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Inizio 2021 all’insegna del passato: da Ballardini a Marchetti, sono sette gli ex al Genoa

Tra poco più di 24 ore, dopo la sosta natalizia, torna la Serie A. Domani è in programma l’intera giornata di campionato (15° di andata), e la Lazio scenderà in campo, per la prima volta in questo 2021, in casa del Genoa. Gara fondamentale per entrambe le squadre, con i biancocelesti a caccia di punti per agganciare le zone alte della classifica, mentre i rossoblù per lasciarsi alle spalle la zona retrocessione.

Questa gara, in programma domani allo Stadio LuigiFerraris di Genova alle ore 15:00, ha una particolarità: è ricca di doppi ex, presenti sia in casa Genoa che in casa Lazio. Con l’arrivo, nella scorsa giornata, di Davide Ballardini sulla panchina del Grifone, la lista dei doppi ex, sommando le due rose, è salita a quota sette. Dopo la vittoria all’esordio sulla panchina dei rossoblù in casa dello Spezia (1-2), Ballardini ha portato a cinque il numero di componenti della rosa che ha trascorso almeno una stagione in biancoceleste. Mentre in quel di Roma, sponda Lazio, sono due i giocatori che hanno indossato la maglia del Genoa nella loro carriera. Vediamo di chi si tratta.


CINQUE ROSSOBLU CHE HANNO VESTITO LA MAGLIA BIANCOCELESTE

In casa Genoa, sono cinque gli uomini che hanno fatto parte della rosa della Lazio, quattro calciatori ed un allenatore: Federico Marchetti, Milan Badelj, Valon Behrami, Goran Pandev e Davide BallardiniTra di loro, quattro hanno in comune, non solo l’esser stati prima a Roma e poi a Genova, ma anche di aver vinto almeno un trofeo con i biancocelesti. Valon Behrami invece, non ha vinto nessun trofeo con la Lazio ed ha indossato prima la maglia del Genoa(2003/2004) e poi quella biancoceleste per tre stagioni, dal 2005 al 2008. Tra le cinque reti realizzate dallo svizzero con la Lazio, spicca quella del 19 marzo 2008, quando negli ultimi secondi di un derby Lazio-Roma, sigla il gol del definito 3-2 che regala la stracittadina ai biancocelesti. Per la sfida di domani è a disposizione di mister Ballardini.

Marchetti, al Genoa dal 2018, ha difeso la porta della Lazio per ben sette stagioni, dal 2011 al 2018. Acquistato dal Cagliari, il portiere di Bassano delGrappa ha collezionato 194 presenze in biancoceleste, vincendo anche due trofei: la Supercoppa Italiana nella stagione 2017/2018contro la Juventus, senza scendere in campo, e la storica Coppa Italia del 2013 nel derby contro la Roma, disputando l’intera gara. Iniziata la terza stagione con il GenoaMarchetti ha collezionato due presenze, contro Napoli e Fiorentina, e, dopo un infortunio, potrebbe tornare tra i convocati in vista della sfida proprio contro la sua ex Lazio.

Milan Badelj invece disputa una sola stagione con la maglia della Lazio (2018/2019). Tra luci ed ombre colleziona 26 presenze, realizzando anche una rete, proprio contro il Genoa, squadra in cui si trasferisce a titolo definitivo nel 2020, dopo esser tornato nella Capitale dal prestito alla Fiorentina. Nonostante la poco esaltante esperienza in biancoceleste, conquista anche un trofeo, ovvero la Coppa Italiavinta contro l’Atalanta nel 2019. In vista del match di domani, il centrocampista croato è a disposizione del tecnico rossoblù.

Come Marchetti, anche Pandev ha collezionato più di 190 presenze con la Lazio, per l’esattezza 191 nelle cinque stagioni trascorse nella Capitale, dal 2004 al 2010. L’attaccante macedone realizza 64 reti in biancoceleste e conquista anche due trofei: la Coppa Italia nel 2009 vinta ai rigori contro la Sampdoria, e la Supercoppa Italiana, vinta quasi tre mesi dopo dalla Lazio, in quel di Pechino contro l’Inter. Il classe ’83, che proprio all’Inter si trasferì dalla Lazio nel gennaio 2010, è in dubbio per la sfida di domani tra Genoa e Lazio.

