Categorie
RASSEGNA STAMPA

Luis Alberto, joystick di rabbia: “Bello l’aereo, ma l’abbiamo pagato noi…”. La Lazio pronta a punirlo

E' guarito, è ancora più ardito e battagliero. Non bastava l'esultanza polemica dopo il gol al Bologna contro Lotito, Luis Alberto raddoppia il tiro. Sbircia lo sfavillante nuovo aereo della Lazio e si riaccende il fastidio: «L'ho visto, ma lo abbiamo pagato noi. Compra cose, spende soldi, ma non paga niente. Porca troia», risponde a un tifoso mentre gioca alla play sulla piattaforma social Twitch (c'è anche il like galeotto di Acerbi, poi rimosso su Instagram). Non si tiene niente. Anche se già, con un messaggio su una story Instagram, lo aveva lasciato intendere: «Tutto molto bello, ma quando ci prendiamo cura di ciò che sta dentro? Apparenza». E l'apparenza inganna perché, secondo il numero 10, il presidente non retribuisce la squadra da giugno. La società smentisce, sostiene d'aver corrisposto pochi giorni fa sino ad agosto insieme ai premi Champions di dovere. In realtà, il Coronavirus ha messo in ginocchio tutte le società italiane, il presidente Gravina ha così prorogato i termini di pagamento degli stipendi sino a dicembre. Dunque il comportamento di Lotito sarebbe comunque regolare. Eppure Luis Alberto non vuole più aspettare (ci sono dentro pure le commissioni del suo agente), esplode e si espone in maniera grave. Lo spagnolo getta benzina sul fuoco accendendo un altro fronte, quello dei mancati ingaggi retribuiti in casa biancoceleste. Lui e altri stranieri (Milinkovic avrebbe pensato alla messa in mora) già erano arrabbiati a maggio per i due mesi, a cui avevano dovuto rinunciare dopo il lockdown, nonostante le direttive rispettate di rimanere in Italia, talvolta lontano dalle proprie famiglie. 
Sono furiosi per queste parole, in un momento così delicato, Lotito e Tare. La multa è il minimo, ma così si rischia d'arrivare addirittura alla rottura totale. La Lazio non ci sta e considera Luis Alberto un irriconoscente. Lo spagnolo era stato accontentato con un rinnovo (a 3 milioni, bonus compresi, fino al 2025) firmato quest'estate e annunciato a settembre. Ma lui sbatte i piedi e non s'accontenta d'essere considerato un top player. Almeno l'esultanza contro la tribuna era interpretabile, adesso quest'uscita pesante non lascia più dubbi e alza un ulteriore polverone. Luis Alberto se la poteva evitare. Già Inzaghi contro il Bologna lo aveva frenato nell'esultare e gli aveva suggerito in occasione della sostituzione: «Non ti fare vedere». Ora la doppia beffa sarebbe doverci rinunciare a Crotone in campo per dargli una punizione. La Lazio già è in emergenza, non se lo può proprio permettere. Anche perché lo spagnolo era e rimane il fulcro essenziale del gioco biancoceleste. 
NERVOSISMO
E' questo comunque Luis Alberto, delizia e croce. Ha genio e polemica nel sangue. E in questo momento è anche più nervoso per i giorni passati in quarantena dopo aver preso il Coronavirus, separato dai suoi cari nelle altre stanze. Era stato isolato dalla Lazio per la febbre, si è andato a fare in privato il tampone, è risultato positivo e ha voluto curare da solo la sua posizione. Queste è emblematico di un ulteriore fastidio del numero 10 biancoceleste: non gli piace com'è stata gestita a Formello la situazione. E' tornato in campo con la Juve e non è riuscito a incidere. E poi c'è la solita frustrazione: l'ennesima mancata convocazione della sua Nazionale. Incanta, è stato il miglior assistman, ma non l'ha chiamato nemmeno stavolta, Luis Enrique: «E se continua così, al prossimo Europeo ci sarò difficilmente», chiosa nella diretta delle polemiche. Ce n'è per tutti, anche la Spagna ha le sue colpe. E Luis Alberto è come il suo talento evidente. Non mente. 
A.A. – Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio serena sulle mail inviate, per la Procura mancano quelle prima della gara col Bruges

