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Inzaghi chiama, Luis Alberto risponde ma Lotito non ci sta

Fedelissimo. Ma non al club, al vecchio tecnico. Attenta Lazio, Luis Alberto sogna di raggiungere Inzaghi a Milano. C’è un retroscena di mercato, dopo l’incidente choc di Eriksen all’Europeo. L’Inter spera di recuperarlo, ma deve per forza cautelarsi nel caso di non ritorno. E lo stesso Simone adesso alza il telefono e chiama il suo figlio prediletto, costruito e plasmato a somiglianza del suo gioco. Luis Alberto risponde al primo squillo: magari, mister, verrei subito. Peccato non abbia fatto i conti con Lotito, disposto sì a cederlo, ma ormai ostico al colore nerazzurro, dopo l’ultimo sgarbo. Anche se il presidente ha il dente avvelenato da novembre dopo quell’uscita dello spagnolo: «Non paga gli stipendi, ma compra l’aereo». Lotito, quella frase, se l’è legata al dito: voleva mettere fuori rosa Luis Alberto, ha litigato persino con Peruzzi (il dt ancora attende di definire il suo futuro), che lo ha difeso. Sarebbe pronto a “sbarazzarsi” del numero 10 se solo non avesse promesso a Sarri di trattenerlo. Il problema è che lo stesso fantasista ha chiesto al suo manager di guardarsi intorno, spaventato dal suo destino e da qualche voce di corridoio. Già, perché il Comandante vorrebbe pure testarlo in regia ad Auronzo e sarebbe un oltraggio economico il suo raggio d’azione arretrato. Luis Alberto teme di giocare in quel ruolo perché il suo contratto, firmato a luglio scorso, arriva a 3 milioni soltanto in base ai gol e agli assist nel tabellino. Più è lontano dalla porta, più rischia insomma di svuotarsi il suo portafoglio.

PRINCIPIO

Serve una chiamata di Sarri per tranquillizzarlo e fermarlo. In realtà, retrocederlo è solo un’idea di primo impeto: l’ex tecnico della Juve vorrebbe ripartire dal 4-3-3, ma è pure disposto a passare al vecchio 4-3-1-2, se più adatto alla Lazio. In quel caso, Luis Alberto potrebbe anche giostrare da trequartista, come suggerisce Valdifiori, primo pupillo playmaker di Maurizio: «Secondo me lo spagnolo giocherà da mezz’ala o dietro le punte per verticalizzare il gioco, Leiva col mister rimarrà al centro». E allora Luis Alberto deve stare tranquillo e non far innervosire Lotito: «Nessuno mi ha chiamato per presentarmi un’offerta per cederlo»>. Se fosse l’Inter tra l’altro, il presidente sparerebbe addirittura 60 milioni per il suo cartellino e non solo. Raddoppiato pure il prezzo di Caicedo: per qualunque altro club basterebbero invece solo 4-5 milioni per accaparrarselo. Dopo un mese a Formello si riflette persino se concedere il biennale richiesto da Radu (anche lui accostato a Milano), forti della sua preferenza per l’amata Lazio. Dopo il tradimento d’Inzaghi, osteggiare l’Inter è una questione di principio.

PURE MILINKOVIC TENTATO

Si può contare invece sul fido agente Kezman sul fronte serbo. Fortunatamente Milinkovic per l’Inter costa troppo, ma Sergej ha tanta voglia di continuare a confrontarsi con la Champions e sulle sue tracce resta forte il Liverpool. Anche su di lui Sarri ha posto un veto, solo 80-100 milioni potrebbero romperlo. Perché in realtà servono soldi per fare il mercato vero. Hvsai è stato preso a parametro zero, la sorpresa Marusic (ancora senza rinnovo) potrebbe portare 30 milioni e un plusvalenza col botto: il Psg resta sempre dietro l’angolo. Su Strakosha il discorso è diverso, ma la scadenza fra un anno e il suo ginocchio richiamano lo stesso futuro lontano. Meno male che il pilastro Acerbi stavolta dalla Nazionale resta al suo posto e mostra tutto il suo entusiasmo: «Ringrazio Inzaghi per tutto, ma di Sarri sono felicissimo»>. Staccategli il telefono. Il Messaggero

 

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Jovetic, la Lazio valuta: puó arrivare a zero, ma la sua carriera è stata un calvario

