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Etá media, la Lazio ha la quinta rosa più “vecchia” del campionato

Dopo dodici giornate di campionato, i valori delle squadre della nostra Serie A cominciano a delinearsi. Dopo un inizio complicato, la Lazio si è rilanciata verso le zone alte della classifica, grazie alle quattro vittorie consecutive ottenute dai biancocelesti. Bel gioco, tanti gol, e una difesa organizzata. Sono queste le armi vincenti di Simone Inzaghi, alle quali si aggiunge l’esperienza. La Lazio gioca ormai da diversi anni con gli stessi effettivi, cambiando pochi titolari. La conoscenza e l’unione del gruppo è un fattore che potrebbe risultare alla lunga decisivo. Non è un caso, infatti, che le squadre ai vertici della Serie A siano anche le rose più “anziane” del campionato. Come riporta un’analisi di Transfermarkt, la Juventus è l’undici in Italia con l’età media più alta (28,9 anni), mentre la più giovane è quella del Milan (23,9). La Lazio si trova al quinto posto (27,9), ma tra le big, per esperienza, è dietro solo ai Campioni d’Italia. L’Inter (27,2), la Roma e il Napoli (26,9) inseguono. Simone Inzaghi ha lanciato diversi giovani, ma proprio il mix con giocatori più esperti potrebbe, alla fine, risultare determinante.  Lazionews.eu

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Verso la finestra invernale: cedere per rinforzare

Preghiera in gennaio. Simone Inzaghi l’ascolta da giorni. Da quando ha capito che la Champions non è una chimera ma un qualcosa di molto concreto. Chiede rinforzi sul mercato e spera di essere ascoltato. Essere usciti dall’Europa League è sì un paradosso incredibile ma libera i biancocelesti del peso della doppia competizione. Ha una rosa con diverse spine ma che al tempo stesso avrebbe bisogno di qualche petalo in più. Resistere al rigido inverno del campionato non è cosa semplice. In più se si vuole andare in Champions bisognerà sbocciare a primavera. Insomma a gennaio bisognerà, per una volta, sfruttare il mercato così da puntellare la squadra. 
PANCHINA CORTA
Partiamo però da un presupposto: giocare solo il campionato impone che ad avere priorità sia il mercato in uscita. Trentadue giocatori in rosa (compresi gli esuberi) sono troppi per un tecnico che al massimo ne usa 15. Da qui alla pausa natalizia Inzaghi dovrà valutare quali elementi potranno essergli utili. Aveva iniziato la stagione ruotando molto ma alla fine è dovuto tornare a schierare i suoi fedeli per vedere il Paradiso. Troppa disparità tra titolari e riserve. Per ora, dei giocatori arrivati in estate solo Lazzari ha dimostrato di meritare un posto fisso. Gli altri collaborano saltuariamente. Otto presenze per Jony, esterno più adatto al 4-4-2 che al 3-5-2. Non ha doti difensive. Sei presenze per Vavro, centrale da linea a quattro e non a tre. Quattordici minuti in due partite per Adekanye, attaccante giovane e inesperto di cui Inzaghi fa fatica anche a ricordare il nome. Zero gare per André Anderson. Poi ci sono giocatori che accanto hanno un grosso punto di domanda. Basti pensare a Lukaku, sparito dopo i 29 minuti decisivi contro la Fiorentina. O Berisha forse il caso più emblematico. Arrivato come uno dei giocatori migliori dell’Europa League e con la fama di guerriera, in biancoceleste ha finito per sparire. A questi si aggiungono i fardelli degli anni precedenti, praticamente tutti fuori rosa: Vargic, Durmisi, Casasola, Djavan Anderson, Minala (gioca in Primavera) e Kisnha. Tradotto: a gennaio la priorità sarà data al mercato in uscita. Giusto. Ma sarebbe folle non puntellare la squadra in quei ruoli che necessitano di ricambi. 
RUOLI CHIAVE
Per centrare la Champions c’è bisogno di avere più uomini di valore nei ruoli chiave. Giocatori già pronti che non hanno bisogno di ambientamento. In difesa Acerbi continua ad essere solo. Come detto Vavro, finora, non ha garanzie. Difficile però che s’intervenga visto che lo slovacco è costato 12 milioni. In regia anche Leiva ha bisogno di tirare il fiato. Parolo ha un anno in più e fa sempre più fatica quando si tratta di rincorrere. Cataldi viene usato ad intermittenza e senza una logica apparente. Un ruolo chiave quello del brasiliano che è costretto a correre il doppio da quando Inzaghi gioca con Luis Alberto, Milinkovic, Immobile e Correa contemporaneamente. In avanti non esiste un vice Immobile. Insomma la spina dorsale avrebbe bisogno di poter contare su riserve di livello. Difficile però che a gennaio si faranno investimenti importanti. La Lazio pensa piuttosto a all’estate prossima quando molte cose potrebbero cambiare. Se alla fine la Champions non dovesse arrivare sarà rivoluzione. Ilmessaggero.it

