Amleto aveva il dubbio di «essere o non essere», oggi i club europei si chiedono se «partecipare o non partecipare». Alle coppe naturalmente. E la risposta non ammette alternative. Entrare in Champions significa svoltare, ma anche l’Europa League aumenta il gap con chi resta fuori: sia dal punto di vista economico sia da quello della visibilità «social» che si trasforma, inevitabilmente, in un ritorno per le casse. Su questi temi — follower, visitatori siti web —, e non soltanto su quelli economici, è incentrato un nuovo rapporto Uefa che riguarda gli 80 club nelle coppe. Un identikit più trasversale, in attesa della radiografia dei conti che arriverà a inizio 2020.
Gli 80 club di coppa
Nei progetti di riforma, Super Champions o meno, l’unico punto (forse) su cui tutti sono d’accordo è l’aumento del numero dei club delle coppe. Oggi sono 80 (32+48). Nel triennio 2021-24 si passerà a 96 con la terza coppa, nome in codice «EL 2» (l’Esecutivo Uefa del 24 settembre rivelerà quello definitivo). Ancora di più dal 2024, data cruciale per la riforma in corrispondenza con il nuovo calendario internazionale: secondo il progetto Uefa-Eca si arriverebbe a 128 club (con il terzo torneo a 64), per le Leghe Europee tra 128 e 144. Citando Antonio Albanese, più p… artite per tutti.
Ancora segno «più»
L’anno scorso, per la prima volta, tutto il calcio europeo di prima divisione aveva registrato un attivo di 600 milioni. Situazione eccezionale che sarà confermata nel 2019, anche se su cifre un po’ più basse: il calcio europeo avrà sempre un segno «più» (ma non l’Italia, sembra). Calcio europeo significa 716 club, che poi diventano 237 considerando tutti gli iscritti alle coppe (fin dai preliminari) e infine 80 ai gruppi. Questi 80 valgono complessivamente 24,1 miliardi di euro. Hanno un fatturato di 11,7 miliardi. E un utile di 139 milioni (da un profitto operativo di 817 milioni prima di imposte e interessi).
Sponsor e tv
La voce più importante delle entrate sono sponsor e commerciale (36%, oltre 4 miliardi). Seguono diritti tv (28%); botteghino stadio (17%); premi Uefa e solidarietà (14%); altro (5%). Come al solito, per le spese sono i giocatori (46%) a incidere di più, seguiti da costi operativi (31%) e dagli stipendi degli altri dipendenti (16%).
Mercato: giovani punte
Questi 80 club hanno speso sul mercato quasi 4 miliardi, il 55% del totale. I dominatori delle trattative sono attaccanti (35%) e difensori (35%). Interessano meno i centrocampisti (25%). I portieri sono il 5%. Quasi metà dei trasferiti (47%) ha un’età tra 21 e 24 anni. Gli under 17 sono il 17%. Se giocate e avete più di 28 anni cominciate a preoccuparvi del vostro futuro: questa categoria rappresenta solo l’8% del calciomercato. Il 69% degli affari si fa con l’estero.
Social follower: futuro
Nel rapporto spunta un’altra cifra che apre un mondo nuovo: 8,4 miliardi di interazioni con i social media. La nuova frontiera: «follower» sembra una parola più importante di centravanti. Che il calcio sia lo sport più famoso del mondo si capisce dai suoi 517 milioni di follower (tra Facebook, Instagram, YouTube e Twitter). Il secondo, il basket, è distantissimo a 129 milioni, quindi auto e moto a 68, poi gli altri (vedi grafico). Nel dettaglio: niente nel mondo come la Champions (136 milioni), davanti a Nba (prima non calcistica), Premier League, Liga e Coppa del Mondo. La Serie A è dietro anche Nfl, MotoGp, Olimpiadi, F1, Europa League, Bundesliga, Nhl, Euro 2020, Baseball, Wimbledon, Liga messicana. Andiamo ai club: domina il Real con 222 milioni, la 5a è la Juve con 73 milioni: con CR7 i bianconeri sono un gigante social.
Utenti web: Liverpool!
La Juve è l’unica italiana top anche nella classifica degli utenti unici «domestici» dei siti, con 540mila, dopo Borussia Dortmund, Liverpool, Real e Bayern. Però le cifre che contano sono quelle internazionali e qui il Liverpool campione d’Europa fa 57 milioni, più di Real, Barça, United e Arsenal. Sul web siamo indietro: Gran Bretagna, Germania e Francia hanno un traffico mensile medio di 25 milioni di utenti, noi 14 come il Belgio. A questo sistema «virtuale» si contrappone la realtà degli stadi: domina il Barça, con 1,44 milioni di spettatori in casa (grazie allo stadio più grande d’Europa, 98.679 posti): perché poi, per fortuna, alla fine si gioca in undici contro undici su un prato.
La Gazzetta dello Sport