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Fasce più forti e la speranza che non ci siano infortuni: il mercato della Lazio senza acuti

Tentativo in extremis per il baby (17 anni) Raul Moro, gioiello del Barcellona Under 19, esterno. Probabilmente verrà tesserato nei prossimi giorni. La Lazio deve sperare che non ci sia nessun infortunio nel corso dell’annata, specie in attacco. Inzaghi avrebbe accolto volentieri un altro acquisto. Invece deve accontentarsi di André Anderson ed Adekanye, baby col punto interrogativo. Rinforzate dunque davvero solo le fasce (Jony e Lazzari) in questo mercato, al momento parte dalla panchina il giovane Vavro. Rimpiazza Wallace, tornato in prestito con diritto di riscatto a 5 milioni al Braga nell’ultimo giorno.
CASO PAVLOVIC
Tare ieri non si è mosso da Formello, ha lavorato al telefono e diramato un comunicato: «Il mancato tesseramento del calciatore Pavlovic è dato dall’accordo non trovato tra le parti». Peccato che il difensore del Partizan si sia sottoposto per ben tre volte a Roma agli esami non superati. Era una sorta di “ringraziamento” all’agente Kezman per Milinkovic: la sua permanenza è la più grande notizia per i biancocelesti. Nell’11 titolare la formazione d’Inzaghi rimane in Serie A una delle più forti, uno sforzo sul mercato avrebbe però preservato la stagione da preventivabili cali di forma o infortuni. Oggi alle 15 (sino al 20 settembre alle 19) riprende intanto la seconda fase della campagna (raggiunta quota 19.300) abbonamenti. 

Il Messaggero

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Calciomercato chiuso: ecco quanto hanno speso Lazio, Roma, Milan e Atalanta

Terminata la sessione estiva di calciomercato, è già tempo di bilanci, almeno a livello economico. L'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, riporta – attraverso un grafico – le spese della Serie A. Fra entrate e uscite, il saldo della Lazio è in negativo di circa 3 milioni di euro. Gli acquisti di Lazzari e Vavro (i più onerosi) oltre ad Adekanye, Jony e una lunga serie di giovani (distribuiti fra primavera e prestiti alla Salernitana) hanno portato via dalle casse della Lazio 36,07 milioni. Le cessioni ne hanno portati invece 33,03: Neto e Jordao rappresentano la parte più importante, seguiti da Murgia (plusvalenza) e varie operazioni in prestito, fra cui l'ultima di Wallace. -3 milioni dunque, un saldo ben diverso da tutte le altre concorrenti per il quarto posto, o quasi. Il Milan chiude a -78, la Roma a -17. Solo l'Atalanta di Gasperini ha chiuso il mercato in attivo, nel gruppo delle concorrenti al posto Champions: +38,5.

Acquisti: Adekanye (a, Liverpool, svinc.), Jony (c, Malaga 0), Vavro (d, Copenaghen, 12), Lazzari (c, Spal, 10), A. Anderson (c, Salernitana, fp), D. Anderson (d, Salernitana, fp), Kishna (a, Den Haag, fp), Cipriano (d, Santos), Casasola (d, Salernitana, fp), Karo (d, Apollon Limassol, 0,16), Kiyine (c, Chievo, 0,75), Cipriano (d, Santos), Karo (d, Apol. Limassol, 0,16), Pedro Neto (a, Braga, 8,5), Bruno Jordao (c, Braga, 4,5).

Cessioni: Badelj (c, Fiorentina, p), Lombardi (a, Salernitana), Palombi (a, Cremonese), Basta (d, svincolato), Murgia (c, Spal), Lombardi (a, Salernitana, p), Palombi (a, Cremonese,p), Kiyine (c, Salernitana,p), Baxevanos (d, Panionios), Germoni (d, Juve Stabia, p), Spizzichino (d, Pro Patria,p), Filippini (d, Gubbio,p), Karo (d, Salernitana, p), Neto (a, Wolverhampton,18,3), Jordao (c, Wolverhampton,9,2), Sprocati (a, Lazio, 2,3).