Mister Ballardini, arrivato per la quarta volta sulla panchina rossoblù dopo le esperienze del 2010/20112012/2013 e 2017/2018, domani affronterà la sua ex squadra, allenata per una stagione, nel 2009/2010. La sua esperienza nella Capitale, con 34 panchine biancocelesti, inizia alla grande, ma si conclude in maniera opposta: porta subito un trofeo a Formello, la Supercoppa Italianadel 2009 contro l’Inter di José Mourinho. In campionato invece, dopo diversi risultati negativi, viene esonerato con la Lazio al terz’ultimo posto in classifica.


DUE BIANCOCELESTI CHE HANNO VESTITO LA MAGLIA ROSSOBLU

In casa Lazio invece sono due i giocatori che hanno fatto parte della rosa del Genoa: sono Ciro Immobilee Danilo Cataldi. Il bomber biancoceleste ha vestito la maglia rossoblù per una stagione (2012/2013), collezionando 34 presenze, tra campionato e CoppaItalia, siglando anche cinque reti, tutte in Serie A. Mentre Cataldi ha trascorso in Liguria sei mesi della sua carriera, in prestito proprio dalla Lazio nella finestra di mercato invernale del 2017, tornando poi nella Capitale a fine prestito, dopo aver collezionato 13 presenze. Entrambi sono a disposizione di mister Inzaghi in vista della prima trasferta dell’anno.

laziopress.it

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Situazione Caicedo: con il Genoa il match verità

Quale futuro per Felipe Caicedo? Inzaghi se lo vorrebbe tenere stretto, il calciatore vuole giocare di più, la Lazio in caso di una buona offerta non lo ritiene incedibile. Per quanto il giocatore sia stato decisivo fin qui, rimane in bilico. E con Correa fuori, ecco il ballottaggio tra lui e Muriqi in vista della partita con il Genoa. Un match verità. Il Panterone era stato escluso con il Milan a favore del kosovaro, che non ha inciso. Un’altra panchina sarebbe un segnale forte.

Muriqi sembra così aver sorpassato Caicedo nelle gerarchie d’attacco. Chiaro, c’entra anche il mercato. Il primo è costato quasi 20 milioni di euro ed è da valorizzare. Il secondo con l’offerta giusta potrebbe pure partire. Felipe in estate era vicino ad un trasferimento in Qatar, poi più nulla. Su di lui c’è l’interesse della Fiorentina. La moglie sui social ha smentito litigi con Inzaghi. Il tecnico lo apprezza moltissimo, ma deve fare i conti anche con le scelte e le rotazioni. In caso di cessione la Lazio rimarrebbe con tre punte più Pereira. Altro giocatore da valorizzare che può ricoprire quel ruolo.

Corrieredellosport.it

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Lazio su Bradaric: ecco le caratteristiche dell’esterno del Lille

 Bradaric è entrato nei piani della Lazio. A gennaio potrebbe trasferirsi a Roma. Dipenderà da Lulic, dalle condizioni del capitano, fermo dal 5 febbraio a causa di tre operazioni alla caviglia sinistra. Inzaghi e Tare credono ancora nel suo completo recupero, ma entro la metà di gennaio hanno bisogno di capire se Lulic potrà rientrare e risolvere i problemi della Lazio sulla fascia. Bradaric è la carta che il club di Lotito si tiene in tasca. Mancino, ventuno anni, un metro e 78: Bradaric è stato acquistato nell’estate del 2019 dal Lille, pronto a versare sei milioni e mezzo sul conto dell’Hajduk Spalato. Ora, per portarlo via, ne servono quindici. E il Lille non è abituato a limare il prezzo dei suoi giocatori. Oltretutto sta lottando per il titolo, vinto solo una volta nella sua storia grazie a Rudi Garcia: era il 2011. La squadra di Christophe Galtier ha chiuso il 2020 al primo posto in Ligue 1: trentasei punti, come l’Olympique Lione, uno in più del Psg, che ha esonerato Tuchel e si è affidato a Pochettino.

