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Abbonamenti 2018-2019: scende la Roma, sale la Lazio, quasi 40 mila per l’Inter

Evidentemente lo stadio Olimpico non è da tutti. Sono soltanto 23500 gli “eroi” giallorossi che hanno sottoscritto l’abbonamento relativo alla stagione 2018/2019. E’ proprio “eroe” la parola che l’edizione odierna de “Il Tempo” attribuisce ai tifosi della Roma: l’impianto capitolino resta difficile da raggiungere nonostante la sua posizione non lontana dal centro, le restrizioni degli ultimi anni su parcheggi e chiusure delle strade hanno scoraggiato ancor di più appassionati già esausti e infastiditi. Seguire le partite di campionato ogni due settimane è diventata un’avventura, il discorso riguarda ovviamente anche i sostenitori della Lazio, che si sono tesserati in 19mila (+50% rispetto allo scorso anno). Problemi irrisolvibili, ormai datati nel tempo, e intanto i due club della Capitale ci rimettono soldi e perdono terreno dalla concorrenza: nella nuova legge sulla distribuzione dei diritti tv, il 12% della quota spettante a ogni società viene determinata sulla base del numero di spettatori presenti durante le gare degli anni passati. Un vantaggio per le squadre milanesi, con l’Inter che ha toccato quota 38mila tessere e il Milan che insegue a 35mila. E’ purtroppo questa la panoramica di quanto accade in Serie A, ma l’Olimpico semivuoto non fa ormai più notizia.Lazionews24

 

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Milinkovic, Immobile e Luis Alberto: i rinnovi dei ‘big’ aumentano tetto e monte ingaggi della Lazio

La pausa per la Nations League e amichevoli internazionali per ristrutturare i contratti: la Lazio è pronta ad alzare sensibilmente il monte ingaggi. La scorsa settimana la Gazzetta dello Sport illustrava nel dettaglio i monti ingaggi dell’intera Serie A, evidenziando gli oltre 65 milioni di euro lordi di stipendi della Lazio, con una crescita del 10% rispetto alle stagioni precedenti. Un conto destinato a salire, perché proprio in quest’ultima settimana sono stati fatti passi in avanti per i rinnovi contrattuali dei giocatori più ‘pesanti’. Immobile ormai è prossimo alla firma, mentre è vicino l’accordo con Kerman per il rinnovo di Sergej Milinkovic. Per Luis Alberto invece, la trattativa è cominciata ultimamente, quindi c’è ancora del lavoro da fare, anche se filtra fiducia. Insomma, dal 10% attuale, ad un probabile 20% nel momento in cui sarà messo tutto nero su bianco, a sottolineare una crescita del famoso ‘tetto’ e monte ingaggi.

 

Da. Cad.

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Il miglior attacco sarà il centrocampo

 Alla ricerca del gioco perduto, Inzaghi si ritrovò in mezzo al campo. Eccolo, individuato il problema: bisogna ritrovare in primis in mediana la migliore forma in questa sosta. Dopo due giorni d’assoluto riposo, il tecnico da ieri chiede ai suoi uomini di metterci tutta la testa: «Penso che il nostro inizio non fosse dei più semplici contro Napoli e Juventus. Potevamo fare di più, ma la condizione sta migliorando. È arrivata la prima vittoria e adesso ne approfitteremo per lavorare e prepararci bene. Empoli non sarà una partita semplice». Già perché col Frosinone era fondamentale centrare solo la vittoria, ma a questa Lazio per dominare mancano ancora ritmo e geometria. E’ vero, Luis Alberto si è sbloccato sotto porta, ma da lui ci si aspetta ancora un altro tipo di prestazione. Paradossalmente meglio l’impegno di Milinkovic perché, mira sballata a parte, almeno è evidente la sua crescita. Sull’altra mezz’ala invece è sempre difficile giudicare Parolo. Inzaghi sinora non lo ha mai sollevato dal suo ruolo, Mancini invece non lo ha convocato. Meglio, pronto un mini-richiamo di preparazione, lui domenica è stato comunque il top player per precisione (quasi 95% di passaggi azzeccati), chilometri percorsi e velocità media (8,1). Purtroppo s’è divorato un gol a porta vuota, colpendo di testa il palo. C’è sempre tuttavia il suo inserimento, manca la lucidità quando c’è da fare l’ultimo passo. Colpa di una corsa per tutti a tutto campo.