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Correa ha cambiato marcia: un gol ogni due partite e senza rigori…

Forse non sarà mai un vero '9', ma Joaquin Correa ha iniziato a fare sul serio sotto porta. I numeri dicono che senza rigori, l'argentino avrebbe già raggiunto Lukaku dell'Inter e sarebbe dietro solo a Berardi e il suo compagno di merende Immobile. 6 gol, già superato il suo personale bottino della scorsa stagione (5). Con un 'Tucu' così la Lazio può sognare in grande. Dopo il rigore sbagliato contro il Bologna, ha decisamente cambiato marcia: ha segnato in 4 partite su 5, è rimasto a secco solo contro il Torino e nell'ultima gara ha firmato anche una doppietta.

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Lazio, agguantato il terzo posto dopo due stagioni

L'ultimo mese di campionato ha cambiato completamente volto alla stagione della Lazio. Se in Europa la squadra di Inzaghi ha raccolto più delusioni che gioie, in campionato il discorso è diametralmente opposto. 4 vittorie nelle ultime 5 gare, il miglior rendimento della Serie A in questo segmento di campionato. La Lazio ha riagguantato il terzo posto dopo due anni, era il 2017/18 e i biancocelesti battevano la Juventus allo Stadium con una doppietta di Immobile. I biancocelesti hanno cambiato passo anche a livello offensivo: in 12 giornate sono la terza squadra in Europa ad aver fatto più goleade (3), dietro solo a PSG (4) e Barcellona (5).

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i numeri da record non bastano a Inzaghi: ora l’obiettivo è crescere anche in fase difensiva

Sì, viaggiare» direbbe Lucio Battisti, spediti verso la Champions aggiungiamo noi. Perché il terzo posto agganciato domenica con tanto di sorpasso alla Roma mette i biancocelesti in pole per centrare l’obiettivo fissato ad inizio stagione. La Champions manca da 12 anni e dopo diversi tentativi a vuoto la squadra di Inzaghi sembra finalmente matura. Della serie «di notte con i fari illuminare. Chiaramente la strada per saper dove andare. Con coraggio». Dal buio profondo dello 0-3 contro l’Atalanta alla luce del Risorgimento. In ventuno giorni la Lazio ha completamente ribaltato giudizi e prospettive. Quarta vittoria consecutiva, I biancocelesti non perdono dal 25 settembre, in 7 gare ha collezionato 5 vittorie e 2 pareggi. Ossia 17 punti, meglio di lei ha fatto soltanto la Juventus capolista con 19. Alla quinta giornata la Lazio era nona in classifica. Sette giornate settebellezze. Primo posto per differenza reti +15: la migliore in assoluto in A. Fece meglio soltanto nel 2017/18: +22. Ventotto gol segnati e 13 subiti. L’impennata arriva nei secondi tempi. Trend invertito rispetto all’inizio di stagione in cui i biancocelesti crollavano. Emblematico il ko contro la Spal. Nei secondi quarantacinque minuti ha il miglior attacco con 16 centri e la miglior difesa, 3 reti subite, della Serie A. Un moto d’orgoglio mosso anche dalle parole del presidente Lotito «Quel gran genio del mio amico…» che alla vigilia della sfida contro l’Atalanta disse: «La squadra non ha il mio carattere». 

