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Acerbi alla Nesta, 17 anni dopo la Lazio ha il suo leader azzurro

È sempre così: dopo il fondo puoi solo risalire. Devi spingere con mani, piedi, braccia. Francesco Acerbi è diventato così uno dei migliori difensori italiani: è esploso, si è perso, ha ritrovato voglia e determinazione per diventare leader della Lazio e della Nazionale. Il gol contro la Bosnia, il primo in azzurro, è il regalo più bello. Ora una stagione per centrare la Champions League in maglia biancoceleste e arrivare sino all’Europeo del 202

Lazio, visto che Acerbi? Il difensore sulle orme di Nesta

I paragoni nel calcio si sprecano, è vero. Ma in casa Lazio era da tempo che non si vedeva un difensore così forte. Acerbi come Nesta, esagerato? Forse. Francesco da Vizzolo Predabissi, con grinta e determinazione, ha deciso di diventare un giocatore top in maglia biancoceleste. Francesco e Alessandro, storie completamente diverse. Eppure, guarda tu il destino, la 13 di Nesta al Milan l’ha proprio presa Ace nel momento del grande salto. Che non è mai avvenuto in rossonero. Alla Lazio invece sì. Acerbi come Nesta perché a settembre scorso, 17 anni dopo, un difensore laziale è tornato titolare con l’Italia. La strada è ancora lunga, certo: Francesco ha collezionato fin qui 6 presenze azzurre, l’ex capitano ha chiuso con 78 apparizioni. Ma senza mai andare in gol, Acerbi invece ha esultato eccome.

Rendimento spaziale

Inzaghi e Mancini lo hanno capito: Acerbi è fondamentale. E soprattutto è uno che non molla mai: carattere e grinta a disposizione di Lazio e Italia. A 31 anni, dopo il giro a vuoto con il Milan e la sconfitta del tumore, il difensore si sta riprendendo tutto quello che, fino ad ora, non era riuscito ad ottenere. In campionato sempre titolare, solo Strakosha ha giocato di più: 1420’ in campo, 16 presenze e una rete. Ecco perché è un momento magico: il 30 ottobre ha segnato un gol da applausi al Torino, una bordata dalla distanza incredibile. “Sirigu non mi parla”, ha scherzato Ace dal ritiro della Nazionale. Due settimane dopo un’altra esultanza, la prima azzurra condita dall’abbraccio laziale con Immobile in panchina. Dicevamo: dal fondo si può solo risalire. Prendere esempio da Acerbi, prima uomo poi calciatore.

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Immobile: “Io, il calcio e l’oratorio. Con i tifosi è vero amore”

 Vive un momento magico, Ciro Immobile. I gol, la Nazionale, la famiglia. Con la Lazio segna a valanga:  16 reti in 15 partite, ben 14 in Serie A. Un bottino che vale il titolo di capocannoniere del torneo. In azzurro ha tutta la stima di Mancini: con Belotti c’è più amicizia che concorrenza, entrambi saranno due punte di diamante del gruppo che si giocherà l’Europeo del 2020. E a casa l’amore dell’ultimo arrivato Mattia, sommato con quello delle due bimbe e della moglie Jessica, gli dona quella tranquillità necessaria per vivere e giocare al meglio. Senza mai dimenticare da dove è partito.

Lazio, l’inizio di Immobile: il racconto

Il bomber biancoceleste, al canale YouTube della Lega di Serie A, si è raccontato in un’intervista: “Ai miei tempi era semplice dedicarsi a questo sport, perché c’erano tanti spazi dove poter giocare. E quando non c’era spazio lo creavamo noi con borse e maglie messe a terra a fare da porte. Ho dei bellissimi ricordi: quando ho iniziato la scuola calcio, una volta terminati gli allenamenti andavo all’oratorio e anche lì giocavo. I miei genitori mi hanno fatto diventare l’uomo che sono, mi hanno cresciuto sempre con dei valori”.

