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L’AIA non gradisce: “Mourinho, teatrino inaccettabile nel derby, saremo severissimi”

L’arbitraggio di Guida nel derby tra Lazio e Roma ha mandato su tutte le furie José Mourinho e in campo lo si è intuito dalle tante proteste. I vertici arbitrali non hanno gradito lo show dato dall’allenatore giallorosso, definito un “teatrino” a causa di un comportamento “inaccettabile” secondo quanto raccolto da Il Messaggero.

Il retroscena. “Non deve ripetersi, saremo severissimi”, le altre considerazioni che arrivano dall’AIA, che ha intenzione di tenere sott’occhio il manager portoghese nelle prossime partite, un po’ come avvenuto con Gian Piero Gasperini. Il quotidiano racconta anche il pensiero del designatore Rocchi, che considera insufficiente la prestazione del fischietto di Torre Annunziata, per la gestione di Mourinho e il rigore per i giallorossi: la classica compensazione, secondo il capo degli arbitri. Tuttomercatoweb.com

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Felipe, il derby della maturità. Lotito: “Ha mantenuto la promessa”

È tornato, è cambiato e non è ancora tutto. Stavolta Felipe 2.0 può davvero essere il valore aggiunto. Immobile è già un cecchino del gol, Pedro il signor 24 titoli nel curriculum, il brasiliano un fenomeno mai definitivamente sbocciato. Questo può davvero essere il momento giusto per lui e per la Lazio. A 28 anni è più adulto, più consapevole del suo talento. Anche se per Sarri non lo ha ancora scoperto del tutto: «Uno potenzialmente così forte, io non l’ho mai visto»>. Il derby lo ha confermato al resto del mondo. Riecco il vecchio Anderson, quello che trascinò Pioli ai playoff  Champions, ma c’è pure una nuova sapienza tattica e un altro fuoco nel suo sguardo. Aveva iniziato il campionato timido, si è tolto la ruggine col Torino e domenica è esploso. Si vedeva già da qualche gara la sua condizione in crescendo, non era un abbaglio. Con la Roma finalmente costante, sempre sul pezzo, fumante sino al novantesimo: Felipe non sbaglia mezzo passaggio né un’accelerazione, con ogni guizzo disorienta l’avversario. Quando è cosi motivato, il brasiliano diventa immarcabile, se non viene raddoppiato.

IL RETROSCENA – Una volta gli si rimproverava la scarsa personalità. Felipe veniva schiacciato dalla pressione o dalla concorrenza, si deprimeva. Il volo all’indietro di tre anni può aver cancellato questa brutta pecca. L’indizio in un retroscena: «Ha mantenuto la promessa»>, ripeteva Lotito a fine derby, nella pancia dell’Olimpico biancoceleste in festa. Il presidente il giorno prima era a Formello e aveva assistito all’ultima rifinitura. Non aveva avuto il tempo di parlare a tutta la squadra, ma aveva fermato proprio il brasiliano a fine seduta. Lo aveva caricato di stima e responsabilità: «Felipetto mio, tu mi devi ripagare perché io su di te ho puntato tanto e ho la massima fiducia. Il regalo più grande che tu possa farmi, è un gol nella stracittadina». Parola mantenuta: Felipe corre sulla Roma, sgomma su Vina, sforna assist e segna.

L’AFFARE – L’azione del primo centro è il calcio, un’azione da playstation. Lotito salta dalla sedia dopo nemmeno un quarto d’ora allo stadio. Cross da urlo del suo figlioccio, da cui si era separato soltanto perché Inzaghi lo aveva tagliato: «Io non volevo cederlo, per me è un secondo figlio»>, ci aveva confidato il presidente già al momento del suo ritorno a luglio. A Londra e al Porto si era perso, Sarri lo ha ritrovato: si era innamorato di Anderson ai tempi del Napoli, scommette ancora nel suo genio. Per la Lazio può essere un affare doppio, a costo zero: a bilancio per 3 milioni che compensano gli ultimi 3 dei 34 dovuti ancora dal West Ham dal 2018. Prima Felipe tornava a Roma so lo per divertirsi in cucina in un ristorante a due passi dal Colosseo, adesso si è ripreso casa e la maglia numero 7 per consacrarsi come campione assoluto. L’unica regola del viaggio è non tornare come sei partito, ma diverso. E Sarri lo ha già incattivito. Il Messaggero

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Lazio-Pedro e quel retroscena sulla trattativa e la chiamata di Sarri

Pedro l’uomo in più della Lazio e nuovo beniamino dei tifosi. Ci ha messo davvero poco a conquistare tutti. Dalla Roma con tanta voglia di rivincita, cercata e trovata in un derby che lo ha visto assoluto protagonista in campo e fuori, a festeggiare con i tifosi. La realtà giallorossa l’ha dimenticata davvero in fretta. Grande mossa di Tare nel prenderlo in assoluto silenzio dopo Ferragosto. Notizia blindatissima per evitare repentini cambiamenti. 

