Categorie
APPROFONDIMENTI

Il derby ha riacceso la luce: Milinkovic è tornato

Brilla di una luce abbagliante. Quella che sanno sprigionare solo i grandi campioni. Inutile negarlo: Milinkovic è consapevole della sua forza e non fa niente per nasconderlo. Anzi. In campo guarda tutti dall’alto in basso, con quella spocchia che fa avvelenare l’avversario e fomentare chi tifa per lui. Basta notare i calci che prende durante tutta la partita per capirlo. Fazio lo malmena, Manolas idem. Quando s’infiamma è necessario usare le cattive. Tacco, suola e colpi di luce. Inizia in sordina facendo disperare un po’ Inzaghi. Perde quasi tutti i duelli aerei con i giocatori giallorossi. Sembra svogliato. Poi all’improvviso ecco quei lampi di classe cristallina che fanno spellare le mani. Stupenda la palla che serve di prima a Parolo. Peccato che il centrocampista laziale provi un tiro di prima quasi impossibile. Sergej lo guarda e sembra quasi spiegargli: «Stoppala di destro e calciala di sinistro». Gioca in un ruolo a metà tra il trequartista aggiunto e la mezzala pura. Insomma mena e inventa. Sa fare tutto e per questo Simone gli concede la briglia larga. Arginare la sua “strafottenza” sarebbe criminale. Milinkovic è così: prendere o lasciare. Mezza Europa lo corteggia lui ammicca ma ribadisce che la Lazio è casa sua. Ora ne ha presa una nuova in zona Cortina d’Ampezzo così domina tutti dall’alto. Come piace a lui. ilmessaggero.it

 

Categorie
APPROFONDIMENTI

Luci all’Olimpico, è un derby d’oro

La grande notte del derby. La giornata di campionato di serie A sarà chiusa dalla grande sfida fra Lazio e Roma che quest’anno vale un posto nella prossima Champions. Le squadre di Inzaghi e Di Francesco arrivano alla supersfida a pari punti in classifica, con l’Inter terzo incomodo nella lotta per il terzo e quarto posto. E’ stata una settimana diversa per le due squadre romane. La Roma è stata grande protagonista in Champions League con il tris al Barcellona che è valso la qualificazione a una storica semifinale. De Rossi e compagni arrivano alla sfida con il morale alle stelle, a differenza della Lazio che è reduce dall’incredibile eliminazione in Europa League. Ai biancocelesti resta ora la corsa a un posto in Champions, una corsa che passa dal derby con la Roma. Per la sfida sono attesi 55mila spettatori. 

QUI LAZIO – Inzaghi dovrebbe schierare la Lazio con il 3-5-2. In difesa Luiz Felipe con De Vrij e Radu. A centrocampo il tecnico sceglie Marusic sull'out destro e Lulic su quello sinistro. Al centro Leiva a dettare i tempi, con Milinkovic-Savic e Parolo pronti a pungere. Davanti la coppia Immobile-Felipe Anderson. 

QUI ROMA – Florenzi e Manolas, infuenzati, sono convocati ma non al meglio. Bruno Peres potrebbe giocare al posto dell'italiano. Si va verso una conferma del modulo usato con il Barcellona, il 3-4-3 con Nainggolan e Dzeko sicuri in attacco. A completare il terzetto Schick, che dovrebbe essere ancora preferito a Under. 

SICUREZZA – Nei giorni scorsi numerosi gli incontri di pianificazione in vista del derby di domenica. Il Questore Marino ha incontrato il presidente della Lazio Claudio Lotito ed il direttore generale della Roma Mauro Baldissoni, con i quali è stato fatto un punto di situazione. Al centro, l'obiettivo comune di garantire una giornata all'insegna dello sport e della correttezza, per uno degli incontri più sentiti della stagione.  Corrieredellosport

Categorie
APPROFONDIMENTI

Spartiacque derby per superare il trauma

"Polli". Questa l'auto-definizione usata da Marco Parolo per descrivere lui e i suoi compagni dopo l'ecatombe di Salisburgo. L'eliminazione dall'Europa League nei quarti di finale è (e resterà) una macchia nella storia della Lazio. Un disastro. E non certo per via della sconfitta in sé per sé, quella poteva starci tranquillamente. Così come era plausibile (soprattutto alla luce di quanto accaduto nelle partite europee dell'ultima settimana) che il discorso qualificazione alla semifinale fosse ancora aperto, nonostante il 4-2 dell'andata all'Olimpico in favore della squadra di Inzaghi. Quello che rende memorabile (seppur in negativo) la partita di ritorno, è la modalità con la quale è arrivato il 4-1 per il Salisburgo. 
 
