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I numeri non mentono: Lazio imbattuta con i ‘tenori’ dal primo minuto

Milinkovic, Luis Alberto, Correa, Immobile. Quasi mezza squadra, quella mezza che quando scende in campo non perde mai. Dopo 12 giornate di campionato il dato è chiaro ed evidente: quando la Lazio cala il poker, vince praticamente sempre. Eccezion fatta per Roma, Atalanta e Bologna (pareggiate) i biancocelesti le hanno vinte tutte. Fiorentina, Torino, Milan, Lecce, Sampdoria, Genoa, Parma. Tutti i 7 successi in Serie A sono arrivati con i 'tenori' in campo dal primo minuto, esattamente i 24 punti complessivi raccolti dalla Lazio finora. Nelle uniche due sconfitte, contro Inter e Spal, mancavano pezzi del puzzle. A Milano Immobile partiva dalla panchina, mentre a Ferrara non c'erano Milinkovic e Correa, poi subentrati a circa 20' dalla fine. Non è un caso forse, che in Europa il trend sia diametralmente opposto rispetto al campionato, proprio nel momento in cui Inzaghi ha fatto scelte diverse per mantenere i migliori freschi e riposati.

Dario Cadeddu, Radiosei

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Europa League, senza VAR un torneo da bar

Senza la Var l'Europa League diventa un torneo da bar. Già, perché Roma e Lazio hanno pagato a proprie spese  una classe arbitrale internazionale (che è di seconda fascia, sia chiaro) che dimostra tutta la sua modestia. Dispiace che, com'era successo con Collina, che a capo degli arbitri Uefa ci sia un altro italiano, Roberto Rosetti, che oltretutto è uno dei padri del Var, sia in Italia che in Europa. La loro presenza, non vuole dire dover favorire le nostre squadre, ma garantire a loro (come a tutte le altre) l'equità nei giudizi.

All'Olimpico, la Lazio ha chiesto a gran voce un calcio di rigore, che meritava almeno una on field review, qualora la Var fosse stata presente; a Monchengladbach, in Germania, la Roma lamenta un altro errore arbitrale, dopo quello delle gara d'andata, sul gol del primo vantaggio tedesco. Anche qui, con la Var, si sarebbe potuti fugare i dubbi su quel pallone che sulla linea laterale è sembrato uscire, in occasione dell'autogol di Fazio.

Due decisioni di arbitri europei che sono conosciuti solo dagli addetti ai lavori, essendo poco avvezzi ai palcoscenici internazionali di primo livello. Con tutto il rispetto per i nostri direttori di gara, è come se a dirigere in Europa venisse mandato un arbitro di serie B, che se non dirige in massima serie un motivo ci sarà. Incapacità, scarsa preparazione, poca esperienza: qualsiasi sia il motivo, l'Europa non puà permetterselo. Perchè se poi l'Europa League diventa una coppa da snobbare, se le italiane preferiscono giocare le amichevoli in provincia il giovedì pomeriggio, è difficile dare loro torto. Gli errori arbitrali (pesanti e non soli) fanno disamorare una coppa che non è amata, se non da chi la Champions la riesce a vedere solo in televisione. Ilmessaggero.it

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Lazzari-Immobile, assist-gol: la conferma

