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il riscatto biancoceleste ha i volti di Sergej, Stefan, Thomas e Ciro

Perdono. Quel che è stato, è stato, scurdammoce o passato. Immobile fa centro, anzi si fa tutto il campo, sorvola i cinque dei compagni, fategli largo. Cerca Inzaghi e scatta l’abbraccio. Ciro si rannicchia fra le sue mani come un bimbo. Perdono, Ciro è quasi commosso. Anche se, con un sorriso dopo, cerca di conservare l’appeal da duro: «Forse ero stanco». Macché, è plateale come la scenata del dissenso il suo pentimento con l’occhio mezzo lucido: «Mi dispiace per quanto successo col mister. Per me Simone è come un fratello maggiore, da quando sono qui mi ha sempre aiutato. Sono stato vero nello scusarmi, lo meritavano i compagni, il mister e soprattutto la gente. Oggi è stata messa la parola fine». In realtà, già a Formello venerdì Inzaghi e Immobile s’erano giurati di ripartire insieme. Era destino che col gol e la vittoria arrivasse pubblicamente la pace. Già a inizio gara, Ciro aveva comunque mostrato un altro morale. A San Siro era entrato nervoso ed era andato molle nell’unica chance avuta nel finale. Quando la testa non c’è, è difficile vincere e segnare: «Dobbiamo migliorare l’aspetto mentale, perché quando abbiamo voglia, il nostro pubblico si diverte. C’è rammarico per mercoledì perché abbiamo giocato bene contro un’Inter scudetto. Purtroppo a volte bisogna avere qualcosina in più, ma piano piano stiamo assimilando ogni sbaglio, troveremo continuità nel risultato. Diamo fastidio quando stiamo lassù in alto». Altro che pensieri d’addio, questo è un nuovo inizio. Con Inzaghi c’era stato qualche fraintendimento, tutto era cominciato quando Immobile aveva chiesto a Inzaghi di risparmiargli le fatiche della Romania per stare vicino al figlio appena nato. 
SBLOCCATO
Anche questa è una chiusura del cerchio. La moglie Jessica, a fine gara, gli porta Mattia dentro al campo, Ciro lo trascina in braccio come un trofeo nello spogliatoio. Mattia entra a far parte di un gruppo tornato unito. Finalmente si sblocca anche Milinkovic nel tabellino, non segnava (Lazio-Bologna) da maggio. Col Genoa ci mette il piattone sinistro, fa partire la danza del gol e poimostra tutto il suo repertorio. Perfetto l’assist per Caicedo, fa un’ultima chiusura in difesa prima d’essere sostituito. Eccolo il campione sparito a San Siro. E riecco pure Strakosha strepitoso in volo. E’ la giornata del riscatto, anche di chi era stato tanto criticato. Contro l’Inter Jony aveva fatto peggio, ma Strakosha era tornato sotto processo per non essere uscito. E’ da standing ovation la risposta per festeggiare le 100 presenze in A con la maglia della Lazio: il portiere s’allunga sulla capocciata ravvicinata di Romero e la toglie dalla linea in contro balzo. Ringraziate San Thomas, lui crede a ciò che prende col suo guanto: «Io cerco sempre di migliorarmi di giorno in giorno, ma anche io sbaglio perché sono umano. Oggi sono felice perché non abbiamo preso gol, abbiamo dominato e rischiato poco». Merito della seconda difesa (4 reti subite) di questo campionato, dove anche Radu è tornato dal primo minuto. S’era confrontato pure con lui, Inzaghi, nella grigliata di venerdì a Formello. Patto per la Champions rispettato e regalo di Stefan spedito all’incrocio. Pure il rumeno, emozionato. con la mano sul petto. Lui in estate era stato riabilitato per qualche colpo da matto. Quel che è stato, è stato. Perdono.

Ilmessaggero.it

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Scudetto 1915, Lazio-Genoa: l’hashtag tricolore diventa uno striscione

A partire dal match di Serie A Lazio-Genoa, in programma domenica 29 settembre 2019 allo Stadio Olimpico di Roma, in Tribuna Tevere sarà esposto lo striscione “#SCUDETTO 1915LAZIOTRICOLORE”: il famoso hashtag che fu trending topic sui social italiani per una intera settimana, pertanto, prenderà corpo sugli spalti della tifoseria laziale che oramai vanta da oltre un secolo un palese credito di giustizia sportiva, storica e morale.

