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Tornata squadra grazie al coraggio di osare

C’è uno strano parallelismo tra il colpo di testa di Milinkovic a San Siro che ha mandato ko l’Inter e quello con cui Simeone, esattamente 19 anni fa (1 aprile 2000), colpì la Juventus al vecchio Delle Alpi. Chiaro che bisogna fare i dovuti paragoni ma quel qualcosa di mistico c’è. E i tifosi se ne sono accorti. In tanto lo hanno rimarcato nelle radio e sui social. Diversi per come sono arrivati, diversi per importanza ma entrambi si portano dietro la parola coraggio. Una parola che ben si sposa sia con il Sergente sia con il Cholo. Due lottatori che nel momento decisivo sono saliti in cielo a prendersi quel sogno agognato da tempo in casa biancoceleste: oggi la Champions, ieri lo scudetto. La capocciata di Sergej arriva al termine di un percorso di grande crescita mentale e fisica da parte della squadra di Inzaghi. E’ indubbio che nel 2019 i biancocelesti abbiano una nuova consapevolezza. Quel coraggio di osare, grazie ad una formazione più spregiudicata, ha dato più convinzioni a tutto il gruppo. E per assurdo questo nuovo atteggiamento ha portato giovamento anche alla difesa, il reparto finito più volte sotto accusa. Tutti per uno e uno per tutti. E così anche nel momento più critico, con l’Inter alla disperata ricerca del pareggio, Caicedo da attaccante diventa il primo difensore. La Lazio è un’onda che tutto travolge. Chiaro che la ritrovata condizione fisica stia giocando un ruolo determinante. Sotto l’aspetto atletico è quella che sta meglio tra quelle che lottano per andare in Champions. Eh già perché il successo di domenica a San Siro ha addirittura aperto nuovi scenari: ora c’è anche il terzo posto appetibile. Se dovesse vincere il recupero con l’Udinese la Lazio andrebbe a -3 dai nerazzurri.
TUTTI PROTAGONISTI
La nuova posizione di Luis Alberto, il ritorno al potere di Milinkovic, i tagli dietro le linee di Correa, la certezza Immobile e la sorpresa Caicedo. Tutti ingredienti di un capolavoro che non presenta sbavature. E se fino a qualche tempo fa la Lazio era Ciro dipendente per quanto riguarda le reti (17 centri), ora è nata una cooperativa del gol. A quota 5 ci sono tutti quelli citati sopra insieme al bomber di Torre Annunziata oltre a Parolo e a tre troviamo Acerbi e Lulic. Della serie segnano tutti. Infatti sono 12 le gare consecutive di Serie A in cui la Lazio va a segno. Un dato che risalta ancora di più se si guardano le altre dopo i biancocelesti sono ferme solo a 6 Milan, Fiorentina e Sampdoria. Ma c’è di più perché in questi ultimi 4 turni i ragazzi di Inzaghi sono anche quelli che hanno raccolto più punti: 10, frutto di tre vittorie e un pareggio. Un altro dato che risalta all’occhio è quello relativo ai gol subiti: appena 2 nelle ultime 5 giocate. Una striscia così, come riporta Lazio Page, non si verificava da oltre un anno (dalla sfida con la Steaua in Europa League a quella con il Milan di Coppa Italia). 
IL MURO DIETRO
Sintomo che Inzaghi e il suo staff sono riusciti a mettere mano anche alla difesa, forse il vero tallone d’Achille di questa squadra. Il cambio Acerbi-de Vrij ha portato solo giovamento ai biancocelesti. E soprattutto è anche grazie a lui che il tecnico è riuscito a ridare nuova vita a giocatori che sembravano irrecuperabili. Bastos brilla di luce propria. Applausi. Il difensore vecchio e inadatto ha lasciato spazio ad un centrale che oltre al fisico sta mettendo in mostra anche ottime qualità tecniche. La cura ha funzionato. E ha funzionato anche per Patric che da giocatore senza una sua identità e sopratutto poco apprezzato è riuscito a strappare applausi dai tifosi. Luiz Felipe è tornato alla grande dall’infortunio. All’appello manca solo Wallace. ma c’è tempo per ricredersi anche su di lui. Ora Inzaghi ha l’abbondanza dalla sua. Crederci è d’obbligo. La Lazio è in pole per un posto in Champions.Ilmessaggero.it