Dentro a un replay. Fra miliardi di sagome, la palla arriva sempre a lui. Piattone al volo, centro, ancora Ciro. Ancora cross di Lazzari come a San Siro. È la carica dei 101 gol d’Immobile, non c’è tempo di fermarsi a un record, la sua fame è in divenire. Peccato non basti col Celtic: «Avrei preferito vincere, ma ora guardo avanti». A Glasgow non era servito a nulla proprio una rete di Lazzari, stavolta nemmeno il suo secondo assist. Ciro lo ha scelto come suo autista a Formello, l’ex Spal da due gare lo porta in giro sul carretto. Domenica sera gli aveva servito sulla testa quota cento, quattro giorni dopo appoggia il bis sul destro. Lazzari è uscito finalmente dal guscio, manda gli avversari nel panico, forma con Immobile una coppia d’oro. Eppure in Europa c’è bisogno di più del secondo Ciro al bersaglio, più della nona marcatura (in 11 match) di seguito. Adesso sono 16 in totale in questa stagione in 15 gare, considerando anche la rete liberatoria con la Nazionale. Immobile non s’arrende, pensa già al Lecce: «Non dobbiamo abbatterci. Domenica dovremo rifarci, dico a tutto lo spogliatoio di restare carichi». Dopo la sosta offrirà ai compagni della Lazio una cena per festeggiare le 100 reti raggiunte e, a questo punto, pure superate.

SPERANZA
L’amico Lazzari spera invece di portarlo con lui in Nazionale. Mancini non lo considera come terzino nel suo 4-3-3, ma Manuel è migliorato anche a ripiegare. Ieri decisivo due volte in fase difensiva pure in diagonale. Chissà che il ct nelle prossime ore non ci possa ripensare. Ciro invece se lo dovrà coccolare. Lui che gioca sempre con un ginocchio scricchiolante e non smette di segnare. Contro il Celtic al 20’ potrebbe pure raddoppiare, ma sul secondo controllo in area c’è Ajer a recuperare. Nella ripresa reclama invece su una deviazione di mano di Jullien: «Il difensore è diventato portiere, era un rigore eclatante, ma indietro non si può tornare. Tante occasioni non sfruttate, soprattutto in Europa, le paghi. C’è tanto rammarico, la matematica non ci condanna, ma siamo quasi fuori. Noi ci proveremo sino alla fine, ma ora non dipende solo da noi. Non si possono perdere tre gare così». Colpa dei soliti black out europei. Anche in questo caso, dentro a un replay. Il messaggero.it

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Lazzari cerca conferme, a Glasgow è iniziata la riscossa

Profumo di svolta. Manuel Lazzari mette la freccia sulla fascia destra. Anche stasera all’Olimpico contro il Celtic scenderà in campo dal primo minuto. Un’occasione per ribadire una volta per tutte le gerarchie. Un premio per le ultime prestazioni: due settimane fa il gol del momentaneo vantaggio al Celtic Park, domenica scorsa l’assist per l’1-0 di Immobile a San Siro. Segnali di una crescita progressiva, partita dopo partita. Una rinascita per riscattare un avvio di stagione in sordina. Tanti le difficoltà incontrate da «Manu» sulla sua strada: dall’ambientamento all’interpretazione del 3-5-2 di Simone Inzaghi. Situazioni completamente diverse per l’esterno 25enne, arrivato in estate dalla Spal. La frattura del terzo metacarpo della mano destra lo ha costretto a giocare con un tutore. 

PERSONALITÀ 
Insomma, un inizio in salita, ma Lazzari non si è perso d’animo, anche quando Marusic sembrava averlo scavalcato. Nel momento più delicato ha tirato fuori le unghie e le prestazioni sono arrivate così come i complimenti dei compagni di squadra. Immobile lo ha eletto su Instagram suo «autista di fiducia» e non perde occasione per coinvolgerlo nelle dinamiche del gruppo. Cataldi, invece, suo compagno di stanza, lo ha aiutato ad integrarsi, impartendo lezioni di lazialità durante i ritiri. Finora le presenze totali sono nove, di cui sei in campionato. Manu è pronto per la decima: l’infortunio di Marusic, alle prese con uno stiramento, gli spalanca la fascia anche questa sera. Ilmessaggero.it

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Inzaghi, sette intoccabili e la svolta senza turnover