La Lazio per Pedro è stata una opportunità da cogliere al volo. Sarri lo ha chiamato al telefono intorno alla metà di luglio, quando lo spagnolo stava per iniziare ad allenarsi da fuori rosa a Trigoria. Poi i tempi sono maturati e il grande colpo si è concretizzato. Pochi dubbi e la presenza del suo ex tecnico al Chelsea oggi a Formello è stata decisiva. Trasloco dall’Eur all’Olgiata tra valigie e trofei. Venticinque titoli da portare in dote compresi il Mondiale e L’Europeo con la Spagna. In forma poco dopo, si è subito dimostrato decisivo in biancoceleste. E non si accontenta: per la sosta ha già in programma un mini ciclo di lavoro per rifinire la preparazione saltata in estate. Corrieredellosport.it

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Sarrismo spensierato e tridente esagerato: la Lazio assume la propria identità

La mente finalmente liberata. Nell’occasione più importante, gli uomini di Sarri hanno raccolto l’appello ripetuto per settimane del loro allenatore: «Avevo la sensazione che i ragazzi fossero bloccati dal pensare a cosa fare. Ho detto di giocare più liberi». Lo hanno fatto e nel derby il risultato si è visto: tre gol e almeno altre cinque occasioni, uno spettacolo. Eppure non è stato sarrismo puro, la Lazio ha saputo adattarsi al contesto, alternando il pressing alto (nei primi 20 minuti la squadra di Sarri ha dominato) alla gestione più razionale. La linea difensiva si è mossa bene, non a caso i gol e le occasioni della Roma sono arrivati su palla inattiva. Però la differenza l’ha fatta il Tridente, finalmente con la “t” maiuscola. Felipe Anderson, Immobile e Pedro si sono presi il derby da subito, con la complicità di Milinkovic e Luis Alberto. Bravo Sarri a piazzare l’immarcabile brasiliano dalla parte di Vina, quindi a destra (di solito agisce sull’altra corsia), dove ha imperversato con continuità confortante. «<Di giocatori così ne ho allenati pochi», l’elogio di Sarri a “Pipe”. Lo ha sempre considerato un potenziale fuoriclasse, una delle sfide del Comandante è trasformare la potenza in atto. Missione possibile, considerando quello che si è visto nel derby. Rispetto a quando è andato via, nel 2018, Anderson sembra più maturo, come uomo e calciatore. Identici invece lo scatto micidiale, la tecnica speciale e l’eleganza nella corsa col pallone che sono i suoi marchi di fabbrica. Vale soprattutto per lui, ora, il concetto di Sarri dopo la vittoria: «Nel derby è facile applicarsi al massimo, vedremo se saremo capaci di giocare così anche in partite diverse. Dobbiamo superare questo esame di maturità>>. Gli esami più difficili è abituato a superarli con naturalezza Pedro, specialista delle “finali” (anche quelle senza virgolette). La canzone della Carrà è ormai un altro inno per i laziali, che l’hanno ballata all’Olimpico alla fine della partita, mentre i giocatori festeggiavano e Leiva abbracciava il suo ex compagno Parolo, ora commentatore Dazn: il video è diventato virale. Come quello in cui l’arbitro Guida spiega a El Shaarawy che il rigore per il contatto tra Hysaj e Zaniolo non è stato concesso anche perché l’attaccante della Roma era in fuorigioco. La Repubblica

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Adrenalina e fiducia al servizio del sarrismo. Mou e Zaniolo: teatralità e gestacci

La Repubblica in edicola questa mattina dedica un approfondimento al derby di Roma. Sarri trova la sua Lazio in fondo a 95 minuti incandescenti, esasperati, bellissimi. L’adrenalina ha prevalso sulla testa e sulla tattica e ha vinto chi ha giocato con più fiducia dall’inizio, ovvero i biancocelesti. La squadra di Mourinho è stata battuta e intrappolata in una rincorsa rimasta monca, mentre per Sarri può essere il primo passo del percorso che ha in testa. Evocativo che il 2-0 momentaneo lo abbia segnato Pedro, che aveva iniziato la stagione da emarginato a Trigoria. Lo Special One ha concentrato la consueta teatralità in quella riunione finale con i suoi calciatori in campo mentre i rivali festeggiavano e in uno sfogo furioso in sala stampa dove si è rifiutato di rispondere a domande via whatsapp e ha litigato con il delegato Lega. Anche Zaniolo a fine partita è andato oltre: dito medio e gestaccio a indicare il pube ai tifosi della Lazio. Il problema del derby non è perderlo, ma saperlo perdere. Tuttomercatoweb.com

