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FIGC, Ancora Gravina: “Flessibilità dei contratti, 4 o 5 sostituzione e il sogno playoff scudetto”

Continua la marcia di avvicinamento di Gabriele Gravina alla FIGC. Oggi, in un'intervista rilasciata al Secolo XIX ha sottolineato altri punto del suo programma e il sogno nel cassetto: "Non dobbiamo perdere tempo e non lo perderemo: fra le mie mosse ce ne saranno di impopolari, ma non più differibili. Quali? Una sarà legata alla flessibilità dei contratti. Se uno vince o mantiene la categoria è giusto che il club paghi quanto previsto, ma se si retrocede è indispensabile adeguare lo stipendio alla nuova realtà. Altre novità? Già lunedì sera, dopo il voto, proporrò al presidente della Fifa Infantino l’introduzione della 4ª o 5ª sostituzione: me lo chiedono proprio i club di A e, da presidente della Lega Pro, l’ho sperimentata con successo. Il sogno? I play-off per lo scudetto. In serie B ed in Lega Pro sono un vero successo: è dimostrato come l’interesse fra i tifosi cresce in misura esponenziale"

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«Lotito può essere eletto consigliere federale»

Claudio Lotito "è eleggibile" a un posto di consigliere federale in rappresentanza della Lega di Serie A: è il giudizio della Corte federale della Figc, che su richiesta del procuratore federale – sollecitato dalla Lega stessa, in base all'articolo 34 dello Statuto – ha preso in esame la posizione del presidente della Lazio, dopo il parere del Collegio di Garanzia presso il Coni che aveva interpretato il nuovo Statuto nel senso di una 'incandidabilità di Lotito. La Corte, invece, ha deciso "che sussistono i requisiti di eleggibilità" di Lotito come consigliere per la Lega di A. Le elezioni della Federcalcio sono fissate per il prossimo 22 ottobre.corriere dello sport.it

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Gravina: “Io inguaribile rivoluzionario, subito riforme e facce nuove a via Allegri”