CONCORRENZA

Serve un aiuto. A questo punto però non basta la costanza, la Lazio ha fatto un mercato pazzesco a centrocampo ed è il momento di sfruttare l’abbondanza. Su Parolo c’è anche l’ombra di Berisha (che spera di rientrare con l’Empoli dopo l’infortunio), ma sopratutto di Badelj, tornato per ultimo dalle fatiche mondiali – sottolinea ilMessaggero –  ma già in grado di fare le giuste analisi: «Era subentrata un po’ d’ansia dopo le prime due sconfitte, dove non siamo riusciti a gestire la forma nel modo migliore. Dobbiamo imparare a controllare il ritmo e il gioco in modo diverso. Adesso giocheremo ogni tre giorni tutti quanti, io sono a disposizione del mister». Che rimane affascinato dall’esperimento delle doppia regia, ma in questa pausa dev’essere collaudata.

 

GLI ALTRI BABY

Leiva aspetta Badelj, non può fare come col Frosinone tutto solo: 92 passaggi completati, 119 tocchi di palla, il massimo nelle ultime 5 stagioni biancocelesti. Il massimo dunque in impostazione e persino in interdizione (5 tackle e 4 anticipi). E pensare che nemmeno lui è al top: «Forza Lazio carica», urla Lukas. Forse per dare una scossa anche ai più giovani. Fra poco ci sarà bisogno anche di Murgia e Cataldi: «Abbiamo beccato un girone di ferro in Europa – spiega Inzaghi – e ce la giocheremo alla pari col Marsiglia. Non scelgo fra il quarto posto in campionato e la Coppa, cercheremo di onorare al meglio tutte le competizioni. Questa è la mentalità che l’anno scorso ci ha portato a vincere una Supercoppa. Da allora i miei sono abituati col 3-5-2, dove sanno sempre cosa devono fare». Già, con questo modulo tutti sono votati a segnare. Una volta rianimato, il miglior attacco sarà il centrocampo.cittaceleste.it/Il Messaggero

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Acerbi, il terzo indizio è una prova: già leader

Ha fatto dimenticare de Vrij, Francesco Acerbi. Il centrale della Lazio, arrivato in estate dal Sassuolo, è ormai il nuovo leader della difesa. Massimo impegno in allenamento, concentrazione alta in partita. L’ex Milan si è guadagnato la fiducia del mister e dei compagni a suon di prestazioni. Le prove contro Napoli, Juventus e Frosinone non hanno lasciato dubbi. Rapido negli anticipi e deciso nelle chiusure, Acerbi ha dimostrato un ottimo senso della posizione. Il numero 33 biancoceleste ha guidato con autorevolezza l’intero reparto, dettando i movimenti di Radu e Wallace. Simone Inzaghi è soddisfatto. Dal ritiro di Auronzo di Cadore lavora sui meccanismi e sulle marcature. L’obiettivo è far diventare la difesa un punto di forza e non il tallone d’Achille della squadra, come nella passata stagione.Ilmessaggero.it

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Stipendi e monte ingaggi Serie A: Ronaldo ricoperto d’oro, Immobile il laziale più pagato

Il Sette di denari è un numero magico nelle carte: forse Cristiano Ronaldo l’ha scelto anche per questo. Di sicuro il suo sbarco fa ricca tutta la Serie A. A 7 anni dal boom degli ingaggi (1,1 miliardi di euro per il 2011-12, senza i compensi degli allenatori) le stime dopo l’ultimo mercato decretano un ulteriore balzo: 1,129 miliardi al lordo (con gli allenatori diventano 1,200). È un record assoluto evidentemente trainato da quei 60 milioni lordi (31 nelle tasche di CR7) messi in preventivo dalla Juventus sino al 2022. Vedremo se i protagonisti si saranno meritati l’aumento…