Esploso a Firenze, andato al Manchester City, poi una serie di fallimenti e tanti infortuni. Ora Stevan Jovetic cerca un’altra occasione per rilanciarsi alla grande. Ha 31 anni, si libera il 30 giugno dal Monaco e vuole tornare in Italia. É un altro dei giocatori proposti alla Lazio da Fali Ramadani, agente di Maurizio Sarri.Ultima stagione con 6 presenze da titolare e 23 totali in Ligue 1. Sette gol in 33 apparizioni se si contano tutte le competizioni. Ha chiuso al Monaco con un infortunio al polpaccio. Ennesimo stop in una carriera ricca di problemi fisici. Il più grave nell’aprile del 2019: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio. Rientrato in campo a gennaio 2020. Alla Fiorentina era una star, dopo non si è più ritrovato. Il suo profilo è allo studio, Tare sonda il terreno. Il nome di Jovetic è emerso negli ultimi giorni. Sono le condizioni fisiche il più grande punto interrogativo. Con Sarri potrebbe ricoprire il ruolo di esterno d’attacco o trequartista. Il mercato della Lazio è in evoluzione e a breve entrerà nel vivo. Tare lavora per regalare i rinforzi ideali alla filosofia del tecnico. Squadra in costruzione. Corrieredellosport.it

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Non solo Radu, sei a scadenza nel 2022: Marusic da decifrare, accordo con Ramos, Strakosha verso l’addio

Lazio work in progress. Dopo l’annuncio di Maurizio Sarri si inizia il restyling della squadra, che passa anche per i contratti in scadenza il prossimo 30 giugno e nel 2022. Aspetta una chiamata Stefan Radu, messo nel mirino dall’Inter di Simone Inzaghi come vice Bastoni. Il romeno, recordman di presenze in biancoceleste, vuole chiudere la carriera a Roma. Aspetta una chiamata da Tare, perché a 34 anni vuole rimanere protagonista. Presto un incontro per scoprire il futuro. Gli altri due senatori in scadenza invece, Lulic e Parolo, lasceranno (a meno di cambiamenti improvvisi). C’è un elenco lungo di calciatori in scadenza nel 2022: Marusic, Luiz Felipe, Strakosha, Patric, Reina, Leiva, e Caicedo. Marusic è stato uno dei protagonisti assoluti dell’ultima stagione, ma il rinnovo è tutto da decifrare. Parti lontane, l’esterno chiede un ingaggio top. Su di lui ci sarebbero due top club italiani e due inglesi. La partenza è possibile. Capitolo Luiz Felipe: viene ritenuto fondamentale per il progetto Sarri, il rinnovo è solo da annunciare. In uscita Strakosha, Patric e Caicedo: si attendono offerte. Reina rimarrà sino a giugno 2022, così come Lucas Leiva. Corriere dello Sport

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Tare torna a casa Sarri: oggi inizia la rivoluzione

Ufficializzato il tecnico, la Lazio inizia a lavorare in vista del prossimo campionato. Come riporta il Corriere dello Sport, oggi dovrebbe andare in scena un vertice tra il ds Tare ed il tecnico toscano Maurizio Sarri: dovrebbero esserci cinque/sei acquisti in arrivo, Milinkovic da blindare e Correa, invece, possibile partente. Nel colloquio di oggi si dovrebbero definire le strategie di mercato, le conferme ed anche il ritiro. Laziopress.it

 

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La sindaca Raggi sull’ipotesi Flaminio: “Felici di parlarne con Lotito”

L'intervista esclusiva del Corriere dello Sport alla sindaca di Roma Virginia Raggi

Benvenuta al Corriere dello Sport-Stadio, preferisce essere chiamata sindaco o sindaca?

«Virginia»

Ci siamo, mancano poche ore all’inizio dell’Europeo e a Italia-Turchia, un appuntamento che riapre simbolicamente il Paese dopo la pandemia. Si torna allo stadio, ci riprendiamo un po’ di normalità. L’Olimpico accoglierà circa 17.000 persone. La sindaca come vive questa vigilia?