Lunedì, Gabriele Gravina, ex numero uno della Lega Pro (si è dimesso ieri), si presenterà all'Assemblea elettiva della Federcalcio a testa alta e forte del 63% che è stato in grado di mettere insieme. Certo un po' di preoccupazione c'è ma non per i franchi tiratori, piuttosto perché su di lui, candidato unico e incapace di delegare, ci sono grandi aspettative. Teme più che altro di non riuscire a trovare la sponda negli altri, che facciano parte del mondo del calcio e non. «Non sono un uomo dei poteri forti ma mi sono fatto da solo percorrendo tutta la trafila dalle serie minori». Parla a ruota libera e senza fermarsi mai. Ha l'eloquio garbato, non urla ma è in grado di coinvolgere e convincere chiunque. Sarà un presidente impopolare ma d'altronde, come continua a ripetere, «per fare una rivoluzione nel mondo del calcio ci vogliono decisioni che faranno storcere il naso ai più». Bisognerà lavorare sugli uomini e sulle poltrone. In questo senso non vuole più ombre. Avrà al suo fianco un segretario generale che di fatto abolirà la figura del dg, con buona pace dell'attuale Michele Uva. «Non è previsto dai nuovi principi del Coni il dg. Avrò anche due vice che ho indicato: Cosimo Sibilia e Gaetano Micciché». 
Impossibile trovare un'intesa con Damiano Tommasi?
«Sui programmi abbiamo lavorato insieme anche se è chiaro che non si può essere d'accordo su tutto. Avevamo una proposta comune: Abete che però era incandidabile. Lui non ci ha dato nessuna indicazione su un altro nome. Alla fine io e Sibilia abbiamo trovato un punto d'incontro. Ora il problema non è più il nome. A Damiano ho provato a spiegargliela così: se un giocatore si lamenta sempre che non gioca mai, quando l'allenatore ti schiera in una gara importante non puoi dire che non vuoi giocare perché ti stanno antipatici i compagni di squadra… Lo scopo di Tommasi? Io non l'ho ancora capito».
Probabilmente la flessibilità degli emolumenti è un punto di rottura importante
«Ci sarà una flessibilità, sì. A qualcuno darà fastidio. Non è pensabile prendere un premio promozione e poi quando si retrocede è colpa dei presidenti».
Anche con Mauro Balata, presidente della Lega di B, sembra non esserci intesa?
«Sto cercando di parlarci ma se loro non vogliono ascoltarmi… Da parte mia c'è una proposta ma per dialogare bisogna essere in due».
Una figura ingombrante è quella di Claudio Lotito: come proverà a limitarlo?
«È uno dei tanti presidenti. Merita rispetto. Io non amo le ombre, non amo le ingerenze, amo le condivisioni. Nel momento in cui si supera il limite della condivisione e si arriva alla prepotenza, all'arroganza, da parte mia c'è totale chiusura».
Quali saranno le tre cose che farà nei primo centro giorni da presidente?
«Ho le idee molto chiare e so perfettamente quali sono le priorità: stilare un codice dei controlli, riformare la giustizia sportiva e soprattutto le riforme dei campionati».
Introdurrà figure nuove nel governo del calcio?
«Occorre una figura nuova, una persona che apra un canale preferenziale con il mondo della scuola. Tramite il ministero, tramite le istituzioni. Sì, vorrei che il calcio entri nelle scuole. Un'ora di calcio in classe».
La Figc sarà più attenta a ricordare alla Juventus il numero degli scudetti vinti?
«La Juventus è una delle società in Italia che dimostra di essere più avanti rispetto alle altre. Non mi piace fermarmi a contare il numero degli scudetti».
Non si tratta di un problema di serietà?
«Io credo che la Federcalcio non possa usare il pallottoliere per contare gli scudetti di una società. Se qualcuno slo ha fatto, bisogna chiedere a lui. Io mi dedicherei con attenzione ad altri problemi. Non ho nessuna intenzione di focalizzare il mio tempo su vicende del passato. Comunque la federazione ha diffidato la Juventus, ma oltre non possiamo andare. Se loro continuano a dirlo, cosa facciamo? Ognuno rimane delle propria idea».
Ci spiega meglio come funzionerà il codice dei controlli?
«Parlo delle iscrizioni ai campionati, la madre di tutti i mali. Io penso che rispetto al format attuale bisogna dare la certezza nei riferimenti. Dovremo eliminare le zone d'ombra che ci sono soprattutto nella modalità d'applicazione».
Finora perché non è stato fatto?
«Evidentemente ci sono interessi dentro e fuori dalla nostra federazione che vanno scardinati. Ad esempio io voglio far uscire i criteri per l'iscrizione ai campionati entro il 31 dicembre così nessuno può scappare».
Cosa è cambiato rispetto al 29 gennaio quando le elezioni andarono a vuoto? 
«Prima non c'erano presupposti di conoscenza e di attuazione di programmi. In questo periodo abbiamo capito quanto sia importante stare insieme. Otto mesi fa saremmo andati incontro a decisioni personalistiche». 
Quanto ha contributo il commissariamento ad accelerare questo processo?
«Il commissariamento è un atto di grande umiliazione che al tempo stesso ha presentato delle negatività legate a serie di fatti oggettivi. Gli riconosciamo il merito di aver creato l'esigenza di stare uniti. Non so se è stato voluto o magari una nostra reazione». 
Si aspettava di più?
«No, non c'erano i presupposti per governare in quel determinato momento il mondo del calcio con quelle abilità che sono proprie di Roberto Fabbricini»
È consapevole del fatto che la Serie A busserà il 23 ottobre per chiederle più potere?
«La serie A merita un maggiore riconoscimento ma non a livello numerico in senso di percentuale di voto. È assurdo pensare che un 5% in più possa cambiare qualcosa. Io gli ho proposto una cosa molto semplice: il riconoscimento di una golden share su argomenti specifici e di suo interesse».
Trova un ct non scelto da lei…
«Mancini non l'ho scelto. E' stato scelto dalla Figc. Io rispetto la Figc. Però non si può valutare un presidente federale guardando solo ai risultati della Nazionale maggiore».
Occorre un progetto di 10 anni?
«Se si vuole fare melina, dieci anni non bastano. Altrimenti bastano pochi mesi. Dobbiamo cominciare a lavorare, oltre che sui centri federali, anche sulle anime. C'è anche un progetto per portare gli Europei del 2028 qui in Italia».
Il tema della materia prima: i calciatori. L'Italia sembra non avere più un bacino di qualità a cui attingere
«Il calcio è un fenomeno radicato sul territorio. Oltre ai centri federali bisogna lavorare sulle scuole calcio, prevedendo un modello di certificazione per chi vorrà aprire una. Altro esempio gli under 23: oggi tutti lavorano con questa classe d'età, ma credo che sia più logico creare una scala: lavorare con gli under 16 e 17 nei Dilettanti, con gli under 17 e 18 in Lega Pro e gli under 18 e 19 in B: in questo modo la serie A si potrà prendere il prodotto finito. Semplice, no?».
Le seconde squadre e il calcio femminile?
«Sono due punti che verranno rivisitati e rafforzati. Non si torna indietro, anche se le seconde squadre non possono essere ridotte a semplici partecipanti. Bisogna fare dei bandi ad hoc ad esempio a chi presenta dei progetti validi. Sul calcio femminile è stato fatto una lavoro di qualità dalla Dilettanti di Sibilia. La sua Lega è stata l'unica ad investire in maniera importante. Ora tutti vogliono metterci le mani…».
Il calcio ha bisogno di tornare ad essere credibile?
«È un'esigenza reale. Bisogna dare certezze. Noi siamo molto preoccupati per quello che è avvenuto. Siamo corresponsabili. Dobbiamo evitare che il mondo del calcio si arrocchi su posizioni di arroganza. Deve tornare ad essere il gioco degli italiani». 