CLASSIFICALa nuova top-ten è sempre più in bianconero: alle spalle del portoghese resiste il solo Gonzalo Higuain (il re spodestato) che con la buonuscita ha ottenuto uno stipendio da 9,5 milioni netti dal Milan. Seguono le altre star juventine: Dybala con 7 milioni, poi Pjanic che ha appena firmato il rinnovo a 6,5 insieme a Douglas Costa e Gigio Donnarumma (altro intruso milanista) con 6 milioni. Invece Bonucci per tornare a Torino si è quasi dimezzato lo stipendio: era a 10 con i bonus, è sceso a 5,5.Bisogna tornare indietro davvero di tanti anni per trovare spese così ingenti. Ma allora l’Inter di Moratti dovette vendere Ibrahimovic mentre il Milan di Berlusconi rinunciò a Kakà e via via a tutte le altre stelle. Era il tramonto del calcio dei mecenati. Stavolta la Juve si è concessa il lusso del penta-Pallone d’Oro a ragion veduta.

ALLENATORIIn questa corsa all’oro anche i tecnici hanno la loro parte (al netto percepiscono 35,9 milioni di euro, 71,8 a livello fiscale per le società). Così il più pagato (ovvio) è Max Allegri (7,5), seguito come un’ombra da Ancelotti (6,5), non tanto più dietro Spalletti (4,5). La nostra indagine mette nel conto le spese dei club anche per gli allenatori, fattore determinante per la concorrenza. Proprio De Laurentiis, infatti, ha razionalizzato le uscite per i calciatori, preferendo investire di più, in percentuale, sul successore di Sarri. È significativo che le spese per i cartellini dei calciatori vadano di pari passo con il record per i loro ingaggi. Se la Juve tocca quota 219, le milanesi sono in aumento: Milan a 140 e Inter a 116. Ma anche la Roma arriva a 100 e il Napoli a 94. Il trend verso l’alto è generalizzato. Quando aumenta il valore delle rose è fatale riconoscere aumenti ai propri tesserati, altro conto sono gli interventi a pioggia. Prendiamo il caso del Torino. Una campagna acquisti importante ha comportato dei ritocchi medi che hanno indotto il club granata ad alzare il tetto degli ingaggi a 43 milioni lordi.

RINNOVIAttenzione alle trattative in corso per alcuni dei top player del campionato. La Juventus è al lavoro con Alex Sandro, Cuadrado e Rugani. Così come Lotito sta per annunciare il prolungamento di Immobile con 3 milioni annui e conta di chiudere alle stesse cifre per Milinkovic-Savic e poco meno per Luis Alberto. Facile a dirsi… In casa-Inter tutti predicano ottimismo sul nuovo contratto di Icardi, in scadenza fra 3 anni. Quella clausola da 110 milioni (per l’estero) i dirigenti nerazzurri la cancellerebbero volentieri. Ma in cambio di cosa? L’argentino chiede un ritocco. Per lui fanno fede i 5,3 milioni incassati (non i 4,5 dello stipendio base) e chiede un aumento consistente. Ausilio non vuole sfondare il muro dei 6, anche perché deve risparmiare per quel Fair play che tanto ha fatto penare i vertici interisti. Il problema riguarda pure la Roma e, presto, il Milan. I prossimi mesi lasceranno poco spazio ad ulteriori fughe in avanti.