Dati: Gazzetta dello Sport

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Milinkovic, il cavaliere con la macchia

Il labiale non è stato facile da capire, ma l’espressione, quella sì, è stata eloquente. Claudio Lotito inquadrato dalle telecamere dice qualcosa e con le mani mima un gesto interrogativo. Come a dire: «Ma perché lo cambia?». In realtà è una domanda che in molti si sono posti. Compreso lo stesso Milinkovic uscito un po’ amareggiato. Inzaghi, a venti minuti dalla fine, toglie Sergej per inserire Parolo. E pensare che tra il Paradiso e il Purgatorio ci sia una traversa, colpita proprio dal Marco Nazionale. Un episodio che avrebbe potuto colorare la partita di biancoceleste. Protagonista nel bene e nel male il serbo. Un gigante in mezzo al campo. Bravo a reagire dopo quella mano troppo larga che aveva regalato il rigore segnato dal connazionale Kolarov. Una macchia su un disegno che fino a quel momento era sembrato perfetto. Questione di sfortuna e poca lucidità. Quella che ha accompagnato i biancocelesti per tutto il derby. Quattro pali in una gara sola non li centrava dall’ottobre 2017, 2-1 in casa del Bologna. Mai successo in una stracittadina. Sergej era l’uomo più atteso. L’uomo in più. Il gioiello destinato ad impreziosire altre corone rimasto, invece, a fare più bella quella laziale. Il rigore lo manda un po’ in confusione. Prima fa un fallo al limite dell’area sempre su Kolarov, poi fa un colpo di tacco che lancia un contropiede dei giallorossi. Un errore marchiano, però emblematico del momento che stava attraversando. Inzaghi dalla panchina cerca di risvegliarlo. Un attimo di sconforto che riesce a cancellare con il carattere. Giganteggia tra i centrocampisti della Roma. Prima prova a fare gol su uno svarione di Pau Lopez poi serve di testa ad Immobile la palla del pari. Peccato che Ciro calci di potenza e non di precisione e che ci sia ancora un palo di mezzo a negare la gioia. Insomma, Sergej non si è arreso, e anzi avrebbe voluto lasciare il segno. Del resto, durante il ritiro di Marienfeld in Germania si era procurato una distorsione all’anca e la sua prima preoccupazione era stata proprio quella di recuperare in tempo per il derby. Talmente tanta la voglia che il serbo è rientrato addirittura alla prima di campionato a Marassi. 

IL MAGO 
I grandi calciatori si vedono proprio in questi momenti. Milinkovic, come in un contrappasso dantesco, al trenta dalla fine strappa di rabbia una palla a Kolarov a metà campo. Serve Immobile che con un gioco di gambe dà palla a Luis Alberto. E’ l’azione del pari. Primo gol dello spagnolo in un derby. Un tiro che passa in uno spazio impossibile come a far voltare quella fortuna che troppe volte si era girata dalla parte opposta. «Segnare contro la Roma è bellissimo. Sono meno felice però per il fatto che non abbiamo vinto la partita». Segna ed esulta con il dito davanti alla bocca. Niente polemica però: «Avevo un po’ d’ansia per il Var, ormai non si è mai sicuri quando si fa gol. Poi ho buttato un po’ d’acqua verso la panchina perché faceva caldo». Crediamogli. Un fantasma nel primo tempo Luis Alberto. Quasi mai nel vivo dell’azione. Poi il lampo che svolta partita e voto in pagella.   Il Messaggero

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Lazio, potere nuovamente al centrocampo

