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Scarpa d’Oro: Lewandowski balza in testa, Ciro può riprendersi il trono

Continua il duello ad altissima quota fra Immobile e Lewandowski per la Scarpa d'Oro. Il centravanti polacco del Bayern è balzato in testa grazie ad una doppietta contro il Werder Brema. Ora tocca a Ciro rispondere. L'ultimo gol segnato in Sardegna fu bellissimo: un colpo di tacco quasi impossibile per impattare sul 2-2, a poche giornate da quell'incubo di Lazio-Inter all'Olimpico.

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La corsa Champions ha già cancellato l’Europa League, ora non ci sono più scuse

Ci sono sentimenti contrastanti a Roma, sponda biancoceleste, dopo l’eliminazione di giovedì dall’Europa League. Da una parte c’è il rammarico, l’amarezza e la rabbia per quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Una qualificazione, non impossibile, che non è arrivata per tanti (troppi) errori commessi nelle 6 partite nel girone con Celtic, Cluj e Rennes…insomma, non proprio Real Madrid e Liverpool. Dall’altra la consapevolezza di poter impiegare tutte le forze per il campionato, che al momento sorride alla Lazio, 3° in classifica a -5 dalla vetta e a +4 dalla Roma, a +5 dall'Atalanta e a +12 dal Napoli. La rabbia per l’uscita dalla competizione europea viene quindi bilanciata dall’entusiasmo incontenibile, dall’euforia e della contentezza per quello che invece la squadra sta facendo in Serie A, dove ha centrato 7 successi consecutivi. L’ultimo quello di sabato scorso contro la Juventus pluricampione d’Italia con un netto 3-1 in un Olimpico vestito a festa. 
È innegabile che ci sia un minimo di delusione, sarebbe sbagliato e strano il contrario, ma c’è comunque tanta consapevolezza e convinzione che questo potrebbe essere l’anno buono per raggiungere la Champions. Quell'obiettivo che la Lazio insegue e sogna da anni, ma che per mille motivi non ha più raggiunto dal 2007 (nel 2015 venne eliminata dal Leverkusen ai preliminari). Le prestazioni, la classifica e la prospettiva di dover pensare soltanto a un impegno a settimana impongono alla squadra biancoceleste di centralo senza se e senza ma. L’eliminazione dall’Europa League leva ogni tipo di alibi alla truppa di Inzaghi, che nella seconda parte di stagione avrà sempre una settimana di tempo per preparare tatticamente, fisicamente e mentalmente la gara successiva. Questo non può non essere un grande vantaggio anche sulle dirette concorrenti perché l’Atalanta e Napoli sono agli ottavi di Champions e la Roma è ai sedicesimi di Europa League. Sprecheranno energie su più fronti, mentre la Lazio le potrà concentrare soltanto sul campionato, oltre che in Coppa Italia quando sarà il momento. Andare avanti in Europa League avrebbe avuto i suoi vantaggi, anche per un fattore di prestigio e di crescita internazionale, ma ormai che l’epilogo è stato scritto occorre guardare con più fiducia possibile la seconda parte di stagione. “Dobbiamo guardare avanti e al campionato con le partite che verranno”, ha subito detto Inzaghi a caldo dopo la sconfitta col Rennes. Adesso che l’eliminazione è maturata aumenteranno le pressioni e le responsabilità, ma diminuiranno scuse e alibi perché non raggiungere il 3° o 4° posto – vista la situazione attuale – vorrebbe dire fallire completamente una stagione. Tuttomercatoweb.com

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Supercoppa, King Saud University Stadium verso il sold out: solo in poche centinaia dall’Italia

Sono poco meno di 1000 i posti ormai disponibili per la finale di Supercoppa italiana tra Lazio e Juventus al King Saud University Stadium di Riyad. Come evidenzia il Corriere dello Sport, infatti, nel giro di appena due giorni i biglietti messi a disposizione per l’evento sono andati esauriti. L’impianto contiene 24mila posti, ed è pronto ad ospitare le due italiane che si contendono il titolo. La maggior parte del pubblico sarà locale, ma dall'Italia invece arriveranno circa 400 tifosi, di cui circa 100 per tifare Lazio. Lazionews.eu

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Ranking UEFA, la Lazio scende al 34/esimo posto

