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Lulic out, fiducia a Jony: ecco le altre opzioni fra le mani di Inzaghi

L'operazione alla caviglia è andata bene, Senad Lulic dovrebbe lasciare la clinica già in giornata. Il capitano della Lazio sarà costretto a stare lontano dal campo qualche giorno (si parla di un minimo di 8-10 giorni di totale riposo) prima di tornare a lavorare. E' un'assenza pesante, non solo a livello carismatico, ma anche a livello tattico. Inzaghi darà fiducia a Jony, lo spagnolo è in pole per la gara contro l'Inter, ma le soluzioni alternative sono al vaglio. Quella più ovvia è Marusic. Il montenegrino ha già giocato un paio di volte sul lato opposto rispetto al quello suo naturale, potrebbe essere adattato all'occorrenza. Difficile invece pensare ad un Lazzari spostato a destra. Patric può essere adattato, mentre quello che sarebbe il sostituto naturale, Lukaku, non ha ancora il ritmo partita. Ci sarà da stringere i denti, a meno che Jony non confermi in questo periodo le buone prestazioni offerte nell'ultimo mese.

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UEFA, ecco la terza coppa: in Europa League Conference giocherà la sesta classificata

Arriva la terza competizione europea per club. La UEFA ha infatti diramato nella giornata di oggi i criteri per la qualificazione alla Europa League Conference, che dalla stagione 2021/22 affiancherà Champions ed Europa League. Vi parteciperà la sesta classificata dei campionati europei, compresa la Serie A (in questo momento il Verona di Juric, in foto). Non cambiano gli altri piazzamenti: dalla prima alla quarta in classifica andranno in Champions League, la quinta e la vincente della Coppa Italia parteciperanno all'Europa League. In totale, all'ELC parteciperanno 32 squadre, divise in otto gironi da quattro: la vincente si qualificherà all'Europa League dell'anno successivo. Le partite della nuova competizione – che inizierà nel 2021 – si giocheranno di giovedì alle 18.45CET e 21.00CET, proprio come la UEFA Europa League. tuttomercatoweb.com

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Scudetto 1915, Avv. Mignogna risponde a Cucci: “I veri manipolatori? Chi ha artefatto le carte di quel campionato…”

All’interno dell’edizione odierna del Corriere dello Sport-Stadio, Italo Cucci nella rubrica di risposta alle lettere dei lettori ha espresso un punto di vista estremamente critico alla rivendicazione della Lazio per lo Scudetto 1915: "Non entro nel merito della vicenda. Dico solo che la cronaca dello sport può essere aggiornata, la storia manipolata. Operazione che in questo paese di santi, poeti, navigatori e falsari avviene quotidianamente. E non mi sta bene. Nel ’64 la Federazione propose di assegnare al Bologna lo Scudetto 1927, revocato al Torino per una storia di corruzione, ma noi bolognesi dicemmo: ‘Noi lo Scudetto degli altri non lo vogliamo’.Adesso tutti pretendono Scudetti spariti nelle pieghe della storia. Pensate a vincerne nuovi. Come stiamo vedendo, è possibile. Quelli inesistenti dedichiamoli ai perdenti nati”.

Ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it, l’avv Gian Luca Mignogna, promotore della rivendicazione, ha affidato la sua replica: “Sinceramente non mi ero nemmeno accorto delle affermazioni di Italo Cucci sullo Scudetto del 1915. Mi hanno segnalato le sue dichiarazioni sul Corriere dello Sport poco fa. Non credo meritino una risposta particolare, ma ritengo giusto replicare brevemente solo per quei pochi tifosi laziali che leggono quel giornale. È stata spesa una firma nota e importante, probabilmente perché devono “giustificare” che in quasi cinque anni hanno dedicato pochissimo spazio ad una vicenda che all’estero come su altri quotidiani italiani ha avuto ben altro eco (Cfr: Le Monde, BBC, New York Times, Tempo e Tuttosport). La verità è una sola: i veri manipolatori all’epoca sono stati coloro che hanno artefatto le carte di quel campionato, oggi sono coloro che stanno deliberatamente oscurando la nostra rivendicazione che è assolutamente legittima e comprovata. Evidentemente per finalità editoriali e commerciali ben precise. Un uomo di sport, un professionista, giammai avrebbe dovuto spingersi a proferire cotanti amenità. A mio avviso è perdente solamente chi non ha il coraggio, la forza e la nobiltà d’animo di sposare le ragioni della giustizia e della verità. Ma dobbiamo farcene una ragione, la storia italiana è segnata di personaggi che ne hanno profanato l’identità e la credibilità. Io sono il primo ad augurarsi che la Lazio di Inzaghi vinca lo Scudetto del 2020, ciò non toglie che anche quella del 1915 ha tutto il diritto di fregiarsi del tricolore. Aggiungo e concludo che al Sig. Cucci, laddove ha fatto indebiti paragoni con il Bologna del 1927, è sfuggito che su tale campionato in Figc attualmente pende puranche una richiesta d’assegnazione proprio dei rossoblu. Probabilmente prima di gettarsi su certe tematiche bisognerebbe essere informati ed aver studiato bene le carte…”
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Fortino Olimpico: nessuno come la Lazio per gol subiti in casa, ma l’Inter…

Per la Lazio, l'Olimpico è diventato un fortino. I numeri dicono che la squadra di Inzaghi ha costruito, mattone dopo mattone, un muro davanti alla porta nel suo impianto. Sono appena 9 i gol subiti in casa, nessuno come i biancocelesti in Serie A. Dall'altra parte, domenica arriverà l'Inter di Conte – anche lei miglior difesa del campionato al pari della Lazio – che subisce di meno in trasferta. I nerazzurri infatti hanno subito 20 gol, divisi in maniera perfettamente equa fra casa e trasferta, 10 e 10. Insomma, una sfida al vertice fra i due club con i migliori record in Serie A, superiori anche alla Juventus di Sarri.

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Gli undici di Inzaghi: il lavoro di uno staff che fa la differenza

Simone Inzaghi è chiaramente l'uomo copertina della Lazio, ma dietro di lui c'è uno staff che fa la differenza. Troppo spesso lasciato dietro le quinte, un gruppo composto da 11 professionisti che lavorano spalla a spalla con il tecnico piacentino. Il Corriere dello Sport dedica a loro due pagine nell'edizione odierna, analizzandone le caratteristiche. Inzaghi porta con se 3 assistenti allenatori, 2 match analyst e 6 preparatori atletici. Farris, Cecchi e Rocchini (nuovo arrivato, spesso in Tribuna con auriciolare) sono i tre assistenti. Cerasaro e Allavena si occupano dell'analisi delle partite. Ripert, Fonte, Spicciariello, Bianchini, Grigioni e Zappalà curano la preparazione atletica. Nello specifico, Adalberto Grigioni (decano fra i preparatori e più anziano nello staff) lavora con Strakosha e Proto. Mentre a Fonte e Ripert e il resto dello staff è affidato il piano di preparazione atletica. Spesso viene sottovalutata l'importanza del loro lavoro, a maggior ragione in una stagione dove gli infortuni si contano sulle dita di una mano. Parlare di fortuna è indubbiamente riduttivo.

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Lazio super anche in Borsa: per il titolo un guadagno record

 E la Lazio vola anche a Piazza Affari. La squadra di Inzaghi è terza in Serie A in scia di Juventus e Inter in lotta per lo scudetto, un risultato che fa segnare un rialzo delle azioni biancocelesti. Sorride il presidente Claudio Lotito: dall’inizio del campionato 2019/2020, il titolo della società ha guadagnato il 47%. E pensare che dopo il pareggio con la Roma nel derby, le azioni avevano perso il 5,5%, salvo poi risalire addirittura del 17%. Numeri che incorniciano una stagione super fin qui della Lazio. E a livello economico, l’evoluzione nel mercato finanziario, si tradurrà in un aumento di ricavi per il club. corrieredellosport.it

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Grazie alla Lazio, la Capitale rompe l’asse Torino-Milano

