Alla Lazio fa male, la sconfitta con il Torino. Perché può capitare di perdere, non è stata la prima volta, né sarà certamente l'ultima, per la squadra di Simone Inzaghi. Ma quello che è accaduto nel finale di primo tempo nell'ultima partita di campionato ha ferito profondamente tutto il club biancoceleste, dal presidente ai giocatori, che nel secondo tempo non sono stati capaci di superare lo shock emotivo a cui erano stati sottoposti e hanno di fatto provato a giocare solo spinti dai nervi, esponendosi facilmente al contropiede del Torino. Una condizione di stress che rimane ancora oggi a distanza di ore e che, nelle segrete stanze del centro sportivo di Formello, sembrava addirittura potesse paventare come extrema ratio la possibilità di ritirare la squadra dal campionato.
DIACONALE: "A PENSAR MALE SI FA PECCATO, MA SPESSO CI SI AZZECCA" – Si tratta più che altro di una provocazione, ovviamente, tra l'altro smentita in serata dal direttore della comunicazione Stefano De Martino. La realtà è che la società di Lotito si sente accerchiata, vittima di arbitraggi penalizzanti e di un utilizzo quantomeno "discutibile" da parte del Var. Dal direttore sportivo Tare all'allenatore Simone Inzaghi, passando per i giocatori Luis Alberto e Parolo, si sono esposti tutti per manifestare il proprio disappunto, compreso il portavoce del club Arturo Diaconale, che ha rincarato la dose attraverso i social network: "Un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Sampdoria, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto. Che non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze, ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro. Parlo di Lazio? Certo. E la butto in politica calcistica? Certo. Perché ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca".
GLI ERRORI DELL'ARBITRO GIACOMELLI E L'UTILIZZO DEL VAR –L'effetto scatenante di questo putiferio è stata chiaramente la doppia decisione del direttore di gara, il signor Piero Giacomelli, che prima ha deciso di non sanzionare con un calcio di rigore il vistoso tocco di mano di Iago Falqué su cross di Immobile (un anno fa, in Torino-Lazio, lo stesso arbitro assegnò un rigore a tempo scaduto ai granata per un episodio simile, un tocco di mano di Parolo) e che poi, richiamato dal Var, il signor Di Bello, ha deciso di espellere lo stesso attaccante della Lazio (prima espulsione diretta della sua carriera) per aver reagito spintonando con la clavicola Burdisso, che gli si era posto davanti ad azione conclusa. Giacomelli è andato così a consultare il Var per vedere questo contatto che poi ha punito con il cartellino rosso (severamente, in relazione all'episodio poteva andare bene anche un giallo a entrambi o al solo Immobile), mentre tutti i giocatori si aspettavano che fosse andato a guardare il tocco di mano.
LA PRECISAZIONE DI BURDISSO: "MAI DETTO DI NON ESPELLERE IMMOBILE" – Da qui l'amplificazione delle proteste, anche se, paradossalmente, da regolamento l'applicazione del Var sia stata corretta: questo poteva intervenire infatti sul contatto Immobile-Burdisso, che l'arbitro non aveva visto o giudicato (diventando così un "chiaro errore", condizione necessaria per intervenire), mentre la stessa cosa non poteva farla sull'episodio del rigore non concesso, perché in quel caso la decisione rientra nella soggettività di Giacomelli, che consapevolmente (anche se sbagliando) ha deciso di considerare involontario il tocco di Iago Falqué e non intervenire. A distanza di ore è tornato sull'argomento anche Burdisso, che ha voluto precisare quanto fatto in campo, visto che sia il ds Tare che Parolo lo avevano chiamato in causa dicendo che pure lui si fosse esposto in campo, sostenendo che Immobile non fosse colpevole: "Io – ha detto a SkySport – ho solo riferito all'arbitro il mio problema con Immobile, poi lui ha fatto il suo lavoro e le immagini non c'entrano con quello che ho detto io. Le immagini sono chiare. Lui mi viene addosso. Io non ho detto quello che dicono Tare e Parolo, ho solo detto all'arbitro di non preoccuparsi perché era un problema tra me e Immobile".
GIACOMELLI OSCURA IL SUO PROFILO FACEBOOK – Beffa a parte, insomma, più che prendersela con il Var (che invece è ritenuto responsabile per gli episodi precedenti con Roma, Fiorentina e Sampdoria), la Lazio ha individuato il principale artefice della sconfitta del Torino in Giacomelli. L'arbitro questa mattina è stato costretto a oscurare anche il suo profilo Facebook, dove era stato preso d'assalto dagli insulti dei tifosi laziali, che contestavano il suo operato, accusandolo pure di essere romanista, per il fatto di aver come foto di copertina un'immagine di Francesco Totti prima di calciare un rigore e di aver colorato il suo locale a Trieste con un murales, sempre raffigurante l'ex capitano giallorosso, in occasione della partita di Champions League tra Roma e CSKA Mosca. Repubblica.it