La Spagna è ai vertici del ranking Uefa per quanto riguarda i club, riuscendo a piazzare tre squadre ai primi quattro posti. Nella Top 10 figura una sola squadra italiana: la Juventus. La graduatoria vede al comando il Real Madrid, con 134 mila punti, seguito dal Barcellona con 123 mila. Al terzo posto c'è il Bayern Monaco (121 mila), a pari punti l'Atletico Madrid. La Juve, con 13.302 punti, precede il Manchester City (17.292); settimo posto per il PSG (11.216), ottavo per il Liverpool campione d'Europa in carica (17.292).
    L'Arsenal è nono 17.292), a pari punti con il Manchester United.
    Napoli e Roma, rispettivamente 15/o e 16/a, hanno gli stessi punti: 13.302. La Lazio è 34/a (13.302), l'Inter occupa il 54/o posto e l'Atalanta il 56/o.
    I coefficienti derivano dai risultati dei club nelle cinque precedenti stagioni di Champions ed Europa League. Le classifiche determinano il seeding di ogni club nei relativi sorteggi delle competizioni Uefa. I coefficienti dei club di ciascuna stagione si basano anche sui risultati dell'attuale stagione di Champions ed Europa League. Le classifiche, combinate con quelle delle quattro stagioni precedenti, determinano il seeding per ogni club in tutti i sorteggi delle competizioni Uefa. Per calcolare i coefficienti dei club si tiene conto della somma dei punti totalizzati nei cinque anni precedenti. (ANSA).

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Stade Rennais-Lazio, le pagelle dei quotidiani non perdonano la difesa: si salva solo Proto

Le pagelle dei quotidiani all'indomani della sconfitta contro il Rennais e la relativa esclusione dall'Europa League non sono certo clementi. Linea difensiva bocciata in tronco, neanche Acerbi riesce a strappare un buon voto. Il Corriere dello Sport non lesina insufficienze, 4,5 per Bastos, Vavro, Lazzari, Jony e Caicedo. Leggermente più alti i voti de Il Messaggero: 5,5 Bastos, e 5 per Vavro, Jony, Lazzari e Acerbi. Proto è sempre l'unico a salvarsi, anzi, è praticamente il migliore in campo con un 6 pieno. La Lazio, chiusa l'avventura europea, si concentrerà al 100% sulla Serie A.

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La strana vigilia europea della Lazio: serve il miracolo, ma anche la voglia di riceverlo

E’ una vigilia strana per la Lazio. In Europa serve un miracolo, ma anche la voglia di lottare e pregare per riceverlo. Domani alle 18:55 (diretta Sky Sport Uno, 201, e Sky Sport 253) i biancocelesti scenderanno in campo in casa del Rennes (già eliminato) per provare a giocarsi le residue chance di passaggio del turno negli ultimi novanta minuti. Contemporaneamente il Celtic (già qualificato), primo del girone E con tredici punti, sfiderà in trasferta il Cluj. Diventerà realtà solo in un caso, la qualificazione biancoceleste ai sedicesimi: sarà fondamentale vincere in Francia e sperare nel successo congiunto del Celtic coi rumeni. In questo modo la Lazio salirebbe a 9 punti, gli stessi del Cluj, ma avrebbe la meglio per la differenza reti negli scontri diretti. E allora guai ad arrendersi, anche se Inzaghi non può permettersi comunque di cambiare i suoi piani. Con la Juve ha fatto ancora fare gli straordinari, deve far riposare i suoi big spremuti e pensare a Cagliari. Per questo domani sarà di nuovo turnover quasi totale a cominciare dai pali: seconda da titolare per Proto, che aveva comunque ben figurato e chiuso la porta inviolata col Cluj. Davanti a lui di nuovo BastosVavro e – spostato sul centro-sinistra – il solito inamovibile Acerbi. L’infermeria inoltre porta a Inzaghi ulteriori aiuti: Lazzari non si ferma da mesi. A centrocampo giocheranno senz’altro Parolo e CataldiBerisha è la solita incognita, nonostante abbia da tempo risolto i propri acciacchi. Il kosovaro sarebbe importante per far riposare anche Luis Alberto e Milinkovic. Il serbo turbato e arrabbiato dopo la rapina subita nella sua villa nella serata di Lazio-Juve.
ULTIMO MINUTO 
Stavolta non potrà fare molte scelte in attacco, Inzaghi. Adekanye è ai box e quindi dovranno giocare dall’inizio due dei tre attaccanti rimasti. In ballottaggio per un posto ci sono sicuramente Immobile e Correa, con quest’ultimo favorito a partire dal primo minuto davanti. Dove ci sarà senz’altro Caicedo. Lui che ha chiuso il match con la Juve e adesso spera di riaprire invece il discorso estero. E chi può riuscirci, se non il bomber dell’ultimo minuto? Basti ricordare cos’ha fatto a Sassuolo in un incontro piuttosto complicato. Felipao è il jolly d’Inzaghi, che subentra dalla panchina e lascia spesso il graffio. In campionato, su dieci presenze, solamente in tre occasioni è partito dall’inizio, ma nelle sette da sostituto ha collezionato tre gol, uno più importante dell’altro: con il Genoa, con il Sassuolo (pesantissimo) e sabato. In Europa, invece, l’ecuadoriano titolare quattro volte senza però, a differenza delle scorse annate, lasciare il segno. E se domani fosse lui a trovare il miracolo?
CONVINZIONE 
Dicevamo, bisogna pure volerlo. Perché l’impressione è che la Lazio abbia già archiviato lo sciagurato cammino europeo e non veda l’ora di rituffarsi nel proprio strepitoso campionato. In questo senso bisognerà capire come Inzaghi proverà a convincere i proprio giocatori a credere nel passaggio del turno. In ogni caso, anche per un piccolo tornaconto economico, ci ha provato Lotito venerdì scorso. Aveva caricato la squadra per la Juve dopo l’allenamento, ne ha approfittato per chiudere anche un ulteriore piccolo sforzo europeo. Sopratutto a chi deve ancora dimostrare molto e ha giocato meno. IlMessaggero