GESTIONE DELLE FORZE
Certo non è tutto rose e fiori e qualche accortezza va presa per non ritrovarsi a fine anno a masticare amaro per aver accarezzato per l’ennesima volta un sogno. E’ arrivato il momento di afferrarlo. Ci è riuscita l’Atalanta, perché non potrebbe farlo la Lazio. Senza il peso dell’Europa League, gestita malissimo, la squadra ora non ha alibi. Inzaghi deve essere bravo a trovare il giusto equilibrio alla squadra, ruotando gli uomini senza spomparli eccessivamente. Le passate stagioni devono servire sa insegnamento: non si può arrivare a marzo, quando ci si gioca la stagione, con i titolari rotti o affaticati. Ecco perché alle volte l’integralismo di Inzaghi mal si sposa con una rosa da gestire. E’ vero la coperta è corta però non si può accorciarla ancor di più per partito preso. Perché Cataldi gioca così poco? Perché Lukaku è sparito dopo Firenze? Inutile negare che per questa squadra Milinkovic (sembra finalmente essersi svegliato), Luis Alberto, Correa e Immobile siano fondamentali. Per assurdo il punto di forza dei biancocelesti rappresenta anche l’elemento che finisce per sbilanciare la squadra. Senza un difesa forte e con il solo Leiva a fare da schermo dietro va spesso in affanno. Dal punto di vista tattico Inzaghi deve ovviare ad alcuni squilibri: segna poco per quanto crea e subisce troppo per quanto concede. Domenica, ad esempio, al Lecce sono state regalate 8 palle gol. Non solo Inzaghi perché gli obiettivi si raggiungono tutti insieme. La società, a gennaio è chiamata a intervenire sul mercato: sia in entrata sia in uscita. Con una sola competizione ci sono troppi giocatori ma paradossalmente mancano le riserve nei ruoli chiave. Un vice Leiva (forse nel periodo più difficile da quando è alla Lazio), un vice Immobile e un vice Acerbi (non può fare tutti i ruoli della difesa) a restare stretti. Infine servono anche i tifosi. Le tribune mezze vuote sono uno spettacolo ingiusto per una squadra che sta conquistando tutti «gentilmente, senza fumo, con amore». Ilmessaggero.it

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Lazio, all’Olimpico sei una schiacciasassi: solo la Juve tiene il confronto

Sei partite, quattro vittorie e due pareggi (contro Roma e Atalanta). Il 4-2 rifilato domenica al Lecce certifica quanto sia trionfale il cammino della Lazio all’Olimpico, dove quest’anno in campionato sta costruendo la sua fortuna. Solo la Juventus al momento riesce a tenere il passo della squadra di Inzaghi, che con quella bianconera è l’unica ad essere ancora imbattuta nel proprio stadio. I sorprendenti dati però non finiscono qui, perché i biancocelesti hanno il migliore attacco casalingo (18, Cagliari e Sassuolo secondi a 15) e la miglior difesa insieme a quella della Juve (6 gol subiti): il che comporta avere anche la migliore differenza reti della Serie A nelle sfide interne (+12). 
Numeri stratosferici, soprattutto se poi si confrontano con quelli della scorsa stagione. La Lazio, se si dovessero contare solo i punti in casa, sarebbe arrivata 8° in campionato: Juventus, Napoli, Roma, Milan, Torino, Inter e Atalanta hanno fatto tutte meglio dei biancocelesti tra le mura amiche. I 18 gol all’attivo finora sono esattamente la metà di quelli della annata appena passata (36), ma le partite giocate sono soltanto 6 (sulle 19 totali da disputare). Un rendimento pazzesco, che se mantenuto costante da qui a maggio farebbe aumentare non poco le chance di arrivare al 4° posto. Dopo la sosta per le nazionali – e la trasferta contro il Sassuolo – la Lazio ospiterà Udinese e Juventus, prima di volare a Riad per la Supercoppa italiana proprio contro Ronaldo e compagni. Se l'Olimpico dovesse continuare ad essere un fortino, allora sì che nei pranzi di Natale nella Capitale si può cominciare a utilizzare più spesso il termine Champions, l'obiettivo da sempre sognato e divenuto principale (e obbligatorio) dopo l'uscita quasi certa dall'Europa League.

tuttomercatoweb.com

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Luis Alberto Re degli assist: 8 in Serie A, ma la Spagna richiama Cazorla…

Se Ciro Immobile è il Re dei bomber in Serie A, Luis Alberto guarda tutti dall'alto in basso nella classifica assist. Lo spagnolo infatti, contro il Lecce ha raggiunto quota 8 in dodici giornate. Siede sul trono, a tre passaggi decisivi di distanza da Kuluseksvi del Parma, che ne ha messi a segno 5.. Il 'Mago' è tornato ad alti livelli, ha di fatto deciso la trasferta contro il Milan e senza di lui alla Lazio manca la luce. Nonostante questi numeri, è stato snobbato dalla Spagna. Era stato inserito nella lista dei preconvocati, ma non ha ricevuto la convocazione ufficiale per questa sue settimane internazionale. Inzaghi probabilmente non sarà poi così tanto dispiaciuto, in fin dei conti potrà averlo a Formello – insieme a Correa – prima del rientro di Milinkovic e Immobile, loro sì impegnati con le rispettive Nazionali.