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Il derby degli opposti: Sarri festeggia la scintilla, Mou litiga e si lamenta

Maurizio Sarri ha conosciuto le tensioni del derby: non è Sangiovannese-Montevarchi, ma da ieri il tecnico toscano si è guadagnato un pezzettino di storia della società che oggi rappresenta. Ha festeggiato sotto la Nord insieme ai suoi calciatori, con Olympia sul braccio. José Mourinho ha perso sì, ma non abbassa la testa, riunisce i suoi e li porta sotto la Sud. Il tecnico della Roma cercava nemici e li ha trovati: prima Rapuano che ha espulso Pellegrini, poi Guida che “si è perso il rigore di Zaniolo da cui scaturisce il secondo gol”. Ne ha anche per Marco Parolo, ex Lazio attualmente opinionista di DAZN: “Ciao Marco, complimenti per la vostra vittoria”, sottolineando di non essere sarcastico. Parolo ha rilanciato subito, esibendo la sua imparzialità e professionalità. Mourinho ha poi disertato la conferenza post partita a causa delle regole scelte dalla società biancoceleste per cui i giornalisti farebbero domande solo a distanza: “La Lazio ha scelto per il suo allenatore, io voglio parlare con la stampa. Non c’è rispetto per la gente che lavora. Questa regola è una ca..ta, io voglio parlare ai giornalisti e voi non mi lasciate parlare. L’addetto stampa non è un giornalista. Mettiti le modalità nel c..o, ca..o”.
Di tutt’altro umore Sarri, ha preso confidenza con il mondo Lazio, anche volando con il suo simbolo. La squadra fa qualcosa di sarriano, non ancora tutto, ma il tecnico è soddisfatto e fa i complimenti a tutti i giocatori, specialmente a Felipe Anderson. Ha inoltre detto che non pensava che giocare un derby potesse dare questa adrenalina e questa soddisfazione nel vincerlo, motivo per cui a livello di emotività piazza questa partita tra i primissimi posti. Lo riporta Il Messaggero.

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Ritmo, qualità e verticalitá: così sorride Sarri

Le conseguenze del derby di Roma sono durissime e piacevolissime. Sorride largo oggi Maurizio Sarri che ha impiegato il primo della vita per conquistare i laziali e cancellare diffidenze e nostalgie, entrambe crescenti. L’ha giocato e vinto come avrebbe e ha fatto spesso il suo predecessore Inzaghi: ha rispettato, cioè, le caratteristiche della squadra, investendo sull’alta qualità di centrocampisti e seconde punte e azionando il contropiede di Immobile, quelle irresistibili cavalcate negli spazi aperti che l’hanno reso centravanti da Scarpa d’Oro.Quando Ciro non segna, assiste (ieri per ben due volte); quando non segna o non assiste, sbaglia per troppo lavoro e dopo aver messo comunque in apprensione la difesa avversaria. È stato un derby ispido e bello, di emozioni forti, ritmi e frenesie da Premier, pesi e modalità differenti e inevitabili polemiche arbitrali: di gomiti troppo alti e decisioni non prese da Guida(Leiva su Mkhitaryan, e il giallo sarebbe stato il secondo, ma anche Mancini su Muriqi).Più definita e risolta è la Lazio, specie quando tiene il campo con coraggio e malizia: chi sostiene che Milinkovic-Savic e Luis Alberto non possano coesistere ha un’idea fin troppo elementare e superata del calcio. A costo di calpestare qualche regola tattica, Sarri fa bene a insistere sui quattro principi del palleggio ricco: Pedro e Felipe Anderson insieme ai due ai quali ho accennato. Certo, se avesse un Jorginho… Corrieredellosport.it

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Derby, Luis Alberto e Milinkovic-Savic cercano la grande riscossa