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Lazio, il 2020 inizia col tour de force: 4 partite in 9 giorni

Anno nuovo, nuovo tour de force. La Lazio inizierà il 2020 con ben 4 partite in 9 giorni: Brescia, Verona, Napoli e Cremonese. Di queste 4 gare, 3 saranno fra le mura amiche. L'unica trasferta è quella di Brescia che darà il via alle danze. Si chiuderà il 14, in Coppa Italia, contro la Cremonese. Per gli uomini di Inzaghi ci sarà subito modo di rimettersi in forma dopo la scorpacciata di pandoro.

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Milinkovic può fare tutto: gol e aiuti difensivi, i numeri

Eccolo qui il vero Milinkovic. Gol spettacolare a parte, Inzaghi si gode una prestazione super da parte del serbo, che balza in testa alle statistiche del match per palloni intercettati (4) e al secondo posto per palle giocate (57, contro i 58 di Luis Alberto). Milinkovic a tutto campo, alla faccia di chi afferma che il ruolo 'più difensivo' lo stia limitando. Un gol da leccarsi i baffi, unito ad una prestazione molto più che solida in fase di copertura. Può fare entrambe le cose e può farle bene. Sergej non verrà convocato per Rennes, a meno di clamorose defezioni dell'ultimo minuto, Inzaghi lo tiene in caldo per Cagliari e per la Supercoppa Italiana del 22 dicembre, una sorta di 'ritorno' contro la Juventus di Maurizio Sarri.

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Lazio prima nei secondi tempi: nessuno come i biancocelesti, ecco il dato

E se contassimo solo i punti ottenuti nei secondi tempi, dove sarebbe la Lazio? Prima e avrebbe anche solo 3 punti in più rispetto a quelli guadagnati sul campo finora. 36 punti, solo nei secondi 45'. I biancocelesti chiudono in bellezza, anche meglio della Juventus (31) e seconda in questa speciale classifica. 19 gol fatti e solamente 3 quelli subiti. La Lazio che – ad inizio stagione – subiva rimonte nei secondi tempi, è cresciuta e adesso subisce pochissimo, anzi, spesso decide le partite nei minuti finali. Basti pensare alle ultime 3 trasferte: Fiorentina, Milan e Sassuolo. Gare con la stessa storia, vantaggio, pareggio e vittoria allo scadere. La Lazio sa vincere in più modi, è proprio la varietà di risultati a fare la differenza.

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Certificato da big ritirato: Inzaghi ed i Fantastici quattro, ecco come nasce la Lazio spettacolo

"La Lazio è forte, più tecnica che fisica, lotterà per lo scudetto". Così parlò Maurizio Sarri, tecnico della Juve, dopo il ko di sabato all'Olimpico: è la certificazione dello spessore della squadra di Inzaghi, delle nuove ambizioni che la spingono in alto. L'obiettivo stagionale è la Champions, vero, ma a cinque punti dalla capolista, se non inizi a soffrire di vertigini, sognare è quasi obbligatorio. Anche perché i numeri sono significativi: terzo posto con la migliore differenza reti, secondo miglior attacco e seconda miglior difesa (una volta il punto debole, ma la Lazio è rimasta cinque volte con la porta inviolata); sette vittorie consecutive, record per Inzaghi; il suo goleador principe, Immobile, è in testa alla classifica cannonieri con 17 gol in 15 gare: in quelle giocate da titolare, è rimasto a secco solo nel derby (palo clamoroso) e contro la Juve (rigore sbagliato). E Luis Alberto è il re dell'assist nei 5 campionati top d'Europa (11)
Ma è il gioco divertente a impressionare, perfino più delle statistiche. Il segreto è tutto in quel modulo offensivo che è un perfetto mix delle idee del ds Tare e del coraggio del tecnico Inzaghi. I due sono amici da anni e vedono il calcio nello stesso modo. Insieme, in estate, dopo settimane "di riflessione" (parole dell'allenatore) a un certo punto hanno deciso di aprire un nuovo ciclo: "Questo è l'anno zero", disse Inzaghi. Lotito, che aveva aspettato la sua decisione, gli ha rinnovato il contratto e il progetto ha trovato nuova linfa. E anche un nuovo titolare, Manuel Lazzari, fortemente voluto da Inzaghi perché il "quinto" di destra era una delle lacune della formazione che già due anni fa aveva sfiorato la Champions. Gli altri acquisti, da Vavro a Jony al giovane Adekanye, non hanno per ora messo in difficoltà i titolarissimi. Lazzari, invece, è tra i protagonisti delle sette vittorie consecutive: dopo un inizio incerto, lo Speedy Gonzalez biancoceleste si è sbloccato e ora è importantissimo per gli schemi della Lazio

