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Il Sergente ed il derby, un anno e mezzo fa scattó pa scintilla

La prima volta si baciò l’aquila sul petto, questa potrebbe essere l’ultima del Sergente col baffetto. Milinkovic è già sull’attenti, vuole tornare decisivo in un derby e congedarsi con un grande regalo per i suoi 24 anni, ma soprattutto per i tifosi. Con la Roma sarà il suo ottavo scontro: ne saltò due alla prima annata con Pioli, gli ultimi tre li ha falliti. E’ un anno e mezzo che non riesce a incidere nella stracittadina, Milinkovic. Eppure nel 2017 era diventato un vero incubo giallorosso: due gol e un assist nelle semifinali di Coppa Italia, nel 3 a 1 del ritorno in campionato un altro filtrante decisivo per Keita. Sergej a esultare sotto la Sud era diventata quasi la normalità, quest’anno in generale sta invece faticando a ritrovare le magie e la continuità. Colpa del mondiale e della mancata preparazione, di una serie d’infortuni, ma anche di un suo trasloco in mediana. Inzaghi gli ha chiesto d’arretrare per dare più equilibrio alla squadra. A inizio stagione il serbo aveva anche sofferto la pressione di un’estate in cui era salita alle stelle la sua valutazione.

GOL
Tutti volevano Milinkovic, nessuno lo ha preso. Lotito ha detto no e il serbo ne ha risentito. Poco importa che abbia rinnovato il contratto, Sergej non è mai tornato quell’incosciente giovanotto che s’immortalava sotto al ponte coi macabri manichini all’ombra del Colosseo. Nei piedi aveva una pistola, in faccia il diavolo per consacrarsi anche sui social come nuovo idolo. Eppure, dopo gli affanni iniziali di quest’anno, pure la Nord in un certo periodo lo ha abbandonato. Adesso Milinkovic è quasi tornato. Col ringhio da mezzala, il tocco da fantasista e la profondità da centravanti, adesso deve solo ritrovare le reti. Martedì è stato comunque l’unico a centrare la porta, nel derby Milinkovic vuole sfondarla. Aveva patito uno stiramento, è andato in Serbia per guarire prima. Era in campo in tempo record a Siviglia e contro il Milan ha dimostrato di aver già ritrovato un’ottima forma. Gli manca un gol (è a quota 4 contro i 9 nello stesso frangente della scorsa annata) dalla sfida col Novara, lo cerca nella stracittadina. Col Milan ha combattuto, fatto le sponde e un lancio millimetrico per Romulo nella miglior chance del primo tempo. Poi ha provato la semirovesciata e impegnato Donnarumma dalla distanza. E’ tornato a lottare, Milinkovic, dovrà essere un valore aggiunto domani. Anche perché questo potrebbe essere il suo ultimo derby. Martedì sera Elliot e Lotito hanno riparlato del suo cartellino. Il club rossonero aveva tentato l’assalto in estate e non lo ha mai dimenticato. Da mesi sta riprovando a gettare le basi per l’acquisto a giugno. Per abbassare il conto potrebbe inserire nell’affare Cutrone, visto che è chiuso da Piatek e la Lazio cerca a tutti i costi un alter ego d’Immobile.

ULTIMO STADIO
Altri rumors – etichettati dal club di via Aldo Rossi come Fantacalcio – parlano addirittura dell’inserimento del serbo come acconto di un prestito da 300-400 milioni del fondo gestore rossonero alla Lazio per la costruzione nella capitale del proprio stadio. Su questo fronte qualcosa si sta muovendo: la prossima settimana in un incontro ufficiale a Formello, dopo le polemiche per la visita alla nuova sede della Roma, alla sindaca Raggi potrebbe essere ripresentato il progetto. All’inaugurazione difficilmente ci sarà Milinkovic in locandina con l’aquila sul petto.

ilmessaggero.it

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La mutazione genetica della Lazio: meno gol, più solidità difensiva