Erano patrimonio esclusivo della Lazio. Non sono loro, non sono i veri Luis AlbertoMilinkovic. Braccati per ogni dove, in stallo continuo. Costretti all’alternanza in Europa, alla staffetta a Torino. Sono i primi uomini che Sarri deve rigenerare. Mau aveva decantato il centrocampo biancoceleste definendolo, nel 2019 alla guida della Juve, “uno dei più belli e forti d’Europa”. Che trio quel trio Luis-Leiva-Sergej. In estate, dopo la presentazione a Formello, sempre Sarri aveva salvaguardato il Mago e il Sergente mettendoli sotto tutela, inquadrandoli nella sua idea di “bellezza”: “Per me i nostri interni sono da tutelare con il 4-3-3, il 4-3-1-2 ti porta a tritarli, è molto dispendioso, gli allungheremmo le corse difensive per chiudere sull’esterno avversario, dovrebbero fare corse di 25 metri. I nostri interni l’anno scorso in due hanno segnato 17 gol, sono da 4-3- 3. Devono avere un aiuto difensivo accanto ed essere pericolosi offensivamente”. Luis e Sergej, con tempi e modi diversi, si sono messi al servizio di sua maestà Sarri.

Il Mago ha perso i superpoteri, si è autoinflitto l’iniziale pena presentandosi in ritiro in ritardo dopo aver chiesto la cessione. Sarri l’ha accolto, gli ordinato di chiedere scusa ai compagni e ha provato a indottrinarlo da mezzala sinistra nel 4-3-3. Luis è partito dalla panchina a Empoli, ha brillato contro lo Spezia. Si è perso a Milano e non s’è più ritrovato. Era abituato a sfuggire alle marcature, si sentiva libero di disegnare traiettorie in verticale o di calciare in porta più che di rincorrere. È entrato in crisi d’identità. Mau ha provato a far convivere Luis e Sergej a San Siro, dopo averli provati contro lo Spezia, nel test-materasso. Ha capito che la convivenza contemporanea con il tridente Felipe-Ciro-Pedro è rischiosa. E il rebus vale anche per il derby.

Sarri chiede a tutti di sprigionare fiamme nelle due fasi, agli acuti bisogna arrivare con il solfeggio. Sia Luis che Milinkovic sono stati spesso uomini-partita contro la Roma. Sognano un grande derby, la speranza è che sia la scintilla che inneschi la vera nascita della Lazio sarriana o di una versione redditizia. Sergej si sente spiazzato. A luglio, quando Ciro e Acerbi erano ai Mondiali e c’era Luis disperso, quando il mercato era bloccato, era lui il portabandiera della Lazio. Sarri lo convocò e gli disse “devi darmi una mano”. Milinkovic si è sentito responsabilizzato, ha dato massima disponibilità e vissuto un ritiro andando al massimo. […] Sarri lo gestisce, anche troppo. Gli toglie un po’ di minutaggio per equilibrare gli sforzi, anche quelli che fa in nazionale. Ma Sergej, da tuttocampista, fatica di più a sentirsi a mezzoservizio. Corrieredellosport.it

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Sarri va dritto, ritiro facoltativo e solo due dubbi

Come riportato dal Corriere dello SportSarri ha visto progressi, ordine e impegno. Ora più sostegno per Ciro e riflette su Leiva e Lazzari. Ritiro facoltativo. Il tecnico biancoceleste è indeciso se schierare in regia Leiva o Cataldi, mentre sulla fascia destra l’interrogativo riguarda Lazzari o Marusic. Ieri a Formello, Sarri ha ribadito alla squadra che ha visto dei progressi: è migliorata la fase difensiva, non ancora quella offensiva. Continuerà con il 4-3-3. Poi il tecnico si è preso qualche ora di riflessione e ha concesso qualche ora di relax alla Lazio dopo l’allenamento di scarico di ieri mattina. La squadra si ritroverà a Formello per una rifinitura intorno alle 17 e, alle 20 ci sarà la conferenza stampa. Prevista per questa sera una cena obbligatoria per la Lazio e chi vuole potrà restare a dormire nel centro sportivo di Formello. laziopress.it

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Cataldi, 70’ per candidarsi anche al derby

Quaranta passaggi, 49 palloni toccati, 7 possessi guadagnati. Settanta minuti in campo a Torino per la conferma dopo il gol decisivo con il CagliariDanilo Cataldi ha meritato la piena sufficienza. Buona prestazione nonostante il pressing costante, anzi la marcatura a uomo, del polacco Linetty. Poi Sarri lo ha sostituito con Leiva e forse non sarebbe stato il caso di cambiare. Stava andando bene e il brasiliano non sembra il giocatore ideale per entrare in corsa. Il dilemma in regia si riproporrà per il derby. Danilo è l’unico giocatore romano della Lazio. Lo sente e lo vive in modo speciale. Senza un ruolo da protagonista, è diventato già uno dei senatori. Gioca nella squadra del suo cuore. Ora toccherà a Sarri decidere se confermarlo o no di fronte alla Roma. Corriere dello Sport. Laziopress.it