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Correa ha cambiato marcia anche sotto porta: segna tanto (5 nelle ultime 4) e decide le gare

Nel pomeriggio di ieri, la Lazio ha sconfitto per 4-2 il Lecce. Decisiva ai fini del risultato, anche la doppietta di Correa. L’argentino dopo il rigore sbagliato contro il Bologna lo scorso 6 ottobre, sembra essersi ripreso ed è finalmente tornato a graffiare con la maglia biancoceleste.Correa, 5 gol nelle ultime 4 partite. Nelle ultime 4 partite in cui è partito da titolare, Joaquin Correa ha segnato ben 5 reti (Atalanta, Fiorentina, Milan e 2 al Lecce). Come riporta Laziopage, solo Werner (5) e Messi (4) hanno segnato più volte del “Tucu” (3) nel mese di novembre. Inoltre l’argentino è primo insieme ad Immobile nella classifica di Serie A per gol “open play” (no cross e no calci da fermo), avendone realizzati 6.

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Lazio, quando la ripresa è elettrizzante. Battibecco Tare-Meluso, poi tutto chiarito

Se il primo tempo diverte, il secondo elettrizza. Tra l’ altro nella ripresa la Lazio dà sempre il meglio: ha vinto 9 volte, pareggiato due e perso una, contro la Spal. Milinkovic si ricorda di avere un peso specifico enorme nell’ economia della squadra e si veste da protagonista. Prima segna da bomber di razza il 2-1, bellissima la zampata sul cross dalla trequarti di Acerbi. Poi il serbo tocca leggermente Mancosu in area. Manganiello concede generosamente il rigore. E’ l’episodio che infiamma gioco e animi. Strakosha para il tiro di Babacar, sulla respinta segna Lapadula ma l’arbitro che prima aveva concesso la rete, grazie alla segnalazione del Var annulla. Corretta l’interpretazione del protocollo che per prassi punisce l’attaccante che entra prima che il rigore venga calciato e successivamente diventa parte attiva dell’azione. In tribuna il clima si fa rovente. Vola qualche parola di troppo e i due ds Tare e Meluso si ritrovano faccia a faccia. Attimi di tensione che fortunatamente si stempera. Tutto risolto anche tra Lotito e il numero uno dei giallorossi Sticchi Damiani che battibeccano all’uscita della tribuna autorità. I due poi si sono chiariti negli spogliatoi. Il Lecce accusa l’occasione fallita. Protagonista sempre Milinkovic scaltro a procurarsi un rigore a favore: netto il tocco di mano di Tachtsidis.

Il Messaggero

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Bagarre Champions, cinque per due posizioni: per il momento comanda la qualità della Lazio

L'altalena, o la maledizione del terzo posto, insieme alla crisi del Napoli, sono gli spunti più significativi del dodicesimo turno. Dopo Napoli, Atalanta e Roma, sono ora la Lazio e un sempre più convincente Cagliari a essersi presi la terza piazza della classifica, approfittando, con le loro larghe vittorie, dello stop della Roma e del pari dell’Atalanta. Sembra al momento svolgersi alle spalle di Juve e Inter, la lotta più incerta e intrigante del campionato. La crisi certificata della squadra di Ancelotti, 3 punti nelle ultime 4 gare, e il prepotente inserimento del Cagliari hanno di fatto aumentato i posti a disposizione per un piazzamento Champions, terzo e non solo quarto posto, e allargato il numero delle pretendenti. In questo consistente gruppetto formato da cinque squadre per due posti, c’è una sfida nella sfida: quella che vede protagoniste le due squadre romane. Tanto diverse, quanto simili nel volere la qualificazione in Champions. La Lazio, più della Roma, sembra avere migliori risorse in fase realizzativa. La Roma, più della Lazio, sembra avere maggiori soluzioni tecniche e tattiche. Non solo l’inarrestabile Immobile, già a quota 14 reti, Inzaghi può contare anche sui gol e le invenzioni di Correa, Luis Alberto e Milinkovic. Non è un caso che la Lazio da ben 56 partite non finisca una gara sullo 0-0. Non ha problemi a segnare, casomai a gestire le partite dove spesso rischia di concedere fin troppo agli avversari. Parma a parte, dove la stanchezza ha evidentemente condizionato gara e risultato, la Roma ha comunque ben gestito la pesante emergenza. Dopo la sosta, con i rientri di Pellegrini e Mkhitaryan, Fonseca avrà più soluzioni, nella speranza che il peso dell’attacco non rimanga solo sulle spalle di Dzeko: l’unico a non avere sostituti.Ilmessaggero.it