Immobile innamorato

Ciro ha trovato la sua dimensione nella Capitale e nella Lazio: “Dico la verità: con i tifosi è stato amore a prima vista da entrambi i lati. Di questo sono orgoglioso perché alla fine si lavora per dare soddisfazione e gioia a tutte le persone che seguono questo sport. Sono felice, la mia famiglia si è adattata bene a Roma, la gente è a modo. Con le mie prestazioni in campo e i gol sono diventato sempre più idolo: alla fine uno lavora per questo. Le soddisfazioni più grandi arrivano dopo che hai vinto e la gente ti ringrazia per strada. I miei 100 gol con questa maglia? Sono orgoglioso di questo traguardo. Gioco in una squadra che mi mette nelle condizioni di fare benissimo”.

corrieredellosport.it

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Il miglior Leiva come regalo di Natale

Può ancora venire il meglio. Perché conta ciò che c’è, ma pure quello che manca, a questo punto. Terzo posto raggiunto con un ulteriore margine di crescita per la Lazio. Non ha nulla a che vedere col mercato, bensì col prodotto interno non ancora sfruttato. Perché se domenica col Lecce si è ripreso (con gol e rigore) pure Milinkovic a centrocampo, manca sempre un big all’appello: Leiva non è ancora mai tornato se stesso. Ci sono state gare in cui è apparso un po’ più sveglio (a Glasgow e con la Fiorentina in campionato), ma in linea di massima non si è mai visto il campione dell’anno scorso. Il muro si è abbassato, tutta la fase difensiva ne risente dietro. A Bologna Lucas s’era addirittura fatto espellere con un gesto non da lui, ingenuo. Ci si aspettava che dopo la scorsa sosta si potesse riammirare un altro giocatore dopo le prime sei gare incolore del campionato. Invece, anche durante l’ultimo tour de force ha giocato a fasi alterne, il brasiliano. Sempre stanco, affaticato, nell’ultima sfida sostituito persino anzitempo. Leiva non si è mai ripreso da quest’estate del tutto. Le primavere avanzano, il classe 87’ sicuramente paga quasi un mese di preparazione saltato: a 32 anni è difficile reggere da solo il peso di una Lazio completamente votata all’attacco. La scorsa stagione l’intuizione di Inzaghi aveva regalato a questa squadra un nuovo gioco, ma adesso Leiva ha più bisogno d’aiuto. Milinkovic lo fa spesso, Luis Alberto non è certo la mezzala abile in ripiegamento. Leiva ora fatica a essere doppio: non è al top della forma dall’inizio e non riesce come una volta ad anticipare gli avversari con l’esperienza e il pensiero. Inzaghi però confida che gli gioverà parecchio quest’ulteriore riposo, Lucas può e dev’essere ancora un valore aggiunto. Anche se non smette di esserlo comunque con la sua autorità nei confronti del gruppo. Leiva rimane un leader fuori e dentro il campo, avete sentito cos’ha detto in Brasile Firmino? «E’ un grandissimo giocatore a cui devo tanto, per me ha fatto la storia del calcio – assicura il campione del Liverpool – ed è stato fondamentale nel mio ambientamento europeo. Continuo a ispirarmi a Leiva in ogni momento». 
RINNOVO 
E’ maestro, Leiva. E può insegnare ancora ai giovani tanto. Non è arrivato il momento del suo addio. Lucas vuole tornare quello delle sue prime due stagioni alla Lazio, poi si siederà a parlare con la dirigenza del futuro. Ha firmato il rinnovo sino al 2022 lo scorso marzo, ha prolungato di un anno e non ha intenzione d’appendere gli scarpini al chiedo. Ha promesso a Lotito e Tare di voler riportare la Lazio in Champions, prima di decidere se tornare in Brasile o rimanere in un altro ruolo a Formello. Nella capitale sta benissimo, deve tornare a sentirsi a suo agio sul terreno. Nelle ultime gare ha giocato in uno stato pre-lesionale, Inzaghi non ci rinuncia nemmeno quando è convalescente. In questi giorni sta effettuando un lieve richiamo di preparazione. Perché Leiva al top sino a fine dicembre potrebbe essere il regalo anticipato di Natale. Il messaggero

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Parolo-Lulic, rassicurazioni sul futuro

Lulic e Parolo, i Senatori a vita che devono essere rieletti. Il voto del popolo è assicurato, il consenso da parte della Lazio c'è. Senad Lulic, il capitano, e Marco Parolo, il vice-capitano, sanno che a fine stagione la Lazio li convocherà per definire il loro futuro. Sono in scadenza a giugno ma hano ricevuto le giuste rassicurazioni. Lulic compirà 34 anni a gennaio, Parolo 35, sono giocatori sempreverdi. Uomini-simbolo, fedelissimi del popolo biancoceleste e di Inzaghi. Sono legati da un vincolo spirituale alla società, non solo da contratti. Lulic, il capitano, eroe del 26 maggio, un monumento vivente, è a Roma dal 2011, a maggio gli anni saranno 9. Il capitano spera di centrare la Champions, potrebbe valere come spinta in più per aggiungere un record alla sua avventura laziale. Parolo è diventato una bandiera. E’ stato acquistato nel 2014, ha visto ridursi lo spazio in campo, non ha perso le motivazioni, è sempre considerato un titolare da Inzaghi. La società vuole andare avanti almeno per un altro anno poi si vedrà. Due uomini che possono sicuramente dare tanto alla squadra e ai tifosi e che necessariamente deveno proseguire il loro cammino in biancoceleste.

