Quando non c’è verso, è inutile perseverare, ma senza mai arrendersi o perdersi d’animo.
Ciro Immobile ha smesso di far gol da 40 giorni, e in altre stagioni avrebbe fatto notizia un digiuno molto ma molto più breve. Anche ieri si è sbattuto il bomber per trovare l’occasione e in due circostanze, una per tempo, ci è andato molto vicino. Un gol che non cambiava né la sua stagione né quella della squadra, che non avrebbe dato una nuova posizione nella classifica cannonieri o avrebbe consentito di battere uno di quei record spesso demoliti nelle prime due stagioni qui a Roma.
E allora nessun dramma, perché quello che si sta chiudendo è comunque un anno da non gettare nella spazzatura solo per qualche gol in meno. L’affetto del suo pubblico non è venuto meno, i risultati della squadra non sono tutti mancati, c’è stato un altro trofeo da alzare, il secondo della sua esperienza in biancoceleste. Se ne può ricavare comunque un importante lettura: la sua generosità in campo, il suo sacrificio fatto di scorribande e movimenti continui in campo stavolta non lo hanno messo nelle condizioni di ripetersi, ma la sua stessa interpretazione del ruolo ha vissuto una fase evolutiva: meno gol, più assist, meno personalismi negli ultimi metri ma una maggiore visione del gioco, abbinata a ottime scelte di passaggio, spesso l’ultimo prima di un gol di un compagno. 12 gli assist in stagione, a fronte di 18 gol nelle tre competizioni affrontate. I legni nuovi compagni di sventura che ne hanno solo accresciuto un senso di insofferenza che poteva imbrigliare il cannoniere di Torre Annunziata.
Vivere di gol può diventare una schiavitù e rendere incompleto un calciatore: Ciro ha imparato ad incassare la delusione, a metabolizzarla e trasformarla in qualcosa che lo renda prezioso per i compagni. Non sarà passato invano un anno leggermente meno generoso per il 17 della Lazio, ma forse ne avrà forgiato una nuova dimensione di giocatore più completo.
Manca una gara, a Torino dove lo ricordano sempre come l’erede del bomber Paolo Pulici: 90 minuti per spezzare il tabù, altrimenti si aspetteranno le prossime 50 stagionali per riaprire le porte al gol e chiudere la bocca ai pochissimi detrattori. Sslazio.it