LE CARATTERISTICHE – Bradaric può giocare in una difesa a quattro, ma anche da esterno nel 3-5-2, il modulo preferito dalla Lazio di Inzaghi. Corsa, resistenza, cross, disciplina tattica, 42 presenze e 5 assist tra coppe e campionato. Nell’Hajduk era stato lanciato dal tecnico Sinisa Orescanin, che gli aveva consegnato spesso anche la fascia di capitano. La Lazio non è stato il primo club italiano ad averlo cercato. Il Napoli aveva provato a prenderlo a gennaio di un anno fa e poi in estate, quando il ds Giuntoli tentò di inserirlo nella trattativa legata a Osimhen. Bradaric è nato a Spalato il 10 dicembre del 1999, è entrato a otto anni nell’accademia dell’Hajduk. Ha firmato con il Lille un contratto fino al 2024. Luis Campos decise di acquistarlo per sostituire Youssouf Koné, passato all’Olympique Lione di Garcia e ora in prestito all’Elche.corrieredellosport.it

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Cancellate le agevolazioni fiscali del Decreto Crescita: per i club costi pari a 150 milioni

Tra i 140 e i 150 milioni di euro: è quanto costerebbe alla Serie A la cancellazione del regime agevolato previsto dal Decreto Crescita del 2019. La circolare dell'Agenzia delle Entrate pubblicata lunedì, che definiva inapplicabile quello sconto fiscale del 50% ai professionisti "impatriati" perché manca il dpcm attuativo, è diventato uno tsunami. La Figc ha scritto ai ministri Gualtieri e Spadafora manifestando preoccupazione e chiedendo di regolarizzare la situazione, ma è soprattutto a livello informale che si è mosso il pressing politico di Gravina (Figc) e Dal Pino (Lega Serie A). E un effetto rassicurante lo ha prodotto: il Mef, secondo quanto è stato riferito ai vertici dello sport italiano, non condivide affatto la circolare dell'Agenzia delle Entrate che spaventa i club e i vertici del calcio italiano. La circolare avrebbe effetti retroattivi, in un anno già di per sé sanguinoso, e produrrebbe un incremento dei costi. Anche il basket ne subirebbe effetti devastanti, se si pensa che Belinelli e Datome sono stati riportati in Italia anche grazie a quella norma. Di certo, gli interlocutori governativi si sono impegnati a risolvere la questione in fretta. Oggi è attesa la firma sul credito d'imposta per le sponsorizzazioni alle società sportive. A tirare un sospiro di sollievo, fra i grandi club, ci sarebbe certamente l'Inter, che grazie alla tassazione ridotta per Lukaku, Eriksen, Vidal, Conte e gli altri, risparmierebbe oltre 23 milioni. Vincere lo scudetto anche con l'austerity è comunque la parola d'ordine ribadita dal presidente Steven Zhang ieri pomeriggio, durante il vertice di mercato in collegamento con la Pinetina, dove insieme all'allenatore e al team manager Oriali c'era la dirigenza al completo, Marotta, Antonello e Ausilio. I tagli degli ingaggi sono al momento prioritari: Nainggolan è finito al Cagliari in prestito. Se Eriksen andrà al Psg, non è detto che venga sostituito. Per il solo Pinamonti può arrivare un rimpiazzo, ma non di primo piano. In Cina il governo ha deciso una stretta alle spese per il calcio, con il tetto agli ingaggi nel campionato locale e il divieto per le aziende di associare il proprio nome ai club cinesi: Suning, proprietaria dell'Inter, deve decidere che cosa fare dello Jiangsu, fresco di conquista del titolo in finale col Guangzhou Evergrande. A proposito di Evergrande, colosso immobiliare con nuovi investimenti nell'auto elettrica di lusso, sono giorni cruciali per valutare la possibile sponsorizzazione di maglia all'Inter (al posto di Pirelli) col nome Hengchi, la macchina che il gruppo lancerà nel 2021.

la Repubblica

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Nell’anno orribile 2020 brilla la stella di Ciro Immobile

