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Tamponi a intermittenza: Lotito non esclude vertenza a Uefa e al laboratorio

Leiva e Strakosha totalmente negativi, Immobile positivo al genoma N (appartenente alla famiglia dei coronavirus, ma non riconducibile al Covid) e, secondo quanto sostiene la Lazio, utilizzabile in Champions perché nel complesso asintomatico e non contagioso al tampone molecolare eseguito lunedì dalla Futura Diagnostica di Avellino. Stesso risultato ottenuto dalla Synlab, il laboratorio di Firenze a cui si appoggia l’Uefa per i controlli ai club italiani prima delle partite europee, con determinazione opposta: divieto di giocare a San Pietroburgo.  Secondo lo staff medico di Formello, sulla base dei referti consegnati alla Procura Federale e segnalati anche alla Asl Roma 1, la Scarpa d’Oro e gli altri due giocatori, esclusi dalla trasferta russa, erano totalmente negativi anche prima di volare a Torino per l’ultima partita di campionato. Nessuna violazione al protocollo. E’ la posizione assunta dalla Lazio martedì e ribadita ieri attraverso una lettera inviata all’Uefa. Un’altra giornata infernale, di contatti frenetici e di continue riunioni in attesa di una risposta dall’organismo europeo. Non è arrivata per permettere, come confidava Lotito, a Immobile, Leiva e Strakosha di salire su un aereo privato e raggiungere San Pietroburgo (volo di tre ore e mezzo) in tempo utile. BATTAGLIA LEGALE. Vedremo se e come questo condizionerà le prossime mosse di Lotito, ancora più convinto di essere dalla parte della ragione e pronto a ingaggiare l’ennesima battaglia, passando al contrattacco con un’azione legale nei confronti dell’Uefa e del laboratorio che esegue i controlli. Non esclude una causa, è il suo terreno di caccia preferito. Valuterà bene nelle prossime ore, è pronto a difendere la Lazio, vuole arrivare in fondo: si sente dalla parte della ragione, se non gliela riconosceranno passerà al contrattacco. L’obiettivo principale, però, è diverso. Raggiungere, attraverso il dialogo con l’Uefa, uniformità di analisi dei tamponi. Lo ha ribadito Tare in diretta tv nell’imminenza della partita con lo Zenit. «Abbiamo collaborato con le istituzioni, rispettiamo le regole. Aspettiamo le risposte e poi decideremo. Siamo in buona fede, su questo non c’è da discutere. Immobile, Leiva e Strakosha sono negativi. Eravamo straconvinti potessero viaggiare con la squadra. Hakimi era un caso simile, ma non ci riguarda, neppure volevo parlarne a Bruges. Serve uniformità, solo così si può andare avanti, altrimenti discuteremo ogni settimana». QUI AVELLINO. Massimiliano Taccone, presidente di Futura Diagnostica, il centro specialistico di Avellino, nel pomeriggio attraverso una dichiarazione all’Ansa aveva provato a fare chiarezza sulla Lazio e si era riferito ad altri casi dubbi emersi nelle ultime settimane. «Tutti i calciatori della Lazio scesi in campo a Torino sono risultati negativi ai tamponi effettuati nei due giorni precedenti, venerdì 30 e sabato 31 ottobre. Nei successivi test, effettuati lunedì 2 novembre, un solo calciatore ha riportato una bassa carica virale relativa al gene N, gene non specifico del Covid ma appartenente alla famiglia più generica dei Coronavirus. Mentre gli altri due dei tre che non sono partiti per San Pietroburgo, e che per i laboratori Uefa sono positivi, ai nostri esami sono del tutto negativi al Covid». Letture differenti dello stesso tampone, processato da due laboratori diversi. «Non mi permetterei mai di mettere in discussione il lavoro dei laboratori Uefa, ma non è la prima volta che i risultati non coincidono. Faccio presente che parliamo di una discordanza su 2 dei 122 tamponi eseguiti lunedì sul gruppo Lazio. Già prima della partita con il Borussia del 20 ottobre c’è stato un caso di presunta positività (negativo per noi) rispetto al quale l’Uefa ha rivisto il proprio giudizio dopo aver ripetuto l’esame. Pensiamo possa essere successa la stessa cosa per questi due giocatori che a noi risultano negativi e a loro positivi. Su numeri così grandi può succedere. Per quello che ci consta la Lazio ha rispettato i protocolli alla lettera». 