ROMA Ha venduto al Diavolo la mira. La Lazio torna bella, ma non balla. Dodici tiri, cinque nello specchio, centrato appena una volta. Solo con Milinkovic e una debole rasoiata. Dopo Siviglia e Genova, si amplifica la crisi biancoceleste sotto porta, anche se è prezioso questo 0 a 0 (ironia del destino, come l'anno scorso) contro il Milan all'andata. 
Nella prima semifinale di Coppa Italia, i ragazzi d'Inzaghi risorgono con una prestazione d'orgoglio, ma devono fare i conti con la solita mancanza di cinismo. Era dietro (almeno a livello d'infortuni) l'emergenza, invece la difesa stavolta fa la forza. Acerbi annienta il pericolo Piatek, stravince ogni duello, Patric e Bastos ai suoi lati fanno su Borini e Suso un pregevole lavoro sporco sino al novantesimo. Leiva alla fine torna in mediana e anche la sua regia torna una meraviglia. 
Così Strakosha non deve fare mezza parata e la sua porta resta immacolata. Il problema è che non va peggio a Donnarumma, nonostante la Lazio abbia diverse occasioni per trafiggerla. È ancora irriconoscibile Immobile, si divora un rigore in movimento, poi – sostituto – in panchina si dà il tormento. Nel 2019 ha trovato solo 4 reti: 2 al Novara, una a Napoli e Inter. In totale sono 15 in stagione, ne mancano 11 (erano 26) rispetto all'anno scorso. Forse, dallo sbarco a Formello, questo è il suo peggior momento.
IL DIGIUNODai supplementari con l'Inter, Ciro non ha ancora mai recuperato la forma. La sua ultima firma risale proprio a quel 31 gennaio. Così il mese di febbraio dice tutto: se non fosse stato per i due centri di Caicedo contro Frosinone ed Empoli, nessun calciatore offensivo biancoceleste sarebbe andato a segno. Correa non brilla da dicembre quando siglò il vantaggio contro l'Eintracht Francoforte. Anche martedì sera l'argentino si è risvegliato dopo un tempo, ma sino alla fine è stato troppo dribbling e fumo. Per questo nel derby Inzaghi è pronto a rilanciare sulla trequarti Luis Alberto, che col Milan ha fatto solo un po' di rodaggio. Pure lo spagnolo e il pimpante Milinkovic sono a secco dalla sfida col Novara di metà gennaio e sono a meno 5 reti (passati rispettivamente da 8 a 3 e da 9 a 4) dai personali score dello scorso anno. 

LA NUOVA ROCCAFORTEDalla gara con la Juve, otto partite, 41 tiri in porta, 86 totali, appena 5 gol. Diventano 6 nelle 9 gare complete del 2019. Solo uno invece (quello di Badelj a Genova) nelle ultime 4. Mancano 21 centri dal trio (Immobile-Luis-Milinkovic) delle meraviglie, ne mancano 32 alla Lazio dopo 35 gare ufficiali. Oggi sono 47 i gol biancocelesti, un anno fa erano 79 fra campionato e coppe. 
I ragazzi d'Inzaghi erano insomma famosi per le goleade, che sopperivano alle reti subite. Esattamente 43 come dodici mesi fa, ma la prestazione della difesa col Milan è la nota più positiva. Perché il 26% dei centri incassati era arrivato negli ultimi 15' di ogni sfida sinora. Invece regge sino alla fine stavolta la retroguardia e fa ben sperare contro il peso offensivo della Roma. 
Per restare aggrappati al quarto posto però bisognerà vincere, quindi tornare a segnare. Dopodomani sarà derby e non basterà solo Acerbi. 

