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Immobile azzurro, incubo finito: “Mi sono tolto un peso!”

Settecentotrentatré giorni dopo l'ultima volta, Immobile torna a segnare in Nazionale. Minuto 59' del match contro la Finlandia, parziale di 0-0: cross di Chiesa da destra e colpo di testa di Ciro a infilare la palla sotto l’incrocio. Dopo il gol, le telecamere vanno a inquadrare il suo volto. Commosso, emozionato. Alza le mani verso il cielo, quasi per dire grazie. Le mani in faccia e gli occhi socchiusi sono la testimonianza di quanto Immobile abbia sofferto l’astinenza in azzurro. "Era un peso troppo grande non andare in gol con questa maglia", ha commentato ieri sera. Due anni e tre giorni sono tanti, soprattutto per un cannoniere come lui. Nel 2017, quando segnò contro l'Israele, l’Italia era ancora in corsa per il Mondiale: nessuno avrebbe mai immaginato l’apocalisse di San Siro. Non c’era ancora Ronaldo in Serie A, Tavecchio era al vertice del calcio italiano, Zaniolo giocava con la Primavera dell’Inter e il Var, tra i maggiori campionato, era utilizzato solo nel nostro paese. Insomma, un’epoca fa: un lasso di tempo lunghissimo nel quale il 29enne non è mai riuscito a firmare un centro tricolore. 

In questi 733 giorni Immobile ha vissuto una doppia vita: bomber e goleador con Inzaghi, punta stemperata con Mancini. Sfortunato e impreciso con la Nazionale, freddo e concreto con la Lazio, con cui da quel 5 settembre 2017 ha segnato 58 volte tra A, Coppa Italia ed Europa League. Gli elogi in pochi giorni si trasformavano in critiche per le sue prestazioni in azzurro. Con il ct non c’era e c’è un feeling stupendo. Per caratteristiche tecnico-tattiche non è il suo terminale offensivo preferito Immobile, a cui piace partire da lontano, allargarsi, senza stare troppo statico in mezzo all’area. Sono arrivate le prime sostituzioni, poi le panchine e le tribune (l’ultima in Grecia-Italia l’8 giugno scorso). In Finlandia, a sorpresa, è partito dal 1’ e ha ripagato la fiducia di Mancini. Un gol dal sapore speciale e dal peso immane, sia per il risultato finale che soprattutto per la testa del giocatore laziale, libero dalle ansie e dalla smania di segnare per forza. Per un mese tornerà a casa sua, nella Capitale, dove il 12 ottobre sarà di nuovo di scena la Nazionale contro la Grecia. Da martedì però penserà solo a lavorare con il ‘suo’ Inzaghi, abituato dopo le soste a coccolarlo per tirarlo su di morale. Questa volta arriverà col sorriso stampato in faccia, un sorriso che gli darà ulteriore forza per confermarsi con qualsiasi maglia. Perché alla fine tra il biancoceleste e l’azzurro tricolore, la differenza è sottile. Tuttomercatoweb.com

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Ora ci prova Jony a raccogliere l’eredità di Lulic

Il testamento è già stato scritto, il testimone non ancora passato. Per la successione di Lulic ecco un altro tentativo. Perché in teoria Senad, salvo sorprese, dovrebbe salutare a giugno e Jony prendere il suo posto. Fate gli scongiuri del caso. Con Durmisi e Lukaku (complici i guai fisici) il piano non è riuscito, l'asturiano adesso deve imporsi da titolare rispetto al capitano. Poco importa che in Spagna facesse l'esterno alto, ha un anno per reinventarsi terzino. La Lazio rischia, gioca di nuovo d'azzardo, ma stavolta è convinta d'aver centrato il colpo. Per di più gratis al momento, anche se da Malaga giurano che verrà strappato a fine stagione il transfer provvisorio. Lo ha concesso la Fifa e dura comunque un anno. Lo sceicco Al Thani si è rivolto al tribunale di Malaga e ha fatto ricorso, ma si dicono sereni su ogni cavillo legale a Formello. Speriamo, perché adesso bisogna per forza pensare al futuro. Perché a gennaio Lulic ha compiuto 33 anni e non potrà durare in eterno. Anzi, il bosniaco non a caso, in accordo con la società, è rimasto senza rinnovo, ha già comunicato di voler raggiungere la sua famiglia (già trasferita la moglie con i figli) in Svizzera il prossimo anno. Anche se per amore della Lazio potrebbe far slittare ancora il volo.