LAZIO, IL DERBY PER SUPERARE IL TRAUMA EMOTIVO – Già, perché la Lazio è riuscita addirittura a passare in vantaggio al 55', con il solito Immobile che sale a 39 gol in 42 partite stagionali. Ma è proprio quella rete che probabilmente ha innescato qualcosa nella mente della squadra biancoceleste, spegnendola. Il pareggio degli austriaci è arrivato dopo neanche un minuto. E un quarto d'ora dopo l'incubo si è materializzato, con i tre gol subiti in 4' e 6" (record in Europa League). In questi 247 secondi si sono infranti i sogni europei della squadra di Inzaghi, che adesso rischia seriamente di crollare psicologicamente e compromettere il finale di questa stagione. Anche perché tra soli due giorni c'è da scendere di nuovo in campo, nel derby contro la Roma, reduce dall'impresa con il Barcellona. Due condizioni psico-fisiche opposte, insomma. Sulla carta una sorta di miglio verde per la Lazio, che però, paradossalmente, potrebbe rappresentare proprio la partita giusta per superare lo choc emotivo post-Salisburgo. La stracittadina della Capitale è storicamente una partita a sé, capace di azzerare eventuali differenze di qualità e classifica. 
 
ERRORI DI GESTIONE E TECNICI ALLA BASE DEL KO – Ed è proprio a questa tendenza che tenterà di aggrapparsi Simone Inzaghi, per riportare i suoi ragazzi sulla stessa strada che ha permesso loro di arrivare al match da terza in classifica, proprio a pari dei cugini giallorossi. Ci vuole provare, il tecnico biancoceleste, tra i colpevoli del disastro di ieri al pari dei suoi stessi giocatori. Discutibili le sostituzioni stabilite nella ripresa (togliendo prima Milinkovic e poi Lucas Leiva), così come la mancanza di una concreta alternativa al 3-5-1-1 (mai presa in considerazione dall'estate a oggi) e di conseguenza della possibilità di interpretare (o gestire) in modo diverso le partite. Certo, se Felipe Anderson avesse passato il pallone a Immobile su quel contropiede prima del 2-1 del Salisburgo (quando Luis Alberto ha passato il pallone al portiere avversario anziché riportare la Lazio in vantaggio), probabilmente adesso questi "errori" o "difetti" non sarebbero nemmeno presi in considerazione e si parlerebbe di "Inzaghilandia" e così via. La realtà però è che la squadra di Inzaghi non è riuscita a concretizzare le occasioni create, mentre gli austriaci sì. Di conseguenza oggi sarebbe necessaria una profonda analisi di quanto accaduto, ma il derby-Champions in programma domenica costringe a rimandare ogni processo o presa di coscienza.
 
I POSSIBILI CAMBI DI FORMAZIONE CONTRO LA ROMA – "Il passato non si può cambiare, meglio concentrarsi sul futuro", aveva detto qualche settimana fa lo stesso Simone Inzaghi, riferendosi in quel caso ai torti arbitrali subiti dalla sua squadra. Stavolta le cause che hanno reso indigesto il passato sono altre, ma l'effetto è sempre lo stesso e focalizzarsi sulla prossima partita (a maggior ragione se così importante) può essere la via giusta per superare il trauma e non pensare a quanto accaduto. Dal punto di vista della formazione, a pagare dovrebbe essere soprattutto Felipe Anderson, che si avvia verso la panchina anche in questa occasione. Poi Marusic riprenderà il suo posto sulla fascia destra in luogo di Basta, con Luiz Felipe che dovrebbe cedere il suo posto a uno tra Caceres, Bastos e Wallace. Per il resto la formazione sarà la stessa di Salisburgo. Perché Inzaghi vuole provare a far capire ai suoi ragazzi che una partita storta non può cancellare quanto di buono fatto fino a questo momento. E il derby, anche se in condizioni certamente sfavorevoli e (in caso di sconfitta) potenzialmente devastanti dal punto di vista del morale, può essere l'occasione perfetta per dare una risposta immediata e cancellare quella prestazione. Da "polli".Repubblica.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Limiti caratteriali e svarioni, ma non è ancora il momento delle sentenze

