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Felipe Anderson, da risorsa a problema

Non è un cattivo ragazzo, tende alla malinconia, sorride poco e guarda per terra, ora sembra demotivato e in crisi di fiducia, non reagisce. Così tanto da apparire indisponente e irritante come non si era mai visto in quasi cinque anni di Lazio e chissà che i primi fischi dello stadio Olimpico non lo aiutino a risvegliarsi dal torpore e dai tormenti. Inzaghi non può più aspettarlo e non concede sconti. Ha ragione: bisogna rispondere con le prestazioni, la concorrenza è dura, va accettata e piegata sul campo correndo, sacrificandosi per il gruppo, tirando fuori gol e colpi.

Felipe Anderson doveva essere l’acquisto invernale della Lazio, si è trasformato in un caso. Da risorsa a problema, va aiutato, ma deve tirarsi fuori da solo, scuotersi e dimostrare, invece ha assunto un atteggiamento che non piace e non produce. Così non si può giocare, così Inzaghi non lo farà più giocare. Presumeva di possedere un posto da titolare per diritto divino, invece nei suoi quattro mesi di assenza la Lazio volava e non ne avvertiva la mancanza. Doveva prendere il posto di Keita e giocare da attaccante centrale, quel posto lo ha lasciato a Luis Alberto e ora ne soffre la precedenza, ma sarebbe assurdo mettere in discussione lo spagnolo, anche se nelle ultime partite è apparso meno brillante. Corrieredellosport.it

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Calendario e turnover: febbraio di fuoco, inizia il momento decisivo con la legge dell’alternanza

Incredibile come negli anni più recenti la storia della Lazio sia stata caratterizzata da una costante spaventosa: ad una buona stagione, in cui si è centrato l’ingresso in Europa, ne è subito seguita una disastrosa o quasi, sicuramente deludente. Un trend che adesso la squadra di Inzaghi sta cercando di invertire dando continuità – oltre che di prestazioni sul campo – anche di piazzamenti importanti in campionato. L’obiettivo è quello di portare la Lazio lì dove merita di stare ogni anno. Ecco allora che il prossimo mese sarà decisivo, vitale per il futuro dei biancocelesti, in lotta tanto in Serie A quanto nelle coppe. Saper gestire le energie, ruotare i calciatori in modo intelligente ed imparare dagli errori, potrebbero essere queste le armi giuste per combattere il tabù del doppio impegno. 

UN MESE DI FUOCO – Sarà un inferno dantesco, forse anche peggio, ma la Lazio si svena e suda ogni anno per momenti come questo. Il prossimo mese darà vita ad un incrocio di partite davvero probante, un vortice continuo dal quale la Lazio dovrà uscire indenne sia in termini di infortuni che di risultati. Da lunedì 5 febbraio, giorno di Lazio-Genoa, al 3 marzo, data che vedrà i biancocelesti sfidare la Juventus all’Olimpico, saranno 8 le gare da disputare, di cui 5 in casa e 3 in trasferta. Dopo il Genoa, il 10 febbraio la Lazio andrà a Napoli e poi in Romania contro la Steaua per l’andata dei sedicesimi di Europa League il 15 febbraio. Quattro giorni più tardi ecco il Verona all’Olimpico e il 22 il ritorno ancora con i romeni. Poi sarà la volta del Sassuolo a Reggio Emilia (25 febbraio) prima di Lazio-Milan valida per la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Si chiude il cerchio di fuoco con la Juventus a Roma. 

POSSIBILI INCROCI – Da marzo in poi occhio ai possibili incastri derivanti dagli impegni europei. Nel caso in cui la Lazio arrivasse fino alla finale di Europa League a Lione, programmata per il 16 maggio, le partite da disputare aumenterebbero e si incastrerebbero con quelle di campionato. Gli eventuali ottavi di andata si giocherebbero l’8 marzo, cinque giorni dopo la Juve e tre prima del match in trasferta contro il Cagliari. Il ritorno andrebbe in scena il 15 marzo, anticipando il doppio impegno casalingo contro Bologna (18 marzo) e Benevento (31 marzo). Senza sosta, gli impegni proseguiranno fitti anche nel mese di aprile: il 5 i quarti di andata, l’8 si volerà in Friuli in casa dell’Udinese e prima del derby del 15 aprile con la Roma (da calendario con i giallorossi ospiti) si giocherà il ritorno di coppa. Poi, al ritmo di una gara ogni quattro giorni, ecco Fiorentina (18 aprile), Sampdoria (22 aprile), la semifinale di andata di Europa League (26 aprile) e Torino (29 aprile). Si chiuderà con le sfide di maggio. Aprirà la semifinale di ritorno il 3, si continuerà con Atalanta il 6 in casa e il 9 con l’eventuale finale di Coppa Italia. Il tour de force sarà completo dopo aver incontrato Crotone (13 maggio) e Inter in campionato ( 20 maggio, ultima di ritorno) e dopo aver giocato la finale di Europa League. 

