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Milinkovic vuole tornare protagonista: quando vede Torino…

Arriva il Torino e Sergej Milinkovic sente il vento a favore. Il 24enne tuttocampista della Lazio avverte la carica giusta per riscattare le ultime prove in tono minore. A Glasgow e a Firenze il serbo non si è espresso ai suoi livelli migliori, frenando così quel rilancio lasciato intravedere dalle precedenti prestazioni. Ora Milinkovic vuole riprendere il passo giusto per tornare tra i protagonisti della Lazio di Inzaghi, che domani sera, nella gara casalinga contro il Torino, mira ai tre punti per provare ad agganciare la zona Champions. E, per puntare in alto, i biancocelesti fanno affidamento sul talento di Milinkovic. Che a sua volta sa che, per riproporsi da uomo mercato a livello internazionale, può avere una buona spinta dai traguardi che la Lazio raggiungerà.

IL TRIS NEL MIRINO

La sfida contro il Torino riaccende Milinkovic pure per i suoi recenti precedenti da marcatore. Infatti, nell'ultima sfida a Roma, il 29 dicembre dello scorso anno, l'1-1 venne timbrato proprio dal serbo, che rimediò al vantaggio iniziale di Belotti su rigore. Così come l'ultimo successo della Lazio sui granata, l'1-0 del 29 aprile 2018, è stato firmato da una rete di Milinkovic. Era la 35a giornata e quel gol consolidò il quarto posto che valeva la Champions, che sfuggì nei minuti finali dell'ultima partita, lo scontro diretto contro l'Inter all'Olimpico. Due i gol segnati in questa stagione da Milinkovic, entrambi in casa, contro il Genoa in Serie A e contro il Rennes in Europa League. Tutti e due hanno portato vittorie. Domani sera, Milinkovic inseguirà il suo tris vincente all'Olimpico, sulla scia dei suoi precedenti con il Torino. Per riprendersi anche il ruolo di trascinatore della Lazio verso la Champions. gazzetta.it

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Non solo bomber, ora Immobile è leader che non si risparmia mai. Con il Torino vuole esserci, ma è in uno stato pre-lesione