Il Corriere dello Sport

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Verso Zenit-Lazio: nuovo giro di tamponi Uefa per la trasferta Champions

Altra competizione, altro giro di tamponi. Oggi nel centro sportivo di Formello nuovi test per rilevare eventuali contagi da Covid. Simone Inzaghi incrocia le dita. Mercoledì si gioca la terza sfida di Champions League in casa del San Pietroburgo, fischio di inizio alle 18:55. In palio ci sono punti importanti in chiave qualificazione. Il tecnico spera di non rivivere un'antivigilia simile a quella del match con il Bruges, con diversi giocatori fermati per positività. Falsi positivi, costretti allo stop per la gara in Belgio, e tornati utili in campionato. Ieri, con un una nota apparsa sul sito ufficiale, la Lazio ha fatto sapere che «tutti i tamponi ripetuti nella giornata di ieri (sabato, ndr), in ottemperanza alle disposizioni normative applicabili, hanno confermato la negatività del gruppo squadra». Tradotto: chi è partito per la trasferta di Torino, dallo staff tecnico ai giocatori, aveva i valori in regola. Non convocati per la sfida con i granata Vavro, Djavan Anderson, Lazzari e Luis Alberto. Il primo non desta preoccupazione: non è in lista Uefa e non parteciperà in ogni caso alla spedizione in Russia. Discorso diverso per gli altri tre. Dall'esito dei tamponi, effettuati secondo il protocollo Uefa che si avvale della SynLab, noto gruppo di diagnostica internazionale, dipenderà la loro convocazione. La speranza è che non ci siano sorprese e brutte notizie. Del resto, anche Simone Inzaghi, nel post gara con il Torino è stato chiaro sulla questione assenze: «Queste sono le difficoltà che credo abbiano anche i miei colleghi – spiega l'allenatore -. In questo momento avrei bisogno di più rotazioni perché giochiamo ogni due giorni e mezzo, e oltre alle difficoltà per il Covid ho timore di qualche infortunio. Ma la situazione è di grande difficoltà». Insomma, un'altra giornata intensa nel Training Center. Le operazioni verranno monitorate dal responsabile sanitario del club, il professor Ivo Pulcini, insieme al presidente, Claudio Lotito. 
V. C. – Il Messaggero

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Tamponi oggi e sabato mattina: sei componenti gruppo squadra in isolamento

L’entusiasmo Champions, le preoccupazioni legate al rischio che il contagio si allarghi all’interno dello spogliatoio, i controlli a tappeto previsti per questa mattina, a 48 ore dalla partita di Torino, e da ripetere anche domani nell’imminenza della trasferta. La Lazio è in ansia, neppure riesce a godersi il primato nel girone di Champions, dove mancava da tredici anni e che ha avviato battendo il Borussia Dortmund all’Olimpico e pareggiando a Bruges in condizioni di assoluta emergenza. Inzaghi, dopo il rientro in nottata, ha preferito dormire al centro sportivo di Formello e non rientrare a casa per motivi prudenziali. Due componenti dello staff tecnico e quattro giocatori, bloccati dall’Uefa, sono in isolamento domiciliare e hanno saltato la trasferta in Belgio. La Lazio ha accettato l’esito dei controlli europei nonostante ci fossero almeno due casi considerati “border line”, asintomatici e senza alcuna carica virale. Andreas Pereira era stato classificato (come Hakimi dell’Inter) “falso positivo”: aveva in precedenza superato un’infezione respiratoria (non Covid) e l’Uefa lo ha autorizzato a partire mercoledì verso Bruges dopo il secondo tampone negativo. L’ex Manchester United, già reinserito nel “gruppo squadra” sabato per Lazio-Bologna, era negativo da giorni. Vedremo, tra oggi e domani, se all’esito dei controlli verrà ribaltato in un paio di casi il verdetto emerso (con qualche perplessità) tra lunedì e martedì: l’Uefa fa tamponi molecolari come la Serie A, ma la soglia fissata di positività è più bassa. Nel dubbio un “sospetto positivo” non parte per la trasferta o non gioca. VERIFICHE. La Lazio non comunica i nomi per la legge sulla privacy, ma si sa che Inzaghi non ha potuto contare a Bruges su Immobile, Luis Alberto, Lazzari e Djavan Anderson. Sono in isolamento domiciliare, come peraltro ha testimoniato Jessica, la moglie di Ciro, sui social. Lo ha chiarito Fabio Rodia, medico sociale della Lazio: sono in corso accertamenti e verifiche. Solo all’esito dei tamponi, tra oggi e domani, si potranno tirare le conclusioni. La procedura, in caso di accertata positività, prevede uno stop di 10 giorni e la riammissione (previ esami di controllo) con il primo tampone negativo. E se fosse dimostrato che almeno un paio di questi giocatori (in assenza di sintomi e con soglia infinitesimale) avrebbero potuto giocare a Bruges? La Lazio non è entrata in contrasto con l’Uefa, ma non ha perso le ultime speranze di recuperarne un paio per Torino e/o San Pietroburgo. PROCURA. Ci sono altri cinque giocatori (Cataldi, Armini, Strakosha, Leiva, Luiz Felipe) che erano stati isolati dalla Lazio, nonostante i tamponi negativi, già prima della trasferta di Bruges. Lo avrebbero accertato anche gli ispettori della Procura Federale inviati a Formello mercoledì, come prevede la prassi, perché la Figc controlla il rispetto del protocollo in tutti i centri sportivi della Serie A. Scelta cautelativa della società, che “anticipa” l’esclusione dal gruppo in caso di minimo dubbio o sintomatologia (problemi intestinali, raffreddore, debolezza) non chiara o sospetta. Non si può escludere che da questo gruppo di cinque giocatori, in caso di tampone negativo tra oggi e domani, uno o due riescano a tornare a disposizione di Inzaghi. Così come non si può escludere che tra i reduci di Bruges il virus si sia diffuso ulteriormente, colpendo altri giocatori. I tempi di incubazione sono di 5-6 giorni. Bisogna solo aspettare. Gli allenamenti di questa mattina (ore 15) e domani (ore 15) chiariranno la possibile formazione verso Torino. L’ipotesi di rinvio della partita è remota per un semplice calcolo. Si può chiedere contando 10 positivi in una settimana dal primo caso. La Lazio ne aveva 4 (per l’Uefa) da lunedì. Dovrebbero aggiungersene almeno sei. Nessuno se lo augura. 
F.P. – Il Corriere dello Sport

