In questa cavalcata tutti hanno messo il segno. Chi con un cross, chi con una scivolata, chi con un gol e chi semplicemente facendosi trovare pronto. E poi non va sottovalutata la scelta, seppur dolorosa, fatta in autunno: uscire dalle coppe per avere una sola partita a settimana. Un modo per allungare ulteriormente la panchina.

Il segreto di vivere la squadra come una seconda famiglia

Una squadra di calcio? No una seconda famiglia. Questo è il punto di forza della Lazio. Una catena di comando corta dove Lotito recita il ruolo di pater familias. Non padre padrone. Ma un presidente pronto ad ascoltare i suoi giocatori. Nel corso del tempo anche Claudio ha smussato alcuni angoli de suo carattere. Parla con i suoi ragazzi come fossero figli suoi, li carica ogni partita. E non è un caso che alla fine della sfida contro l’Inter più di qualcuno lo abbia accolto nello spogliatoio dicendogli: «Presidente ha visto? Abbiamo fatto come ha detto lei». Tutti per uno e uno per tutti. Una grande famiglia in cui i calciatori si riconoscono e puntano a difendere ogni “maledetta domenica”. Anzi, le prestazioni in campo sono ogni volta la trasposizione del famoso discorso di quel film. Basta guardare quando i difensori si gettano a corpo morto sui tiri dell’avversario per difendere la porta per farsi venire in mente quel «In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire». La Lazio oggi è tutto questo. E anche di più.

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