Laziopress.it

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Centro-destra ancora vacante, le difficoltà di Vavro hanno riproposto il dubbio dello scorso anno

Il centro-destra cerca ancora un segretario: manca il terzo leader della difesa con Acerbi e Radu. Questa sosta servirà a Inzaghi per trovare un altro centrale fisso prima del nuovo inizio di campionato? Sono stati spesi in estate ben 12 milioni per evitare questo turbinio, invece non è mai diventato titolare Vavro. Nonostante dal ritiro della Slovacchia continui ad assicurare: «Io sono pronto». A dire il vero, Inzaghi lo ha provato due mesi prima di darsi un responso negativo. Così alla prima giornata contro la Samp, ecco in campo Luiz Felipe, così come nel derby del primo settembre. Trovato l’escamotage? Macché. A Ferrara è ricominciato il giro delle maglie.

LA SOLUZIONE A SORPRESA
Dal primo minuto spunta a sorpresa il nome di Patric e sembra di rivedere un vecchio motivo della scorsa stagione. Inzaghi vuole proporre da dietro il gioco con le squadre piccole, ecco perché insiste su un terzino adattato al centro e rimasto sul mercato per tutta l’estate. Non a caso, l’ultima parola sulla sua permanenza l’ha messa proprio Simone. Che da anni invoca Izzo per avere un giocatore di spinta come terzo difensore. State certi che se fosse arrivato lui, il tecnico avrebbe utilizzato sempre lo stesso trio titolare. Invece, adesso vive a seconda degli avversari e delle giornate.

MUGUGNI
E pensare che Inzaghi non è uno che ama cambiare. Quest’anno il turnover si è visto solo nelle gare europee e in alcuni ruoli chiave. Il centro-destra è senz’altro l’esempio più eclatante. Luiz Felipe continua ad avere le maggiori (9) presenze, eppure è rimasto fuori 3 volte nelle ultime 5 gare decisive. Inzaghi ha ritrovato in Patric maggiori garanzie, a San Siro si è affidato addirittura a Bastos per contenere le folate rossonere. Nemmeno l’ombra del titolare designato Vavro nel tour de force. Eppure lui doveva essere uno degli uomini della rivoluzione, così era stato prospettato da Tare. Ora, lontano dai microfoni, rimproverato pure da Lotito per il suo acquisto e quello di Adekanye. Il presidente ha investito tanto (comprese le commissioni e l’ingaggio), ma con loro non è stato fatto nessun salto. È c’è poco da prendersela con Inzaghi, che almeno il centrale in Europa lo ha testato (quasi in qualsiasi ruolo) con uno scarso risultato.

PER UNA MAGLIA
Ieri alla ripresa a Formello si è rivisto Lulic, prima o poi bisognerà tirare le somme sul suo eventuale sostituto Jony. Ha dimostrato d’avere ancora tanto da imparare come esterno nel 3-5-2 pure contro il Celtic. Tornando alla difesa, a breve rientrerà in gruppo Radu, una volta superato del tutto lo stiramento. Affiancherà di nuovo lui Acerbi in difesa nel prossimo turno. Da martedì Inzaghi farà invece ripartire le primarie per un posto sul centro-destra contro il Sassuolo. Sarebbe il caso una volta per tutte di trasformarlo in posto fisso. Perché la Lazio avrà pure la quinta miglior difesa di questo campionato, ma sinora i maggiori punti li ha conquistati rimediando a errori dietro o facendo sempre almeno un gol in più dell’avversario.

Ilmessaggero.it

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Berisha, il Verona è alla finestra: ipotesi prestito a gennaio?