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Il protocollo Covid19: cosa resta a 130 giorni dal via al campionato post lockdown

La Serie A, come tutte l’Italia, è ostaggio del Covid 19. I casi continuano a moltiplicarsi, tracimando spesso in autentici focolai: è successo prima di tutti al Genoa, oggi il caso di scuola è la Reggiana, in Serie B, con 29 positivi. Ma anche Milan, Inter e Lazio hanno numeri significativi. La sensazione nitida è che, a 130 giorni dalla ripresa del campionato dopo il lockdown, i protocolli per la sicurezza dei calciatori sembrano già superati.

Il protocollo sbiadito

Nell’ultima parte della scorsa stagione, quella subito dopo la “Fase 1”, in Serie A non si era registrato nemmeno un caso. Si ripartì seguendo alla lettera un protocollo, definito dalla Lega Serie A e validato dal Comitato tecnico scientifico del governo, e tuttora in vigore: il testo prevede che la squadra che abbia un positivo possa comunque giocare il campionato, ma dopo l’isolamento domiciliare del giocatore contagiato e aver chiuso il gruppo squadra chiuso in una “bolla”, nel centro sportivo o in una struttura precedentemente indicata, come un hotel, senza contatti con l’esterno. Sempre più spesso però questo non succede: Inter, Roma e Milan, solo per citare gli ultimi casi, con autorizzazione dell’Autorità sanitaria, territoriale o locale che sia, hanno ottenuto la possibilità di concedere ai calciatori di rompere la "bolla" e dormire in casa. Una deroga al protocollo – che è già deroga di per sé – ma che pone una questione: il Cts ha permesso lo svolgimento delle partite nonostante i casi di positività solo alle condizioni previste dal protocollo. Chi autorizza le società che agiscono in deroga a scendere comunque in campo? Domanda ancora più pertinente dopo il caso di Juve-Napoli, quando Serie A e Figc hanno discusso proprio un parere vincolante di una Asl in ragione del protocollo.