CONVERSIONE
Non sarà facile tappare un simile buco, l'erede di Lulic dovrà essere un altro stantuffo. Sarà un'impresa raccoglierne l'eredità fuori e dentro il campo, Senad lo ha dimostrato anche contro la Roma nell'ultimo turno. Come un trenino, ha fatto avanti e indietro, ha suonato la scossa al momento del vantaggio giallorosso, ha messo sulla testa d'Immobile il traversone del pareggio. Per carità, ha sbagliato spesso pure l'ultimo passaggio, ma Lulic è fondamentale nel cuore e nella testa della Lazio. Nella ripresa anche Jony è entrato ed è andato sul fondo, sulla sua coscienza pesa però l'assist vittoria in fuorigioco. Peccato, altrimenti lo spagnolo sarebbe già stato osannato. Invece adesso dovrà dimostrarlo il suo talento. Decretato nell'ultima Liga da ben 11 assist decisivi, solo Messi e Sanabria hanno fatto meglio. In prestito all'Alaves però Jony giocava come esterno alto, avrà 9 mesi per consacrarsi partendo da un ruolo più arretrato.

AFFOLLAMENTO
Non mettetegli troppa pressione, a sinistra stavolta la Lazio deve avere ragione. Anche perché già a gennaio sarà presa un'altra decisione. Troppo affollamento su quella fascia, uno fra Lukaku e Durmisi sarà rimesso sul mercato in quella finestra. Al momento è l'esterno belga la terza scelta, il penultimo acquisto danese la quarta, essendo rimasto sino all'ultimo in uscita. Inzaghi però ha più volte ribadito che può essere invertita qualunque scala gerarchica. E allora riparte la corsa. Lukaku ha qualità, ma deve ancora dimostrare di aver riacquistato una tenuta fisica. Lo scorso inverno era stato ceduto in Premier, salvo rientrare senza aver superato gli esami al New Castle. In Primavera si è operato e ora è quasi pronto. Durmisi non è riuscito a partire nemmeno in prestito con diritto (per recuperare i 6 milioni investiti) di riscatto. E' stato comunque inserito nella lista per il campionato. La sfida a Lukaku potrebbe diventare anche quella come vice-Jony fra un anno, una volta conclusa l'epopea biancoceleste dell'eroe del 26 maggio. 

Il Messaggero

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Cataldi e Berisha, la panchina che deve fare la differenza

Berisha e Cataldi hanno un ruolo tutt'altro che marginale nella rosa della Lazio. Il centrocampista italiano è stato promosso a vice Leiva dopo la partenza di Badelj, mentre Berisha – alla stregua di Parolo – è il primo cambio per uno fra Luis Alberto e Milinkovic. Devono dimostrare di esser cresciuti e migliorati, perché la stagione sarà lunga e stressante, specialmente dopo la sosta attuale. La Lazio infatti, giocherà praticamente ogni 3 giorni fino a fine mese e il loro impiego è certo. Il kosovaro deve mettersi alla spalle una stagione ricca di infortuni, Cataldi è a caccia di conferme dopo essersi riguadagnato la Lazio, in un ruolo in cui deve ancora dimostrarsi completamente a suo agio. 