Il Messaggero

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Collegio di Garanzia conferma l’incandidabilità: Il persidente Lotito riccore al TAR?

Il Collegio di garanzia del Coni ha inviato i primi responsi alla lista dei consiglieri federali neoeletti inviata dalla Figc, passaggio obbligato prima dell’assemblea elettiva del 22. Come già dichiarato qualche giorno dalla propria Sezione consultiva, cui la Federazione aveva girato una richiesta della Lega Pro, ieri il Collegio del Coni – al quale il regolamento elettorale ha conferito il compito di valutare per ogni candidatura il rispetto dei requisiti di legge – ha confermato che i tre consiglieri in quota Assocalciatori – Damiano Tommasi, Umberto Calcagno e Simone Perrotta – e il consigliere della Lega di A Claudio Lotito, sono «ineleggibili», in quanto non rispettano il limite dei tre mandati fissato dalla legge numero 8 del 2018, entrata in vigore nel mese di febbraio. A questo punto, alle due componenti coinvolte non resterebbe che procedere alla rielezione dei quattro consiglieri messi fuori gioco dalla legge sui mandati. Ma i soggetti interessati hanno già fatto sapere che si rivolgeranno al Tar del Lazio contro il pronunciamento del Collegio del Coni. I rappresentanti dei Calciatori vantano il parere di un noto costituzionalista che li metterebbe al riparo, mentre Lotito, com’è noto, sventola un parere favorevole della Corte d’appello federale. Il rischio, comunque vada, è che le prime riunioni del Consiglio federale si svolgano con l’Aic rappresentata dalla sola Sara Gama e la Lega di A da Miccichè e Marotta, la cui presenza però è vincolata alla sua formale permanenza in carica alla Juventus.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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Parla Gravina: «Etica, alleanze e interessi comuni: solo così la Figc uscirà dal Medioevo»

L’appuntamento è alle dieci. Gabriele Gravina, candidato unico alle elezioni federali del 22 ottobre, l’uomo che dovrà riaccendere il calcio italiano, arriva con un quarto d’ora d’anticipo e le idee molto chiare. Tempo da perdere non ce n’è. La sua agenda è piena, il telefonino squilla in continuazione, ma Gravina è un uomo sereno e profondamente convinto di quello che fa. «Fede, azione, alleanze», spiega. Un programma in tre parole per la rifondazione culturale. «C’è molto da fare e non ci si può risparmiare. Non ci sarà sosta se non sulla cima. Dobbiamo uscire dal Medioevo e puntare a un nuovo umanesimo».