Tra le doti di allenatore di Simone Inzaghi figura sicuramente il saper fare di necessità, virtù. La Lazio ha scalato la classifica di Serie A, ottenendo tre vittorie in 8 giorni contro Fiorentina, Torino e Milan. Un risultato importante, ottenuto senza dover ricorrere al turnover. Contrariamente a quanto fatto in precedenti occasioni, infatti, il tecnico piacentino ha utilizzato 7 titolari su 11 in tutti e tre i match. Come riporta il Corriere dello Sport, Strakosha, Acerbi, Radu, Lulic, Milinkovic, Luis Alberto e Immobile sono sempre partiti titolari nelle ultime tre sfide. Il portiere albanese sarà presente dal 1′ minuto anche domani, nel match di Europa League contro il Celtic. Così come Acerbi (inamovibile), Luis Alberto e Milinkovic. Ma se il serbo è stato sostituito sia a Firenze che a San Siro, lo spagnolo ha giocato tutti i 270 minuti. Gli acciacchi di Correa porteranno anche Immobile a giocare, mentre Radu ha pagato gli sforzi con uno stiramento e tornerà in campo dopo la sosta. La coperta è corta, ma al momento ha portato lo stesso i suoi frutti. La Lazio è chiamata a un ulteriore doppio sforzo, poi la pausa delle Nazionali sarà utile a tutti per rifiatare e riflettere sulle scelte per il futuro. lazionews.eu

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Strakosha, poche uscite ma tante parate: è l’uomo che non perde un minuto

Poche uscite, ma tante parate, soprattutto sempre presente: le ha giocate tutte, quattordici su quattordici. L’unico. Ma lui, Thomas Strakosha, è sempre sul banco degli imputati. La Lazio comincia ad ingranare, ma per i tifosi il portiere resta sempre un problema. E poco importa che, statistiche alla mano, sia uno dei più pronti, reattivi e meno perforati della serie A. Pensare che Thomas ha alzato la media delle sue parate, arrivando a 3,5 a partita, mai cosi alta da quando è il titolare. A lui gli si imputano le poche uscite e in effetti è uno di quelli che ne fa meno. Su questo deve migliorare, come il dover giocare la palla coi piedi, ma è un input di Inzaghi. E’ il tecnico che lo chiede, cominciare l’azione dal basso, ovvero dal portiere. E con tutta quella qualità è un obbligo. 

Ilmessaggero.it

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Lazio-Celtic, la storia della partita

Il Celtic arriva a Roma carico di aspettative dopo la vittoria in rimonta per 2-1 sulla Lazio a Glasgow. I campioni di Scozia sono ormai sicuri di arrivare tra le prime due posizioni nel Gruppo E, ma a Roma dovranno fare i conti con la voglia di rivalsa di una Lazio ferita. 

• I campioni di Scozia hanno sette punti dopo tre giornate, frutto di due vittorie in casa e un pareggio (2-0 col CFR Cluj alla prima giornata e 1-1 in trasferta col Rennes prima del 2-1 interno sulla Lazio). I Biancocelesti hanno quattro punti in meno del Celtic e tre rispetto al CFR che li ha battuti 2-1 in Romania alla prima giornata; l'unica vittoria degli italiani è stata allo Stadio Olimpico contro il Rennes (2-1). 

Precedenti
• La Lazio non aveva mai affrontato formazioni scozzesi in competizioni UEFA sino alla terza giornata, quando era passata in vantaggio nel primo tempo grazie alla prima rete europea di Manuel Lazzari, salvo poi subire due gol nel secondo tempo per mano di Ryan Christie e di Christopher Jullien all'89'.

• Il Celtic ha vinto appena sei delle 26 partite di competizioni UEFA contro club italiani, nessuna delle quali in Italia dove il loro bilancio è P3 S9. Gli scozzesi sono stati battuti cinque volte senza segnare nemmeno un gol nelle ultime sei visite in Italia, con l'unica eccezione risalente all'1-1 del dicembre 2011 in casa dell'Udinese nell'unico precedente in Italia nella fase a gironi di UEFA Europa League

• I Bhoys hanno tuttavia vinto la prima e più importante partita contro una formazione italiana in campo neutro, quando hanno battuto a Lisbona l'Inter per 2-1 nella finale di Coppa dei Campioni 1966/67.