Le Pec della discordia. È durata un'ora e mezza l'audizione diIvo Pulcini, responsabile sanitario della Lazio, da parte della procura federale. Il medico ha risposto alle domande dei due sostituti procuratori, Scarpa e Ricciardi, con il procuratore capo Chinè collegato da remoto. Ha fatto chiarezza sulla posizione della società biancoceleste, finita sotto inchiesta dalla Figc per «possibili violazioni dei protocolli sanitari». Oltre a Pulcini, presente anche il coordinatore dello staff sanitario, Fabio Rodia, e l'avvocato Gentile. «È stataun'acquisizione di notizie – ha detto il legale – in un clima cordiale. Abbiamo prodotto documenti che testimoniano che il protocollo non è stato violato». Il nodo riguarda le comunicazioni scritte allevarie Asl sulle positività riscontrate alla vigilia di Bruges- Lazio: la Lazio sostiene « di averdepositato le Pec indirizzate alle Asl di riferimento », la procura nega che sia stato fatto e non è un particolare di poco conto. Su questo si gioca la " partita", con il rischio deferimento: in caso di condanna, multa o penalizzazione. Ma la Lazio resta convinta di aver dimostrato che non ci siano state violazioni. Va avanti anche l'indagine della procura di Avellino sul laboratorio "Futura Diagnostica", cui si affida la Lazio. Martedì sono stati riprocessati i 95 tamponi svolti dal gruppo squadra venerdì 6 novembre, prima della Juve. Ieri invece la procura ha disposto ulteriori controanalisi per sette tamponi eseguiti sui calciatori (Immobile, Leiva e Strakosha) e sullo staff, già riprocessati dal laboratorio Merigen di Napoli. I sette test saranno analizzati al " Moscati" di Avellino e le nuove analisi riguarderanno accertamenti su Rna virali estratti. Dall'ospedale irpino arriva la testimonianza dell'infettivologo e primario Nicola Acone: « Non tutte le metodiche ( nell'effettuare e processare itamponi, ndr) sono uguali e hanno lo stesso grado di attendibilità. Alla fine avranno ragione tutti:in mancanza di linee guida certe e consolidate, non mi pare si possa prevedere un pronunciamentodiverso da questo». Intanto oggi Immobile svolgerà un altro tampone. In caso di negatività, la Asl potrebbe "liberarlo" per Italia-Polonia di domenica: da valutare però lesue condizioni fisiche, visto che non si allena sul campo da dieci giorni.

la Repubblica

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Mihajlovic: “Nella malattia urlavo per la paura, da solo piangevo. Io, antiamericano, salvato da un donatore USA…”

Sinisa Mihajlovic, le sembra giusto che la lotta contro il cancro venga sempre definita come unaguerra, come una battaglia da vincere?
«Oggi, solo oggi, capisco la domanda. Ammalarsi non è una colpa. Succede, e basta. Ti cade il mondo addosso. Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. La verità è che non sono un eroe, e neppure Superman. Sonouno che quando parlava così, si faceva coraggio. Perché aveva paura, e piangeva, e si chiedeva perché,e implorava aiuto a Dio, come tutti. Pensavo solo a darmi forza nell'unico modo che conosco. Combatti,non mollare mai».

E chi non ce la fa?
«Non è certo un perdente. Non è una sconfitta, è una maledetta malattia. Non esiste una ricetta, io almeno non ce l'ho. Tu puoisentirti un guerriero, ma senza dottori non vai da nessuna parte.
L'unica cosa che puoi fare è non perdere voglia di vivere. Il resto non dipende da noi».

Perché ne «La partita della vita», la sua autobiografia, ha scelto di raccontarsi dal lettod'ospedale?
«Non avrei potuto fare altrimenti. Adesso siamo qui a parlare, sul terrazzo della mia casa,davanti alla città più bella del mondo, Roma, mentre fumo il mio sigaro. Mi godo ogni momento. Primanon lo facevo, davo tutto per scontato. Conta la salute, contano gli affetti. Nient' altro. Lamalattia mi ha reso un uomo migliore».