Diciamolo chiaramente: quale tifoso laziale, martedì sera assistendo alla remuntada della Roma, non ha avuto immediatamente un cattivo presentimento? Lo ha pensato anche Inzaghi che in conferenza si è lasciato andare una frase sibillina: «Forse era scritto che dovevamo uscire». Già, perché già mercoledì sera c'era qualcosa di strano nell'aria. Un leggero contraccolpo la squadra deve averlo subito. Inutile però aggrapparsi al fato o a divinità nemiche. Piuttosto bisogna fare una riflessione importante sulla poca personalità della Lazio. Inaudito non avere una reazione d'orgoglio. Un crollo così non è giustificabile. E allora ecco che quegli scricchiolii sono diventati rumori assordanti. È in partite come questa che si vedono le grandi squadre. Strakosha ha smesso di fare miracoli e così ieri sulla coscienza ha il secondo gol. Un tiro da 25 metri su cui si poteva fare di più. De Vrij ha la testa altrove. Da rivedere gli svarioni che hanno regalato due reti agli austriaci. Luiz Felipe è giovane e si farà. Nella serataccia ci finisce anche Radu. A conferma che la Lazio in difesa ha grossi problemi: 9 gol subiti nelle ultime tre partite. Decisamente troppi.
VIETATO ABBATTERSI
Lukaku e Felipe Anderson vengono buttati dentro in un momento in cui forse servirebbero degli incontristi e non dei velocisti. Milinkovic, seppur svagato, aveva un suo peso specifico in quella porzione di campo. Arginare gli austriaci diventa quasi impossibile. E qui Inzaghi deve farsi più di una domanda. Felipe poi decide di servire Luis Alberto invece di Immobile sulla palla match della sfida. Lo spagnolo non è cattivo e sbaglia. L'errore ha lo stesso effetto di un destro ben assestato ad un pugile distratto. I biancocelesti finisco al tappeto. Ora però non bisogna reiterare nell'errore e usare la rabbia di questa sconfitta come carica per domenica. Sarebbe un suicidio lasciarsi avvolgere dalla malinconia e presentarsi in campo senza mordente e voglia di vincere. Inzaghi dovrà vestirsi da psicologo e far scattare la molla giusta. Non farlo potrebbe rivelarsi un suicidio.Ilmessaggero.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lazio: gol, vittorie e record. A Inzaghilandia è sempre festa

Benvenuti a Inzaghilandia, il paese del gol. La Lazio di Simone in campionato ne ha segnati 75, miglior attacco davanti alla Juve, e subiti 40 (decima difesa): lo spettacolo è garantito. "Questo è il calcio che piace a me", ha detto dopo la vittoria di Udine. Ha giocato con un solo mediano, puntando sul palleggio antistress con Milinkovic, Luis Alberto e Felipe Anderson tutti in campo. Gli è andata bene, la Lazio ha superato l'Inter e agganciato la Roma al terzo posto e domenica c'è il derby: "Sarà una partita bellissima, ma io ora penso solo al Salisburgo", dice Inzaghi.

La sua squadra ha gli stessi punti dello scorso anno, 60, a testimonianza di una continuità di rendimento che esalta. Non a caso, Juve e Napoli pensano a Simone per il futuro, quando Allegri e Sarri decideranno di mollare. Lui, Inzaghi, al momento è concentrato solo sullo sprint finale di una stagione fin qui da applausi. Intanto colleziona record: mai nella sua storia, ad esempio, la Lazio aveva vinto 10 volte in trasferta. Segno di carattere e personalità. E il primato dei gol stagionali è vicino: 108 contro i 109 di Eriksson nell'anno dello scudetto 2000.