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Corsa Champions, ora tutti temono la qualità e la compattezza della Lazio

Nella lotta per i posti Champions, e di conseguenza per quelli in Europa League, tutto è in discussione. Lo dice la classifica e lo impone il precario equilibrio tecnico/psicologico di alcune titolate protagoniste. Anche se Atalanta e Sampdoria ripropongono con slancio la loro candidatura, Milano e Romarimangono le piazze con le interpreti più credibili.Arappresentare la Capitale, però, è rimasta solo la Lazio: la Roma, collezionando figuracce, ha praticamente dichiarato mestamente la sua resa. Ranieri non è riuscito minimamente a normalizzare o aggiustare una squadra che da  tempo è allo sbando, totalmente incapace di reagire a qualsiasi stimolo. Anzi, se possibile, nelle ultime due gare è addirittura peggiorata. La Roma di quest’anno non è mai stata una “squadra”, ma solo un concentrato di errori, presunzione e superficialità. Con un’avversaria in meno, Inter,  Milan e Lazio se la giocheranno fino in fondo e la squadra di Inzaghi, splendida protagonista ieri sera a Milano, sta meglio di tutte. Le due milanesi vivono sul filo: le ultime sconfitte e i problemi interni legati a Icardi e alle frizioni Gattuso-Leonardo, potrebbero ulteriormente indebolirle e rivelarsi letali. Uno stimolo in più per la Lazio che, a differenza delle concorrenti, è unita, compatta, forte di un gioco che esalta le qualità dei suoi calciatori. I biancocelesti, che hanno una partita in meno, stanno bene mentalmente e fisicamente, a 9 giornate dal termine devono sfruttare la grande occasione e sferrare l’assalto decisivo. Ilmessaggero.it

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Il gigante è tornato: Sergej stende l’Inter e si riprende la Lazio

La Champions chiama, Sergej risponde. Milinkovic sale in cattedra a San Siro. Qualità in mezzo al campo, strapotere fisico nei contrasti e cinismo sotto porta. In un colpo solo il serbo guarisce il suo mal di gol contro le big e rilancia le ambizioni della Lazio in classifica. La prestazione contro l'Inter è d'applausi, come il gol con cui sblocca il match. Un colpo di testa apparentemente facile, frutto di un movimento perfetto alle spalle di Brozovic. L'inserimento è da manuale del centrocampista moderno. Il tap-in da due passi non lascia scampo ad Handanovic. Parte del merito va anche a Luis Alberto, che pennella sulla sua testa un assist delizioso. «Come ho visto il pallone arrivare, mi sono detto che avrei dovuto fare il massimo per segnare – rivela Sergej – sperando che non mi venissero i crampi perché sono saltato parecchio in alto». Milinkovic esulta, corre verso la telecamera e bacia l'obiettivo: «Ho fatto gli auguri a mia madre per i suoi 50 anni». Altro festeggiamento particolare dopo quelli con Genoa, Cagliari e Torino all'Olimpico. Contro i grifoni a settembre sfoggiò il saluto del sergente: mano destra sulla fronte, sorriso beffardo e tutti sull'attenti.
RINASCITACon i sardi, tre mesi più tardi, pianse di gioia per un gol atteso da tanto tempo, mentre rabbiosa fu la reazione con i granata. Insomma, ogni rete ha un significato speciale. Simone Inzaghi rispetto al passato gli ha cambiato ruolo: non più rifinitore a ridosso dell'area di rigore, ma prezioso intenditore con Lucas Leiva e Luis Alberto nel modulo fantasia. «Queste partite contro le big gioco un po' più dietro – spiega a fine gara Sergej – perché è importante difendere la porta».
RIVINCITAMilinkovic non era mai finito sul tabellino dei marcatori contro Milan, Napoli, Inter e Juventus: «Era da tanto che non segnavo contro una grande – dichiara l'ex Genk -. Il gol ci ha aiutato tanto, loro avevano l'obiettivo di vincere e noi con quella rete abbiamo tranquillizzato la partita». Con i nerazzurri aveva un conto in sospeso dall'anno scorso, quando nell'ultima giornata di campionato colpì un palo su punizione e la squadra di Spalletti strappò la Champions alla Lazio. Due mesi fa negli ottavi di coppa Italia, vinti ai rigori dai biancocelesti, un suo intervento al 122' su D'Ambrosio venne punito con la massima punizione dall'arbitro Abisso: dal dischetto Icardi vanificò il vantaggio di Immobile. Ieri sera Sergio, così lo chiamano nello spogliatoio di Formello, si è ripreso tutto quello che la sfortuna e gli episodi arbitrali gli avevano tolto. Ha lasciato San Siro con i graffi degli scarpini di Perisic sul volto. I segni sul viso di un Sergente che ha condotto la Lazio alla vittoria.