Chi è Cgikjltfr Drnovsk, 69enne senza fissa dimora?
«Al Sant' Orsola mi avevano dato questa falsa identità, per non attirare curiosi chedisturbassero altri malati. Dopo i primi due cicli di chemio, dimostravo altro che 69 anni.
Trovavo ironico quel senza fissa dimora affibbiato a me, che in ogni stadio ero accolto dal coro dizingaro di m…».

Le pesava?
«Sono un uomo controverso e divisivo, si dice così? E ci ho messo anche io del mio. Facevo il macho, dicevo cose che potevo tenere per me. Ma se faccio una cazzata, e ne ho fatte tante,mi prendo le mie responsabilità».

Qualcosa che invece non rifarebbe?
«Ottobre 2000, Lazio-Arsenal di Champions League. Da quando gioco a calcio ho dato e presosputi e gomitate e insulti. Succede anche con Vieira. Gli dico nero di m… Tre giornate disqualifica. Sbagliai, e tanto. Lui però mi aveva chiamato zingaro di m…per tutta la partita. Per lui l'insulto era zingaro, per me era m… Nei confronti di noi serbi, ilrazzismo non esiste…».

Quando capì che in Jugoslavia veniva giù tutto?
«Finale di Coppa di Jugoslavia 1990. Perdiamo contro l'Hajduk Spalato, gol di Boksic. Primadella partita, nel tunnel che porta al campo, Igor Stimac, croato, mio compagno di stanza nellanazionale giovanile mi dice: "Prego Dio che i nostri uccidano la tua famiglia a Borovo", che è ilpaese dei miei genitori».

Ricorda il primo incontro con Zeljko Raznatovic, detto Arkan?
«Quando io giocavo nel Vojvodina, al termine di una partita combattuta l'avevo insultato nonsapendo chi fosse. Quando mi ingaggiano alla Stella Rossa, mi convoca nella sua villa. Pensavo mivolesse ammazzare. Invece fu gentile, affabile. "Qualsiasi cosa ti serva, Sinisa, sai che puoi venireda me. Ti lascio il mio telefono". Nei miei anni a Belgrado l'ho frequentato per circa 200 sere all'anno».

La fascinazione del male?
«Forse all'inizio c'era anche quello, poi diventammo davvero amici. Quando morì, pubblicai il famoso necrologio che mi ha attirato tante critiche per il mio amico Zeljko, non per il comandante Arkan, capo delle Tigri».

Vuole che le legga i crimini di guerra del suo amico?
«Non condividerò mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare unrapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita».

Risponderà alla lettera aperta che in attesa della cittadinanza onoraria di Bologna le chiede didissociarsi dagli autori dei genocidi nei Balcani?
«No. Ho già detto quel che dovevo dire. Io la guerra l'ho vissuta dall'Italia, cercando di aiutare quanta più gente possibile. Una volta comprai il Messaggero . In prima pagina c'era la foto ditre ragazzi morti "vittime dei cetnici serbi". Ma uno di loro era un mio ex compagno di classe. Unserbo. I serbi hanno fatto schifo, come anche i croati.
Ma la storia è sempre scritta dai vincitori. Quindi, gli unici colpevoli siamo noi».

Si sente più serbo o italiano?
«Nel 2000, quando stavano per cominciare i bombardamenti per il conflitto in Kosovo, la mia famiglia era a Roma con me. Mio papà, un ex camionista, un uomo semplice, mi disse Sinisa, io torno a casa. Lo odiai per questo. Qui aveva tutto, e invece sceglieva la nostra casa semidistrutta in un paesino senza nulla? Ma erano le sue radici. Ci ho messo tanto a riconciliarmi con lui, ma poi hocapito».