Stratega e psicologo, quest'anno il giovane tecnico ha puntato su un modulo solo, il 3-5-2, per dare una identità tattica precisa alla squadra. Finora ha funzionato, eccome. Ma il segreto del successo resta la gestione del gruppo, basato sul dialogo con i calciatori e il feeling assoluto con i "senatori", da Lulic e Radu a Parolo e Immobile. Sotto questo aspetto, Inzaghi sembra un veterano della panchina, non un allenatore di 42 anni appena compiuti. Sa usare carota e bastone, come nei confronti della ribellione di Anderson contro il Genoa: il brasiliano fu escluso dai convocati a Napoli, poi reintegrato e ora Felipe vola, è tornato l'arma in più della Lazio. Ha avuto qualche problema con il turnover, Inzaghi, ma nelle tre partite dopo la sosta (tre vittorie contro Benevento, Salisburgo e Udinese) ha dimostrato di essere migliorato anche in quello, nella gestione delle risorse in una stagione lunga finora ben 47 partite.

L'intesa tra lui e il capocannoniere Immobile è totale. L'abbraccio dopo il gol di Ciro al Salisburgo è la sintesi del rapporto tra i due. È stato Simone a volerlo a tutti i costi due estati fa, e il centravanti da allora lo ha ripagato con 64 reti, il bottino di Klose in cinque stagioni. Anche Immobile inanella un record dopo l'altro: mai nessuno, nella storia biancoceleste, aveva segnato così tanto in una stagione e in un campionato. Neanche Chinaglia, nemmeno Crespo e Signori. Lui e Luis Alberto in Serie A hanno realizzato 36 gol, è la coppia d'attacco più prolifica; in stagione sono 48. Punta su quei due, Inzaghi, per respingere giovedì l'assalto del Salisburgo. In dubbio Lulic, che a Udine ha rimediato una ginocchiata alla coscia dopo 5 minuti: domani le sue condizioni verranno valutate a Formello. Si spera di recuperarlo già per l'Europa League perché a Inzaghilandia il capitano ha un ruolo fondamentale: è l'asso di Coppe. Repubblica.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Dopo l’aggancio Champions, un derby davvero Capitale

Non brillerà per pulizia, manutenzione delle strade e qualità della vita, ma in questa fase storica Roma è l'unica città italiana a far bella mostra di due realtà calcistiche in piena corsa per l'Europa che conta in campionato e ai quarti di finale nei rispettivi impegni in Champions ed Europa League. Roma come Manchester, Roma come Madrid, Roma come la Milano che fu? Non ancora, ma il sogno, l'obiettivo dovrebbe essere quello. Panem et circences, dicevano gli Antichi Romani. Bene, dateceli. Ne abbiamo bisogno. 

TERZO POSTO – Con la vittoria di Udine la Lazio agguanta la Roma al terzo posto in classifica (60 pt) e apre la settimana del derby, in programma domenica 15 aprile alle ore 20.45, aumentandone il carico di adrenalina che era già a livelli da record. Martedì i giallorossi proveranno l'impossibile contro il Barça dell'extraterrestre Messi. Difficile che Di Francesco riesca a ribaltare lo sfortunato 4-1 del Camp Nou, l'obiettivo sarà quello di uscire a testa alta da una competizione giocata da protagonista, contro avversari più esperti e dal blasone superiore. La Lazio giovedì invece affronterà il Salisburgo forte di un 4-2 che la proietta già in semifinale. Arrivati a questo punto sognare la finale di Lione diventa un dovere. Simone Inzaghi ha proposto un ottimo calcio per tutta la stagione, la sua Lazio è una macchina da gol (75 reti solo in campionato) trascinata da Ciro Immobile, addirittura in corsa per la Scarpa d'Oro contro mostri sacri del calibro di Messi, Salah e Kane. Il percorso di crescita non si limita alle squadre in campo. Al netto di qualche errore, anche i club cominciano a ragionare in grande: la Roma si è affidata all'esperienza di un direttore sportivo dal curriculum importante e da Monchi si aspetta un salto di qualità nella costruzione di una rosa che mostra ancora qualche lacuna. La Lazio, forte di una gestione sempre attenta al bilancio, è riuscita a creare un patrimonio tecnico invidiabile grazie soprattutto alle intuizioni del ds Tare, abile scopritore di talenti.