IL TRAGICO DOPPIO IMPEGNO – Gli anni passati insegnano. Insegnano che dopo una buona stagione con tanto di Europa centrata, sia essa Champions o Europa League, la Lazio delude le aspettative. É successo regolarmente dall’annata 2012-13 quando i biancocelesti, allora guidati da Petkovic, chiusero con la vittoria della Coppa Italia finendo di diritto nella vecchia Coppa Uefa. La stagione seguente un disastro: Petkovic non convinse e venne esonerato, arrivò Reja che condusse la squadra sino al nono posto mancando l’approdo europeo. Senza il doppio impegno, nella stagione 2014-15 la Lazio arrivò terza con Pioli meritando i preliminari di Champions League, poi tristemente falliti. In ogni caso i biancocelesti entrarono in Europa League ma ancora una volta  il carico eccessivo di partite ravvicinate diventò insopportabile portando le aquile all’ottavo posto. L’anno scorso, con Inzaghi, la squadra si classificò quinta concentrandosi solo sul campionato. Oggi si ripropone lo scenario: riuscirà la Lazio a sfatare il tabù e correre veloce verso la Champions superando le fatiche di coppa e campionato? 

GESTIONE DELLE RISORSE – I risultati al momento ci spingono ad essere fiduciosi ed ottimisti, ma servirà un’adeguata gestione delle risorse e delle energie per affrontare i prossimi mesi. Un’intelligente turnazione servirà per mantenere una buona condizione fisica utile per lo sprint finale. Sarà necessario il supporto di tutti, ancora più di adesso. Dare fiato a chi ha giocato di più, come Immobile, Luis Alberto, Leiva, de Vrij, Parolo, Milinkovic e Marusic risulterà fondamentale. Inzaghi si è dimostrato maestro in questo e lo staff medico della Lazio ha tra i suoi diktat quello della prevenzione e della cautela. Con tutti gli scongiuri del caso, può essere l’anno giusto: la corsa alla Champions non deve essere interrotta.lalaziosiamonoi.it

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È una Milinkocrazia: doppietta decisiva nel giorno della centesima in biancoceleste

Destro, sinistro, potenza, coordinazione, è un Milinkovic stellare quello visto contro il Chievo. A Ferrara d’esterno aveva mandato in porta Immobile, oggi senza Ciro ci ha pensato lui a sbrigare la pratica. Prima il 2-1 di forza, di rabbia, quasi a strappare il pallone dai piedi di Parolo per regalare il nuovo vantaggio alla Lazio. Poi il gol della sicurezza, dopo qualche brivido di troppo a inizio ripresa: delizioso assist di Leiva e coordinazione perfetta del serbo, che di sinistro batte Sorrentino. Un giocatore completo, con un repertorio di cui pochi possono vantarsi. Difende, attacca, è allo stesso tempo centrocampista e attaccante, più precisamente ‘tuttocampista’.

UNA SPLENDIDA GIORNATA – Che fosse una giornata da ricordare si sapeva. La festa di Milinkovic parte fin da prima del calcio d’inizio, visto che con quella contro il Chievo diventano 100 le presenze con l’aquila sul petto. L’appuntamento meritava una prestazione speciale e così è stato: doppietta e quota 7 centri in campionato raggiunta. Agganciato il compagno Luis Alberto, che aveva aperto le marcature, e l’atalantino Ilicic come centrocampisti più prolifici della Serie A (Iago Falque con 8 gol è considerato tra gli attaccante). La doppietta di oggi consente di battere il record di marcature in un campionato (5 gol al Genk nel 2014-15), già eguagliato a Bergamo. E siamo soltanto a gennaio…