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“La migliore estate di sempre”, ecco i segreti del lavoro estivo della Lazio

Rispetto alla scorsa estate, la Lazio ha lavorato meglio nel ritiro estivo. Ci sono alcuni fattori che hanno permesso a Ripert di preparare diversamente i suoi ragazzi. Tanto per cominciare, l'assenza del mondiale ha consegnato la rosa quasi al completo ad Inzaghi, fin da subito, permettendo un lavoro di 18 giorni e non di 13. In seconda battuta il mercato: completato quasi interamente prima ancora della partenza per il Veneto. Il tutto rifinito dal lavoro di Marienfeld, dove sono state sviluppate resistenza e velocità. “Da quando sono qui, questa è stata l'estate in cui abbiamo lavorato meglio”. Dichiarava Ciro Immobile al termine di Sampdoria-Lazio. Un punto di partenza fondamentale per poter andare a caccia della Champions.

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E’ il momento di Correa: titolare anche con l’Argentina

L’uomo del momento il casa Lazio è indubbiamente Joaquin Correa. Dopo aver segnato nella prima gara di campionato e seminato il panico nella difesa romanista nel derby, si è guadagnato la Nazionale. Con tanto di gradi da titolare Sarà solo un’amichevole è vero. Ma non è mai facile affrontare il Cile. Contro di loro, il ct Scaloni si affida ad un attacco tutto italiano. Il tridente albiceleste vede presente anche il gioiellino di Inzaghi. Ovviamente Lautaro Martinez e Paulo Dybala non sono Ciro Immobile e Luis Alberto. Servirà trovare la quadratura, ma ci sono tutte le premesse per far bene. Scaloni, in conferenza stampa, ha divulgato la formazione che intende schierare: Marchesín; Montiel, Quarta, Otamendi, Tagliafico; Lo Celso, Paredes, De Paul; Dybala, Martínez e Correa. lazionews,eu

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Durmisi ci riprova, Casasola resta in coda

Terminata la sessione estiva di mercato è tempo di bilanci. Per quanto riguarda i biancocelesti, Riza Durmisi è tornato in gruppo. Come riporta il Corriere dello Sport, dopo aver lasciato anzitempo il ritiro di Auronzo per infortunio e con l’idea di trovare un’altra sistemazione, è stato poi inserito da Inzaghi nella lista consegnata alla Lega Serie A. Su di lui c’erano Fenerbahce e Nizza, ma la società capitolina voleva aggiungere l’obbligo di riscatto al prestito ed i club a lui interessati non erano in linea con questo tipo di formula. Discorso simile per Casasola che sarebbe dovuto tornare a Salerno ma le incomprensioni con Ventura hanno frenato il passaggio del giocatore. Dopo il colloquio avuto con Tare è emerso che, in base alle esigenze della squadra, Inzaghi valuterà come inserirlo. laziopress.it

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Calvario finito, Lukaku corre verso la prima convocazione: ecco quando potrebbe tornare

Finalmente il calvario è finito, Jordan Lukaku è tornato ad allenarsi con i compagni. L'esterno belga ha completato la prima fase di recupero e adesso comincerà la marcia di avvicinamento verso la convocazione. Il giocatore vorrebbe tornare il 25 settembre, quando la Lazio farà visita all'Inter del fratello Romelu a San Siro. Lo staff medico non rischierà niente, il ragazzo è stato fuori troppo a lungo e ha subito un pesante intervento chirurgico. Nelle prossime settimane, il protocollo prevede un lavoro più intenso e fisico, con contrasti e cambi di direzione, insomma un lavoro 'vero' per portare il giocatore allo stesso livello dei compagni.