 

Gazzetta dello Sport

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La vittoria è tornata, fantasia e allegria ancora no

Ci sono ombre che coprono e ombre che nascondono ma quando si uniscono, allora si rischia l'eclissi di luce e di gioco. Se Radu, soltanto nel primo tempo, scodella 9 cross dalla trequarti per la testa dei difensori, se Luis Alberto sembra aver smarrito la fantasia e la qualità dei tocchi, se i centrocampisti portano troppo la palla, gli spazi si chiudono e la manovra diventa asfittica e senza sbocchi. Abbiamo ancora nella mente la squadra sbarazzina, agile, veloce, fantasiosa, allegra e incisiva che aveva il gol e lo spettacolo nel suo Dna. Forse quel miracolo è irripetibile, però questa formazione ha 3 punti fermi dai quali non può prescindere per vincere, ritrovarsi e giustificare la liceità di talune ambizioni: Luis Alberto, Milinkovic e Immobile. Lo spagnolo, dopo 2 turni anonimi, è tornato al gol ma il rendimento è stato ancora sottotono. Lui è il colante indispensabile per far lievitare la qualità della manovra.
OPACO
Magari non confermerà l'exploit della stagione passata ma deve incidere maggiormente. Opaco nella prima frazione, meglio nella seconda con il guizzo per uscire dal torpore. Milinkovic, forse choccato dalla super valutazione di mercato, ha accusato il peso di enormi responsabilità. Almeno a tratti, ha dato confortanti segnali di risveglio contro il Frosinone. Vero, la modesta squadra ciociara, non può essere considerato un test probante ma era importante lasciare qualche traccia di spessore. Ha sbagliato sotto misura ma anche inciso, con tiri e assist. Non è un calciatore normale: lo sa il serbo, lo sanno compagni e tifosi. Sulle sue enormi potenzialità Inzaghi e Lotito hanno impostato il futuro. Immobile che, con la baldanza del bucaniere, ha trascinato la Lazio in tante partite, ha bisogno di manovre veloci e di ampi spazi. In questo i compagni devono sostenerlo, sbaglia qualcosa ma resta una garanzia. Se non girano i tre funamboli, e il gioco latita, diventa difficile anche battere il Frosinone. Non è la Lazio dello scorso campionato.Ilmessaggero.it

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Una magia e ancora troppe pause: al 10 basta un tocco, quello giusto

ROMA Il cigno si è svegliato. Ha avuto un guizzo dei suoi e da Lupo Alberto è tornato Luis. E a tratti a splendere e danzare tra le linee. Lo spagnolo si è sbloccato e con lui anche la Lazio. Ma che fatica. Il gol, il primo stagionale per il trequartista, ad inizio ripresa ha permesso alla squadra di respirare e di ritrovare un po' di gioco e di brillantezza. L'apatia che l'aveva contagiato nelle prime due giornate con Napoli e Juve, ieri sera il biancoceleste è riuscito a scrollarsela un po' di dosso. «Contava solo vincere – dice il biancoceleste -. Scorie Champions? Ci ha fatto male non andarci, ma ci riproveremo e sarà diverso. A me manca ancora un po' di condizione, sfrutterò la sosta per tornare al cento per cento». Ha sofferto l'inizio di stagione. E la sua esultanza liberatoria subito dopo la rete del vantaggio ne è la dimostrazione. Un giocatore che tenta di fare le cose che gli riescono meglio, ma che per riuscirci stenta più del dovuto. E Luis, probabilmente, di questo ne soffre parecchio, anche perché a lui spesso riuscivano le giocate più complicate e belle, invece da quando è ripartito fatica troppo. Lento, impreciso e a volte perfino impacciato a ridosso dell'area. Un giocatore diverso. 
RISALIRE LA CHINALa rete in avvio di secondo tempo, un batti e ribatti in area, con conclusione finale e decisiva da parte di Luis Alberto, sblocca la gara e per qualche momento anche lo spagnolo che dopo cinque minuti per poco non bissa con un gran tiro dalla distanza. Ma va ad intermittenza. Si accende e si spegne troppe volte, tanto che a soffrirne è soprattutto Immobile che da lui attende l'ispirazione per andare in rete. Al ventesimo per poco non la combina grossa, con una ripartenza di slancio bloccata da un suo passaggio impreciso che innesca Zampano che si involta in area laziale. Sbroglia tutto Acerbi, ma quello dello spagnolo è stato un errore che poteva costare caro. La gente si arrabbia, ma subito lo supporta e chi gli chiede di non mollare. Non è un periodo facile per il numero dieci della Lazio che ancora non riesce ad essere al meglio per via della preparazione fisica ritardata dall'infortunio dell'anno scorso. Per voglia e generosità, il giocatore ha tentato di accelerare i tempi, ma non è stata una scelta giusta. E in questo avvio di campionato la differenza si vede. Di sicuro il sigillo col Frosinone gli può dare quella spinta in più. Una scossa di cui ha bisogno tutta la squadra. 
Daniele Magliocchetti