LA RICONQUISTA DELL’OLIMPICO – In una stagione sontuosa, in realtà Milinkovic un piccolo cruccio ce l’aveva: non era riuscito a segnare all’Olimpico, davanti ai suoi tifosi. Finora 5 gol tutti fuori casa e gioia sul proprio terreno di gioco che mancava da Lazio-Atalanta del 15 gennaio di un anno fa. Due reti in una volta sola, un inedito visto che è la prima doppietta in casa dell’esperienza in biancoceleste. Quale migliore occasione di oggi, dopo averne già segnate due in questa stagione. La prima a Nizza in Europa League, la seconda contro l’Atalanta a Bergamo. Ora il quadro è veramente completo, per un Milinkovic sempre più fiore all’occhiello di una squadra di grande qualità.lalaziosiamonoi.it

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Ma è ansia per Immobile: distazione muscolare, out con l’Udinese

IMMOBILE STO E PAIDEIA – Sul 2-1 per la Lazio, Ciro #Immobile ha lasciato il campo (35’) per un problema muscolare. Al suo posto #Andersonche fa coppia con Luis Alberto in avanti. Inzaghi rischia di perdere il suo bomber in un momento molto delicato della stagione. L’attaccante napoletano è stato accompagnato in Paideia per gli accertamenti strumentali.

AGGIORNAMENTO: Dalle prime indiscrezioni, immobile ha accusato una distazione alla coscia destra. Certa la sua assenza per l'impegno di mercoledì contro l'Udinese, entro 48 ore si capirà l'entità del problema

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AUDIO – Adriano Bacconi @Lazio di Sera: “Vi racconto il mondo della match analysis. Inzaghi? Allenatore completo”

“Inzaghi è stato bravo a non imporre, ma a mettersi a disposizione entrando in punta di piedi. Ha conquistato la squadra passo dopo passo sapendosi adattare a diverse situazioni. Vi spiego il mondo della match analysis…”

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Lotito, niente candidatura alla Figc. I voti non bastano: “Ci sarebbero state conseguenze per la mia Lazio”

ROMA – Claudio Lotito, dopo una giornata febbrile di trattative a caccia delle firme necessarie per potersi candidare alle prossime elezioni federali del 29 gennaio, ha dovuto rinunciare, subendo uno scacco in serie A, provando poi inutilmente a rilanciarsi fino all’ultimo in B. Tra i 20 club di serie A, il presidente della Lazionon è riuscito a ottenere le 11 firme necessarie (Lazio compresa) per poter iscrivere anche il suo nome alla competizione elettorale che si svolgerà esattamente tra due settimane, fermandosi a 9 sostenitori in A (Milan, Napoli, Genoa, Udinese, Atalanta, Verona, Crotone, Chievo e Samp) con Cagliari e Benevento che non hanno aderito alla “campagna acquisti”.

In B, dove le firme necessarie avrebbero dovuto essere 12, compresa la sua Salernitana, sono arrivati i sì di Avellino, Perugia, Carpi, Pescara, Empoli, Palermo, Novara, Ternana, Foggia e quello del Parma del neo presidente cinese Jiang Lizhang dando poi, dopo il no di Tacopina (Venezia), l’assalto al Brescia di Cellino (rimasto freddissimo) e al Cesena, senza esito. Il presidente della Lazio non ha mollato fino all’ultimo, per poi prendere atto del fallimento del suo progetto: «Mi ero convinto a scendere in campo, ma ci sarebbero state troppe conseguenze per la mia Lazio. E io questo non lo voglio». Per il dopo Tav correranno dunque Sibilia(presentato dalla Lnd), Gravina(Lega di C) e Tommasi (Aic), con gli ultimi due in orbita di avvicinamento, che nell’ordine ieri mattina hanno regolarmente completato l’iter burocratico, che scadeva alla mezzanotte.corrieredellosport.it

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Figc: Lotito, Marotta, Fassone e Cairo decideranno il candidato

Una commissione ristretta della Lega Serie A, composta da Lotito, Marotta, Fassone e Cairo, incontrerà venerdì tutte le componenti della Figc. Poi, nel pomeriggio, saranno presentate all'Assemblea tutte le valutazioni per arrivare probabilmente al nome di un candidato alla presidenza. È questa la decisione – all'unanimità – presa dall'Assemblea riunitasi oggi. «La volontà di confronto della Lega di Serie A trova la piena condivisione della Lega Nazionale Dilettanti. In un momento cruciale per il futuro del calcio italiano, ritengo sia doveroso confrontarsi innanzitutto con chi nel sistema immette le risorse maggiori». Così il presidente della Lnd, Cosimo Sibilia, in una dichiarazione all'Ansa, accoglie con favore la scelta della Lega di Milano di avviare consultazioni per la scelta del candidato alla presidenza della Figc. «Auspico – aggiunge Sibilia – che con la Serie A si possa trovare una sintesi dei programmi da attuare per il rilancio di tutto il movimento».corrieredellosport.it