Il “modello” Roma

Quello che molti pensano e nessuno dice è che, senza test continui, la “bolla” possa essere addirittura controproducente. Il rischio infatti è di chiudere in un gruppo ristretto che passa le giornate insieme, anche chi tra un tampone e quello successivo – col nuovo protocollo passano anche sette giorni – può essere diventato positivo. La Roma sta studiando una soluzione per superare il rischio: il club ha infatti scelto di sottoporre ogni giorno tutto il gruppo squadra a tamponi antigenici e ha ingaggiato un infermiere che possa effettuarli a Trigoria: meno invasivi, con risultati immediati e un’attendibilità del 96%, permettono di individuare subito un caso e isolarlo prima che venga in contatto coi compagni, in attesa di fare il test molecolare di conferma. Anche altri club hanno iniziato a informarsi: il sistema dovrebbe permettere (il condizionale è obbligatorio, col Covid) di prevenire la formazione di focolai interni. Non solo, il club applica anche alla Primavera il protocollo previsto dalla Lega Serie A per un totale di oltre 8mila tamponi effettuati da maggio.

Il laboratorio sotto esame

Un altro falso positivo nei test Uefa. Il laziale Pereira è solo l’ultimo calciatore che vede farsi comunicare una positività sospetta prima di una gara internazionale, poi smentita dal secondo tampone. Una settimana fa era capitato all’interista Hakimi con coda polemica, visto che aveva dovuto saltare il match col M’gladbach. E in precedenza con l’Italia ad El Shaarawy e a due giocatrici della Nazionale femminile. Il minimo comune denominatore è il laboratorio di analisi Synlab, scelto dalla Uefa per tutti i propri test, dalle competizioni per club a quelle per nazionali. Problemi simili li avevano riscontrati anche la nazionale irlandese e i kosovari del Prishtina. Il “problema” sarebbe la quantità di virus: nei test Uefa la soglia è molto bassa, partendo dall’idea che è “meglio fermare un sospetto positivo che lasciare andare uno che potrebbe esserlo”. Il problema è che cariche virali molto basse potrebbero essere la spia di un falso positivo. E, molto spesso, il tempo per eseguire un altro test di conferma non c’è.

la Repubblica

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CoVid19, a Formello gli ispettori della Procura Federale per verificare rispetto protocollo

Sulla questione focolaio scoppiato in casa Lazio, ieri gli ispettori della procura Figc, guidata dal pm Chiné, hanno voluto vederci chiaro. Soprattutto perché la comunicazione e le modalità con cui sono emersi hanno fatto sorgere più di una domanda. Ecco perché sul club biancoceleste c'è un faro puntato della procura. Ad onor di cronaca va detto che ogni volta che una squadra rileva un caso gli 007 federali si muovono per capire se è stato rispettato o meno il protocollo (è stato fatto anche con il Napoli, il Genoa e la Juve per citare i casi più recenti). La Lazio avrebbe dovuto ricevere un controllo la prossima settimana, Chiné ha voluto, invece, anticipare i tempi. E così ieri gli ispettori hanno fatto visita ai biancocelesti.
NEGLI UFFICI DEL MEDICO
Un lungo faccia a faccia tra il presidente Lotito e gli ispettori, negli uffici del prof. Ivo Pulcini. Una riunione per fare luce su alcuni punti e controllare che tutta la procedura sia stata rispettata. Controllati tutti i registri. In particolare si voleva fare chiarezza su come fosse scoppiato il focolaio. Dai tamponi fatti dalla Uefa i positivi sarebbero una decina. Ma come sottolineato dal coordinatore dello staff medico, Fabio Rodia: «Ci sono alcuni casi da verificare». I tamponi dubbi sarebbero tre o quattro. Tra cui Immobile asintomatico. Ora che cosa succede? I giocatori fermati sono stati mandati a casa in isolamento preventivo. Nei prossimi giorni verranno sottoposti a nuovi tamponi. Il regolamento della Figc non fissa un limite. Tradotto potrebbero farli anche tutti i giorni da qui alla gara contro il Torino. Di sicuro c'è quello obbligatorio a 48 ore dalla sfida. Ieri i tamponi di controllo hanno confermato quanto emerso da quelli Uefa. Il rischio è che Inzaghi possa trovarsi in grande emergenza sia contro il Toro (domenica1 novembre) sia contro lo Zenit in Champions (mercoledì 4). Ecco perché la società potrebbe valutare di chiedere un rinvio contro della sfida contro i granata come sottolinea il ds Tare: «Il pensiero ci passa, ma dobbiamo aspettare tutte le verifiche dei tamponi e venerdì tireremo le somme su tutta questa situazione».
E.B. – Il Messaggero

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L’ex Bologna Paganin: “Con i felsinei gara spartiacque per la stagione. Svanberg un buon profilo anche per la Lazio”

La Serie A chiama, la Lazio è obbligata a rispondere. Archiviato l’esordio vittorioso in Champions League contro il Borussia Dortmund, i biancocelesti guardano già al prossimo impegno in calendario in un tour de force post nazionali che non concede distrazioni. Sabato sera all’Olimpico arriva un Bologna ferito e voglioso di riscatto con gli uomini di Inzaghi obbligati, dal canto loro, a ritrovare i tre punti così da cancellare una volta per tutte il brutto k.o. rimediato con la Sampdoria. Per analizzare al meglio i temi della sfida, LazioPress.it ha contattato in esclusiva l’ex difensore rossoblù Massimo Paganin.