Statistiche
Lazio
• La Lazio ha battuto l'Atalanta 2-0 nella finale di Coppa Italia e ha così vinto il trofeo per la settima volta, guadagnandosi l'accesso diretto alla fase a gironi di UEFA Europa League – dopo essere usciti ai sedicesimi nella passata stagione perdendo in casa (0-1) e in trasferta (0-2) col Siviglia.

• Vice campione della Coppa UEFA 1997/98 vinta dall'Inter, nelle ultime sei partecipazioni alla fase a gironi di UEFA Europa League la Lazio ha sempre passato il turno. Dopo aver fallito il primo tentativo, il club capitolino ha vinto il proprio girone in tre occasioni. Il miglior piazzamento è stato nel 2012/13 e 2017/18, quando è arrivato ai quarti.

• Il bilancio della Lazio in casa nella fase a gironi di UEFA Europa League è V15 P4 S3. I Biancocelesti sono rimasti imbattuti per 17 partite della fase a gironi a Roma (V13 P4) prima di perdere 1-2 con l'Eintracht Frankfurt alla sesta giornata della scorsa stagione – alla quale è seguita immediatamente un'altra sconfitta che ha sancito l'eliminazione ai sedicesimi per mano del Siviglia.

Celtic
• Il Celtic nel 2018/19 ha vinto le tre competizioni nazionali, ovvero Premiership, Coppa di Scozia e Coppa di Lega, per la terza stagione consecutiva (un record) ma in Europa non si è qualificato ai gironi di UEFA Champions League e ha perso complessivamente cinque partite di UEFA Europa League, comprese le due gare degli ottavi contro il Valencia (0-2 c, 0-1 t).

• Anche in questa stagione ha fallito l'accesso in UEFA Champions League uscendo al terzo turno di qualificazione con la sconfitta col CFR (1-1 t, 3-4 c). Negli spareggi invece ha battuto i campioni di Svezia dell'AIK (2-0 c, 4-1 t), raggiungendo così la fase a gironi di UEFA Europa League per la sesta volta.  In due delle cinque precedenti partecipazioni alla competizione ha superato il girone (compresa la passata edizione) ma non è mai andato oltre i sedicesimi.

• Fino alla vittoria alla quinta giornata della passata edizione in casa del Rosenborg (1-0), il club di Glasgow non aveva mai vinto fuori dalla Scozia in UEFA Europa League. Nelle altre 18 trasferte nella competizione vera e propria, gli scozzesi hanno nove pareggi e nove sconfitte.

Collegamenti e curiosità
• Olivier Ntcham del Celtic ha giocato col Genoa dal 2015 al 2017 ed è stato compagno di squadra di Danilo Cataldi della Lazio – anche lui in prestito – nel 2016/17.

• Jordan Lukaku della Lazio e Boli Bolingoli del Celtic sono cugini.

• La Lazio è all'ottava partecipazione alla fase a gironi di UEFA Europa League e ha così eguagliato il record della competizione del Salisburgo.

• Il Celtic ha sconfitto 5-2 l'Hibernian sabato e conquistato la finale di Coppa di Lega scozzese che si disputerà l'8 dicembre ad Hampden, dove affronterà i Rangers. Il Celtic punta al quarto trionfo consecutivo e al 19esimo in totale.

Gli allenatori
• Allenatore della Lazio da aprile 2016 al posto di Stefano Pioli, Simone Inzaghi è stato attaccante dei biancocelesti dal 1999 al 2010, vincendo campionato e Coppa Italia nella stagione d'esordio e altre due Coppe Italia negli anni successivi. Fratello minore dell'ex nazionale Filippo, con cui ha giocato nel Piacenza, ha iniziato ad allenare le giovanili della Lazio subito dopo il ritiro dal calcio giocato. Il suo primo trofeo da allenatore è stato la Supercoppa italiana 2017, il secondo la Coppa Italia due anni dopo.