L’iniziativa è nata grazie alla sinergia tra il Comitato Consumatori Lazio e l’Associazione Sodalizio Lazio, con lo specifico fine di sensibilizzare le istituzioni, la politica ed i media sul tema ed in attesa che la Commissione Storica nominata dalla Figc completi l’esame della corposa documentazione trasmessa agli atti federali onde supportare e legittimare la richiesta di assegnazione ex aequo del titolo di “Campione d’Italia 1914/15” a Lazio e Genoa.

Chi può porti con sé una bandiera tricolore allo stadio, sarà una bella cornice per lo striscione e per lo Scudetto 1915.

Roma, 27 settembre 2019

Avv. Gian Luca Mignogna

 

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Lazzari-Jony, il mercato sulle fasce non decolla

In estate la società biancoceleste aveva scelto di rinforzare soprattutto un reparto: gli esterni. Lazzari, fortemente voluto da Inzaghi, e Jony sono così stati acquistati subito. Come riporta l’edizione del Corriere dello Sport l’ex-spallino era partito molto bene contro Sampdoria e Roma ma poi è arrivata l’involuzione. Troppo timido a San Siro, le sue discese sulla fascia non erano mai pericolose e i cross non arrivavano mai a nessun attaccante. Sicramente troppo presto per condannare un giocatore, ma l’obiettivo quest’estate era dare nuovo volto alla fascia destra, dopo Milano non sembra che le cose siano molto cambiate. Jony invece ha già dimostrato di avere delle qualità in fase offensiva, ma in difesa la situazione è diversa. In difesa invece ha palesato tutti i suoi limiti, subendo a difesa schierata la più banale delle reti da quinto a quinto. Lo spagnolo sta pagando l’adattamento al 3-5-2. Cinque partite sono poche per poter esprimere un giudizio completo, ma se siamo solo all’antipasto non c’è tanta voglia di continuare la cena. laziopress.it

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Torna Leiva, che sfida con Schone

Le chiavi del centrocampo sono state consegnate a loro. Lucas Leiva e Lasse Schone. Lazio-Genoa sarà anche il primo incrocio in assoluto tra i due mediani. Stesso ruolo all’interno dei due schieramenti tattici, peraltro identici nel corso di questa stagione, e stesso ruolo all’interno dello spogliatoio: leader indiscussi, Leiva e Schone hanno portato all’interno delle due squadre le stesse caratteristiche. Mentalità e predisposizione al conseguimento del risultato. 

Inevitabile, perché i due centrocampisti, prima di approdare nella massima serie italiana, hanno militato in Club di grande tradizione, Liverpool e Ajax, lottando nel corso di tante stagioni per grandi obiettivi in palcoscenici che, sicuramente, impongono massimo impegno. Ed i compagni di squadra hanno appreso da loro: da quando Leiva è approdato in maglia biancoceleste, la Lazio ha vinto due titoli nazionali in due anni solari combattendo fino all’ultimo respiro in tutte le competizioni. Oltre ad aver strappato tantissimi applausi, invece, l’arrivo di Schone è coinciso fino ad ora con una partenza discreta in campionato dei Grifoni che, dopo aver raccolto quattro punti contro Roma e Fiorentina sono riusciti ad ottenerne appena uno con Atalanta, Cagliari e Bologna. Schone e Leiva sono comunque due centrocampisti diversi. 

Il danese regala geometrie ed è il vero registra della manovra vantando, inoltre, il vizio del gol: sono 114, infatti, finora le reti siglate in carriera. Appena 19 sono i gol siglati da Leiva, un centrocampista diverso rispetto al danese, di grande quantità, ma allo stesso modo decisivo. Domenica potrebbe toccare proprio a Lucas, potrebbe tornare titolare proprio contro i Grifoni, per trascinare ancora una volta con il suo carisma una Lazio bella, ma poco concreta. E quando si parla di concretezza, impossibile non invocare lui. Lucas Leiva. Sslazio.it

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Immobile, la Lazio ti aspetta: sarà titolare contro il Genoa

La vicenda Immobile è prossima al capolinea, il giocatore tornerà in campo dal primo minuto domenica contro il Genoa. Dopo una settimana tesa, da Lazio-Parma passando per la trasferta di San Siro, adesso è arrivato il momento di mettere la parola fine su questa storia. Ciro ha chiesto scusa, la Lazio lo ha multato, mantenendo i toni bassi pubblicamente, ma ascrivendo la sua assenza dal primo minuto ad una 'scelta tecnica' che poco ha convinto. In effetti il campo ha detto che Caicedo ha fatto meglio, ma la scelta di tecnico e società aveva tanto un sapore di punizione. Il giocatore si è confrontato a Milano con i suoi agenti e con la società stessa. Ora è il momento di ripartire, domenica arriva il Genoa all'Olimpico e Inzaghi ha già consegnato una maglia da titolare a Ciro.