Capocannoniere, scarpa d'oro, eurobomber, Immobile quasi mito. Ieri la Lazio ha lanciato un sondaggio per scegliere il migliore del 2020 fra l'attaccante, Acerbi, Milinkovic e Luis Alberto. I bookies possono anche chiudere in anticipo: il top of the year della Lazio non può essere che Ciro. Spara, è sempre più cecchino. Alla faccia degli scettici, anche in Champions. Se qualcuno voleva la controprova del suo valore nel più grande palcoscenico europeo, Immobile ha risposto: cinque gol per portare agli ottavi la Lazio. E chissà cosa sarebbe stato se la Uefa causa dubbio Covid non lo avesse bloccato per un doppio turno. Alle spalle ogni rimorso, è pronto a rifarsi ancora col Bayern Monaco. Dove sfiderà Lewandovski di nuovo, l'unico ad aver segnato di più nel 2020 insieme a Ronaldo. Trentadue reti in Bundesliga per l'attaccante polacco, 31 in A per Cristiano. A 28, dietro, c'è Ciro davanti ad Haaland e Salah (23) del Liverpool. E' da brividi la media del bomber campano: una rete ogni 100'. A Genova proseguirà il suo cammino mostruoso in campionato. Nove centri già come bottino (a 12 Ronaldo), solo col Verona a digiuno, Immobile rimane la certezza assoluta per il futuro. Splendido intanto il bilancio dell'ultimo anno: ha riportato la Lazio in Champions, eguagliato il record di Higuain di reti segnate in un singolo campionato (36) e vinto la scarpa d'oro. Scusate se è poco, merita per forza un altro riconoscimento. Il 2021 si aprirà nel segno dell'attaccante in maglia numero 17, che firmerà il tanto atteso rinnovo di contratto già annunciato ad agosto. Ciro si legherà fino al 2025 al club capitolino, l'accordo verbale era stato già trovato quest'estate in ritiro. Su di lui Lotito non ha nessun dubbio che possa sedersi sull'alloro. L'ex Torino vuole continuare a fare magie con l'aquila sul petto, prima provando a spaventare altri mostri sacri del calcio, poi superando la leggenda Piola nell'almanacco. Immobile è a sole 20 lunghezze dal tanto ambito traguardo (139 gol a 159), è al secondo posto nella classifica dei marcatori biancocelesti di ogni secolo e il 2021 sembra essere l'anno giusto per diventare primo. 
CASO
Calamita del gol e trascinatore di gruppo. Immobile leader maximo e sempre più capitano senza Lulic e Parolo. Adesso il 3 gennaio c'è solo da capire chi giocherà al suo fianco, Correa è infortunato. Dopo la prestazione horror di Muriqi a San Siro, Caicedo torna il candidato numero uno. Il rapporto con Inzaghi si è però incrinato dopo l'esclusione e una discussione a Milano: ieri c'è stato fra i due un confronto, ma nessuna nuova lite al mattino, tanto che l'ecuadoregno ha pranzato col gruppo e si è regolarmente allenato (partitella a parte) nel pomeriggio. Felipao smentisce anche di aver chiesto la cessione a Tare a gennaio, anche se pretende più rispetto e spazio. In scadenza nel 2022, la Lazio valuterà comunque offerte da 6-8 milioni sul mercato, ma non vuole rinunciarci a meno. Perché Caicedo rimane sempre un top player dell'ultimo anno. Uno che ha risolto partite complicate nel finale o (vedi Torino e Juve) oltre il novantesimo. L'ultimo centro bellissimo (ma inutile) lo ha siglato col Verona all'Olimpico, non è riuscito a rimediare agli errori dietro. 
PORTA
Non sta riuscendo a risolvere invece i problemi in difesa (23 gol subiti) della Lazio, Reina, ma anche lui è uomo copertina di questa fine dell'anno. A 38 anni è sbarcato a Roma e dopo poco si è ripreso fra i pali il ruolo di primo. Ha scalzato il giovane Strakosha ai box per il Coronavirus e non è più uscito. E' sicuramente il colpo estivo più centrato, ha portato sicurezza e carisma all'interno dello spogliatoio. Contro il Napoli da ex era riuscito a chiudere per la prima volta la porta inviolata, invece ha messo solo pezze a San Siro. Aveva salvato i compagni due volte nel finale su Rebic, non ha potuto fare nulla sul colpo di testa di Theo. E' partito per la Spagna gelato, è tornato col fuoco a Formello. 
A. A. – Il Messaggero