19 partite, appena 657 minuti giocati. L'esperienza di Valo Berisha alla Lazio, finora, è stata un flop. Tanti problemi fisici, le logiche difficoltà di ambientamento hanno pesato come un macigno sull'inserimento del kosovaro, che solo con la propria nazionale sembra ritrovare la brillantezza apprezzata a Salisburgo. 7,5 milioni di euro per portarlo in Italia, questa la cifra sborsata dalla Lazio, che adesso valuta attentamente il da farsi. Il club sa bene che non può permettersi una minusvalenza, per questo sta pensando a quale sia l'opportunità giusta per rilanciarlo. A Verona seguono interessati la vicenda, i rapporti fra le due società sono ottimali e un'operazione in prestito potrebbe prendere vita a gennaio. La Lazio, dal canto suo, ha messo gli occhi su due giovani molto interessanti del club veronese: Ambrabat (classe 1996) e Kumbulla (classe 2000). I due potrebbero rientrare in operazioni future, anche perché il Verona non ha nessuna intenzione di perdere pezzi a gennaio prima di aver centrato la salvezza. Berisha potrebbe far comodo a Juric e la Lazio avrebbe il suo interesse nel veder rivalutato un suo investimento.

 

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Radu e Marusic prossimi al rientro: i dettagli

Radu e Marusic viaggiano spediti sulla via del recupero. Il romeno ha effettualo dei controlli in Paideia, che hanno evidenziato la guarigione dello stiramento al flessore,  verrà risparmiato domani, nell'amichevole in famiglia contro la Primavera di Menichini, ma tornerà a completa disposizione lunedì, per cominciare il protocollo di avvicinamento a Sassuolo-Lazio. Discorso analogo per Marusic, che però andrà valutato nuovamente nelle prossime ore. Anche lui reduce da uno stiramento, non ha preso parte al ritiro della nazionale montenegrina, scongfitta ieri per 7-0 dall'Inghilterra.

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Talismano Patric, con lui in campo Lazio sempre vincente

Alzi la mano chi ci avrebbe creduto a inizio stagione. Nessuno, in effetti. Ma la Lazio con Patric in campo viaggia a punteggio pieno ed è imbattuta in campionato. È un dato di fatto, tanto sorprendente quanto vero. Tutto ha inizio il 15 settembre a Ferrara contro la SPAL. La Lazio ha perso 2-1 al ‘Mazza’ ma finché lo spagnolo è rimasto sul terreno di gioco il parziale era di 0-1 per i biancocelesti. Inzaghi l’ha sostituito al 48’, per Vavro, e la partita è scivolata via nel finale. Altro parziale emblematico e positivo quello nel 3-3 contro l’Atalanta. Patric è subentrato nell’intervallo, quando il punteggio era di 0-3 per i nerazzurri: lui ha contribuito alla rimonta della Lazio, che si è portata a casa un punto d’oro. Da lì in poi Inzaghi gli ha dato fiducia, schierandolo da titolare contro Fiorentina (90’) e Torino (79’): due vittorie e 6 punti. A San Siro, col Milan, è rimasto in panchina per poi tornare nell’undici iniziale domenica scorsa contro il Lecce. 72’ minuti per lo spagnolo, cambiato quando il tabellone all’Olimpico recitava 2-1.
15 punti su 15, nei 333’ giocati da Patric in stagione con la Lazio: è l’unico imbattuto della rosa biancoceleste. Molti tifosi non lo consideravano neanche a inizio campionato, ma si è conquistato con il lavoro quotidiano la fiducia di Inzaghi, che come spesso fa è andato contro l’opinione di tutti. “Ho un buon rapporto con il mister, fa le sue scelte ma mi fa sentire sempre importante”, ha detto l'ex Barcellona, che per tecnica e rapidità è il terzo di difesa perfetto per il 3-5-2 dell’allenatore piacentino. Ha diverse carenze, soprattutto dal punto di vista tattico, ma è innegabile che sia cresciuto nelle ultime settimane. Nello spogliatoio è un elemento positivo, ha sempre il sorriso ed è ben voluto da tutti a Formello. Al rientro dalla sosta verrà sicuramente richiamato in causa, poi starà a lui cercare di mantenere questa media super. Per ora per lui parla Il percorso netto: 15 su 15. Una cosa da non credere a inizio stagione. Tuttomercatoweb.com

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Caso Cucchi, condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale due carabinieri. Ilaria: “Stefano ora può riposare”

E' stato omicidio preterintenzionale- Due sentenze in un giorno, per il caso Cucchi. Da una parte il processo ai medici del Pertini (una assolta e 4 prescritti), dall'altro quello – che si tiene nell'aula bunker di Rebibbia – ai carabinieri responsabili del pestaggio. In quest'ultimo procedimento sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, che pestarono Stefano Cucchi la notte del suo arresto nella caserma della compagnia Casilina.

Quanto all'imputato-teste Francesco Tedesco, è stato condannato a due anni e sei mesi per falso, mentre è stato assolto dall'accusa di omicidio preterintenzionale.