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Correa, tante occasioni e pochi gol

La Lazio crea tanto, ma raccoglie poco. La statistica fotografa l'inizio di stagione del biancocelesti, che come gruppo creano una miriade di palle gol (la Lazio è fra le squadre che tirano di più verso la porta in Europa) ma raccolgono poco. Nello specifico, i numeri di Correa raccontano della difficoltà dell'argentino di essere concreto e freddo nel momento decisivo. In 472 minuti complessivi, ha segnato appena un gol, contro la Sampdoria. Il discorso è lo stesso fatto in tante occasioni la scorsa stagione, ma non coinvolge solo il talentuoso argentino. In questa squadra segna solo Immobile. Ciro infatti, nonostante una stagione non indimenticabile appena vissuta, è l'unico ad avere una media realizzativa di tutto rispetto. I compagni di squadra, rispetto a due stagioni fa, hanno abbassato drasticamente il loro bottino. Quindi sì, Handanovic è un grande portiere e ha salvato a più riprese l'Inter, ma la mancanza di gol è un limite ormai conclamato della Lazio. 

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Prima per tiri in porta: l’amaro record di una squadra che segna troppo poco

Lazio in vetta alla classifica. Ma è un primato amaro quello della squadra di Inzaghi. Dopo le prime cinque giornate di Serie A la squadra biancoceleste è infatti quella che ha tirato di più verso la porta avversaria, ben 75 volte (48 nello specchio della porta, 27 fuori). Ma, nonostante tutta questa “produzione” di occasioni, i gol all’attivo sono stati appena sette, una cifra che fa della squadra romana la nona della Serie A per numero di gol realizzati (insieme con Bologna e Genoa). Prima per conclusioni (la seconda è l’Atalanta con 73 tiri), nona per numero di gol realizzati: c’è decisamente qualcosa che non va nel rapporto tra i biancocelesti e le finalizzazioni.

Per carità, c’è anche una buona dose di sfortuna a spiegare questa singolare situazione: la Lazio ha colpito sei pali nelle prime cinque giornate di campionato. Ma è anche vero, come dice lo stesso Inzaghi, che bisogna essere bravi a portare dalla propria parte gli episodi. “Contro il Parma – ha spiegato l’allenatore – l’1-0 di Immobile è un palo che diventa gol perché nell’occasione Ciro è stato determinato e concentrato, in altre occasioni non lo siamo stati”. In effetti, pali a parte (ma, a volte, anche quelli sono stati gol mangiati) la Lazio ha sprecato davvero tanto. Ieri a San Siro contro l’Inter sono state almeno quattro le palle-gol clamorose non capitalizzate (tre da Correa e una da Bastos). Ma era stato così anche nel derby (finito poi 1-1), a Ferrara (quando, sull’1-0, la Lazio ha fallito più volte il raddoppio e poi ha perso per 2-1) ed anche nella prima giornata a Genova contro la Samp, gara finita 3-0 per i biancocelesti, ma che si sarebbe potuta chiudere con un punteggio molto più largo a favore della squadra di Inzaghi.

Ma qual è il male oscuro che impedisce alla Lazio di essere spietata sottoporta e di raccogliere quanto seminato? Il problema non è tanto dei singoli quanto di atteggiamento generale (anche se, a parte Immobile, gli altri attaccanti e i centrocampisti offensivi segnano tutti con il contagocce). La sensazione è che la formazione di Inzaghi prediliga le belle giocate alla voglia di cercare il gol. Che abbia, in altri termini, la tendenza a segnare solo gol belli trascurando quelli “sporchi” (ma utilissimi). Emblematica, a tal proposito, la prima occasione sciupata ieri da Correa a San Siro. L’argentino, imbeccato da un pregevole assist di Caicedo, si è ritrovato da solo in area davanti ad Handanovic con tutto il tempo di decidere cosa fare. Invece di piazzare la palla o calciare di potenza (avrebbe potuto tranquillamente scegliere entrambe le opzioni) ha tentato quella più velleitaria: il pallonetto. Fallendolo. Domenica contro il Genoa la Lazio deve assolutamente ricominciare a fare punti. Per riuscirci deve segnare. E per segnare deve imparare a fare anche i gol facili. Altrimenti sarà sempre prima per conclusioni, ma a metà classifica per gol fatti. gazzetta.it