 

Presidente Gravina come lo spiega ai tifosi che proprio lei e Sibilia, incapaci il 29 gennaio scorso di trovare un accordo per scongiurare il commissariamento della Federcalcio, siete ora gli uomini forti del rinascimento italiano?

«Il mio no quel giorno è stato un errore. Pensavo che fosse meglio il commissario. E invece mi sbagliavo. Ma quel momento, per quanto drammatico, è stato anche il punto di partenza che ci ha portato sino a qui. Ciascuno di noi ha fatto un passo indietro prima di farne due in avanti. Ci siamo conosciuti e abbiamo affinato l’intesa, insieme a Nicchi e Ulivieri. A gennaio il calcio era spaccato e impossibile da governare. Ora speriamo di aggregare e di arrivare a un largo consenso per dare vita alle riforme».

 

Da dove si parte?
«Dalla base. Vorrei reintrodurre l’ora di calcio nelle scuole. E poi certificare la qualità delle nostre scuole calcio e sviluppare gli asset giovanili».

Come sarà la rivoluzione di Gravina?
«Di sistema. Nel programma ho giocato con le parole: fede, azione, alleanze. C’è un piano strategico per arrivare in tempi rapidi a una nuova concezione del calcio. Un calcio più equo e sostenibile, il calcio della collettività e non dei singoli interessi. Come detto si parte dalla base, dai giovani, ma anche da una riqualificazione etica e morale. Vogliamo dare subito una scossa».

Deluso da Tommasi, che prima faceva parte dell’alleanza e poi si è tirato indietro?
«Non sono deluso da Damiano, mi spiace però verificare la sua schizofrenia e che sia rimasto sordo all’invito di partecipare al rinnovamento. La sua scelta è un atto immorale».

Otto mesi di commissariamento sono stati persi?
«Hanno creato tensioni. Credo che la colpa maggiore del commissario sia non aver coinvolto le componenti. Ha preso delle decisioni senza chiedere alcun parere o consiglio. Fabbricini è una persona perbene, ma isolarsi è stato un errore strategico».

Entriamo nel dettaglio del programma. Ha parlato dei giovani. E poi?
«Bisogna intervenire in fretta sulle infrastrutture e procedere subito alla riforma della giustizia sportiva. Il disastro estivo sui campionati lo stiamo pagando ancora sulla nostra pelle. Anche i tempi della giustizia sono importanti: devono essere celeri. E poi i controlli sui conti, il rating non come forma punitiva, ma per evitare di arrivare al punto di non ritorno».

Presidente, si troverà un c.t. scelto da altri.
«In condizioni generali sarebbe stato opportuno che certe decisioni fossero rimandate. Ma quella dell’allenatore della Nazionale non si poteva rinviare. O, per meglio dire, si poteva fare se il commissariamento fosse stato breve. Ma non è stato così…».

Ma lei cosa pensa di Mancini?
«È un bravo tecnico chiamato a gestire una situazione difficile sia perché non c’è una governance, sia perché la rosa a sua disposizione non è più quella di un tempo. Ma è preparato e dispensa tranquillità. Ora bisognerà assisterlo».

La Nazionale è l’asset più importante della Federcalcio. Si parla della riforma del Club Italia.
«Inteso proprio come un club, come fosse Juve, Milan o Torino. Io sarò il presidente, poi serve un consiglio direttivo. Il Club Italia sarà diviso in due aree: organizzativa e tecnica».