IlMessaggero

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Lo strano caso di Felipe Caicedo: confermato ma non utilizzato

L’ultima partita ufficiale di Felipe Caicedo con la maglia delle aquile è datata 13 maggio. Era Lazio-Crotone, l’attaccante ecuadoriano fallì il gol vittoria solo davanti al portiere. Da quel momento, ad oggi, non ha più trovato spazio nella Lazio. Nemmeno a partita in corsa. Eppure in queste prime due giornate di Serie A, contro Napoli e Juventus, visto lo svantaggio, Inzaghi poteva gettarlo nella mischia per riacciuffare il pareggio. Invece il tecnico dei biancocelesti ha preferito puntare su altri giocatori con il solo Immobile costretto a far la guerra con i difensori avversari. Felipe ha comunque conquistato la fiducia della società e dello stesso tecnico che in estate l’ha elogiato pubblicamente. L’unico problema è che non riesce a ritagliarsi un posto in squadra, neanche nei momenti in cui la squadra è in svantaggio.lazionews24

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La solitudine di Immobile: Milinkovic e Luis Alberto ancora non pervenuti

Certi match sono frustranti, quando ti ritrovi tutto solo e male accompagnato lì davanti. Corre a destra, a sinistra, sgomita al centro e invoca il lancio. Immobile alla fine della gara contro la Juve è sudato e depresso. Non lo servono mai Milinkovic e Luis Alberto, nella ripresa Correa è impegnato solo col doppio passo. Ciro non può sempre tirare fuori dal cilindro un asso. Alla prima contro il Napoli si era inventato un gol dal nulla, adesso Inzaghi deve sostenerlo per uscire da un incubo. In assenza di aiuti alle spalle, Immobile ha bisogno di traversoni e assist dalle fasce: il ritorno di Lulic non può bastare, Marusic deve iniziare di nuovo a pedalare. Sicuramente la Lazio non si troverà sempre di fronte la Juve, ma Immobile sognava un'altra notte come lo scorso 14 ottobre. Invece, abbassa il ciuffo e pure la testa. Mai un tiro in porta stavolta a Torino. E pensare che un anno fa a Roma celebravano la sua doppietta valida per il ritorno alla vittoria in casa bianconera dopo 15 anni. La squadra d'Inzaghi aveva battuto finalmente una big, questo inizio traumatico invece ricalca zero punti in classifica. E' vero, la preparazione era stata fatta per trovare più avanti la migliore condizione, ma è inquietante dover subito sottolineare che senza le reti d'Immobile è impossibile sognare. In rosa Inzaghi non ha altre scelte, anche alla seconda giornata Caicedo e Rossi rimangono in panca. La lite con Lotito sarà pure rientrata, ma il rimpianto del tecnico di poter contare sul Papu Gomez no. Ilmessaggero.it

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Dazn, la Rete non perdona ma le colpe vanno condivise