Il Messaggero

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Inzaghi-Lotito resa dei conti a fine stagione

ROMA – È un derby crudele, modello rischiatutto, battistrada. E’ un derby che può portare lontano, è un derby che può portare guai. Indirizzerà scenari, mette in gioco pezzi di futuro. Questo derby inizierà a dirci tante cose. Fronte Lazio ci dirà se Inzaghi è riuscito a rigenerare la Lazio definitivamente, così è sembrato nella prima semifinale contro il Milan. Ci dirà se sarà riuscito a ridarle i gol perduti (uno solo segnato nelle ultime 4 partite). Ci dirà se Simone si sarà rilanciato nella corsa Champions. Il Milan è quarto (45 punti), la Roma è quinta a un punto, la Lazio è a -7 dai rossoneri ed è a -6 dai giallorossi, ma ha una partita in meno. Inzaghi deve vincere per accorciare le distanze, aspettando il recupero con l’Udinese fissato ieri dalla Lega per il 10 aprile. Lotito, invece, ha fissato la resa dei conti per fine anno. Mai come oggi sono tutti in discussione, anche l’allenatore, fino ad un anno fa intoccabile, improcessabile per le sue benemerenze, persino dopo lo scontro Champions perso con l’Inter a maggio.

Simone è in scadenza nel 2020, gli è stata ordinata la Champions sotto forma di gentile richiesta. Quantomeno bisogna lottare per arrivarci fino all’ultimo, non si può uscire dai giochi in anticipo. Il traguardo minimo è la qualificazione all’Europa League, non c’è neppure da ricordarlo. Il pari col Milan è stato un punto a favore di Simone, un capitombolo avrebbe prodotto i primi scossoni. Inzaghi ha allungato il futuro della stagione. Adesso ha due mesi di tempo per concentrarsi sul rush Champions, al Milan ripenserà a fine aprile.

corrieredellosport.it

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L’importanza di essere Milan

ROMA Date ancora il Milan a Milan. Sarà Badelj a guidare di nuovo la Lazio in regia come a Siviglia. Non è andata bene in Coppa, dopo la prova da migliore in campo a Genova. Adesso però il croato è pronto a salire in cattedra come in campionato all'andata. Ieri Badelj ha tra l'altro festeggiato il suo 30esimo compleanno, stasera vuole farsi un regalo. Contro quel Milan, che in estate lo ha sedotto e abbandonato. Era libero a parametro zero, aspettava solo un cenno per correre a Milano. Invece nulla, la chiamata da via Aldo Rossi non è mai arrivata e l'ex Fiorentina alla fine del mercato ha accettato le lusinghe di Lotito per fare il vice-Leiva. Con l'infortunio di Biglia, in inverno si era ripresentata la possibilità, ma alla fine Badelj è rimasto e ora pian piano sta dimostrando le sue qualità. Corsi e ricorsi a sorpresa, di nuovo merito dell'emergenza. Nella prima gara stagionale contro il Milan era appena alla seconda presenza a tempo pieno, al rientro da un mese di stop per un infortunio. Allora Badelj sostituiva in mediana Leiva. Stavolta farà lo stesso, ma solo perché il brasiliano verrà arretrato alle sue spalle in difesa. 
CAMOUFLAGEConfermato Leiva centrale, ma c'è una clamorosa alternativa nelle ultime prove. Inzaghi lo schiera in una retroguardia a quattro al fianco di Acerbi, con Marusic e Lulic ai lati. La verità è che il terzino montenegrino è in ballottaggio sino all'ultimo con Patric. Quest'ultimo – nonostante la sceneggiata a Siviglia – è favorito perché permetterebbe a Simone di cogliere di sorpresa Gattuso. Il 4-3-2-1 testato alla vigilia a Formello si trasformerebbe in 3-5-2 in un batterdocchio. Non a caso ieri è stato inserito come mezzala Romulo con Badelj e Parolo. Davanti Correa e Milinkovic alle spalle di bomber Immobile. A seconda della disposizione rossonera, Sergej potrebbe facilmente arretrare nei tre di centrocampo e l'ex Genoa allargarsi e diventare l'esterno destro. 
CAMBIOC'è la solita pretattica nelle intenzioni d'Inzaghi, che in campionato era riuscito col 3-5-2 a mettere con le spalle al muro i rossoneri. Difficilmente l'allenatore biancoceleste vuole tra l'altro rinunciare al suo modulo, anche se nell'emergenza ci starebbe pure il cambio. Comunque inizierà, alla fine saranno fondamentali stasera le accelerate di Correa. L'acciaccato Luis Alberto con Caicedo partirà dalla panchina: questa, rispetto al 25 novembre (1 a 1 al 94'), è la reale novità. Badelj invece è la conferma: finalmente sta tornando utile e prezioso, finalmente non sembra un centrocampista arrivato per caso. Sotto la Lanterna il croato ha persino segnato e per una traversa non ha bissato. L'impressione però è che vada sempre in difficoltà ogni qual volta venga pressato. Tutta colpa di quel suo andamento lento e compassato. Badelj però stavolta sarà aiutato dai giganti Milinkovic e Parolo. Anche da questa semifinale e poi dal derby potrebbe passare il suo futuro in estate. Che è difficile intravedere biancoceleste quando il Diavolo veste Piatek. 