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AUDIO ‘LAZIO DI SERA’ – Avv. Previti: “Chiediamo un risarcimento per un danno non patrimoniale, ma non è class action”

“La nostra iniziativa non è considerabile ‘class action’, bensì una forma individuale risarcitoria. Dal punto di vista giuridico, l’errore diventa ‘inescusabile’ nel momento in cui – grazie alla presenza del VAR – l’arbitro prende in considerazione la parte dell’azione i cui c’è la reazione di Immobile, piuttosto che il palese rigore. Vogliamo affermare un principio di responsabilità, i tifosi hanno diritto di assistere a spettacoli senza errori imperdonabili…”

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King Ciro: in rete in tutte le competizioni, sale a quota 21 stagionali. Agguantati Sosa e Mauri

Serviva una partita così o forse non basterà nemmeno una serata del genere. Buttarsi tutto alle spalle dimenticando lo scempio e la beffa subiti contro il Torino non sarà comunque facile, ma rispondere come ha fatto la Lazio sul campo di certo aiuta. Quattro gol al Cittadella, passaggio ai quarti di finale di Coppa Italia e l’urlo di Ciro Immobile che esplode di rabbia e rivincita. Quanto brucia ancora il rosso ingiusto sventolatogli in faccia da Giacomelli, ma quanto conta vederlo di nuovo gonfiare la rete con la fascia da capitano al braccio e lo sguardo di chi non molla mai. Una doppietta (la sesta in stagione) che lenisce le ferite e manda i biancocelesti a giocarsi il 26 dicembre i quarti contro la Fiorentina. Ciro ha trasformato l’ira furiosa accumulata in questi giorni in gol, ha reagito da vero guerriero incarnando lo spirito della Lazio. E ha agguantato un altro primato…

NESSUNO COME TE – Immobile è stato superato da Icardi nella classifica dei cannonieri della Serie A (16 a 15 in favore del nerazzurro), le ultime uscite senza gol hanno rallentato il ritmo incredibile tenuto dal bomber laziale nella prima parte di stagione. Ma la doppietta di ieri sera ha regalato a Ciro un altro primato: ha raggiunto 21 gol stagionali segnando in tutte le competizioni (15 in campionato appunto, 2 in Supercoppa, 2 in Europa League e 2 in Coppa Italia), il primo in Serie A a tagliare questo traguardo. Nessuno come lui, in ogni manifestazione c’è il timbro di Immobile. In più, il pallone depositato in rete dopo aver scartato il portiere e il dolce pallonetto in chiusura di match hanno permesso al 17 biancoceleste di salire nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi della storia della Lazio. Immobile ora è a 47 centri come Mauri e Ruben Sosa, con una precisazione da fare però: Mauri li ha realizzati in 303 presenze (è anche vero che l’ex capitano non era una punta), Sosa in 140 mentre Immobile in 61 partite disputate. Una media realizzativa nettamente differente. Ora Ciro salterà la gara di Bergamo contro l’Atalanta, poi tornerà per trasformare di nuovo la rabbia in gol. 

lalaziosiamonoi.it

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Day after, Lazio ancora sotto shock: “Scatta il diritto al sospetto”

Alla Lazio fa male, la sconfitta con il Torino. Perché può capitare di perdere, non è stata la prima volta, né sarà certamente l'ultima, per la squadra di Simone Inzaghi. Ma quello che è accaduto nel finale di primo tempo nell'ultima partita di campionato ha ferito profondamente tutto il club biancoceleste, dal presidente ai giocatori, che nel secondo tempo non sono stati capaci di superare lo shock emotivo a cui erano stati sottoposti e hanno di fatto provato a giocare solo spinti dai nervi, esponendosi facilmente al contropiede del Torino. Una condizione di stress che rimane ancora oggi a distanza di ore e che, nelle segrete stanze del centro sportivo di Formello, sembrava addirittura potesse paventare come extrema ratio la possibilità di ritirare la squadra dal campionato.