• Subito dopo aver lasciato l'Hiberian, l'ex nazionale nordirlandese Lennon è tornato al Celtic per la seconda volta da allenatore nel febbraio 2019 dopo la partenza di Brendan Rodgers verso il Leicester City a metà stagione. Ha poi vinto le tre competizioni nazionali per la terza stagione consecutiva del club. Lennon in precedenza era stato al Celtic da giocatore (nel 2000-07) e da allenatore (2010-14), vincendo 16 trofei in questi anni – sebbene col Leicester, dove ha vinto due Coppe di Lega col connazionale Martin O'Neill in panchina, si sia affermato come leader del centrocampo. uefa.com

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Luis Alberto è tornato mago: dalle chiamate di Inzaghi alla rinascita definitva

Ha preso la bacchetta magica e ha ricominciato a inventare: un tocco fatato contro il Torino, un altro contro il Milan. Tutto in quattro giorni. È così – anche così – che la Lazio vola. In campionato gli assist di Luis Alberto sono già sette, un’enormità se si considera che le partite sono state appena undici. Non a caso nessuno in serie A ha fatto meglio di lui (lo segue Kulusevski del Parma a cinque) e anche nei principali tornei europei soltanto De Bruyne, funambolo del Manchester City, lo sopravanza con 9. Un numero straordinario anche in confronto a quanto lo spagnolo aveva fatto nelle ultime due stagioni, quelle della sua affermazione in biancoceleste: 9 assist due anni fa,6 l’anno scorso. Questo
secondo i dati ufficiali della Lega, perché poi ci sono anche conteggi diversi che gli attribuiscono cifre superiori perché basati su criteri differenti (contano, ad esempio, i calci d’angolo). Dettagli, comunque: che il Mago abbia ripreso a dispensare incantesimi lo dice il campo prima ancora di quanto non facciano questi numeri pazzeschi. Quando Luis Alberto sta bene, è entusiasmante. Non solo per le occasioni da gol che crea (a San Siro, ad esempio, ha propiziato pure la traversa di Immobile con un tocco geniale), ma anche perla qualità che mette in ogni giocata. Nella gestione della manovra, nella creazione della superiorità numerica, nell’accelerazione palla al piede, lo spagnolo è fondamentale per Inzaghi. Ed è anche uno spettacolo per chi lo osserva. Se ne sono accorti pure in Spagna, non a caso gli hanno aperto di nuovo le porte della nazionale e ora tra i suoi obiettivi ce ne sono due speciali: la qualificazione alla prossima Champions con la Lazio e la partecipazione all’Europeo con la sua rappresentativa. Luis Alberto nella scorsa stagione ha avuto un periodo arido: poche magie, nessun assist, molti dubbi. Problemi di carattere. Inzaghi, che lo ha capito e ne conosce la sensibilità, ha cercato in ogni modo di proteggerlo. Lo spagnolo si è riscattato, almeno un po’, nella seconda parte del campionato, ma ha trascorso l’estate flirtando con il Siviglia, la squadra della sua terra. Sono state le telefonate dell’allenatore a restituirgli serenità e a convincerlo che questo sarebbe stato l’anno del rilancio in grande stile, ma nella Lazio e non in Andalusia. È quello che sta succedendo: una magia dopo l’altra, il mago incanta l’Italia e la Spagna. Chissà se farà lo stesso con il Celtic, tra due giorni, nella sfida che vale una bella fetta di qualificazione in Europa League.