«È un momento di grande attesa, lo abbiamo aspettato per tutto l’anno, non vedevamo l’ora. La città è pronta. Proprio in questi giorni stiamo ultimando i dettagli dedicati alle “Fan Zone” che saranno diff use in tutto il centro di Roma. Nonostante il Covid, si deve ripartire, ma con regole nuove. Quindi, per evitare assembramenti, abbiamo deciso di collocare le “Fan Zone” in diversi posti: al Pincio, a Piazza del Popolo, a San Lorenzo in Lucina, a largo Corrado Ricci. Gli spettatori e i turisti potranno seguire le partite davanti ai maxischermi che verranno allestiti anche nelle periferie. Le persone avranno la possibilità di partecipare a una serie di giochi. Verranno montati palchi dove si svolgeranno concerti e manifestazioni. Ci saranno anche campetti di calcio a tre. L’obiettivo è riabbracciare una graduale normalità, nel rispetto assoluto delle norme anti-Covid».

Una città che rinasce, un Paese che torna alla vita, gli stadi e le sale che ricominciano a riempirsi. Quanto vale questo messaggio di positività e di speranza?

«Credo che Roma sia davvero la città della ripartenza post-Covid. Adesso ci prepariamo a vivere questo evento internazionale organizzato dalla Uefa, ma la nostra città è già ripartita con la Formula E in primavera, ci sono stati gli Internazionali di tennis e la settimana scorsa ha ospitato i mondiali di skate. E poi si continuerà: abbiamo la Maratona e nei prossimi anni ricordiamo gli Europei di nuoto, i Mondiali di atletica del 2024, la Ryder Cup».

C’è interesse anche per un altro evento, “ROM-E”, che promuoverà il 2 e 3 ottobre il tema dell’eco-sostenibilità. Roma diventerà elettrica per due giorni, durante i quali sarà possibile partecipare a convegni, testare i prodotti, approfondire tematiche.

«ROM-E è un grande evento incentrato sulla mobilità elettrica, sulla transizione ecologica. Anche qui il centro di Roma sarà animato in una serie di piazze proprio per parlare e dimostrare con i fatti quanto sia possibile e facile iniziare a convertire un po’ la propria vita diventando più leggeri sul pianeta, attraverso la mobilità elettrica e le varie soluzioni digitali per la casa. Servirà a prendere confidenza con un futuro che deve entrare prepotentemente nel presente».

La straordinarietà di certi eventi che coinvolgono Roma potrà garantire effetti positivi anche strutturali?

«Sono eventi che possono accelerare un processo di rinnovamento. Roma, già nel 2018, ha approvato un regolamento per l’elettrificazione della città. Stiamo posizionando centinaia di colonnine. È un primo passo. Non è che tutti, dal giorno alla notte, cambieranno la propria auto con una elettrica, ma operare in questa direzione significa rendere più semplice il passaggio. Adesso, insieme con il Ministero, stiamo lavorando per l’acquisto di autobus elettrici. Abbiamo venticinque vetture che circolano in centro e servono a far vedere quanto sia possibile migrare progressivamente su un altro tipo di mobilità. Nel nostro piano urbano della mobilità sostenibile, approvato nel 2019 dopo un anno di consultazione con la cittadinanza, si punta molto su quella cosiddetta “cura del ferro”, cioé la moltiplicazione delle linee tram e delle linee metro. Non ci fermiamo. Sette linee tram sono in progettazione, due sono state già finanziate e altre due sono state sottoposte al Ministero per tutti gli iter autorizzativi e gli ulteriori fi nanziamenti. Abbiamo iniziato a cambiare Roma nell’ordinario, guardando e fissando un traguardo preciso: quello di garantirci una città più smart, più sostenibile. Questo significa transizione ecologica reale. Si spiegano così gli eventi nati per porre l’accento su una trasformazione che ormai è inevitabile. L’obiettivo è arrivare a una rimodulazione dei servizi nella direzione della sostenibilità».

Questa trasformazione dovrebbe comprendere anche gli impianti sportivi. Ma gli stadi sono il punto dolente della città: progetti fermi da anni. Questa sua legislatura si chiude senza un risultato. Rispetto ai nuovi stadi di Roma e Lazio, lei ha qualche rimpianto e c’è qualcosa che può immaginare nel futuro qualora dovesse essere confermata sindaca?

«Intanto la consiliatura non è chiusa. E quindi, come ripeto spesso, non è finita finché non è finita»

Non ha intenzione di mollare?

 

«Mai, perché noi oggettivamente abbiamo dovuto prendere atto di una situazione che ormai rendeva impossibile costruire lo stadio della Roma lì dove era stato progettato. Ma siamo assolutamente disponibili a sederci al tavolo e a parlare con la AS Roma di altre soluzioni. Non solo, proprio ieri (martedì, ndr) il presidente della Lazio, Lotito, ha fatto un riferimento molto interessante in merito alla possibilità di riqualificare il Flaminio».