Biondo e rapido come Beppe Signori, ha segnato 77 gol come Giorgio Chinaglia, qualcuno ci vede un pizzico di Bruno Giordano, lui si ispira a Bobo Vieri. Ciro is on fire! Vola, Lazio vola. In squadra nessuno come lui. Ora Immobile il grido di battaglia. Il colpo di testa con cui ha sbancato Firenze coincide anche con il suo decimo sigillo in stagione. Dal 2000 solo tre giocatori sono finiti in doppia cifra nelle prime 9 gare: Toni (2005-06), Dybala (2017-18) e lui stesso (2017-18). Guarda tutti dall’alto della classifica marcatori. E ora vede il traguardo dei 100. Gliene mancano solo 3. A fine gara Inzaghi abbraccia Ciro e tutti i suoi uomini. Immobile però vale più degli altri. Ha numeri impressionati. Ha partecipato attivamente addirittura a 14 reti delle 18 totali biancocelesti. Questa non è solo dipendenza, è proprio tirannia. Solo Immobile vede così la porta e solo se segna lui è possibile ritrovare la vittoria. E anche una posizione più degna in classifica: 8 dei 15 punti attuali li ha conquistati lui. Vittoria a Genova con doppietta, altre due doppiette con Bologna e Atalanta e due pareggi e infine la capocciata da 3 punti di domenica sera. La Lazio torna al sesto posto insieme al Cagliari, a un punto dalla Roma e a due (a 17 ci sta il Napoli) dall’Europa che conta. E’ Ciro a puntarla, non ha mai preso così bene la mira. Alla faccia di chi lo criticava con la maglia dell’Italia. Ora è pure il secondo assistman biancoceleste (dietro Luis Alberto a quota 5). 
UNO PER TUTTI 
Inzaghi non può contare su un altro come lui non c’è. Basti pensare che al secondo posto dei cannonieri di squadra c’è Correa a quota 3 (quarta coppia gol in Europa) e Milinkovic con 2. Facendo due conti, Immobile ha fatto gli stessi gol di tutti gli altri sommati in squadra. Numeri che da un lato certificano la grandezza di Ciro ma dall’altro fanno sorgere l’interrogativo: senza Immobile chi segna? Ed è proprio il problema che si pone il tecnico biancoceleste. A questo punto della stagione sperava di avere un contributo maggiore da parte dei centrocampisti e una mira migliore da parte di Correa e Caicedo. Già, domenica Ciro ha anche lasciato il rigore a Felipe. In pochi altri lo avrebbero fatto ma dopo quello col brivido segnato all’Atalanta aveva giurato: mai più un penalty all’ultimo minuto. Lotta, sgomita, nessun altro attaccante centrale fa i suoi stessi movimenti. Corre tantissimo, spesso finisce con il fiatone ma non molla mai. Il litigio con Inzaghi per la sostituzione contro il Parma è archiviato. Anche il ct Mancini si è ricreduto. Immobile all’Europeo è più che utile. Nella Lazio è fondamentale ma servono i gol di tutti per centrare il quarto posto, Ciro da solo non può bastare. 
A TUTTI I COSTI 
Lui non si risparmia mai. Gioca anche con una gamba sola. E’ alle prese con un fastidio al ginocchio. Anche al Franchi si è fatto sentire. Domenica ha giocato già acciaccato. Un piccolo guaio muscolare che si era presentato dopo la difficile trasferta di Glasgow. Sabato addirittura zoppicava, domenica sera ha stretto i denti sino all’ultimo senza far trasparire alcun dolore o fatica. Eppure ieri mattina in gran segreto ha svolto gli esami strumentali alla clinica Paideia. I medici consigliano a lui e a Inzaghi di farlo partire dalla panchina, ma Ciro non vuole perdersi a nessun costo la sfida contro la sua ex squadra. Rimane fortemente in dubbio però per domani sera, è in uno stato pre-lesionale che poi potrebbe compromettere il prossimo big match di San Siro contro il Milan e il match decisivo per l’Europa. Ecco perché Inzaghi voleva far riposare Correa, ma potrebbero toccare ancora a lui gli straordinari stavolta. Caicedo partirà sicuramente dal primo minuto per farsi perdonare pure il rigore sbagliato con la Fiorentina, al suo fianco in vantaggio la punta argentina. Sperando non si debba sempre attendere Ciro per ritrovare la porta.

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Leiva, terzo problema in pochi mesi: Cataldi scalpita

Si ferma ancora, Lucas Leiva. Il regista della Lazio paga a caro prezzo l’agonismo messo in campo domenica contro la Fiorentina. Una prestazione di livello, conclusa stringendo i denti per una forte contusione alla gamba, rimediata nel secondo tempo. La sua presenza contro il Torino domani è in forte dubbio. Simone Inzaghi è in apprensione e c’è chi parla di «stato pre-lesione». Un timore che il tecnico vuole scongiurare. Ieri pomeriggio il “Comandante” non si è allenato. Non ha partecipato alla seduta di scarico, riservata ai protagonisti della vittoria del Franchi. Fisioterapia, ghiaccio e riposo. 

RICADUTE 
E’ la terza volta che l’ex Liverpool si ferma. La prima per una lesione alla coscia destra lo scorso luglio: un infortunio che lo costrinse a finire anzitempo il ritiro di Auronzo di Cadore. La seconda il 22 agosto, a quattro giorni dal debutto in campionato in casa della Sampdoria. Una lieve ricaduta che gli impedì di giocare contro i blucerchiati. A Marassi toccò a Parolo, promosso in regia con alterne fortune anche contro Spal, Rennes, Bologna e Parma nel secondo tempo e contro Inter e Atalanta dall’inizio. Prestazioni dal rendimento altalenante, che non hanno inciso sul suo impiego. Tra playmaker e mezzala ha trovato spazio 11 volte, nove campionato e due in Europa League, per un totale di 611 minuti giocati. Non male per una “riserva”. 