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Lazio, l’eterno ritorno: pochi cambi, ma per Inzaghi è comunque un nuovo inzio

Nessuno scossone, nessuna rivoluzione. Avanti con lo stesso progetto, solo con più convinzione. Per centrare la Champions alla fine Inzaghi s’è persuaso di riuscire a farcela con in mano quasi la stessa Lazio. Lui lo considera comunque un nuovo inizio, anche perché aveva pensato davvero di lasciare tutto a fine maggio. Invece Lotito lo ha convinto sul piano economico e l’amico Tare con un preciso disegno tecnico. Così si sognava un colpo dietro l’altro, invece la società ha proseguito la politica dell’innesto mirato. Rimane un po’ d’amaro in bocca per un mercato stitico, ma Inzaghi sembra comunque contento. Per carità, avrebbe voluto un’altra punta per possedere più alternative e ricambi in attacco, ma alla fine esulta per aver trattenuto Caicedo (forse già questa settimana col rinnovo insieme a Correa) e sopratutto il fenomeno Milinkovic in questo gruppo. Simone è il primo a considerarlo un nuovo acquisto (anche sul piano aereo), dal momento che aveva ottenuto la garanzia da Lotito di trattenere sì Luis Alberto, ma non Sergej a giugno. Invece insieme al serbo la Lazio è partita stramotivata in questo campionato, anche se molti tifosi si chiedono: perché la stessa squadra dovrebbe arrivare stavolta oltre l’ottavo posto? Per carità, nelle ultime giornate i biancocelesti avevano mollato, ma già l’obiettivo Champions era sfumato dopo la folle debacle col Chievo. 
LE SCELTE
Sembra l’eterno ritorno. La Lazio preferisce rischiare, punta tutto su un ottimo 11 titolare. Eppure la stagione potrebbe sempre essere compromessa da un qualunque infortunio. Ha invocato un po’ di fortuna e così lo ha ammesso anche Tare. Si è preferito privilegiare l’aspetto gestionale, per il club per esempio i sogni top Mandzukic e Llorente avrebbero minato la serenità sotto porta d’Immobile. Forse per questo stavolta Inzaghi sorride e non sembra preoccupato. Come successo l’anno con Acerbi, su Lazzari è stato accontentato, su tutto il resto si è fidato. Vavro al posto di Wallace in difesa, Adekanye per Neto come baby di prospettiva, Jony al posto di Durmisi come alter ego di Lulic sulla fascia sinistra. L’ex terzino del Betis tra l’altro non è stato sistemato in uscita, così è stato escluso insieme a Lukaku e André Anderson dalla lista dei 24 (potrà essere rivista solo a febbraio) della Uefa. In campionato invece nessuna esclusione degli esuberi (dentro anche Casasola) nell’elenco per la Serie A consegnato alla Lega. 
VOGLIA
In campionato potranno essere aggiunti liberamente tutti i tesserati nati a partire dal 1° gennaio 1997. Eventualmente quindi anche il classe 2002, Raul Moro, esterno enfant prodige del Barcellona B che, salvo intoppi (clausole), verrà ufficializzato per la Primavera a breve. Sinora però ha trovato spazio solo un nuovo rinforzo (Lazzari) nella Lazio titolare. Così pure il centrale Vavro fa sentire il suo dispiacere dalla Nazionale: «Quando ho capito di non giocare all’esordio in Serie A con la Sampdoria, pensavo di essere pronto e concentrato per la Roma. Mi sento benissimo, non ho mai sperimentato la preparazione in Italia e posso dire che l’ho superata al meglio. Forse ero abituato a giocare le prime due giornate di campionato, ma non la considero una cosa negativa». Peggio bruciarsi subito in una stracittadina.

Il Messaggero

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Capitolo rinnovi: Caicedo e Correa pronti alla firma, Milinkovic e Luis Alberto attendono una chiamata

Caicedo è pronto a rinnovare il contratto con la Lazio. L'attaccante ecuadoriano metterà presto la firma sul nuovo accordo, fino al 2022 e 2 milioni di euro più bonus a stagione. Inzaghi ha indicato la sua permanenza come una priorità per il gruppo, la società si è avvicinata il più possibile alle richieste del giocatore. Intanto Caicedo è a Valencia, chiamato come persona informata sui fatti in merito alla partita Levante-Saragozza del 2011, per una presunta combine.L'ecuadoriano non sarà l'unico a rinnovare il contratto. Luis Alberto, Correa e Milinkovic sono i prossimi sulla lista. Il serbo sarà il giocatore più pagato della Lazio, mentre Correa (con il quale è stato già definito praticamente tutto) otterrà un sostanzioso aumento dell'ingaggio, con una clausola rescissoria di circa 70-75 milioni. Ultimo, ma non per importanza, Luis Alberto. Lo spagnolo attende da mesi una chiamata, che presto arriverà. Anche per lui previsto un ritocco allo stipendio, i rapporti con la società sono migliorati dopo un'estate ricca di dichiarazioni che hanno fatto discutere.