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Ecco Milinkovic: a San Siro una storia di gol e giocate da top player

Il gigante ci vuole riprovare. Sogna di impressionare di nuovo a San Siro. Non sarà facile per Milinkovic ripetersi, soprattutto avendo davanti un’Inter così solida, sicura e vincente. Ma al tuttocampista della Lazio piacciono le sfide impossibili. Il suo cruccio è far vedere che è un top-player e questa è la partita adatta. E’ spavaldo, Sergej, un po’ come l’Inter di Conte. Sa di essere uno dei più forti nel suo ruolo in Italia e scalpita. L’anno scorso, grazie a una sua “zuccata” nella piccola area, anticipando Handanovic e rischiando di schiantarsi col la testa sul palo, segnò una rete splendida. Un gol decisivo che consentì alla Lazio di espugnare San Siro. Fu lui a trascinare i compagni. Ne era coonvinto dall’inizio, passando per un ragazzino spocchioso, con le solite parole cariche di fiducia per darsi un tono, invece era solo la consapevolezza di poter fare qualcosa di importante. 
UNA NOTTE DA RE 
Ebbe ragione, Milinkovic. Lui fu il principale trascinatore di quella serata di fine marzo, poi la Lazio sprecò tutto per la Champions. In questi giorni, il gigante serbo ha incitato i compagni a reagire dopo le delusioni con Spal e Cluji, tanto da dimostrarlo domenica scorsa, dove ha mostrato una condizione tecnica, fisica e mentale fuori dal comune. La voglia di riscattarsi, ma anche la vicinanza di una partita importante come quella con la capolista Inter. Uno stimolo troppo forte per uno come Milinkovic-Savic. E’ fondamentale per la Lazio, ma anche per lui e la sua carriera. L’anno scorso, a suon di “sportellate” e colpi di tacco annichilì Vecino e Brozovic che non riuscivano a tenere il suo passo. Stasera le sfide in mezzo al campo si riproporranno con i due interisti che meditano vendetta, anche perché non ci rimasero bene dopo il confronto col ventuno biancoceleste. 
IL GRANDE RIFIUTO 
Milinkovic ha tanti estimatori e almeno un paio sono pure all’Inter. Uno è sicuramente Marotta che lo insegue dai tempi della Juve, l’altro è Conte. Questo lo sa bene anche il giocatore e probabilmente è pure questo lo stimolo a voler fare bene e impressionare alla Scala del calcio. Rumors di mercato narrano che negli ultimi giorni, appena venduto Icardi al Psg, i nerazzurri si siano fatti sotto con Lotito per chiedere Milinkovic, ma il patron ha rimandato le avances al mittente. Da Formello non sono mai arrivate conferme anzi, la Lazio è vicinissima al rinnovo col giocatore. Un nuovo contratto dove, oltre a un piccolo adeguamento sui già quasi 3 milioni a stagione, ci saranno premi ricchi, soprattutto sui gol e sugli assist, circa 100.000 euro ognuno. 

Ilmessaggero.it

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Inter-Lazio, circa 700 laziali presenti: ci sarà anche Lotito in tribuna

Saranno circa 700 i tifosi laziali presenti questa sera a San Siro per la quinta di campionato contro l'Inter. In tribuna, con lo stato maggiore biancoceleste, ci dovrebbe essere anche Lotito. Il presidente della Lazio era tornato a seguire la squadra in trasferta proprio nell'ultima gara giocata fra i due club lo scorso marzo, nella vittoria per 1-0 firmata da Sergej Milinkovic-Savic. Anche questa sera il numero uno della Lazio dovrebbe unirsi ai suoi nell'avvicinamento al Giuseppe Meazza, direttamente nel pullman.

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Finalmente de Vrij: stasera la prima da ex contro la Lazio

Dopo tre incontri mancati, questa sera Stefan de Vrij affronterà 'finalmente' la Lazio da avversario. Il suo trasferimento all'Inter è stato fra i più discussi degli ultimi anni, così come la sua ultima prestazione (proprio contro i nerazzurri nel match decisivo per la Chamopions di due stagioni fa). Stasera ritroverà alcuni ex compagni di squadra, gli stessi con cui ha condiviso gioie e dolori quando era a Roma.