CorriereDellaSera

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La miglior difesa di Inzaghi: con il Lecce può eguagliare il record di vittorie consecutive

Una settimana per dare una sterzata alla stagione. La Lazio di Simone Inzaghi, con 3 vittorie consecutive, ha agganciato il quarto posto in classifica a pari merito con Atalanta e Cagliari, ma non solo. Le tre vittorie di fila mancavano da tempo, esattamente da settembre 2018, più di un anno fa. Se la Lazio dovesse battere il Lecce eguaglierebbe il record del periodo sopracitato, la striscia di quattro successi. L'attacco funziona, Ciro Immobile sta stracciando ogni record possibile, ma anche la difesa continua a dare risposte confortanti. 11 gol subiti in 11 partite infatti, sono il miglior numero dell'era Inzaghi dal suo insediamento più di quattro anni fa (dalla prima giornata). Giovedì arriverà a Roma il Celtic, sarà una gara da dentro o fuori, i biancocelesti arrivano a questa sfida in una condizione ampiamente diversa rispetto alla gara giocata in Scozia. 

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Tabù sfatati, record e trofei: Inzaghi sta scrivendo la storia dei tecnici biancocelesti

Due trofei vinti, ma anche due tabù grandi così infranti. E che valgono (quasi) quanto quei due trofei, perché anche queste sono imprese storiche. Simone Inzaghi ha firmato la seconda ieri sera a San Siro. Erano trenta anni che la Lazio non vinceva in campionato contro il Milan nel suo stadio. L’ultima volta ci era riuscita la Lazio di Materazzi il 3 settembre 1989 grazie ad un autogol di Maldini. Sembrava uno di quei sortilegi impossibili da spezzare. Anche perché nel frattempo la Lazio era riuscita a violare il campo del Milan in Coppa Italia (e più di una volta, l’ultima lo scorso aprile). Ma in campionato niente. Neppure la Lazio stellare di Eriksson ce l’aveva fatta. Ci ha pensato invece Inzaghi, l’uomo che sta rendendo possibili anche i sogni più difficili.

Il tecnico cresciuto a Formello aveva già infranto un altro tabù duro a morire, quello delle vittorie in casa della Juventus. Ci è riuscito due anni fa, violando lo Stadium con lo stesso punteggio (2-1) con cui ha battuto ieri il Milan. In casa della Juve la Lazio non vinceva da quindici anni, molti meno rispetto ai trenta di San Siro, ma pur sempre tanti. I due tabù, curiosamente, sono stati infranti negli stessi anni (ed entrambi pochi mesi dopo) i due trofei conquistati da Inzaghi sulla panchina biancoceleste. Nell’agosto del 2017 l’allenatore vinse la Supercoppa (e due mesi e mezzo dopo sbancò lo Stadium juventino). Lo scorso mese di maggio ha invece vinto la Coppa Italia e cinque mesi dopo è arrivata la storica vittoria di San Siro.

Imprese che fanno di Inzaghi uno dei migliori allenatori della storia del club. È il secondo per numero di trofei conquistati (solo Eriksson, con 7, ne ha vinti di più) ed il terzo come media punti in Serie A. La sua è, in questo momento, di 1,77 per gara. Sopra di lui ci sono Mancini (1,82) e il solito Eriksson (1,89). Ma Inzaghi è davanti all’altro allenatore scudettato, Maestrelli, la cui media è stata di 1,71. Ora per Simone c’è un altro “trofeo” da conquistare, un altro tabù da spezzare. Quello della Champions. La Lazio manca dal 2007 dalla coppa più importante. Negli ultimi anni l’ha sfiorata in più di un’occasione (perdendola con Pioli al playoff nel 2015 e con lo stesso Inzaghi agli ultimi minuti della decisiva gara con l’Inter due anni fa). Questo, nelle intenzioni di Simone, deve essere l’anno giusto per riuscirci. Grazie alle tre vittorie consecutive ottenute nelle ultime tre partite la Lazio è arrivata al quarto posto. Un traguardo importante, che per l’allenatore deve però essere solo il punto di partenza. gazzetta.it