 

Un argomento, quello del Flaminio, che ha spesso incontrato ostacoli legati al codice dei Beni Culturali e del Paesaggio

 

«In questi anni abbiamo svolto uno studio insieme all’università La Sapienza, alla Getty Foundation e alla famiglia Nervi per vedere innanzitutto se fosse possibile riqualifi carlo e in che modo. Questo studio ha dimostrato che, rispettando una serie di norme e di vincoli, è possibile anche un parziale ampliamento del Flaminio, oltre a una rifunzionalizzazione in base alle esigenze attuali. Siamo più che disponibili, qualora il presidente Lotito volesse sedersi al tavolo, a studiare proposte».

 

È difficile confrontarsi con il presidente Lotito?

 

«Nulla è semplice, ma confrontarsi è il dovere di ogni amministratore. E se c’è un obiettivo comune, le cose si possono realizzare».

 

Gaetano Manfredi, presentandosi agli elettori di Napoli, non ha nascosto la sua simpatia per la Juve. Lei, proprio come suo figlio, ha invece una consonanza con la Lazio, almeno così emerge navigando su internet.

«Vi dico la verità: mio marito, che è un grandissimo laziale, ha lavorato ai miei fi anchi per ventisette anni. Lei capisce…»

È riuscito a convincerla?

Ride. «È stato molto esplicito. Ha detto che in caso contrario mi avrebbe lasciato sul pianerottolo. Quindi, anche per una vocazione familiare, una certa simpatia per la Lazio c’è. A mia discolpa, devo precisare che non capisco nulla di calcio. Comunque, in qualità di sindaca, ci tengo a ribadirlo, per me è fondamentale sedermi al tavolo con chiunque – dalla Roma alla Lazio – abbia intenzione di presentare progetti seri. Questa città ha tantissimi tifosi. E un amministratore non può ignorarlo. Con Roma Cares, la fondazione della società giallorossa, abbiamo lavorato a tante iniziative. Anche nell’anno del Covid, Roma Cares è stata presente nelle scuole».

Ma il tema è anche strettamente politico. Ogni volta che un presidente, un investitore privato, progetta un nuovo stadio, si pensa subito al lato speculativo e ai possibili interessi paralleli a livello immobiliare, tra palazzi e hotel. Subentrano gli scogli della burocrazia, del populismo, della demagogia. E’ un freno che penalizza Roma e l’Italia.

«Non sono di questa idea. Io parto da un altro presupposto: vediamo qual è il progetto e valutiamolo nella sua interezza. Mi piace ricordare che in quest’ultimo anno stanno arrivando a Roma tantissime catene internazionali di hotel a cinque e sei stelle. Stanno iniziando a comprare e a investire: questo è un grande segnale di ripartenza, perché Roma ha una straordinaria vocazione turistica. C’è interesse verso la città, penso anche all’ingresso di diverse multinazionali. Netfl ix ha deciso di aprire una filiale. E un capitolo va dedicato all’industria del cinema che, anche in questo anno così difficile, ha intensifi cato le sue produzioni internazionali. Abbiamo avuto a Roma attori come Tom Cruise e Al Pacino. Un settore, quello cinematografi co, che quando si sposta ha il potere di muove-e milioni che cadono sulla città. Cast che alloggiano nei nostri hotel anche per uno, due, tre mesi. Un gancio, un veicolo importante. E adesso da Fiumicino sono iniziati a tornare i turisti. Proprio qualche giorno fa è arrivato il primo volo Covid free dall’America con duecento persone»

 

Ha usato questa espressione: sedersi al tavolo. Ma lei, con il sen-no del poi, accetterebbe oggi di ritrovarsi davanti al presidente del Coni, Malagò, per discutere di Olimpiadi?