Il Messaggero

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Fantasia per la Champions, ma occhio a Caicedo

La sfida è già impostata come in coppa, la Lazio fantasia comanda. Con l’Inter era stato sfatato a gennaio il tabù biancoceleste con le grandi dopo 10 gare, lì Inzaghi aveva capito come e dove colpire. Come in un vecchio derby aveva mandato Spalletti alla lavagna, gli aveva dato una lezione di tattica in mediana. Da San Siro il tecnico è pronto a ripartire nella prossima partita. Due registi, Leiva più arretrato e Luis Alberto a creare i break con i suoi scatti, più Milinkovic a mordere la caviglie di tutti i centrocampisti. Due mesi fa soltanto Brozovic si era in parte salvato, Joao Mario annientato, Gagliardini sfigurato. Dovrà essere di nuovo questo lo spartito da suonare, anche perché mai come in questo momento Inzaghi ha ritrovato pure le ali per volare. Sarà fondamentale l’aggressione sulle fasce di Marusic e Lulic per creare la superiorità numerica in mezzo. La Lazio non vede l’ora d’andare a San Siro e tornare ad attaccare. Pressing alto per spaventare subito l’avversario, stavolta però bisognerà pure punirlo. A fine gennaio i biancocelesti avevano dominato i nerazzurri in lungo e in largo, ma faticato maledettamente a fare centro. Lo avevano trovato con Immobile soltanto nei supplementari e poi, col pari di Icardi, erano stati costretti ad andare ai rigori. Stavolta ci si augura di non dover fare sforzi straordinari.

GOL
Immobile è tornato e si dice “motivatissimo”. Senza di lui, squalificato col Parma, i suoi compagni e Luis Alberto, con una doppietta, hanno risolto il problema del gol. Adesso però anche Correa deve alzare il suo score. Con l’Inter in Coppa non stava bene, aveva deluso la sua prestazione. L’argentino stavolta dovrà creare scompiglio con le sue accelerate, non dare punti di riferimento ai difensori, metterli in difficoltà con gli scatti coi loro imponenti fisici. E’ in vantaggio, ma Inzaghi sta studiando anche un piano B: Caicedo dal primo minuto (era stato decisivo il suo ingresso in Coppa) per dare più peso all’attacco. Potrebbe essere questo, a sorpresa, il ballottaggio. Poi si spera che pure Milinkovic possa finalmente tornare un attaccante aggiunto: assurdo che in 4 anni di Serie A (eccezion fatta per la Roma nel doppio turno di Coppa Italia nel 2017) non abbia mai punito una big in 28 partite. Proprio con l’Inter, lo scorso 20 maggio, avrebbe potuto infrangere la maledizione, ma un palo ha fatto proseguire il tormentone. Sergej non trova la porta dal 29 dicembre col Torino, nel 2019 manca ancora il suo timbro. Potrebbe valere la Champions a San Siro. Ilmessaggero

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Lazio, il destino ti aspetta a San Siro