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Senza aiuti dal mercato delle punte, ora Inzaghi è destinato ad allenare il “cinismo”

 Il quarto posto è lì, a portata di mano. Mai come questa volta la Lazio può centrare l’obiettivo Champions. Questo non vuol dire che sarà facile. La competizione con le altre resta aperta. Il mercato ha messo i cerotti a chi ne aveva bisogno. Tradotto: qualcuno, almeno sulla carta, si è rinforzato proprio sul gong. La Lazio, invece, ha deciso di restare così. Nonostante un ritocco in avanti avrebbe fatto sicuramente comodo. Perché è proprio dando un morso in più all’avversario che centri gli obiettivi. Quello della Lazio si chiama Champions. Diciamocelo francamente ai biancocelesti manca quel pizzico di cattiveria che fa la differenza tra una squadra forte e una big. Questa lacuna è apparsa in tutta la sua chiarezza proprio nel derby. 
LUCI E OMBRE
La Lazio è stata superiore nei singoli e nel gioco alla Roma, sono mancati i gol. E non è stata solo una questione di sfortuna (i pali di Leiva, Correa e Parolo) ma anche e soprattutto di mira. La palla che spreca Immobile grida vendetta. Errori che a Ciro capitano spesso e che di fatto non lo fanno brillare agli occhi del ct Mancini. Calcia di potenza centrando il palo anziché piazzarla. Anche Correa è poco lucido nell’azione in cui spara addosso a Pau Lopez. Avrebbe potuto scegliere l’altro angolo o passarla proprio a Immobile che era posizionato meglio. Nel finale anche Lazzari s’iscrive al gruppo degli sciuponi. Da lì, solo e con la porta vuota è più difficile sbagliare che segnare. Episodi che nell’economia della partita hanno pesato tantissimo. Una grande squadra domenica avrebbe chiuso la partita. Sì, avrebbe impallinato la Roma costringendola a due settimane all’inferno. Alla fine della fiera quelli di domenica sono due punti persi contro una squadra senza capo né coda ma con più carattere. Ed è stato proprio quello a salvare i giallorossi. Alla Lazio è mancato il cinismo. Lucida l’analisi di Acerbi a fine partita: «Alla sfortuna ci credo poco, sui pali sì, ma su altre occasioni forse sarebbe servita più freddezza. Se crei tanto e non segni vuol dire che qualcosa non va, però ci possono stare le partite così». Le statistiche parlano chiaro: la Lazio ha concluso 23 volte in porta, con 7 tiri nello specchio, 13 finiti fuori e 3 parati. Non serve certo un genio per capire che fare 23 tiri e fare un solo gol è davvero troppo poco. Certo nel computo ci sono i pali colpiti. 
ALLENARE IL CINISMO
Inzaghi in queste settimane dovrà continuare a battere sul cinismo. Passare da i tre centri con la Samp all’unico con la Roma qualche campanello d’allarme deve farlo suonare. La sindrome da braccino corto affligge i biancocelesti da un paio di stagioni e in qualche caso è stato decisivo nel mancato arrivo al quarto posto. Immobile è l’unico bomber presente in squadra, Caicedo la sua riserva. Troppo poco per una squadra che deve affrontare tre competizioni. Il mercato poteva rappresentare una grande occasione per rendere la rosa ancora più completa. Peccato. L’obiettivo resta lì a portata di mano. Con la giusta cattiveria potrà essere centrato.

Il Messaggero.it