La vera arma in più di Inzaghi sono indubbiamente i Fantastici Quattro. Tutti insieme, Milinkovic, Luis Alberto, Correa e Immobile sono costati (parliamo di cartellini) come il solo Bernardeschi: 45 milioni. È la filosofia di Lotito, perfettamente applicata sul mercato da Tare: spese contenute (il bilancio come priorità), fiducia nel senso di appartenenza del nucleo storico (Lulic, Radu, Parolo, Leiva, Immobile, lo stesso Strakosha), acquisti mirati con l'obiettivo di una crescita progressiva, che ora sta producendo il famoso e agognato salto di qualità. Sono cresciuti gradualmente, in questi anni, anche gli stipendi dei top player, a partire da Immobile e Milinkovic: un altro passo in avanti per ridurre il gap dalle big. La Lazio ha il sesto monte ingaggi del campionato, ma il gioco in questo momento è forse il migliore.

Merito di Inzaghi, appunto, e di quei quattro "tenori" che sanno esaltarsi in virtù di un'intesa che migliora di partita in partita. È da un anno esatto che il tecnico ha puntato su questa formula, insistendo su Luis Alberto mezzala – è il regista offensivo – lasciando il solo Leiva a proteggere la difesa, ma chiedendo nello stesso tempo a Milinkovic di sacrificarsi di più nel lavoro di copertura per evitare che la squadra perda equilibrio. Ovviamente il modulo offensivo agli avversari qualcosa concede, da dieci giornate le partite della Lazio si chiudono con almeno due gol complessivi, ma la produzione in attacco è davvero eccezionale e i risultati stanno lì a dimostrarlo.

Sembrava Cirodipendente, la Biancoceleste, invece il capolavoro contro la Juve ha ufficializzato che non è così. Milinkovic è tornato decisivo – il suo è un gol da fuoriclasse – e finalmente arriva qualche gol anche dalla difesa. Acerbi contro il Torino e Luiz Felipe contro la Juve: il primo vive un momento particolarmente felice, non a caso, in attesa del rientro di Chiellini, ha conquistato il posto di titolare in nazionale accanto a Bonucci. È lui il leader di una retroguardia che migliora, potendo contare sulla velocità di Luiz Felipe, l'esperienza di Radu e Bastos, la sorpresa Patric. Così come sono evidenti i progressi di Strakosha, molto reattivo tra i pali e ne sanno qualcosa CR7 e Dybala.

Altro segreto del successo, l'intesa di Inzaghi con il suo staff. Dal vice Farris e il tattico Cecchi fino al preparatore atletico Ripert, sono professionisti che da anni lavorano con l'allenatore piacentino e lo supportano con grande efficacia: la Lazio corre tanto e bene, privilegiando il gioco in verticale che valorizza le doti di Correa e Immobile. Lo staff tecnico opera in sinergia con lo staff medico e sanitario guidato dal dottor Rodia: pochi finora gli infortuni, il che di sicuro ha contribuito alla bellissima classifica. La novità "filosofica" dell'anno, da parte di Inzaghi, è il turn over sistematico e non più estemporaneo. Una scelta nata per la necessità di evitare che i titolari arrivino sfiancati (e di conseguenza spesso vittime di infortuni) a primavera, momento clou della stagione, come accaduto in passato. In tanti sostengono che proprio il turn over abbia penalizzato la squadra in Europa League, dove la qualificazione avrebbe ormai del miracoloso (ma in certe partite dominate e poi perse, come a Cluj e con il Celtic, sono state più gravi le responsabilità di qualche titolare rispetto a quelle delle alternative), di sicuro il passo della Lazio in campionato è assolutamente straordinario. E Inzaghi sogna di replicare in Supercoppa, il 22 a Riad, il capolavoro di sabato sera: difficile che la Juve sbagli di nuovo, ma i biancocelesti vogliono sorprendere ancora.

Repubblica.it