LA LAZIO DOPO LA BRUTTISSIMA PROVA DI GENOVA HA DOMINATO IL BORUSSIA DORTMUND CON UNA VERA PROVA D’ORGOGLIO. QUAL È LA VERA FACCIA DEI BIANCOCELESTI?
“Credo vada fatta una giusta media tra le due. La vera faccia può essere quella vista con il Borussia Dortmund, mentre la Lazio ammirata in campionato deve ancora crescere. I capitolini, considerando le ultime stagioni, hanno fatto un percorso di crescita importante, i calciatori sono maturati ulteriormente e la squadra si conosce da tanto tempo. Penso che la Lazio sia in grado di competere con le squadre più forti del panorama nazionale ed internazionale. Quando ci si classifica tra le prime lottando per la vetta fino al lockdown significa che ci sono dei valori ed un percorso di crescita capace di regalare consapevolezza e maturità. La prestazione con il Borussia Dortmund non è un evento a sé, ma nasce dalla sommatoria di tutti questi elementi”. 

ORA I BIANCOCELESTI SARANNO OBBLIGATI A CONFERMARE CON IL BOLOGNA LE BUONE SENSAZIONI PERCEPITE MARTEDÌ. IN QUEST’OTTICA, IL MATCH DI SABATO ASSUME ANCORA MAGGIORE IMPORTANZA?
“Assolutamente. Contro il Bologna sarà una gara spartiacque perchè, anche se siamo ancora all’inizio, dopo un inizio a marce ridotte è necessario compiere il salto di qualità confermando la prestazione di martedì affrontando una squadra che non è partita benissimo e con molti gol subiti. I rossoblù sono una formazione che gioca bene, ma la Lazio deve fare il salto di qualità per alimentare il momento positivo e trovare la continuità di risultati”. 

CHE SUCCEDE AL BOLOGNA? È SOLO UNA FALSA PARTENZA O C’È GIÀ ARIA DI CRISI?
“Il campionato di quest’anno è anomalo, stiamo vivendo un momento delicato anche per quanto riguarda il calcio. A cavallo tra giugno e luglio sono state giocate molte partite in poco tempo ed i calciatori sono arrivati stanchi a fine stagione riprendendo poi dopo pochi giorni la nuova annata. Credo che i vari tecnici stiano cercando di valutare il carico di lavoro per i propri giocatori e non sempre trovano la soluzione giusta. Non è detto che terminando bene lo scorso campionato si debba iniziare al meglio quello nuovo, non è così automatico. Ci sono delle cose da fare mettendosi nuovamente in discussione e ritengo che il Bologna stia trovando questo tipo di difficoltà. I felsinei sono una buona squadra di metà classifica, lo scorso anno sono arrivati a ridosso della zona Europa allontanandosi solo nelle ultime giornate. Ancora manca la mentalità necessaria per questo step, mentre la Lazio ha mostrato di essere cresciuta a livello europeo e anche in Serie A ha fatto molto bene. I biancocelesti devono solo riprendersi. Sabato, dunque, sarà una partita importante perchè il Bologna è in un momento difficile e la Lazio si deve ripetere dopo aver dimostrato di aver superato le prime difficoltà vincendo in Champions League”. 

A TAL PROPOSITO, TRA LAZIO E BOLOGNA CHI PENSI ABBIA IL MINOR MARGINE D’ERRORE?
“Non c’è una squadra che rischia meno dell’altra in questo momento. Il Bologna perdendo aprirebbe una crisi, la Lazio, invece, tornerebbe sulle “montagne russe”. Quella di sabato è una gara che, pur essendo solamente la quinta giornata di campionato, assume dei risvolti importanti per ambo le compagini. La Lazio deve dimostrare di poter stare con le grandi lì davanti evidenziando come le prime giornate siano state solamente un passo falso”. 