DIACONALE: "A PENSAR MALE SI FA PECCATO, MA SPESSO CI SI AZZECCA" – Si tratta più che altro di una provocazione, ovviamente, tra l'altro smentita in serata dal direttore della comunicazione Stefano De Martino. La realtà è che la società di Lotito si sente accerchiata, vittima di arbitraggi penalizzanti e di un utilizzo quantomeno "discutibile" da parte del Var. Dal direttore sportivo Tare all'allenatore Simone Inzaghi, passando per i giocatori Luis Alberto e Parolo, si sono esposti tutti per manifestare il proprio disappunto, compreso il portavoce del club Arturo Diaconale, che ha rincarato la dose attraverso i social network: "Un errore con la Roma, un errore con la Fiorentina, un errore con la Sampdoria, un doppio errore con il Torino. Quando gli errori diventano una catena continua scatta il diritto al sospetto. Che non è piagnisteo, complottismo o alibi per le proprie carenze, ma la legittima richiesta di un campionato regolare, trasparente, corretto e non lo strumento per colpire chi non fa parte del coro. Parlo di Lazio? Certo. E la butto in politica calcistica? Certo. Perché ho troppa esperienza per non dare ragione al Cardinal Bellarmino quando diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca".

GLI ERRORI DELL'ARBITRO GIACOMELLI E L'UTILIZZO DEL VAR –L'effetto scatenante di questo putiferio è stata chiaramente la doppia decisione del direttore di gara, il signor Piero Giacomelli, che prima ha deciso di non sanzionare con un calcio di rigore il vistoso tocco di mano di Iago Falqué su cross di Immobile (un anno fa, in Torino-Lazio, lo stesso arbitro assegnò un rigore a tempo scaduto ai granata per un episodio simile, un tocco di mano di Parolo) e che poi, richiamato dal Var, il signor Di Bello, ha deciso di espellere lo stesso attaccante della Lazio (prima espulsione diretta della sua carriera) per aver reagito spintonando con la clavicola Burdisso, che gli si era posto davanti ad azione conclusa. Giacomelli è andato così a consultare il Var per vedere questo contatto che poi ha punito con il cartellino rosso (severamente, in relazione all'episodio poteva andare bene anche un giallo a entrambi o al solo Immobile), mentre tutti i giocatori si aspettavano che fosse andato a guardare il tocco di mano.

LA PRECISAZIONE DI BURDISSO: "MAI DETTO DI NON ESPELLERE IMMOBILE" – Da qui l'amplificazione delle proteste, anche se, paradossalmente, da regolamento l'applicazione del Var sia stata corretta: questo poteva intervenire infatti sul contatto Immobile-Burdisso, che l'arbitro non aveva visto o giudicato (diventando così un "chiaro errore", condizione necessaria per intervenire), mentre la stessa cosa non poteva farla sull'episodio del rigore non concesso, perché in quel caso la decisione rientra nella soggettività di Giacomelli, che consapevolmente (anche se sbagliando) ha deciso di considerare involontario il tocco di Iago Falqué e non intervenire. A distanza di ore è tornato sull'argomento anche Burdisso, che ha voluto precisare quanto fatto in campo, visto che sia il ds Tare che Parolo lo avevano chiamato in causa dicendo che pure lui si fosse esposto in campo, sostenendo che Immobile non fosse colpevole: "Io – ha detto a SkySport – ho solo riferito all'arbitro il mio problema con Immobile, poi lui ha fatto il suo lavoro e le immagini non c'entrano con quello che ho detto io. Le immagini sono chiare. Lui mi viene addosso. Io non ho detto quello che dicono Tare e Parolo, ho solo detto all'arbitro di non preoccuparsi perché era un problema tra me e Immobile".

GIACOMELLI OSCURA IL SUO PROFILO FACEBOOK – Beffa a parte, insomma, più che prendersela con il Var (che invece è ritenuto responsabile per gli episodi precedenti con Roma, Fiorentina e Sampdoria), la Lazio ha individuato il principale artefice della sconfitta del Torino in Giacomelli. L'arbitro questa mattina è stato costretto a oscurare anche il suo profilo Facebook, dove era stato preso d'assalto dagli insulti dei tifosi laziali, che contestavano il suo operato, accusandolo pure di essere romanista, per il fatto di aver come foto di copertina un'immagine di Francesco Totti prima di calciare un rigore e di aver colorato il suo locale a Trieste con un murales, sempre raffigurante l'ex capitano giallorosso, in occasione della partita di Champions League tra Roma e CSKA Mosca. Repubblica.it