La Lazio a Marassi, contro la Samp, si è divertita. E pure parecchio. Su questo dubbi non ce ne sono. E non è per i 3 gol realizzati e gli almeno altri 4 sfiorati. E’ proprio una questione di gioco. Ecco sì, la Lazio si diverte giocando a pallone. E questo non è così frequente da vedere. Filosofia nuova iniziata a studiare già lo scorso anno con un nuovo assetto nel mezzo. Dove mezzo sta per centrocampo. Eh già perché è proprio lì che la Lazio ha il suo cuore e il suo cervello. Qualità e quantità tutte disposte su una linea a cinque. Non è dunque casuale il modulo scelto da Inzaghi e sul quale ha insistito anche a dispetto delle critiche più feroci. Anzi è proprio in mediana che le mosse del tecnico biancoceleste hanno riacceso la luce. Luis Alberto che scala nel ruolo di mezzala. In un colpo solo lo spagnolo si è liberato della marcatura asfissiante dei difensori italiani che ormai avevano imparato a conoscerlo ed è diventato più imprevedibile. 
ESTERNI VOLANTI
Un reparto ricco di soluzioni, tanto che Inzaghi per domenica potrà scegliere in base a chi sta meglio. Ora, ottenuto il transfer, ha addirittura Jony da poter ruotare. La destra, che lo scorso anno era l’ala più debole, adesso spinge forte anche lei per spiccare il volo verso la Champions. L’innesto di Lazzari, richiesto a gran voce proprio dal tecnico biancoceleste, era il tassello mancante. L’ex Spal abituato a giocare in un centrocampo a cinque si è immediatamente calato nella parte. Nessun periodo di adattamento. Contro la Samp è stato subito protagonista. Un frecciarossa. Avanti e indietro senza sosta. Prezioso anche, per quanto non sia nelle sue corde, nel dare una mano in difesa. Dietro di lui pronti a dare il loro contributo ci sono Marusic e all’occorrenza Patric. A sinistra la musica è sempre la stessa. Il maestro Lulic è specialista e stakanovista. Impossibile contare i chilometri che segna il suo tachimentro. Rispetto al passato in questa stagione potrà riposare per non arrivare con la lingua di fuori nel finale. Almeno sulla carte ha due cambi: Jony e Berisha. Quest’ultimo dovrà fare quello che non ha fatto l’anno scorso.
MEZZALI MAGICHE
Al suo fianco c’è Milinkovic. Il titano del centrocampo laziale. Uomo di lotta e di governo. Uno che ha il fisico da corazziere e i piedi da numero 10. E’ una sorta di Ibrahimovic della mediana. Segna e fa segnare. Ha iniziato la stagione convinto di indossare la maglia della Lazio. I tifosi incrociano le dita perché se gioca così per il quarto posto non c’è storia. Il suo “gemello diverso” a destra è Luis Alberto. Sono loro i diamanti biancocelesti. Anche lo spagnolo ha ritrovato la tranquillità mentale e vuole giocarsi le sue chance anche in vista di Euro 2020. Come detto il fatto di essere arretrato di qualche metro gli ha concesso maggiore libertà di pensiero e soprattutto di azione. È lui che innesca Immobile e i tagli di Correa. Proprio l’argentino occupa una posizione strategica. È una seconda punta libera di spaziare che però al tempo stesso permette proprio a Luis Alberto e a Milinkovic di alzarsi aumentando il peso specifico in attacco. 
PLAY PLAY PLAY
Il joystick della regia è sempre nelle mani di Leiva. L’infortunio dell’argentino però non ha scombinato nulla da quelle parti visto che Parolo si è rivelato abile anche in quel ruolo. E poi c’è sempre Cataldi pronto a giocarsi le sue carte. Sarà proprio il centrocampo la chiave per vincere il derby. Il Messaggero.it

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Derby, -3: il programma di Inzaghi

La Lazio continua a lavorare in vista del derby di domenica. Inzaghi, ormai considerabile a tutti gli effetti un veterano delle stracittadine, ha scelto una linea leggermente diversa dal solito per avvicinarsi al match. In molto l'hanno definita una strategia 'anti stress', vediamo dunque il programma di lavoro dei biancocelesti. 

– Giovedì 29, allenamento alle 18.00 (unica seduta)

– Venerdì 30, seduta mattutina alle 9.30

– Sabato 31, seduta alle 9.30 e poi inizio ritiro la sera, dopo le 19.30

– Domenica 1, risveglio muscolare e partenza verso le 16 per lo Stadio Olimpico.