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Lulic, oggi parte l’ultimo tentativo. Intanto l’ex Romulo si propone…

Un’idea, per lui perfino una suggestione. La Lazio ha bisogno di rinforzare le corsie. Numericamente i giocatori a disposizione di Inzaghi sono solo quattro (Lazzari, Marusic, Fares e Djavan Anderson), ma il tecnico ne tiene in considerazione solo tre (nelle ultime 52 partite di campionato Anderson ha giocato appena 220 minuti complessivi). Serve almeno un’altra freccia all’arco dell’allenatore, anche perché con il 3-5-2 quello dell’esterno a tutta fascia è il ruolo più dispendioso di tutti e i giocatori per rendere al massimo hanno bisogno di rifiatare.

C’È ROMULO

In attesa di capire quali saranno le condizioni di Lulic (il capitano, che il 18 gennaio compirà 35 anni, è fermo da 11 mesi), opzione principale per risolvere il problema nei piani di club e tecnico, si valuta anche l’alternativa Romulo, 33enne svincolato. L’italo-brasiliano non gioca una partita da giugno, ma alla Lazio fece bene e nello spogliatoio ha lasciato un buon ricordo.

Oggi Lulic tornerà ad allenarsi. Nei prossimi giorni si valuteranno i progressi della caviglia sinistra, operata due volte nell’ultimo anno. La speranza è che non si gonfi più come successo anche nelle scorse settimane dopo che il capitano era tornato ad allenarsi con i compagni (aveva anche partecipato a una partitella in famiglia). In caso contrario però la Lazio dovrà muoversi sul mercato. Romulo con la Lazio ha vinto la Coppa Italia del 2019, unico trofeo della sua carriera eccezion fatta per lo scudetto conquistato con la Juventus nel 2015: in tutta quella stagione, fra campionato e coppe, Romulo totalizzò però appena 5 presenze, meno delle 13 fatte registrare nei suoi sei mesi in biancoceleste. Per questo è così legato alla Lazio: in questi anni ha continuato a scrivere, attraverso i social, agli ex compagni, mettendo anche diversi like ai post dell’account ufficiale della Lazio. "Non so ancora se si potrà fare, ma tornare a casa sarebbe bello", ha ribadito l’italo-brasiliano nelle ultime ore. Per ora per la Lazio è solo un’idea, ma per lui è già una suggestione.

Gazzetta.it

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Inzaghi: il rimpianto per uno scudetto sfuggito e un contratto ancora da scrivere