Come andò l'incontro con Massimo D'Alema, all'epoca presidente del Consiglio?
«L'aveva organizzato Sergio Cragnotti, presidente della Lazio. Volevo fargli capire che ibombardamenti della Nato avrebbero provocato la morte di tanti innocenti. Fu cortese. Mi disse che non poteva farci niente. Quella era una guerra americana. Io non amo l'America, proprio no. Pensi che il midollo per il mio trapianto mi è stato donato da un cittadino statunitense. La vita è piena di sorprese».

Cosa ricorda del suo ritorno dopo la malattia?
«Venticinque agosto 2019. Prima di campionato a Verona. Peso 75 chili, ho solo 300 globuli bianchi in corpo. Imploro i medici di lasciarmi andare. Rischiavo di cadere per terra davanti a tutti e un paio di volte stavo per farlo. Nel sottopassaggio mi sentivo gli sguardi di compassione addosso. Quando mi sono rivisto in televisione, non mi sono riconosciuto».

Perché rischiare?
«Volevo dare un messaggio. Non ci si deve vergognare della malattia. Bisogna mostrarsi per quel che si è. Volevo dire a tutte le persone nel mio stato, ai malati che ho conosciuto in ospedaledi non abbattersi, di provare a vivere una vita normale, fossero anche i nostri ultimi momenti».

Chi è oggi Mihailovic?
«Un uomo che cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno. Tre giorni fa ho fatto gli esami,sangue, tac ai polmoni, midollo aspirato. Ogni volta mi prende l'ansia. Il prossimo controllo a giugno. Poi, due volte all'anno. Speriamo».

Non è stanco degli applausi e dell'affetto di tutti?
«Mi ha aiutato molto. Ma ora basta. Non vedo l'ora di tornare a essere uno zingaro di m…».

Il Corriere della Sera

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Ciro Immobile, rabbia e voglia di correre: studia le carte a prepara la rivincita

 L'Immobile Furioso. Senza freni Ciro, un leone in gabbia, con una voglia pazzesca di tornare a fare quello che ama di più: giocare a pallone e fare gol. Con la Lazio ma adesso pure con la Nazionale. Non riesce proprio a darsi pace per il periodo che sta vivendo. Isolato, in quarantena perché ritenuto positivo. La famiglia, la moglie Jessica e i suoi bambini, non gli fanno mancare nulla e sicuramente colmano il vuoto, ma Ciro, per tutto quello che gli sta capitando, è furibondo. Per l'immagine e i cattivi pensieri che sono stati messi in giro sul suo conto, questo soprattutto non gli va giù. E, appena si chiariranno le cose e ci sarà l'opportunità, probabilmente darà mandato ai suoi legali per tutelare la sua immagine e onorabilità per quanto gli sta accadendo. 
IL RISPETTO
Si sente quasi defraudato perché sente d'aver rispettato le regole, facendo tutto quello che gli è stato chiesto. Pensava di aver chiuso la questione dopo il blocco di Bruges e il tampone negativo prima di Torino (anche se qui nascono i primi dubbi della Procura per la mancata comunicazione alla Asl da parte della Lazio e l'eventuale violazione del protocollo). Ma Ciro, sia ben chiaro, non c'entra nulla, come del resto i suoi compagni. Le vere vittime di questa vicenda. Poi il secondo stop, niente Champions, la Juve e la Nazionale.
SPERANZA AZZURRA
Non fa che chiamare tutti ogni giorno, soprattutto il presidente Lotito. Vuole sfogarsi, avere appoggio e chiarezza. Il suo isolamento termina lunedì prossimo, a due giorni dalla sfida con la Bosnia, incontro valevole per la Nations League. Lui spera di riuscire a giocare, raggiungendo l'amico Acerbi (da ieri aggregato agli azzurri) per uscire fuori da questo tunnel. Per arrivarci dovrà avere il via libera dalla Asl, fare un tampone e risultare negativo. Solo così avrà l'ok della Federcalcio. Il vero ostacolo però, visti i precedenti, sarà il laboratorio, la Synlab, la stessa della Champions, ma anche della Nazionale. Una sfida nella sfida. Un'altra. 
D.M. – Il Messaggero

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Al riesame tamponi positivo Strakosha: Taccone: “Perché non indaga la Procura di Roma visto che la Lazio è interessata?”