 

La ripresa dei lavori post derby avverrà il mercoledì, vista la pausa per le nazionali

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Plusvalenze e la sua nuova accezione: bieco strumento per truccare i conti

Nell’accezione più nobile sono il frutto di una brillante semina del talento. In quella più bieca lo strumento per truccare i conti. Le plusvalenze, cioè il guadagno dalla vendita dei calciatori, presentano tante sfumature e sono, in fondo, trasversali: grandi e piccole, ricche e povere, non possono farne a meno. In Italia ancor più che altrove. Lo dicono i numeri dell’inchiesta della Gazzetta, che ha spulciato i bilanci dei club del massimo campionato fotografando l’ultimo quinquennio. Tra il 2013-14 e il 2017-18 le società di Serie A hanno accumulato 2.673 milioni di euro di plusvalenze da cessione giocatori. Nella sola ultima stagione questa voce, che dovrebbe rappresentare una componente straordinaria del reddito a differenza dei diritti tv, del botteghino e degli sponsor, ha rappresentato un quarto delle entrate della A. Non v’è dubbio: è in atto in Italia un uso abnorme e malsano di questa leva bilancistica. La riprova sta nel confronto con le grandi leghe europee. Nel quinquennio esaminato solo la Premier League ha registrato lo stesso livello di plusvalenze (2.686 milioni) ma con un giro d’affari quasi triplo della A; nettamente indietro la Bundesliga (2.161 milioni) e la Liga (1.815).

CHE BALZO

Il fenomeno è tornato prepotentemente alla ribalta, dopo la bolla a cavallo degli anni Novanta e Duemila che portò il Governo a varare nel 2002 il decreto “spalma ammortamenti”, consentendo la svalutazione dei calciatori in 10 anni. Il rischio di ricadere nell’antico vizio è alto, perché l’aumento del valore contabile dei giocatori, quando non è sostenuto da ragioni tecniche ma dalla necessità di creare artificialmente delle plusvalenze, finisce per ingrossare i costi sino a renderli insostenibili. La Serie A ha conosciuto di recente un balzo delle plusvalenze, quasi raddoppiate nel 2016-17 rispetto all’anno precedente superando quota 700 milioni. E se in quell’esercizio l’exploit era parzialmente giustificato dalle vendite-record di Pogba (96,5 milioni di guadagno per la Juve) e Higuain (86 per il Napoli), nel 2017-18 la voce è ulteriormente cresciuta senza grandi crack (il picco i 39,1 milioni della Fiorentina per Bernardeschi) fino a toccare i 738 milioni. Insomma, l’abuso di plusvalenze si è fatto sistema.

 

NORME E STORTURE

—   

In quest’arco di tempo sono cambiate le regole del mercato e i dirigenti si sono adeguati prontamente. La Figc ha abolito le comproprietà, estinte nel 2015, ma i club hanno continuato a scambiarsi giocatori come figurine dai valori arbitrari. Basti pensare al procedimento contro Chievo e Cesena, finito con un buffetto. Nel frattempo è stata importata dalla Spagna la recompra: in teoria consentiva, col passaggio di un calciatore dalla società x alla società y e il successivo diritto di riacquisto a una cifra prestabilita da parte della società x, di fare una scommessa sulla crescita di quel calciatore; in pratica rischiava di essere uno stratagemma per far realizzare una plusvalenza alla società x e, in un secondo momento, alla società y. La Figc ha imposto una stretta: le plusvalenze (o minusvalenze) potranno essere registrate soltanto al momento dell’esercizio o della rinuncia del diritto al riacquisto, possibili solo nel primo giorno della sessione di mercato estiva della seconda stagione successiva alla cessione definitiva.

 

IL CASH DOV’È? —   Resta il nodo degli scambi con iper-valutazioni senza un reale passaggio di denaro, peraltro favoriti dalla stanza di compensazione della Lega che da un lato fa da garante alle compravendite tra società di A ma dall’altro minimizza il passaggio di denaro. Il presidente federale Gravina, in primavera, ha lanciato un avviso ai naviganti: “Tutti gli scambi senza finanza andranno segnalati alla procura e alle società di revisione”. Quando è una semplice operazione contabile senza cash, la plusvalenza abbellisce il conto economico del club, magari evitando ricapitalizzazioni, ma non migliora lo stato di salute finanziaria, come dimostra l’avanzata inesorabile dei debiti in Serie A (vicini ai 2,2 miliardi, al netto dei crediti). Quando è reale, certamente rappresenta il frutto della valorizzazione degli asset, a patto di non considerarla una fonte di entrata strutturale e irrinunciabile perché il mercato, si sa, ha mille variabili.
LE BIG —   