Del 2020 che se ne va, a Simone Inzaghi resteranno un rimpianto spaccafegato, due obiettivi centrati, tanti record e mille emozioni. Il primo: lui, l'allenatore della Lazio, è convinto che, se non fosse piombata la pandemia a interrompere la magia, la sua squadra avrebbe vinto lo scudetto. Non glielo toglie dalla testa nessuno, e il suo amico Tare la pensa allo stesso modo. « Al 101% » , confidano entrambi. Gli obiettivi centrati sono noti: la qualificazione alla Champions dopo 13 anni, il passaggio agli ottavi dopo 20. »Il coronamento di quattro anni e mezzo di lavoro » , dice. A giugno si concluderà la sua quinta stagione alla guida dei biancocelesti, ma Inzaghi pensa che il ciclo non sia finito. Ha battuto primati storici, a partire dalle presenze sulla panchina laziale ( è a 223), molto però c'è ancora da fare: crede in questo gruppo di giocatori, il feeling con Tare e Peruzzi è solido, vorrebbe togliersi altre soddisfazioni con il club della sua vita, abbracciato nel '99 e amato senza dubbi mai. Non a caso la moglie, Gaia Lucariello, che ad agosto gli ha regalato il terzo figlio, su Instagram ha risposto con un enorme " certo!" alla domanda: "Simone sogna di restare alla Lazio a vita?". Molto significativo. Il suo sogno è quello, diventare il Ferguson biancoceleste. D'altronde in tanti considerano Inzaghi l'allenatore ideale per la Lazio e la Lazio la squadra ideale per Inzaghi. Ora bisogna capire se Lotito, che ha sempre dato fiducia al suo pupillo, la pensi (ancora) così pure lui. Il loro rapporto vive un periodo tormentato, il sospetto strisciante è che il presidente si sia innamorato di un altro, cioè di Allegri, che però a sua volta ha altri obiettivi (il Real, l'Inter, la Premier), quindi si è creato un cortocircuito che rischia di bruciare solo le ambizioni della Lazio. Di sicuro, Lotito non ha dato concretezza ai discorsi fatti con Inzaghi e Tare in tre recenti incontri, il rinnovo è in stallo, non se ne parlerà prima del 4 gennaio, quando il presidente tornerà da Cortina. La questione economica è secondaria, il nodo principale resta la convinzione di continuare insieme: se quella c'è, l'accordo su durata e ingaggio si troverà. Non ne hanno parlato finora, ma non può essere un problema. Lo è, invece, il clima di incertezza sul futuro nel quale lavorano Inzaghi, Tare e quindi la squadra. Quando il contratto dell'allenatore è in scadenza, la leadership nei confronti dello spogliatoio vacilla pericolosamente. Nonostante questo, il tecnico non ha perso le motivazioni ( anzi), ritiene – al contrario di Lotito – che in questi quattro anni e mezzo sarebbe stato impossibile ottenere risultati migliori, e aspetta la mossa definitiva del presidente: al momento, le sue parole d'ordine sono pazienza – al frullatore di critiche e polemiche è abituato – e vittorie, il tecnico è convinto infatti che la Lazio risalirà in classifica. E domani sarà il primo a festeggiare il ritorno di Lulic: il capitano si allenerà a Formello, vuole dare una mano alla Lazio in Champions, che non ha mai giocato, e in campionato. Sarebbe l'acquisto più importante per Inzaghi, in attesa del Bayern: ecco, la grande sfida ai Campioni d'Europa sarà un altro passaggio affascinante della sua storia d'amore con la Lazio.

G.C. – la Repubblica

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Immobile, un contratto da star: col rinnovo punta al record di Piola

Il 2020 è stato il tempo di un uomo incoronato re. E’ l’anno tumultuoso che calcisticamente ha visto protagonista Ciro Immobile, Scarpa d’Oro in carica. La riceverà appena l’Olimpico riaprirà, in una cornice degna del titolo. L’evento merita il massimo degli onori, non questi stadi senza invitati, è il motivo per cui è stata rinviata la passerella. E’ stato l’anno di Ciro, ad agosto ha conquistato lo scettro di cannoniere europeo battendo le star, ha eguagliato il record di Higuain (36 gol in A), ha continuato a strasegnare dopo il lockdown. In tutto, nell’anno solare, ha colpito 28 volte. Solo Ronaldo e Lewandowski hanno segnato di più, 33 e 32 reti. Immobile è stato coperto di nomination assieme ai despoti del gol e poco importa che ieri non sia salito sul palco dei Globe Soccer Award di Dubai, le votazioni internazionali (lanciate quest’anno su internet) hanno premiato Lewandowski come bomber dell’anno, vincitore di tutto (Bundesliga, Champions, Coppa di Germania, premio Fifa The Best). Il 2021 continuerà ad essere l’anno di Immobile, lo aspetta il record laziale di Piola, per centrarlo gli mancano 20 gol (139 contro 159). Incombe dietro ogni assalto della Lazio, assicura il proseguimento della scalata ai record. Proverà a far paura al Bayern dei fenomeni negli ottavi di finale Champions di febbraio e marzo. Ciro ha saputo abbattere muri e porte, si cimenterà pur sapendo che i pronostici sono assoluti, tutti contrari.