 

«Questa è una domanda interessante. Quando noi ci siamo insediati, Roma aveva un livello economico-finanziario assolutamente fragile. Oltre ai tredici miliardi relativi al debito storico, dal 2008 aveva accumulato oltre un miliardo e duecento milioni di debito ulteriore. In considerazione di come erano strutturate le Olimpiadi, riflettendo anche su tutti quei costi che non sarebbero stati finanziati dal Cio, Roma non si sarebbe potuta permettere l’evento: una decisione condivisa, all’epoca, anche da altre città. Oggi sarebbe diverso. Ora io sono concentrata su tre appuntamenti: il Recovery Fund, il Giubileo del 2025 e sto cercando di portare a Roma l’Expo 2030. Tre grandi driver nell’ottica di una crescita degli investimenti. Expo è un evento che, se bene amministrato, porta profi tti a pioggia sulla città, nel quadro di una rigenerazione urbana. Le città devono essere completamente ripensate in senso green, nella transizione ecologica. La smart city è una città che riesce a essere efficiente. Roma, con la sua storia, può essere davvero un laboratorio a cielo aperto. Questa è una sfida che vede coinvolta Roma non solo come città, ma come capitale d’Italia»

 

Ma il debito di Roma è diminuito?

 

«Quello del post 2008 lo abbiamo abbattuto, siamo già scesi sotto il miliardo. Standard & Poor’s ha certificato che abbiamo fatto un buon lavoro. Siamo passati da un grado negativo a un grado stabile. Abbiamo ridotto anche i tempi di pagamento delle imprese. Quando siamo arrivati noi, la media era di 57 giorni, ora siamo scesi sotto gli 11 giorni. Questo signifi ca dare fiducia alle imprese. E le imprese sono il lavoro, sono il futuro. Riuscire a creare una buona sinergia pubblico-privata, signifi ca dare speranza a chi vuole investire»

Torniamo alla sua decisione di ri-nunciare alle Olimpiadi del 2024. Come nacque quel no a Malagò?

«Fin da quando eravamo all’opposizione, noi avevamo portato avanti una campagna precisa. Eravamo contrari alle Olimpiadi. Ma come potete vedere, ci siamo sempre spesi per lo sport e abbiamo lavorato tanto, soprattutto con le federazioni. Io credo che cambiando i paradigmi si possano fare tante cose».

Mourinho alla Roma e Sarri alla Lazio: due allenatori di questo spessore cosa porteranno alla città?

«Rappresentano un’ulteriore risposta alla ripartenza di Roma. Una città nella quale venire, lavorare e investire. Due grandi nomi, la loro presenza è un bellissimo segnale».

Tra dieci giorni festeggerà cinque anni da sindaca. Sia sincera: quante volte ha detto “ma chi me lo ha fatto fare”?

«Sapevo che sarebbe stata una sfida diffi cilissima. Ma non ho mai pensato chi me lo ha fatto fare…».

Eppure, durante una fase del suo mandato, aveva dichiarato che non si sarebbe ripresentata alle elezioni. Perché ha cambiato idea?
«Conosco le tensioni. Sono in grado di reggerle. Ed è un impegno che sento di assumermi».

Lei ha incontrato i Friedkin: quali impressioni ha tratto?

«Sono stati molto netti nel dire che volevano fare uno stadio. Punto uno stadio. Solo uno stadio. Credo che sia un dovere intercettare la vocazione sportiva di una città rappresentata da due tifoserie molto calorose».

Un imprenditore che si impegna a costruire uno stadio cerca anche profitti paralleli. Cosa spaventa le istituzioni?

«Lo stadio non genera paure. Il progetto iniziale della Roma prevedeva un milione di metri cubi di sviluppo con un 14% dedicato allo stadio, che avrebbe comportato una variante urbanistica molto importante. Ci era stato spiegato che lo sviluppo immobiliare era strettamente legato alla sostenibilità del progetto. Noi ci siamo seduti con la Roma e con la società Eurnova, all’epoca, per valutare la parola “strettamente” e rivisitarne i confini. Uno sviluppo immobiliare non deve creare paure, perché può riqualificare delle aree. Ma deve essere compatibile con i vincoli culturali, archeologici e paesaggistici. Se poi le cose sono regolari, si fanno e si sviluppano. Abbiamo appena approvato un progetto chiamato “Anello Verde” che è la ricongiunzione di alcune fasce della città, dal parco dell’Aniene fino al parco dell’Appia Antica. Uno sviluppo urbanistico è auspicabile, ma deve essere accompagnato dalle infrastrutture, altrimenti avremo – come purtroppo è accaduto – quartieri costruiti nel deserto, dove poi bisogna spendere tantissimo per portare strade, servizi, acqua. Dobbiamo gestire la nostra città. E non tagliare le occasioni di sviluppo. Serve una gestione ordinata e pensata»

Negli ultimi venti anni, da Rutelli in poi, questa città non ha più goduto di opere infrastrutturali di un certo rilievo.