Il Messaggero

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Immobile punta Milan, a un mese dall’ultimo graffio

ROMA L'ultimo graffio di Ciro Immobile sul campionato è datato 20 gennaio. Proprio in casa di quel Napoli che per lui rappresenta amore e odio. Il sentimento con la sua terra è palese. Ma spesso non è stato corrisposto. In passato ci ha sperato più di una volta di tornare a casa. Niente da fare. La porta sempre chiusa. Appena dieci giorni dopo in Coppa Italia ha spalancato quella di San Siro contro l'Inter. Ma per uno come lui non può certo bastare. Ha fame di gol Ciro. Vive per questo. Tanto che è sceso in campo nonostante l'infortunio alla coscia destra lo tormentasse. Ha stretto i denti per esserci a Siviglia. Voleva aumentare i rimpianti del club spagnolo che non ha mai troppo creduto in lui: appena 15 gare giocate tra coppe e campionato e 4 gol realizzati. La Lazio ringrazia l'allora ds Monchi che lo ha ceduto. Come in un lungo percorso di corsi e ricorsi, adesso ecco il Milan. 
TABÙCiro e il Diavolo, un incrocio di destini in una strana storia. Storia che lui vuole provare a cambiare. Riavvolgiamo il nastro. La scorsa stagione fu il grande protagonista della gara di campionato. Quel 10 settembre caratterizzato da un diluvio che costrinse a far slittare la gara di un'ora, il bomber biancoceleste si portò a casa il pallone e la palma di migliore in campo: tripletta e assist per Luis Alberto. Quella vittoria consentì alla squadra di Inzaghi di balzare al quarto posto, lo stesso gradino dal quale è scivolata qualche giornata fa e che ora appartiene al Milan. Domani in palio però ci sarà il primo round di una Coppa Italia diventato l'obiettivo principale per la Lazio. Una vendetta dopo l'eliminazione dello scorso anno. Per Ciro anche l'occasione di sfatare un tabù personale: nelle quattro sfide precedenti contro Gattuso allenatore ne ha saltata una e perse due e pareggiata l'altra senza però mai andare a segno. Quest'ultima proprio quest'anno in campionato. E pensare che il Diavolo, in estate, aveva provato a mettere la coda per soffiarlo alla Lazio con una proposta di ingaggio praticamente doppia rispetto a ciò che a fine settembre gli ha offerto la dirigenza laziale per il rinnovo. Ciro è uomo di parola e ha rispettato quella data a Lotito e Inzaghi. Una porta chiuse e che difficilmente si riaprirà visto che il Milan ha scelto Piatek. Il polacco è al secondo posto della classifica dei bomber con 18, Immobile solo al sesto con 11 centri. 
DECISIVO«Spero di stare sempre meglio, quando rientri da un infortunio, hai sempre un po' di paura. Devo scacciare questi timori per dare il massimo. Contro il Milan, servirà qualcosa di più» ha detto nei giorni scorsi Immobile. È lui l'uomo in più della banda Inzaghi e quando non gira a dovere la squadra ne risente. Non è un caso che, nonostante una stagione a tinte opache, abbia segnato praticamente un terzo dei gol totali: dei 47 gol, 15 sono stati realizzati proprio da lui. Milan prima e derby dopo per tornare a spiegare le ali e urlare nuovamente Ciro is on fire!