«Il calcio dove vuoi e come vuoi», recita lo spot Dazn che da mesi bombarda le case degli italiani. Peccato che solo una parte sia stata rispettata. La prima giornata di campionato, sacro rituale del bel paese, è stata un vero e proprio flop. Eh già perché se è vero che i tifosi di casa nostra, molti ancora in vacanza, hanno potuto “gustarsi” le partite su tablet, cellulari e tv, è altrettanto vero che quasi nessuno l’ha vista come avrebbe voluto. Salti d’immagine, ritardi, segnale che s’interrompe e soprattutto scarsa qualità. Ricordate il caro vecchio Roja Directa? Più o meno la stessa cosa. Non parliamo poi delle grafiche scelte che riportano direttamente ai videogiochi anni ‘80. Ma poi perché le conduttrici a bordocampo girano su se stesse? Risultato, l’hashtag Dazn è diventato trend topic su tutti i social network: rabbia e lamentele. Non proprio l’inizio che l’azienda inglese si aspettava. Non a caso il nome scelto non è casuale: la pronuncia (molto slang) inglese di “in the zone” ossia “vivere il momento”. Peccato che in pochi ci siano riusciti davvero. «Purtroppo alcuni utenti hanno registrato delle interruzioni durante Lazio-Napoli. Stiamo costantemente lavorando per perfezionarci», fanno sapere i vertici. Ma problemi identici si sono ripetuti identici, se non peggio in Sassuolo-Inter.

MEGLIO SUL TABLET
Probabilmente non si sono fatti trovare preparati al fischio d’inizio. In Italia non c’è una sede fisica ma in attesa di quella che verrà (sarà a Cologno Monzese vicino agli studi Mediaset) l’organico di Dazn è ospitato presso gli uffici di 3zero2 tv. La maggior parte delle telecronache, soprattutto quelle del calcio estero, viene fatta dagli studi di Monaco di Baviera. È proprio la Germania la sede operativa da cui arriva il segnale che viene irradiato in Italia. Il problema non è certo la mancanza di un posto fisico. La questione è un’altra: il nostro paese non è pronto per questa rivoluzione. O meglio, non tutto lo stivale è cablato con la fibra, necessaria per guardare la partita come se fosse trasmessa tramite antenna e per reggere milioni di utenti (possibile che nessuno si fosse posto il quesito?). Non è un caso che le tv on line funzionino solo per l’on-demand. In realtà sono troppe le variabili che influiscono sulla qualità del segnale. Normale che sui tablet e sugli smartphone la visione sia migliore: schermi più piccoli e soprattutto strumenti studiati per avere una connessione più stabile. Una tv da 55 pollici ha bisogno di una sorgente maggiore. 

QUESTIONE DI BANDA
E poi c’è la questione legata al provider che fornisce la rete. Non tutti sono uguali. Cominciamo dal dire che in Italia la velocità è di 8.73 Mbps la più bassa d’Europa, inferiore addirittura alla Grecia. La Norvegia per esempio ha 45.59 Mbps. Inoltre è bene sapere che nella maggior parte dei casi i mega che vengono sbandierati dalle compagnie telefoniche non sono mai quelli che poi si hanno effettivamente. O meglio il segnale sulle colonnine con il tettino rosso sparse per la città arriva effettivamente con quella potenza, ma poi si perde tra i fili che raggiungono i diversi appartamenti. E così capita che lo stesso provider arrivi con efficacia diversa da zona a zona o addirittura da palazzo a palazzo. Figuriamoci poi se l’operatore non è tra i migliori. Ecco perché in tanti hanno esultato in momenti diversi. Questione di ritardi accumulati. Avete presente la rotellina che è apparsa più volte sullo schermo? Ecco non a tutti si è presentata nello stesso istante e allora mentre qualcuno stava vedendo il rigore del Sassuolo altri sapevano già che Berardi aveva fatto gol. Basta cliccare sul sito internet di Dazn per avere le idee un po’ più chiare: con 2.0 Mbps si può vedere la partita sul cellulare. La velocità minima per la tv è 6.5 Mbps, a 8.0 Mbps (il massimo) si legge: velocità di download consigliata per la risoluzione HD, la più alta qualità video e frame rate elevati. Insomma consigliano ma non garantiscono. Peccato che tutti paghino la stessa quota.Ilmessaggero.it