Arriverà Beppe Marotta?
«Sarebbe il profilo giusto perché stiamo parlando di un grande dirigente a livello europeo. Ci siamo confrontati e ho potuto verificare di persona il suo interesse. Ma la disponibilità, che c’è ed è reale, si scontra con i parametri economici. Non so se sarà un matrimonio possibile…».

Mancini, ultimo c.t. della lista, si lamenta dei troppi stranieri in serie A.
«Un problema serio di non facile risoluzione. Ci sono delle leggi e non possiamo cambiarle. Credo che l’ostacolo vada aggirato cercando di produrre i talenti in casa».

Gravina cosa vorrebbe portare di suo nella Federcalcio?
«Vorrei traslocare lo spirito imprenditoriale. Sono nel calcio da trent’anni, partito dalla terza categoria. Il mio Castel di Sangro è stato un modello gestionale universalmente riconosciuto. Ma da dirigente credo di averlo dimostrato da presidente della Lega Pro e da capo delegazione nelle varie Nazionali. È stato un grande orgoglio aver vinto una medaglia olimpica dopo 60 anni».

È tifoso?
«Da ragazzo adoravo Gianni Rivera, da dirigente ho ammirato soprattutto Gianni Agnelli, stimo tantissimo Arrigo Sacchi. Sono tifoso di tutte le Nazionali giovanili. Mi piace chi progetta il calcio puntando sui giovani come stanno facendo Fiorentina, Sampdoria, Atalanta e Udinese».

La riforma dei campionati è una delle sconfitte di Tavecchio.
«Per togliere 20 squadre nell’area professionistica servirebbero cinque anni. Meglio lavorare sulle norme che sono vecchie di trent’anni. La svolta deve essere il semiprofessionismo in serie C».

Come se li immagina i rapporti con Coni e governo?
«Il mio primo atto ufficiale sarà incontrare Malagò e il sottosegretario Giorgetti e a loro consegnerò la mia piattaforma di lavoro».

Con Lotito siete agli antipodi.
«È intelligente, conosce il calcio e ha ottenuto grandi risultati. Però abbiamo visioni completamente diverse: io scelgo sempre l’interesse generale».

Cosa ne pensa della Var che tanto fa discutere?
«È stata un’ottima intuizione che ha ridotto gli errori. Va migliorata e incentivata, magari proponendo due chiamate a squadra per partita. Ne parleremo con Nicchi. Quello della Var non può essere un processo statico».

Il suo mandato durerà circa due anni. Dopo cosa succederà?
«Faremo un tagliando e troveremo le soluzioni migliori. Oggi però non è un pensiero».

 

Corriere della Sera

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Figc, Gravina candidato unico per la presidenza

Gabriele Gravina è l'unico candidato in corsa per la presidenza della Federcalcio. Non sono state infatti presentate altre candidature entro il termine fissato a ieri, e quindi il presidente della Lega Pro sarà l'unico in corsa per le elezioni del 22 ottobre. Il numero uno della Lega Pro ha depositato la propria candidatura, corredata dal programma, entro il termine stabilito dal regolamento, ovvero 15 giorni prima dell'Assemblea Elettiva convocata per lunedì 22 ottobre (alle ore 8.30 in prima convocazione e alle ore 11 in seconda convocazione) presso l'Hotel Hilton Rome Airport di Fiumicino. E la sua è l'unica candidatura pervenuta.

Gazzetta.it

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Figc, Agnelli pensa a Moratti per la presidenza

Per Massimo Moratti potrebbe iniziare una nuova carriera nel calcio italiano: non nell'Inter, che ha lasciato come azionista nel 2016, ma come presidente della FIGC, da gennaio guidata dal commissario straordinario Fabbricini. Sarebbe questa l'idea che Andrea Agnelli vuole proporre ai club di A e ne parlerà oggi in un pranzo a tre proprio con l'ex patron nerazzurro e Gaetano Miccichè, presidente della Lega serie A.