DANILO C’E’ 
Situazione opposta per Danilo Cataldi, preferito a Badelj in estate come vice Leiva, ma utilizzato col contagocce: appena 138 minuti, praticamente un sesto di Parolo, spesso in formazioni stravolte dal turnover o in situazioni critiche, come a gara in corso contro l’Atalanta sul 3-0 per i nerazzurri. Eppure Danilo, fresco di rinnovo fino al 2022, è riuscito a lasciare il segno. Contro il Celtic in soli cinque minuti ha sfiorato il gol del pari. Al Franchi, ancora una volta, è rimasto a guardare. Domani potrebbe essere la sua chance, sperando di trovare finalmente un pizzico di continuità. Ilmessaggero.it

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Il ritorno della freccia Lukaku: Inzaghi sorride, la panchina si allunga

La serata di Firenze non se la scorderà facilmente Jordan Lukaku. L'esterno belga probabilmente sognava un nuovo debutto in maglia biancoceleste così: un assist e una palla d'oro per Luis Alberto, poi trasformata in calcio di rigore. Dopo mesi travagliati, alle prese con operazioni e riabilitazioni, Lukaku è tornato in campo, lasciando il segno. Più contento di lui forse solo Inzaghi, che spera di aver ritrovato quella freccia che – a partita in corso – ha fatto la differenza due anni fa. Quasi come fosse un sesto uomo nel basket, insieme a Felipe Anderson determinarono parecchie gare nella stagione 2017/18. In quella stagione Jordan giocò ben 30 partite, quasi tutte da subentrato, mettendo a segno l'assist decisivo per il famoso gol di Murgia, in Supercoppa Italiana contro la Juventus.

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Spaventoso Ciro: aggancia Chinaglia, ha la media gol più alta e mette nel mirino un altro mostro sacro

Ciro Immobile continua a frantumare record e statistiche. Il gol decisivo contro la Fiorentina vale l'aggancio (a quota 77 gol in Serie A) a Giorgio Chinaglia. “Vorrei le mie foto accanto alle sue, a Formello” ha commentato l'attaccante di Torre Annunziata, ben conscio del peso di Giorgione nella storia della Lazio. Ciro però, può puntare in alto, a Silvio Piola. 143 gol con la maglia biancoceleste nel campionato italiano: servono 66 gol in Serie A per raggiungerlo. Intanto Immobile può godersi un altra statistica, la più importante forse per un centravanti: è l'attaccante con la media gol più alta della storia della Lazio. 97 gol il 145 gare, per una media di 0,668 reti a partita. Secondo Crespo, con 48 in 73 (0,657) e terzo proprio Silvio Piola, con 159 in 243 (0,654).

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Finalmente Lazzari, primo sorriso di mercato

Il cecchino che non t'aspetti, finalmente Lazzari. A sbloccare la gara del Celtic Park una ripartenza in contropiede veloce condotta da Caicedo e Correa e conclusa dall'ex Spal al 40esimo minuto di gioco. Per l'esterno biancoceleste è il primo gol con la maglia della Lazio, nonché anche il primo in una competizione europea della sua carriera. Peccato che la sua rete alla fine non serva a nulla. La Lazio va in vantaggio, ma subisce la doppia beffa nella ripresa. Traballa come sempre tutta la difesa. E pensare che Lazzari aveva dato altre due palle perfette per chiudere la gara a Milinkovic e Parolo, alla fine svanisce la sua serata di gloria.

La sua prestazione però fa ben sperare per il proseguimento della stagione, anche perché gli altri acquisti a Glasgow non hanno risposto come l'esterno. Sino a stasera Lazzari aveva disputato 6 gare (4 in campionato e 2 in Coppa) per un totale di 515' senza incidere. In realtà lo avevamo lasciato alla prima giornata come migliore in campo, da allora era sparito. Con l'Atalanta si era fermato per un problema allo stomaco nel riscaldamento. Rieccolo Lazzari, persino marcatore improvvisato. E anche sfortunato, alla luce di questo brutto ko europeo. Ilmessaggero.it

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Ranking Uefa: sale il Napoli, scende la Roma. Lazio stabile nonostante il ko

Dopo la terza giornata della fase a gironi di Champions League ed Europa League è tempo di aggiornare il ranking Uefa. In testa alla classifica resta sempre il Real Madrid con 124,000 punti, a seguire i cugini dell'Atletico Madrid con 114,00 e il Barcellona con 113,00. Dopo il tris spagnolo in vetta, tocca al Bayern Monaco piazzarsi in quarta posizione con 110,000 punti, pochi di più rispetto alla Juventus, al quinto posto e prima delle italiane, con un coefficiente di 104,000.