«Roma è una città che dagli anni Sessanta si è espansa in maniera spontanea, una parola che racchiude un po’ di tutto. Il nostro compito è quello di ricucire ogni area. Vi faccio un esempio: io, durante il mio mandato, ho portato l’acqua nel quartiere Tragliatella che si trova a sessanta chilometri dal centro. È evidente che dobbiamo gestire due binari paralleli: uno che non è ordinario, ma straordinario, e uno di grandi opere infrastrutturali. L’abbattimento della tangenziale Est andrà a riqualifi care anche il piazzale antistante alla stazione Tiburtina, che era un po’ dimessa, ma che è invece uno snodo nevralgico per l’alta velocità in Italia. Io credo in una gestione diversa di Roma: da condurre con coraggio e determinazione. Ciò che può essere fatto a norma di legge, va sviluppato. Quello che viola una serie di norme e l’identità della città, deve essere modificato».

Il 19 settembre tornerà la Maratona di Roma, organizzata dal Corriere dello Sport-Stadio con Infront e Atielle.

«Un altro grande segnale di una città che vuole ripartire. Una Maratona di Roma che sarà in linea con le norme anti Covid. Mantenere questi appuntamenti, con entusiasmo e determinazione, nel rispetto delle regole, ci permette di ricominciare a guardare al futuro. Ci siamo, ci vogliamo essere. E un elemento di ulteriore fiducia è il bollino “Roma Safe Tourism” che certifi ca, tramite società terze, le strutture ricettive, gli esercizi commerciali, i ristoranti, i musei che rispettano il protocollo Covid. Gli stranieri che arrivano qui sanno di trovare una città pronta, efficiente. Roma, durante la pandemia, si è comportata benissimo».

Qual è la prima richiesta dei romani?

«Quella di intervenire sulle buche, argomento sul quale abbiamo impostato la campagna del 2016. Abbiamo rimesso in moto il settore della manutenzione delle strade, un impegno che ha riguardato ottocento chilometri.  È stata data un’accelerata. Abbiamo rifatto strade che avevano la terra sotto il tappetino di asfalto. Immaginate come erano state fatte».

L’altro tema riguarda i tombini: il Comune, durante il suo mandato, ha speso un milione l’anno. Ma i problemi non sono stati risolti. Gli allagamenti continuano.

«Se vi riferite all’ultima bomba d’acqua, c’è stata una precipitazione di oltre ottanta millimetri in poco più di un’ora. Il problema è che Roma ha oltre ottocentomila tombini e chiusini. Quando rifacciamo una strada, interveniamo anche sul sistema fognario. Ma dal primo giorno ho sottolineato un aspetto: Roma è una capitale sulla carta, ha bisogno di poteri e di soldi. Per rifare tutte le strade, servirebbero 250 milioni all’anno e per cinque anni. Noi abbiamo investito circa mezzo miliardo. Roma deve avere più risorse, come tutte le capitali del mondo. Sono felice che il Parlamento, accogliendo la nostra richiesta, ha deciso di aprire la Commissione Affari Costituzionali della Camera. La considero una vittoria».

Domani Italia-Turchia e il 19 settembre la Maratona di Roma: la bellezza di una capitale fedele alla sua storia.

«Gli Europei, la Maratona, ROM-E: appuntamenti di una città che abbraccia il futuro».

Correrà anche la Maratona? Magari anche solo per un chilometro…

«La facciamo insieme? Oddio, in cosa mi sto mettendo… Va bene, dai. Ci alleniamo, ci proviamo»

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Con Sarri qualità al potere: Lazio alla finestra per Ilicic, Politano costa molto

Il nome gira da qualche giorno e avrebbe già preso una certa consistenza a Formello. Si tratta di Josip Ilicic, 33 anni, in possibile uscita dall’Atalanta. Contratto in scadenza nel 2022. Sorprende l’età, ricordando l’esigenza della Lazio di svecchiare l’organico. Potrebbe essere una buona occasione considerando le condizioni contrattuali e l’adattabilità ai moduli di Sarri. Il mercato della Lazio, in gran segreto, è già partito da almeno una settimana e da quando il tecnico di stanza a Castelfranco di Sopra e il diesse Tare si sono confrontati, trovando un’adesione reciproca, a sviluppare il piano della futura Lazio. Servono uno o due esterni d’attacco, ancora meglio un mancino da piazzare a destra se resterà Correa sul versante opposto a completare il tridente con Immobile. Anche Luis Alberto può agire in posizione più avanzata. Ilicic possiede tiro dalla distanza, assist, colpi di genio e non costa un’esagerazione.