TIFOSI – Cosa manca allora? La giusta cornice di pubblico. La Roma porta allo stadio una media inferiore alle 37 mila persone. E non importa che si giochi di sabato, martedì, contro il Napoli o la Spal. Quello è lo zoccolo duro su cui può contare la squadra quando gioca in casa (quest'anno ben 7 sconfitte considerando anche la Coppa Italia). Un po' più bassa la media per i biancocelesti (intorno ai 27 mila). Insomma, i 40 mila dell'Allianz Stadium quando gioca la Juve sono ancora un miraggio, così come quei 56 mila che a San Siro supportano (e a volte sopportano) l'Inter di Spalletti, il terzo incomodo per la corsa Champions, a un solo punto dalle romane e che sabato giocherà una partita non semplice a Bergamo. L'ultimo derby in ordine temporale così carico di significato sportivo risale al 27 maggio 2015: si affrontavano la Roma di Rudi Garcia e la Lazio di Stefano Pioli. La spuntò il francese grazie a un gol della meteora (una delle tante della Roma sabatiniana) Yanga Mbiwa. Quello di domenica non sarà allo stesso modo decisivo, mancano ancora sette partite alla fine del campionato e all'ultima giornata la Lazio ospiterà proprio l'Inter in una sfida che potrebbe avere mille significati. Il futuro è ancora tutto da scrivere. A differenza delle due squadre, Roma ha un passato di gloria (e vittorie) senza pari al mondo. Oggi sarà piena di buche, sofferente e inefficiente, ma questa città finalmente sta diventando la Capitale del calcio. Tifosi romani, siatene orgogliosi.corrieredellosport.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Ossigeno per l’Italia, una speranza non assurda per la Lazio

Ci voleva la vittoria della Lazio, non proprio perfetta (il Salisburgo è riuscito a rimontare due volte), ma comunque di grande impegno e soprattutto di cuore e coraggio. Le sconfitte di Juventus e Roma hanno lasciato un segno pesante sul calcio italiano, la vittoria della Lazio permette di sperare in una semifinale di Europa League. Che non è proprio poco, considerato che nessuna italiana ha mai vinto questa manifestazione. La squadra di Inzaghi ha fatto uno show con Lulic, il tacco di Parolo, la fantasia e le accelerazioni di Felipe Anderson, la grinta e la rabbia di Immobile. Che è corso ad abbracciare Inzaghi, segno che c’è un bello spirito di gruppo e che nessun traguardo può essere considerato precluso. Non escluderei che la Lazio si ponga come obbiettivo principale di questa stagione proprio la conquista dell’Europa League. Non è un’assurdità sperarci.Repubblica.it Fabrizio Bocca

Categorie
APPROFONDIMENTI

Immobile, stagione da record: eguaglia Klose e punta Pandev e Garlaschelli

Dal suo arrivo alla Lazio Ciro Immobile sta viaggiando ad una media gol straordinaria: con la partita di ieri sera contro il Salisburgo l’attaccante laziale ha raggiunto quota 63 reti in 81 partite con la maglia biancoceleste, diventando il nono marcatore di tutti i tempi della storia della Lazio ed eguagliando il record di Miroslav Klose. L’attaccante partenopeo è pronto a scalare ancor di più la classifica dei bomber laziali più prolifici: Renzo Garlaschelli e Goran Pandev sono infatti ad appena una rete di distanza.