Il Messaggero

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Correa e quel gol al Milan: ora il Tucu vuole tornare a segnare

Occasione di partire di nuovo titolare per Correamartedì sera nella semifinale di andata di Coppa Italia contro il Milan allo stadio Olimpico. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, dopo le ultime partite da subentrato, l’argentino è stato provato ieri in allenamento al fianco di Immobile. Il ventiquattrenne sorpassa così Caicedo, che risente anche di un affaticamento muscolare dopo aver affrontato da titolare entrambe le sfide contro il Siviglia. Sfida speciale per il numero 11: proprio suo il gol contro i rossoneri nel recupero all’Olimpico dello scorso 25 novembre. Fino a quel momento Correaera il migliore per media gol, realizzando tre gol in 406 minuti giocati, un gol ogni 135 minuti. Inizialmente il giovane argentino veniva utilizzato da Inzaghi come “spaccapartite” ma pian piano si è guadagnato la fiducia del mister e ha iniziato il suo percorso da titolare. Proprio la partita contro la squadra di Gattuso sarà l’opportunità per Correa di provare a tornare al gol: non segna dal 13 dicembre, nella sfida contro l’Eintracht Francoforte in Europa League.

laziopress.it

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Lotito, c’è una Lazio da esorcizzare contro infortuni e sconfitte

Il periodo non è certo dei migliori: sconfitte e infortuni che non conoscono sosta. La Dea bendata sembra aver voltato le spalle alla Lazio. Ecco che allora Lotito ha deciso di far benedire i campi di allenamento e lo spogliatoio. E’ successo ieri, a Formello. A convincere il presidente a chiamarlo per la quinta volta da quando ha preso la Lazio è stato l’ennesimo ko, stavolta addirittura di un giovane convocato dalla Primavera. Questo è il momento di mantenere unita al di fuori dell’ambiente la squadra. E questo non è stato certo l’effetto dell’ultima strigliata. Eppure o si supera subito la crisi o un’intera stagione rischia di naufragare.

Nel panico generale le divisioni di un tempo sono sempre più chiare: Lotito contro Inzaghi, Inzaghi contro una parte dello spogliatoio, una parte dello spogliatoio contro di lui. Evidente, per esempio, nella reticenza di Patric (multato, ma ieri provato) di chiedergli scusa davanti a tutti. O nelle lamentele di alcuni giocatori con la società per qualche allenamento e i metodi suoi (e del suo staff) utilizzati. Come confermato da Tare: «La gestione dopo la partita con l’Inter ha creato qualche problema». Proprio il discorso infortuni ha aperto un altro varco e gli ultimi risultati lo stanno allargando. Giovedì Inzaghi però ce l’aveva comunque con i reduci per l’atteggiamento. E’ stato duro col gruppo perché ha rivisto vecchi personalismi, nessuna solidarietà coi compagni e con le sue scelte. Forse però, pure perché il tecnico sembra delegittimato dal club, nonostante nel momento più difficile del 2018 fosse stato sostenuto pubblicamente. 

MODULO
Via il malocchio per ritrovare la retta via in un batter d’occhio. E’ questo il solito piano di Lotito. Che pure non considera Inzaghi sfortunato, ma cocciuto. A Siviglia solo nella ripresa, disperato, il tecnico ha cambiato modulo. E adesso sembra una provocazione la sua intransigenza tattica, adesso bisogna per forza ritrovare la vittoria. Chissà se il 4-3-2-1 di giovedì verrà ripetuto contro il Milan (poco più di 20mila biglietti venduti), di sicuro Inzaghi ci sta pensando. Anche se ieri ha provato ancora il 3-5-2 e sta facendo di tutto per recuperare almeno un altro centrale fra Wallace e Bastos. Con loro però la maga serba Mirijana Kovacevic non è riuscita a fare nessun miracolo, per questo Lotito confida adesso nell’esorcismo.