 Balla ancora il tampone, balla ovunque. Perché tutti i riflettori erano puntati su Immobile, ma i test sequestrati e riprocessati ad Avellino sarebbero tutti negativi, tranne Strakosha risultato positivo. Il condizionale è d'obbligo perché gli esiti delle operazioni iniziate ieri alle 14:30 all'ospedale Moscati sono stati secretati per volontà del pm D'Onofrio, che nei prossimi giorni darà il responso definitivo. Nel frattempo ieri i giocatori biancocelesti hanno effettuato altri test a Formello, ancora tutti con esito negativo. Rimane dunque il ragionevole dubbio. E mette quindi le mani avanti, la Lazio: «Col processo penale e con ciò che accade ad Avellino, il club non c'entra nulla sottolinea l'avvocato biancoceleste Gentile e, semmai dovessero venir fuori tamponi refertati in modo sbagliato, la Lazio e i suoi giocatori sarebbero parte lesa. L'eventuale processo riguarderà Furura Diagnostica e il suo amministratore». L'imprenditore Massimiliano Taccone, nello specifico, iscritto nel registro degli indagati della Procura di Avellino. L'ipotesi di reato è falso, truffa in pubbliche forniture ed epidemia colposa. Il laboratorio campano ha nominato un proprio consulente tecnico di parte – la dottoressa biologa genetista di Napoli, Marilina Scalona – che ieri sera era furiosa insieme all'avvocato Massaro (si pensa a un'azione legale) nel vedersi negati i risultati dopo aver assistito all'intero riprocesso dei 95 tamponi. Gli stessi erano stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nelle perquisizioni di sabato sera, con tutto il carteggio fra il laboratorio irpino e il blitz di sei ore al centro sportivo di Formello. Si tratta dell'esame che aveva portato nella serata di venerdì il medico sociale della Lazio Pulcini a dichiarare tutti negativi e a disposizione di Inzaghi, nonostante l'ulteriore test (voluto in gran segreto da Lotito) del Campus Bio-medico, dove test rapidi quantitativi (secondo il laboratorio romano e l'Asl, equivalenti a quelli molecolari) avevano riscontrato come quelli di lunedì della Uefa – la positività di Immobile, Leiva e Strakosha. Un responso che ha portato la Regione a disporre l'isolamento per i tre calciatori. 
RIBALZO DI ACCUSEL' esame di ieri dunque è un esame tris. E di questo ha parlato Walter Taccone, socio di Futura Diagnostica e consulente del gruppo: «Con la Uefa i risultati sono sempre coincisi. Noi non siamo infallibili, ma nemmeno imbroglioni. Tra venerdì e sabato, prima della Juve, i tamponi di Leiva e Strakosha hanno dato esito totalmente negativo, mentre Immobile è risultato da approfondire perché lievemente positivo al gene N. A noi è servito un giorno e mezzo, mentre al Campus Bio-medico sono risultati positivi a un tampone rapido su tutti e tre i geni. E' molto strano, qualcuno dovrebbe fare delle verifiche anche lì come hanno fatto qui ad Avellino. Dove tra l'altro mi aspettavo casomai un'inchiesta partita dalla Procura di Roma, visto che è interessata la Lazio». Le indagini della giustizia ordinaria potrebbero durare oltre tre mesi, quella sportiva invece potrebbe accelerare i tempi, in attesa da Avellino di ulteriori sviluppi. 
AUDIZIONE CONTORTAFondamentale l'audizione rinviata del responsabile sanitario biancoceleste, Ivo Pulcini. Il dottore lunedì aveva presentato un certificato medico, ma l'avvocato Gentile ribadisce contraddicendolo: «E' stata una richiesta per miei impegni». Ad ogni modo il procuratore Chiné lo ascolterà domani. Se emergessero sue negligenze (per esempio mancate comunicazioni all'Asl), a rimetterci sarebbe comunque (responsabilità oggettiva legata a un suo tesserato) la Lazio. Bisognerà attendere poi la chiusura delle indagini ed eventuali deferimenti legati al famoso allenamento in gruppo di martedì d'Immobile e gli altri due compagni, considerati dalla Uefa positivi: «Ma che interesse avremmo avuto a farli giocare chiosa il legale Gentile col pericolo di infettare per le prossime partite tutti gli altri?». L'ardua sentenza (col rischio penalizzazioni) ai posteri, sebbene altri casi adesso confortino i biancocelesti sui risultati spesso discordanti: in queste ore pure a Salisburgo si balla il valzer dei tamponi. 