Tra il 2013 e il 2018 le regine delle plusvalenze sono state la Roma e la Juventus, con incassi rispettivamente di 331 e 327 milioni. Strategie aggressive di trading che sono proseguite anche nel 2018-19: i giallorossi hanno registrato circa 130 milioni di plusvalenze, da Alisson alle operazioni di giugno (Manolas e Pellegrini); per i bianconeri oltre 120 milioni, raggranellati senza rinunciare a top player ma con pedine come Audero, Cerri, Mandragora, Sturaro. La corsa alla vendita negli ultimi giorni disponibili per la registrazione a bilancio (chiusura al 30 giugno) è diventata un must per molti. Ci si è messo pure il fair play Uefa. Ne sa qualcosa l’Inter, avvezza ormai a micro-cessioni di ragazzi del vivaio per raggiungere la fatidica somma. D’altronde, le esigenze sono le più disparate: c’è chi lo fa per problemi di cassa, chi per rientrare nei parametri regolamentari. Plusvalenze buone per tutte le stagioni.

gazzetta.it

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Mihajlovic dimesso, terminato primo ciclo terapie

Una buona notizia per Sinisa Mihajlovic. L'allenatore del Bologna, che sta combattendo contro la leucemia, è stato dimesso in buone condizioni generali dal Policlinico di Sant'Orsola. A renderlo noto è stato lo stesso Ufficio stampa dell'ospedale bolognese attraverso un comunicato ufficiale.

"Sinisa Mihajlovic – si legge nella nota diffusa – è stato dimesso oggi, in buone condizioni generali, dal reparto a Bassa Carica Microbica dell’Unità operativa di Ematologia del Policlinico di Sant’Orsola dopo avere ricevuto – senza complicazioni – il primo ciclo di terapia ed avere completato tutti gli accertamenti necessari".

L'allenatore, che con grande coraggio aveva già guidato il Bologna dalla panchina al Bentegodi nella prima giornata di Serie A contro l'Hellas Verona (QUI) ricevendo dimostrazioni d'affetto da tutto il mondo (QUI), dovrebbe essere in campo anche nel prossimo impegno dei rossoblù in campionato contro la Spal. Gianlucadimarzio.com

 

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Caicedo, Durmisi, Wallace e Casasola: giorni decisivi

Manca una settimana alla fine del calciomercato e la Lazio cerca di piazzare gli esuberi. Per Durmisi la pista Fenerbache è ancora viva, il club turco ha offerto un prestito con diritto di riscatto fissato a 4 milioni. La Lazio dal canto suo, vorrebbe l'obbligo di riscatto, a 5,5 milioni. Mendes sta lavorando per trovare una sistemazione a Wallace. Il centrale brasiliano (in estate vicino al Wolverhampton) potrebbe tornare in Francia, anche se in Spagna la pista Valencia è sempre viva. Per Casasola invece, c'è il Chievo Verona. Lotito e Campedelli sono in ottimi rapporti, il terzino argentino potrebbe trasferirsi al Bentegodi in prestito. La Lazio intanto aspetta una risposta da Caicedo. Il club ha offerto al giocatore un rinnovo di contratto, nuova scadenza 2022 a due milioni più bonus. Nelle prossime ore l'attaccante dovrà dare una risposta definitiva.

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Jony, il transfer può arrivare venerdì: la situazione

La Lazio sta pressando Zurigo per ottenere il via libera, il transfer provvisorio di Jony. Il Corriere dello Sport, nella sua edizione odierna indica venerdì come data possibile per l'arrivo del documento, che permetterebbe al giocatore spagnolo di sedere in panchina durante il derby. Al Thani continua a chiedere 12 milioni, lo sceicco è convinto che il giocatore – avendo richiesto la rescissione per giusta causa – abbia attivato una clausola contrattuale che prevede il pagamento di tale cifra. Novità a breve.

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Acerbi, solo uno spavento

Francesco Acerbi è uscito al 70’ minuto di Sampdoria-Lazio. “Solo crampi”: ha rassicurato il difensore a fine gara. Come riporta il Corriere dello Sport, solo un piccolo spavento per l’ex Sassuolo che con ogni probabilità sarà presente nel derby di domenica. Simone Inzaghi può quindi tirare un sospiro di sollievo, e potrà contare sulla difesa che ha ben figurato nell’esordio di campionato. Lazionews.eu