Il 2021 si aprirà innanzitutto con la firma sul rinnovo annunciato ad agosto dalla società. Sarà celebrato adeguatamente, con un comunicato ad hoc. La Lazio è solita immortalare questi eventi con foto e note di rito, finora non ci sono stati. Gli accordi verbali erano stati trovati in ritiro, sono sempre stati validi, saranno ratificati appena rientrerà Lotito dalla vacanza invernale di Cortina. […] Corrieredellosport.it

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Lotito-Inzaghi, perché il rinnovo conviene a tutti e due

Da oltre un mese, in casa Lazio, tiene banco la trattativa tra il presidente Lotito e Inzaghi per il rinnovo di un contratto in scadenza nel prossimo giugno. Un tira e molla snervante, destinato sicuramente a creare altre tensioni in un momento in cui tutto servirebbe meno che l’incertezza: se l’obiettivo è quello di tornare in Champions e di affrontare gli ottavi contro il Bayern con qualche speranza, la squadra avrebbe bisogno di un segnale di continuità e di serenità, considerando il distacco accumulato da settembre a dicembre a causa di un rendimento casalingo assolutamente inaccettabile. La sosta avrebbe dovuto avvicinare le due parti, magari con l’organizzazione di un vertice serio, da dentro o fuori, invece niente o quasi. In fondo Lotito non dice sempre di essere un padre di famiglia per tutta la Lazio e i laziali? E chi può essere più figlio di Simone Inzaghi, che da oltre vent’anni vive solo colorato di biancoceleste? Prima giocatore (vincente), poi allenatore delle giovanili (vincente), e, infine, tecnico della prima squadra (sempre vincente): una Coppa Italia e due Supercoppe tra il 2017 e il 2019, più una finale persa, sempre contro la Juve, una qualificazione Champions fallita all’ultima giornata (2018) e una conquistata l’estate scorsa. La realtà è che il presidente e Simone dovrebbero fare presto a mettersi d’accordo e a continuare il loro rapporto, perché la realtà attuale consiglia a entrambi di non cambiare strada con il rischio di finire non peggio ma molto peggio.

Saremmo curiosi di sapere con chi Lotito cambierebbe Inzaghi, considerando che le sue ultime scelte erano state Bielsa per la Lazio (un fortunato fallimento che ha consentito all’attuale allenatore di restare) e Ventura prima per la Nazionale e poi per la Salernitana (altri due fallimenti, quello azzurro addirittura epocale, incancellabile per il calcio italiano). Si è parlato a lungo di Allegri, nei salotti biancocelesti, ma noi pensiamo che il tecnico toscano, dopo i cinque anni trionfali alla Juve, non voglia rientrare con un club che non sarebbe in grado di garantirgli costantemente una squadra in grado di conquistare lo scudetto (ne ha vinti cinque consecutivi) e di lottare per la Champions (due finali perse). La Lazio non investe grandi cifre sul mercato, anzi, da anni si affida solo alle idee geniali del suo diesse Tare, che ultimamente sembrano meno brillanti del solito: non è facile trovare tutti gli anni talenti come Immobile, Luis Alberto e Milinkovic a costo di saldo ma si può forse trovare qualche difensore più competitivo di Vavro o di Hoedt per lottare a certi livelli oppure un esterno sinistro migliore di Durmisi, Jony o Fares a cui consegnare l’eredità di Lulic. Anche per Tare, comunque, la sintonia con Inzaghi è qualcosa di speciale, come se i due si completassero nella gestione dell’unica squadra che è riuscita a competere con la Juve negli ultimi anni: lasciando Allegri al proprio destino (Arsenal, Manchester United, Chelsea o, soprattutto, Inter), chi potrebbe lavorare meglio di Inzaghi sulla panchina della Lazio, coniugando il lavoro sul campo alla gestione di un rapporto con la società sempre molto complesso per chi non conosce il mondo biancoceleste? Il club non dimentichi, infine, che gli ottavi di Champions e i 45 milioni portati nella casse svuotate dal Covid portano proprio la firma di Inzaghi, costretto a giocare contro Bruges e Zenit in trasferta senza molte delle sue stelle. Di contro ci chiediamo anche dove voglia andare Simone, sul cui valore nessuno può discutere. E’ uno dei giovani tecnici emergenti più bravi, e lo ha dimostrato sul campo, ma in questo momento il salto di qualità può farlo proprio allenando la Lazio e migliorando la gestione del gruppo. Se dalla società pretende un aiuto superiore sul mercato, è giusto che poi il tecnico metta anche gli eventuali nuovi acquisti nella condizione di esprimersi al massimo. Spesso, invece, si ha la sensazione che Inzaghi li bocci, magari involontariamente (citiamo per tutti Berisha e Vavro, due titolari nelle rispettive nazionali), privilegiando la squadra tipo. Il caos provocato dal virus lo ha costretto a fare più turnover del solito nei primi mesi della stagione, ma quando ha tutti i titolari a disposizione Simone tende sempre a far giocare i suoi fedelissimi emarginando gli altri. Dettagli, sia chiaro, ma che possono fare la differenza nell’arco di una stagione, perché come Pioli non toglierebbe mai Ibrahimovic e Pirlo non rinuncerebbe mai a Ronaldo, anche Inzaghi è giusto che privilegi talenti come Immobile, Luis Alberto, Acerbi e Milinkovic, ma a volte bisogna comunque coinvolgere anche le riserve più quotate a prescindere dagli infortuni. 