È uscita a sorpresa un’indiscrezione la scorsa notte legata a Matteo Politano, che Spalletti aveva proprio voluto all’Inter e ritroverà a Napoli. L’esterno, escluso in extremis dal ct Mancini per l’Europeo, costa 25-30 milioni di euro. Messa giù così, appare un discorso irrealizzabile. Se poi De Laurentiis non lo riscatterà è un altro discorso, ma nel contratto l’obbligo è scattato il primo febbraio scorso per un totale di altri 19 milioni di euro da pagare all’Inter.

Corrieredellosport.it

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Sogno Flaminio per i tifosi: ecco i nodi da sciogliere

Ormai è un covo di senzatetto ma ora c’è una speranza di salvare lo stadio Flaminio. Il degrado si è impossessato di quello che nel 1957 era stato uno dei capolavori dell’architetto Nervi, un piccolo stadio da 30.000 posti nel cuore di Roma. Il 2 febbraio 2018 quando fu trovato un barbone morto, si è gridato allo scandalo senza trovare soluzioni: tante iniziative cadute nel vuoto, dal disimpegno della Federazione Rugby che lo aveva utilizzato per i primi vagiti del Sei nazioni, al tentativo naufragato di affidarlo alla Federcalcio. Progettato dall’architetto Antonio Nervicon la collaborazione del padre Pier Luigi, fu realizzato tra il 1957 e il 1958 e vide la sua inaugurazione il 19 marzo 1959. Costruito sull’area del preesistente stadio Nazionale, demolito nel 1957, lo stadio Flaminio fu destinato a ospitare gli incontri del torneo olimpico di calcio del 1960. Poi, tante partite estive di Lazio e Roma, qualche campionato di B dei biancocelesti fino alla stagione 1989-90quando, per i lavori all’Olimpico, le due squadre romane giocarono l’intera stagione di A. La Lazio, nonostante varie raccolte firme dei tifosi, è sempre stata tiepida. Durante la gestione Cragnotti il progetto fu abortito per la presenza di una tomba romana sotto il terreno di gioco che avrebbe impedito di scavare di dieci metri in modo da aumentare la capienza, poi Lotito ha sempre declinato ogni interesse fino alle dichiarazioni di martedì: «Per il Flaminio bisognerebbe incontrarsi a tavolino e programmare, valutare insieme alcuni temi e poi vedere. Quello stadio non è a norma Uefa ma la sindaca Raggi, come me, è una persona aperta, quindi vedremo insieme. Noi siamo a disposizione. Vorrei uno stadio che sia un punto di ritrovo e motivo di orgoglio per i laziali». Tre i nodi principali: la copertura necessaria per ottenere il pass Uefa, i parcheggi che con la costruzione dell’Auditorium si sono ridotti, infine i vincoli ambientali oltre quelli degli eredi Nervi che ieri hanno parlato all’AdnKronos:«Lotito ha parlato di una riqualificazione dello stadio Flaminio? Vorrei capire anche io, se ne parla da 40 anni e non succe- de mai nulla. Il primo progetto di ristrutturazione che presentai è del 1982, poi ne ho fatti di altri. Per Veltroni, Rutelli, Alemanno… Se ne parla ma nel concreto nulla, zero ma la speranza c’è sempre». Poi c’è il problema delle zone pre-filtraggio per l’ordine pubblico che di sicuro non è facile gestire in un impianto in mezzo a un quartiere popoloso. È chiaro, comunque, che l’eventuale intervento della Lazio prevederebbe una compensazione immobiliare in altri parti della città. L’idea è regalare ai tifosi uno stadio da 35-38 mila posti, coperto con annesso negozio e museo di tutta la Polisportiva. Per ora è un sogno ma Lotito può trasformarlo in realtà.