A.A. – Il Messaggero 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Il Salisburgo come la Lazio: risultati alterni ai tre giri di tamponi

Giallo nei test contro la pandemia effettuati nella capolista del campionato austriaco. Sei giocatori del Salisburgo risultati negativi venerdì scorso prima della partita pareggiata in casa del Rapid Vienna (1-1) sono stati invece trovati positivi nei test post-partita compiuti la domenica. Successivamente, sottoposti di nuovo per iniziativa immediata della società al tampone anti-Covid-19, gli stessi giocatori sotto esame (tre austriaci e tre stranieri) sono stati dichiarati tutti negativi. «I giocatori in questione attualmente sono senza sintomi e si sono isolati in quarantena», ha comunicato ieri il Salisburgo, senza fare i nomi dei protagonisti dell’accaduto. Però i nomi del terzetto austriaco sono trapelati dai canali della Nazionale. Secondo la stessa fonte della società, gli altri componenti del gruppo squadra sono stati messi in isolamento collettivo e «si muovono come pendolari tra l’abitazione e il campo di allenamento». Con una ulteriore precisazione del Salisburgo: «Tutte le convocazioni di nostri giocatori per le Nazionali di appartenza sono state annullate». Di conseguenza il ct austriaco Franco Foda ha dovuto rinunciare a tre salisburghesi (il portiere Stankovic e i difensori Vallci e Ulmer) che aveva chiamato in Nazionale per le partite contro il Lussemburgo (oggi), l’Irlanda del Nord (domenica) e la Norvegia (mercoledi). Il Salisburgo intende chiarire al più presto il “mistero dei tamponi”. Il segretario esecutivo della società, Stephan Reiter, ha annunciato un’inchiesta per spiegare «come mai i test effettuati nello stesso laboratorio di Salisburgo abbiano avuto risultati così divergenti. Non possiamo accettare che vengano vanificati i grandi e professionali sforzi del Salisburgo per applicare le prevenzioni prescritte».  

Il Corriere dello Sport 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Tamponi: Procura Avellino indaga su tre ipotesi di reato. Il dilemma del gene N