Corrieredellosport.it

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Flop Muriqi, piazza e Lotito perplessi: ora serve il rilancio

Quando sei il secondo acquisto più oneroso della storia della gestione Lotito, rincorso e inseguito a lungo, e deludi così tanto le aspettative nei primi mesi, non puoi non diventare il bersaglio principale della critica della piazza laziale. Da sempre molto esigente, soprattutto con chi viene pagato una certa cifra: venti milioni, 17,5 milioni più 2,5 di bonus per la precisione, di cui una prima parte è già stata saldata. È la storia di Muriqi, del Pirata kosovaro: l'entusiasmo iniziale che aveva accompagnato il suo arrivo non c'è più, ora c'è solo tanto scetticismo e perplessità sulla scelta estiva di Tare. Non solo dei tifosi, ma anche del presidente Lotito, furioso dopo la sconfitta di San Siro anche per il rendimento dell'ex Fenerbahce. Contro il Milan Muriqi ha giocato un'ora, subentrando al 32' a Correa, fornendo una prestazione del tutto insufficiente. 
E non è un caso isolato. Perché nelle 10 volte che è stato chiamato in causa da Inzaghi, di cui 3 soltanto da titolare (per 374 minuti complessivi), il 26enne attaccante non ha mai convinto. Soltanto contro il Torino e in Russia con lo Zenit ha lasciato intravedere qualcosa, ma è decisamente poco rispetto alle attese. Lui stesso ne è consapevole, così come tutti a Formello, dove però chiedono pazienza e tempo. Perché è oggettivo che a Muriqi vanno concesse delle attenuanti che hanno rallentato e complicato il suo processo di inserimento. A fine agosto, prima dell'ufficialità del trasferimento, ha riportato una lesione di secondo grado. E durante la convalescenza, quando ha firmato per la Lazio, ha contratto il Covid e ha dovuto rispettare le due settimane di quarantena a Istanbul. Poi, dopo le prime apparizioni quando stava per ritrovare una forma accettabile, è finito di nuovo in infermeria (il 24 novembre, dopo Lazio-Zenit). Dopo quasi tre settimane, è tornato a disposizione e Inzaghi lo ha gettato nella mischia a San Siro. Di fatto però non aveva più di 20 allenamenti completi in gruppo alle spalle. 
L'ambiente, scosso dalla sconfitta al fotofinish contro i rossoneri e deluso per l'ottavo posto in campionato, sembra già aver etichettato Muriqi come un acquisto sbagliato. E i social impazzano le critiche (anche pesanti) verso di lui. Ma i giudizi affrettati non sempre sono corretti, il caso Luis Alberto per esempio docet. Anche per giustificare l'investimento, la Lazio continuerà a dare fiducia al kosovaro, alla caccia del gol liberatorio per migliorare fiducia, autostima e condizione. L'unica soluzione è di schierarlo in campo il più possibile: a rimetterci, anche nelle gerarchie, sarà Caicedo, arrabbiato per la panchina di San Siro. Il futuro dell'ecuadoriano è in bilico, mentre quello di Muriqi per il momento no. Almeno fino alla fine della stagione, poi si tireranno le somme.

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