Moratti, 73 anni (di cui 18 nell'Inter dove ha vinto 16 trofei), è attualmente presidente della Saras: da verificare la sua disponibilità ed è quello che accadrà nel pranzo anticipato da Antonello Valentini, ex direttore generale Figc.
Una sorta di riavvicinamento tra Agnelli e Moratti, che nel corso degli anni si sono spesso pizzicati specie su Calciopoli. Il presidente bianconero aveva bollato lo scandalo del 2006 come "procedimento ridicolo, una follia accettare lo scudetto tolto alla Juve" e Moratti aveva dato ad Agnelli del "giovin signore" rispondendo "Calciopoli umiliante per il calcio, lui mistifica i fatti".

Le elezioni per il nuovo presidente della Federazione si terranno a Roma il 22 ottobre, i club di serie A dovranno esprimere il proprio candidato e presentarlo entro venerdì. Al momento esiste un altro candidato, Gabriele Gravina che è sostenuto da Lega Dilettanti, Associazione allenatori, Associazione arbitri e Lega serie C di cui è presidente. 
Riguardo alla eventuale candidatura di Moratti, il sì o il no dell'ex presidente dell'Inter dipende anche da quanto emergerà nelle altre componenti (Lega di B, Lega Pro, Dilettanti, Calciatori e Arbitri), nonché dall'intesa dei 20 presidenti della Lega di Serie A e quelli schierati con Lotito, da quanto risulta perplesso sul nome di Massimo Moratti.

SportMediaset

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FIGC, Corte d’Appello: ok a Lotito consigliere federale

Per la sezione consultiva della Corte Federale d'Appello, la designazione, effettuata lo scorso 28 maggio da parte della Lega di serie A, di Claudio Lotito quale componente del prossimo Consiglio federale della Figc e' "pienamente legittima e valida e la sua efficacia sara' perfezionata all'atto della costituzione del Consiglio federale e, dunque, al momento della elezione del Presidente da parte dell'Assemblea federale". Lo si legge nel comunicato della stessa Corte che era chiamata a esprimersi sulla legittimita' della designazione del presidente della Lazio a consigliere federale. A fine agosto, nell'emanare il regolamento dell'assemblea elettiva del 22 ottobre, la Figc aveva stabilito che "non puo' assumere la carica di Consigliere federale, in quanto membro dell'organo direttivo, chi abbia gia' svolto 3 mandati", fattispecie che si applicava a Lotito la cui nomina, pero', era antecedente all'emanazione del regolamento elettorale.

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Elezioni FIGC: Tommasi rompe il fronte del 73% ma anche i tecnici voteranno Gravina

Si allarga il consenso intorno a Gabriele Gravina (foto), candidato presidente alle prossime elezioni federali, fissate il 22 ottobre. Il cartello, composto dallo stesso Gravina, Cosimo Sibilia e Marcello Nicchi, rispettivamente a capo della Lega Pro, dei Dilettanti e degli arbitri, ha incontrato Renzo Ulivieri, numero uno dell’Assoallenatori. Il vertice, a cui ha partecipato anche Giancarlo Abete, che del gruppo dei cosiddetti ribelli è anima e al tempo stesso consigliere, è stato definito «molto positivo». Gli allenatori si legano al gruppo che sostiene Gravina, anche se Ulivieri, formalmente, predica prudenza: «Ci sono le basi ma aspettiamo». In realtà l’accordo è totale e adesso il candidato conta sul 63 per cento dei voti. «Ma il percorso individuato rimane aperto alle altre componenti», fa sapere la nuova maggioranza. La riposta di Tommasi è gelida. Il presidente dei calciatori, che faceva parte del gruppo, si smarca ufficialmente: «Il 73 per cento tanto difeso e discusso non c’è più. L’accordo era che nessuno dei tre candidati alle elezioni di gennaio si sarebbe ripresentato». Lunedì giorno cruciale. Non tutti gli associati la pensano come Tommasi e il Consiglio direttivo, in programma a Milano, rischia di spaccare la categoria. Sempre lunedì, durante l’assemblea, dovrà prendere una posizione anche la serie A. Oggi Gravina incontrerà Micciché a cui offrirà una vice presidenza.