L'esito finale della stagione della Lazio passa inevitabilmente da Milano. 3 appuntamenti, uno più importante dell'altro e tutti nel mese di Aprile, ormai alle porte. Si parte domenica, con un Inter-Lazio praticamente decisivo per continuare a lottare per il quarto posto. Due settimane e la Lazio sarà ancora di scena a San Siro, stavolta contro il Milan, sempre in Serie A. Anche questo sarà un confronto importante, specialmente perché c'è ancora da decidere le sorti dellos contro diretto, al momento in totale equilibrio (1-1 all'andata). E' tutto per il campionato, ma per la Coppa Italia ci sarà ancora la gara del 24, la semifinale di ritorno (si parte dallo 0-0 dell'andata). Un equilibrio precario pronto a rompersi, per la Lazio il destino si deciderà a San Siro.

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Lazio, usa la testa: solo 3 gol fatti, ma appena 2 subiti

A volte bisogna usare la testa. Non è solo un consiglio, un invito ad usare raziocinio, ma anche una soluzione sul campo da calcio. Se da una parte, quella offensiva, la Lazio non ha gli stessi numeri della scorsa stagione, dall'altra parte subisce anche meno. Da settembre ad oggi, sono stati solo 3 i gol segnati di testa dai biancocelesti, ma ne ha subiti anche meno, solamente 2 da inizio campionato. Finora, è la squadra in Serie A che ha subito meno.

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Inzaghi talismano da trasferta: è il migliore della storia della Lazio

Simone Inzaghi continua a divorare record. I numeri parlano chiaro: è già fra gli allenatori più vincenti della storia della Lazio, decisamente in positivo il suo bilancio da quando è alla giuda dei biancocelesti. In trasferta, i numeri sono già i migliori della storia: 55 partite in serie A, 28 vittorie. Nessuno come lui. Fra le trasferte più importanti della sua carriera, c''è sicuramente la prossima, a Milano contro l?inter per continuare a vivere il sogno Champions League. 

 

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Da Paqueta a Milinkovic, tutti gli uomini per la Champions

Sei squadre in 9 punti in lotta per i due posti che restano nella volata Champions League. Già blindati quelli di Juventus e Napoli, le ultime dieci giornate diranno chi completerà il quartetto italiano nelle magnifiche 32 della prossima edizione dell'ex Coppa Campioni. Dai 53 punti dell'Inter terza ai 44 del Torino ottavo è ancora tutto possibile, tenendo conto che i granata sono a -7 dal Milan quarto. I rossoneri in questo momento il punto di riferimento di chi insegue il traguardo dell'Europa che conta. Completano la pattuglia Roma (47), Lazio e Atalanta (45). Sei squadre per l'unico verdetto significativo ancora in ballo nelle zone alte della classifica visto che lo scudetto è già virtualmente assegnato e la lotta per l'Europa League scalda molto meno.

Politano super

Chi potranno essere gli uomini decisivi di questa lunga volata? L'Inter, in attesa di capire se ritroverà Icardi anche negli impegni ufficiali dopo i primi allenamenti in gruppo alla Pinetina, è uscita dal derby con numerose certezze a livello di singoli. Su tutti, per il rendimento espresso nel corso della stagione, Politano l'acquisto più indovinato del mercato nerazzurro. Lautaro sta confermando partita dopo partita di essere una valida alternativa a Icardi pur con caratteristiche diverse (oggi si saprà di più sulle condizioni del numero 10 uscito con qualche problema fisico dall'amichevole dell'Argentina con il Marocco). E Vecino continua a dimostrare la sua capacità di lasciare il segno sulle partite che contano, caratteristica utile adesso che il gioco si fa serio. Spalletti deve recuperare il miglior Perisic che continua a oscillare senza continuità di rendimento. In difesa sempre più convincente De Vrij che però non ci sarà contro la Lazio a causa di un infortunio muscolare.