Rimangono stabili dunque i bianconeri, mentre scende la Roma (seconda italiana con 72,000) dopo il pareggio con il Borussia Mönchengladbach, scivolando dalla 14esima alla 15esima posizione. Passo avanti invece per il Napoli (67,000), che sale da 19 a 18. La sconfitta al Celtic Park non ha prodotto modifiche invece per la Lazio (39,000), rimasta 34esima. Piccolo salto in avanti poi per l'Inter (26,000), che dopo il convincente 2-0 rifilato al Borussia Dortmund si piazza al 55esimo posto generale. Chiude la classifica delle italiane attualmente impegnate in Europa infine l'Atalanta, 80esima con 17,500 punti.

Le prime 10 posizioni del ranking Uefa

1) Real Madrid – 124,000
2) Atlético – 114,000
3) Barcellona – 113,000
4) Bayern – 110,000
5) Juventus – 104,000
6) Manchester City – 101,000
6) Paris Saint-Germain – 92,000
8) Liverpool – 89,000
9) Arsenal – 85,000
10) Manchester United – 81,000

La situazione delle squadre italiane

5) Juventus – 104,000
15) Roma – 72,000 
18) Napoli –  67,000 
34) Lazio – 39,000 
55) Inter – 26,000 
72) Milan – 19,000 
74) Fiorentina – 19,000
80) Atalanta – 17,500

corrieredellosport.it

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Fiorentina, Torino, Milan e Celtic: invertire il trend per rilanciare la stagione

Lazio, ora hai bisogno di cambiare marcia. Fiorentina, Torino, Milan, Celtic e infine il Lecce. Cinque gare per chiudere il secondo tour de force stagionale prima della pausa per le nazionali. Per i biancocelesti la necessità assoluta di invertire la tendenza, soprattutto per il valore delle partite che dovrà affrontare. Classifica alla mano, Lecce a parte sono tutti scontri diretti in campionato e una gara da dentro o fuori in Europa League. Il bottino finora – mettendo insieme entrambe le competizioni – è ampiamente sotto le aspettative. 11 gare giocate, 4 sconfitte, 3 pareggi e 4 vittorie. I quattro successi sono arrivati tutti contro squadre in difficoltà, la Sampdoria, il Genoa, il Rennes e il Parma (unica eccezione, al momento addirittura a pare punti con la Lazio). Di avversari 'facili' sulla carta, i biancocelesti non ne incontreranno nelle prossime due settimane. E' il momento di capire esattamente quale direzione potrà prendere la stagione.

 

DC Radiosei

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Mal di trasferta cronico: record negativo per Inzaghi, solo 4 punti in 6 gare

6 trasferte,  4 punti raccolti. Il dato riguardante le gare giocate lontano da Roma è inquietante e segna il record negativo della gestione Inzaghi, che mai da quattro anni a questa parte aveva raccolto così poco in 5 trasferte consecutive. L'unica vittoria a Genova, contro la Samp di Di Francesco che poi sarebbe andata in crisi nera. Perse le due di Europa League (Cluj e Celtic), perse in Serie A (Spal, Inter) e pareggiata la gara del Dall'Ara contro il Bologna. C'è bisogno di un'inversione di rotta, la Lazio affronterà la Fiorentina domenica sera a caccia di punti importanti.