Non toglierà la squalifica a Radu in Coppa Italia, ma magari trasformerà Leiva al fianco di Acerbi nel miglior centrale di difesa. Per forza Inzaghi deve confidare nella fortuna, dovrà fare al miglior Milan una macumba. Perché nonostante Lotito non abbia intenzione di mettere nessun altro allenatore a busta paga, il suo futuro immediato si deciderà per forza fra questa e la prossima gara. Dopo l’uscita dall’Europa League, Milan e Roma diventano decisive non solo per le sorti della stagione (Coppa Italia e Champions), ma anche per quelle della panchina. Inzaghi rischia eccome, sebbene la minaccia debba servire da sprone sino alla fine. Una fine a giugno abbastanza scontata perché sarà comunque lui per tutti (medici, preparatori e mancati acquisti) a pagare. Dopo 15 anni di questa presidenza vi aspettavate un altro esito? Ilmessaggero.it

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Lotito, blitz a Formello: confronto con Inzaghi e squadra, Patric multato

ROMA C'è un'aria strana dalle parti di Formello. La Lazio è tra color che son sospesi. Dopo la cocente eliminazione dall'Europa League la stagione e il futuro passano dalla Coppa Italia contro il Milan e dal derby contro la Roma. Un concetto ribadito ieri dal presidente Lotito che ha tenuto tutti a rapporto. Basta errori e soprattutto alibi. Tutti sotto processo. Il quarto posto resta l'obiettivo principale perché, e questo il patron biancoceleste lo ha rimarcato a voce alta, la squadra è stata costruita proprio per arrivare in Champions. Un avviso ai giocatori ma soprattutto a Simone Inzaghi. Quello che non è piaciuto alla dirigenza è il fatto che il tecnico non abbia coinvolto i nuovi nel progetto. O meglio li ha usati con il contagocce e solo quando è stato costretto. Proprio all'opposto di quello che pensano Lotito e Tare che invece considerano i nuovi innesti pezzi importanti e che avrebbero dovuto essere coinvolti prima nel progetto. 
ROMULOUn caso è proprio quello di Romulo che avrebbero voluto vederlo in campo dal primo minuto a Siviglia. Lo considerano più forte di quel Lazzari che in estate era stato chiesto a gran voce dal tecnico biancoceleste. Il tempo stringe e la stagione sta per prendere una svolta importante che potrebbe riflettersi proprio su Inzaghi. Anche i tifosi mostrano un po' di malcontento per l'atteggiamento della squadra. Avrebbero voluto maggiore carattere. Un problema che Simone sta cercando di risolvere da tempo. Lo ha ribadito anche dopo l'eliminazione per mano del Siviglia: «Senza gol segnati, è giusto uscire dalla Coppa. Serve maggiore cattiveria per fare gol». Appena sei realizzati nelle ultime otto gare, per la prima volta non va in gol in una gara europea ad eliminazione diretta. E pensare che lo scorso anno i biancocelesti strabiliavano per il numero di reti fatte. Già, ma a dire il vero qualche alibi Inzaghi ce l'ha: è costretto a far giocare Immobile anche con una gamba sola perché non ha alternative dello stesso calibro. Caicedo va bene in alcune situazioni ma appena si alza il livello si vede la differenza. Anche le ultime due gare di Correa hanno lasciato più di qualche interrogativo. Ha giocato senza mordente non incidendo praticamente mai.
MULTA PER PATRICNon bastasse questo, nello spogliatoio è scoppiato anche un altro caso: Patric. Il suo ammutinamento dopo il cambio non è piaciuto ai compagni che lo hanno letteralmente scaricato. Il discorso che è stato fatto allo spagnolo è molto chiaro. Impensabile andare via quando la barca sta affondando. La società ha deciso di multarlo. Con ogni probabilità starà fuori contro il Milan. E poco importa che gli uomini siano contati visto che Radu è squalificato. Sarà difesa a quattro con Romulo a fare il terzino destro, Lulic a sinistra e al centro la coppia Acerbi-Leiva. La stagione è al bivio e Inzaghi deve tentare il tutto per tutto.