CON IL BORUSSIA DORTMUND È STATA EVIDENTE L’IMPORTANZA DI LUIZ FELIPE NELLA RETROGUARDIA BIANCOCELESTE. DA EX DIFENSORE, PENSI CHE CON IL RIENTRO DEL BRASILIANO LA DIFESA DEI CAPITOLINI POSSA TORNARE QUELLA AMMIRATA NEL PRE LOCKDOWN?
“La Lazio, indipendentemente dai singoli, è una squadra che fa molto bene la fase difensiva. Scende in campo con un 3-5-2 capace in zona offensiva di creare molto, mentre quando serve coprire ha tutti gli interpreti, compreso Immobile, che rientrano dietro la linea della palla. Sotto questo profilo è quindi importante l’identità che Inzaghi ha dato alla squadra creando una formazione brava a ricompattarsi e chiudere le linee di passaggio, soprattutto centralmente, concedendo poco agli avversari. È importante mettere in atto un’ ottima fase difensiva specialmente quando si ha, come nel caso della Lazio, molta qualità in fase di ripartenza e nelle transizioni offensive. Acerbi dà il suo equilibro perchè è un giocatore d’esperienza, Luiz Felipe ha portato la qualità. È un calciatore molto giovane che sta crescendo e può ancora migliorare nel nostro campionato”. 

IN CONCLUSIONE, PROPRIO SUI GIOVANI, MA DEL BOLOGNA. CHI CONSIGLIERESTI ALLA LAZIO?
“Svanberg mi piace molto. È un esterno nel 4-2-3-1 del Bologna e, a mio modo di vedere, potrebbe fare anche il quinto di centrocampo per le caratteristiche che ha. La Lazio di esterni potrebbe aver bisogno nei prossimi anni. Svanberg è un ragazzo che mi piace tanto, capace di adattarsi a diversi moduli di gioco. Lo ritengo un profilo interessante. Inoltre, da esterno è capace di trovare con buona continuità la via del gol questa è una caratteristica importante”.  
 

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Col Bologna alla ricerca del primo successo casalingo in serie A. Lazzari c’è

Una partita che si chiama desiderio. L'idea, perché no, ma soprattutto la voglia di riprendere in mano un sogno e cominciare a cavalcarlo di nuovo. Di una squadra che sull'onda del trionfo col Borussia Dortmund si ritrovi una volta per tutte e torni a brillare con continuità. Domani, la Lazio affronta il Bologna. Una partita e una squadra dal sapore speciale. Otto mesi fa, grazie a una vittoria firmata da Luis Alberto e Correa, la formazione laziale, dopo una cavalcata pazzesca in campionato, si ritrovò per una giornata in vetta alla classifica con due punti sulla Juve e ben otto sull'Inter. Non succedeva da vent'anni. Per come ne parlano ancora i tifosi sembra un amarcord. Eppure, non è così lontano. Era il 29 febbraio, Inzaghi e i suoi ragazzi sorpresero tutti per la semplicità, la qualità e la forza con cui scendevano in campo e vincevano le partite. Quella col Bologna fu l'ultima partita prima del lockdown totale a causa della pandemia. Poi si riprese a luglio, ma Immobile e compagni non riuscirono più a esprimere quel tipo di calcio e il sogno scudetto svanì. Adesso, in qualche modo si riparte, e chissà che non sia proprio un segno del destino che all'Olimpico arrivi il Bologna.
SI RICOMINCIA
Quasi fosse una nuova chiamata, un modo per riprendere il discorso perché la sensazione è che quel 29 febbraio sia stato spezzato un filo. Ecco, dunque un'occasione per rimettere in qualche modo le cose a posto. Già perché la squadra di Inzaghi, al di là delle ambizioni, cerca la prima vittoria casalinga, dopo la sconfitta con l'Atalanta e il pareggio con l'Inter. Davanti, come otto mesi fa, c'è sempre Sinisa Mihajlovic, l'ex che tutti i sostenitori di fede laziale hanno ancora nel cuore. Il tecnico serbo non se la passa bene, visto che nelle prime quattro giornate ha rimediato tre sconfitte. La sua squadra non è certo in vena di regali anzi darà battaglia e conquistare i tre punti per la Lazio non sarà facile. Ma i segnali sono dalla parte biancoceleste. Non solo l'arrivo del Bologna, ma anche la vittoria sul Borussia che, guarda caso, si è verificata ad un anno di distanza esatto dalla clamorosa rimonta sull'Atalanta, ripresa dopo uno 0-3 nel primo tempo. Anche quella una partita che diede la scossa alla squadra di Inzaghi per recuperare punti e arrivare prima davanti alla Juve, seppur per un giorno soltanto.
OCCASIONE REINA
Rispetto a quella Lazio che affrontò il Bologna, qualcosa è cambiato. La colonna portante della squadra è sempre la stessa con Luis Alberto, Milinkovic e Immobile, ma con loro ci sono volti nuovi come Muriqi, Reina, Fares e Pereira. E tutti spingono per giocare e mettersi in mostra. Per il forte ed esperto portiere spagnolo potrebbe essere l'occasione giusta per debuttare dal primo minuto. Oggi il tecnico deciderà se dargli spazio o far continuare Strakosha. Il gigante kosovaro, dopo qualche scampolo a Genova e col Borussia, scalpita per affiancare Immobile. E domani potrebbe essere la giornata giusta. Altri dubbi sono legati a Leiva, anche perché mercoledì prossimo c'è un'altra gara di Champions e centellinare il brasiliano appare una mossa saggia. In ballo ci sono Parolo, favorito, e uno tra Escalante e Cataldi. In difesa anche potrebbe esserci qualche rotazione con Hoedt pronto a prendere il posto di Luiz Felipe. La grande sorpresa arriva da Lazzari che ha bruciato le tappe. L'esterno ha già recuperato, ieri ha lavorato in gruppo e a Bologna potrebbe andare in panchina, pronto per rientrare col Bruges. Fares e Marusic dovrebbero essere confermati. Col Bologna Inzaghi spera di ripartire e non fermarsi più.
D. M. – Il Messaggero