Il Tempo

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Retroscena Lotito, momenti di tensione con il legale di Sarri prima della fumata bianca

l Messaggero racconta il retroscena che ha portato al ritardo della firma si Sarri con la Lazio. Lotito – si legge – ieri pomeriggio era in Campidoglio per la premiazione della Lazio Women. Attorno alle 16 si è spostato in una saletta per parlare con il legale di Sarri, che aveva siglato via Pec tutti i documenti. Il presidente ha alzato i toni durante la conversazione, a tal punto da farsi ascoltare dai presenti. Dopo la telefonata col legale di Sarri, il presidente ha telefonato a Tare: "Igli questo è matto. Mi ha chiamato il suo avvocato e mi ha detto che vuole spostare la sede legale a Milano ma io gli ho detto che quella della Lazio è a Roma. Mi ha detto le faremo sapere, mi minaccia di far saltare i contratti già firmati". Dopo le 19 l'arrivo a Villa San Sebastiano con Tare e Calveri che devono inserire il foro milanese come eventuale sede per le controversie. Tutto pronto per gli annunci. Si attende solo l'ufficialità. Tuttomercatoweb.com

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Sacchi su Sarri: “Alza il livello, il suo modo di pensare aumenta l’ottimismo dei giocatori”

Nel corso della sua intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex ct azzurro Arrigo Sacchi si è detto felice del possibile arrivo di Maurizio Sarri alla Lazio: per lui è un tecnico che non ha bisogno di consigli, sà dare uno stile alle proprie squadre, le fa giocare bene e migliora i calciatori che ha. Per Sacchi, Sarri non troverà problemi in una piazza come quella di Romaperchè l’ambiente biancoceleste è molto più tranquillo rispetto a quello giallorosso. Sul mercato l’ex allenatore del Milan crede che il toscano non è in cerca di big ma di calciatori funzionali. In definitiva Sacchi non vede l’ora di vederlo alla Lazio: secondo lui alzerà anche il livello della Serie A; ci sarà da concedergli un po’ di tempo, ma arriveranno soddisfazioni.

Laziopress.it

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Sarri alla Lazio per incantare ancora: gioco e qualità al comando

Quando il Giro d’Italia è passato da Stia, le telecamere della Rai hanno inquadrato il campo sportivo dove gli appassionati di ciclismo su un enorme striscione avevano scritto a caratteri cubitali “Stia-Pratovecchio saluta il Giro d’Italia”. L’ultima immagine, mentre il gruppo scappava per le strade del Casentino, è stata la panchina dove tutto ebbe inizio più di trent’anni fa, la panchina di Maurizio Sarri, giovane allenatore dello Stia in Seconda Categoria. Solo Castori, fra i tecnici italiani capaci di raggiungere la Serie A, ha fatto la sua gavetta, pur senza arrivare così in alto. Sarri è stato per quindici anni fra i dilettanti della Toscana. È andato avanti un passo dopo l’altro. Primo salto col Sansovino (Coppa Italia Dilettanti), secondo salto a Pescara, terzo a Empoli, quarto a Napoli, quinto al Chelsea. Infine il salto sbagliato, quello della Juve. Sbagliato sì, nonostante lo scudetto, finora l’unico della sua carriera. Sbagliato perché Sarri non ha mai amato la Juve e la Juve non si è mai avvicinata al pensiero di Sarri. La ragione per cui lui abbia accettato l’incarico si può capire, anche se non condividere (il desiderio, anzi, la necessità, di vincere in Italia), ma perché la Juve abbia scelto uno come lui questo resta un mistero.

È stato (e ora, da laziale, potrebbe tornare ad esserlo) il simbolo dell’anti-juventinismo. Lo era già a Empoli, lo è diventato ufficialmente a Napoli. Eppure alla Juve ha fatto delle cose lontane anni luce dal suo modo di essere e di pensare. Quando ha preso la barca per andare a convincere Ronaldo, che stava solcando i mari a bordo del suo panfilo, ad accettare il ruolo di centravanti è stato l’inizio della sua fine. Non c’entrava nulla con la Juve. E chissà quanto si è mangiato il fegato quando ha sentito Orsato che in tv ammetteva l’errore sulla mancata espulsione di Pjanic in quel famoso Inter-Juve. Avesse vinto quello scudetto alla guida del Napoli, sarebbe cambiata la sua carriera (comunque prestigiosa) e forse anche l’ultima parte della storia del calcio italiano.  I suoi anni al Napoli e quelli di Allegri alla Juventus hanno dato vita a un dibattito molto acceso sul modo differente di giocare. Il calcio che fa sognare e il calcio che fa vincere, l’idea di un dominio tecnico a confronto con la certezza del risultato. Sono stati anni ricchi e speriamo di poterli rivivere già dalla prossima stagione. Corrieredellosport.it