Ciro Immobile si sta dimostrando una sentenza non solo in serie A ma anche oltre i confini italiani: l’attaccante partenopeo – nonostante in Europa League sia partito titolare soltanto in 4 gare su 11 – ha messo a segno 7 reti nella competizione europea, portandosi ad una sola marcatura dall’attuale capocannoniere del torneo ovvero l’ attaccante del Bilbao Aduriz. lazionews.eu

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lulic, la pasta del capitano: generosità, altruismo e gol: “Ma in Austria sarà dura” (AUDIO)

Una serata da capitano vero per guidare l'assalto all'Europa. Senad Lulic è uno d quei calciatori che raramente sbagliano le partite importanti, quelle da segnare in rosso sul calendario perché hanno una valenza fondamentale nell'economia della stagione. Diventato eroe biancoceleste, per aver realizzato la rete nel derby-finale di Coppa Italia, il centrocampista bosniaco ha conquistato tutti per quel modo di giocare con generosità e altruismo. Senza mai risparmiarsi. E, anche contro il Salisburgo, crocevia fondamentale per i sogni europei della Lazio, Lulic ha dato una nuova dimostrazione del suo spessore e del suo attaccamento alla maglia. Prima ha sbloccato il risultato, quindi ha servito un assist straordinario a Milinkovic, infine ha avviato l'azione del due a uno. Il tutto insieme a una serie di chiusure, recuperi e ripartenze, senza pause. Il 4-2 non garantisce la qualificazione, però la indirizza bene e certifica la forza di un gruppo che ha saputo reagire al rigore contestatissimo e che nel finale ha rimesso le cose a posto. Una squadra guidata dalla forza di Leiva, dal genio di Anderson, dai gol di Immobile ma anche dalla corsa, caparbietà e abnegazione dell'eclettico Lulic, il capitano che non stecca mai quando conta davvero.

ILMESSAGGERO.IT

Categorie
APPROFONDIMENTI

de Vrji leader a tempo determinato: almeno in campo è stato di parola

Non ha mantenuto la parola sul contratto, ma in campo non ha tradito. Anzi per Stefan de Vrij si tratta della sua miglior stagione con la maglia della Lazio. Sarà l'ultima, e i rimpianti alla fine saranno tanti, ma il centrale olandese, nonostante l'epilogo amaro, sta confermando la promessa, dando tutto e anche di più. Basti pensare che oggi contro il Salisburgo giocherà la sua trentottesima gara stagionale, quarantadue considerando quelle con la nazionale. Un record, senza considerare che quest'anno si è pure scoperto goleador, togliendosi lo sfizio di segnare ben sei reti, non poche per un difensore. E stasera sarà chiamato all'ennesima prestazione super perché davanti avrà giocatori poco conosciuti, ma molto bravi e attrezzati come l'israeliano Dabbur, il giapponesino Minamimo, che probabilmente sarà lui a sostituire lo squalificato Hwang, e soprattutto il trequartista Schlager.

OCCHIO ALL'ERRORE
Quest'ultimo, oltre ad essere uno dei pezzi pregiati della squadra, è uno dei pericoli maggiori perché il giovane fantasista, spesso e volentieri, partecipa al pressing del Salisburgo (in Europa gli austriaci si sono dimostrati i più bravi) e ha il compito di andare a controllare e intercettare la linea di passaggio dei difensori avversari. Stefan, più del solito, dovrà guidare al massimo il reparto, garantendo concentrazione e tranquillità ai suoi compagni che ultimamente si sono lasciati andare un po' troppo. E' vero che la Lazio è una delle squadre che segna di più in Europa, ma è altrettanto certo che è una di quelle che prende più gol. In campionato sono trentanove, mentre nelle dieci gare disputate in Europa League ne ha subìti undici, più di uno a gara. E l'obiettivo di stasera è non prenderne perché gli austriaci hanno costruito le loro fortune in questa competizione proprio in trasferta. Rispetto alle ultime gare de Vrij ritroverà Radu, il romeno ha il rendimento più alto in stagione. Una sicurezza, ma tutti, naturalmente, si affidano al gigante olandese. E' lui che dovrà condurre il reparto ed essere perfetto. Per stasera, al ritorno e nelle ultime otto gare di campionato. Che poi l'ultima sia proprio con l'Inter, la sua futura squadra, nonché concorrente per la Champions, si vedrà. Per Inzaghi una bella gatta da pelare sul suo impiego o meno, ma c'è tempo per pensarci. Ora c'è solo il Salisburgo e il sogno di arrivare in semifinale.ilmessaggero.it