C’è qualcosa di nuovo nel campionato di calcio: un campionato. Le ultime stagioni ci avevano abituato, fino quasi alla noia, a nessun mutamento climatico: un eterno bel tempo per la Juventus e tutte le altre ad arrangiarsi, lontane da quella Luna in bianco e nero. Sì, la Lazio specialmente era bravissima a vincere qualcosa ogni tanto, spesso con merito, pure se c’era chi voleva vedere i trofei che andavano arricchendo le mensole di questa antica e gloriosa polisportiva (la più grande d’Europa) solo briciole lasciate dalla voracità sabauda. Era tanto, ma sembrava poco. La Coppa Italia? Un portaombrelli. La Supercoppa? Un incidente di percorso degli abbonati al trofeo, inseguitori seriali però della Champions, la cui mancanza sentono fin nelle viscere. E il bello è che questo campionato ritrovato non si ferma sulla “Mi-To”, la direttrice Milano-Torino lungo la quale, andata e ritorno, tutto passa o si vorrebbe far passare. C’è anche Roma in questo triangolo d’oro, pure se non si chiama Roma (che per il titolo lotto dieci anni fa con Ranieri), nel caso, ma Lazio. La Lazio sì. Ed è bello, anche se per la città in giallorosso può sembrare “doloroso”, che nella passione della lotta per il vertice, ci sia una squadra della Capitale, proprio in una congiuntura nella quale la Capitale non ha poi tante cose di cui andare fiera. La Lazio quel “quid” glielo sta dando. Anche perché è così diversa da quelle che “soldi alla mano” hanno fatto il più d’un secolo di storia del calcio, che non è storia piccola giacché impegna sentimenti ed energie della maggioranza. Lassù al Nord vige la legge dello “spendere e spandare”, chiamato anche “investire”. Qui la Lazio di Claudio Lotito ha costruito qualcosa di solido senza badare al luccichio dei nomi, ma alla solidità del ben fatto, “investire in capacità”. È una Lazio ragionevole e ragionata, dove tutti hanno fatto e stanno facendo bene. Una curiosità statistica dice che nella storia della serie A, a questo punto dell’intero stagione, l’ultima volta che tre squadre si racchiusero in tre punti fu l’anno fra il 2000 e il 2001. Nel 2000 lo scudetto fu della Lazio, nel 2001 della Roma. Il che vuol dire che quando si riesce (con bravura, sapienza tecnica e finanziaria, va riconosciuto) a costruire qualcosa, Roma c’è e si chiama Lazio. E la Juventus e l’Inter, oggi coniugate a due filosofie che hanno fatto la “fenomenologia del pallone” negli ultimi anni, chiamata Sarrismo o Contismo, debbono farci i conti. Perché c’è il Lotitismo, l’Inzaghismo. Ciro Immobile non si presta al gioco dell’ismo. Questa Lazio costruita un mattoncino dopo l’altro è da anni che riscuote il plauso del “gioca bene”, il contentino dell’elogio. Ora a Torino juventina e Milano interista non suscita solo condiscendente ammirazione: fa paura. Anche perché non ha usato armi loro: il soldo. L’altra novità del campionato è questa: se uno ci sa fare può mettere su qualcosa che piace e che può lottare alla pari e magari, chissà, perfino vincere. Anche nella città di Roma, pure se ha un altro nome, sportivamente buono quanto l’altro. O di più? E senza lo “zio d’America”… Meditate, Trigoria, meditate. La “colpa” non è la città e forse non è neppure in città… Ilmessaggero.it

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Juve, Inter, Lazio: il campionato riscopre la corsa a tre dopo 19 anni