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Lazio, addio all’Europa con rabbia

SIVIGLIA Addio Europa League. La Lazio va ko 2-0 anche a Siviglia dopo la sconfitta dell'Olimpico. Decisivi Ben Yedder e Sarabia. Altro che impresa. I biancocelesti non fanno nemmeno un graffio alla squadra di Machin che, va detto, non è sembrata irresistibile. Soprattutto in difesa. Troppi errori e ingenuità: la sbracciata di Marusic su Mesa è inspiegabile. Se poi ci si mette anche la serataccia dell'arbitro Taylor – rigore non fischiato a Lulic – ne esce un quadro con chiazze che disturbano la vista. Diciamolo: serve molto di più per essere tra le migliori sedici della competizione. I tanti infortuni sono una esimente ma non possono rappresentare la scusa principale per una eliminazione che brucia. Brucia per come è andato il doppio confronto. L'impressione è che la squadra di Inzaghi potesse fare molto meglio. Il periodo non è dei migliori, è vero, ma la mancanza di cattiveria sotto porta sta diventando un handicap. 
QUANTI SBAGLINon c'è tempo di respirare perché la gara corre a mille all'ora. Le sfuriate del Siviglia sono accompagnate da un tifo indiavolato. Il Ramon Sanchez-Pizjuan è un catino che ribolle. Difficile riuscire a mantenere la concentrazione. Merito anche del pressing asfissiante degli uomini di Machin. La Lazio sbanda ma riesce anche a fare il suo gioco. Netto il rigore non fischiato a Lulic per un fallo di Mercado. Svista enorme dell'arbitro Taylor che avrebbe dovuto assegnare penalty e rosso. 
Vede bene, invece, sulla posizione regolare di Ben Yedder che fa tap in dopo il tiro di Sarabia. Errore clamoroso di Patric che non sale e Strakosha respinge corto e male. Ma lo sbaglio iniziale è di Milinkovic che fa ripartire l'azione degli andalusi. Troppa superficialità del serbo recuperato in un lampo (le pratiche della dottoressa Mirijana Kovacevic funzionano). Sergej è l'osservato numero uno, chissà se l'osservatore del Manchester United presente in tribuna sia venuto per lui? Non una delle sue migliori prestazioni, comunque. Badelj a centrocampo ha un passo diverso rispetto a Leiva e si vede. Bene Cataldi che da mezzala sinistra si sbatte parecchio nel recupero palla e crossa bene quando i biancocelesti riescono a distendersi. Quando ci riesce crea sempre apprensione perché la difesa del Siviglia non è irresistibile. La Lazio fa un po' fatica, normale visto che in campo c'è una squadra molto rimaneggiata. La corsia di destra è poco oliata. Patric lotta ma sbaglia tanto, Marusic sembra invece inchiodato. Quello che manca è la qualità e la velocità d'azione. Caicedo in più di una occasione gioca la palla in due tempi rallentando la ripartenza. Balzano all'occhio le statistiche dove compare un clamoroso zero alla voce tiri nel primo tempo.
DIFESA A 4Nelle ripresa Inzaghi cambia modulo passando ad un 4-3-1-2 che garantisce più copertura dietro con Correa schierato come trequartista puro. Prove tattiche in vista delle prossime gare anche perché l'emergenza in difesa resta. In Coppa Italia, martedì contro il Milan, non ci sarà nemmeno lo squalificato Radu. 
Il nuovo assetto sortisce subito la giusta scossa. Non è un caso che tutti si sentano più sicuri con una linea a 4 a protezione. Badelj fa girare meglio la palla. Vacilik è miracoloso su Acerbi. L'innesto di Romulo, poi, regala nuova linfa. Pronti via e fa espellere Vazquez. Ingenuo Marusic a pareggiare subito i conti dei cartellini rossi e degli uomini in campo. Forse ha influito il fatto che la Lazio non avesse più nulla perdere ma con il 4-3-1-2 ha giocato decisamente meglio: meno timorosa e più pericolosa. Peccato non sia servito ai fini della qualificazione ma è comunque una buona indicazione da seguire per il futuro che è ancora tutto da scrivere. 