Subito dopo la lettura della sentenza  la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, ha dichiarato a caldo: "Stefano è stato ucciso, questo lo sapevamo e lo ripetiamo da 10 anni. Forse ora potrà risposare in pace". Nell'aula bunker un carabiniere, visibilmente commosso, ha fatto il baciamano a Ilaria Cucchi. "L'ho fatto perché finalmente dopo tutti questi anni è stata fatta giustizia", spiega mentre accompagna i genitori di Stefano Cucchi, anche loro commossi, fuori dall'aula di Rebibbia dove si è celebrato il processo. E Ilaria: "Ringrazio tutti gli uomini perbene delle forze dell'ordine".

La madre di Stefano e Ilaria, Rita Calore, sorride: "Un pò di sollievo dopo 10 anni di dolore e di processi non veri", 

Il processo ai 5 medici

Una assoluzione e quattro prescrizioni al processo per la morte di Stefano Cucchi. È quanto è stato deciso dai giudici della Corte d'Assise di Appello di Roma per cinque medici dell'ospedale Sandro Pertini coinvolti nella vicenda. Assolta il medico Stefania Corbi.

Accuse prescritte per Aldo Fierro, il primario del Reparto di medicina protetta dell'ospedale dove fu ricoverato il geometra romano, e per altri tre medici: Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Per la Corbi la formula di assoluzione è "per non commesso il fatto". Per tutti il reato contestato è di omicidio colposo. 

Il difensore del primario: faremo ricorso

"Una sentenza che lascia l'amaro in bocca – dice Gaetano Scalise, difensore del primario Aldo Fierro – Non é comprensibile dal punto di vista logico perché l'assoluzione della dottoressa Corbi avrebbe dovuto comportare come conseguenza anche l'assoluzione del primario". Le prossime mosse? "Aspettiamo di leggere le motivazioni e quasi sicuramente faremo ricorso in Cassazione", conclude il penalista.

L'iter tortuoso del processo

Il processo ai medici del 'Pertini' ha avuto un iter tortuoso. Tutti furono portati a processo inizialmente per l'accusa di abbandono d'incapace (nello stesso processo erano imputati anche tre infermieri e tre agenti della Polizia penitenziaria, assolti in via definitiva). 
Condannati nel giugno 2013 per il reato di omicidio colposo, gli stessi medici furono successivamente assolti in appello. E da lì iniziò una nuova vita processuale fatta di un primo intervento della Cassazione che rimandò indietro il processo. I nuovi giudici d'Appello confermarono l'assoluzione che fu impugnata dalla Procura generale. La Cassazione rinviò nuovamente disponendo una nuova attività dibattimentale conclusasi oggi. 

Prima del processo ai carabinieri, i genitori di Stefano, Giovanni Cucchi e Rita Calore, hanno dichiarato: "Ilaria ci ha dato la forza per andare avanti e cercare la verità. Quello che abbiamo giurato davanti a quel corpo massacrato è che non ci saremmo mai fermati e così faremo, andremo sempre avanti. Oggi ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali…".

quotidiano.net

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Lazio, il terzetto d’attacco ti fa volare: in Europa le big sono dietro

La forza della Lazio? Sicuramente nell’attacco. Ciro Immobile, Joaquin Correa e Sergej Milinkovic-Savic, i tre tenori che fanno volare i biancocelesti. Nei top cinque campionati europei nessuno come loro: 22 gol, 14 dei quali di Ciro, 6 del Tucu e 2 del Sergente. Nemmeno una squadra può vantare tre giocatori così prolifici sotto porta. La Lazio e l’attacco migliore di quello di Bayern Monaco, Manchester City e Barcellona: tutto vero. Immobile, Correa e Milinkovic, tre giocatori che fanno la differenza nella squadra di Inzaghi. Ventidue gol in totale per loro, il Bayern con Lewandowski (16), Gnabry (3) e Coutinho (2) fa peggio, 21. Stesso risultato in questa speciale classifica per il City di Guardiola: Aguero (9), Sterling (7) e Bernando Silva (5) hanno garantito ai Citizens 21 reti. Medaglia di bronzo per il Chelsea dei giovani targato Frank Lampard: Abrahm, Pulisic e Mount hanno siglato in tre 19 centri. E le altre big? Tutte lontane dalla Lazio: il Barcellona di Messi, Suarez e Griezmann fermo a 18 gol, il Real Madrid addirittura a 13 con Benzema, Kroos e Bale. I biancocelesti vogliono mantenere questa media: solo così si potrà andare lontano. corrieredellosport.it