Tre ipotesi di reato nel fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Avellino. Falso in atto pubblico, epidemia colposa, frode in pubbliche forniture. Un solo nome per ora iscritto nel registro degli indagati: si tratterebbe di Massimiliano Taccone, presidente della Futura Diagnostica, il laboratorio a cui si affida la Lazio per i tamponi previsti in campionato. Il procuratore aggiunto Enzo D’Onofrio aveva aperto l’inchiesta nei giorni scorsi e sabato, attraverso perquisizioni durate sette ore a Formello della polizia giudiziaria inviata da Avellino, ha acquisito i referti dei tamponi e l’intera documentazione relativa ai controlli anti-Covid oltre alle cartelle cliniche dei giocatori della Lazio. Le carte verranno messe a confronto con i referti e il materiale acquisito nel laboratorio di Avellino. I magistrati della Procura irpina lavorano a stretto contatto con gli 007 federali e potrebbero aver avviato l’indagine a seguito delle segnalazioni ricevute dagli organi inquirenti di via Allegri, già stati a Formello per tre volte nella scorsa settimana ascoltando il presidente Lotito e il dottor Ivo Pulcini. Il direttore sanitario del club biancoceleste è il più esposto in prima battuta per la responsabilità medico-legale sui referti. AUDIZIONE. Il caso è nato in seguito alla difformità dei controlli eseguiti dalla Synlab in sede europea per le partite di Champions e rispetto alla trasferta di Torino, quando Inzaghi impiegò Immobile, Leiva e Strakosha. I tre giocatori sono stati bloccati e posti sabato in isolamento domiciliare dalla Asl Roma 1 dopo la positività comunicata dal Campus Biomedico, dove erano stati venerdì per un altro controllo. Martedì avevano ricevuto il divieto dall’Uefa di partecipare alla trasferta di San Pietroburgo e la Lazio aveva contestato l’esito del tampone, positivo per la Synlab e negativo per la Futura Diagnostica. Cairo ha presentato due esposti. Punta a ribaltare il 3-4 del primo novembre, trasformandolo in una vittoria per 3-0 a tavolino. La Lazio si difende reclamando la negatività dei tamponi a cui erano stati sottoposti Immobile e Leiva, subentrati nella ripresa. Nelle partite Champions con Bruges e Zenit, pur contestando gli esiti e chiedendo le controanalisi come era successo per Hoedt e Pereira (verdetti ribaltati), Lotito si era allineato alle decisioni dell’Uefa. Ora toccherà alla magistratura fare chiarezza, stabilendo se i tamponi di Avellino sono stati eseguiti in modo regolare o meno, se c’è stato o meno un coinvolgimento della Lazio. Le ipotesi, anche in questo caso, sarebbero tre: la società come eventuale parte lesa e danneggiata dal laboratorio, con una parte attiva e fraudolenta e allora significherebbe sprofondare (anche dal punto di vista sportivo) in un processo dalle inevitabili conseguenze, oppure dalla parte totalmente della ragione (tamponi regolari) come sostengono Lotito e Pulcini sgonfiando subito la tempesta. Ecco perché il medico della Lazio diventa una chiave fondamentale dell’inchiesta. Questa mattina, accompagnato dall’avvocato Gentile, in via Campania verrà ascoltato dagli 007 federali che lo avevano già convocato nelle ore in cui la Lazio si trovava in Russia. Nei prossimi giorni verrà convocato anche dalla Procura di Avellino: per ora, è bene chiarirlo, non è indagato. GENE N. Figc e magistratura indagheranno sul carteggio e sulle comunicazioni della Lazio alla Asl. L’eventuale mancata segnalazione di un caso Covid, se anche un giocatore non è stato utilizzato in partite di campionato, potrebbe essere sanzionata con una multa in ambito sportivo, ma diventerebbe un reato penale di cui rispondere ad Avellino. Ancora peggio se fossero stati falsificati i risultati di un tampone, ipotesi respinta con forza dalla Lazio. Il punto dirimente ruota intorno al famigerato gene N, aspecifico del Covid, considerato negativo da Avellino (o da Pulcini?) e positivo dagli altri laboratori (Synlab e Campus Biomedico) pur trattandosi di soggetti asintomatici e non contagiosi. Quanti gene N sono stati considerati totalmente negativi nello spogliatoio della Lazio? 

F.P. – Il Corriere dello Sport

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Attesa Immobile, intanto Lotito si è mosso per test in un terzo laboratorio

Il test è da macchina della verità. Il popolo laziale e l’Italia intera, amici e nemici, aspettano di conoscere i nuovi dati molecolari e sierologici di Ciro Immobile, si indaga sull’ispezione delle sue funzioni biologiche. I dati saranno annunciati tra oggi e domani, al massimo 24 ore prima di Lazio-Juventus(domenica ore 12,30). Lotito, mossa che lo caratterizza, ieri ha sorpreso tutti: ha fatto svolgere i tamponi ad alcuni dei giocatori fermi, tra cui Luis Alberto (risultato negativo) e probabilmente Ciro (non si sono diffusi esiti), presso un altro laboratorio (sarebbe presente sul territorio romano) e non tramite il Futura Diagnostica di Avellinoche segue di norma i biancocelesti. Lo avrebbe fatto per avere un terzo giudizio rispetto al laboratorio Futura e il Synlab di Firenze cui si riferisce l’Uefa. Un giudizio che ha certificato la negatività del Mago spagnolo a fronte della positività dell’Uefa. Luis, con un post su Instagram, ha annunciato la negativizzazione pubblicando l’immagine del referto (anche la moglie è negativa). Il rebus da sciogliere è questo: il Mago è fermo dal 27 ottobre, i 10 giorni di stop che devono osservare i positivi asintomatici scadrebbero oggi (cui deve far seguito una visita medica completa).