C’era una volta, diciannove anni fa. Quando il campionato italiano brillava della luce di Ronaldo, di Totti, di Del Piero, ma pure di Vieri, di Cassano e di Trezeguet. Quando tutto il movimento era un palcoscenico d’oro; quando giravano soldi e gli stadi erano pieni. Non c’era un dominus, come succede da quasi un decennio qui in Italia, ma c’era più di una ad ambire al posto sul trono, questo sì. Nel campionato 2001-2002 si sono contese lo scudetto Juventus, Roma e Inter. Punto a punto, tanto che all’ultima giornata tutte e tre avevano la possibilità di vincerlo. 
LACRIME DI MAGGIO
Era il 5 maggio del 2002, quello delle lacrime di Ronaldo il Fenomeno all’Olimpico, del titolo sfumato per colpa della amica Lazio («proprio tu, t’ho fatto vincere uno scudetto», il labiale di un disperato Materazzi, che si lamentava con i suoi avversari laziali traditori, che quel giorno vinsero 4-2); fu lo scudetto della Juve, che ormai ci credeva ben poco, dando per scontato il risultato di Roma; fu il campionato del secondo posto ottenuto in extremis dalla Roma, che vinse a Torino con un gol di Cassano. Quel giorno se la Juventus non avesse vinto a Udine, i giallorossi di Capello si sarebbero ritrovati in mano un titolo insperato. Bianconeri campioni d’Italia, invece. Tanto per cambiare. Sono passati diciannove anni, oggi è tornata l’altalena: protagoniste di nuovo tre formazioni, distanti un punto. Ecco la griglia: Juve prima a 54 insieme con l’Inter, e Lazio dietro a 53. I biancocelesti recitano un ruolo da protagonisti, mentre in quella lontana stagione, lo sono diventati solo all’ultima curva per aver “danneggiato” l’Inter. La Lazio è la sorpresa? Ormai non più. E’ in ballo e balla volentieri, punto dopo punto, rigori a favori e contro contestati, anche da chi comincia ad avere un po’ di paura. In questo momento la squadra di Inzaghi è, per energia e per spensieratezza, avanti alla Juventus, che però ha una rosa migliore. L’Inter sembra la più convinta, è quella che sta meglio, ci crede, basti vedere che mercato ha fatto a gennaio. Le prossime quattro partite ci diranno di più, quantomeno se vedremo una lotta a tre fino alla fine o se si ridurrà a due. Venticinque giorni di ulteriori esami. Ilmessaggero.it

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Luis Alberto, da Mago a centrocampista totale

E chi se lo aspettava un Luis Alberto così. Il numero dieci della Lazio si è evoluto: da fantasista a centrocampista totale. Ora è ancora più fondamentale per Simone Inzaghi, perché può contare su lui non solo in fase offensiva. Ci sono dei dati che fotografano un giocatore box to box, come amano dire gli inglesi. A Parma ha chiuso il match contando 11 pallonirecuperati. In 22 partite ne riconquistati 142, con una media di 6.45 a partita. Un record rispetto agli anni passati.

Il nuovo Luis Alberto

Ringhia in fase difensiva, inventa in fase offensiva. Parliamo sempre del giocatore con più assist in Serie A che lotta e corre come un mediano. In stagione 33 contrastieffettuati, 1,41 di media a partita, 18 vinti. Numeri da record rispetto alle stagioni passate. Il merito è sicuramente di Luis, ma anche di Inzaghi, che gli ha dato spazi e libertà in campo. Allenamenti su misuraorganizzati dallo staff tecnico lo hanno migliorato in fase difensiva. Ma non solo: è cresciuto anche a livello fisico, ha rafforzato la muscolatura sconfiggendo la paura di farsi male. Luis Alberto è il mago della Lazio perché gli riesce bene tutto. E i tifosi lo applaudono, da tempo non si vedeva un dieci così. corrieredellosport.it

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Lazio nelle mani di Strakosha: ottavo clean sheet, c’è la sua firma sulla stagione

Se la Lazio ha la miglior difesa del campionati (al pari dell'Inter) buona parte del merito è anche di Strakosha. Il portiere albanese ha raggiunto l'ottavo clean sheet (porta inviolata) della stagione a Parma. L'ultima volta che il portiere ha subito più di una rete risale addirittura al 10 novembre, nella gara interna contro il Lecce vinta per 4-2. Decisivo in svariati episodi, fra cui mercoledì scorso con un grande riflesso su Borini nei minuti finali. Prima ancora fondamentale il suo apporto a Cagliari, dove salvò per ben due volte il risultato prima della rimonta firmata Caicedo. La Lazio ha trovato un numero uno affidabile, che valorizza un reparto arretrato in crescita esponenziale rispetto alla passata stagione.