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Gioco delle coppie, in attacco si puó: Muriqi in campionato, Immobile-Correa in Champions

Vedat Muriqi viaggia verso la Sampdoria a vele spiegate. L’intesa a Formello con Felipe Caicedo è sempre migliore e va affinandosi al Fersini nel corso della sosta per le nazionali. L’infortunio del kosovaro sembra alle spalle e secondo Il Messaggero il rientro tardivo del Tucu Correa rende oggi l’ex Fenerbahce il candidato numero uno per una maglia da titolare contro Quagliarella e compagni. Nella giornata di ieri un’altra tripletta per il nuovo centravanti, che dovrebbe iniziare dal 1′ a Genova per poi permettere a Inzaghi di cambiare coppia d’attacco nel debutto Champions col Dortmund, quando dal primo minuto ci saranno i riposati Correa e ImmobileMuriqi va di corsa, vuole prendersi la Lazio. Laziopress.it

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Verso il Borussia, Hitzfeld: “Gara incerta, ma se il Dortmund va in vantaggio… Immobile? Inzaghi deve tenerlo sereno”. Poi retroscena Riedle…

Ha fatto la storia, diventando leggenda. Del Borussia Dortmund, ma anche del calcio tedesco. Nell'unico precedente fra Lazio e Borussia Dortmund (quarti di finale della Coppa Uefa 1994-95) sulla panchina dei gialloneri c'era Ottmar Hitzfeld. Erano due squadre che da lì a pochi anni sarebbero cresciute enormemente: la Lazio, grazie agli investimenti di Cragnotti, arrivò a vincere, fra gli altri titoli, scudetto e Supercoppa Europea. Il Dortmund proprio grazie alla furbizia tattica di Hitzfeld, si impose in Coppa Campioni. “Furono due partite difficilissime – ricorda Hitzfeld –. La Lazio era forte, si vedeva fosse destinata a diventare una top a livello mondiale. Aveva ottimi difensori, ma con Zeman era fortissima ad attaccare. Perdemmo l'andata 1-0 a Roma, fu difficile mantenere la porta inviolata al ritorno".
Il Dortmund ci riuscì, segnando il gol qualificazione al 90' con Riedle, ex di quella sfida…
“Kalle non avrebbe mai lasciato la Lazio. In Italia stava benissimo, anche per quel che riguarda la vita privata. Ci teneva a far bene. In quei giorni l'ho calmato, per lui la Lazio era speciale”.
Inzaghi deve fare altrettanto con Immobile, altro ex?
“È giusto parlare con gli ex nei giorni precedenti la partita. Sono i più coinvolti emotivamente. Inoltre possono dare qualche informazione… Ma credo che Ciro vada frenato. Immagino frema, a maggior ragione con la squalifica in campionato, perché ha tanti giorni per pensare alla sfida col Borussia. L'esperienza in giallonero però lo ha maturato”.
Considera la sua avventura in Germania un fallimento?
“A Dortmund non ha funzionato, ma era la squadra a non vivere una buona annata. Immobile non è uno che salta tre avversari e segna, lui ha bisogno della squadra per far bene, ed è quella che mancò. Lui però anche al Borussia ha dimostrato di avere l'istinto del gol. Quello per me non lo si apprende: o ce l'hai o non ce l'hai. E lui ha vinto la Scarpa d'Oro…”.
Che gare saranno quelle fra Lazio e Dortmund?
“Incerte. Al Borussia manca equilibrio. La squadra è giovane, non abituata alle sfide internazionali. Quando gli avversari hanno qualità va in difficoltà, proprio perché i tanti giovani, inevitabilmente, sono privi di esperienza”.
Mancherà Akanji, ma ci sono Sancho e Haaland…
“Akanji è un'assenza importante. Aiuta nella costruzione del gioco, per me è anche più forte di Hummels. Sostituirlo senza che la squadra ne risenta è impossibile. Haaland mi piace tantissimo: per la struttura fisica che ha è incredibilmente veloce. Per me può raggiungere livelli altissimi, è un calciatore speciale. Oltre ad avere il fiuto del gol, essendo un nordico, è anche molto freddo sotto porta. Sbaglia raramente. Sancho è più altalenante”. Gazzetta dello Sport