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Caos tamponi, la Lega si riunisce: obiettivo centralizzare controlli in un solo laboratorio

Mentre la Procura Federale sta verificando eventuali infrazioni al protocollo e alle norme sulla necessità dell’isolamento per i positivi in casa Lazio, le altre società pretendo chiarezza. Il caso Immobile che, è entrato in campo e ha segnato contro il Torino, è un’anomalia che potrebbe ripetersi. La questione verrà affrontata oggi in Consiglio di Lega. Il presidente Paolo Dal Pino condivide la preoccupazione delle società calcistiche riguardo la vicenda Lazio. L’idea è quella di identificare una struttura unica che può centralizzare le informazioni e uniformare i risultati. Serve un sistema unico. Maurizio Casacco, numero uno della Federazione Medici Sportivi Italiani, ha espresso la sua in riferimento ai fatti: “Ci vuole un metodo di controlli centralizzati fatti in solo laboratorio”. La FMSI proporrà quest’idea, ma potrebbero essere adottate anche altre soluzioni.

Gazzetta dello Sport 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Positività a Formello: Procura al lavoro sulle comunicazioni tra la Lazio e la ASL 1

L'inchiesta della procura federale è soltanto agli inizi. Ma i dubbi che qualcosa non quadri in tutti i passaggi dell’affaire Lazio-tamponi non sono svaniti. Per ora sono agli atti le dichiarazioni del presidente Claudio Lotito e del medico sociale Ivo Pulcini, nonché tutta la documentazione degli esiti dei test diagnostici effettuati dalla Uefa attraverso la Synlab e dal laboratorio Futura Diagnostica di Avellino. Ma è chiaro che altro materiale dovrà essere tenuto presente, in particolare le interlocuzioni del club biancoceleste con la Asl di riferimento, Roma 1. Va infatti specificato che su una cosa le diverse circolari emanate in questi mesi non hanno cambiato il quadro: l’esistenza di casi di positività deve essere immediatamente segnalata all’Autorità sanitaria locale. Che interviene subito disponendo le modalità dell’isolamento. Tanto che a Formello, come in tutti luoghi dove si pratica un’attività sportiva, deve essere predisposto un locale per i positivi Covid prima che si diano indicazioni su dove trascorrere l’isolamento. Isolamento che recentemente ha visto modificarsi la sua durata: da 14 a 10 giorni, al termine dei quali un tampone negativo «libera» il positivo. La procura diretta da Giuseppe Chinè si muove nel recinto definito dalle norme introdotte dal consiglio federale lo scorso 8 giugno. Che prevedono una gradualità delle sanzioni, dall’ammenda fino addirittura all’esclusione dal campionato, passando per penalizzazione di punti e retrocessione all’ultimo posto. Finora i casi affrontati hanno portato a sanzioni minime. Paolo Maldini ha patteggiato un’ammenda per essere entrato nello spogliatoio dell’arbitro senza mascherina. Mentre il Ceo della Roma, Guido Fienga, è stato inibito per 30 giorni (il medico sociale Massimo Manara per 20) per non aver raccolto l’invito del Napoli al San Paolo di far spostare alcuni giocatori dalla panchina alla tribuna per osservare il distanziamento. È chiaro che l’eventuale violazione relativa a una rottura non autorizzata dell’isolamento, circostanza naturalmente da dimostrare in sede di giustizia sportiva, avrebbe un livello di gravità decisamente superiore. Peraltro presso la procura federale è aperto anche un altro fascicolo, quello relativo a Cristiano Ronaldo e agli altri calciatori della Juve, "contatti stretti" di una persona del gruppo squadra trovata positiva, che ruppero la quarantena per raggiungere le rispettive nazionali. La vicenda che è stata oggetto del ripetuto botta e risposta fra CR7 e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora.

gazzetta.it