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Immobile-Milinkovic, rimonta di coppia

Andata in Serbia, ritorno a Siviglia. Milinkovic ci prova ed è già una grande sorpresa. L'obiettivo era rientrare nel derby, ha ricevuto invece un miracolo in patria. Altrimenti non si spiegherebbe la guarigione in 10 giorni dalla lesione di primo grado all'adduttore rimediata con l'Empoli. Sergej dovrebbe addirittura scendere in campo dal primo minuto, Inzaghi ha quasi deciso: «Ha fatto 3 allenamenti, potevo convocarlo anche per il Genoa. Valuterò se farlo partire dalla panchina o metterlo subito in campo». 
TANDEMSe così fosse, potrebbe riposare Leiva, in ballottaggio con Badelj. A centrocampo dovrebbe toccare anche a Cataldi il bis da mezzala. Partirà fra le riserve Parolo, uno dei pochi ad essere rimasto a Formello a curarsi la caviglia (gonfia) invece di volare nei Balcani. Dove Milinkovic era stato seguito a ruota pure da Luis Alberto e altri giocatori: lo spagnolo ci ha provato sino ieri mattina, voleva esserci a tutti i costi davanti ai suoi familiari col Siviglia, ma alla fine è rimasto a Roma e ha dovuto alzare bandiera bianca. Dunque il ballottaggio alle spalle d'Immobile rimane fra Caicedo e Correa. Senza Luis Alberto, Inzaghi potrebbe tenere l'argentino stavolta in panchina. Le accelerate di Correa possono essere letali a gara in corsa: «Nella mia testa c'è Felipe titolare confessa Inzaghi – e magari una staffetta fra l'argentino e Ciro». Già perché Immobile ha superato totalmente la lesione al flessore, ma si è visto sotto la Lanterna che non ha recuperato totalmente la condizione. Ieri era però concentrato al massimo nella perlustrazione del manto nel suo ex stadio andaluso. Oggi festeggerà tra l'altro i 29 anni e vuole farsi un regalo subito: «E a fine stagione conquistare la Champions con la Lazio». Bisognerà superare questo momento delicato. E' ancora massima l'emergenza sopratutto in difesa con i reduci Patric, Acerbi e Radu a difendere la porta di Strakosha. 
VERTICEPer fortuna l'infermeria pian piano si sta svuotando, Wallace e Bastos possono recuperare, rispettivamente per Milan e Roma. Ha dato una scossa con l'energia, la dottoressa Mirjana Kovacevic ha fatto davvero la magia, ma rischia di aver aperto un nuovo solco in società. Non a caso lunedì a Formello è andato in scena un vertice segreto fra lo staff medico, tecnico e la società. Sotto processo il momento biancoceleste e quindi le diagnosi e la preparazione: «Abbiamo fatto un'analisi ammette Inzaghi ma va considerato lo sforzo mentale e fisico dei 120' con l'Inter, insieme a tante partite ravvicinate e non preventivate». Spiegazione che non convince certo Lotito, che è di nuovo su tutte le furie e medita una rivoluzione a fine stagione. Ma pretende che altri si assumano subito le proprie responsabilità e non sia lui a prendere la decisione. 

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