Fantasia italiana per la Roma

Nel Milan, quarto a -2 dai nerazzurri, il calciatore più in forma è Bakayoko. In flessione molti dei protagonisti del momento d'oro interrotto dalla sconfitta nel derby. Per le sue statistiche realizzative Piatek è in frenata visto che ha segnato un gol nelle ultime tre giornate, meno rispetto a chi era abituato a una media di una rete ogni 114 minuti in questo campionato. Suso è decisamente in ombra. Ma probabilmente l'elemento chiave è Paquetà: è stato il brasiliano a imprimere il cambio di passo da gennaio in avanti. Adesso sta pagando i tanti impegni consecutivi. E' l'ex Flamengo a dover riaccendere la scintilla, il calciatore in grado di ribaltare il fronte del gioco. La Roma deve affidarsi ai suoi creativi italiani. In questo momento sono soprattutto Zaniolo ed El Shaarawy a tenere in corsa la squadra giallorossa, alle prese con la transizione da Di Francesco a Ranieri. In queste condizioni diventa determinante ritrovare il miglior Dzeko.

Inzaghi riaccende i suoi fari

Più brillante il momento di forma della Lazio che, con una partita da recuperare in casa con l'Udinese, potrebbe essere virtualmente quinta a -3 dal Milan. La squadra biancoceleste è in risalita: forse in questa fase per qualità del gioco espresso è la migliore delle concorrenti alla qualificazione Champions. Simone Inzaghi ha ritrovato i due giocatori fondamentali per il suo calcio: Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Il serbo è in ascesa dopo un inizio in chiaroscuro. Utilissimo Correa a supporto di Immobile. In regia sempre affidabile Leiva. In difesa strepitoso Acerbi, protagonista di una stagione che lo colloca tra i migliori centrali italiani. Sono tante le risorse in mano anche a Gasperini per regalare il sogno Champions all'Atalanta. E' in un buon momento di forma Gosens, freccia a sinistra del 3-4-1-2 bergamasco. In mezzo al campo De Roon è una garanzia, uno dei migliori registi della Serie A. In avanti Ilicic sta sopperendo alla frenata realizzativa di Zapata. Il colombiano ha segnato un gol nelle ultime cinque giornate, inevitabile oscillazione contraria dopo due mesi formidabili tra dicembre e febbraio con 15 reti in 10 giornate.

La sorpresa Izzo per Mazzarri

Il Torino può puntare in alto grazie alla ritrovata verve in zona gol di Belotti. La spina dorsale della squadra granata è completata dalla parte opposta del campo da Izzo in stato di grazia. Il difensore centrale ha firmato due reti nelle ultime 4 giornate ed è al settimo cielo per la chiamata azzurra di Mancini seguita dal debutto contro il Liechtenstein. Il ritorno in Nazionale invece è l'obiettivo che continua a inseguire Belotti. Uno stimolo in più sul quale può fare leva Mazzarri per il finale di campionato del suo bomber. Nel fine settimana riprende la lunga volata Champions. Appuntamento chiave domenica sera con Inter-Lazio a San Siro. Repubblica.it

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Una lista di giovani per la Lazio che verrà

Pedro Neto, Andre Anderson, Luan Capanni e Nicolò Armini. Una lista di giovani per la Lazio che verrà. Uno degli obiettivi della prossima finestra di mercato è quello di inserire almeno un paio di giocatori giovani all'interno della rosa. La società osserva con attenzione i miglioramenti in Primavera 2 di Capanni e Armini e monitora Andre Anderson a Salerno. Per Pedro Neto discorso diverso, il baby portoghese verrà riscattato a fine stagione per circa 17 milioni di euro, per lui è programmato un inserimento graduale nelle rotazioni del prossimo anno. Una ventata di freschezza per la Lazio del futuro.

 

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Sergej a secco con le big: ha segnato solo alla Roma

Milinkovic è a caccia del colpo grosso. Il centrocampista serbo infatti, non ha mai colpito una big fra Juve, Milan, Inter e Napoli. In carriera ha segnato invece contro la Roma, ma con le altre in 28 partite nessun gol o assist. Il 20 maggio scorso si avvicinò alla prima gioia, ma il palo su calcio di punizione negò la prima segnatura ai nerazzurri. Ha voglia di rifarsi, lui come la Lazio tutta vivono un momento di crescita a livello fisico e psicologico e domenica, nella decisiva trasferta di Milano, Sergej vuole mettere il proprio mattoncino per mantenere vivo il sogno Champions.