Fonte: Il Corriere della Sera

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Giustizia nel Pallone: il sottosegretario Giorgietti scrive e manda tutti al TAR

Cronaca di un pomeriggio ad alta tensione, vissuto sull’orlo del precipizio, a un passo da una svolta epocale. Alle 15 la giustizia sportiva era stata sostanzialmente esautorata dei suoi poteri, privata della sua giurisdizione sulle «controversie relative ai provvedimenti di ammissione ed esclusione dalle competizioni professionistiche delle società o associazioni sportive professionistiche», che dalla prossima stagione sarebbero diventate materia di «esclusiva giurisdizione del Tar del Lazio». La norma, pensata alla luce dell’ultimo incredibile cortocircuito che si è innescato sui ripescaggi in Serie B, avrebbe spazzato via i due gradi della giustizia federale e il Collegio di garanzia, consegnando tutto al tribunale amministrativo. Sarebbe stato un terremoto, soprattutto per la giustizia del calcio. E avrebbe decretato il fallimento di una gestione commissariale fortemente voluta dal Coni. Il codicillo-bomba era contenuto, al comma 3 dell’articolo 41, nel Decreto Salvini approvato lunedì dal Consiglio dei ministri. A seguire le disposizioni sulla certificazione dei bilanci dei club calcistici di A e B, arrivavano quelle che, di fatto, avrebbero azzoppato la giustizia sportiva italiana, a cinque anni dall’ultima riforma. Fino all’ora di cena, quando il comma 3 è stato accantonato, al termine di un incontro a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e il presidente del Coni Giovanni Malagò. Tregua, vedremo se definitiva o temporanea.

SOLUZIONE CONDIVISA «Con il sottosegretario Giorgetti – ha spiegato in una nota ufficiale il numero uno del Coni – stiamo concordando di trovare un percorso giuridico che possa garantire maggiore velocità e certezza a tutte le parti in causa nelle decisioni che hanno rilevante valore economico, come le iscrizioni ai campionati. Non c’è alcun provvedimento definitivo — assicura Malagò – ma il Coni sta ragionando su una soluzione condivisa col Governo». È la condizione che ha posto Giorgetti al presidente del Coni, con cui necessariamente deve restare in piedi un’interlocuzione, anche sulla candidatura olimpica: se lo sport italiano vuole evitare l’intervento unilaterale del Governo e arrivare a una soluzione condivisa, dovete impegnarvi rapidamente e seriamente a trovare soluzioni per un sistema che ha dimostrato, soprattutto quest’estate, di fare acqua da tutte le parti.

ULTIMA CHIAMATA Il Governo non farà più concessioni. Del resto, senza troppi fronzoli, il sottosegretario, già nell’audizione in Senato in cui aveva decretato la «morte» della candidatura olimpica a tridente, era stato molto chiaro. «Il calcio ogni estate offre uno spettacolo indecoroso: se non è in grado di normarsi da solo, dovrà pensarci il legislatore». Era l’annuncio di una svolta brutale. Contenuta nella bozza di decreto licenziata dal Consiglio dei ministri lunedì, ma non ancora inviata al Quirinale per il visto presidenziale. Un comma che interviene sul decreto legislativo 104 del 2010, quello che ha riformato la procedura amministrativa. In sostanza, si prevede la giurisdizione esclusiva del Tar del Lazio e la possibilità di appellare al Consiglio di stato i provvedimenti monocratici – come quello sul ricorso di Pro Vercelli e Ternana che recentemente ha fatto litigare il Tar con se stesso – «… nei soli casi in cui l’esecuzione del decreto sia idonea a produrre pregiudizi gravissimi ovvero danni irreversibili prima della trattazione collegiale». Precisazione che limiterebbe la finestra temporale delle controversie sulle ammissioni ai campionati, con cui il calcio italiano fa i conti ormai da tre mesi. Un tempo intollerabile, non solo per Giorgetti.

Fonte: La Gazzetta dello Sport