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“Welcome in Paradise”, al Celtic Park serve una prova di carattere

Paradise, where the legends are made. L’enorme scritta che colora la tribuna Jock Stein (storico giocatore e poi allenatore della coppa Campioni) del Celtic park fa subito capire che più che uno stadio Parkhead è un vero e proprio tempio. Lì dove miti e leggende hanno lasciato un solco ancora oggi ben visibile. La statua del capitano Billy McNeill che nel 1967 alzò la coppa Campioni (2-1 contro l’Inter di Herrera), la prima vinta da un club britannico, accoglie i tifosi. Accanto all’indimenticato numero 5 biancoverde ci sono le statue di Fratello Walfrid (fondatore del club), Jimmy Johnstone (miglior giocatore di sempre) e Jock Stein (miglior tecnico). Si respira storia in ogni angolo. Dai ritratti dei calciatori di varie epoche, ai trofei vinti: ben 108. E questa sera l’ostacolo più grande per la Lazio sarà proprio il Celtic park. Uno stadio da 60 mila posti che ribolle di passione. You’ll never walk alone l’inno che spacca i timpani e fa rimbalzare i cuori. I tifosi biancoverdi sono tra i più caldi della Gran Bretagna, spesso paragonati alla Kop del Liverpool. 
L’IMPRESA ECCEZIONALE
Welcome in Paradise colora gli spogliatoi del Celtic. La Lazio dovrà essere pronta, invece, a varcare le porte dell’inferno. Una prova di maturità dopo la rimonta di sabato contro l’Atalanta. Servirà dimostrare di avere davvero carattere perché quella di stasera somiglia molto ad una gara di Champions. Seppur il fascino e il blasone dei padroni di casa sia un po’ sbiadito. I biancocelesti devono riuscire nell’impresa di non perdere. La qualificazione è apertissima ma bisogna crederci. Inzaghi alla vigilia è stato molto chiaro: «Non è decisiva ma molto molto importante per le sorti del girone. Loro corrono tantissimo, hanno spirito e sono dotati tecnicamente. Sono molto temibili. Dovremo fare una grande gara». Sa bene quali insidie nascondono certe gare, soprattutto perché sa con che filo sottile è intrecciata la trama del carattere dei suoi. «Avremmo voluto la Champions, siamo in Europa e vogliamo comunque onorare al massimo la competizione» ha assicurato il tecnico biancoceleste che però si affiderà al turnover. Sarà un test importante per valutare il mercato estivo. Un altro banco di prova per capire che colori avrà il futuro. 
LE INSIDIE EXTRA 
Il Celtic arriva forte del 6-0 con cui domenica ha battuto il Ross County e del primato sia in campionato sia in Europa League. Il tecnico Lennon, l’Inzaghi scozzese, è uno che affronta le sfide a muso duro. Niente sconti: «Giocheremo imponendo il nostro ritmo. Lo stadio sarà un fattore in più. Vogliamo solo vincere». Non avrà a disposizione Ntcham per un problema muscolare. Probabile il recupero di Rogic. Di sicuro a centrocampo giocherà Christie: «Una partita che ci farà capire il nostro valore». Per lui sarà una gara speciale: «Conosco bene Lucas Leiva, lo guardavo sempre in tv ed è bello per me poterlo sfidare. I buu? Ne abbiamo parlato tra noi, ma è l’Uefa che dovrebbe intervenire. Però se per dare un segnale dovrò abbandonare il campo, sì, lo farò». In avanti occhio al francese Edouard, 21 anni e finora 11 reti stagionali. E’ il talento più cristallino che il Celtic ha in squadra. Ma attenzione anche a Elyounoussi e all’esterno alto Forster. Quest’ultimo i tifosi lo hanno più volte accostato al mito Jymmy Johnstone. 
ATMOSFERA
Atmosfera calda dentro e fuori lo stadio. Saranno circa 1500 i biancocelesti che coloreranno il settore ospiti. Raggiungeranno il Celtic park in corteo con meeting point a Merchant Square. Tre chilometri a piedi scortati dalla polizia. La parte più calda della curva dei biancoverdi è la Green Brigade, occupano l’ingresso 111 delll’Headpark, idee politiche opposte a quelle laziali e gemellaggi con Napoli e Livorno. La Uefa ha alzato il livello d’attenzione. Sulla Lazio pende la sospensiva dopo i saluti romani contro il Rennes.

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