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Sette gare in 22 giorni e tanti infortunati. Inzaghi: “Siamo pronti, i ragazzi mi seguono”

«L’Italia non si può fermare, neanche il calcio»Simone Inzaghi non ci gira intorno e va dritto al punto: «Penso che ci siano delle regole da rispettare, sono chiare per tutti. Bisogna continuare sapendo che, finché non ci sarà il vaccino, dovremo convivere con il Coronavirus. Rispetto a marzo ora siamo più pronti e preparati. Normale però che bisogni prendere delle precauzioni e vivere con grande intelligenza»Presente al Festival dello Sport, l’allenatore della Lazio ha spiegato le sue ragioni, proponendo una possibile soluzione: «Purché non si fermi il campionato, io sono d’accordissimo per la bolla. So che ci potrebbero essere dei problemi, visto che tutti abbiamo delle famiglie, però l’importante è che non si fermi ancora tutto». Oggi e giovedì a Formello sono previsti i cicli di tamponi al gruppo squadra. Ieri intanto si è goduto la domenica libera, Inzaghi, pronto a ricominciare a lavorare sul campo. «Avremmo potuto avere un punto in più con l’Atalanta e abbiamo avuto qualche problema con i nuovi acquisti, ma sono fiducioso. Ho voglia di fare questa stagione da protagonisa e giocarmi la Champions con i miei ragazzi. Sono molto sereno perché nonostante potevamo avere qualche punto in più la squadra mi segue». A far ben sperare il tecnico, oltre alla grande reazione contro l’Inter e alle prestazioni di alcuni giocatori in nazionale (Milinkovic su tutti), è l’inserimento dei nuovi acquisti: Andreas PereiraMuriqi e Hoedt. Che verranno coinvolti nelle rotazioni a partire da sabato a Marassi, quando si aprirà un ciclo intento e determinante per il cammino futuro della Lazio: in ventidue giorni i biancocelesti giocheranno quattro partite in campionato (Sampdoria, Bologna, Torino e Juventus) e tre in Champions (Dortmund all’Olimpico il 20 ottobre, poi a Brugge il 28 e il 4 aprile in casa dello Zenit). Domenica di terapie a Formello per Luiz Felipe, rientrato alla base nel fine settimana dopo aver eseguito degli accertamenti alla caviglia in Germania. Nei prossimi giorni farà altri controlli: sarebbe dovuto rientrare dopo l’Atalanta, sono poche le speranze di averlo a disposizione per la Sampdoria (sabato ore 18). Il brasiliano è considerato titolare, al pari di Radu, anche lui out per una lesione al flessore: il 33enne difensore non è stato inserito nella lista del campionato, ma il suo nome verrà aggiunto appena sarà guarito. La stessa strategia che la società vuole utilizzare con Lulic, che Inzaghi attende con ansia da mesi. «Manca da 9 mesi, è un giocatore importante e– ha chiarito l’allenatore – spero di ritrovarlo al più presto perché per noi è fondamentale». Anche su Marusic non arrivano buone notizie dall’infermeria: confermate le tre settimane di stop per la distorsione alla caviglia rimediata contro l’Inter. Per Escalante, sabato in Paideia, solo un affaticamento. La Repubblica